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Full text of "Argo"

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in 2012 with funding from 

Lyrasis Members and Sloan Foundation 



http://archive.org/details/argo192930unse 



ANNO I. - N. 1 MARZO-APRILE 1929 - VII C/C POSTALE 



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ARGO 



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RIVISTA BIMENSILE 




PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (23) Via Robbia 38 A 



ARGO 

RIVISTA BIMENSILE EDITA PER CURA DELLA 

UNIONE ITALIANA CIECHI 

[ENTE MORALE - PRES. ONORARIO: CARLO DEL CROIX) 

Sede Centrale: FIRENZE (23) - Via Robbia, 38 a 
Direttore: AURELIO NICOLODI 

COLLABORATORI: Pietro Pestelli - Alfredo Poggiolini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salvaneschi - Ernesto Boleri - 
Achille Norsa - Paolo Bentivoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' U. I. 0.) 

La Rivista è inviata in omaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C. ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 



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SKZIONI DELL' U. I. C. : Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia: 
Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio e Abruzzi: Via Quattro Fontane, 147 - Roma — 
LIGURIA: Corso Principe Amedeo, 11 - Genova — Lombardia Occidentale: Via Mozart, 4 - 
Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — Marche: Castel Guelfo 
(Bologna) — Piemonte : Via Pallamaglio, 15 - Torino — Puglie: Via Marchese di Montrone, 117 

- Bari — Sardegna: Via S. Lucifero - Cagliari — Siculo Calabra: V. di Lampedusa, 23 - 
l'ai» ■nuo 4ì Tosco Umbria : Via S. Elisabetta, 5 - Firenze — Venezia Giulia: Via Bartolini, 1 

- Udine - Ykve'ìia Tridentina: S. Polo, 2179 -Venezia. 

SOMMAKIO : 

EGO CHE SORGE PER INIZIATIVA » - La Direzione . . . pag. 1. 

L' ACOOK DO STORICO - O. Poggiolini » 2. 

- (IKNNA KLELLO ». - Augusto Romagnoli » 6. 

IL VALOKK ITALIANO DURANTE LA GRANDE GUERRA. ... » 10. 

I I ASCI DI COMBATPIMtìNTO ». li. 

A FULVIO - Maria Nicolodi » 13. 

LA MÈTA - Paolo Bentivoglio » 15. 

NINO SALVANESCHI AD ARGO » 18. 

V FREDDO.... CANE - M.S » 18. 

NOTIZIARIO » 20. 

LA NOSTRA OPERA DI PREVENZIONE DELLA CECITÀ .... » 21. 

U. I. 0. Attività delle Sezioni » 22. 

Notizie Varie » 24. 



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ANNO 



N. I MARZO=APRILE 1929 - VII 



C/C POSTALE 



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ARGO 



=- RIVISTA BIMENSILE 

PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (25) VIA ROBBIA 58A 



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ARGO, che sorge per iniziativa della Unione Italiana Ciechi, di cui è 
T organo ufficiale, si propone d' informare i suoi lettori delle più vitali mani- 
festazioni riguardanti le questioni della cecità e la stessa associazione, ma 
intende altresì, coi cent' occhi che ad Argo attribuisce la leggenda mitologica, 
estendere il suo campo di osservazione alle più svariate attività nazionali e 
sociali, con scritti brevi, sintetici, atti ad interessare ogni categoria di persone. 

E fa oggi, neir atto di presentarsi, una constatazione non priva di fon- 
damento e di significato. 

I ciechi italiani, nella loro finezza d' intuizione, sembrano precedere silen- 
ziosamente i vedenti nella nuova linea ascensionale della Patria. 

Neil' immediato dopo guerra, quando tutto era disordine, sciopero, indi- 
sciplina e anarchia, i soldati ciechi innalzarono il labaro ideale su cui era 
scritto : II lavoro è per noi luce che torna ; e la Nazione ritrovò se medesima 
quando, per opera del fascismo, fece propria questa bandiera. 

Un anno e mezzo prima del memorabile concordato fra la Chiesa e lo 
Stato Italiano, ciechi di guerra e ciechi civili, riuniti a Roma in congresso, 
chiedono ed ottengono di poter fare omaggio in speciali udienze, nello stesso 
giorno, al Sommo Pontefice Pio XI, ed al Capo del Governo Italiano, S. E. Benito 
Mussolini. 

Nella loro coscienza già era avvenuta la pacificazione fra il sentimento 
religioso e quello patriottico, e la loro soddisfazione di essere ricevuti con 
eguale e squisita benevolenza dai due uomini insigni, destinati a passare alla 
storia in luce gloriosa, anticipava il giubilo che avrebbero provato gli Italiani 
T 11 Febbraio 1929 all'annuncio, per i più inaspettato, che finalmente era un 
fatto compiuto la conciliazione fra il supremo potere della Chiesa Cattolica e 
il Regno d' Italia. 

L' avvenimento storico ha quindi diritto alla precedenza fra quelli che la 
nostra Rivista si propone di trattare. 

Ai soci dell' Unione, perpetui, benemeriti, contribuenti ed effettivi, ai let- 
tori tutti inviamo intanto il nostro cordiale saluto. 

I ! 
La Direzione 

I (; 



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1/ ACCORDO STORICO. 



La sferzante ironia e gli sdegni carducciani contro il Vaticano ed il Pon- 
tefice affioravano alla mente di Benito Mussolini allorché lanciò il suo primo 
discorso alla Camera dei Deputati il 21 giugno 1921, disorientando con la sua 
spregiudicata valutazione della realtà gli avversari di tutti i partiti e non pochi 
dei suoi stessi amici ed ammiratori. Ma gli servirono per dichiarare senza reti- 
cenze che essi erano ormai fuori dei tempi e dovevano rimanere confinati 
come anacronistici nel campo della brillante letteratura. « Affermo qui, egli ag- 
giungeva, che la tradizione latina imperiale di Roma oggi è rappresentata dal 
Cattolicismo... Penso ed affermo che 1' unica idea universale che oggi esista a 
Roma è quella che s'irradia dal Vaticano... Lo sviluppo del Cattolicismo nel 
mondo, T aumento dei 400 milioni di uomini che in tutte le parti della Terra 
guardano a Roma è di un interesse e di un orgoglio anche per noi che siamo 
italiani ». 

Gli era sembrato fin d' allora, e non a torto, che il Vaticano fosse già sulla 
strada di rinunciare definitivamente ai suoi sogni temporalistici. 

L' intransigenza vera era durata quanto il pontificato di Pio IX, che sentì, 
quale principe spodestato, direttamente il bruciore e la umiliazione della per- 
dita del potere terreno. 

11 successore, Leone XIII, agli inizi del suo pontificato, non si mostrò 
alieno dal tentare un accordo. Trovò, a quanto ci dicono i bene informati, due 
ostacoli che lo frenarono spaventandolo : da un lato la intemperanza della Mas- 
soneria, che pareva V interprete dei Governi di allora, e dall' altro la Francia, 
che per sue ragioni interne ed esterne si adoperava perchè all'accordo fra lo 
Stato Italiano e la Chiesa non si arrivasse. 

Con tutto ciò queir insigne Pontefice, altissimo per ingegno, per austera 
sapienza e per politica acutezza, che tanto rialzò nel mondo il prestigio morale 
del Papato e della Chiesa, fece comprendere fino dal 1888, parlando ai sacer- 
doti italiani convenuti a Roma in pellegrinaggio, che le rivendicazioni della 
Santa Sede non erano dettate da spirito di ambizione e da cupidigia di mon- 
dana grandezza. « Ben più in alto son rivolte le Nostre mire: in verità è la 
grande causa della libertà e della indipendenza della Chiesa che ora si agita ». 

In un recente volume dal titolo: «Tre Papi », è raccolto qualche episodio 
che venne a suo tempo riferito da Mons. Angelo Rinaldi, segretario partico- 
].d«' ùi Leoro X1IL Episodi siffatti rendono le situazioni più e meglio che non 
i ffjetìòrsi e i documenti ufficiali, che debbono quasi sempre obbedire, con sca- 
glio della sincerità, a particolari e spesso contrastanti esigenze e convenienze. 
'ii &ra il Capa s'era portato alla finestra della sua camera e contemplava 
Ronui in un mare di luce. Ad un tratto chiamò il suo fedele segretario: 

— \'k'</''{c.. Don Rinaldi, com'è bella la nostra Roma ! Vedete il Quirinale 

2 ^ 



Tacque un istante e poi soggiunse : 

— È ancora una fortuna che là siano i Savoia ! 

Un' altra volta si parlava dell' intransigenza temporalistica che la stampa 
liberale attribuiva al Papa, Leone XIII interruppe : 

— Il popolo italiano ignora. Se sapesse di quanto poco si accontenterebbe 
il Papa ! 

Che la sistematica ostilità verso lo Stato Italiano fosse in gran parte ces- 
sata, e che la lunga e tranquilla convivenza dei due poteri avesse fatto cam- 
biare in meglio le disposizioni d' animo nelle alte sfere del Vaticano, si sarebbe 
potuto rilevare dalle dichiarazioni fatte durante la guerra, sotto il Pontificato 
di Benedetto XV, dal Segretario di Stato Cardinale Gasparri, il quale, secondo 
una pubblicazione fatta in un giornale tedesco, che da noi o non apparve o 
passò inosservata, aveva affermato che la Santa Sede per rispetto alla neutra- 
lità non intendeva creare imbarazzi al Governo italiano, e metteva la sua 
fiducia in Dio, aspettando la sistemazione conveniente della sua situazione, non 
dalle armi straniere, ma dal trionfo di quei sentimenti di giustizia che augu- 
rava si diffondessero sempre più nel popolo italiano, in conformità del suo ve- 
race interesse. 

Un francese colto ed equanime, osservatore attento delle cose nostre, Jean 
Carrère, aveva notato nel suo libro Le Pape, che una lenta evoluzione si era 
compiuta negli spiriti sulla riva destra del Tevere, concernente i rapporti della 
Santa Sede e dell' Italia, e che attorno alla questione romana non esisteva più 
né il tono sdegnoso e intransigente della riva destra, né il tono ostile della 
riva sinistra, quale si constatava cinquanf anni fa. « E questo solo - osservava - 
è una rivoluzione storica ». 

Pio XI - anima nobile di sacerdote e di italiano, mente aperta e sagace - 
aveva dato un segno palese delle sue intenzioni concilianti subito all'atto del- 
l' assunzione al soglio pontificio, apparendo improvvisamente il 7 febbraio 1922 
sulla Loggia esterna di San Pietro a benedire di là Roma, l' Italia e il Mondo. 
Tali sue intenzioni aveva confermato nell'enciclica che apparve il 23 dicembre di 
quello stesso anno, nella quale era detto : « L' Italia nulla ha od avrà a temer 
dalla Santa Sede ; il Papa chiunque egli sia ripeterà sempre : « Io ho pensieri 
di pace e non di afflizione, di pace vera e perciò stesso non disgiunta dalla 
giustizia.... A Dio spetta addurre quest' ora e farla suonare. Agli uomini savi e 
di buona volontà non lasciarla suonare invano ». 

Francesco Crispi, che pure proveniva dalla sinistra anticlericale, comprese 
il valore politico e morale di una conciliazione con la Santa Sede, e, di sotto- 
mano, abilmente, lavorò a prepararla. Ma gli ostacoli che egli trovò sul suo 
cammino furono tali da fargli proclamare quel che è stato ripetutamente citato 
in questi giorni, e cioè : - il più grande uomo di Stato italiano sarà colui che ri- 
solverà la questione romana. 

Mussolini non poteva lasciare ad altri questo peso e quest'onore. Gli spet- 
tavan di diritto. Egli sentiva che era venuto il momento di far terminare que- 
st' assurdo politico e morale che il Regno d' Italia, formato nella sua immensa 

^ 3 



maggioranza di cattolici, riconosciuto da tutto il mondo, ancora non lo fosse 
dalla suprema autorità cattolica che in Italia risiede e da Roma irradia sulla 
Terra la sua immensa forza morale. 

« Il Vicario di Cristo - ha dichiarato il Pontefice, parlando ai parroci 
nello stesso momento in cui si firmava a Palazzo Laterano l'accordo storico 
non ha chiesto terra, se non quel tanto che era necessario e quel tanto di ma- 
teriale che era indispensabile per la spirituale... il Vicario di Cristo si compiace 
che questa riduzione sia ai minimum ; questo minimum di materiale viene spi 
ritualizzato da quel potere e quella sovranità cui questo materiale è destinato ». 

E già aveva saggiamente premesso : « Per quanto riguarda le garanzie si 
sa bene che garanzie vere e proprie non può il Papa trovarle se non nella 
giustizia, nella coscienza e nel senso di equità del popolo italiano, ma in più 
di ogni altra cosa, in quella indefettile assistenza promessa alla Chiesa e al Vi- 
cario di Cristo, perchè di altre garanzie già si è veduto nei tempi andati quale 
conto si possa fare ». 

Anima presaga di Camillo di Cavour, esulta di questo tardo, ma pieno e 
solenne riconoscimento, tu, che il 25 marzo del 1861 sostenevi che il potere 
terreno era una palla di piombo che la Chiesa trascinava e dicevi ai tenten- 
nanti e ai dubbiosi : 

«... quando questa libertà della Chiesa sia stabilita, Y indipendenza del 
papato sarà su un terreno ben più solido che non lo sia al presente. Né solo 
la sua indipendenza verrà meglio assicurata, ma la sua autorità diverrà più 
efficace... ». 

Oreste Poggiolini. 

L f eco di questo avvenimento ha risonato in tutto il mondo e ne hanno par- 
lato e ne parlano i giornali e le riviste di tutti i paesi in ogni continente ; perchè 
la Chiesa Cattolica rifulge simile a sole che irradia la sua luce potentissima 
su 400 milioni di credenti. 

Dovunque, ma specialmente in Italia si è impazienti che il trattato sia rati- 
ficato e abbia palese esecuzione. Pio XI uscendo dal Vaticano avrà accoglienze 
trionfali, che andranno alla sua persona e alla grande istituzione che Egli 
rappresenta. 

Quali gravi pericoli ha corso la Nazione dal 1870 ad oggi in conseguenza 
del grave dissidio tra il Quirinale ed il Vaticano ! 

Era opinione universalmente diffusa, e in Italia lo ritenevano anche uomini 
di governo, che la Triplice Alleanza, stipulata fino dal 1882, garantisse tutto 
il nostro territorio, riconoscesse davvero tutto il Regno nella sua integrale co- 
stituzione con Roma capitale. La Triplice Alleanza non garantiva proprio nulla : 
la questione romana rimaneva sospesa in balìa degli eventi e delle potenze ne- 
miche d 7 Italia. 

Il nostro governo aveva replicatamente chiesto con insistenza doverosa che 
gli imperi centrali, dal momento che divenivano alleati, riconoscessero almeno 
il fatto compiuto : la risposta era stata sempre negativa ; e V Imperatore d'Au- 
stria fino dal 1883 in una sua lettera autografa al Pontefice, lo aveva assicu- 
rato che l'alleanza non riguardava affatto la questione romana, sempre aperta 
a un possibile intervento europeo. Ecco la verità che il Senatore Francesco Sa- 
lata con documenti esaurieniissimi ha rivelato teste nel Corriere della Sera. 

4 ^ 



La conciliazione oggi avvenuta chiude l'abisso che poteva inghiottire pur 
troppo la nostra unità politica e che i demagoghi di un tempo neppure sup- 
ponevaìio. 

Riconoscendo oggi lo stato dì fatto della penisola, il Papato s' immedesima 
nella nostra vita nazionale e compone il dissidio che travagliava le nostre 
coscienze. 

Pio XI e Vittorio Emanuele III, che insieme con Benito Mussolini legano 
i loro nomi a questo magnifico atto, eliminando la questione romana, giovano 
ai destiìii e alla concordia nazionale : confermano che Patria e Religione costi- 
tuiscono un tutto organico e che si fondono insieme in un stesso palpito di vita 
e di fede. La Roma dei Consoli, degli Imperatori e dei Papi, è oggi Roma ita- 
liana, da cui irraggia la luce universale del Cattolicismo e quella nazionale del 
Fascismo. 

Firenze non può dimenticare ricordi memorabili nella via faticosa che ha 
condotto al grandioso evento. Qui, nel 1887, allorché scoprivasi la facciata del 
Duomo, si adunavano uomini d' ordine d' ogni parte d' Italia per istituire Comi- 
tati che in tutta la Penisola, sostenessero il disegno politico del reciproco ac- 
cordo fra Papa e Re per la grandezza della Patria. 

TJynberto I, la Regina Margherita e il Principe ereditario, oggi nostro glo- 
rioso Sovrano, ricevettero in S. Maria del Fiore la Benedizione dell' Arcivescovo 
Monsignor Cecconi e assistettero al solenne TE DEUM, nel momento in cui pa- 
reva che la conciliazione si effettuasse sotto il Pontificato di Leone XIII, mi- 
nistro dell' Interno Francesco Crispi. 

E in Firenze la Rassegna Nazionale, fondata dal Marchese Da Passano, col 
programma detta conciliazione, auspicava all' avvenimento che si stava allora 
preparando, ma che pur troppo svanì. 

Svanì perchè vi si oppose la Francia : vi si opposero le sette demagogiche ; 
vi si opposero gli intransigenti oltramontani. Oggi il sogno di allora è realtà 
piena assoluta mercè la volontà ferrea di due grandi italiani : PIO XI e 
BENITO MUSSOLINI ! 

Vittorio Emanuele III, inaugurando il 20 aprile la XXVIII legislatura, 
potè con piena ragione affermare che la conciliazione con la Santa Sede « ri- 
solvendo ed eliminando, dopo sessanta anni la Questione Romana, ha sanato ogni 
disagio nelle coscienze e compiutamente realizzata l'unità della Patria, non sol- 
tanto nel territorio, ma negli spiriti » e rilevare la eccezionale importanza sto- 
rica dell'avvenimento, che il Parlamento, dopo le elezioni plebiscitarie del 24 
marzo, è chiamato a sanzionare col suo voto. 

N. d. R. 



Gloria ! Dal Viminale al Quirinale, dal Vaticano al Laterano canta una 
diffusa anima : Gloria a Dio ne' cieli ! 

Gabriele D'Annunzio. 



« GEXNAEIELLO ». 



La strenna di Natale del 1925 fu molto gradita ai ragazzi ciechi accolti 
negli Istituti per la loro educazione. Ciascuno ricevette per posta, con sopra 
scritto il suo nome, cognome e indirizzo, un giornaletto a stampa nei caratteri 
punteggiati Braille, arguto, vario, giocondo, baldo nel genere suo, come l'idro- 
volante di Francesco de Pinedo ammarato da poco nelle felici acque del Te- 
vere, da cui prendeva il nome e l'auspicio: Gennariello ! 

Di quindici in quindici giorni seguono ininterrotti gli altri numeri, sempre 
vivaci e pieni delle attualità colte ed esposte a volo da tutti i campi della 
vita ; sicché la lettura di Gennariello costituisce ormai il libro di testo sempre 
rinnovato delle scuole dei ciechi, e alimentandone il desiderio di sapere e di 
operosità li avvicina al mondo degli altri ragazzi e alle vicende salienti della 
Patria, che li aspetta e che prepara anche per essi un posto tra i suoi citta- 
dini operosi, come ha loro aperto le sue scuole, decretandoli obbligati essi pure 
all' istruzione. 

« Papà di Gennariello », come lo chiamano i nostri ragazzi, è Oreste Pog- 
giolini, che li conosce ormai tutti per nome, e se volesse rispondere a tutte le 
loro lettere non gii basterebbero le ventiquattro ore di ogni giorno, mentre lo 
abbiamo a buon conto caricato di pesi assai più gravi, quale Segretario e anima 
della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò Ciechi e Tesoriere della U. I. C. 
(Unione Italiana Ciechi), le due organizzazioni che prevenendo e fiancheggiando 
concordi i provvedimenti del Governo Nazionale, hanno portata la pedagogia 
e l' assistenza dei ciechi, modestia a parte, al livello, per non dire al di sopra 
in qualche punto, delle nazioni più ricche e più progredite. 

Come Gennariello è l'ala palpitante nel cielo delle nostre scuole, così rin- 
verditi ne sono tutti i sentieri. La Stamperia Nazionale Braille, fondata nel 1924, 
ha dato fuori, al 31 Maggio 1928, 185 opere, per un totale di 372G4 volumi, 
poiché purtroppo i libri Braille sono d' ingente mole ; basterà dire che i Pro- 
messi Sposi sono stampati in nove grossi « in foglio >. Prima d'ora esisteva in 
ogni scuola dei ciechi un esemplare o due dei libri di testo (fatta eccezione 
di qualche Istituto meglio fornito) che gli alunni si passavano dall'uno all'altro, 
s'immagini con quale danno della speditezza e dell'igiene. Oggi la Stamperia 
Braille fornisce ciascun alunno del suo corredo personale di volumi per tutto 
il corso elementare. Il Ministero della Pubblica Istruzione, con una spesa di 
circa cento cinquanta mila lire annue, paga i libri richiesti dalle istituzioni 
per i ciechi, essendo il loro costo assai elevato, sicché non potrebbe sostenersi 
dalle famiglie degli educandi, quasi tutti di povera condizione. 

Organizzatore e Direttore della Stamperia Braille è il Capitano Aurelio 
Nicolodi, cieco di guerra, troppo noto perchè ne occorra la presentazione. Ba- 
sterà ricordare che per sua iniziativa sorse l' Unione Italiana Ciechi, della 
quale è l'insostituibile Presidente, e per suo merito la Casa di Rieducazione 
dei Ciechi di guerra in Firenze estese il beneficio della rieducazione ai ciechi 



adulti vittime del lavoro o della natura. Ne seguirono l'esempio l'Istituto Paolo 
Colosimo di Napoli e la Casa dei Ciechi di guerra di Milano. 

Insieme coi libri sono entrati in larga misura nelle scuole dei ciechi i pla- 
stici, perchè le idee divengano concrete, alimentate dalle percezioni vive del 
tatto e del senso muscolare. Dove le scuole per i vedenti hanno quadri mu- 
rali, riproduzioni artistiche in fotografie o colori, bisogna sostituire per i ciechi 
sculture, calchi, rappresentazioni rilevate. Il Ministero della Pubblica Istruzione 
è largo anche per questa parte di aiuti, conscio della importanza che nella 
educazione dei privi della vista ha l'iniziarli anche alla comprensione del bello 
spaziale, per farli partecipare realmente all' intelligenza e all' estetica degli 
uomini normali e arricchire la loro stessa immaginazione. 

I risultati già si rivelano: i ragazzi ciechi sentono anch'essi il bisogno di 
rappresentare le loro impressioni ed immagini con la plastica e col disegno, 
sostituendo, per quanto la materia consenta, al colore il rilievo, all' acutezza 
della vista la primitività del toccare. 

Una conseguenza più pratica ne nasce, riguardo al lavoro e al giuoco, che 
per i ragazzi è lo stimolo più potente per lo sviluppo di ogni attività e disci- 
plina. Fa lieta impressione a tutti i visitatori, come anche i fanciulli ciechi 
giuochino a costruire con pezzetti di legno, con le scatole di costruzione in 
uso per i vedenti, col meccano, con filo di ferro, cartone, creta, e come anche 
nel moto si appassionino ad esercizi sportivi e a giuochi d' insieme. 

Secondando tali inclinazioni, si addestrano via via a lavoretti in legno, in 
rafia, in vimini, in cartonaggio, e all' aperto, nel giardinaggio, nell'allevamento 
di animali da cortile ; così da fornirli degli elementi pratici e del gusto per i 
lavori che potranno apprendere poi, per fini professionali, dopo l' istruzione 
elementare. 

L' insegnamento tradizionale della musica ai ciechi si è dunque abbando- 
nato ? Non era il caso' davvero, oggi che la musica si è a ragione posta nel 
meritato onore anche nelle scuole elementari dei vedenti. Inoltre per i ciechi 
deve la musica considerarsi sempre l' insegnamento artistico più formativo ; 
ma si è opportunamente inquadrata tra gii altri studi, tra gli altri diletti dei 
ragazzi ciechi, liberata dalla pedanteria precoce degli esercizi tecnici, dei mae- 
stri preoccupati di allevare dei musicisti di professione. 

Studiano la musica come attendono al disegno, al lavoro educativo, al- 
l' aritmetica, alla ginnastica ; si specializzerà in essa a suo tempo chi ne ha 
vere disposizioni ; avremo così meno musicanti e forse più musicisti ; certo 
meno sognatori e illusi, di divenire ricchi e celebri nell'Arte, afflitti poi tanto 
più duramente a dovere suonare nei cinema o nelle sale da ballo. 

Rasserenati in pari tempo i maestri da questa nuova onda di vita e di 
razionalità dei programmi, dall'abbondanza del materiale didattico e culturale, 
era. giusto pensare anche al miglioramento del loro stato giuridico ed econo- 
mico, equiparandoli a gli altri insegnanti elementari, non meno nei diritti che 
nelle possibilità orarie e tecniche di compiere la loro missione ; e anche ciò si 
è fatto o si sta facendo. Le scuole elementari dei ciechi ormai, come le altre, 



sono fine a sé stesse, o meglio, sono fine alla formazione integrale dei futuri 
uomini per la vita comune, non specializzate anzi tempo nello studio di qualche 
istrumento o di qualche mestiere, per considerazioni utilitarie unilaterali ; sic- 
ché i maestri stessi, che non di rado sono votati interamente alla scuola, tro- 
vano nuovo vigore e risorse in mezzo alla gioconda spontaneità degli alunni, 
che non sono più svogliati, quando si sa interessarli e coltivarli senza pregiu- 
dizi di metodi o di poca fede. 

Quando nel Febbraio dei 1924 una Commissione convocata da S. E. Gio- 
vanni Gentile, Ministro della Pubblica Istruzione, formulava in poche e brevi 
sedute questo programma pedagogico e il programma assistenziale che ne è con- 
seguenza, parve utopia ai tiflologi (parola astrusa, che significa studiosi ufficiali 
delle questioni relative alla cecità). Accadde così del resto in tutti i rami di 
riforme proposti e attuati dal Governo Nazionale. Anche il volare parve fino 
a pochi anni fa utopia, e precisamente fino a che non si sollevò dal sempli- 
cismo del « mezzo più leggero dell'aria » all'atto di fede nell'ala e nel motore. 

I tiflologi non credevano alla possibilità, e forse nemmeno alla necessità 
di rinnovare le scuole dei ciechi, almeno in un paese povero come il nostro. 
Le scuole si sono rinnovate per vedenti e per ciechi. La cifra di circa trenta 
mila ciechi, data dal censimento del 1911, che si agitava davanti ai Governi 
precedenti per impietosirli, e che sortiva l' effetto di spaventarli dell' onere 
finanziario occorrente, si riduce a circa due mila fanciulli in età dell' obbligo 
scolastico e forse ad altrettanti ciechi adulti da rieducare e rigenerare dal- 
l' inerzia, abilitandoli a qualche professione o mestiere. 

II Ministero della Pubblica Istruzione provvede alle spese scolastiche, la 
beneficenza e le Amministrazioni provinciali al mantenimento degli educandi 
poveri negli istituti speciali. Il problema economico è risolto ; il problema pra- 
tico, dicono i tiflologi, staremo a vedere ; ma noi abbiamo la sicurezza che, a 
Dio piacendo, una ricca primavera preluda a una ricca estate, e che i fanciulli 
ciechi, affratellati agli altri giovinetti nella vivacità, nelle aspirazioni, negli 
sforzi, nelle piccole vittorie, non resteranno più in disparte dal lavoro e dalla 
vita comune ; non formeranno più quasi una classe di sventurati, costretti a 
urtarsi gli uni con gli altri alle porte della beneficenza, bensì troveranno da 
loro, ciascuno il proprio posto nella famiglia naturale o di elezione, di cui nella 
scuola avranno intimamente appreso a fare parte. 

Questa è la fede balda, non temeraria, che si rinnova nei ragazzi ciechi 
e in noi a ogni ritorno dell' arguto Gennariello, il quale parla ai ciechi di 
tutto, fuor che della loro cecità, poi che sa bene che tale è il mezzo di eman- 
ciparli da essa, come si vince, reagendo, il rigore della stagione, ed elevan- 
dosi, la gravità della materia. 

Nel salutare « Argo » la nuova Rivista, che vuole essere veicolo di sim- 
patia e di comprensione tra i ciechi e i loro amici, non potevo dare migliore 
notizia, migliore alala, che presentare Gennariello come, per così dire, il ga- 
gliardetto delle giovani squadre dei nuovi ciechi, marcianti incontro all'avve- 
nire con le teste alte e coi volti sereni, nei quali brilla, pure con gli occhi 

8 — 



spenti, la fede nella vita, poi che non vi sono tenebre che resistano attorno 
alle anime aperte alla luce del conoscere e al fervore dell' operare. 

Augusto Romagnoli. 



Presentare Augusto Romagnoli è cosa superflua. Questo cieco insigne, die 
ha sapido già da molto tempo benevolmente imporsi nelle sfere ufficiali, così 
da esser messo meritatamente alla testa del rinnovamento culturale dei ciechi, 
con la sua nomina a direttore della R> Scuola di Metodo per gli educatori 
dei ciechi creatasi a Roma - nomina fatta a scelta e da nessuno discussa - 
ha una notorietà così vasta e simpatica, che rende inutile ogni presentazione. 

Ma ringraziarlo di aver voluto collaborare a questa Rivista fin dal primo 
mimerò è un gradito dovere die compiamo volentieri. Il « saggio Augusto », 
come lo chiamano i suoi amici, non possiede soltanto la saggezza - rara cosa 
invero - ma ha il fascino della più avvincente comunicativa, che lo fa sempre 
ascoltare con intenso piacer e } sia che parli o scriva. 



POTETE FAR FELICE UN BIMBO CIECO 

coli' abbonarlo a Gennariello, il giornalino quindicinale in Braille, il 
quale è per i ragazzi ciechi come una finestra aperta sul mondo. 

La pregevole rivista U Educazione Nazionale così riassumeva le 
qualità e i meriti di questo giornalino : 

« Gennariello » è la scuola attiva dei ciechi. La lettura è Gen- 
nariello ; le occupazioni sono di Gennariello ; si impara a scrivere per 
corrispondere con Gennariello; si scopre il mondo per virtù di Gen- 
nariello. Gennariello è la vita. Gennariello opera santa, che dà ai 
ciechi una vita più ricca, più serena. Proprio una vita «luminosa ». - 
Perchè anche i ciechi conoscono la luce. La pensano come una chia- 
rezza d'anima, per la quale V isolamento si popola di amici, i quali 
conversano pacatamente armoniosamente con voci fuse come le note 
di una melodia lenta e soave. In quella chiarezza d' animo il cieco 
trova la fede in se, nella società, nella patria, in Dio ». 

Inviare L. 25 all' indirizzo sottosegnato, dove si tengono sempre 
aggiornati gli elenchi di tutti i bambini ciechi d' Italia abilitati alla 
lettura : 

Cav. Oreste Poggitjlini - Segretario della Federazione delle 
Istituzioni prò Ciechi - Piazza d'Azeglio, U". 13 - Firenze (22). 



— 9 



IL VALORE ITALIANO DURANTE LA GRANDE GUERRA. 



La recente pubblicazione di un nuovo libro dell'arciduca Giuseppe d'Asburgo, 
maresciallo di campo d'Ungheria, vissuto sempre al fronte nella Oarnia, nell'Isonzo, 
nel Carso e nel Trentino dal primo all' ultimo giorno della guerra, ci offre 1' oc- 
casione di ricordare con orgoglio il grande eroico valore del nostro esercito. 

Il Bismarck con la sua brutalità barbara osò scrivere contro di noi che l'Italia 
si era l'atta con tre esse: Solferino, Sado^sva, Sedan ; ma oggi possiamo a fronte 
alta dichiarare ebe se la Germania è militarmente caduta e l'Austria è andata 
in frantumi, ciò si deve all'opera mirabile, vigorosa, tenace dei nostri soldati: la 
battaglia della Piave non solo arrestò la tremenda offensiva nemica, ma si convertì 
in una controffensiva meravigliosa: ebbe un'importanza capitale per l'orienta- 
mento successivo della guerra; dimostrò l' impotenza del nemico a debellarci, 
maturò conseguenze che si manifestavano poco dopo, e impedì che l'Austria di- 
staccasse soldati dal nostro fronte per inviarli a quello occidentale contro i 
francesi, contro gli inglesi e contro gli americani che stavano sbarcando. Il 
23 giugno 1018 il generalissimo Diaz comunicava alla Nazione che dal Montello al 
mare il nemico sconfitto e incalzato, ripassava in disordine il fiume che aveva 
tentato invano di varcare. 

Battaglia di arresto quella del Piave; battaglia decisiva, definitiva, sigillo finale 
del trionfo italiano nell'ottobre 1918 la battaglia di Vittorio Veneto. A testimo- 
nianza di esperti militari inglesi e americani è questo il più grande urto, il più 
grande conflitto della guerra mondiale: vi parteciparono quasi due milioni di com- 
battenti sopra un fronte di 300 chilometri: battaglia che determinò il chiudersi 
della immane guerra, che avrebbe continuato ancora mesi e mesi. Per ampiezza, 
per importanza, per il finale risultato supera la battaglia della Marna, di Ten- 
nenberg e di Verdun : è la battaglia più gigantesca che la storia registri. 

Cominciata il 23 ottobre 1918 si chiudeva sei giorni dopo con l'annientamento 
completo, assoluto della potenza austriaca. Il nostro esercito spezzava in due 
tronconi la fronte avversaria con manovra schiettamente napoleonica. 

Piace leggere nei ricordi di guerra di un nemico implacabile, ma leale, come 
L'arciduca Alberto, l'elogio dei nostri soldati. Giù il cappello, egli dice, davanti 
ai reparti alpini, davanti ai combattenti della Penisola.. Gli italiani si gettano 
all' attacco in masse compatte, non curano la morte; avanzando con incredibile 
audacia : i caduti non si contano, si ammirano. Lottano contro gli Ungheresi con 
uno slancio senza limite; assalgono come un mare in tempesta che getta le sue 
onde una dopo 1' altra, senza tregua contro le pareti rocciose del Carso: strappano 
le posizioni: ritornano di nuovo all'attacco; non danno tregua al nemico. L'arti- 
glieria pesante, la bombarda italiana hanno un'attività formidabile; il loro furore 
ha qualche cosa di stupendo, d'immenso, di gigantesco. 

Chi ha osalo porre in dubbio la potenza delle nostre artiglierie? ascoltate 
«lucilo che l'arciduca lealmente confessa: le nostre bombarde, le nostre bocche 
da fuoco suscitavano tempeste fiammeggianti; tutto assumeva l'aspetto di un 
vulcano furioso, <li un incendio spa ventevole. Ufficiali russi e prussiani, giunti 
dal Ironie orientale, ne facevano le più alte meraviglie. 

aggiungiamo ora (niello che e verità universalmente riconosciuta: l'Italia 
con la sua neutralità salvava la Francia fino dal principio della guerra, e dieci 

10 ^ 



mesi dopo salvava gli alleati che si trovavano allora in condizioni tutt* altro che 
liete. Il valore italiano ha contribuito a salvare Reims e Parigi nelP estate del 1918 
e 4500 nostri connazionali vi lasciavano eroicamente la vita. Non basta: non di- 
menticate quello che ha scritto Ludendorff, il capo dello Stato Maggiore tedesco: 
la posizione degli Imperi Centrali divenne disastrosa quando l'Italia entrò in 
guerra e decise la vittoria. 

Napoleone Bonaparte a S. Elena prevedeva 1' unità italiana e questa si è vi- 
gorosamente effettuata: prevedeva che gli italiani sarebbero divenuti un giorno 
i primi soldati d'Europa, e anche questo si è avverato per gloria nostra. 



I EASOI DI COMBATTIMENTO. 

Il 23 marzo 1019 segna l'inizio della nuova era italiana: la fondazione a Mi- 
lano dei Fasci di combattimento. 

In un'oscura sala del Circolo industriale e commerciale di Piazza San Sepolcro 
a Milano si adunavano poche diecine di persone: arditi, legionari, combattenti. 
Comparve Mussolini che dette la presidenza a Ferruccio Vecchi, capitano degli 
arditi, il quale parlò energicamente ; parlarono altri fra cui Farinacci, Michele 
Bianchi, Mario Carli. 

Benito Mussolini ascoltava col braccio appoggiato al tavolo, la testa sorretta 
dalla mano, il viso rivolto all'oratore, i grandi occhi sbarrati - scrive il Marinetti 
che era presente - in un'attenzione fatta più per turbare che per incoraggiare 
chi parla. 

Gli adunati rivolsero il loro primo saluto, il loro memore e reverente pensiero 
ai figli d'Italia e per la libertà del mondo, ai mutilati e invalidi, a tutti i com- 
battenti per sostenere le rivendicazioni. 

Così costituivasi il Fascismo destinato a trionfare e il Duce scriveva il giorno 
dopo nel Popolo d' Italia: « Non importa di essere in molti. Cinque, dieci individui 
bastano a costituire un fascio. Fra due mesi un migliaio di Fasci saranno sorti 
in tutta Italia ». 

Quale cammino rapido e trionfale ! gli appartenenti ai fasci erano 20.615 nel 
1920, e nel 1921 ascendevano a 248.936. 

La prima vittoria contro i sovversivi si ebbe pochi giorni dopo a Milano, il 
15 Aprile 1919. All'Arena vi era stato un grande comizio di oltre 100 mila scio- 
peranti, e un'orda di 30 mila sovversivi si avanzava cantando Bandiera rossa, 
inneggiando a Lenin, schiamazzando e imprecando. Un manipolo di fascisti au- 
daci li affronta, li sbanda, li travolge, li insegue: penetra quindi nella direzione 
dell' Avanti, la incendia, s'impadronisce dell'insegna di legno del foglio socialista 
e ne fa dono a Mussolini. 

Il giorno successivo compare un manifesto, non anonimo, ma firmato da fa- 
scisti responsabili, che dichiarano di aver reagito contro gl'imboscati, contro i 
nemici della patria. Affermano il diritto assoluto dei quattro milioni di combattenti 
vittoriosi di voler dirigere la nuova Italia e dichiarano di non aver bisogno di ca- 
rabinieri per fiaccare i sovversivi. Ondeggiava il tricolore nelle vie e nelle piazze, 
quel tricolore che non osava più affacciarsi per il timore che la canaglia della strada 



— li 



prevalesse, quel tricolore che il fascismo Uno dal suo sorgere riconduceva alla luce 
del sole. Giungeva allora a Milano il vincitore di Vittorio Veneto, il generale 
Caviglia, il quale, parlando al manipolo degli audaci che avevano sgominato, al 
loro primo affacciarsi, i bolscevisti, diceva loro: « La vostra battaglia d'ieri in piazza 
Mercanti è decisiva ». 

Intorno al Duce, intorno al Popolo d' Italia si raccolgono i fasci: non sono 
classe, un partito, non sono una setta: sono la voce, il braccio della Patria che 
vuole essere salvata dai suoi figli migliori. Nel luglio 1919 si riuniscono i Fasci 
dell'Italia centrale e settentrionale: vi si stringe lo stesso proletariato non avve- 
lenato dalla lotta di classe ne da teorie internazionaliste dissolventi. Il Comitato 
Centrale risiede in permanenza a Milano. Le Camicie nere lottano come in tempo 
di guerra: Mussolini le dirige, le infiamma e chiama sciacalli i rossi che si avven- 
tano vilmente contro i valorosi, i quali stroncano scioperi insensati; rafforzano 
in nome della loro idealità suprema l'autorità del governo liberale, che per la 
sua mancanza di azione risoluta, si avvia al suicidio; che firma la pace di Ver- 
saglia con gran tripudio della Francia e la pace di S. Germano che sanziona la 
grande vittoria nostra contro l'Austria, ma non sa risolvere la questione di Fiume. 

È il triste momento in cui l'Italia sembra vacillare come stato, come nazione; 
in cui si saccheggiano le botteghe per l'eccessivo costo dei viveri, in cui si occu- 
pano le fabbriche, in cui s' insultano mutilati e combattenti, in cui comunisti 
e socialisti imprecano alla vittoria, imprecano alla Patria. 

È la guerra senza quartiere fra l'Italia e 1' anti Italia: le tribù neutraliste 
muovono alla riscossa e Mussolini le flagella coi suoi articoli nel Popolo d'Italia 
e con l'azione delle schiere che egli ispira e dirige, gridando che il partito socia- 
lista italiano è un partito anti-italiano che odia la nazione e che ha tentato di 
assassinare il nostro popolo per favorire le nazioni nemiche. Il Duce sferza il be- 
stiame passista e colpisce senza pietà i senza patria: ieri vigliacchi, oggi sciacalli. 

I Fasci italiani di combattimento schiacceranno la testa alle vipere del socia- 
lismo. 

Passa il ministero Orlando, passano il ministero Nitti e il ministero Giolitti, 
e dilegua l'ombra del ministero Facta. Si va di elezione in elezione senza con- 
cluder nulla. Si sarebbe giunti al dissolvimento se non vi fosse stata l'opera provvi- 
denziale del Duce e del Fascismo. 

Ecco la marcia su Roma del 28 ottobre 1922; ecco il nuovo governo realmente 
nazionale, clic toglie di mezzo le sette demagogiche e colma l'abisso spaventevole 
del disavanzo. Benito Mussolini è l'espressione, il simbolo vivente delle nuove 
forze trionfanti che salvano davvero la Patria e danno all'Italia il nuovo Stato 
voluto dai nuovi tempi. Liquidano l'estrema degenerazione del governo liberale 
e parlamentare e vi sostituiscono lo Stato che impedisce gli scioperi, le serrate 
e la lotta di classe; che pone sindacati e corporazioni sotto l'autorità dello Stato 
medesimo il quale ha ristabilito nelle scuole l'insegnamento religioso e che pro- 
mulgando la Carta del Lavoro nel 21 aprile 1927, dichiarava la Nazione italiana 
unita morale politica ed economica che s'integra col Fascismo. 

Facciamo nostre le parole con le quali Carlo Delcroix chiude il suo libro: 
Un unum e » a popolo: «Serriamo la schiera e gli animi; riconsacriamo i fuochi e 
L'ara; facciamo pace in noi : andiamo incontro al fato stretti in una volontà ro- 
mana, come le verghe nel t'ascio, e su noi viga e splenda l'idea, come sul fascio 
la scure 

12 — 



A FULVIO. 



Un giorno tu hai detto al tuo fratellino maggiore 

(e ti sfolgoravano gli occhi) 

Non è una donna la mamma, 

è la mia mamma! 
E come l'altro insisteva, 

coi pugni serrati gli ti sei fatto di fronte 

rosso nel viso come la fiamma, 

con gli occhi nuotanti in lacrime amare. 
Ti ho sollevato di peso 

e con pena ho sentito le tue membra soavi 

irrigidite nello sforzo dell'ira 

e sorridendo ho baciato 

il dolce tuo viso 

sformato dallo scoppio del pianto. 

Tanta offesa hanno fatto alla mamma 

chiamandola donna ì 
Mio piccolo figlio giocondo 

genietto vivace 

tutto faville di riso 

tutto scintille di gioia; 

dove lo trovi, dimmi, gaia fontana, 

questo tuo pianto profondo 

che scaturire sembra 

non dal tuo cuore bambino 

ma da un cupo ed esausto 

cuore d'uomo % 
Ecco, io ti tolgo le piccole 

tenui mani dagli occhi 

negli occhi ti guardo ; 

schiariti dal pianto é ti chiedo: 

Perchè piangi % Ma tu non lo sai dire 

il perchè. Sai solo che t' hanno offesa 

la mamma, che te l'hanno 

paragonata a una donna. 
Ma sai tu forse, piccolo sole, 

che vi sono donne malvagie 

e avide e vili ? 
Tu non conosci che chiari sorrisi 

chini su te, e morbide braccia. 

Non sono io forse come le altre 

che hai intorno % 
No, no, tu tremi e ti affanni 

e mi ti aggrappi sul petto 

e tutta vorresti coprirmi 

con le tue piccole braccia. 



— 13 



Ed ecco che all'improvviso 

anche i miei occhi son pieni di pianto 

perchè aneli' io il tuo sentimento ho provato 

quando ero piccola come te. 

Mia madre, non donna, ma Dea. 

Essere immateriale e pur palpitante 

di quanta vita era in me, 

diverso e lontano da ogni altro 

essere umano che pure mi fosse caro. 
Alta, sovrana, potente 

più. della Vergine che le mie labbra 

invocavano sera e mattina poiché 

Eli' era la mia Madonna vivente. 
Ed è dolce, sai, bimbo, pensare 

che dello stesso amore tu m' ami 

che della stessa poesia tu mi vesti. 
Oh eh' io sappia che sempre 

anche quando sarai uomo 

io non sarò per te una donna 

con le mie poche virtù e le mie debolezze 

ma la tua Mamma soltanto. 
La tua Mamma. La creatura che ti apparrà 

di sostanza diversa persino 

dalla donna che allora inseguirai. 
E se così sarà tu mi amerai 

come mi ami adesso 

ed io potrò, specchiandomi 

negli occhi tuoi limpidi 

ritrovare il sorriso 

d' orgoglio e di gloria 

che ora in 7 inonda. 

(i? ti italo 1927. 

Maria Nicolodt. 



Abbiamo dovuto forzare la modestia della gentile autrice per strapparle il permesso 
di pubblicare <juesti suoi versi che furono ispirati da uno scatto ingenuo e commovente 
di uno dei suoi bambini. Crediamo che i lettori ce ne saranno grati. 

(ìli scritti di Maria Nicolodi hanno il pregio della freschezza, della gentilezza e 
della grande spontaneità. Non disperiamo di potere in avvenire offrire ai nostri lettori 
<l a a le li e altro saggio di queste sue doti, che sono veramente rare. 

Favorire il lavoro dell' UNIONE ITALIANA CIECHI è opera di intelli- 
gente solidarietà sociale. Potete farlo iscrivendovi fra i soci contribuenti 
con un versamento annuo minimo di LIRE 6. Riceverete in omaggio la 
presente Rivista. 



14 ^ 



LA META. 



L'autore di questo articolo, Paolo Bentivoglio, è il Segretario delia Sezione Emiliana delV Unione 
Italiana dei deciti. È giovane di solido ed equilibrato giudizio. È una delle voci pia xagge ed ascoltate 
dell'organizzazione dei ("iechi. 

Cominciamo con una confessione in pienissima umiltà: il nostro cammino 
non comporta la solitudine; il nostro sforzo è un'ascensione, ma anche un appello. 
Quando otto anni or sono, rispondendo al richiamo di alcuni uomini di luminosa 
mente e di decisa volontà, primi fra tutti Carlo Delcroix ed Aurelio Nicolodi, ci 
raccogliemmo in questa Unione Italiana Ciechi, pensammo si di stabilire un'al- 
leanza di speranze e d'opere fra noi figli dell 7 ombra, ma più ancora ci propo- 
nemmo di gettare i ponti per una più larga alleanza col mondo degli uomini di 
buona volontà. Per questo abbiamo cercato durante questi anni, con cura quasi 
ansiosa, ogni occasione di contatto col grande pubblico e ci siamo sforzati di 
imporre alla sua meditazione ed alla sua affezione il nostro problema, il quale, 
anche se per buona ventura non è un' imponente problema di numero, resta pur 
sempre una grande questione morale e sociale. 

Dio ci guardi dalla tentazione di stendere qui una ben congegnata e esau- 
riente esposizione programmatica; oggi la gente si fida pochissimo e si annoia 
grandemente di siffatte elocubrazioni, e non a torto, giacche è oramai dimostrato 
ad esuberanza che i programmi di realtà non si fanno nelle aprioristiche e sapien- 
temente dosate elaborazioni di tavolino, ma si concretano nel travaglio e nel- 
V ammaestramento del lavoro quotidiano. Certo molti di noi avevano portato con 
sé un bagaglio di esperienza del passato, faticoso, e spesso doloroso ma non inu- 
tile, e fin da principio fu in tutti la precisa consapevolezza dello scopo da rag- 
giungere, chiaro e semplice come un comandamento: vincere la battaglia dell'in- 
feriorità fisica e conquistare per tutti i' ciechi la gioia di essere vivi ed operanti 
nel fervore dell'ampia operosità comune. 

I progressi della scienza e della pedagogia speciale avevano oramai aperto 
anche ai ciechi parecchie vie di attività intellettuale ed alcune di lavoro manuale; 
non mancavano in Italia più che negli altri paesi civili gli istituti speciali e si 
avevano già esempi di artisti, di professionisti e d'operai ciechi che tenevano 
degnamente, e talora brillantemente, il loro posto nella vita. Sarebbe dunque 
venuto fatto di pensare che la nostra aspirazione era in ritardo, e la battaglia 
vinta prima di combattere. Eppure non era così, ed anche oggi, dopo oltre otto 
anni di non pigra e tutt' altro che infeconda azione, non possiamo salutare la 
pienezza della realizzazione e cogliere il premio del divino sorriso della vittoria. 

Perchè mai, malgrado i ritrovati ed i procedimenti della pedagogia speciale 
ed il moltiplicarsi degli istituti, i ciechi colti ed attivi restavano una minoranza, 
un'avanguardia lontana dal grosso, mentre le strade e le case pullulavano ancora 
d'accattoni e d'inerti, e la più gran parte degli stessi ciechi usciti dagli istituti 
si mostrava incapace di affrontare la vita con successo ? I facili e disinvolti fab- 
bricatori d'aforismi ed i pretesi competenti se la sbrigavano per le spiccie, secondo 
il loro costume, sentenziando che dai ciechi non si poteva attendere di più, e tro- 
vavano facile credito nella ottusa pietà dei molti, che ci giudicavano capaci solo 
di vita vegetativa ed attribuivano il successo dei pochi riusciti ad una sorta di 
magìa. Così il prestigio dei competenti era salvo e la coscienza del pubblico messa 

^ 15 



in pace, e tuttavia sarebbe bastato visitare uno dei nostri istituti con un minimo 
d' interessamento, di spirito d' osservazione e di senso comune per capire che quel 
comodo assioma proclamato con tanta sicurezza e con tanta insistenza era una 
sciocchezza, quando non costituiva una conscia mistificazione. 

La cecità, come tutte le ospiti tristi, prende dimora di preferenza negli abi- 
turi della gente umile, ed in queste case troppo spesso V affetto non dà luce di 
consiglio. Molte famiglie ignoravano interamente la possibilità di ottenere per i 
loro fanciulli una qualunque preparazione alla vita, e così gran numero di ciechi 
non solo nelle campagne, restavano trascurati ed incolti ed andavano ad ingros- 
sare la triste falange dei dimenticati ai margini della vita. Ma anche quando 
fortuna o destino conduceva il fanciullo cieco ad entrare in uno degli istituti spe- 
ciali, il suo avvenire era tutt' altro che assicurato. Negli istituti, fatta qualche 
lodevole eccezione, gli alunni ricevevano tutto al più un'educazione da signorine 
della buona società del primo ottocento; qualche rudimento di lingua e d ? aritme- 
tica, un po' di musica e nulla più 5 incompetenza di dirigenti e d' insegnanti, man- 
canza di materiale didattico, ignavia od ostinazione di scetticismo non consentivano 
di andare oltre. Sottoposti a siffatto trattamento da coltivatori di fiori di serra 
o piuttosto da imbalsamatori di mummie i giovani uscivano dagli istituti assolu- 
tamente impreparati a qualunque attività pratica, e le ferree leggi della lotta 
per la vita li gettavano ben presto fuori della gara, fra i detriti: le eccezioni 
erano veramente prodigi di volontà e di autoelevazione. Sentire in sé tutto il 
rigoglio, tutta la straripante potenza della giovinezza e della forza ed essere 
costretti a veder passare la vita come spettatori immobili è tale condanna che 
solo può intendere chi l'ha provata o almeno intravista; è il mitico supplizio di 
Tantalo fatto realtà. 

Le notevoli forze finanziarie che in lunghi anni la privata beneficenza aveva 
raccolto a favore dei ciechi andavano dunque così miseramente perdute. La situa- 
zione esigeva un radicale mutamento; ma l'impresa non era di lieve difficoltà, 
bisognava correggere, potare profondamente, innovare, coordinare e completare: 
per giungere a tale trasformazione si sarebbero dovuti ferire sentimenti ed inte- 
ressi, scardinare posizioni precostituite, urtare, vincere ed umiliare particolarismi. 

Ci accingemmo a tale complessa azione colla chiara consapevolezza della mol- 
teplicità ed importanza delle resistenze da vincere, ma colla precisa e risoluta 
coscienza dell'imperativo della nostra azione. Certo il nostro sforzo non avrebbe 
conseguito i capitali risultati che oggi registriamo se non ci fosse venuto incontro, 
pronto e validissimo, 1' appoggio del Governo Nazionale. Fino dal 1923 lo Stato 
fascista sanciva anche per i ciechi l'obbligo scolastico e determinava i mezzi e 
le fonti finanziarie per provvedervi, aprendo così la via alla riforma dei nostri 
istituti; finanziava le nuove dotazioni di materiale didattico e la Stamperia Na- 
zionale, ed ultimamente regolamentava l'opera di rieducazione dei ciechi adulti: 
questi i sommi capi dell'opera statale per la nostra categoria, senza dilungarci 
in enumerazioni di dettaglio. 

Sotto 1' egida ed a lato di questa savia opera legislativa si è andata svolgendo 
l'opera del sodalizio, molteplice, varia, irta di preveduti ed impreveduti ostacoli. 
Si dovevano galvanizzare vecchi organismi, vincere inveterati localismi e condurli 
ad una più alta, necessaria visione di unità, e per giungere a questi risultati libe- 
rare il campo dalla gramigna delle piccole egemonie, far tacere molte vanità, 
talora comprensibili e quasi giustificabili, demolire molti artificiosi castellucci di 

10 — 



intolleranti ed esclusivistiche competenze e pseudocompetenze, e nello stesso tempo 
opporsi a frettolose improvvisazioni, arginare impazienze insofferenti degli indugi 
inevitabili per l'adeguata prepara/ione dell< a soluzioni, e reprimere i fermenti 
delle ambizioni e del demagogismo sentimentale, nefasto come ogni demagogismo, 
sempre pronto ad approfittare di ogni novità per giuocare il suo terno al lotto della 
pubblica buonafede. Naturalmente un'opera siffatta doveva incontrare opposizioni 
e «testare risentimenti; fummo volta a volta tacciati di disconoscimento dei meriti 
del passato, di bramosia di sovvertimento, di faciloneria d'improvvisazione, di 
ottimismo per partito preso, di manìa di sistema, di smania d'accentramento, di 
spirito di caserma, e di tutti gli altri peccati mortali e veniali dei quali l'umana 
fralezza è passibile, ed in alcuni momenti la necessaria lotta ha raggiunto lace- 
ranti parossismi di incomprensione e di accanimento; ma tutto questo non era 
per noi inatteso. Sapevamo che il male andava curato alla radice, ed abbiamo 
persistito. Oggi, se tutti gli ostacoli non sono ancora rimossi, se non tutti hanno 
ancora compreso, se in qualche ambiente è ancora permessa la speculazione della 
tronfia competenza di princisbecco ed il giuoco sull'equivoco sentimentale, molte 
nubi sono già sparite, l'orizzonte si allarga e si rischiara ed i resultati comin- 
ciano a parlare col chiaro ed onesto linguaggio delle loro testimonianze. Scevri 
di ogni dogmatismo, noi cerchiamo nella dura esperienza del nostro diuturno 
lavoro la via vera, e temperiamo al crogiuolo dell' esperimento le nuove realizza- 
zioni ed i necessari completamenti. 

Oggi l'azione di ricerca dei fanciulli da avviare agli istituti speciali e degli 
adulti da rieducare è minuta, accurata e metodica, se pur non ancora completa, 
ed i nostri organi periferici, le Bappresentanze comunali, giungono anche al caso- 
lare più sperduto; il congegno della preparazione scolastica funziona organica- 
mente ed unitariamente, dai Giardini d'Infanzia agli istituti di cultura ed alle 
scuole professionali il collocamento e l'assistenza sono in atto; il materiale librario 
speciale è in sistematico aumento, è tutto un rigoglio di iniziative naturalmente 
non tutte ancora svolte né perfette, ma già feconde di effetti e più feconde di 
promesse. 

Ma perchè a tanto ardore d'opere non segua l'amarezza mortale della delu- 
sione è necessario che attorno a noi si allarghi e si consolidi l'ambiente della 
pubblica comprensione; occorre che ad ognuno dei nostri che fa il suo ingresso 
nella vita si tendano fiduciose mani fraterne, e che al suo orecchio non suoni la 
triste e deprimente parola della pietà, ma il saluto augurale del compagno di 
lieta e feconda fatica. Soltanto questa piena fraternità potrà compensare il dolore 
del nostro lunghissimo esilio e donare anche alle nostre tenebre il sorriso del 
sole di Dio. 

Paolo Bentivoglio. 



Fatevi soci contribuenti dell' UNIONE ITALIANA CIECHI. Con un 
versamento annuo minimo di LIRE SEI aiuterete un' opera di eleva- 
mento mirabile e avrete in omaggio la presente Rivista. Vogliamo 
arrivare ad avere in Italia almeno 100.000 soci. 



^ 17 



XIXO SALVANESCHI AD «ARGO» 



Con soverchia indulgenza per il mio modestissimo nome, il Consiglio Na- 
zionale della Unione dei Ciechi, aveva voluto propormi per la direzione di 
questa Rivista, che nasce paladina della nostra causa. 

Per i molti impegni professionali e stando spesso fuori d' Italia, sono sfato 
costretto a rifiutare l'onorifico incarico. 

Ma non desidero che questa Rivista inizi le sue pubblicazioni senza che 
pervenga il mio affettuoso saluto ed augurio. Per la nostra battaglia e per il 
pochissimo che possa valere, sarò vicino ad « Argo ». 

Alla direzione di « Argo » alla famiglia dei ciechi e dei nostri amici e 
lettori dunque il mio caldo augurio e il mio devoto saluto. E che « Argo » sia 
il nostro buon ambasciatore nel mondo. 

Nino Salvaneschl 



r EREDDO.... CANE. 

(Sonetto dialogato in vernacolo fiorentino). 

Il freddo eccezionale del passato inverno fece nascere nel popolino e nel 
contado di Firenze ima curiosa spiegazione del fenomeno, che un nostro egregio 
(unico, celantesi modestamente sotto le iniziali del suo nome, Ita fissato in 
questo sonetto : 

Dreino : 

Senti, Tonino, se tu vedi un cane 

Che gli sta quieto nella su' cuccetta 

E che gli ha accanto un biascicon di pane 

S' un vai a stuzzicano un ti dà retta, 

Che ti capacita % Ma se le mane 
Le s' azzardassi!! verso la porpetta 
Ti farebbe ai sedere certe tane 
Da scopri tti le mele 'n fretta ; n fretta. 

Eppoi e' si lamentan della neve.... 

E' dican che quest'anno i' freddo morde 

Tonino : 

O cervellone, a casa tua si beve f 

Dreino : 

E un son briaco, no, corpo d' un fiorde, 

La ragione di' freddo la si deve 

Che gli hanno stuzzicato i' Polo N'ovete. 

M. S. 

Firenze, 1929 - VII. 

18 ^ 



NOTIZIARIO 



Registriamo innanzi tutto l'evento storico per i 
più inaspettato : la conciliazione fra 1' Italia e 
il Vaticano avvenuta 1' 11 febbraio 1929 alle 
ore 12 in Roma nel Palazzo Apostolico Latera- 
nese, presenti il Cardinale Gasparri, plenipoten- 
ziario del Sommo Pontefice Pio XI e il Primo 
Ministro e Capo del Governo Italiano, Benito 
Mussolini, plenipotenziario di Vittorio Ema- 
nuele III, evento ampiamente commentato nelle 
prime pagine di questa Rivista. Presenti altresì 
tre testimoni papali, mons. Francesco Borgon- 
cini Duca, mons. Giuseppe Pizzorno e l'avvo- 
cato Francesco Pacelli e tre testimoni del Re- 
gno d' Italia, il ministro guardasigilli on. Rocco, 
1' on. Giunta e 1' on. Grandi, firmano un trat- 
tato politico eliminante la questione romana. 
È abrogata la legge delle guarentigie del mag- 
gio 1871. La Santa Sede riconosce nella sua at- 
tuale formazione e costituzione il Regno d' Ita- 
lia, e il Regno d' Italia riconosce la piena po- 
destà e giurisdizione sovrana, del Pontefice sopra 
la « Città del Vaticano » e versa alla Santa Sede 
in conseguenza dell' azione dello Stato dopo gli 
avvenimenti del 1870 una somma in contanti di 
750 milioni e un milione in consolidato, san- 
zionando sotto 1' aspetto legale il matrimonio 
religioso che si effettua nelle Chiese Cattoliche. 

A Roma il 30 gennaio 1929 inaugurasi nel 
Palazzo dell' Esposizione il salone automobili- 
stico alla presenza del Re. Vi sono rappresen- 
tate sette nazioni con 131 case Italiane. Spic- 
cano le automobili Italiane. 

Marco Praga, illustre scrittore di commedie, 
che ritraggono tre fasi : ironia, violenza e cu- 
riosità psicologica paradossale, nato a Milano 
nel 1862 è morto in una clinica di Varese il 31 
gennaio u. s. Le migliori commedie sono le Ver- 
gini e la Moglie ideale, in cui agiscono figure 
umane e commoventi. Fu organizzatore della 
Società degli autori, e autore di reputate Cro- 
nache teatrali. Era figlio del noto poeta Marco 
Praga della scapigliatura milanese. 

Un episodio inedito delV « Orlando Furioso », 
cioè quindici nuove ottave ritenute dell' Ariosto, 
sono state scoperte nella Biblioteca Nazionale di 
Napoli dal prof. Piermarini. Il testo è stato pub- 
blicato dal Pègaso, la nnova Rivista diretta da 
Ugo Ojetti. 

Il Consiglio Nazionale delle ricerche si è inse- 
diato solennemente in Campidoglio il 2 febbraio. 
Ha parlato il Capo del Governo con la sua elo- 
quenza incisiva, dichiarando che la ricerca scien- 
tifica richiede un ordinamento adeguato e mezzi 
potenti ; è necessario creare la nuova falange di 
ricercatori che vivano della scienza e per la 
scienza. Ha risposto Guglielmo Marconi, presi- 
dente di tale Consiglio, ponendo in rilievo i fini 



da raggiungere : che una scoperta, e ricerca ini- 
ziata in Italia, maturi e si sviluppi in Italia e 
che una scoperta, iniziata fuori si applichi rapi- 
damente fra noi. Esser necessario con le nostre 
risorse nazionali rendersi indipendenti dalle im- 
portazioni dell' estero. 

I moti sovversiri nella Spagna hanno comin- 
ciato nel gennaio u. s. a, Giudad el Real e a, 
Cartagena, dove un reggimento si ribellava; 
moto soffocato irnmediatamente : un altro ne 
scoppiava poco dopo a Valenza, anche questo di 
carattere militare, represso con facilità dal go- 
verno di Primo De Rivera senza spargimento di 
sangue. Pochi ufficiali e soldati ribelli si sono 
arresi. È stato arrestato, anzi ha voluto essere 
arrestato il promotore di questa svanita insur- 
rezione, ex presidente del Consiglio Sanchez 
Guerra, già capo dei conservatori, sbarcato nella 
penisola iberica da nave francese. Il Re di Spa- 
gna ha pubblicato un saggio manifesto, e il Ge- 
nerale De Rivera annunzia che darà alla Spa- 
gna una costituzione rispondente alle sue aspi- 
razioni, alle necessità nazionali, che impedisca 
consorterie, oligarchie e fazioni demagogiche, 
rimettendo i poteri al Re e al Paese, quando 
avrà compiuta la sua missione. 

Chi è oggi la piti Iella donna d' Europa f al 
tempo dell' età eroica greca era la famosa Elena, 
moglie di Menelao, re di Sparta, causa della 
guerra troiana. Durante il secolo di Pericle si 
dice fosse Aspasia, 1' etera di lui ; nel secolo XIV 
la celestiale Beatrice, immortalata da Dante e 
Laura cantata dal Petrarca ; nel gran secolo di 
Leone X, Elisabetta di Valois consorte di Fi- 
lippo II ; nel secolo XIX la famosa Contessa 
Verasis di Castiglione, nata a Firenze e celebre 
amante di Napoleone III, emissaria del Conte di 
Cavour; ed oggi è un'ungherese Elisabetta Si- 
mon, che a Parigi, questo Febbraio, nella gara 
di bellezza promossa da un giornale francese, è 
stata proclamata la bellissima fra le più belle 
europee, che in numero di 17, si sono presentate 
a un comitato di artisti regolarmente costituito, 
e che ha pronunziato inappellabilmente il pro- 
prio verdetto dopo matura, e sembra, anche 
vivissima discussione. È acclamata col nome di 
Miss Europa. La canteranno almeno i poeti del 
suo paese ì 

A Madrid, il 6 febbraio, nel Palazzo Reale 
moriva la Regina Madre Cristina di Spagna, 
sposa di Alfonso XII, madre del presente So- 
vrano Alfonso XIII, donna di specchiate virtù 
e di virile intelligenza. 

Enrico Morselli, scienziato illustre di fama 
europea, è morto a Genova il 18 febbraio de- 
corso, dopo un violento attacco di bronco pol- 
monite. Era nato a Modena nel 1852, a 24 anni 



^ 19 



dirigeva il manicomio di Macerata, a 28 quello 
di Torino. Dal 1889 era a Genova insegnante 
universitario di psichiatria. Tempra magnifica di 

lavoratore e di organizzatore, a lui si debbono 
poderose iniziative nel campo in cui era Maestro. 
Lascia non meno di 500 opere scientifiche di alto 
valore tra cui 1' L'omo secondo la teoria dell'evo- 
luzione e l'antropologia generale; Psicologia e Spi- 
ritiamo; Psicoanalisi. Fondò e diresse rassegne 
scientitiche accreditate, psichiatra e antropologo 
insigne. Seguì 1* indirizzo positivista. 

Carlo Delcroto a Milano, il 24 febbraio, alla 
Scala, ha aolennemente commemorato da par suo, 
con la sua michelangiolesca eloquenza, il Mare- 
sciallo Cadorna. Lo ha collocato in piena luce 
come capitano, come coscienza integra, col senso 
della sua protonda missione. Il Cadorna agì 
come un romano antico, senza sperar premio uè 
temer condanne, obbedendo alla sua coscienza. 
Mobilitò un popolo non avvezzo alle armi, orga- 
nizzò un esercito incompleto nei quadri in un 
clima avvelenato dai partiti sovversivi. Operò 
in condizioni difficilissime, pericolose, in un 
paese diviso da un dissidio profondo. Di qui si 
giudichi la grandezza dell' uomo. 

Altra degna e seria commemorazione del Ca- 
dorna era stata fatta il giorno prima a Firenze 
alla Leonardo Da Vinci dal Generale Silvio Egidi, 
c!ie parlò con semplicità ed efficacia militare, 
citando fatti eloquenti e giudizi dovuti ai ge- 
nerali che guidavano gli eserciti nemici. 

Tommaso Salvini, il grande attore tragico che 
nel periodo del nostro Risorgimento, rappresen- 
tando in Italia le tragedie dell'Alfieri, tenne vivo 
il sentimento di italianità e di odio contro lo 
straniero oppressore e fuori d' Italia con le sue 
interpretazioni mirabili dei drammi di Shake- 
speare, fu campione del genio italiano nell'arte 
della parola, è stato degnamente commemorato 
il 2 maizo u. s. al « Lyceum » di Firenze da 
Mario Ferrigni. Ricorreva il centenario della na- 
scita dell'illustre attore; e nella commemora- 
zione, che ha assunto la solennità di un rito, 



1' oratore ha posto in rilievo l' ideale supremo 
di Tommaso Salvini : la creazioue di un teatro 
nazionale, che agisca nelle nuove generazioni 
come istituto di educazione, di cultura e di fede 
patriottica. 

La Commissione d'inchiesta sulla spedizione 
Isolare, presieduta dall' Ammiraglio Cagni, ha 
dato il proprio responso severissimo nei riguardi 
del Generale Nobile, a cui fa risalire la respon- 
sabilità di un' errata manovra che causò la tra- 
gica caduta del dirigibile ; e gli fa carico di 
aver ceduto alle insistenze dell' aviatore Lund- 
borg accettando di essere trasportato per il 
primo. Spiega questo riasso colla depressione fì- 
sica di lui, ma non lo trova giustificato. Di- 
chiara invece degna di lode e non di biasimo la 
condotta dei Comandanti Mariano e Zappi. 



IL PLEBISCITO 



Parlino le cifre nel loro linguaggio eloquen- 
tissimo. Il 24 marzo 1929 gli italiani, chiamati 
a dichiarare col libero voto il loro giudizio in- 
torno al nuovo Stato corporativo e all'opera ti- 
tanica di Benito Mussolini come hanno risposto ? 

Su 9.673.049 elettori iscritti se ne sono pre- 
sentati alle urne 8 663.412, cioè oltre 1' 89 per 
cento. Hanno risposto SI 8.519.559 con pieno 
consenso, con tutta fermezza, con fede di citta- 
dini risorti a nuova vita. Solenne plebiscito 
compiutosi in mezzo all' ordine più perfetto. 

I voti negativi furono 135.761. 

I quattrocento candidati designati dal Gran 
Consiglio Fascista a costituire la nuova Camera 
e che sono l'espressione di tutte le forze pro- 
duttive, politiche, tecniche e scientifiche della 
Nazione, sono stati sanzionati da un plebiscito 
che non ha l'eguale nella nostra storia, e che 
richiama ancora una volta su di noi l'ammira- 
zione straniera. L' Italia, riconciliata con la 
Chiesa, sotto 1' autorità della Casa di Savoia 
e del Duce meraviglioso, svolge oggi nel mondo 
la sua grande e nuova missione. 



PUBBLIO AZIONI DEL D.R NINO SALVANESCHI. 

Oun i amico dei ciechi dove leggere e far leggere i volumi di Nino Sal- 
va m:s( in : 

Il breviario della felicità. - Pensieri, — L. G. 

Il liore della notte. - 77 romanzo della cecità. — Libro prescelto per il premio 
dei trenta, 1929. L. 12. 

I lettori di AK(i() posson chiederli alla Casa Editrice Corbaceio, Via Principe 
Umberto, LO. Milano. La quale rilascerà ad ogni cieco od amico di ciechi il primo 
dei suddetti volumi a L. 4.50 e il secondo a L. 9. - Citare nel fare la richiesta 
la nostra Rivista. 



20 — 



LA XOSTKA OPERA DI PREVENZIONE DELLA CECITÀ 



Dai rapporti delle 14 Sezioni ( l ) si rileva che molti sono i casi in cui il tem- 
pestivo intervento dell' U. I. C. presso ammalati di occhi, ha per risultato o 
la guarigione completa o notevoli miglioramenti. 

Particolare menzione merita in questa non mai abbastanza lodata opera 
di assistenza, che tende a diminuire il numero dei colpiti da cecità, la sezione 
Tosco-Umbra, la quale soltanto nell'anno 1928 si è interessata di 80 casi di 
malattie oculari, valendosi di specialisti di chiara fama e di assoluta fiducia, 
come il Prof. Giorgio Pereyra di Firenze e il Prof. Gonnella di Pisa. 

Molti Comuni frappongono difficoltà all' opera nostra, arrestandosi ad una 
questione grettamente amministrativa, secondo la quale essi pretendono di 
affidare i propri ammalati alle cure ospedaliere locali o tutto al più a quelle 
dei capoluoghi di provincia. 

Per contrario a noi interessa che le cure di un esperto oculista evitino 
il verificarsi di nuovi casi di cecità dovuti purtroppo, più spesso assai di quel 
che non si creda, alla incompetenza di medici non specializzati. 

Per questo la Sezione Tosco-Umbra, ha provveduto non solo alle spese 
di viaggio, medicinali, occhiali ed altro, ma ha dovuto anche sostituirsi bene 
spesso ai Comuni nel pagamento delle spese di spedalità. 

Ciò costituisce veramente un titolo di benemerenza di questa Sezione e 
del nostro Sodalizio, ed è pure di severo mònito alle amministrazioni comu- 
nali, che antepongono un criterio di bilancio, al supremo principio della salute 
pubblica. 

I resultati ottenuti dalla Sezione Tosco-Umbra si debbono alla sua ammira- 
bile organizzazione di Rappresentanze Comunali, che sommano a 219 in Toscana 
e in Umbria, dirette ed amministrate dall' Ufficio sezionale di Firenze. 

Queste Rappresentanze prevalentemente affidate all' elemento femminile, 
compiono un diligente lavoro di rastrellamento e di segnalazione, che trova 
il suo compimento nelle cure dell' oculista. Additiamo il bell'esempfo di questa 
Sezione alle sue consorelle, avvertendo peraltro che l' organizzazione delle 
Rappresentanze non si raggiunge e non si perfeziona senza un adeguato fun- 
zionamento dell' Ufficio sezionale. 

Esprimiamo infine il nostro encomio ai sullodati oculisti e particolarmente 
al Prof. Giorgio Pereyra, che nella sua qualità di Direttore dell' Ospedale 
Oftalmico Fiorentino, offre ogni facilitazione possibile per assecondare l'opera 
nostra. 



(*) Vedi alle pagg. 22-34. 



— 21 



U. I. C - ATTIVITÀ DELLE SEZIONI. 



Sotto questa rubrica riassumeremo sinteticamente 
l'attività delle nostre sezioni attraverso gli avveni- 
menti di maggiore rilievo: quindi, preveniamo fin 
d'ora quelle sezioni die non venissero ricordate, che 
ciò non dipende da un trattamento di irreferenza ma 
soltanto dalla necessità di dovere sorvolare su tutto 
quel lavoro che, pure essendo meritorio e degno di 
lode, non richiama in qualche modo una partico- 
lare attenzione. 

Sezione Emiliana. 

L'imperversare del cattivo tempo ha rallen- 
tato inevitabilmente, durante il bimestre decorso 
la nostra azione di propaganda. 

A Bologna, e precisamente nel Teatro della 
Casa del Soldato, si è svolta nel pomeriggio di 
domenica 13 Gennaio una manifestazione che ha 
richiamato numeroso ed eletto pubblico. 

Preceduta da un discorso del Commissario 
Sezionale M.° Paolo Bentivoglio, che ha sinte- 
tizzato il programma del nostro Sodalizio ed i 
risultati finora conseguiti, ha avuto luogo una 
proiezione del film « Il soldato cieco » : l'interes- 
samento ed il consenso sono stati vivissimi. 

Una manifestazione analoga, con brillante 
esposizione illustrativa della Sig.na Prof. ssa Luisa 
Cassia, si è tenuta il 16 dello stesso mese a Ba- 
gnolo in Piano, dove, come conseguenza, è stata 
anche costituita una nostra rappresentanza, affi- 
data alla gentile Sig.na Storchi. 

Il 9 Febbraio si è poi iniziata in Bologna 
la nostra consueta annuale pesca di beneficenza. 
Largamente preparata dal benemerito Comitato 
Femminile d'appoggio infaticabilmente presie- 
duto dalla Sig.ra Emma Di Mento, la pesca, ricca 
<li «Ioni, si è aperta assai brillantemente con 
largo concorso di pubblico ; se non che il tempo 
pessimo rese inevitabile una sospensione: ma la 
ripresa sì ebbe dopo pochi giorni. 

Continua, sistematicamente la ricerca dei sog- 
getti all'obbligo scolastico e dei ciechi adulti su- 
scettibili di rieducazione. Abbiamo ottenuto dal- 
l' On. Amministrazione Provinciale di Forlì il 
collocamento di due bimbi nel giardino d'Infanzia 
dell'Istituto di Reggio Emilia. 

Abbiamo avuto qualche altra segnalazione; 
ma dobbiamo rilevale con molto rammarico che 
parecohi comuni della nostra Regione, malgrado 
le vivissime insistenze, non ci hanno ancora 
fornito i dati occorrenti, sicché il nostro quadro 
statistico, <• quindi la nostra opera assistenziale 
non hanno ancora raggiunto quella completezza 
do- sarebbe desiderabile ed alla quale è assolu- 
tamente necessario giungere. 

E invero deplorevole che certi affici non si 

rendano conto del dovere di uniformarsi all'alto 
spirito delle relative disposizioni del Governo 
Nazionale, e non comprendano che 1' incuria <■ 
la negligenza di una semplice e certo non i'ati- 

comunicazione anagrafica produce la gra- 



vissima conseguenza di lasciare ancora un non 
indifferente numero di ciechi prh r i di quell'av- 
viamento mediante il quale soltanto essi po- 
tranno avere la gioia della luce dello spirito ed 
il vantaggio e l'orgoglio di una attiva parteci- 
pazione alla nobile gara del lavoro comune. Con- 
tiamo di interessare della cosa gli eccellentissimi 
Prefetti delle varie provincie. 

Noi reputiamo l'opera di assistenza uno dei 
compiti fondamentali, anzi il principale del no- 
stro Sodalizio, ed abbiamo cercato di darvi il 
massimo impulso. Infatti, nello scorso anno ab- 
biamo collocato presso i vari istituti 15 fra fan- 
ciulli ed adulti, abbiamo largamente praticato 
l'assistenza oftalmica, mercè la generosa, sa- 
piente e fervidissima opera del chiarissimo Pro- 
fessor Bietti, Direttore di questa R. Clinica 
oftalmologica, e del Dr. Mariotti ; abbiamo svolta 
azione di collocamento nei riguardi dei vari soci, 
ed abbiamo operato con una certa intensità nel 
campo dell'assistenza generica, così morale come 
finanziaria. 

Sezione della Lombardia Occidentale. 

L'attività della nostra sezione durante i 
primi due mesi del corrente anno si è svolta 
regolarmente, senza presentare alcun fatto no- 
tevole, se si toglie l' inizio dell'attuazione pra- 
tica dell'accordo intervenuto fra questa sezione, 
l'Amministrazione dell' Istituto dei ciechi di Via 
Vivaio e la direzione dell' Ente Autonomo del 
Teatro alla Scala, al fine di consentire ai nostri 
soci di assistere una volta alla settimana, agli 
spettacoli del Teatro stesso, nel palco concesso 
all' Istituto. 

Tale inizio ebbe luogo il 2 Gennaio scorso 
e già oltre 20 soci con le loro guide hanno po- 
tuto fruire del bene ti ciò con piena loro soddi- 
sfazione e dei Membri di questo Consiglio, lieto 
di aver loro procurato un ottimo mezzo di per- 
fezionamento culturale. 

In seguito a nostra richiesta le ditte Carich 
e Pathè Freres (grammofoni) concessero ai nostri 
soci che si presenteranno muniti di una lettera 
della nostra segreteria, lo sconto del 30 e del 
35 °/ rispettivamente. 

Si procedette regolarmente alla rinnovazione 
delle tessere tranviarie per il 1929. 

Altre iniziative sono in corso di prepara- 
zione. 

Sezione della Lombardia Orientale. 

Organizzazione di un ciclo di conferenze 
suir arte di Paolo Veronese, tenuto dalla Pro- 
fessoressa Gilda Rossi a beneficio della sezione. 
Esito sodisfacente sia dal lato morale che dal 
lato finanziario. 

Vari contatti con le provincie aggregate: 
Bergamo, Cremona, Mantova, due viaggi a Ber- 



»>•> 



Sfamo, uno a Mantova, approcci col Sig. Grandi 
di Verona e Parietti segretario della stessa sot- 
tosezione, benché siano zone che lasciano molto 
I desiderare in fatto di organizzazione Si spera 
<li riattivarle e di renderle feconde. Conferenza 
riuscitissima ed efficace tenuta dal Presidente 
Avv. Calabi a Montichiari provincia di Brescia, 
dove risiede la Rappresentante Sig.ra Calmela 
Baratozzi. 

Su proposta del Prof. Leonardo Casolino. 
socio benemerito, venne ricoverato per circa un 
mese indi' Istituto Fate Bene Fratelli il cieco 
Kubagotti di Rovato, che abbisognava di cure 
oftalmiche. Si ottenne dal Comune di Rovato 
P impegno al pagamento dell'intera quota gior- 
naliera e una riduzione di questa da parte di 
quella casa di salute. 

Continua la propaganda per procurare com- 
missioni di lavoro ai ciechi operai. 

Continuano le pratiche presso l'amministra- 
zione provinciale di Brescia, relative al ricovero 
di alcuni ciechi. Si sta sistemando un socio or- 
ganista in una grossa borgata sul Bresciano. 

Sezione Marche. 

Per particolare interessamento del socio ef- 
fettivo Prof. Leandro Capretti, venne organiz- 
zata a Grottammare (Ascoli Piceno) una lotteria 
Gastronomica a benefìcio dell' U. I. C. 

L' iniziativa venne accolta e sostenuta con 
entusiasmo dalla cittadinanza e malgrado l'im- 
perversare del mal tempo nella riuscitissima se- 
Tata del 3 Febbraio u. s. dette risultati vera- 
mente soddisfacenti. 

Sezione Piemontese. 

A cura di questa sezione ebbe luogo il 7 Gen- 
naio a Torino nei locali della Pro-Cultura, una 
conferenza del Dr. Dino Salvaneschi sul tema : 
« Perchè ho scritto il fiore della notte ». L'oratore 
fu, come sempre, ascoltato con grande interes- 
samento e viva simpatia dal pubblico eletto e 
numeroso 11 Sig. Darò, Presidente della nostra 
sezione Piemontese, offerse un mazzo di fiori 
alla Presidentessa della Prò Cultura Sig.na 
Lea Mei. 

Il Segretario Sezionale, Rag. Conte Giu- 
seppe Boetti, nel suo giro di propaganda mercè 
il valido e cortese appoggio di tutte le autorità, 
ha parlato nelle scuole elementari, all' Istituto 
Dame Inglesi, al Ginnasio Liceo pareggiato, e 
nell' Istituto Femminile Crivelli invocando pei 
privi della vista, non più la pietà e l'elemosina 
ma l'affettuoso interessamento. 

Auguriamo che gli industriali Biellesi ge- 
nerosamente interpretando queste nobili aspira- 
zioni, diano l'esempio di accettare nei loro sta- 
bilimenti operai ciechi. 

Una parola di lode è doverosa per la ditta 
Zellveger che ha assunto tra il suo personale, 
in abile accordatore cieco, il Sig. Luigi Guerzo. 

Si è ottenuto dal Comune di Vico Canavese 
la costruzione quasi gratuita di un'edicola gior- 
nali che fu ceduta al socio Pietro Barro, e dal 



Comune di Vercelli venne concessa gratuitamente 

l'occupazione del suolo pubblico per la costru- 
zione di altra edicola a favore di ciechi. 

Si è procurato lavoro di accordatura e di 
massaggio a vari soci. 

La sezione Piemontese raccomanda ai signori 
soci contribuenti di voler far pervenire le loro 
offerte alle segreteria, Via Pallamaglio 15, Torino. 

Sezione Tosco-Umbra. 

Il Presidente Sig. Tranquillo Bacchia do- 
vendo prepararsi alla tesi di laurea, ha chiesto 
ed ottenuto di essere esonerato dalla carica così 
lodevolmente coperta, e la Sede Centrale ha do- 
vuto provvedere alla reggenza della sezione con 
la nomina di un nuovo direttorio così composto : 
Dr. Conim. Gino Bartolommei Gioii, Pre- 
sidente ; Colonnello Gualtiero Sarfatti, Consi- 
gliere Delegato ; 

Consiglieri: Sigg. Tranquillo Bacchia, Fi- 
netti Adolfo e Dr. Cap. Vittorio Pasini. 

Le attività più notevoli di questa sezione 
durante il primo bimestre dell'anno sono: una 
conferenza del Dr. Nino Salvaneschi sul tema 
« lì Nostro Mistero » tenutasi a Pisa il giorno 
13 Gennaio u. s. nei locali del Dopo Lavoro 
Ferroviario. 

La conferenza riuscitissima sotto ogni rap- 
porto fu organizzata dalla rappresentanza di 
Pisa, presieduta dalla infaticabile Sig.ra Clarice 
Pierini. Il Dr. Nino Salvaneschi si rivelò anche 
a Pisa uno dei più interessanti oratori dei giorni 
nostri e conquistò nuove simpatie alla causa 
della cecità. 

Il 2 Febbraio ebbe luogo a Firenze nei lo- 
cali dell' Hotel Excelsior un the danzante bril- 
lantissimo, per l'eleganza e per il numero degli 
intervenuti. Esso venne organizzato dal Comi- 
tato Femminile di assistenza, presieduto con im- 
pareggiabile ardore dalla Baronessa Maria Guil- 
let Fanzago. 

Al particolare interessamento di questa nobil 
donna devesi un'elargizione di L 10 mila donate 
dalla Cassa di Risparmio di Firenze a favore 
del fondo « Pro Casa del Cieco », che dovrà 
ospitare gli uffici sezionali e il Dormitorio Pen- 
sionato esistenti in Firenze. 

Ed alla stessa signora devesi pure l'inizia- 
tiva della raccolta della carta straccia che va 
gradatamente prendendo sviluppo, ed il cui ri- 
cavato è destinato anch'esso al fondo « Pro Casa 
del Cieco ». 



Sezione Sarda. 

Tutta l'attività della sezione, nello scorso 
Gennaio, è stata assorbita dalla propaganda per 
assicurare un esito felice alle conferenze Salva- 
neschi, tenute a Cagliari, Iglesias, Sassari, con- 
ferenze che, mercè la buona preparazione, pos- 
siamo dire riuscitissime tanto dal lato finanziario 
come da quello morale, giacché destarono grande 
entusiasmo nei tre più grandi centri dell'isola, 



— 23 



e guadagnarono alla sezione la collaborazione di 

molte persone influenti e volenterose, nonché 
delle autorità locali. 

A Cagliari il Pr. Salvanesehi parlò più volte, 
anzitutto al Politeama Regina Margherita, affol- 
lato di un pubblico attentissimo che dimostrò 
all'oratore tutta la sua simpatia. La gioventù 
vi ebbe gran parte e lo dimostrò chiamando il 
conferenziere a parlare in altri locali, al Gruppo 
Universitario Fascista, all'Istituto Industriale, 
al Circolo del Pubblico Impiego, ovunque atten- 
tissimamente seguito a dimostrazione dell'inte- 
resse vivissimo inspirato dai problemi di elevata 
spiritualità che egli tratta così magistralmente. 

Le Autorità intervennero tutte e vollero ren- 
dere manifesta la soddisfazione di avere un ospite 
così gradito, facilitando in ogni modo l' opera 
della sezione. Dopo le conferenze tutta l'attività 
della sezione è stata rivolta alla propaganda per 
aumentare il numero dei soci contribuenti e per- 
petui e abbiamo motivo di sperare che anche 
questa propaganda non sarà infeconda. 

Notevolissimo è pure il lavoro già iniziato 
per la costituzione di rappresentanze nei centri 
più importanti dell' Isola, dove 1' U. I. C. finora 
non era conosciuta. 

NOTIZIE VARIE. 

Scambio dei libri Braille 
fra le Biblioteche di Genova e di Milano. 

Per iniziativa presa dalla Federazione Na- 
zionale delle Istituzioni prò ciechi è stata di 
recente stipulata una convenzione fra la Biblio- 
teca Nazionale per i ciechi Regina Margherita di 
Genova e la Biblioteca appartenente alla Società 
Lombarda perii bene dei ciechi di Milano, in forza 
della quale è stabilito lo scambio dei libri a fa- 



vore dei respettivi abbonati delle due bibliote 
che nel limite di 20 volumi. 

Le richieste dei libri dovranno essere fattt 
dagli abbonati alla Biblioteca a cui essi sonc 
iscritti, la quale si occupa di fare spedire dal 
1' altra, direttamente all' abbonato, 1' opera che 
essa non possiede e che è invece nel catalogc 
dell' altra. Sono escluse da questo scambio lt 
opere musicali. 

La restituzione dell' opera dovrà esser fatte 
direttamente alla Biblioteca che ha spedito 1' o- 
pera, nella stessa scatola che ha servito per le 
invio. 

L'adesione di 250 oculisti 
al lavoro rieducativo dei ciechi. 

É stato fatto dalla Federazione Nazionale 
delle Istituzioni prò ciechi un appello agli ocu- 
listi italiani per averli alleati nel lavoro riedu- 
cativo dei ciechi. Circa 250 oculisti delle varie 
parti d' Italia si sono impegnati di segnalare i 
casi di sopravvenuta cecità di persone non su- 
periori ai 45 anni, che sarà dato loro di accer- 
tare nel loro esercizio professionale. Già varie 
segnalazioni sono avvenute, che sono state co- 
municate all' Istituto dei ciechi adulti di Fi- 
renze. 

La ricerca dei bambini ciechi. 

« Scuola Fascista » ha pubblicato un appello 
della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò 
ciechi, rivolto agli insegnanti d' Italia per la ri- 
cerca dei bambini ciechi da educare. 

In Sardegna tale ricerca è stata generosa- 
mente assunta dall' Ente di Cultura per la Sar- 
degna che ha sede in Cagliari, diretto dal pro- 
fessore Deledda, e presieduto dall' on. Antonio 
Potzulu. 



AURELIO XICOLODI — DIRETTORE KESPOXS ABILE 



Firenze - Stab. già Chiari. Suco. CARLO MORI - Piazza S. Croce, 8 - Firenze 



CENTOMILA SOCI 

Questa è la parola d'ordine per le nostre sezioni : rag- 
giungere al più presto il numero di CENTOMILA SOCI. 

L'offerta di questa Rivista come omaggio a chi si tassa 
per un minimo di r-,IJS£I£ SEI l'anno è la leva che esse 
devono adoperare per raggiungere il risultato cui tendiamo. 
Centomila soci rappresentano centomila amici per la causa 
della cecità. 

AH* opperai ! 



24 ^ 




Bambina cieca che legge il Gennariello alle sue amiche vedenti, 



UN ORIGINALE CONCORSO FEA I BIMBI CIECHI. 



Si è svolto nei giorni passati un originale concorso indetto fra i bambini 
ciechi d' Italia dal loro giornalino in Braille che s'intitola il «Gennariello». 

Si trattava di calcolare quanto avrebbe dovuto versare lo Stato alla Santa 
Sede se le avesse pagato all' atto del concordato le 58 annualità di L. 3. 225. 000 
oro stabilite dalla Legge sulle guarentigie, più gli interessi composti 5°\ , cal- 
colo lungo e non facile anche per ragazzi vedenti, ma di maggiore difficoltà 
fra i ragazzi ciechi che devono fare le operazioni aritmetiche col mezzo di nu- 
merini di piombo, manovrandoli in una specie di scacchiera a quadretti in- 
cavati. 

Orbene in tutta Italia furono 82 i concorrenti e concorse pure da Chicago 
un ragazzo italiano che riceve laggiù il giornalino. 

Le soluzioni esatte fino al centesimo furono in numero di 34, di cui 25 
maschi e 9 femmine. La cifra risultò di lire carta 3.763.568.024,04 essen- 
dosi conteggiate le annualità posticipate. 

Era stato stabilito di suddividere un premio di L. 500 fra i cinque solutori 
favoriti dalla sorte, ed il sorteggio, avvenuto presso V Istituto di Firenze di 
Via della Colonna, alla presenza e col concorso dei ragazzi ciechi, favori i 
seguenti alunni : 

Gino Brogi, Guerrino Liverani, Marino Giasoni di Firenze, Giuseppe 
Bonesini di Milano, Angela Musso di Genova,. 

Questo concorso aveva lo scopo morale di lasciare ben impresso a quei ra- 
gazzi, che Gennariello tiene al corrente dei principali avvenimenti riguardanti 
la nostra Nazione, V importanza veramente storica della conciliazione con la 
Chiesa. 



ANNO I. - N. 2-3 MAGGIO-AGOSTO 1929 - VII C/C POSTALE 



^> 



ARGO 



RIVISTA BIMESTRALE 




PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (115) Via Robbia 38 A 



ARGO 

RIVISTA BIMESTRALE EDITA PER CURA DELLA 

UNIONE ITALIANA CIECHI 

(ENTE MORALE - PRES. ONORARIO: CARLO DEL CROIX) 

Sede Centrale : FIRENZE (115) - Via Robbia, 38 a 
Direttore: AURELIO NICOLODI 

COLLABORATORI: Pietro Pestelli - Alfredo Poggiolini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salyaneschi - Teobaldo Daffra 
Ernesto Soleri - Achille Norsa - Paolo Bentiyoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' U. I. C.) 

La Rivista è inviata in omaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C. ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 

,_- o • o ■ 

SEZIONI DELL' U. I. C. : Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia: 
Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio k Abruzzi: Via Quattro Fontane, 147 - Roma — 
Liguria: Via Edmondo De Amicis, 6 - Genova — Lombardia Occidentale: Via Mozart, 4 - 
Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — Marche: Castel Guelfo 
(Bologna) — Piemonte: Via Pallamaglio, 15 - Torino — Puglie: Via Marchese di Montrone, 117 

- Bari — Sardegna: Via S. Lucifero - Cagliari — Siculo Calabra: V. di Lampedusa, 23 - 
Palermo — Tosco Umbria: Via Ghibellina, 51 - Firenze — Venezia Giulia: Via Bartolini, 1 

- Udine — Venezia Tridentina: S. Polo, 2179 -Venezia. 

SOMMARIO : 

Quello che abbiamo fatto al Pre-Congresso Internazionale della cecità. - O. Poggiolini. pag. 1 

La Cronaca del Pre-Congresso » 5 

Giuseppe Parini - a. p » 8 

La nuova macchina dattilografica Braille del cieco di guerra Giulio Conti » 10 

L'annata musicale 1928 - R. M » 12 

S. E. Bottai parla di Virgilio » 14 

Uno studio del Dott. Chiaromonte . » 16 

Censimento dei ciechi nella Provincia di Benevento » ivi 

Le nostre guide - Nino Salvaneschi » 17 

Alfredo Trombetti » 20 

La Russia odierna e Leone Trosky » 21 

Alla ricerca della più bella donna » 23 

La Nemica - Paolo Bentivoglio » 25 

Il nuovo edificio della R. Scuola di Metodo » 27 

Il bilancio di un quindicennio » 28 

Necrologi » 29 

Un artista drammatico cieco - a. p » 30 

Biagi racconta - o. p » 31 

Eroismi di guerra . . » 34 

Don Giovanni Bosco » 36 

IL Fior della Notte- Italo Brunelli » 38 

L'interessamento di S. E. Cimoroni per un caso di cecità » 39 

Francesco Paolo Michetti » 40 

Notiziario » 41 

Con un alunno cieco del Rossini » 43 

U. I. C. Attività della Sede e delle Sezioni » 45 



fr=3 fr=ìl 






ANNO I. N. 2=3 MAGGIO=AGOSTO 1929 - VII C/C POSTALE 






ARGO 

- RIVISTA BIMESTRALE -■ 

PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (115) VIA ROBBIA 38A 



V v 

QUELLO OHE ABBIAMO EATTO 
AL PKE-CONGKESSO INTERNAZIONALE DELLA CECITÀ. 

Abbiamo fatto realmente a Vienna qualche cosa di buono e di concreto ? 

Si direbbe di sì, a giudicare dal favore che la nostra Delegazione si con- 
quistò fino dal primo giorno, dall' impressione lasciata in quasi tutte le altre 
Delegazioni, e dall'appoggio avuto dalla maggioranza di esse, allorché si trattò 
di votare su una mozione da noi proposta. 

Bisogna dire per altro che noi ci presentavamo in condizioni particolar- 
mente favorevoli. Primo : scottati dalla quasi inutilità di sette Congressi tiflo- 
logici, svoltisi in Italia nel giro di un quarantennio, siamo andati al convegno 
di Vienna, che doveva preparare il lavoro e il terreno per il Congresso Inter- 
nazionale del 1931, senza troppe illusioni, e decisi, per quanto stesse in noi, 
a semplificare e chiarificare tale lavoro. Secondo : avevamo il morale molto 
alto, perchè una parte e non piccola dei problemi che in questo ramo educa- 
tivo ancora affannano l'estero sono da noi o risolti, o avviati a razionale e 
favorevole soluzione, mercè l' intelligente interessamento del Governo Fascista. 

Noi abbiamo infatti l' istruzione obbligatoria per i ciechi applicata per 
legge dal 31 dicembre 1923 ; le scuole pubbliche, dalla quarta elementare in 
poi fino all'Università, aperte ai ciechi, senza restrizioni ; abbiamo per i ciechi 
stessi il diritto di concorrere a parità di condizioni con i vedenti in determi- 
nate categorie d' insegnamento. Ed abbiamo inoltre superato il periodo dei 
perniciosi pregiudizi, secondo i quali i ciechi dovevano avere per forza una 
psicologia speciale, differente dall'altro genere umano, e per tale ragione dove- 
vano studiare e vivere e lavorare isolati da tutti gli altri, sia da bambini che 
da grandi, quasi che fossero altrettanti deficienti mentali. Parola d'ordine per 
noi è questa: mescolare i ciechi alla vita, in ogni maniera e al più presto. 

Per il modo com'era formata, la nostra Delegazione aveva una forza ed 
un fascino speciale : ne erano parte principale ed essenziale due ciechi vera- 
mente tipici, ognuno per differenti qualità e prerogative : Augusto Romagnoli, 
dalla nobile composta serenità, filosofo nel senso migliore della parola, senza 
tendenze omicide per emissione di asfissianti gas intellettuali; rimprovero vi- 

— 1 



vente alla sfiducia dei vecchi educatori, disobbedendo ai quali compì gli studi 
classici, divenne pubblico insegnante, e aprì un nuovo sbocco ai ciechi in- 
telligenti e volonterosi ; - Aurelio Nicolodi, che fra gli acciecati della guerra 
fu il primo a porgere la mano ai ciechi civili e ad intuirne le angoscie e le 
difficoltà, mettendo al loro servizio una mente limpida e piena di risorse, e una 
gagliarda volontà che dagli ostacoli trae incitamento e coraggio. Egli, che, 
unico fra tanti, era arrivato al convegno in aeroplano, potè giustamente rim- 
proverare ai ciechi di guerra delle altre Nazioni di essere rimasti assenti e di 
non aver sentito la profonda solidarietà che doveva legarli a chi li aveva pre- 
ceduti nel regno dell'oscurità. - Il vedente che completava la Delegazione, 
colui che scrive queste note, prestava ai suoi amici i propri occhi e una vecchia 
pratica di mondo e di assemblee. 

Forza comune ai tre delegati : la stima e la fiducia reciproca, la coesione 
assoluta e la conseguente facilità d' intendersi alla prima, senza bisogno di 
alcuna discussione. 

Così soltanto si spiega come tre membri di un' Assemblea Internazionale, 
composta di 90 persone, appartenenti a una ventina di differenti Stati, abbiano 
potuto, pur attraverso alle traduzioni degli interpreti, fare accettare, molto con 
le buone e in un certo momento con le brusche, qualche punto essenziale 
della loro linea di condotta, ed opporsi recisamente agli sconfinamenti e agli 
intorbidamenti di carattere politico, che ingombrarono per quattro giorni il 
lavoro del convegno. 

Le difficoltà maggiori che dovemmo superare furono quelle di orientarci 
prontamente nella babele delle lingue, di « ambientarci », e di ispirare ab- 
bastanza fiducia perchè non sorgessero, e quand' eran sorte non si inasprissero, 
rivalità o suscettibilità nazionali, ed allorché si trattò di venire a un voto sul 
modo di formare le Commissioni preparatorie del Congresso, il voto fu favo- 
revole alla tesi sostenuta dalla Delegazione italiana, e separò le due Delega- 
zioni più numerose, la Germanica e l'Austriaca, le quali avevano avuto parte 
diretta nell'organizzazione del Pre-Congresso. 

Premesso questo, se la Delegazione Italiana riuscì ad ottenere che non si 
facessero Commissioni pletoriche, essa non potè suo malgrado evitare l'errore 
in cui gli organizzatori hanno ingolfato, sia il Pre-Congresso che il futuro Con- 
gresso, col creare nientemeno che una ventina circa di Commissioni per lo 
studio dei problemi principali e di quelli minori, esagerando nel metodo ana- 
lico, e rendendo macchinoso l'organismo che dovrebbe preparare il lavoro utile 
del Congresso Internazionale. 

Fu da noi detto apertamente al Presidente Strehl che questo era il sistema 
per preparare un'enciclopedia, non un Congresso ; ma ci rimase l' impressione 
che non avesse afferrato 1! ironia un po' mordente dell'osservazione. Ed è per 
noi augurabile in verità che una parte di quelle Commissioni non funzioni 
affatto ; che se tutte dovessero lavorare e partorissero altrettante relazioni 
da vagliare e da discutere, il Congresso dovrebbe durare almeno quattro set- 
timane, e si accumulerebbero volumi di chiacchiere ingombranti. 

2 ^ 



Gli italiani si sono accontentati di avere un rappresentante, il Nicolodi, 
neir Ufficio Centrale che organizzerà il Congresso, e di assumere la Presidenza 
di due Commissioni di capitale importanza: quella per le organizzazioni dei 
ciechi, affidata al Cav. Pestelli; quella per il lavoro, assunta dallo stesso Nico- 
lodi. Sul problema educativo presenterà una propria speciale relazione il Roma- 
gnoli, che opportunamente rifiutò la Vice Presidenza di una delle Commission. 
fra cui si è ripartito tale problema, frazionandolo in modo illogico e per noi 
assurdo. 

Già lo stesso Romagnoli aveva benevolmente stroncato e fatto cadere nel 
nulla uno dei temi proposti : quello della psicologia speciale del cieco. Con 
quella caratteristica dei bolognesi, che hanno sempre una punta di caustica e 




Seduta inaugurale del Pre-Congresso internazionale per la Cecità a Vienna 



garbata arguzia nel sorriso bonario, egli aveva dimostrato ai convenuti che 
questa fìsima della psicologia speciale era stata coltivata e alimentata a vuoto 
da una parte dei vecchi educatori vedenti, per la loro tendenza a rendere 
complicate le cose facili, ed a scorgere nel cieco un'anima e una personalità 
differente da chi possiede gli occhi. 

Ma il professore tedesco che aveva impostato per primo la questione - 
cieco e filosofo anche lui - era sorto per la replica. Aveva, il sapiente Stein- 
berg, un'oratoria da motore a scoppio, in ritmo sonoro e fragoroso ; tutte le 
consonanti e le aspirate del teutonico linguaggio, rese più aspre dall' accento 



— 3 



di sicura convinzione, sembravano minacciare di implacabile stritolamento la 
tesi dell'oratore italiano, che rafforzava quella di uno scozzese, il Dott. Halliday. 

- Pover' uomo ! veniva fatto di esclamare. Povero Romagnoli, in che gine- 
praio ti sei andato a cacciare ! Ora ti ci vaglio a rintuzzare tanta formidabile 
sonante dottrina ! 

Ma vedi sorpresa dei linguaggi che non si conoscono ! 

Quando gli interpreti, che dovevano, per così dire, tradurre anche gli 
starnuti, ci rivelarono la sostanza del discorso, ne venne fuori che il fiero 
Steiuberg aveva con lealtà di cavaliere antico deposto la sua armatura, dichia- 
randosi convinto della verità proclamata e dimostrata con tanta amabile mor- 
bidezza dal Romagnoli, e lo aveva ringraziato per una così efficace lezione di 
psicologia, che onorava davvero i ciechi del mondo. 

L'utilità maggiore dell'aver partecipato al Pre-Congresso fu quella delle 
molte e simpatiche conoscenze personali, fatte in ogni parte dell' Europa e negli 
Stati Uniti d' America, conoscenze che potranno essere molto bene utilizzate. 

Noi siamo lieti di constatare che ci dettero leale appoggio e ci mostrarono 
la loro spiccata simpatia le Delegazioni della Francia, Inghilterra, Stati Uniti, 
Germania, Svezia e Svizzera ; e siamo grati ai rappresentanti di Berlino e di 
Zurigo che gentilmente ci sollecitarono di visitare le loro Istituzioni, prima 
ancora di tornare in Italia. 

Ma siamo fieri sopratutto di aver posto, come condizione sine qua non per 
il nostro intervento al Pre-Congresso, l'aggiunta della lingua italiana alle tre 
proposte dal Comitato organizzatore, e di avervi insistito senza debolezze. 
Abbiamo con questo tutelato i diritti della nostra Patria, e procurato al con- 
vegno una nota di armoniosità che non era superflua. Infatti ci siamo sentiti 
dire da chi comprendeva poco o nulla l'italiano che il nostro linguaggio musi- 
cale e la nostra vivacità di espressione predisponevano a farci dar ragione, 
prima ancora che si sapesse che cosa avevamo detto. Abbiamo o no motivo 
di sentirci soddisfatti ? 

Oreste \ Poggiolini. 



La Delegazione Italiana è lieta di rendere col mezzo mio pubbliche e sen- 
tile grazie a S. E. Giacinto Auriti, Ministro d'Italia a Vienna, che ne seguì i 
lavori e le fu largo di signorile ospitalità ; al March. Lodovico Gavotti R. 
Console Generale, al Comm. Corti, Segretario del Fascio di Vienna, al 
Doti. Eugenio Morreale e alla Sig.na Vanda Resela dell'Ufficio Stampa della 
Legazione, al Doti. Alberto Bargelesi del Corriere della Sera, al Cao. Ernesto 
Schi ffmann e al suo Segretario Dr. Giorgio Pontremoli della Società Italiana 
di Credito, all'Ing. Gnolo, i quali tutti gareggiarono di cortesia e di premure 
per render facile e gradito il suo soggiorno Viennese. 

La Delegazione ebbe pure la singolare fortuna di trovare nell' interprete 
tedesco-italiano, Dr. K. R. Hirshler, una guida intelligente e colta, che adempì 
il suo dovere con serietà e finezza, 

o. p. 

4 ^ 



LA CRONACA DEL PRE-CONCRESSO 



La cronaca del Pre-Congresso di Vienna fu se- 
gnalata a tutti i giornali italiani, ma fu partico- 
larmente seguita dal dott. Alberto Bargelesi del 
Corriere della Sera. 

Ci serviamo perciò del suo diligente lavoro, 
apportandovi qualche modificazione per maggiore 
esattezza. 

Seduta inaugurale. 

Domenica 14 Luglio. 

Nel salone della Casa dei commercianti, a 
Vienna, è stato inaugurato il pre-congresso inter- 
nazionale della cecità, che deve servire di prepa- 
razione al Congresso che si svolgerà nel 1931. 
Novanta delegati, in gran parte ciechi, rappresen- 
tanti ventitré nazioni d'Europa e d'America, erano 
presenti alla seduta d'apertura. Dall' Italia sono 
giunti il capitano comm. Aurelio Nicolodi, cieco 
di guerra, presidente dell' Unione Italiana Ciechi, il 
prof, comm Augusto Romagnoli, direttore della 
R. Scuola di metodo per gli educatori dei ciechi, 
il Cav. Oreste Poggioliui, segretario della Fe- 
derazione nazionale delle istituzioni pro-ciechi e 
il rev. don Stoppani, dell' Istituto dei ciechi di 
Milano. 

Accompagnati e guidati amorevolmente da amici 
e da parenti, i delegati hanno preso posto nel- 
l'ampia sala, la cui parete di fondo è occupata da 
un grande ritratto a colori di Francesco Giuseppe : 
sulle mensole però spiccano due busti : di Cristo- 
foro Colombo e di Alessandro Volta. 

Dopo un breve saluto del rappresentante del 
Governo austriaco, il presidente, Strehl, ha pro- 
nunciato il discorso di apertura. Egli ha ricordato 
che a Vienna si svolse, nel 1873, ^ primo Con- 
gresso tedesco della cecità e ha dato il benvenuto 
ai congressisti, augurando che i lavori diano risul- 
tati pratici per la tutela degli interessi morali e 
materiali dei ciechi. Prendono quindi la parola i 
rappresentanti del Ministero dell'Istruzione, del 
Ministero della Previdenza sociale, del Municipio 
di Vienna, nonché delegati di tutte le Nazioni 
presenti. 

Notevole per la sua sobrietà e per la nota ori- 
ginale che ha portato al Congresso è stato il di- 
scorso del delegato italiano Oreste Poggiolini, il 
quale ha recato il saluto augurale a nome della 
Federazione Nazionale delle Istituzioni pro-ciechi. 
« Da alcuni anni - egli ha detto - il problema 
educativo e assistenziale dei ciechi è entrato in 
Italia in una fase di fervida e rinnovata attività : 
vi è entrato da quando i ciechi di guerra, rap- 
presentati dai loro elementi migliori, quali Carlo 
Delcroix e Aurelio Nicolodi, presero sotto il loro 
affettuoso patrocinio la causa dei compagni che li 
avevano preceduti nell'oscurità riuscendo a formu- 
lare un programma pratico e concreto, e facendolo 
benevolmente accettare dal Governo diretto dal- 
l' on. Mussolini. 



e Lo Stato italiano è intervenuto a integrare 
intelligentemente, sulla base di un programma che 
abbraccia tutto il Regno, gli sforzi e le iniziative 
della privata beneficenza, che spesso rimanevano 
sterili per il loro isolamento. E dopo una serie di 
sette Congressi tenuti in Italia, nel giro di circa 
un quarantennio, assai scarsi di pratici risultati, 
siamo finalmente in marcia ». 

Il Poggiolini ha aggiunto che la delegazione 
italiana ascolterà deferente e desiderosa di cono- 
scere le esperienze dei ciechi delle altre Nazioni 
ed esporrà in breve le proprie idee e le proprie 
esperienze, riservandosi di illustrarle poi ampia- 
mente al Congresso del 193 1. 

Il comm. Nicolodi, parlando a nome della 
Unione Italiana dei Ciechi, costituita da ciechi ci- 
vili e da ciechi di guerra, ha riscosso 1' approva- 
zione unanime dell'assemblea esprimendo la sua 
dolorosa meraviglia per non trovare presente nes- 
suno dei ciechi di guerra di altre Nazioni e con- 
statando con rammarico come essi non abbiano 
sentito la profonda solidarietà che doveva legarli 
ai bambini ciechi e agli accecati per infortunio o 
per malattia. 

Degno di nota per la sua simpatica concisione 
ed espressione fu pure il discorso di saluto della 
signora Ella Kausler di Berlino, dall'aria intelli- 
gente ed energica, la quale ripetè poi lo stesso 
discorso in inglese e in francese. 

Quando si è trattato di nominare i membri del- 
l' Ufficio di presidenza, mancando nella lista un 
italiano, il Nicolodi lo ha proposto nella persona 
del prof. Augusto Romagnoli. È seguita una lunga 
discussione perchè altre nazionalità facevano iden- 
tica richiesta ; si è convenuto, infine, con la cor- 
diale adesione dei rappresentanti della Francia, 
della Germania e dell'Inghilterra che venissero 
inclusi nell'ufficio di presidenza i delegati delle 
Nazioni le cui lingue sono ammesse come lingue 
ufficiali del Congresso, e precisamente 1' italiana, 
la francese, la tedesca e 1' inglese. Per l' Italia è 
stato nominato il prof. Romagnoli. 

Due sole stonature ha avuto il congresso. Un 
delegato fiammingo ha portato una nota irreden- 
tista attaccando il Belgio, e un cieco russo ha te- 
nuto una lunga conclone a base di rettorica bol- 
scevica. Entrambi sono stati interrotti dal pre- 
sidente. 

I discorsi venivano tradotti dagli interpreti e 
perciò potevano essere ascoltati nelle quattro lingue. 
Tra gli interpreti è anche una signora cieca che 
prende appunti con il metodo Braille. I lavori 
veri e propri del congresso cominceranno domani 
e finiranno mercoledì venturo. 

Seconda giornata. 

Lunedì 15 Luglio. 

La seconda giornata del Pre-Congresso è stata 
occupata quasi totalmente dallo scambio di idee dei 



— 5 



convenuti circa le varie Commissioni che dovranno 
essere istituite con V incarico di esaminare le spe- 
ciali questioni da sottoporre al Congresso. 

E' stata così trattata la costituzione di una 
Commissione speciale per 1' igiene, per l'educazione 
e per gli accordi concernenti le stamperie, la scrit- 
tura Braille, le annotazioni musicali, ecc. Si è in- 
vece ritenuto opportuno rinunciale a una Commis- 
sione per lo studio del problema psicologico perchè 
il Congresso ha accettato le idee dello scozzese 
dott. Halli day efficacemente appoggiate dal prof. Ro- 
magnoli, i quali hanno sostenuto che la psicologia 
dei ciechi non si differenzia da quella degli altri 
uomini e che si deve purtroppo a questa errata 
opinione se vi sono tanti pregiudizi intorno alle 
capacità intellettuali e lavorative dei ciechi. 

11 prof. Steinberg tedesco, che sembrava in un 
suo primo discorso esser favorevole alla Commis- 
sione stessa, vi rinunciò con simpatiche dichiara- 
zioni, dopo lo stringente ed elegante discorso del 
prof. Romagnoli, dicendo di essere entrato perfet- 
tamente nel suo ordine d' idee. 



Terza giornata. 

Martedì 16 Luglio. 

La seduta odierna del Pre-Congresso è stata 
caratterizzata dalla grande vivacità dimostrata dai 
delegati italiani, che si erano proposti lo scopo di 
riportare su una linea di praticità gli studi preli- 
minari del convegno. Il dibattito si è fatto vivis- 
simo a proposito delle varie Commissioni di studio, 
che la Presidenza proponeva fossero composte di 
numerosissimi elementi per accontentare anche tutte 
le più piccole nazionalità. 

11 Capitano Nicolodi fece rilevare l'assurdità 
di tale metodo per gli effetti utili del lavoro, e la 
sua proposta di limitare a pochi i membri di cia- 
scuna Commissione fece supporre che essa nascon- 
desse propositi di esclusioni, e ciò suscitò le pro- 
teste per parte dei rappresentanti fiamminghi, om- 
brosissimi, e decisi di afferrare ogni occasione o 
pretesto per fare propaganda politica irredentista 
contro il Belgio. 

La Presidenza, disorientata, stava per indire una 
votazione, che non teneva conto di quanto era stato 
deliberato precedentemente e cioè che ogni delega- 
zione avesse un solo voto. Per questo procedimento 
illegale protestò energicamente Poggiolini e la se- 
duta dovette essere sospesa. Vi furono alla ripresa 
incitamenti di pacificazione per parte di un rap- 
presentante inglese. Poggiolini chiarì allora gli scopi 
della delegazione italiana, non politici ma pratici, 
e Xicolodi propose una mozione tendente a conci- 
liare equamente le esigenze degli studi da com- 
piersi con la ripartizione delle rappresentanze per 
nazionalità. La votazione della mozione è rimandata 
alla seguente seduta. 

La tesi delle commissioni pletoriche è stata so- 
stenuta dal rappresentante Mr. Raverat, franco- 
americano. 

Anche in questa riunione si è avuto il solito 
discorso russo a prò della terza internazionale. 



Giornata di chiusura. 

Mercoledì IJ Luglio. 

Il Pre-Congresso internazionale della cecità 
minacciava stamani di arenare nelle secche della 
politica, a causa delle infuocate dichiarazioni bol- 
sceviche dei russi e delle vive proteste dei fiam- 
minghi, contrari a mettere il lavoro a prò dei ciechi 
sotto il patronato della Società delle Nazioni, se- 
condo una proposta dei delegati inglesi. 

Le due pattuglie veramente tenaci e agguerrite 
erano venute manifestamente, non per trattare le 
questioni speciali della cecità, ma per afferrare ogni 
occasione utile per la propaganda delle loro idee 
e aspirazioni. La condotta oscillante del presidente 
Strehl, dava buon giuoco ai focosi combattenti. 

Si è arrivati al punto che tre fiamminghi hanno 
lasciato la sala protestando, al canto dei loro inni 
nazionali, ritenendosi lesi nella loro libertà di pa- 
rola. 

La delegazione italiana è intervenuta con energia 
e accortezza. Poggiolini ha richiamato la presidenza 
al dovere che essa aveva di scartare dalla discus- 
sione tutto ciò che sconfinava dagli scopi del con- 
vegno e Nicolodi ha insistito, riuscendo nell' in- 
tento, che si mettesse ai voti la sua mozione per 
la nomina delle commissioni internazionali con un 
sistema che accoppiasse la praticità del lavoro alla 
legittima suscettibilità delle nazioni rappresentate. 

Si sono associate alla mozione Nicolodi le de- 
legazioni degli Stati Uniti, dell'Inghilterra e della 
Francia; vi hanno aderito poi le delegazioni della 
Germania, della Svizzera e della Svezia. La mozione 
è stata approvata a maggioranza. La delegazione 
italiana è uscita dal convegno circondata da cal- 
dissime simpatie. 

Ecco il testo esatto della mozione Nicolodi, su 
cui avvenne la votazione, e su cui si è pronunciata 
favorevolmente la maggioranza delle delegazioni in- 
tervenute : 

« La Delegazione Italiana propone che i Pre- 
sidenti delle Commissioni che saranno istituite dal 
Pre-Congresso per lo studio dei vari problemi posti 
all'ordine del giorno vengano nominati da una Com- 
missione composta da un rappresentante di ogni 
Stato rappresentato nel Pre-Congresso. 

« 11 Presidente di ciascuna Commissione sce- 
glierà poi coloro che dovranno comporre la Com- 
missione, nel numero che riterrà più opportuno, 
tenendo in debito conto le raccomandazioni che 
gli vennero fatte dalle singole delegazioni, restando 
inteso che di ogni Commissione non potrà far parte 
che un solo rappresentante per ogni Nazione. 

« I Presidenti delle Commissioni potranno es- 
sere scelti anche fuori dei membri intervenuti al 
Pre-Congresso ». 

È stato accettato un invito degli Stati Uniti 
perchè una delegazione di esperti si rechi dall'Eu- 
ropa in America prima del Congresso internazio- 
nale, per visitare le varie istituzioni dei ciechi. 

Si è proceduto alla nomina dei presidenti delle 
molte commissioni stabilite, lavoro che ha occu- 
pato oltre tre ore. 

A far parte della commissione esecutiva cen- 
trale, che preparerà il Congresso internazionale 



6 — 



sono stati nominati Strehl tedesco, Altmann au- 
striaco, Nicolodi italiano, Mowatt inglese, Ra- 
verat americano e Villey francese. 

Il convegno si è chiuso dopo alcuni buoni di- 
scorsi di saluto, cancellanti ogni eco di passata 
divergenza. La serie fu inaugurata dal rappresen- 
tante italiano Poggiolini. 

Il Borgomastro di Vienna ha offerto ai con- 
gressisti un grande e signorile ricevimento. 

Impressioni del « Corriere della Sera ». 

Un notevole articolo di impressioni fu inviato 
dallo stesso dott. Bargelesi al Corriere della Sera 
col titolo : Ciechi di ventitré Nazioni a Coftgresso, 
che apparve nei numero del 30 luglio dello stesso 
giornale, articolo da cui stralciamo alcuni periodi 
che si riferiscono all' opera e all' influsso della 
Delegazione Italiana. 

« Dopo Hatiy e Moon, dopo Braille, l' inven- 
tore del noto sistema di scrittura rilevata rapido 
e semplice, e il tedesco Klein, la tifiologia, o 
scienza del carattere a rilievo, ha preso un'enorme 
diffusione e con essa è aumentata per il cieco la 
possibilità di apprendere e di comunicare con i 
suoi simili. Negli Istituti creati dalla pubblica be- 
neficenza riceve un' istruzione adeguata e gli viene 
offerta l'occasione di imparare qualche lavoro utile. 
Assai diffuso è l' insegnamento della musica. Ma 
per 1' istruzione superiore si presentano, secondo 
alcuni, difficoltà gravi, ritenendosi necessari gin- 
nasi, licei e Università speciali. Come si vede, nel- 
T Europa continentale esiste ancora la tendenza a 
considerare il cieco come un essere diverso dagli 
altri. Ora è precisamente in questo campo che la 
Delegazione italiana ha portato al Congresso idee 
nuove, frutto di un'esperienza recente ma nata dopo 
lunga incubazione. In Italia l'antico pregiudizio è 
superato e gran parte delle conquiste alle quali 
aspirano gli altri Paesi sono già realizzate. È su- 
perfluo ricordare qui l'opera del capitano Aurelio 
Nicolodi, cieco di guerra, per la rieducazione dei 
soldati che sacrificarono gli occhi alla Patria e 
l'azione tenace da lui svolta con la collaborazione 
di Carlo Delcroix e di Augusto Romagnoli per la 
riforma degli Istituti dei ciechi civili, per la fon- 



dazione dell'Unione Italiana dei Ciechi e della 
Federazione nazionale degli Istituti dei ciechi, per 
quelle della Stamperia, del « Corriere dei Ciechi » 
e del e Gennaiiello », il giornalino per i bambini 
dovuto alla fervida iniziativa di Oreste Poggiolini, 
segretario della Federazione. 11 passaggio alla di- 
pendenza del Ministero della Pubblica Istruzione 
di quegli Istituti che hanno prevalentemente scopo 
educativo e la concessione dei mezzi finanziari da 
parte del Governo nazionale, completano il quadro 
di ciò che si è fatto e si va facendo in Italia. 

e Durante tutto il convegno dei ciechi, la più 
calda simpatia ha aleggiato intorno ai delegati ita- 
liani Aurelio Nicolodi e Augusto Romagnoli, che 
a buon diritto possono essere chiamati i ciechi veg- 
genti, poiché pei primi essi hanno compreso quale 
via si deve seguire per rendere meno amara la 
sventura ai compagni senza luce. In Italia Nicolodi 
ha voluto ed è riuscito ad ottenere che i soldati 
ciechi riprendessero a lavorare e ad amare la vita 
e il lavoro. Il comm. Romagnoli, che dirige la 
R. Scuola di Metodo per gli educatori dei ciechi, 
offre il raro esempio di una volontà pronta a su- 
perare tutti gli ostacoli. Or sono quarant'anni, dopo 
avere ricevuto la prima istruzione nell'Istituto dei 
ciechi di Bologna, egli si presentava al preside di 
quel ginnasio per dirgli che desiderava di frequen- 
tare i corsi pubblici. Sembrò un' audacia inaudita 
e qualcuno sorrise. Ma il giovinetto cieco non si 
perdette d'animo. Fu ammesso, studiò con tenacia 
aiutandosi ingegnosamente (dava due soldi all' ora 
a un vecchio campanaro che gli leggeva i testi), 
frequentò il ginnasio e il liceo, passò all' Univer- 
sità e prese la laurea in filosofia, scienza che in 
seguito insegnò nelle scuole pubbliche. 

« Egli e il Nicolodi sono convinti che il cieco 
non deve essere sottratto alla società umana: una 
volta avuta l'istruzione preliminare, può studiare 
con gli altri uomini, può e deve con gli altri 
uomini lavorare nelle scuole, nelle officine, nei 
campi ed essere utile a sé stesso e alla comunità. 

« Solo così il cieco, uscito dalla tutela del pas- 
sato, non più avvolto in una atmosfera di sterile 
pietà, ma accompagnato da una sana assistenza, 
può trovare nel consorzio degli uomini nuove ra- 
gioni di amare la vita e, operando, sopportare il 
peso della sua minorazione ». 



Fatevi soci contribuenti dell' UNIOiNE ITALIANA CIECHI. 
Con un versamento minimo di LIRE SEI aiuterete un'opera 
di elevazione mirabile ed avrete in omaggio la presente 
Rivista. 



— 7 



GIUSEPPE PARISI. 

Ricorre quest'anno il secondo centenario della nascita del Parini, perchè vide 
la luce a Bosisio, nella Brianza, il 23 maggio 1729, e la povera casa dove nacque 
rimane ancora oggi. Per una scaletta traballante si sale alla stanza nuda, a travi 
scoperte, dove il poeta aperse gii occhi : dalla finestra si vede il laghetto di Pu- 
siano, il vago Eupili da lui celebrato. Il De Sanctis lo ha definito il primo poeta 
della nuova letteratura. Appena se ne legge la vita, i particolari della sua fierezza 
e 1' energia del suo carattere ce lo rendono subito simpatico. Deve tutto a sé stesso, 
alla sua forza di volontà, al suo ingegno. Partecipò a polemiche contro il padre 
Bandiera e contro il barnabita Paolo Onofrio Branda. Era di moda l'essere co- 
smopoliti, ed egli ammoniva, guidato dalla sua coscienza : « Guai a quella patria 
i cui cittadini sono indifferenti per essa e che con una stoica malvagia filosofìa 
chiamano loro patria tutto il mondo per non avere patria veruna ». 

Entrò nella carriera ecclesiastica non per sua vocazione ma per necessità di 
pane ; egli invece avrebbe voluto costituire una propria famiglia, avere a fianco 
la donna prescelta, allevare dei figli. Rammentate come in una sua graziosa can- 
zonetta scritta per nozze descrive il destarsi della sposa all'alba? 

« Bel vederla in sulle piume 
Riposarsi al nostro fianco, 
L' un de' bracci nudo e bianco 
Distendendo in sul guancial ». 

Ha profondamente amato varie donne, e per qualcuna ha spasimato davvero, per- 
chè fu uomo anche lui e dell'uomo ebbe tutti i caratteri, virtù e difetti, vigorìa 
e fragilità. La tradizione ha voluto farne uno scrittore e un carattere ideale tutto 
di un pezzo. Buon suddito di Maria Teresa e di Giuseppe II, fu protetto dal go- 
vernatore austriaco ; e tranne un momento critico, allorché dovè lasciare il suo 
ufficio di precettore in casa della duchessa Serbelloni, e lo lasciò per uno scatto 
che lo onora, egli visse con sufficiente agiatezza. 

Ammirò quella società aristocratica che egli colpì d'ironìa nel Giorno ; e non 
si potè esimere dal provare una certa invidia per i privilegiati che passavano la 
vita nei loro salotti, sia pure annoiandosi e che senza servire a nessuno, erano 
serviti da tutti. 

Come si è inchinato, quasi genuflettendosi, alle signore che se lo contende- 
vano e che si mostravano gentili, affettuose con lui ! con quale spirito di galan- 
teria le ha cantate! lo attesta l'ode alla gentildonna Cecilia Renier Tron, di cui 
con accento di commozione ritrae la bellezza, le forme squisite, il candido seno; 
quella diretta alla marchesa Paola Castiglione Litta, che gli donava le tragedie 
dell'Alfieri e soprattutto l'ode alla contessa Maria di Castelbarco, che mandava a 
prendere notizie di lui, infermo. Aveva allora 64 anni, ma il suo spirito si man- 
teneva in un ardore di perenne giovinezza," poiché in quest'ode perfetta per con- 
cepimento ed esecuzione rievoca le forme delicate, le braccia rigogliose, i neri 
capelli, le magnifiche dita che egli bacerebbe e le belle labbra di lei. Sei vecchio, 
gli sussurra il volgo: sei ridicolo alla tua età con le tue frenesìe d'amore. Che 
importai E qui il poeta si rivela nella sua indole schietta; non lo attrae né il 
danaro, nò l'ambizione di titoli vani, ma il gradito spettacolo della bellezza. Al 
tramontare old secolo egli sarà già morto : la contessa è giovane; gli sopravviverà 
di parecchio; ma al passare di lei non lungi dal cimitero, le ossa del poeta sus- 
sulteranno. 

Certo le sue odi civili recano un contenuto nuovo nella nostra lirica, un con- 
tenuto serio e dignitoso: lo sguardo di lui si posa su chi lavora, su chi è utile 
alla società; ma talvolta si colloca da sé stesso sul proprio piedistallo ; si guarda 
e si ammira come nell'ode la Caduta. V è qui un cruccio interiore. Ne sappiamo 
la causa : non aveva ottenuto un beneficio ecclesiastico cui aspirava. Di qui il 
suo sfogo contro la società del suo tempo. Si chiude nella sua arte pura in atteg- 

8 — 



giumento sdegnoso ; rimarrà fedele ai suoi ideali ; non prostituirà hi sua Musa. 
Eppure aveva anch' egli adulato i potenti come Maria Teresa e a Maria Beatrice 
d' Este rivolgeva un sonetto quasi da innamorato ; aneli 7 egli aveva scritto versi 
poco castigati e tutt 7 altro che da sacerdote esemplare. Il Carducci in uno dei suoi 
scatti lo dice prete scandaloso. 

È immortale come autore del Giorno. Nessuno lo pone in dubbio, ma com' è 
possibile giudicare in modo definitivo un poema non terminato, corretto e ricor- 
retto con incontentabilità artistica ! Ha voluto ritraivi la mollezza, la vita effem- 
minata dell' aristocrazia del suo tempo, ma non tutti i nobili erano come il gio- 
vine signore : v'erano aristocratici dello stampo di Pietro Verri che nulla avevano 
da rimproverarsi ; araldi della nuova età, studiosi e lavoratori. Il Giorno manca 
d'unità organica: il protagonista si confonde troppo con l'ambiente: è figura 
scialba, senza contorni, senza rilievo. 

Se il Parini, come si è sostenuto, si fosse davvero prefisso lo scopo di com- 
battere l'aristocrazia come ceto privilegiato e di contribuire con la sua arte al 
trionfo delle nuove idealità democratiche, al Mattino e al Mezzogiorno sarebbero 
seguite le altre parti; o avrebbe rifuso il suo poema satirico e lo avrebbe lan- 
ciato come segnale di battaglia, come manifestazione d'alta poesia infiammata da 
passione ardente. Non lo avrebbero trattenuto il contrasto con editori infidi o 
altre ragioni più o meno plausibili. Ma quella passione mancava in lui : prevalse 
l'artista, il cesellatore di versi finissimi sull'ispirazione che veniva meno. E il 
poema non fu compiuto. Quella aristocrazia non gli era stata mai nemica, quelle 
belle donne lo avevano blandito e accarezzato, ed egli le cantava con tutta la sua 
più fervida fantasia. 

E sia detto con la maggiore reverenza : il Parini non è un sommo poeta : e 
più letterato che poeta, lo giudicò il Leopardi. Il lettore, che pur ammira l'arte 
squisita di lui, mai si sente trascinare in alto come alla lettura dei capolavori più 
insigni, come, ad esempio, ci trascina il Foscolo coi suoi Sepolcri, per citare 
l'esempio di un poeta, che del Parini ha pur sentito l'influsso. E si è anche esa- 
gerato sugli effetti che l'autore del Giorno ha prodotto nella coscienza degl'ita- 
liani. Quel poema di colorito virgiliano, di forma raffinata e aristocratica, non 
facile a comprendersi, non poteva essere gustato che da un numero limitato di 
lettori : ci voleva ben altro ad agire sulla moltitudine, a scuoterla e a ritemprarla ! 
Quello che piace in esso e che risponde al nostro spirito è il forte accento d'ita- 
lianità che lo avviva: a chi adora la Francia, risponde additando l'Italia, le sue 
terre feconde, i suoi lavoratori tenaci ; a chi esalta il gallico idioma e ne fa pompa, 
risponde glorificando e contrapponendo la nostra lingua. 

Vivo, il Parini ebbe fama adeguata ai suoi meriti ; scomparso, lo celebrarono, 
lo idealizzarono il Monti, il Foscolo, il Leopardi. Egli apre in Italia quel rinno- 
vamento letterario, cui seguiva più tardi il rinnovamento politico. 

a. p. 



Potete far felice un bambino cieco con l'abbonarlo a 
" GENNARIELLO „ - che il Prof. Augusto Romagnoli ha de- 
finito " l'ala palpitante nel ciclo delle nostre scuole,,. 

Inviare L. 25 all' indirizzo sottosegnato, dove si tengono 
sempre aggiornati gli elenchi di tutti i bambini ciechi d'Ita= 
Ha; Cav. ORESTE POQGIOLINI - Segretario della Federazione 
Nazionale delle Istituzioni prò -ciechi — Piazza d'Azeglio, 13 — 
FIRENZE (122). 

— 9 



LA NUOVA MACCHINA DATTILOGKAFICA BEAILLE 
DEL CIECO DI OUERKA GIULIO CONTI. 

S. M. il Re, nella visita alla Mostra di biblioteconomia, organizzata in oc- 
casione del Congresso internazionale delle biblioteche tenutosi a Roma nel 
Giugno decorso, si compiaceva di prestare particolare attenzione alla macchina 
inventata dal cieco di guerra Giulio Conti, macchina che apporta grandi van- 
taggi ai ciechi per la scrittura dei loro libri. 

S. M. il Re si congratulava con 1' inventore, al quale stringeva calorosa- 
mente la mano. 

Queste congratulazioni rappresentano un premio ben meritato alle molte e 
ignorate fatiche dell' inventore, che aggiunge ai suoi meriti quello di una 
schietta modestia. 

Egli nacque a Faenza nel 1894. 

Da giovinetto si occupò come aggiustatore meccanico nell' officina Casadio 
di Faenza. 

Chiamato alle armi nel 1914, prese parte alla guerra fino dal suo inizio 
nel 3° Regg. artiglieria da campagna, e partecipò alla presa di Gorizia, alla 
battaglia sull'Altipiano di Asiago, a quella del Monte Cengio, del Grappa, del 
Piave. 

Fu appunto sul Montello il 2 Luglio 1918, che lasciando il fronte per una 
breve licenza accordatagli in premio per il primo fra i camerati della sua bat- 
teria, che uno scoppio di granata lo rendeva completamente cieco. 

Seguì quindi il corso di rieducazione presso la casa istituita in Firenze dal 
Comitato Fiorentino per l'assistenza ai ciechi di guerra, e qui, mentre atten- 
deva all'apprendimento del massaggio come sua nuova professione, prese ad 
interessarsi delle macchine dattilografiche per la scrittura dei ciechi, in seguito 
ad un concorso bandito dall' U. I. C. nell'anno 1928. 

È interessante un particolare riferito dal Conti stesso. 

Mentre S. M. lo interrogava intorno alla sua macchina, egli rivedeva nella 
sua memoria la figura del Sovrano, allorché più di una volta al fronte, e pre- 
cisamente all'Osservatorio Reale presso Coimons, aveva voluto consumare una 
modesta refezione insieme al gruppo dei soldati, di cui pure il Conti faceva 
parte ! 

Non è dire con quanta tenacia il Conti si sia adoperato per oltre 4 anni 
intorno alla nuova invenzione, attraverso esperimenti che esaurivano le sue 
energie fisiche, senza peraltro fargli perdere un momento la fiducia nel suo ri- 
sultato. A valutare giustamente lo sforzo diuturno compiuto dal Conti in questo 
lungo periodo di applicazione intensa e logorante, basti il considerare che non 
ha potuto valersi del disegno per guidare la fabbricazione dei vari congegni 
dell' apparecchio, e che soltanto la paiola è stata il suo mezzo di comunicazione. 

Questa macchina è la realizzazione di importanti vantaggi che nessuna 
altra macchina del genere possiede riuniti. Essa è, senza ombra di vanteria, un 

10 — 



utile invenzione italiana che fa onore all'inventore e all'Unione Italiana dei 
ciechi, al cui patrocinio morale e finanziario deve il suo buon successo. 

La nuova macchina dattilografica Braille, si differenzia essenzialmente dalle 
altre macchine simili esistenti in commercio; per aver risolto l' importantissimo 
problema del cosiddetto interpunto, che permette la scrittura su ambedue le 
facciate di uno stesso foglio, senza che le scritture si sovrappongano. Inoltre 
questa macchina dà la scrittura che dicesi visibile, quando si tratta delle mac- 
chine dattilografiche comuni e che in questo caso è leggibile al tatto senza 
togliere il foglio dalla macchina. Essa consente infine di scrivere il foglio pie- 
gato in due pagine e messo in macchina per il lato lungo come si richiede 
per la formazione dei libri. 

Queste tre proprietà della macchina Conti, che non si trovano riunite in 
nessuna delle macchine attualmente in commercio, unitamente alla sua sem- 
plicità e solidità che ne garantiscono il perfetto funzionamento, e la resistenza, 
la sua linea elegante e il suo basso prezzo, dovuto alla buona volontà della 
ditta costruttrice, la rendono nettamente superiore a tutte le altre macchine 
dei genere. 

Una lode devesi pure all' officina Fratelli Eovato di Firenze che ha co! 
massimo impegno assecondato l'opera del Conti e dell' U. I. C. 

Il prezzo di vendita della macchila è di L. 660 non comprese le spese di 
spedizione. Le richieste debbono essere indirizzate alla Sede Centrale dell'U. I. C. 
Via Robbia, 38 A - Firenze. 

Si ritiene che la vendita della macchina potrà essere iniziata nel prossimo 
autunno. 



Alla Mostra di biblioteconomia, per cura della Federazione Nazionale delle 
Istituzioni pro-ciechi, figuravano, oltre la macchina Conti, un campionario 
delle opere della Stamperia Nazionale Braille, parecchi volumi scritti a mano 
della Biblioteca Nazionale Regina Margherita di Genova, nuovi modelli di 
plastici geografici per ciechi, in corso di costruzione presso il Cav. Nicola 
Bossi di Milano, e il 2° volume dell'Atlante geografico, compilato dal Cav. Bog- 
giolini, la Bibliografia delle opere della cecità del Brof. Ernesto Soleri. 

Fu questa una delle sezioni della Mostra che attirò grande attenzione e 
fu ammiratissima dai congressisti italiani ed esteri, riuniti al 1° Congresso 
internazionale delle Biblioteche. Un maggior successo si sarebbe ottenuto se la 
Mostra non fosse stata inaugurata in ritardo, quando V interessamento dei Con- 
gressisti era altrove rivolto, ed essi stavano per lasciar Boma. 

Ma in questo Congresso gli organizzatori, bisogna dirlo con schiettezza, non 
brillarono per eccessiva capacità, ne fecero figurare come meritava V Balia fa- 
scista. Non faccia il cipiglio il Senatore Cippico : è proprio così. 

— 11 



L'ANNATA MUSICALE 1928. 



DalV« Arcilibro », utilissima pubblicazione 
annuale, che riassume V attività libraria e 
culturale in ogni campo, rileviamo questo 
interessante scritto sulV annata musicale 
del 1928. 

Se i confronti sono sempre odiosi, inutile stare a vedere, se e fino a che punto 
V attività dei musicografi italiani abbia superato quella dell 7 anno precedente. Senza 
contare che grandi differenze nella sostanza e nel ritmo della produzione propria- 
mente musicale e storico esegetica, non mi pare che se ne possano scorgere. 

Musicisti nuovi non se ne sono rivelati : i giovani che già avevano combat- 
tuto onorevolmente le prime battaglie, hanno proseguito con maggiore o minore 
fortuna la loro strada ; gli arrivati si sono poco occupati di consolidare le posi- 
zioni raggiunte ; e i vecchi, si sa, son vecchi e non contano più. Ma la parola 
nuova, V uomo nuovo che s' aspettava da tempo e tutt'ora s'aspetta, non è venuto, 
Questione di pazienza. 

Il « genere » musicale che, malgrado tutto, malgrado cioè la cosiddetta crisi 
delle imprese teatrali, e le spietate flagellazioni e rinuncie imposte in sede este- 
tica all' estro del musicista, è maggiormente coltivato, resta pur sempre quello del 
teatro per musica. Il melodramma o come altrimenti si voglia chiamarlo esercita 
ancora un fascino irresistibile. 

Ottorino Respighi ha fatto rappresentare ad Amburgo La Campana sommersa 
(18 novembre 1927) tratta dall' anonimo dramma dello scrittore tedesco Gerardo 
Hauptmann, col più lieto successo; e quest'anno l' opera venne fatta conoscere in 
Italia, a Roma ed a Milano. 

Entro i confini del nostro Paese, Ermanno Wolff Ferrari, musicista prezioso e 
delicato, ha dato V opera Sly (Milano, 24 dicembre 1927) d' argomento Shakespe- 
riano, ricco non soltanto di colore, ma di un vivo appassionato movimento dram- 
matico. L'autore elegantissimo di alcune commedie musicali rievocanti con gu- 
stosa originalità 1' ambiente veneziano del '700, s' è proposto con Sly di tentare un 
mondo diverso dal suo abituale, e non si può dire che non vi sia riuscito. Un altro 
noto operista, Riccardo Zandonai, ha fatto rappresentare Giuliano (Napoli, 4 feb- 
braio 192rt), un prologo, due atti e un epilogo di Arturo Rossato. Il dramma a 
colori mistico-religiosi, offre alio Zandonai il modo di riaffermarsi sicuro domina- 
tore del teatro e dei mezzi sommi a sua disposizione, pur non recando nessuna 
nuova favola. 

Alla Scala di Milano (9 aprile) una seconda novità è stata Tien Hor, di Guido 
Bianchini, tre atti su libretto di Gioacchino Forzano. Questo dramma cinese, che 
ricalca, ahimè! vecchi motivi europei, non possedeva forse in sé stesso le qualità 
necessarie a stimolare la attività creatrice di un musicista sensibile e raffinato 
come il Bianchini; onde l'opera viene soltanto a testimoniare della sua nobiltà 
artistica e della sua preparazione. A Milano ancora alla Scala, Ildebrando Piz- 
zetti ha fatto conoscere Fra Gherardo, su libretto dello stesso Pizzetti. L' autore, 
che occupa a buon diritto uno dei primissimi posti nella Scala dei valori musicali 
d'oggi italiani, aveva detto qualche anno fa con Debora e Jaele una parola che 

12 — 



recava in se splendide promesse: Fra Gherardo, cui nuoce una preoccupazione reli- 
giosa di natura intellettuale, che non riesce a trasfigurarsi in termini di poesia, è 
opera di vasto impianto e di nobilissima fattura. Una certa secchezza e fissità che 
si nota in qualche parte è compensata da pagine complesse e potenti, soprattutto 
poste a chiusura di ogni atto. Ultima novità importante della stagione è Dafni, 
del maestro Mule, rappresentata a Koma con vivo successo. Il Mule siciliano, ha 
dato una veste ricca e originale al dramma pastorale. Fra le altre novità note- 
remo : Secchi e Sberlecchi, libretto di A. Beltramelli e musica di Virgilio Verbali 
(Udine) ; il ballo La Vecchia Milano, azione scenica di Giuseppe Adami e musica 
di F. Vittadini, ecc. 

Tralasciando di parlare della musica sinfonica e da camera, due avvenimenti 
vanno ricordati che interessano particolarmente la vita musicale italiana del 1928. 
Il primo, in ordine cronologico, è stato il ciclo di manifestazioni musicali organiz- 
zate da Adriano Lualdi alla Fiera Campionaria di Milano. Concetto delP iniziativa 
è stato quello di offrire un quadro sintetico e significante della evoluzione della 
musica italiana dal suo nascere ad oggi. Questo è stato pretesto ad una soggettiva 
riesnmazione del Combattimento ài Tancredi e Clorinda di C. Monteverdi, della Ita- 
liana a Candia del Cimarosa, e della Valle di Catalani II secondo avvenimento è 
il VI Festival Internazionale organizzato dalla C. D. N. M. a Siena lo scorso set- 
tembre, i cui concerti furono diretti egregiamente dal M.° Bernardino Molinari. 

Questo raduno annuale dei musicisti di ogni paese serve a dare uno sguardo 
<P insieme alle varie tendenze che si contendono il campo musicale (V Europa, 
Panno scorso è stato tenuto a Francoforte, quest'anno a Siena. Fra gP Italiani 
figuravano Tommasini, Casella, Alfano; fra gli stranieri Eavel, Hiudemith, Bloch, ecc. 
e se i primi hanno dato saggio di misura e saggezza, non si può dire altrettanto 
dei secondi, per quanto in misura minore che a Francoforte. 

Due avvenimenti, infine, dei quali bisognerà dar notizia, sono i premi asse- 
gnati dal Secolo a due giovani musicisti che han già dato belle prove d'ingegno. 
Il primo è toccato ad Antonio Veretti; il secondo a Franco Casavola, la cui opera 
in un atto II gobbetto del Califfo, con libretto del Eossato, sarà eseguita al Teatro 
Beale dell'Opera nella prossima stagione. 

E. M. 



(*) L' Arcìlibro viene pubblicato ogni anno dall' Editore Ravagnati di Milano. Costa L. 12. 
^Nel prossimo numero riassumeremo le novità apparse nel 1929. 



Ogni amico dei ciechi deve leggere e far leggere i volumi di Nino Salvaneschi : 
li Breviario della Felicità. - Pensieri. L. 6. 

Il Fiore della Notte. - II romanzo della cecità, libro prescelto- per il premio dei trenta, 1929. L. 12. 

I lettori di * Argo * posson chiedergli alla Casa Editrice Corbaccio Via Principe Umberto, io. 
Milano. 

L' Editore rilascerà ad ogni cieco o amico dei ciechi il Breviario della Felicità e. L, 4, q il Fiore 
della Notte a L. 9, comprese le spese postali. . 1 

-- 13 



S. E. BOTTAI P.AKLA DI VIBGILIO, 



Nell'aprile decorso a Roma nella splendida sala dell'oratorio Borrominiano 
S. E. Giuseppe Bottai, sottosegretario di Stato alle Corporazioni, fido e prezioso 
collaboratore del Duce, ha tenuto dinanzi alle autorità più cospicue ad un pub- 
blico eletto, una conferenza che merita essere segnalata per la sua importanza: 
ha degnamente ricordato Virgilio come interprete del pensiero di Augusto e 
dello spirito del suo tempo, infiammato da quell'ansia religiosa messianica che 
univa Gerusalemme a Roma. Lo ha definito non solo il primo dei poeti italiani, 
ma anche il primo dell'Italia cristiana, perchè in lui appare quel rinnovamento 
circa alla concezione del lavoro, che è uno dei segni più sicuri del passaggio 
dall' era pagana a quella cattolica. 

L'on. Bottai ha posto bene in rilievo, risalendo ad Aristotile e a Cicerone, 
come fosse tenuto in Grecia e a Roma in dispregio il lavoro, che deforma il 
corpo e impedisce all' anima di elevarsi. Già il Carducci nel suo ben noto di- 
scorso salutava il grande poeta quale lavoratore italico che dalle rive del 
Mincio salì al Campidoglio e dal Campidoglio all'Olimpo, e l'on. Bottai ce lo 
rappresenta sotto questo aspetto, quale cantore dell'agricoltura, quale autore 
sopra tutto delle Georgiche, che è V opera davvero romana, anzi nazionale per 
il fine che egli si prefiggeva. I più grandi uomini della Repubblica erano agri- 
coltori e le famiglie, da cui uscirono i migliori capitani, si vantavano di por- 
tare un nome che risonasse quale voce derivata dai prodotti della terra. Dal- 
l' aratro si passava alle prime magistrature e al comando degli eserciti. Il 
lavoro per il grande mantovano è una legge divina, come sarà pei cristiani ; 
è legge nobile, è un sacrificio meritorio dinanzi agli uomini. 

Virgilio esalta il lavoro perchè considera la terra madre comune; lo esalta 
perchè lo vede attraverso il prisma luminoso di una mistica concezione; lo 
giudica arricchimento dell' animo umano, mezzo e prezzo di potenza, gloria pei 
cittadini e per lo Stato. Se non ci rendiamo ragione degli effetti dell'agricol- 
tura romana, non possiamo comprendere la potenza dell' Urbe. 

L' oratore ha giustamente ammonito che Virgilio non deve essere studiato 
con criteri filologici pedanteschi, né con fini di estetica o di pura eleganza, ma 
come vate nazionale presente al nostro spirito per trarne viva ispirazione e pro- 
pagare il culto della terra, la nostra maggiore ricchezza, a cui il governo fa- 
scista ha rivolto la sua massima attenzione per la nostra salvezza. 

Sta il fatto che finché la produzione agricola si manifestò fiorente, le sorti 
della città eterna rimasero salde; ma quando i campi vennero abbandonati dai 
minuti possidenti per la crisi economica, la quale si andò determinando per un 
complesso di cause molteplici, e le città s' ingrossarono con l'urbanesimo, e i 
latifondi si estesero, la rovina fu inevitabile. 

Virgilio, seguendo gli ordini non facili di Mecenate - Haud molila lussa - 
richiamava dunque gli italiani a quelle terre che avevano loro assicurata po- 
tenza e prosperità. Ritornando i coloni ai loro campi, ogni guerra civile ces- 

14 ^ 



serebbe, ora che Augusto aveva davvero assicurato la pace e spento le l'azioni 
feroci. Cercando di allontanarli dalla violenza e dalle rapine, di cui egli era 
purtruppo stato vittima, Virgilio intendeva con la dolcezza del suo canto ad- 
ditar loro T esercizio agricolo come fonte di sanità, di vigoria e di salvezza. 

L' on. Bottai, rievocando con larga preparazione, con singolare acume e 
con originalità di vedute la figura del sommo poeta che Dante scelse a sua 
guida, ha fatto opera meritoria sotto ogni aspetto, ridestando in chi conosce 
le Georgiche il ricordo di bellezze poetiche divine ; V arte impareggiabile vir- 
giliana che invoca con ardore sacro le divinità protettrici della campagna, perchè 
il cantore della Eneide con senso religioso ci descrive i lavori agricoli con 
tutta la sua esperienza e conoscenza, con finezza artistica, con disgressioni che 
variano 1' uniformità del contenuto, con lo spirito volto alla gloria di Roma e 
con alta gratitudine verso la famiglia Giulia. 

Niente gli sfugge degli elementi della vita agricola: alberi, animali, ter- 
reni e sopra tutto ritrae la vita delle api col loro ordinamento, nei loro istinti, 
nella loro produzione: capolavoro di grazia e di esattezza insieme: mondo vi- 
vente quasi con leggi e con linguaggio umano. 

Risuona ancora oggi al nostro orecchio il famoso elogio all' Italia che ogni 
alunno delle nostre scuole dovrebbe fissare nella memoria, e risuona altresì 
con accento di commozione sincera il saluto agli agricoltori che vivono all'aria 
aperta forti e sereni, e non ne sono consapevoli : 

O foriunatos nimium, sua si bona norint, Agricolas ! 

L'on. Bottai rivela non soltanto il suo cospicuo e versatile ingegno e la 
sua larga cultura in ogni campo intellettuale, ma dà prova di un'attività straor- 
dinaria, sorprendente, perchè le cure del suo Ministero, in cui convergono tutte 
le forze nazionali corporative, a cui attende con passione e con zelo mirabile, 
non gli impediscono di trattare argomenti letterari come quello concernente 
l'opera di Virgilio agricoltore. 

E quanto sia intesa e poderosa questa attività apparisce dal recente denso 
volume Esperienza corporativa (Edizione del « Diritto del Lavoro ». Roma, 
anno VII) che raccoglie i discorsi, le relazioni, gli articoli del giovane Sottose- 
gretario di Stato dal novembre 1926 al novembre 1928 : vasta e sistematica 
trattazione del corporativismo fascista in tutti i suoi aspetti, indispensabile a 
conoscere la struttura del nuovo Stato italiano, gli obblighi, i doveri di tutti 
di fronte ad esso. La e Carta del lavoro » vi è magistralmente illustrata in 
una forma cristallina, chiarissima, con eloquenza semplice, persuasiva, spigliata, 
senza enfasi di nessun genere e senza volate retoriche. 



Giuseppe Bottai è un affezionato e provato amico dei ciechi, che egli desi- 
dera sieno messi in valore nel campo del lavoro. Perciò noi seguiamo con par- 
ticolare interessamento la sua opera e la sua multiforme e geniale attività. 

Ed abbiamo condiviso fraternamente il suo grande dolore, allorché nello 
scorso maggio egli perdette la sua mamma adorata, morta dopo lunga e tor- 



1 



r 



turante malattia. Era una donna di una eccezionale forza di carattere e di 
squisita bontà d'animo, che aveva dedicato tutta la sua esistenza al lavoro, ai 
doveri domestici, e all'austera educazione della sua famiglia, rimanendo sempre 
nell'ombra, deliberatamente, anche quando il figliuolo suo si fece larga strada 
nella durissima lotta politica del dopo guerra, dopo aver corso tutti i pericoli 
inerenti alla guerra. 

Soltanto pochi intimi poterono apprezzare le rare virtù di questa madre 
esemplare, che durante il conflitto, quando appunto il figlio suo, quale ufficiale 
degli arditi, correva i maggiori rischi, non ebbe altro pensiero, altra mira, 
altro assillo che quello di beneficare con silenziosa generosità i soldati pia bi- 
sognosi che dipendevano dal figliuolo suo amatissimo - che ella teneva facesse 
sempre in ogni occasione il suo dovere - creando attorno a lui una atmosfera 
di benevolenza ed un ambiente di devozione die gli rendevano più facile l'adem- 
pimento di tale dovere. 

Quell' anima buona e ritrosa volle sparire dal inondo senza rumore e lasciò 
ordine che la sua morte fosse resa nota soltanto dopo che i suoi cari, soli, 
senza corteo, V avessero accompagnala all' ultima dimora. Ordine che fu pun- 
tualmente eseguito. 



UNO STUDIO DEL DOTT. CHIAROMONTE 
SULL' ISTRUZIONE OBBLIGATORIA PEI CIECHI. 

Il dott. Gino Chiaromonte, giovane ed intelligente funzionario del Ministero della P. I., che per 
dovere di ufficio si occupa da qualche anno dell' applicazione della legge sull' istruzione obbligatoria 
dei ciechi, ha pubblicato sugli Annali dell' Istruzione elementare, diretti dal Comm. Dott. Camillo 
Quercia, uno studio interessantissimo, che riferisce sull' attività svolta dal Ministero stesso e sui criteri 
da esso seguiti nelP applicazione della legge. 

La pubblicazione interessantissima, corredata di nitide fotoincisioni, fu ripetuta in estratto per cura 
della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi e largamente distribuita durante la recente Mo- 
stra di biblioteconomia a Valle Giulia a Roma. Essa merita un cenno speciale che rimandiamo al pros- 
simo numero della rivista. Ci limitiamo per ora a congratularci vivamente con 1' autore. 



CENSIMENTO DEI CIECHI NELLA PROVINCIA DI BENEVENTO. 

Su richiesta del fiduciario per il Saunio dell' Unione Italiana Ciechi, avv. Costantino Anzovino, 
l'Amministrazione Provinciale di Benevento, con sua circolare del 25 gennaio u. s. diretta ai signori 
Podestà indiceva il censimento generale della Provincia, allo scopo di conoscerne il numero e le con- 
dizioni economiche e culturali, per potere meglio assolvere i vari importanti compiti demandati dalle 
vigenti legyi a favore della cecità. 

Ci riserviamo di studiare e riferire più esattamente sui risultati del censimento ; nel prendere atto 
di questa lodevole e saggia iniziativa ci auguriamo che essa possa essere imitata dalle altre Ammini- 
strazioni provinciali o meglio ancora che per disposizione governativa si faccia obbligo alle Ammini- 
strazioni stesse di addivenire a eguale censimento. 



16 — 



LE NOSTRE GUIDE. 



Una volta, dopo una conferenza, una signorina, molto gentile del resto, 
assicuratasi che ero veramente cieco, mi chiese perplessa e angosciata come 
tacessi nelle mie condizioni ad accorgermi quando finiva la notte ed incomin- 
ciava il giorno, dato che non percepivo la luce. E con molta franchezza le ho 
risposto sorridendo : 

— Signorina, forse non pare, ma sono molto intelligente e quando è l'ora 
di prendere il caffè e latte, capisco immediatamente che è giorno. Poi, siccome 
la stessa signorina voleva sapere se era difficile esser cieco e quale era la 
nostra maggiore sorpresa, rispondevo ancora che diventar cieco non è una car- 
riera come fare il cantante o il ministro, e che la massima sorpresa era, al- 
meno per me, conoscere le mie guide... 

La guida. Un romanzo giustamente celebre, forse superato oggi perchè 
sono venuti quelli di Marguerite, Prévost, Korolenko, Kipling, voglio dire Les 
emmurés di Lucien Descaves, ha definito la guida: « Piaga della cecità»... 

Sono più indulgente e certo più riconoscente verso le mie guide, e direi 
invece che esse sono il mio cinematografo vivo, il materiale di immediata 
psicologia che il buon Dio mette sotto le mani dei ciechi, come bel campio- 
nario dell' umanità. 

D' accordo : nel romanzò del Descaves, il cieco Savinio, ha una guida che 
è un piccolo tiranno. Queir Arsenio, se ben rammento, che mangia a tutte le 
ore e nega di aver la bocca piena, non vuol leggere una sola riga di giornale, 
e diventando conscio della sua importanza, prende delle arie di padre eterno 
da marciapiede... 

Ne ho incontrati anche io qualcuno così. In viaggio, cambiando treno, alle 
volte non si sa dove metter la mano. Il problema sta tutto nel non metterla 
nelle tasche del vicino, ciò che potrebbe almeno sembrare imprudente. Per 
fortuna, e' è sempre qualcuno che si affaccia dall' ombra e dice : 

— Sono qua. Io scendo. Se vuole.... Sono ottimista e preparato a tutto e 
quindi accetto sempre una mano che mi vien offerta. Anche perchè so che 
V impegno non è eterno... 

Ma il bello viene sempre dopo. Perchè bisogna sapere chi è il padrone o 
la padrona della mano. In genere sono donne. Esse, da Antigone in poi, assol- 
vono questi impegni morali spirituali con grande delicatezza e con sicura in- 
tuizione. Qualche volta esagerano, è vero, ma son sempre deliziose e se scri- 
vessi le mie memorie di cieco, un capitolo sulle guide sarebbe certo un piccolo 
trattato di psicologia femminile. 

Un giorno, — aveva da poco tempo messo i pantaloni lunghi una seconda 
volta nella mia vita ed imparato a viaggiare da solo, essendo cieco, — mia 
moglie ebbe 1' affettuosa inavvertenza di dire ad una signorina seduta di 
fronte a me nello stesso scompartimento : 

— 17 



— Mio marito scende a Milano. Alla stazione e' è un amico che lo attende. 
Se vuol esser così gentile, eccetera, eccetera .. 

Un sorriso e un cenno del capo dall' altra parte. E il treno parte, fila, si 
avvicina a Milano senza che una parola venga scambiata tra la signorina e 
me. Giunti quasi in stazione, la signorina mi interroga su fisico, età, connotati 
vari, del mio amico. E quando il treno si arresta, scendiamo. La mia guida 
era di quelle autoritarie, genere da scartarsi, possibilmente. Mi prende come 
un pacchetto postale e via. 

Due passi risoluti e poi, paf !, contro un palo. 

— Scusi, mi dice secca. Non lo avevo visto... 

— Neppure io, le rispondo sorridendo ed aggiustandomi il cappello. 
Certo, penso, se andiamo avanti così, arrivo a casa con due o tre bolli 

in testa... 

Facciamo altri tre passi risoluti e dignitosi nello stesso tempo. La mia 
guida si ferma. Cambia il passo. Lo cambio anche io. Capisco che non è sod- 
disfatta di me. Mi infila il braccio come una scopa e via altri tre passi* In- 
coraggiato allora cerco di aprir bocca per ringraziare. 

— Silenzio. La strada è diffìcile — mi avverte. — Bisogna tener gli occhi 
aperti. 

All' uscita, invece dell' amico, trovo sua moglie, che mi riconosce e mi 
dice come il mio carissimo amico occupato non è venuto, ma e' è lei, pronta 
a condurmi in casa, eccetera, eccetera. La mia guida rimane silenziosa e preoc- 
cupata all' eccesso. E finalmente afferma : 

— La signora mi ha raccomandato di metterla nelle mani di un amico 
di sesso maschile e questa è una donna, e non so se veramente..... 

Basta, vi assicuro che ho dovuto far sfoggio di una certa eloquenza per 
convincere la signorina. Ma da allora in poi, prudentemente, scelgo le mie guide. 

Vi accerto, quindi, che data la mia, sia pure breve carriera di cieco, ho 
una certa pratica di quello che il Descaves ha chiamato « piaga della cecità » 
e che invece è la sorpresa di ogni mia giornata. 

E ogni mattina, dopo il famoso caffè rivelatore del giorno, rivolgo a Dio 
una preghiera, perchè con il pane mi dia la guida quotidiana. Alle volte capita. 
Non bisogna esser difficili. Chiudere un occhio : e magari tutti e due. E biso- 
gna accontentarsi, pronti a mutar di guida con disinvoltura. Cosi ringrazio spesso 
Iddio che con le guide mi offre la possibilità di sfogliare un catalogo di uma- 
nità, con tutti i tipi, caratteri, colori e formati. 

Ma in genere le nostre guide sono buone ed indulgenti. 

Ve ne sono che vi prendono come foste di vetro e pronti ad andar in 
frantumi al minimo urto e scostano passanti e cose per tema che vi sciupino ; 
chi invece vi acciuffa e vi deposita come un pacchetto prezioso, e chi vi prende 
di autorità e marcia diritto e sicuro con passo ginnastico, sicché paf, il naso 
contro un muro... 

Ci son le guide che vi trascinano come un cagnolino al guinzaglio e quelle 
che vi prendono il braccio e lo gettano con eleganza e disinvoltura sotto i 

18 — 






loro e lo lasciano là, penzoloni come un parapioggia bagnato ; quelle che vi 
spingono per di dietro o di fianco, di sopra o di sotto, come un mobile da 
traslocare ; quelle che vi stringono per il braccio come un delinquente e vi 
mandano avanti con fiero cipiglio e quelle che vi alzano sotto Y ascella, come 
volessero portarvi in processione... Poi ci son le guide ciarliere, che vi raccon- 
tano assolutamente tutti i fatti loro e dei loro vicini sino alla settima gene- 
razione e non vi dicono invece se e' è uno scalino o un marciapiede ; guide 
silenziose piene di dignità, che marciano sicure ed impettite e delle quali 
bisogna interpretare i silenzi a lume di naso, dato che non abbiamo altri lumi 
disponibili ; guide espansive, che vi stringono il braccio con simpatia, con af- 
fetto, con entusiasmo, a ripetizione, a doppietto, ed allora bisogna interpretare 
i significati e gli umori ed i temperamenti ; guide riservate, abbottonate, taci- 
turne, che bisogna studiare, analizzare, pesare, sbottonare, spolverare, accarez- 
zare, solleticare. E fare attenzione di non solleticare quella che va sbottonata 
o di accarezzare quella che va solamente analizzata. Ci son le guide, conscie di 
compiere un alto dovere e, quelle troppo disinvolte, quelle che vi dicono che in 
terra e' è una pagliuzza o un pezzo di carta velina e le altre che vi mandano 
sotto una bicicletta ; quelle che vi dicono tutto ciò che vedono, a altre che 
rispondono : « Sa, io non guardo niente... »; guide commoventi, che ad ogni 
passo vi versano sulla testa la camomilla della compassione con dei « poveretti » 
e dei «poverini» da commuovere le pietre, e altre che ogni tanto si fermano 
in tono ammirativo ; 

— Se fossi come lei, mi ammazzerei, parola d' onore... 

E poi ci son le care guide tutta dolcezza e bontà ed indulgenza, le guide, 
che sembrano scusarsi ad ogni passo di aver degli occhi sani e son così liete 
di metterli a vostra disposizione, almeno per qualche ora : scansare i trams, 
i cani e le biciclette, leggere due righe di giornale, se occorre, senza assumere 
un tono di madre nobile, e saper esser gaie osservatrici delle cose che si in- 
contrano senza dar giudizi soverchi, ma lasciando che attraverso lo spiraglio 
fraternamente aperto sulla realtà, arrivino all' anima del cieco le impressioni 
della vita che canta e ride. Guide che riescono a far sì che il cieco benedica 
la sua vita e la sua cosidetta sventura, perchè in cambio dei paesaggi naturali i 
nostri occhi interiori son fissi su questo aspetto dell' anima umana generosa, 
serena e altruista. 

Ah, vi assicuro, non è difficile far il cieco. Difficile è far la guida. 

E spesso il cieco non è che il riflesso della sua guida, come la guida è lo 
specchio del cieco : tandem spirituale, che se ne va per le vie della vita. E 
forse vai la pena di esser ciechi per conoscere tutta la bellezza e la bontà di 
una mano che si offre ad accompagnare un destino aspro e profondo e miste- 
rioso e perciò tre volte benedetto. 

Il Vangelo dice : « Et Lux in tenebris lucet ». 

E la guida è quella che meglio può veder questa nostra luce... 

Ma ora, siccome molto abbiamo passeggiato con tutte queste guide, se- 
diamoci. 

— 19 



E potrei ricominciare V articolo e confessarvi che e' è una intera psicologia 
vhe si rileva a noi dalla maniera con la quale la guida ci invita a sedere. 
Quelle che vi prendono come il sacco del lavandaio o un preziosissimo oggetto 
di cristallo, quelle che vi accompagnano con il movimento ondulatorio discen- 
dente e poi vi installano con un gran sospiro, o vi lasciano cadere di colpo 
come il sacco di montagna, o vi fanno sedere vicino alla sedia o tra due sedie, 
e quelle che vi spingono con un dito nel ventre, come premessero un bottone 
e mettessero in gioco un meccanismo. E poi 

Ma, giacché siamo seduti, rimaniamoci, e il resto ad un' altra volta. 

Nino Salvaneschi. 



ALFREDO TROMBETTI. 



L' illustre glottologo è morto improvvisamente per sincope il 5 luglio u. s. nelle acque del Lido 
dì Venezia, mentre si era abbandonato al nuoto. Era giunto colà il giorno stesso ospite d' una famiglia 
amica. Nato a Bologna nel 1866, figlio di un modesto lavoratore di canapa, non potè per la povertà 
dei suoi frequentare le scuole medie, dopo aver percorso le scuole elementari : si adattò a umili me- 
stieri ; servì in una bottega di barbiere, in una sartoria, in un'oreficeria. Ma con l'ingegno innato e 
con P attitudine più spiccata alle lingue, imparò da sé il latino, il greco, lo spagnolo, il persiano, 
l'ebraico, segnalandosi in Bologna in questo campo in modo da richiamare su di sé l'attenzione del 
Gandino e del Carducci. Ottenne una borsa di studio; conseguì la licenza liceale; si laureò in lettere 
nel 1891 ; fu modesto insegnante in vari ginnasi d'Italia e si trovava al ginnasio di Cuneo quando una 
sua memoria manoscritta premiata dall'Accademia dei Lincei lo rese famoso: Nessi genealogici fra le 
lingue del mondo antico e l'anno successivo pubblicava la sua opera fondamentale: L'unità d'origine del 
linguaggio, dimostrando con P esame comparativo di un immenso materiale linguistico che tutte le lingue 
da quelle dei negri africani ed oceanici alle mongoliche, dalle semitiche alle americane e alle nostre 
indo-europee possono riportarci a un unico stipite originario, risalendo cioè alla monogenesi del lin- 
guaggio : opera tradotta in tutte le lingue che suscitò polemiche e discussioni insieme : ebbe ammira- 
tori e seguaci, ma anche filologi dissenzienti e ostili. Benedetto Croce prendeva argomento da alcune 
ingenue affermazioni d'indole filosofica dei Trombetti a schierarglisi contro, dichiarando che il problema 
dell'unità d'origine del linguaggio non ha nessun significato pei filosofi. 

L' on. Orlando, allora ministro della pubblica istruzione, lo nominava professore ordinario di filo- 
logia semitica nella R. Università di Bologna, e più tardi, sempre a Bologna, fu professore ordinario- 
delia scienza del linguaggio. Coi suoi studi successivi ha sempre sostenuta con larghezza di dottrina la 
tesi dell'unità linguistica che ribattè anche a Roma in un congresso del 1926. 

Nel 1928 in Firenze in un congresso di etniscologia, riassumendo e compendiando gli studi già 
iniziati trent' anni prima intorno alle relazioni della misteriosa lingua etnisca con altre lingue, presentò 
un saggio d'interpretazione e decifrazione: lavoro che egli stava completando valendosi del metodo 
etimologico e combinatorio insieme. Il Capo del Governo gli assegnava un' indennità speciale per faci- 
litarne l'opera, che noi ci auguriamo possa esser condotta a termine da qualche suo valente e degno» 
discepolo. Recentemente era stato nominato Accademico d' Italia. Potrà il suo sistema essere superato» 
dai progressi della filologia comparata, ma è certo che il Trombetti lascia in questo campo un'orma 
originale e profonda. 

Addentrandosi nella questione ben ardua e impossibile a risolversi circa l'origine del linguaggio, egli 
riteneva di poterlo fissare tra un minimo di 30 mila anni e un massimo di 50 mila. Dove sarebbe 
nato ì in Asia fra il Caucaso e P altipiano del Tibet, da cui gli uomini primitivi si sarebbero dispersi 
e allargati a guida d' onde in tutti i continenti. 



20 ^ 



LA RUSSIA ODIERNA E LEONE TROZKY, 



L'Impero moscovita era un vero enimma prima della grande guerra. Ciò che 
pubblicava il governo dello Zar, ciò che resultava dalle pubblicazioni favorevoli 
a quelP ordinamento dispotico, era in pieno contrasto con quello che stampavano 
all'estero i rivoluzionari, i nihilisti, con quello che rivelavano i deportati in Si- 
beria allorché riuscivano a fuggire; con quello che diffondevano romanzieri illu- 
stri. Ricordate il verso del nostro Marradi; la Santa Russia degl' impiccatori f ecco 
l'opinione prevalente allora fra noi. Quell'assolutismo feroce offuscava P Impero, 
in cui lo Zar, pur vigilato da una polizia formidabile, non usciva sempre a sfug- 
gire alla vendetta degli oppressi. Eppure un' opera grandiosa aveva iniziato quel 
regime : la russificazione degli elementi eterogenei sparsi in quel territorio im- 
menso. Terribili tempeste rivoluzionarie superate da quel governo con la conces- 
sione di alcune libertà costituzionali dopo la guerra russo giapponese. 

Ma la differenza fra le due anime, P anima slava in Eussia e Panini a tedesca 
e latina in occidente, balzava intensa, profonda dalle manifestazioni intellettuali, 
specialmente dal romanzo e dalla filosofia. Paragonate il romanzo francese che non 
respira che amore e godimento terreno, sensuale e afrodisiaco, coi romanzi di 
Tolstoi che si chiude in un misticismo evangelico simile a quello che guidò il 
movimento francescano del secolo XIII. Il suo vangelo annienta lo Stato e dis- 
solve la società. Pensate ora alla filosofia satanica di Federico Metzche, morto 
pazzo, che ha condannato ogni religione, che ha respinto ogni senso di pietà, che 
ha sognato una generazione di feudali, il superuomo che s'imponga violentemente 
agli altri uomini. Ecco il vivo contrasto fra l'oriente e l'occidente d'Europa nel 
campo del pensiero, quale manifestazione prima della guerra. 

Ma il cataclisma generale del conflitto delle nazioni ha distrutto P impero 
moscovita, su cui è passato P esterminio, P annientamento con P esplosione del 
comunismo, del bolscevismo, col trionfo di un nuovo autocrate, Lenin, che in nome 
del popolo ha voluto far tabula rasa del passato e creare con la rivoluzione so- 
ciale il paradiso in terra per i poveri e per gli oppressi il paese di Bengodi, 
stando agli esaltati. Tutti su uno stesso piede di eguaglianza: né ricchi né po- 
veri; la proprietà privata abolita, lo Stato arbitro di ogni cosa; ed eccone le con- 
seguenze : le città che, come Pietroburgo, avevano 4 milioni di abitanti, discese 
a un milione : i morti di fame o d' inedia non si contano. La Russia, il granaio 
d'Europa, preda della carestia. Un territorio ricchissimo di oro, di argento, di 
platino, di ferro, di carbone, di petrolio è lettera morta : non assicura nessuna 
agiatezza. Occorrono capitali, ma chi vorrà impiegarli in una nazione finché questa 
non dà garanzie! Scriveva recentemente un giornalista italiano ritornato di là, 
che i russi, i quali esportavano carbone, oggi hanno ferrovie che vanno a legna; 
gli stabilimenti si chiudono per mancanza di combustibile; i manufatti dello 
cooperative di Stato costano un occhio ; i laboratori sono fermi per difetto di ma- 
terie prime. In un albergo di Stato spenderete dalle 300 alle 400 lire al giorno: 
non mangiate quasi nulla e dormite su materasse di paglia perchè la lana è stata 
requisita. Solo i contadini s'impinguano; e chiusi nel loro egoismo, non produ- 
cono che quanto è loro strettamente necessario. 

Yi è nata almeno la nuova coscienza comunista, altruista per lo Stato onni- 
potente ? Risponde il presidente di un recente congresso dei sindacati professio- 

— 21 



nali a Mosca : si ruba da per tutto ; nei comitati di fabbrica, nelle sezioni regionali, 
dipartimentali, distrettuali; nelle amministrazioni di Stato e il furto va impunito. 
Ahimè! l'uomo è sempre lo stesso, direbbe il Machiavelli. 

Che cosa è mai accaduto dopo la scomparsa di Lenin ? le fazioni rivoluzio- 
narie si sono scatenate fra loro. Leone Trozky, di cui parlano i giornali, e che 
esercitò anch'esso un'autorità dittatoriale, commissario dell'armata rossa contro 
i generali Denikinp, Wrangel che invano tentarono di restaurare l'antico regime, 
è precipitato dal suo alto seggio. Contro di lui ha prevalso un demagogo più 
scaltro, dotato di maggior senso pratico, il segretario generale del partito comu- 
nista, il georgiano Stalin. 

Questi collocò tutti i suoi satelliti nelle cariche più importanti ; scavalcò i 
rivali. Comprese che bisognava gettar molt' acqua nella pessima acquavite bolsce- 
vica , appoggiarsi, dopo tanto sangue versato, sulle forze più moderate ; non spa- 
ventare i governi europei ; venire a trattative coi più arrendevoli ; attirare l'odiato 
e pur tanto indispensabile capitale. Ogni violento tentativo degli oppositori è stato 
soffocato da lui. Trozky e i suoi seguaci esiliati, chi in Siberia, chi nel Turkestan. 
Sintomatica la lettera dì un rivoluzionario russo, il quale, prima di uccidersi, 
prevedeva nel suo paese un moto di reazione simile a quello che il 9 termidoro 1794 
rovesciava in Francia il Kobespierre. 

Ma se il Robespierre mandava a morte il Danton, Stalin non ha voluto esser 
così crudele col Trozky. Si è contentato di relegarlo per alcuni mesi nel Turkestan, 
e poi lo ha espulso. Il Trozky é ora esiliato dalla Repubblica dei Sovieti, di cui 
fu uno degli organizzatori e attori più eminenti, quando bisognava diguazzare nel 
sangue per raggiungere il supremo potere. Oggi è profugo a Costantinopoli e 
chiede di recarsi in Germania. Ma è troppo linguacciuto : scrive troppi articoli : 
si fa interpellare da giornalisti ; non ha la virtù di tacere ne di raccogliersi nei 
suoi lavori letterari o scientifici. Né dovrebbe lagnarsi troppo della sua sorte, dopo 
le stragi cui ha partecipato. Non ha la fierezza uè la dignità ferrea dei più emi- 
nenti campioni della borghesia dell 7 occidente europeo, i cui esempi possono inse- 
gnare tante cose : dall'esempio di Giuseppe Mazzini a quello di Victor Hugo. Egli 
sta scrivendo le sue memorie : noi ci augureremmo che egli ci dicesse realmente 
quale è la Russia odierna, e che potesse delinearne il futuro immediato, come il 
Dostojenski più di 30 anni or sono nei suoi Demoni prevedeva la rivoluzione bol- 
scevica. Quanto a noi dubitiamo dell' acutezza politica del Trozky. Perchè mai ì 
È seguace del bolscevismo integrale, della rivoluzione sociale in tutto l'universo 
e di altre chimere da demagogo incorreggibile. Giudica la vittoria del rivale come 
vittoria delle forze conservatrici, nazionaliste, vittoria dei partigiani della pro- 
prietà privata e non si accorge di farne il massimo elogio e di rivelare il segreto 
della presente fortuna del suo antagonista vittorioso. Non si accorge ormai che 
nel suo paese 1' applicazione del comunismo è fallita del tutto ; e che il suo rivale 
trionfa mercè il suo programma, che esce dalla utopia sanguinosa per avvicinarsi 
alla realtà. 

Stalin potrà cadere anche lui da un momento all'altro, ma quello che possiamo 
prevedere con certezza, senza essere profeti né figli di profeti, è che la Russia 
entra ormai nel solco della civiltà occidentale : vi si ricostituisce la proprietà pri- 
vata; vi sta sorgendo quella borghesia che è stata ed è la forza dell'Europa oc- 
cidentale e centrale; la moltitudine rimane nella sua fede religiosa: il popolo si 
stringe intorno al proprio esercito. Ecco le forze vive che agiscono nelle nazioni 

22 ^ 



più sane : il bisogno di possedere e di credere e quello di avere un ordinamento 
militare che sia sangue di popolo, e non una casta, come nel vecchio regime. E 
il dittatore russo si appoggia soprattutto sull'esercito: già fino dal 1927 egli an- 
nunziava grandi preparativi militari : migliaia di velivoli guerreschi e armate 
potentissime per conseguire la supremazia russa nell'Asia contro l'Inghilterra, 
tanto odiata dai bolscevisti. Lo ha confermato recentemente uno scrittore inglese : 
John Vidoz. 

Si appoggia siili' esercito, ma anche sul capitale : si sa intanto che una banca 
degìi Stati Uniti concede alla Banca Sovietica di Stato un finanziamento di un 
miliardo di dollari destinati alle industrie moscovite. Odio contro l'Inghilterra, 
abbiamo detto or ora: sì, non v'ha dubbio, ma da ambedue le parti si sente il 
bisogno di riprendere i rapporti commerciali, e il dittatore russo, ripiegando per 
un momento il grande programma, si attiene a quello minimo, ma più realizza- 
bile: facciamo degli affari nell'interesse reciproco. 

È V eterna vecchia politica bifronte svelata dal nostro grande Segretario Fio- 
rentino : a parole si dice una cosa e in realtà se ne fa un' altra. I comitati ese- 
cutivi internazionali che hanno sede in Russia, lanciano manifesti feroci contro i 
briganti dell'Inghilterra e degli Stati Uniti predicando in odio ad essi il finimondo 
sociale. Ma intanto a Mosca si accetta il capitale americano, non più odiato e si 
fanno gli onori di casa, inchini e riverenze a commercianti ed industriali inglesi 
per concludere borghesemente dei buoni affari. 

Vuole avere un' idea il lettore degli orrori, delle infamie commesse dal bol- 
scevismo russo durante l' imperversare della tirannide di Lenin e di Trozky I 
Legga il magnifico libro del generale Krassnoff : « Dall'Aquila Imperiale alla Ban- 
diera rossa» che l'editore fiorentino Salani ha testé pubblicato in veste elegante 
ed economica, com' è nell 7 abitudine della sua casa editrice. 



ALLA RICERCA DELLA PIÙ BELLA DONNA. 



Il culto della bellezza non è un culto pagano, come si suol dire dai più per vezzo comune e per 
frasi beccate nei libri : è l' ammirazione spontanea verso tutto ciò che seduce, attrae, affascina : quel 
culto della bellezza formosa che ebbero in sommo grado i greci antichi e gì' italiani dal rinascimento, 
e che è proprio della gente sana e vigorosa. È naturale che costituisca una delle manifestazioni della 
società dei nostri giorni affermantesi in ogni specie di gara che irrobustisce il corpo e addestra le 
membra. Ma quei concorsi di bellezza da cui sono scaturite le reginette del mercato o degli stabiii- 
menti balneari non sono che un incentivo alla vanità femminile e soprattutto un' occasione ai più 
sguaiati libertini, ai più incorreggibili bellimbusti per passare il tempo e cogliere il fiore della bellezza 
carnevalescamente proclamata in pubblico. Il governo nazionale fascista ha fatto molto bene a vietare 
fra noi manifestazioni di questa specie per la tutela del buon costume e per impedire il dilagare di 
abitudini che in ultima analisi pervertono. Noi vorremmo fare un'inchiesta sulle famose reginette di 
bellezza acclamate in Italia e fuori in questi ultimi anni e vedere quale è stata la loro fine. Ne 
scaturirebbero rivelazioni dolorose. 

Quante brave figliuole che sarebbero rimaste nell'oscurità e sarebbero onestamente vissute paghe 
della loro modesta condizione di vita, inebriate dal carnevale della bellezza, sono state inesorabilmente 
travolte dal turbine della perdizione ! Il trono in cui credettero di salire e sul quale brillarono un 
momento, si convertiva poco dopo in un calvario di dolori, in un abisso che le inghiottiva. Sognarono 
la ricchezza e finirono ignobilmente nella degradazione. Talune troncarono avvilite la loro esistenza. 



— 23 



Ma i concorsi di bellezza proseguono all'estero, in Francia specialmente e negli Stati Uniti d'Ame- 
rica. A Parigi nel febbraio scorso riportava la palma della bellezza fra diciassette belle donne 
europee l' ungherese Elisabetta Simon, acclamata Miss Europa, ma nel giugno negli Stati Uniti e 
propriamente a Galveston nel Texas una giuria di artisti proclamava la signorina Lisa Goldarbeiter, 
figlia di un commerciante viennese, la più bella donna del mondo, Miss Universo. E la Simon come era 
classificata ? la Simon non si presentava, vi è chi dice per indisposizione ; altri afferma che essa volle 
ottemperare all' invito di un vescovo americano, invitante le reginette europee a non varcare 1' oceano 
Atlantico per non essere travolte nel nuovo mondo dal genio del male. Avverta il lettore che la si- 
gnorina Lisa nel concorso di Parigi era stata proclamata la seconda nel campo della bellezza. 

Certo è che la bella viennese gode un momento di celebrità nel primato della bellezza femminile. 
I suoi biografi ce la descrivono timida e riservata ; suona bene il pianoforte, ama gli esercizi ginnastici. 
Iuoltre, e questo sia detto a sua lode, fa eccezione fra le donne che si dipingono come bambole o 
come attrici sulla scena : in lei niente rossetto, niente cipria, niente matita nelle labbra e nelle ciglia. 
È alta, slanciata, ha due grandi occhi luminosi, fronte spaziosa, volto ovale, naso greco, bocca ben di- 
segnata, occhi di un azzurro cupo e chiome nere. 

Miss Universo ha assaporato tutte le gioie del suo trionfo: si è fatta ammirare a Galveston, a 
Cuba, nelle Canarie e a Parigi, sempre accompagnata dalla mamma, affermano i cronisti. Impresari di 
teatri e di cinematografi le fanno offerte lusinghiere ; ditte commerciali le offrono pelliccie, biancheria 
finissima, profumi, assegni cospicui, perchè si ponga al loro servizio. Ha pretendenti a migliaia, fra cui 
- dicono - parecchi milionari. 

Ritornata a Vienna, chiusa in un grandioso soprabito di seta bruna, con un ampio collo di pel- 
liccia, ha dichiarato, secondo che riferivano tutti i giornali, di aspirare a vivere in pace. Niente 
la tentava più. Ma questo è inverosimiie, è assurdo, pensammo tra noi. O i giornali si piglian giuoco 
del pubblico o Miss Universo recita abilmente la commedia. Perchè ? perchè da parecchi mesi era 
annunziato che nella spiaggia francese di Deauville, il 28 luglio, si sarebbe tenuto un tornèo di bel- 
lezza femminile per la prova decisiva. Colà saiebbe sbarcata nientemeno che la celebre miss Eva Van 
Hueson con una triplice corona di vittorie, giudicata in antecedenti concorsi la diva più formosa 
degli Stati Uniti. Possibile, dicevamo noi, che miss Universo voglia proprio tenersi in disparte e non 
arda invece dalla febbre di esser dichiarata la più bella fra le bellissime? Vìvere in pace? ma allora 
non avrebbe dovuto lanciarsi innanzi né partecipare a gare di quella specie. Entrata in quell' ingra- 
naggio, bisogna andare sino in fondo. 

Né ci siamo ingannati, perchè i giornali che il 25 luglio pubblicavano la strana notizia, il 30 lu- 
glio annunziavano che a Deauville la nuova gara della bellezza e' era stata e che Miss Universo era 
comparsa a lottare per esser dichiarata ancora una volta la prima. Contro di essa era Miss Europa. 
1' ungherese Simon. Si sono presentate nella prova decisiva davanti a una giuria internazionale : Miss 
Europa in mutandine azzurre e Miss Universo in mutandine bianche. Due ninfe, due dee. I giudici 
hanno discusso lunghe ore: gli spettatori si sono divisi in due schiere. Il giudizio è stato simile a 
quello di Salomone: sono belle tutte e due, e il premio di 50 mila lire fissato per la vincitrice su- 
prema, è stato diviso per metà. 

Noi vorremmo avvicinare le due dive e chieder loro : vi ha appagato il responso dei giudici ? 
Percorrerete, abbracciandovi, come le Grazie d' un tempo, la vecchia Europa o il nuovo mondo oerchè 
vi ammirino? Oppure i vostri begli occhi lampeggiano di gelosia e di sdegno? Avete ritrovatola feli- 
cità e la ricchezza che cercavate? oppure tutto è delusione, vanità e tormento di spirito? E diremmo 
loro paternamente : pensate all' antica sapienza indiana ; interrogate Budda, 1' illuminato, e vi rispon- 
derà che il riposo dello spirito, la felicità vera si ottiene, eliminando i desideri, estinguendo nel Nir- 
vana la sete di vivere. 

a p. 

Col versamento di L. 100 una volta tanto si può farsi soci per- 
petui della UNIONE ITALIANA CIECHI, e ricevere in omaggio la 
presente Rivista. 

24 ^ 



LA NEMICA. 



Nessuno dei nostri lettori salti o legga distrattamente questo scritto del cieco 
Bentivoglio. Egli affronta spietatamente la grande nemica dei ciechi : la pietà. 
Si legga e si mediti : ne vale la pena. 

Lungi da noi la consueta fanfara delle ben tornite frasi di convenzione ed 
il tintinnìo delle sonagliere del sentimento ; il nostro cammino è un sereno ed 
arduo pellegrinaggio e non comporta la volgarità di siffatti concenti. Sappiamo 
bene che, ragionando pacatamente delle asperità della nostra via come inten- 
diamo fare, susciteremo alla prima un certo turbamento nello spirito di almeno 
tre fra i cinque lettori che avranno la pazienza di seguire il nostro arido di- 
scorso ; ma al turbamento seguirà la riflessione, e ci ricongiungeremo al disopra 
dell'equivoco delle parole, nella sicura limpidità delle idee. 

Esiste per i ciechi un nemico fisico, la mancanza della luce, e viene fron- 
teggiato, assai spesso vittoriosamente ; ma o' è una nemica spirituale minac- 
ciosa, multiforme, instancabile, sempre in armi, e questa è la pietà. Chi la 
riconoscerebbe ostile, essa, la mite, la gentile messaggera di grazia? Eppure 
noi, vecchi combattenti, abbiamo sentito in ogni ora della nostra fortunosa 
giornata il sibilo dei suoi dardi, abbiamo incontrato ad ogni svolta la punta della 
sua spada rivolta contro il nostro petto. Tanto più inesorabile quanto più in- 
consapevole della sua crudeltà, essa ci ha conteso ogni passo, ha posti gli agguati 
intorno a noi, nel cuore delle persone più vicine e più care, nelle intime latebre 
del nostro stesso coraggio, e ci ha inflitto l'amarezza del dubbio nel nostro 
destino d'uomini e di lavoratori. 

Era la rosata aurora, e la nostra anima aveva i colori dell'oriente. Un fan- 
ciullo cieco giuoca colla stessa gaiezza, collo stesso sorriso, col medesimo spen- 
sierato trillo di ogni altra creatura della primavera bambina ; ma ecco che la 
pietà gli si fa incontro, ed essa ha la dolce sembianza della mamma. Come 
potrebbe una buona, una sollecita e tenera madre lasciare che un fanciullo cieco 
si mescolasse ai trastulli dei suoi compagni d'età? Non ha essa il dovere di 
preservarlo dai mille pericoli che la mancanza della vista crea intorno a lui ? 
Se essa permettesse, nella piena espansione dell'esuberante vita infantile, il 
libero esercizio dei sensi rimasti, se si contentasse di una tranquilla, intelligente 
opera di vigilanza sulla sua creatura, si avvedrebbe presto che i sensi rimasti 
hanno per essa più doni che non avrebbe creduto, e costituiscono una sicura 
sentinella contro quasi tutti i pericoli, donando la pratica dei luoghi, la perce- 
zione degli ostacoli, la capacità di evitarli, ed in più la fiducia in sé stesso, la 
salute e la forza. Ma come osare una simile esperienza? No, meglio chiudere 
la creatura adorata e compianta in una serra d' immobilità, meglio evitare al- 
l' uccellino ogni tentativo di volo per timore ch'esso non cada infranto: purché 
esso viva, purché esso viva! Una nostra gentile corrispondente ci comunicava 
pochi giorni or sono : « Nel comune di X vi è un fanciullo cieco di 6 anni ; 

^ 25 



il medico condotto dichiara che esso è in condizioni psichiche normali, anzi ha 
vivida facoltà ; ma il bimbo, avvezzo all' immobilita, e privo di qualsiasi capa- 
cità di orientamento e non sa camminare che carponi ». Noi abbiamo, or a 
qualche tempo, avuto occasione di occuparci del caso d' un bimbo di circa 
3 anni ; un roseo visetto, un sorriso intelligente, tutto uno squillo argentino di 
gioia ; ma la creaturina era sempre stata tenuta in braccio, in letto od in un 
seggiolone, e non sapeva che girare su sé stessa. Saggiamente il Governo Na- 
zionale ha stabilito che V obbligo scolastico incominci pei ciechi all'età di 3 anni, 
e si sono creati gli speciali Giardini d' Infanzia, i primi baluardi della nostra 
difesa della vita contro la pietà. 

Ed ecco T età dei primi studi ; il fanciullo cieco dovrebbe essere mandato 
alla scuola, all' istituto speciale ; ma un' altra volta la pietà è là, pronta, com- 
battiva, tenace. Perchè allontanare dalla dolce, tiepida atmosfera della famiglia 
una creatura già tanto diseredata ? Noi abbiamo dovuto sostenere l'angoscia di 
resistere al pianto di madri che ci scongiuravano di non allontanare le loro crea- 
ture, e soltanto per il richiamo, per 1' esempio vivo del nostro identico passato 
personale abbiamo potuto rasserenarle, persuaderle; ma quale travaglio! quanta 
pena! Il podestà d'un comune di Romagna ci scriveva qualche tempo fa: « I 
genitori della bimba Y non riescono ad abituarsi all' idea che essa sia cieca e 
non sanno staccarsi da lei per mandarla in un' istituto ». Chi saprà scuotere la 
tenacia appassionata di una tale disperazione ? 

E viene la sognante adolescenza ; per tutti, anche per il giovinetto cieco^ 
essa è un giardino di mormorii soavi, di canti e di profumi ; anche per lui essa 
ha la sua promessa, il suo invito, il suo ardore ; ma mentre egli ascolta ineb- 
briato il dolce inno, ecco rompere improvvisa dalle labbra incaute d' un uomo 
di cuore o d' una donna gentile la voce della nemica : povero cieco ! Quante 
volte noi abbiamo udito quella voce, e veramente la luce del nostro spirito ne 
è rimasta ottenebrata! Ma perchè, perchè? non è la vita una regina d'infinita 
ricchezza, non ha essa canti, profumi, sorrisi, estasi per tutti i suoi figli ? 

Ed eccoci finalmente all' ultima insidia, all' estremo combattimento, al più 
mortale. Il giovane cieco ha finito la sua preparazione di scuola, ed esce armato 
per la vita ; la nemica è là, essa 1' attende alla prova suprema. Artista, pro- 
fessionista, operaio, egli si fa innanzi colla baldanza della sua giovinezza, colla 
coscienza del suo valore, e domanda di provarsi nella gara dell'attività comune. 
È un comune, sacro diritto ; chi mai glielo contesterà ? Ma la nemica sussurra 
implacabile: cosa saprebbe fare un cieco? se voi lo proverete, esso fallirà allo 
esperimento, e voi avrete il dovere di non dirglielo, e dovrete caricarvi della 
croce della sua incapacità: meglio non cimentarsi. Così intorno al giovane cam- 
pione che domanda l'onore della prova si fa un vuoto di ghiaccio, e dopo mille 
vani sforzi e mulinelli contro il nulla, egli cade affranto e vinto senza combat- 
timento, condannato senza giudizio. Se poi, per dono di speciali doti d'energia 
e d'ingegno o per singolare benignità di circostanze, egli vincerà la prova ed 
entrerà finalmente nella vita tanto duramente conquistata, la nemica irreduci- 
bile saluterà con un ultimo ghigno d'ironìa la sua vittoria; egli sarà procla- 
mi — 



mato un'eccezione, un prodigio; il suo successo non farà testimonianza per i 
suoi compagni di cammino, che, meno fortunati o meno forti, morderanno la 
polvere nell'ombra. 

Anime gentili, questa successione di quadri crudeli vi fa orrore ? Eppure è 
una pittura di realtà; chi scrive 1' ha vissuta. Per buona ventura però la realtà 
non è immutabile; essa è anzi già in trasformazione. Le lotte, i successi, le 
sconfitte, i dulori, nulla è vano; già il viso dell' inconsapevole nemica si irradia 
di una luce nuova, che ha nome comprensione. Per questo raggio l' inconscia 
persecutrice tornerà ad essere il dolce, operoso angelo dell' origine e ristorerà 
di mille balsami la non voluta crudeltà di ogni sua ferita. Cresce intorno lo 
stuolo dei fratelli d' elezione, degli spiriti che sanno amare ed intendere in- 
sieme ; le mani soccorrevoli e consapevoli si tendono sempre più numerose. Per 
questo il nostro lavoro é oramai sereno e fidente, e la mèta non è più una ge- 
lida luce siderale ed irraggiungibile, ma una fiamma alta sulla vetta, che ha il 
richiamo ed il sorriso d'una amica, sicura promessa. 

Paolo Bentivoglio. 



IL NUOVO EDIFICIO DELLA R. SCUOLA DI METODO 
PER GLI EDUCATORI DEI CIECHI. 

Il i° Giugno si è inaugurata la nuova casa destinata alla R. Scuola di Metodo per gli educatori 
dei ciechi e alla Sezione elementare per i fanciulli dell' Ospizio « Margherita di Savoia » al Casale di 
S. Pio V presso la Madonna del Riposo. 

L' edificio costruito mediante un cospicuo sussidio del Ministero della P. I., è stato progettato e 
diretto dall' ing. gr. uff. Giuseppe Marninoli con signorile sobrietà ed eseguito con scrupolosa diligenza 
dall' Impresa Serafini e Vigneri. 

Presenziarono alla cerimonia S. E. la Duchessa di Frasso in rappresentanza di S. M. la Regina r 
S. E. il Senatore Gentile con la Signora, il gr. uff. Santini in rappresentanza di S. E il Ministro del- 
l' Istruzione, S. E il Generale De Pinedo, il prof. Padellaro per il Governatore di Roma, Donna Giulia 
Garzaroli, il comm. Messa per S. E. il Prefetto, il comm. Micoli per l'Amministrazione Provinciale, ii 
corani. Olivieri per il Provveditore agli Stadi, il cav. Poggiolini Segretario della Federazione degli Isti- 
tuti per i Ciechi, la Signora Festa, la Signora Ferro Luzzi e Mons. Borghezio, il cav. Moriconi e vari 
altri amici dell'Istituto. Mandarono l'adesione S. E. il Ministro degli Interni, S. E. Turati, S. E. il 
Principe Aldobrandini Presidente dell' Istituto di S Alessio e numerosi diplomati della R. Scuola dì 
Metodo per i Ciechi. 

Il comm. Aurelio Nicolodi, Commissario Prefettizio dell' Istituto e il prof. Augusto Romagnoli, 
Direttore della Scuola, ringraziarono gli intervenuti, esponendo in breve le finalità di questa Scuola e le 
sue caratteristiche in relazione con la riforma che il Governo Nazionale ha voluto ed attuato anche in 
questo ramo dell'educazione, integrando sapientemente la beneficenza privata. Seguirono alcuni brevi canti 
patriottici e religiosi degli alunni e alcuni esercizi ginnastici e ritmici che interessarono e commossero 
gli invitati, i quali s' intrattennero poi a visitare i locali, congedandosi con piena soddisfazione ed 
esprimendo voti cordiali per la bella opera. 



-* 27 



IL BILANCIO DI UN QUINDICENNIO. 



In occasione del quindicesimo anniversario dell' inizio della guerra mondiale 
uno dei nostri maggiori giornali, il Corriere della Sera, ha fatto un interes- 
sante e sintetico bilancio di questo quindicennio. 

Quasi nulla di quanto era desiderato e voluto dai Governi e dai popoli prima 
della confragazione si è poi avverato. Ma nella Storia, che è il mondo del re- 
lativo, la guerra ha lasciato impronte profonde. Molti calcoli furono smentiti, 
molte sorprese rovesciarono il processo logico degli avvenimenti ; ma i risultati 
restano importanti sia nel bene che nel male e noi in soli 15 anni non li pos- 
siamo apprezzare ancora tutti. 

Chi lanciò le prime dichiarazioni di guerra non ebbe un' idea esatta del- 
l' immensa portata dell' atto : chi la ricevette neppure. Fu impossibile prevederne 
la durata e le complicazioni. I risultati più notevoli della guerra furono sopra 
tutto indiretti. Senza di essa non si sarebbe avuta la rivoluzione russa, ma 
neanche il Fascismo; non si sarebbe visto l'America trionfare nelle industrie, 
nei commerci, nella moda; la Cina liberarsi dalle influenze europee. 

« Individualmente, se si fa eccezione per l'America, nessun popolo ha gua- 
dagnato in proporzione degli sforzi fatti nella guerra lunga e cruenta. La Russia, 
guidata dai frenetici panslavisti saliti al potere con gli ultimi Zar, è stata la 
vittima principale d'un' avventura voluta con cieca leggerezza. La ragione della 
sua esistenza era in una politica conservatrice : partecipando ad una guerra 
« democratica » non poteva fare a meno d'andare in pezzi. L'Inghilterra che 
si era battuta per sopprimere il concorrente germanico, si è vista crescere al 
fianco lo zio Sam come un gigante minaccioso, rivale oggi, dominatore domani : 
la favola del cervo, dell' uomo e del cavallo non è mai apparsa così vera. La 
Francia ha riavuto le sue due province, ma ha dissanguato la massa già ane- 
mica della sua gioventù ; ha accentuato la sproporzione fra il compito europeo 
e coloniale immenso che le spetta e la scarsità delle sue risorse umane. Dal- 
l' altra parte, l'Austria-Ungheria, annientata come grande Potenza, ha ceduto 
il posto a staterei li che ne continuano la politica megalomane senza possederne 
almeno la saggezza amministrativa: la Germania, salvata a stento l'unità, ha 
perduto il primato datole da Bismarck, e vive incerta fra V istinto della rivincita 
e quello della rassegnazione. 

« Di fronte al disastro della propria politica, i Tedeschi si sforzano di dimo- 
strare a sé stessi e agli altri di non aver avuto colpa nello scoppio della guerra. 
Da dieci anni essi hanno mobilitato a tale scopo tutti i loro scrittori di storia 
e di politica, facendoli muovere attraverso i documenti d'archivio, come mano- 
vravano i soldati sui campi di battaglia. Lo scarso senso giuridico e il tempe- 
ramento dialettico dei Tedeschi impediscono loro di convincersi che il tribunale 
della Storia non può prescindere dal fatto innegabile che le prime dichiarazioni 
di guerra sono partite da Vienna e da Berlino. Del resto per un popolo e per 
un governo la maggiore responsabilità non consiste nell' aver voluto la guerra, 

28 — 



ma nell'averla perduta per deficienza di preparazione militare e diplomatica, 
per un'erronea valutazione del valore delle alleanze. 

« Questi casi di coscienza nont ormentano l' Italia, che trovandosi di fronte a 
una conflagrazione di cui non aveva alcuna colpa, vide chiaramente il suo do- 
vere di parteciparvi per affermarsi come grande Potenza, capace di politica 
autonoma. Questo scopo, nonostante gli errori nostri e gli inganni altrui, può 
dirsi raggiunto. Allorché, quindici anni or sono, nelle maggiori capitali del 
mondo si impartivano gli ordini destinati a scatenare l'immane bufera, poco o 
punto si badava all' Italia. Oggi non è esagerato dire che nulla si fa senza 
guardare a Roma, senza tener conto delle reazioni come delle iniziative della 
politica italiana. Mussolini e il Fascismo hanno prodotto questo spostamento di 
valori, le cui conseguenze appariranno sempre meglio nel futuro. Tra gli svi- 
luppi inattesi della grande guerra, questo è uno fra i più importanti ed è certo 
jl più caratteristico. Esso accresce anche la somma dei doveri del nostro Paese, 
che si dimostra ogni giorno sempre più volenteroso e capace di compierli ». 



NECROLOGI 

Il 2 Giugno, è deceduto a Bari, il nostro socio Perpetuo Signor 

FILIPPO PAI ARINO 

già Cassiere e Consigliere di Sezione. La sua morte improvvisa e inaspettata, 
ha gettato nel lutto e nel più profondo dolore, la moglie (anche lei socia Per- 
petua) sei figli e molti parenti fra cui l'attuale Cassiere Rag. Sig. Francesco 
Palasciano. 

Con lo scomparso, la Sezione ha perduto uno dei veri amici dei ciechi che 
comprese subito le alte finalità del nostro Sodalizio e che lo assecondò con 
molto entusiasmo. 

Alla famiglia desolata, ai parenti tutti e al cognato Rag. Palasciano, la 
Sezione iftyia l£; sue condoglianze. 



Il giorno 14 Agosto u. s. cessava di vivere alla Spezia la Sig.ra 

CLOTILDE PETROCCHI Ved. MAZZARINI 

suocera dell' egregio nostro collaboratore Oreste Poggiolini. 

All' impareggiabile amico, che amava la scomparsa come una madre, Argo 
invia l'espressione delle più sentite condoglianze, associandosi al lutto della 
famiglia. 



— 29 



UX ARTISTA DRAMMATICO CIECO 



A Parigi è stato rappresentato or non è molto un atto in versi intitolato La 
Vittoria sulle tenebre: il protagonista è un cieco che torna nei luoghi della sua 
infanzia e che respinge il terrore della notte: ritrova in se stesso la luce, la fiamma 
interiore come una nuova vita cui si ispira. Ma ciò che più interessa è questo: 
che Fattore il quale rappresenta chi è privo della vista, è un cieco autentico, 
l'attore Edoardo d'Armancourt, già noto pei trionfi ottenuti in lavori speciali. Ecco 
un altro esempio della mirabile trasformazione che si è operata questi ultimi anni. 
L'esempio è partito dall'Italia. Via la pietà inutile, l'avviliménto triste e la di- 
sperazione che trascina all'abisso. I ciechi sono stati strappati all'ozio e alla men- 
dicità, e sono educati, istruiti, addestrati come i giovani dotati di tutti i loro 
sensi; sono accolti nelle scuole insieme coi compagni cui non fa difetto la vista ; 
gareggiano con essi e talora li superano; li uguagliano nella ginnastica e talora 
li vincono nelle gare; si trasformano in lavoratori, in cittadini operosi, maestri 
di musica, di lingue, commercianti. 

La via nuova che Aurelio Nicolodi rintracciò visibilmente per se e che, al- 
leandosi con Carlo Delcroix, con Augusto Romagnoli e con Gino Bartolomei - 
Gioii fece battere ai soldati che in guerra avevano perduto il senso della vista, e 
che vennero ricondotti a una nuova concezione di cose e a una mirabile attività, 
quella via che la nostra Unione e la Federazione Nazionale delle Istituzioni per 
ciechi battono ora trionfalmente, è l'ancora di salvezza per chi, privo della vista, 
non si lascia abbattere dalla sciagura. 

L'attore francese, che prosegue l'arte sua nonostante la cecità, non è l'istrione 
che fa da cieco con imitazione più o meno studiata e artificiosa; ma è l'uomo a 
cui l'arte drammatica riapre gli occhi che il triste destino gli ha chiuso; lo illu- 
mina di una viva luce interna; dà al suo accento una vigoria che scuote e com- 
muove; strappa al suo cuore il grido della passione più sincera. Gli applausi 
fragorosi degli spettatori lo ricollocano in mezzo al mondo, in mezzo alla vita 
febbrile, in mezzo a coloro che si credono privilegiati perchè hanno tutte le sodi- 
sfazioni; ma che non provano l'intima gioia che splende nel cuore di chi allo 
spettacolo della luce esteriore, sostituisce le sodisfazioni dello spirito. 

Non dimentichiamo la sorpresa del prefetto Mori che andò un giorno a visi- 
tare l'Istituto dei Ciechi di Palermo. Gli si avvicinò un vispo ragazzino privo 
della vista che si congratulò con lui perchè in Sicilia aveva combattuto con tanto 
coraggio e stroncato la mafia. — Come le sai queste cose? chi te le ha dette? — 
chiese l'alto funzionario. — Le ho lette nel mio giornale, il Qennariello, che mi 
informa di tutto; — e spiegò il fascicolo punteggiato a rilievo; mosse le dita 
sul foglio e lesse con grande meraviglia di chi lo ascoltava. 

Oggi il cieco non è più chiuso in sé stesso, abbandonato dal mondo o consi- 
derato come un tempo con aria di compassione o di pietà vana. Non è più un 
peso morto : è una forza attiva : reca il suo contributo come gli uomini più vi- 
gorosi sani ed equilibrati. Ecco perchè, avvicinandolo, lo vediamo sorridente e 
sereno, confidente nella vita, animato da ottimismo che spesso non si ravvisa in 
chi ha l' interezza di tutti i sensi. 

a, p. 

30 — 



BIAGI RACCONTA, 



Sì, anche Giuseppe Biagi, V eroico radiotelegrafista dello sventurato diri- 
gibile Italia, il più popolare del globo, narra le sue gesta in un libro recen- 
tissimo, che appunto s'intitola: Biagi racconta.... 

Il piccolo e solido bolognese non piglia davvero arie da letterato ; ma si 
esprime così alla brava, con la stessa comunicativa semplicità con la quale 
avrà raccontato le sue vicende, al ritorno in patria, nelle liete cene con gli 
amici, davanti a un fumante piatto di lasagne ben condite, così spesso ed 
invano invocate lassù fra i ghiacci polari, nei momenti delle maggiori angustie. 

La radio fu la vera e meravigliosa protagonista del dramma vissuto da 
lui e dai suoi compagni sulla banchisa polare. Marconi fu il Dio salvatore. 
È naturale che per prima cosa lo scrittore si intrattenga sul suo apparecchio 
di fortuna, illustrandolo dal lato tecnico, anche a rischio che i profani ci ca- 
piscano poco. 

« Avevamo ancora nel cuore l'immensa gioia di aver superato il Polo e 
in me vibrava V orgoglio di aver dato, con la modesta opera mia, un primato 
alla nostra Patria: quello della radio funzionante per la prima volta sul ver- 
tice del mondo ». Così egli scrive, e prosegue nel raccontare le sfortunate 
condizioni atmosferiche che portarono alla tragedia precipitosa, svoltasi in 
pochi attimi, fulminea e tremenda. Nella caduta, forse per un istinto, certo 
per un miracolo, egli si trovò con la cassettina della radio di fortuna stretta 
fra le braccia contro il petto, nella confusa coscienza di stringere un inesti- 
mabile tesoro. 

Lo strazio di vedere la povera nave, ferita a morte, sparire senza nes- 
suna possibilità di trattenerla fu grande in tutti. Eccoli fra i rottami, storditi 
e sbigottiti : il Generale Nobile e Cecioni con una gamba spezzata, Zappi con 
una costola rotta, Malmgreen con una spalla lussata; Troiani e Behouneck 
malconci; Pomella più lontano morto. Soli incolumi Mariano, Viglieri e lui, 
Biagi. Il Generale leva la testa e ricuperata con uno sforzo 1' energia, grida 
con ferma voce : « Figliuoli, innalziamo il pensiero in alto e gridiamo: Viva 
r Italia. » - Un fremito di commozione ci invase e il Generale svenne ». 

Ma non tutti sono così decisi e coraggiosi. Il professore Malmgreen, preso 
da una crisi violenta di disperazione, tenta di uccidersi con la rivoltella, forse 
perchè la sua lunga pratica della zona polare faceva comprendere a lui, assai 
meglio che agii altri, la terribile gravità delle loro condizioni, che giudicava 
senza via d' uscita. 

Radunano fra i rottami oggetti, istrumenti, viveri ; constatano che a ra- 
zione ridotta hanno cibo per due mesi. L' insperato patrimonio li rianima. - 
« Biagi, dice il Generale, abbiamo la radio, grazie a Dio, cerca di metterla in 
efficienza e lancia i segnali di soccorso ». 

- « E io risposi - scrive il Biagi - Subito, Comandante ! Poi cominciai a 
capire che la cosa era molto difficile a realizzarsi ; ma da quel momento io 

— 31 



non vidi e non conobbi che il mio dovere e non mi occupai di nuli' altro che 
della mia radio, ripetendo a me stesso le alte parole del gagliardetto: « Ogni 
viltà convien che qui sia morta » - Si riferisce al gagliardetto che gli aveva 
consegnato il Podestà di Medicina, suo paese nativo, per far sventolare sul Polo. 

Comincia l'odissea della pazienza. La radio riceve ma non trasmette. Sente 
ma non può parlare. Giungono alle ore stabilite, precisi, metodici, i mes- 
saggi della Città di Milano, che chiedono notizie, giungono gli echi, i com- 
menti, le ansie del mondo intero : si sa che si preparano ogni dove soccorsi, 
ma non si può far sentire la propria voce per guidarli, perchè non vadano 
male impiegati. Giorni eterni di vera agonia. A mano a mano che il tempo 
trascorre comincia la sfiducia a impadronirsi dei naufraghi, e il bravo ra- 
diotelegrafista, che invano si ostina paziente a far funzionare l'apparecchio in 
pieno, sente su di sé il peso di questa sfiducia. E si tortura con queste domande : 
« Ma ero io veramente all' altezza del mio compito ? Ero io sicuro di non 
aver commesso qualche madornale errore, di non aver trascurato qualche 
cautela elementare ? Perchè mi gingillavo inutilmente, invece di scoprire un 
difetto, se difetto e' era ? Non avevano forse ragione gli altri di giudicarmi un 
fanfarone o un asino, perchè non riuscivo a nulla? Ah, quegli amarissimi 
giorni di tormento, in cui io stesso dubitavo di me, del mio intelletto, della 
mia capacità e mi credevo la rovina dei miei compagni !... Vegliavo e con 
1' animo sospeso ascoltavo la « Città di Milano » e la sentivo chiamare non 
più col nome del dirigibile, ma col semplice nome mio: Biagi.... Biagi! E non 
poterle far udire il mio affannoso grido : Son qui, son qui ! ». 

Nota più oltre : « Avessimo almeno potuto sfogarci a fumare, per ingan- 
nare lo stomaco; ma guardate la combinazione: eravamo sforniti di sigarette 
e lassù non c'era neanche una tabaccheria ! » La disperata condizione suggerisce 
la partenza di una pattuglia che si proponeva di raggiungere terra : Mariano, 
Zappi e Malmgreen, di cui soltanto i due primi dovevano poi salvarsi, dopo 
aver conversato con la morte. Il Generale dice generosamente a tutti i validi : 
- Chi vuol partire, chi ritiene di potersi salvare parta pure. Io vi abbraccio, 
ma non posso trattenervi ». 

Il tenente Viglieri e il Biagi, in valida salute, sentivano che il loro do- 
vere era di restare fra quei feriti. Ma quest' ultimo francamente confessa la 
sua atroce incertezza di quel momento : «.... Era ben triste veder partire gli 
altri ! La nostra energia si esauriva : essi invece, partendo, la consumavano 
con un raggio di salvezza : la terraferma : « Il Generale mi fissava, come 
indovinando i pensieri che mi turbavano dentro: Egli mi disse, con paterna 
bontà : - Biagi, se vuoi partire, va pure, io ti do un bacio. - Mi sentii un 
gruppo alla gola e mi vennero le lagrime agli occhi. Sì, io piansi, in quel 
momento ancora combattuto fra gli opposti sentimenti. Ma un attimo più tardi la 
mia decisione era presa. Rimanevo. - Chiesi perdono al Generale d'aver avuto 
anche per un solo istante il pensiero di abbandonarlo. « Non posso » gli dissi. 
Egli mi sorrise soggiungendomi : « Ero ben sicuro che mi avresti risposto 
così ». 

32 — 



Ma il buon umore doveva ritornare a galla nell' animo gaio e sereno di 
questo solido e gagliardo figlio d' Italia. Il 6 giugno, a distanza di dodici 
giorni dalla caduta, finalmente la voce della piccola cassetta può farsi sentire 
dalla Città di Milano. Uno sprazzo di luce inonda di gioia quegli uomini, che 
stavano languendo nello scoraggiamento. Ma le ansie son tutt' altro che a fine : 
cominciano quelle per il salvataggio, difficilissimo. Gli aeroplani arrivano, ma 
non riescono a scorgere la tenda rossa e prendono la via del ritorno : ed è 
ancora la radio, che mediante un linguaggio convenzionale riesce a guidare 
i velivoli. E calano finalmente dal cielo i soccorsi : viveri, oggetti utili, me- 
dicinali, sigarette, lettere e giornali. 

Ed ecco il comico che s' innesta e si mescola col tragico. Nella sua posta 
il radiotelegrafista trova fra F altro una lettera del Governatorato di Roma, 
che gli ingiunge di pagare la tassa dimenticata sul cane, e gli minaccia nien- 
temeno un sequestro. Biagi ha la tentazione di rispondere con la radio : « Man- 
date pure T usciere qui a farmi sequestrare la tenda rossa ; cosi la stessa 
strada che egli farà per ritornare potrò farla anch' io per salvarmi ». - E in- 
sieme con le rinnovate speranze 1' acuirsi delle nostalgie : 

« Io pensavo sempre con nostalgia alle fettuccine, ed anche all'abbacchio 
e alle braciole, e confesso che facevamo gli occhi di triglia alle coscette della 
Titina ». 

Prosegue con questa bonarietà il racconto. Il narratore ci fa assistere 
alla disinvolta calata sui ghiacci dell' aviatore Lundborg, alla liberazione del 
generale, al ritorno sfortunato e al capotamento del velivolo svedese, alle 
smanie furiose dell' aviatore per essere rimasto prigioniero dei ghiacci, al suo 
insaziabile appetito di uomo poco disposto alle privazioni. « Avevamo perduto 
un malato che mangiava poco, per acquistare in cambio un sano che man- 
giava molto ». Una notte il Biagi che dormiva entro il sacco a pelo, ha la 
sensazione di un alito caldo vicino a sé. Era semplicemente un orso, un po- 
vero orso in cerca di compagnia, che ingannato dal sacco peloso lo aveva 
scambiato per un collega e gli si era placidamente accovacciato accanto. Le 
grida del risvegliato lo misero in fuga e non potè essere catturato, come il 
predecessore, che aveva offerto cibo e grasso agli ospiti della tenda. 

Le ultime pene furono date dalla nebbia, che rendeva inutile il ritorno 
degli aeroplani e dal frantumarsi del ghiaccio che costituiva un pericolo per- 
manente di annegamento. Ma si avvicinava intanto il Krassin, la nave rom- 
pighiaccio russa. Una sera si ode distinto 1' urlo di una sirena. Viglieri os- 
serva : - Sembra la sirena di una fabbrica ! E Biagi pronto di rimando : « Sul 
Pack non c'è nessun' altra fabbrica all' infuori di quella dell'appetito ». 

Ed in attesa che la nave salvatrice si avvicinasse, i naufraghi, lieti, risorti 
alla vita, si levarono una voglia che per tanto tempo era stata crudamente 
insoddisfatta : fecero una formidabile mangiata. 

Sentite la bella chiusa di questo libro : 

« Il compito del radiotelegrafista è veramente il compito del silenzioso 
operante. Come una misteriosa tessitura la voce, gli appelli, gli incitamenti, 

^ 33 



percorrono gli spazi ; ed è anche un alto senso del dovere quello che guida 
questi soldati dell' umanità. Primi nel dovere e primissimi nel sacrificio. 

« Dal marinaio radiotelegrafista di Capo Guardafili che muore all'apparato 
lanciando 1' ultimo grido alla Patria lontana ; dal radiotelegrafista del piroscafo 
« Mafalda » che prima di morire getta 1' ultima voce del comandante Gulì : 
Viva l' Italia ! ; dall' operatore che a Pola, nel sommergibile affondato, muore 
sull'ultimo appello segnato nella cruda sìntesi: moriamo; è tutta un'offerta 
mistica ad un ineffabile ideale di dovere. 

« Ed è a questi umili ignorati eroi, che io ho dedicato queste pagine : al 
loro esempio, che mi guidò nelle ore tormentose ; alla loro fede che mi portò 
tenace alla vittoria, pel nostro amore di figli e di soldati: la Patria». 

Bravo, buono e caro il nostro Biagi ! Vien fatto di abbracciarlo in spirito 
dopo aver letto d'un fiato il suo racconto, che porta la schietta impronta del- 
l' animo suo semplice ed eroico, e ci fa comprendere 1' affetto inalterato che 
egli nutre per il suo Generale, col quale la sorte fu veramente crudele. Rara 
e inestimabil cosa la fedeltà ! 

o. p. 



« Biagi racconta.... » - I miracoli della radio nella tragedia polare. - A. Mondadori. Ed. Mi- 
lano. L. 8,50. 



EROISMI DI GUERRA 

Gli ufficiali che hanno partecipato alla nostra grande guerra, e che sono stati 
testimoni di tanto valore, è bene facciano conoscere agli italiani con la parola e 
con gli scritti episodi che rimarrebbero ignorati e che è patriottico siano messi in 
piena luce. Noi siamo soliti nelle nostre scuole di ricordare il valore dei greci 
caduti a Maratona, a Salamina, gli aneddoti degli eroi di Plutarco, e i soliti rac- 
conti di Orazio Coclite, di Muzio Scevola e di Clelia, i quali - sia detto fra pa- 
rentesi - nascondono sconfìtte romane non vittorie. Tuttociò finisce col diventare 
una trama di luoghi comuni, che ci lasciano freddi. 

Noi desideremmo che i nostri insegnanti conoscessero gli episodi di valore 
autentico dei giovani della presente generazione, perchè non v' è famiglia che non 
rechi traccie della grande epopea per morti, feriti o scomparsi o superstidi. UAn- 
talogia della nostra guerra di Carlo Culcasi, pubblicata dalla Casa Editrice A.lbrighi 
Segati, dovrebbe esser più diffusa di quello che sia, perchè è fonte preziosa: è 
libro che eleva lo spirito. Non bisogna soffermarsi soltanto sulle grandi figure di 
Cesare Battisti, di Nazario Sauro, di Fabio Filzi che raggiano come stelle: bi- 
sogna soprattutto ricordare gli umili, i dimenticati, i semplici fanti che la storia 
trascura. 

Per questo noi siamo lieti quando i giornali recano il sunto di conferenze in 
cui gli attori della grande guerra rivelano V eroismo di giovanetti valorosi, di 

34 ^ 



soldati ignoti ritornati alle loro case modestamente, tranquillamente senza chieder 
nulla a nessuno, senza strombazzar nulla dell'epopea loro. Fra queste conferenze 
eccone una tenuta teste a Genova dal Generale Emilio Bertotti che ha commosso 
l'uditorio. 

Sfilano figure di ragazzi eroici, di caporali degni di essere elevati ai gradi 
più cospicui nell'esercito, di sacerdoti esemplari e insieme con essi ricordi di uf- 
ficiali superiori, il Cui esempio eccitava i meno animosi, gV indolenti o coloro che 
troppo erano attaccati all' istinto di conservazione. 

Un caporale calabrese salva un ufficiale che sta per precipitare in un bosco 
incendiato. Riceve la decorazione meritata. Se ne maraviglia: «Non era forse il 
mio tenente ì » - Al volontario Enzo Vanzi di 18 anni è amputato un braccio e 
dice al suo generale: « Mi dispiace di non poter continuare ». Un triestino di 17 
anni, Ugo Polloni, prosegue ferito a lanciarsi all'assalto; e prima di spirare grida: 
« Addio, ragazzi, muoio contento per la Patria ». Antonio Cassola è un fanciullo 
di 11 anni; va in Francia volontario garibaldino e poi si arruola sotto un altro 
nome in un reggimento di fanteria. Guida all'assalto il proprio reparto che non 
ha più graduati. Rimane ferito. Gli si annunzia la medaglia al valore. Chiede col 
suo candore giovanile: «Me la daranno col mio vero nome? Partecipa ad altre 
azioni eroiche ed è nominato sottotenente e poi tenente per merito di guerra: è 
l'ufficiale più giovane. 

Un battaglione di bersaglieri indietreggia sopraffatto: il soldato Gardelli si 
lancia innanzi gridando: «I bersaglieri non si debbono mai fermare: il batta- 
glione, riordinatosi, lo segue e il giovane bersagliere cade sulla trincea conquistata. 

Il maggiore Buzzi ha sul Pasubio il braccio destro asportato da una granata : 
il generale lo invita a ritirarsi: risponde risoluto: « Non è questo il momento di 
pensare al mio braccio ». 

Ecco figure di sacerdoti che si alzano allo scoperto per benedire chi cade ; 
figure di cappellani che confortano chi muore e accorrono dove la loro presenza 
è richiesta, sfidando ogni pericolo. 

Una madre eroica, nativa del Trentino, ha in guerra sei figli tutti ufficiali. Il 
maggiore di essi, colonnello Groppi, cade da prode. Essa si presenta a ricevere la 
medaglia al valore decretata alla memoria del figlio. Rifiuta di star seduta e ha 
parole degne di esser incise nel marmo : « quando sfilano gli alpini di mio figlio, 
debbo stare in piedi ». Bacia la medaglia; si rivolge ai cinque figli presenti an- 
ch'essi : « Vendicatemi ! » 

Il generale Bertotti, prima di chiudere la sua bella conferenza, ha ricordato 
il nostro sovrano, il primo soldato d' Italia, che non dubitò mai della vittoria e 
che dopo Caporetto gridò agl'italiani che ogni recriminazione era un tradimento 
e che a una sola voce bisognava rispondere di esser pronti a dar tutto per l'onore 
d' Italia. Nel convegno di Peschiera, dinanzi ai rappresentanti delle potenze alleate, 
che dubitavano della nostra resistenza al Piave, annunziò recisamente che le di- 
sposizioni erano date e che vi saremmo rimasti saldi. I rappresentanti s' inchina- 
rono maravigliati: si palesava degno discendente di Emanuele Filiberto, di Carlo 
Emanuele I di Savoia e di Vittorio Emanuele II. Il generale Foch si rivolse al 
ministro Painlevé, esclamando : Mon ami, cet Tiomme c'est vraiment un roi. 

Tutto ciò ricordando, vengono alla mente le parole del D'Annunzio: «Ora 
l'Italia è giovane, l'Italia è nuova. Essa è. ora davanti al destino come quando 
emerse dai suoi tre mari ». 

— 35 



DO^ GIOVANNI BOSCO. 

È una delle figure più insigni del mondo cattolico : è un sacerdote italiano 
la cui grandezza risplende in modo maraviglioso, la cui beatificazione avvenuta 
e celebrata in questi mesi risuona in tutti i continenti come pieno riconoscimento 
di quanto egli operava per la fede cristiana, per l'educazione della gioventù, per 
V inalzamento dello spirito con la fondazione dell' opera salesiana, potente univer- 
sale istituzione che con unità d' intenti mira al più alto fine : santificare il lavoro, 
purificare l'animo, avvicinarlo a Dio. 

Nato in Piemonte, nei dintorni di Chieri nel 1815, figlio di poveri agricoltori, 
rimane orfano del padre in tenera età. Lo sorregge la madre, modello di donna 
cristiana ; ma fino dai tredici anni è costretto a guadagnarsi la vita col più duro 
lavoro. Lo infiamma il sentimento religioso : nei suoi sogni giovanili si sente ispi- 
rato da Dio a salvare la gioventù, e a guidarla nella via della fede. Attira a sé 
i fanciulli col gran cuore, con la sua amorevolezza. È forte, robusto per gli eser- 
cizi fisici, per le fatiche a cui si sottopone. Impara anche giuochi di prestigio per 
rendersi gradito ai giovani e per trattenerli dilettandoli, li addestra tìsicamente, 
li ammaestra. Veste l'abito chiericale nel 1835. Si segnala nello studio per la me- 
moria prodigiosa, per la facilità con cui impara; per l'entusiasmo che suscita. 
Ordinato prete nel 1841, fonda a Valdocco presso Torino il primo oratorio festivo, 
dove si raccolgono i ragazzi del popolo, sperduti, girovaghi, senza famiglia, per 
essere educati, istruiti, elevati moralmente e spiritualmente. Saltassero, si agitas- 
sero nei momenti di ricreazione, ma apprendessero a lavorare, a divenire utili a 
se e al mondo. 

Divenne l'idolo dei suoi allievi che andavano crescendo a vista d'occhio; e 
poiché egli s' infiammava intorno all' avvenire dell' opera che stava fondando e i 
suoi disegni parevano così strani che fa ritenuto pazzo e si pensò persino di rin- 
chiuderlo nel manicomio, egli sventò abilmente la trama che andò in fumo. In- 
tervenne in suo favore lo stesso Carlo Alberto e fu per il momento lasciato 
in pace. 

I birichini di don Bosco, come li chiamavano, istruiti, educati, divennero 
1' esercito infinito della pia Società di S. Francesco di Sales riconosciuta dal Pa- 
pato : Società che si diffondeva in tutto il mondo cristiano mediante l'officina, la 
scuola e la stampa. Come ha testé dichiarato in un suo solenne discorso Pio XI, 
don Bosco fu grande fedele e veramente sensato servo della Chiesa Romana, della 
Santa Sede. Le persecuzioni non cessarono, perchè fu accusato di perturbare 
l'ordine politico, ma il Conte di Cavour comprese anch'esso l'importanza del- 
l' opera salesiana nel momento in cui il nostro Risorgimento si effettuava ; capì 
che si trattava di una grande opera educativa di redenzione e la favorì ; e lo 
comprese anche il ministro Rattazzi, che pur avendo abolito le corporazioni reli- 
giose, insegnò a don Bosco il modo con cui doveva fondare la sua congregazione, 
perchè non venisse soppressa. 

Per opera dunque del genio organizzatore di questo mirabile sacerdote, sorse 
la Società salesiana, la più vasta società religiosa del mondo moderno; sorsero 
non solo in Italia, ma in tutti i continenti centinaia e centinaia di oratorii, di 
chiese salesiane con le loro scuole, coi loro laboratorii ; con le loro officine; sor- 
sero istituti che da modeste origini si andarono prodigiosamente allargando. 

A tre grandi famiglie don Bosco ha dato origine con 1' opera sua : ai sale- 
siani, alle figlie di Maria Ausiliatrice, ai cooperatori e alle cooperatrici. Esercito 
che è andato sempre crescendo di numero per la meraviglia destata da un uomo 
vissuto sempre povero, che ha disprezzato il danaro, animato da quella fede che 
scuote, che fa muovere le montagne e che ha creato un/ istituzione che uno stato 
moderno, con tutti i più larghi mezzi di cui può disporre, non sarebbe in grado 
di fondare. 

A quale numero sono ormai saliti i figli di don Bosco, le figlie di Maria Au- 
siliatrice e i cooperatori salesiani? a una cifra incalcolabile. Colui che oggi è sa- 
lito agli onori degli altari, iniziava a Valdocco la costruzione del tempio di Maria 

36 — 



Ausiliatrice non avendo in tasca che venti centesimi, ricordava teste il Pontefice 
nel suo discorso in cui esaltava il nuovo Beato. Se l'opera grandiosa, gigantesca 
di lui rifulge in tutto il mondo, come non ravvisarvi l'intervento divino manife- 
statosi per mezzo di un apostolo fedele alla causa del Cielo ? 

Nessun personaggio civile, nessun uomo illustre, nessun re, nessun impera- 
tore ha suscitato l'entusiasmo, P aspettazione, 1' affluenza di tutto un popolo come 
don Bosco, quando si muoveva chiamato dai credenti nella sua parola e nei suoi 
miracoli. NelP aprile e nel maggio 1883 destò a Parigi un vero delirio, ascoltato 
come predicatore, adorato come un santo. Ministri, senatori, deputati, uomini, 
donne del popolo si accalcavano per udirne la parola, per avvicinarlo, per averne 
i consigli. Lo stesso Victor Hugo per ben due volte gli si presentò a onorarlo e a 
dichiarargli che credeva in Dio e che sperava di morire assistito da un sacerdote 
cattolico. Il medesimo delirio sollevò don Bosco a Barcellona nel 1886 e a Roma 
nel 1887 poco prima lo colpisse la morte nel gennaio 1888, quando egli aveva poco 
più di 72 anni. 

Anche come scrittore ebbe un' attività portentosa. Ben cento le sue pubblica- 
zioni diffusissime. Si vanno moltiplicando le edizioni della sua Storia della Chiesa, 
della sua Storia Sacra, dei suoi libri di pietà. Le Letture Cattoliche da lui fondate 
hanno fama mondiale e il Bollettino Salesiano vede la luce in quasi tutte le lingue. 

Eppure lo spirito demoniaco si scatenò contro di lui ; la malvagità umana non 
lo risparmiò, e più volte, orribile a dirsi, fu attentato alla sua vita consacrata al 
bene e alla carità. La sua morte fu un lutto universale nel campo dei credenti e 
d'allora fu considerato come un santo: dichiarato Venerabile nel 1907, Pio XI il 
2 giugno 1929 lo ascriveva nel novero dei beati. 

Altro fatto caratteristico da porre in piena luce : don Giovanni Bosco è stato 
beatificato Panno in cui è avvenuta la conciliazione fra la Santa Sede e V Italia; 
e dei due poteri, egli, da fervido italiano, propugnò sempre P accordo con fede di 
apostolo. Lo consigliò con tutta la sua fermezza, con tutto il suo spirito di preveg- 
genza. Fu più volte intermediario fra il nostro governo e il Vaticano nei momenti 
più scabrosi, ma dovè lottare contro i due estremi : contro le sette irreligiose da 
un lato e contro i fanatici delP altro campo. 

Francesco Crispi, ospitato e beneficato dal fondatore delPopera salesiana, al- 
lorché il patriotta siciliano si dibatteva nella più penosa miseria, non dimenticò 
mai il bene da lui ricevuto, e divenuto ministro, si valse del senno e del credito 
di un sacerdote così eccezionale e straordinario. Don Bosco era così alto nella 
stima delle maggiori autorità della Chiesa che interpellato dopo il 20 settembre 
sul restare del Pontefice a Roma osulP andarsene, rispondeva senza esitare e ne 
fu seguito il consiglio: «La sentinella d'Israele si fermi al suo posto e stia a 
guardia della Rocca di Dio ». 

Il 9 giugno u. s. a Torino, da Val Salice a Valdocco, dove è la Casa madre 
dei Salesiani, è stata trasferita con solenne funzione la salma del nuovo Beato 
fra un immenso corteo di un 70 mila pellegrini accorsi da ogni parte, fra un po- 
polo che si genufletteva adorando, presenti i Principi Sabaudi. A Valdocco, nel 
tempio di S. Maria Ausiliatrice, che egli fondava e consacrava, è stata traspor- 
tata trionfalmente la salma di lui come apostolo di fede, di carità, di redenzione 
e di pace. 

Quanti sono oggi gl'istituti della Congregazione dei Salesiani? Sono oltre 
900 sparsi in 40 nazioni del mondo con oltre 500 mila allievi. 

La celebrazione di don Bosco si è chiusa il 16 giugno u. s. con un grande 
pellegrinaggio alla casa nativa di lui, considerata come un santuario, a Castel- 
nuovo d'Asti ; si è chiusa con un solenne pontificale e con un pranzo in cui i 
convitati hanno parlato in onore del Beato in sessanta lingue diverse. 



Date modo di abbonare un bambino cicco a " GENN/VRIELLO ", che 
è per lui una finestra aperta sul mondo (Vedi pag. 9J 

^ 37 



IL FIORE DELLA NOTTE 



È questo il terzo romanzo, salvo errore, di Nino Salvaneschi che conta al suo 
attivo varie altre opere e una grande quantità di articoli disseminati in giornali 
e riviste. Il Fiore delta Notte, che è tra i romanzi che ha incontrato il grande 
successo dell'annata letteraria, segue alla Rivolta del 2023, romanzo un poco alla 
Wells, scritto con fantasia e colore e ora tradotto anche in olandese e a tSirénide, 
il romanzo di Capri, che si stampa in questi giorni in una nuova edizione, essen- 
dosi smaltita la prima e che pure è stato tradotto in spagnolo. 

Nino Salvaneschi è dunque arrivato all'afférmazione con questo suo nuovo 
romanzo, dopo aver conosciuto altri ottimi successi. 

Ma dal suo ultimo romanzo Sirénide a questo son passati nove anni. 

E in questi nove anni, Nino Salvaneschi è diventato cieco. 

Per chi lo conosca come scrittore di cose di arte e di varia letteratura, o per 
chi lo abbia ascoltato come brillante e sicuro e convincente conferenziere, e per 
chi lo abbia seguito come me da anni attraverso la sua attività di pubblicista, il 
Fiore della Notte non è una sorpresa. Anzi, se ne può sentire la figliazione diretta 
da due altre opere del Salvaneschi, e cioè dal Maestro dell'Invisibile, una raccolta 
di novelle psichiche un poco alla Edgard Poe, tra il pauroso e il fantastico, che 
però non ci avevano convinto e nelle quali indubbiamente il Salvaneschi cercava 
ancora la sua strada, e poi nel chiaro e suggestivo Breviario della felicità, una 
raccolta di pensieri che i ciechi e gli amici dei ciechi dovrebbero conoscere e far 
conoscere. Attraverso questi due libri si comprende il cammino evolutivo dei 
Salvaneschi, che scrittore esperto, osservatore acuto, facile e spigliato nello stile, 
doveva necessariamente e direi persino forzatamente darci il vero romanzo della 
cecità con il suo Fiore della Notte. 

Vi son nel Breviario della felicità, - Editore Oorbaccio, Milano - dei pensieri 
nei quali troviamo il seme del romanzo nato due anni dopo, e anche edito dalla 
stessa casa milanese. Entrambi i volumi sono alla seconda edizione e il Fiore 
della Notte si avvia vittoriosamente verso la terza. Quelli che conoscono le condi- 
zioni del mercato librario italiano non possono dunque che registrare il successo. 

E diciamolo subito meritato, perchè il Fiore della Notte è un ottimo libro 
utile, dilettevole e ben costruito nel suo complesso letterario, filosofico e spiri- 
tuale. Il romanzo che ha avuto critiche lusinghiere, da quella del Borgese sul 
Corriere della Sera a quella del Tonelli sul dotto Marzocco, ha sollevato discussioni 
vivaci e raccolto consensi, imponendo il suo autore tra gli scrittori di primo 
piano, maturi per opere salde e profonde. 

Pj che il Salvaneschi non s' è improvvisato scrittore, ma vi è arrivato, con una 
fatica quotidiana di una ventina di anni e di una ventina di opere diverse di 
mole e di valore. Poi la vita e la cecità gli hanno dato- una impronta personale, 
sopratutto per la ottimistica interpretazione che ha saputo dare alla sventura e 
alla cecità in particolare. Poiché, questo è il segreto del successo del Fiore della 
Notte. Questo è un romanzo che consola e che illumina non solo i ciechi, ma 
quanti altri sono i sofferenti e i convalescenti della vita e del dolore. 

Impossibile raccontarne la trama, perchè se può apparire semplice essa è, 
invece duplice e complessa, con un intreccio di rincarnazione che passa in secondo 
piano di fronte al Aero intreccio del romanzo che è l'avventura non banale della 
cecità. 

MSd è questa che deve sopratutto interessare i lettori del nostro Argo. 

Un uomo che diventa cieco, che passa da oculista ad oculista e, che nella 
lentissima agonia crepuscolare arriva a sfiorare il suicidio e poi riprende le forze 
e rinasce alla nuova vita e accetta la sua cecità e cerca di comprenderne il valore 
spirituale e il simbolo religioso, secondo il vangelo di Gesù e si dona intero a 
sollevare gli altri suoi compagni: tutta questa avventura di Vanni, l'eroe del 
Fiore della Notte, non è certo banale. Tanto più che lo stile del Salvaneschi, ar- 
tista pieno di sentimento e di gusto, ricco d'intuizione e di osservazione, pieno 

38 — 



di colore e di imprevisti, ha certo vestita di parole e di frasi un'avventura vera, 
poicliè tutte le visite agli oculisti e la discesa nell'ombra e le prime impressioni 
delle guide e del bastone e della gente che avvicina, e V idea del suicidio e la 
rinascita, tutto infine si sente che è stato realmente e profondamente vissuto. Il 
lavoro di introspezione e di analisi psicològica è poi di una tale profonda sicu- 
rezza e di una tormentata ricerca delle ragioni spirituali della cecità, che Nino 
Salvaneschi trova nella evoluzione del suo Vanni, attraverso le idee del Budda 
e poi trionfalmente con la religione di Gesù.... 

Il libro, che gli oculisti dovrebbero tutti conoscere e tenere nelle cliniche e 
offrire in dono ai loro malati e sopratutto a quelli che stanno « passando il ponte» 
di cui parla Nino Salvaneschi, è di quelli che segnano una tappa non solo nel 
cammino di uno scrittore, ma anche nella linea di una concezione filosofica vitale 
delle sventure. 

Nino Salvaneschi, che la cecità ha posto di fronte al suo problema, con il 
Fiore della Notte ci ha donato un libro buono nel solo senso esatto e giusto della 
parola bontà. Nel suo cammino letterario è un successo di primo ordine e per la 
Causa dei ciechi è un libro che non morirà. Per questo tutti Io devono conoscere 
e farlo conoscere agli amici dei ciechi. 

Italo Brunelli. 



1/ IN TEEESS AMENTO DI S. E. CIMOBONI 
PER UN CASO DI CECITÀ. 

E Avv. Rag. Costantino Anzovino copriva da vari anni il posto di Segre- 
tario dell Amministrazione Provinciale di Benevento. 

In seguito a sopravvenuta cecità, qua) dunque V Anzovino dichiarasse di 
poter ancora rispondere alle esigenze del suo ufficio, ne veniva dispensato 
nel 1928 da quella Amministrazione Provinciale. 

Senonchè, durante V anno di aspettativa accordatagli fu nominato Pre- 
fetto di Benevento S. E- Oreste Cimoroni, Deputato al Parlamento e Membro 
del Comitato Centrale dell' Associazione Mutilati, e le cose cambiarono radical- 
mente. 

L } Anzovino fu richiamato dalV aspettativa e confermato nel suo diritto 
al posto di Segretario, malgrado la cecità ed autorizzato ad avvalersi del- 
V opera di uno scritturale. 

E atto compiuto da S. E. Cimoroni è superiore ad ogni encomio. 

Basti rilevare che è questo il primo caso in cui da parte di un Ente pub- 
blico viene valorizzata la cecità, con la prova della massima fiducia. 

La Sede Centrale delV U. I. C. ha voluto significare la propria ricono- 
scenza a S. E. Cimoroni, ed a mezzo del Sig. Bazza Romano, Commissario 
della Sezione Campana, e dello stesso Avv. Anzovino Costantino, gli ha 
fatto consegnare una medaglia d'argento e la pergamena di socio benemerito 
recante la seguente dicitura : 

A S. E. Oreste Cimoroni Prefetto di Benevento che per primo volle 

YALORIZZATA LA CECITÀ NELL 7 IMPIEGO IN PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI CON 
PLAUSO E GRATITUDINE PROFONDA. 

^ 39 



FRANCESCO PAOLO MICHETTI. 



Il grande pittore abruzzese è morto serenamente 
nel suo eremo di Santa Maria Maggiore a Franca- 
villa al Mare il 5 marzo u. s. Era nato in quel di 
Chieti nel 1 85 1 , meraviglioso rappresentante di una 
razza energica e sensuale : visse fraternamente col 
D'Annunzio e reciprocamente l'uno iufluì sull'altro : 

Tu signor del pennello, io della rima, 

così il D'Annunzio in un suo celebre verso, e le 
pagine in cui Gabriele lo ha delineato e in cui ha 
celebrato il loro eremo, allora comune, sono indi- 
menticabili e indispensabili a comprendere il grande 
artista ora scomparso. 

Quando egli entrò a Napoli nelle vecchie ac- 
cademie, si sentì rivoluzionario nel campo del- 
l' arte : non voleva copiare, non voleva imitare, 
ma ritrarre dal vero oggetti e animali. Il pittore. 
Dalbono lo trovò una sera appiattato in un angolo 
della scuola di nudo, nero come un mulatto, ve- 
stito da capraio, tutto intento a disegnare su di 
un grosso pezzo di carta, Lasciò l'Accademia e ri- 
tornò nell'Abruzzo a lavorare da sé solo. Nel 1877 
divenne celebre d' un colpo con un dipinto colos- 
sale all'Esposizione di Napoli: la Processione del 
Corpus Domini a Chieti : rivelava un mondo sco- 
nosciuto di bellezze pittoresche e di cerimonie se- 
mipagane proprie dell'Abruzzo, un'orgia fantastica 
di colori e di movimento: la scalinata d'una chiesa 
monumentale ; sotto un ampio baldacchino un prete 
con la pisside; nella gradinata più alta i credenti 
cantano ; spiccano donne vestite di nero ; intorno 
frotte di bambini. 

A Torino nuovo trionfo nella grande esposi- 
zione del 1880 : la Domenica delle Palme, i Pe- 
scatori di Telline, Impressioni dell' Adriatico e altri 
dipinti di mirabile efficacia. Successivamente il 
Michetti si segnalava a Milano con una serie di 
studi, di pastorelle, contadini, bimbi, colti dal vero. 
Ecco nel 1883 alla grande esposizione di Roma 
il Voto, grande quadro, di soggetto cupo, qualche 
cosa di straordinario, d' indescrivibile : la rappre- 
sentazione della fede che giunge al fanatismo ; 
nella chiesa di un villaggio abruzzese fra cande- 



labri accesi, fra i paramenti sacri dei sacerdoti che 
officiano, i credenti si accalcano e spalancano gli 
occhi sui contadini che strisciano bocconi scalzi e 
sanguinanti lungo il pavimento fino all' idolo di 
S. Pantaleone cui si prostrano con rito solenne. 
Il quadro destò rumore e polemiche ardenti : il 
pittore Nino Costa gli si avventò contro con le 
sue aspre critiche, le quali resero più vivo il trionfo 
dell' artista : il quadro fu acquistato per la Galleria 
Nazionale. 

Il genio del pittore sembra quindi riposarsi per 
attingere maggior forza e salire al culmine della 
sua piena manifestazione artistica, perchè dal 1883 
al 1894 compose ritratti, acqueforti, paesaggi che 
nulla aggiungono al nome di lui, ma a Venezia 
nel 1895 esponeva il suo capolavoro : la Figlia di 
Iorio, da cui il D'Annunzio trasse la sua potente 
tragedia pastorale. 

È l'opera più perfetta di lui per la semplicità 
del soggetto, l'originalità nella distribuzione e va- 
rietà delle figure, espressive, animate, dal cui volto 
si rivela il sentimento che erompe dal loro animo : 
desiderio, scherno, derisione contro la femmina che 
fugge avvolta nel suo rosso mantello, spiccante sul 
fondo candido della Maiella. 

Al chiudersi del secolo XIX l'artista era al- 
l' apice della gloria: il suo trionfo era ormai as- 
sicurato. Nel i9oc esponeva a Parigi due grandi 
tempere : i Serpenti e gli Storpi. Quindi ritiro e 
silenzio completo. Perchè ? forse per godere tran- 
quillo gli ultimi anni di sua vita e assaporare la 
gioia dell'esistenza dinanzi al suo mare idolatrato ? 
oppure lo disgustavano le nuove vie battute dalla 
sua arte prediletta? Andava ripetendo: « Il secolo 
del cubismo e del futurismo non mi appartiene : 
non ha nulla di comune con me ». Ma non restava 
inoperoso : lavorava nel suo eremo di Francavilla: 
lavorava in segreto ; distruggeva, rifaceva, vagheg- 
giava nuove forme, saliva a nuove concezioni, a 
nuovi atteggiamenti, contemplando cielo e mare, 
il suo Abruzzo, le linee pittoresche degli Appen- 
nini culminanti' nel Gran Sasso e nella Maiella. 
La morte lo ha colto nella pienezza del suo sogno 
e nella dolce calma del suo spirito. 



C0D 



Fatevi soci contribuenti o perpetui deìV UNIONE ITALIANA 
CIECHI. 



40 ^ 



NOTIZIARIO. 



Duplice varo a Sestri Ponente il 19 marzo 1929. 
— Varo della motonave « Attilio Deffenu » costruita 
dall'Ansaldo per la Compagnia Italiana Transa- 
tlantica. È intitolata a un glorioso combattente 
sardo, interventista ; e varo del Cacciatorpediniere 
« Lanzerotto Malocello », intrepido navigatore li- 
gure del secolo XV. 

A Bruxelles nuovo trionfo oratorio di Carlo 
Delcroix. Vi ha tenuto una conferenza sul tema: 
Ritorno a Dio e sul patto Lateranense. 11 Re del 
Belgio ha espresso il desiderio di riceverlo ; e lo ha 
ricevuto in udienza particolare, congratulandosi 
con lui come rappresentante del nostro esercito 
glorioso. 

Nel R. Arsenale della Spezia la mattina del 
2 aprile u. s., nel suolo prospiscente la banchina 
dove sorge il palazzo della Veleria, è avvenuta la 
consegna della bandiera di combattimento al cac- 
ciatorpediniere Battisti, varato a Genova. La ban- 
diera è stata offerta dalle donne trentine rappre- 
sentate dalle signore Antonietta Da Stanchina, 
signorina Luigia Brugnara, contessala Antonietta 
Cesarina Sforza, signorina Lisa Zippel, accompa- 
gnate dal Senatore Zippel podestà di Trento. 

Vicino al Battisti erano ormeggiate il Nullo e 
il Santo a bordo dei quali si trovavano imbarcati 
.autorità e ufficiali della R. Marina/ rappresentanti 
di autorità civili e militari, di associazioni, sin- 
dacati fascisti. Fra gli ammiragli, l'ammiraglio di 
squadra Ugo Conz, comandante in capo della prima 
squadra e l'ammiraglio Gino Ducei comandante del 
Dipartimento dell'Alto Tirreno. 

Il cofanetto, contenente la bandiera, è in noce, 
opera dell'artista Campi di Trento, è accompagnato 
da una pergamena firmata dalle signore donatrici 
con una splendida iscrizione e un gran medaglione 
col ritratto di Cesare Battisti, con lo stemma reale 
e quello fascista. La bandiera di seta spessa ha 
ricamato in oro e seta, al centro, lo stemma sa- 
baudo. 

A poppa del Battisti è eretto l'altare dove il 
cappellano della i a armata, don Guttiila, impar- 
tisce la benedizione e pronunzia un elevato discorso. 
Il comandante della nave, il capitano di fregata 
Nomis di Pollone, legge il commovente messaggio 
che Ernesta Battisti, la vedova del Martire, gli ha 
indirizzato con parole commoventi. Dopo di che 
la madrina della bandiera, signorina Luigia Bru- 
gnara pronunzia elevate parole. Il Comandante si 
inchina e risponde con elevatezza patriottica. Infine 
la fiammeggiante insegna sale nell'azzurro e con- 
temporaneamente viene alzato il pavese anche sui 
caccia affiancati. Tre squilli di « attenti » cui se- 
guono la marcia reale e le salve dei cannoni, sa- 
lutano la bandiera di combattimento e chiudono 
ia magnifica cerimonia vibrante di entusiasmo. 

Le feste religiose del decimoquarto anniversario 
della fondazione dell'Abbazia di Montecassino sono 



cominciate il 20 marzo u. s. Si è inaugurato un 
potente faro sulla Torre dell'Osservatorio geofisico: 
proietta la luce alla distanza di 90 chilometri. Lo 
ha costruito la R. Marina. 

Qitanti erano gì' Italiani all' estero nel IQ2* ? 
Le ultime statistiche recano la cifra di 9,168,367, 
di cui oltre 1 milione e 200 mila in Europa, e di 
cui nella sola Erancia 962,593 : nelle Americhe 
7,674,583, dei quali oltre 3 milioni negli Stati 
Uniti; circa 2 milioni nel Brasile e altrettanti 
nell'Argentina. Nell'Oceania ve ne sono 27 mila, 
quasi tutti in Australia. 

// colloquio Mussolini- Chambcrlain. — La no- 
stra Firenze ha accolto con la più alta sodisfazione 
e con legittimo orgoglio 1' inaspettata notizia che 
il 2 aprile u. s. sulla riva sinistra dell'Arno a 
Santa Margherita a Montici nella villa La Gioiosa 
il Capo del Governo italiano ha avuto un colloquio 
di un' ora e mezzo col Ministro degli affari esteri, 
sir Austen Chamberlain, il quale nella villa me- 
desima ha trascoiso la Pasqua insieme con la sua 
famiglia. Poco dopo l'on. Mussolini offriva un' in- 
tima colazione al Ministro stesso e alla sua si- 
gnora nei Castello di Montalbano che sorge sulla 
riva destra dell'Arno in tutta la sua maestà storica 
nella via che conduce da Rovezzano a Compiobbi. 
Tutto ciò è avvenuto con la massima cordialità, 
nelP aperta campagna, fra 1' aria balsamica delle 
nostre colline immortalate dal Foscolo. Per felice 
disposizione il colloquio si è svolto senza la ressa 
della moltitudine curiosa, senza l'accorrere di gior- 
nalisti né di fotografi, fra la maggiore serenità e 
semplicità. 

Il comunicato ufficiale riferisce, che i due 
uomini di Stato, stretti da cordiale amicizia, hanno 
esaminato la situazione generale e riaffermato an- 
cora una volta la cordialità delle relazioni tra 
l' Inghilterra e 1' Italia e rilevato 1' accordo dei 
due governi su tutte le questioni che li riguar- 
dano. 

Il VII Congresso nazionale di filosofa si è inau- 
gurato a Roma il 20 maggio i929 nell'aula mas- 
sima del Palazzo senatorio. Ha parlato il senatore 
Gentile presidente del Comitato promotore del Con- 
gresso, rilevando che la vita italiana è governata 
da una nuova filosofia. Quindi ha pronunziato un 
discorso il Capo del Governo, ponendo in luce 
l' opera del Fascismo circa la cultura e i valori 
dello spirito, dalla riforma della Scuola alla crea- 
zione dell'Accademia d' Italia, dal Consiglio Na- 
zionale delle ricerche alla grandiosa Enciclopedia 
Treccani. Ha espresso la convinzione che fra breve 
dovrà sorgere una grande filosofia, una grande 
poesia, una grande arte. 

La terza fiera del Libro si è svolta in tutta 
Italia il 26 maggio u. s. nei banchi e nei chioschi, 
nelle piazze e nelle vie per qura dei librai, con 



— 41 



grande affluenza di pubblico e con intervento di 
Autorità e con discorsi di occasione. Fra questi 
uno dei più notevoli quello di Ugo Ojetti in Fi- 
renze, che ha additato i rimedi e provvedimenti 
per rendere il nostro libro più accessibile al pub- 
blico. L'anno scorso nel giorno della fiera del libro 
si venderono 95 mila volumi. 

Il quattordicesimo anniversario della nostra en- 
trata in gzierra è stato celebrato in tutta Italia, 
il 24 maggio, con grande solennità : hanno sfilato 
cortei di combattenti, di mutilati, di volontari, con 
inaugurazioni di vessilli di associazioni patriottiche 
e con discorsi commemorativi. A Roma Benito 
Mussolini ha parlato dinanzi a l5 mila studenti 
universitari. 

Il aitarlo Congresso dell'Alleanza internazionale 
degli Alberghi, cui partecipano le delegazioni di 
i9 Stati, fra cui, oltre l'Italia, l'Inghilterra, la 
Spagna, gli Stati Uniti d'America, la Francia, il 
Belgio, il Giappone, si è inaugurato a Roma in 
Campidoglio il 27 maggio. Hanno parlato il Go- 
vernatore di Roma, l'on. Lantini e il sottosegre- 
tario on. Bottai, il quale ha messo in rilievo la 
collaborazione che oggi si effettua in Italia fra 
datori di lavoro e lavoratori, mercè lo stato fa- 
scista. 11 suo saluto significava, a nome del go- 
verno, preciso e meditato riconoscimento dell' in- 
dustria alberghiera. 

A Roma nella Città del Vaticano il 2 giugno 
1929 nella Basilica di S. Pietro, alla presenza di 
oltre 100 mila persone, vi è stata la solenne beati- 
ficazione di don Bosco. Sono venuti pellegrini da 
ogni parte d'Italia, d'Europa, dall'Africa e dal- 
l'America latina, appartenenti a ogni condizione 
sociale per onorare il fondatore della Società Sa- 
lesiana. Un grande corteo è sfilato nella Basilica 
con l' intervento di cardinali, di vescovi, di por- 
porati e di prelati. Monsignor Barnabei, canonico 
della Basilica, ha letto l'atto pontificale. Quindi è 
caduta la tela che ricopriva il quadro contenente 
la figura di don Bosco. Il pubblico si è inginoc- 
chiato. Si è cantato il Te Deum e le campane di 
tutte le chiese di Roma hanno annunziato la ele- 
vazione del grande italiano, del grande organizza- 
tore e del grande educatore all'onore degli altari. 
Nel pomeriggio il Pontefice con la sua presenza 
nella storica Basilica ha coronato la solenne fun- 
zione, benedicendo l' immensa folla fra grida di 
delirio. Camerieri segreti e d'onore, di cappa e 
spada nei loro costumi caratteristici hanno rice- 
vuto gì' invitati. 

A Roma il 7 giugno alle ore il, nella Città 
del Vaticano, fra il Cardinale Gasparri e il Primo 
Ministro del Regno d' Italia, Benito Mussolini, si 
procedeva allo scambio delle ratifiche di S. S. il 
Sommo Pontefice e di S. M. il Re d' Italia rela- 
tive agli atti stipulati fra la Santa Sede e l'Italia 
1' 1 1 febbraio 1929 con reciproca solenne dichia- 
razione di osservare lealmente il trattato e il Con- 
cordato, eliminanti in modo definttivo la questione 
romana. 



Il Pontefice inviava al Re d' Italia un tele- 
gramma, annunziando lo scambio delle ratifiche e 
impartendo l'apostolica benezione al Sovrano, alla 
Regina, a tutta la Reale Famiglia, all' Italia e al 
mondo. Benediceva altresì il Primo Ministro e 
tutti gì' intervenuti al solenne storico atto. Con 
l'on. Mussolini erano l'on. Giunta, i ministri Mo- 
sconi, Rocco e i funzionari del seguito. 

Si compilava il relativo processo verbale in 
doppio originale, nel Palazzo Apostolico Vaticano, 
e quindi avveniva lo scambio dei documenti. Il 
ministro Mosconi rimetteva al Cardinale Segretario 
di Stato uno chèque di 750 milioni di lire, più varie 
cartelle del Consolidato e del Littorio per la somma 
di un miliardo. 

Al telegramma del Pontefice il Re d' Italia 
rispondeva con altro telegramma di ringraziamento 
e di augurio. 

Il primo Congresso mondiale delle biblioteche e 
di bibliografia si è inaugurato il 15 giugno a Roma 
nell'Aula massima del Palazzo Senatorio in Cam- 
pidoglio. I congressisti erano oltre un migliaio 
giunti da ogni parte del mondo, Tra le adesioni 
notevole quella del Pontefice Pio XI. Il Primo 
Ministro, on. Mussolini, ha inaugurato il Congresso 
con un chiaro e sostanzioso discorso, in cui ha ri- 
levato che le mostre bibliografiche che in queste 
settimane sono aperte in varie città d'Italia offrono 
ai congressisti un quadro storico completo dello 
svolgimento culturale e artistico dell'Italia dai se- 
coli dell' antichità sino al regime fascista. 

Notevole nella Mostra di biblioteconomia fu la 
parte presa dalla Federazione Nazionale delle Isti- 
tuzioni pro-ciechi, di cui si parla in altra parte 
della Rivista. 

Il pritno Ambasciatore d' Italia presso la Santa 
Sede, Conte De Vecchi di Val Cismon, il 2 5 giu- 
gno 1929 presentava le credenziali nella Città del 
Vaticano a Sua Santità il Pontefice Pio XI nella 
sala del Trono ; e in un suo breve discorso, accin- 
gendosi all'adempimento della propria missione, 
invocava la benedizione apostolica sul Re, la Reale 
Famiglia e su tutta l' Italia. Il sommo Pontefice 
rispondeva ringraziando Iddio dell'avvenimento che 
allietava la Chiesa e tutto il mondo cattolico ; si 
felicitava con l'Ambasciatore e impartiva l'aposto- 
lica benedizione. Quindi tratteneva il Conte De 
Vecchi a colloquio ; dopo di che l'Ambasciatore 
era ricevuto dal Cardinale Gasparri, Segretario di 
Stato, il quale nello stesso giorno restituiva la vi- 
sita all'Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede. 

Pilade Salvestrini, caratteristica figura che per 
le vie e per le piazze di Firenze con fluida parola, 
con ricchezza di episodi e con vero colorito ne 
illustrava la storia, si è spento testé nell'Ospedale 
di S. Maria Nuova. Aveva condotto una vita er- 
rabonda, tempestosa : aveva partecipato ai moti 
degl'internazionalisti dopo il 1870 nella fase della 
sua vita più esaltata e violenta, sottostando a gravi 
condanne ; aveva avuto a compagno il cieco anar- 
chico Gavilli. Trascinava con sé nella sua febbre 
di agitatore la moglie e i figli, vivendo alla ven- 



42 — 



ttrra e soffrendo con la convinzione di giovare ai 
suoi principi. Destava sorpresa la sua meravigliosa 
memoria e il modo come narrava i fatti storici. 
Di lui si era interessato lo stesso Isidoro Del 
Lungo, e famiglie aristocratiche si erano compia- 
nte a invitarlo nelle loro riunioni per ascoltarne 
la facondia non comune. Il periodo della guerra lo 
ibbe propagandista convinto efficace ed ascoltato, 
La realtà gli aveva fatto abbandonare le ubbie 
anarchiche. Negli ultimi anni lo aveva colpito la 
cecità. 

Hugo von Hofmannsthall il più illustre poeta 
viennese di questi ultimi trent' anni, colpito da 
apoplessia cerebrale per la terribile emozione pro- 
vata in seguito al suicidio di suo figlio Franz, è 
morto il 15 luglio u. s. Era nato nel 1874. Ispi- 
ravasi al concetto della bellezza formosa e le sue 
Dpere destano un vero fascino nelle intelligenze 
ìpiù elette per il verso fiorito, magniloquente, ar- 
monioso. La Grecia antica e l' Italia del Rinasci- 
mento furono le sue fonti di ispirazione come ap- 
parisce dalla sua tragedia Elettra in cui ricalca 
1' originale greco e dal dramma in versi la Dama 
alla finestra. Ha sceneggiato anche un episodio 
della vita del Casanova neW Avventuriero e la Can- 
tante. Ha scritto produzioni in versi come il Ca- 
valiere della Rosa musicato da Strauss. Lascia una 
orma notevole nel campo della poesia che prosegue 
ad attingere dal mondo greco e da quello della ri- 
nascita italiana la propria vita e la propria ispira- 
zione. Il che dimostra sempre più che anche oggi, 
mentre si va in cerca di novità che sono subito 
dimenticate, le civiltà luminose del passato, di 
Grecia, di Roma e dell' Italia, irraggiano la loro 
luce inestinguibile. 

Hans Delbriick, il più celebre storico tedesco, 
dopo il Ranke e il Mommsen, è morto nel luglio 
u. s. in Germania, a 81 anno. Reggeva la cattedra 
di storia nelP università di Berlino. È di fama 
mondiale la sua Storia dell' Arte della Guerra in 
cui i fatti bellici sono esposti con esattezza critica 
e con acume profondo, in cui le battaglie più me- 
morabili sono narrate e lumeggiate con la più alta 
competenza. Fa testo nelle scuole militari. Egli fu 
sempre imparziale e sereno ; propugnò i diritti degli 
alsaziani, dei polacchi ; combattè la consorteria mi- 
litare prussiana in cui ravvisò un pericolo per l'av- 
venire della Germania. Ammiratore di Bismarck, 
comprese la vacuità e l'istrionismo di Guglielmo II. 
Durante la guerra reagì contro le intemperanze dei 



nazionalisti. Ritenne Ludendorff e Tirpitz respon- 
sabili della catastrofe militare. Ma difese il suo 
popolo dall' accusa di essere stato il solo respon- 
sabile della guerra delle nazioni. 

A Genova il 3 luglio 1929 si è svolta la so- 
lenne cerimonia della consegna della bandiera di 
combattimento offerta dalle dame genovesi alla 
R. N. Scuola Cristoforo Colombo, ancorata alla 
calata Gadda. Monsignor Poletti, cappellano del- 
l'Accademia Navale, ha benedetto il nuovo ves- 
sillo. La madrina marchesa Pareto Spinola a nome 
delle dame genovesi consegnava la bandiera stessa 
al comandante della nave. Questi, che è il coman- 
dante Starita, ha pronunciato un patriottico discorso. 
La bandiera è quindi issata sulla nave. Ha parlato 
anche il Podestà di Genova, senatore Broccardi. La 
solenne cerimonia si è chiusa con le ispirate parole 
pronunziate dall' ammiraglio Rota, che ha ringra- 
ziato le dame genovesi a nome dei giovani allievi 
e della intera marina. 

Il 20 luglio u, s. si è inaugurata a Venezia 
la Mostra del Settecento. È riuscitissima. Degne 
di esser vedute sono la sala toscana coi letti arti- 
stici del tempo ; quella papale, la sala veneta col 
trono dei dogi e col più bel salotto del Settecento. 
Vi sono mobili di ogni specie. Dopo il mobile ve- 
neziano, che non risente P influsso francese del 
tempo, trionfa il mobile piemontese. Interessante 
la mostra delle ceramiche, fra cui le porcellane del 
Ginorì di Doccia e le belle maioliche abruzzesi. 
Mirabile la mostra riguardante la pittura coi quadri 
famosi di G. B. Tiepolo e di Domenico Tiepolo, 
del Qanal e del Longhi. 

Il io agosto a Bolzano si è inaugurata la prima 
esposizione regionale, presente la Duchessa di Ao- 
sta e il Duca di Bergamo. Ha parlato il Ministro 
Martelli ponendo in rilievo che dieci anni di vita 
italiana hanno trasformato l'anima della provincia 
di Bolzano e dell'Alto Adige. Ha ricordato i grandi 
lavori che mercè il nostro governo nazionale vi si 
sono effettuati. 

// 14 agosto u. s. si è inaugurata solennemente 
a Fiume la quinta fiera campionaria internazionale. 
Ha parlato il ministro Martelli rilevando il valore 
particolare che questa fiera assume oggi più grande 
di quello delle fiere precedenti per la ricorrenza 
gloriosa del decennale della marcia su Ronchi. 



CON UN ALUNNO CIECO DEL «EOSSINI». 



Con questo titolo il Giornale d'Italia del 22 giugno pubblicaA^a una simpatica 
corrispondenza da Pesaro che qui ci piace riportare. Aggiungiamo che il cieco 
Vasco Zappaterra, di cui la corrispondenza si occupa, ha testé conseguito il diploma 
di composizione con una media di 27 su 30, e gli inviamo le nostre vivissime con- 
gratulazioni. 



^ 43 



PESAKO, 21. - fPavoniJ. — Vasco Zappaterra è un alunno cieco del Consel 
vatorio Rossini di cui Amilcare Zanella mi parla con molta simpatia. 

Ha scritto un 7 opera in due quadri — libretto e musica — cbe l 7 orchestra de 

V Istituto esegui nel secondo saggio finale in forma di concerto, sotto la direzioi 
di un altro allievo — Lionello Oolicigno. 

— Eivela sentimento e ispirazione musicale — mi dice il maestro 
Vuole conoscerlo ? 

Chiama 1' usciere, ma lo Zappaterra è uscito un momento prima. 

— Vedi di raggiungerlo. 

Quando il giovane compositore, cinque minuti dopo, entra nello studio rie. 
nosco il cieco che stamani attraversava la piazza tranquillamente dirigendosi ven 

V ufficio postale. 

Glie lo dico. 

— Dovevo prima di tutto conquistare questa indipendenza — risponde - 
Sono abbastanza pratico della città e posso camminare solo. 

Parla volentieri della sua arte, senza impeti, con amore calmo e pacato, m 
un leggero tremolìo della voce quasi impercettibile, tradisce la sua emozione. 

— Come le venne in mente — domando — di musicare un episodio dell 7 a 
sedio di Ancona? Lei è marchigiano? 

— No. L 7 idea scaturì forse dal mio orgoglio di ferrarese. Furono le truppe ( 
Ferrara che liberarono la città assediata. 

Mi racconta di avere studiato a Bologna fino ai ventanni seguendo il cors 
di pianoforte col Belletti e di essere venuto a Pesaro, due anni fa, dopo una lune 
parentesi imposta dalle circostanze, per terminare qui, con Zanella, gli studi < 
composizione. 

I ciechi, com 7 è noto, studiano la musica col sistema Braille che consiste n 
rilievo dei segni i quali esprimono le note o le parole. Questa non è una novi! 
per nessuno. Ma non capisco come abbia potuto seguire i corsi con un metod 
che non può essere quello del Conservatorio. 

— È semplice. Dettavo a un compagno e imprimevo nella memoria le corr< 
zioni del maestro. 

— Si dedicherà ali 7 insegnamento ? 

— È il mio desiderio più vivo. Non mi pare — soggiunge — che la cecit 
m 7 impedisca di farlo. Attraverso l 7 esercizio e coli 7 aiuto del sistema Braille potr 
seguire facilmente le esecuzioni degli allievi al pianoforte facendo le correzioi 
del caso. 

— Non vedo nemmen io — risponde il maestro — che vi siano difficoltà. 
Forse l' insegnamento dell' armonia, del contrappunto e di tutte le forme ini 

sicali della composizione è per loro molto più facile. 

Gli strumenti han bisogno di troppi controlli. 

L 7 osservazione non lo persuade del tutto, ma conviene che per la necessit 
appunto di controllare la tecnica dei movimenti, l 7 insegnamento di uno strument 
può essere per un cieco, meno perfetto. 

Parliamo ancora della sua opera alla quale il giovane compositore attribuisc 
il valore di un tentativo. 

— Nessun cieco — mi dice — ci si era provato. 

Mi sovvengo di un noto operista cieco -- lo Smareglia — ma lo Zappaterr 
mi ricorda che il maestro triestino aveva studiato da veggente. 

— Tornerà a Ferrara? 

— Subito dopo gli esami. Ma non so ancora se mi sarà possibile stabilirai 
nella mia città, dove vorrei rimanere. 

Vedremo — soggiunge — quello che mi riserverà il destino. Ho un solo desi! 
derio e un solo bisogno : lavorare. 

II maestro si alza e passandogli accanto gli batte una mano sulla spalla co; 
affettuosità paterna. 

Si congeda. 

— Quando e uscito, Zanella mi parla ancora di lui — buono, intelligente 
semplice, poverissimo, ma pieno di dignità e di fierezza. 

44 — 



U. I. C. - ATTIVITÀ DELLA SEDE E DELLE SEZIONI. 



Riunione della Giunta Esecutiva dell' U. I. C. 

Il giorno 13 Giugno u. s. si riuniva a Roma 
a Giunta Esecutiva dell' U. I. C. sotto la presi- 
lenza del Conim. Aurelio Nicolodi. 

In questa seduta veniva approvato il Bilancio 
onsuntivo 1928 da presentarsi al Consiglio nazio- 
ìale e oltre varie deliberazioni di ordinaria am- 
ninistrazione, veniva esaurientemente esaminata la 
ituazione dei più importanti Enti italiani che si 
nteressano della cecità in rapporto al loro fun- 
ionamento. 

Fra le deliberazioni che hanno un carattere di 
lovità vi è quella concernente la fondazione di 
fna biblioteca tiflologica presso la sede centrale 
teli* U. I. C. per la quale venne assegnalo un 
►rimo stanziamento di L. 5ooo. 

La Duchessa d'Aosta alla Sezione Campana. 

Le Piccole Italiane di Napoli, con pensiero 
quisitamente delicato, hanno offerto alla nostra 
sezione Campana un magnifico Vessillo Nazionale, 
:he ha avuto l'alto onore di avere per Madrina 
>. A. R. la Duchessa d'Aosta. 

La cerimonia ufficiale della Consacrazione, svol- 
asi solennemente il 24 Maggio u. s., si deve an- 
ìoverare fra le più importanti affermazioni morali 
lei nostro Sodalizio per il caldo entusiasmo con 
:ui Autorità e Cittadini hanno partecipato al Bat- 
esimo. 

L' ampio Teatro del Dopolavoro provinciale di 
Napoli, elegantemente addobbato con fiori e ban- 
liere, presentava un aspetto superbo per l'eleganza 
la varietà degli abbigliamenti femminili alternati 
:olle divise degli ufficiali dell'esercito, della ma- 
ina e della milizia e cogli abiti di società dei 
mmerosi invitati. 

Fra gli intervenuti notiamo S. E. il Gr. Uff. 
■Umansi Regio Commissario del Comune di Na- 
toli, col Capo Gabinetto comm. Ballerò, l'on. avv. 
Pescione, 1' on. Laccetti, il comm. Sthaly Presi- 
lente dell'Ass. Combattenti, il march. Goysueta in 
rappresentanza di S. E. il sen. Castelli Alto Com- 
missario per la Provincia di Napoli, il comm. 
fiossi Presidente della Croce Rossa Italiana, l'avv. 
Schiassi Segretario federale, il prof. Baldi Presi- 
lente dei volontari di guerra, il comm. Finzi Prov- 
veditore ag'i studi, il magg. comm. Laimo dei 
R.. Carabinieri, il Presidente della Corte d'Appello 
Drof. comm. Celentano, la contessa Alvisi per l'As- 
iociazione madri e vedove dei caduti, le Dame di 
lorte di S. A. R. la duchessa d'Aosta, duchessa 
d'Ascoli, duchessa di Montaldino, la principessa 
Pignatelli, la baronessa Campagna, la duchessa di 
3ovino ed altre, i gentiluomini di Corte duca Tosti 
li Valminuta e conte Radicati, S. E. il principe 
nonsignor De Sangro ed un folto gruppo di mu- 
ilati, fra i quali oltre il cap. Lepore, oratore uf- 
ìciale, il comm. Ragozzino, il magg. Iannacone, 
1 dott. Salerno, l'avv. Di Rienzo, il ten. Carone, 



numerose dame del Fascio femminile fra le quali 
la principessa Giuseppina Crispi di Linguaglossa, 
la principessa D'Avalos, la signora e la signorina 
Coccoli. 

Numerosissimi i Soci dell'Unione fra cui il 
maestro Masciantonio, il maestro Manieri, il mae- 
stro Filice, il direttore Giannini e l'avv. Anzovino 
Segretario dell' amministrazione provinciale del 
Sannio. 

Si erano fatti rappresentare S. E. il sen. Gian- 
nattasio, l'on. duca Maresca di Serracapriola, S. E. 
l'ammiraglio Nicastro, S. E. il gen. Taranto. 

Fra le bandiere che occupavano il fondo del 
palcoscenico, si notavano quella dell'Associazione 
mutilati, dell'Associazione combattenti, degli Isti- 
tuti Principe di Napoli e Paolo Colosimo, il Labaro 
della Federazione Fascista e del Fascio femmi- 
nile, i Gagliardetti dei Circoli Rionali, ecc. 

Ai piedi del Palcoscenico erano schierati Ba- 
lilla e Piccole Italiane e prestavano servizio d'onore 
reparti della Milizia, dei Carabinieri e di Vigili 
urbani in alta uniforme. 

* GÌ' invitati venivano ricevuti dal Commissario 
della Sezione sig. Romano Bazza, dalla princi- 
pessa di Linguaglossa, dal dott. Franceschi e dal 
conte avv. Antonelli. 

Alle ore 16 precise S. A. R. la Duchessa 
d'Aosta ossequiata dalle Autorità scende dalla sua 
automobile ed al braccio del sig. Bazza fa il suo 
ingresso nel Salone fra l'omaggio reverente e de- 
voto del pubblico che scatta in piedi salutando 
romanamente. 

Dopo poco giunge S. E. il cardinale Ascalesi 
accompagnato dai Cerimonieri e Gentiluomini di 
onore e si procede quindi alla Benedizione della 
Bandiera, i cui lembi sono sostenuti da Sua Al- 
tezza Reale. 

Il Segretario federale dà lettura delle adesioni, 
fra le quali quelle di S. A. R. il Duca d'Aosta, 
di S. E. Mussolini, S. E. Turati, S. E. Mosconi, 
S. E. Belluzzo, S. E. Cimoroni, S. E. Chiaro- 
monte, S. E. De Biase, S. E. Frignani, il gen. 
medico Tobia, le Ammininistrazioni provinciali di 
Salerno e Benevento, il Municipio di Avellino, 
Benevento e Salerno, ecc. 

Il ten. cav. Daffra, Vice Presidente dell'Unione 
Italiana Ciechi,' reca il saluto della Sede Centrale, 
che egli rappresenta ed auspicando una nuova era 
di armonia e di concordia, ringrazia gì' interve- 
nuti ed inneggia a Casa Savoia ed al Fascismo. 

Fra un silenzio religioso, sorge a parlare il 
cieco di guerra cap. Lepore. Con voce commossa 
ed ispirata, egli ricorda la benefica attività di 
S. A. R. la Duchessa d'Aosta, sempre pronta ove 
vi siano lacrime da asciugare o dolori da lenire. 
Parla della notte eterna che ha avvolto il cieco 
costretto a rinunciare ad ogni aspirazione, con 
l'anima e con gli occhi chiusi, al sentimento ed 
alla bellezza della natura, vagante solo in un mondo 
popolato che non lo comprendeva. Con accento di 
calda passione l' oratore parla del sacrificio dei 



— 45 



ciechi di guerra ed esalta con nobili parole l' incontro 
fra questi e coloro cui il destino aveva negato la luce 
sul nascere. Confuta abilmente e con chiarezza i 
pessimismi e gli ottimismi eccessivi, esponendo le 
vere facoltà dei ciechi non dissimili per gradua- 
zioni e multiformità da quelle dei vedenti. Egli 
afferma che se l'opera legislativa del Fascismo 
sarà pienamente attuata, se tutti gli Istituti avranno 
dirigenti ciechi e se la Nazione non ci rifiuterà 
il lavoro, si potranno ripetere le parole di Cristo: 
I « ciechi vedono ». Dopo una meravigliosa ed 
alata esaltazione della dignità del lavoro, il capi- 
tano Lepore chiude il suo dire fra lunghi e vi- 
branti applausi. 

S. E. il cardinale Ascalesi parla lungamente 
sulla bellezza cristiana del sacrificio ed impartisce 
infine la pastorale benedizione ai presenti. 

La cerimonia ha così termine e S. A. R. la 
Duchessa d'Aosta si congratula coi dirigenti del- 
l' U. I. C. intrattenendosi con loro in affabile 
conversazione. 

Il Gagliardetto del Dopolavoro. 

Avendo la Sezione Campana aderito all'O. N. 
Dopolavoro, nella stessa giornata del 24 Maggio, 
è stato benedetto il Gagliardetto dopolavorista, 
gentilmente offerto dal camerata cav. rag. Pa- 
squale Agrelli, Fiduciario del IV Gruppo rionale 
fascita. Madrina fu la nobile principessa Giusep- 
pina Crispi di Linguaglossa ed alla cerimonia sim- 
paticamente intima erano presenti alcune Dame del 
Fascio femminile, l'on. Pescione, il conte Anto- 
nelli, ten. cav. Daffra, Vice Presidente dell'Unione, 
il dott. cav. Eugenio Franceschi con altri diri- 
genti dell'Associazione mutilati, il maestro Ma- 
sciantonio, l'avv. Anzovino ed il Cappellano mili- 
tare mons. cav. uff. Castellano che impartì la Be- 
nedizione. 

Allo sciampagna offerto dal Dopolavoro pro- 
vinciale, il Commissario della Sezione Campana, 
sig. Bazza Romano, pronunciò un breve discorso 
di circostanza. 

Una Conferenza a Nola. 

Domenica 12 Maggio accolto da un vibrante 
manifesto del Podestà, il Commissario della Se- 
zione Campana, si è recato a Nola per tenervi 
una conferenza sulle finalità dell' Unione Italiana 
Ciechi. 

Nella Sala del Littorio, nel Palazzo munici- 
pale, S. E. il gen. Raimondi con brevi parole 
porta al conferenziere il saluto della cittadinanza 
e l'augurio che tutto il popolo si avvicinerà fra- 
ternamente ai ciechi. Il sig. Bazza con una bella 
improvvisazione espose con calore e con nitidezza 
di particolari quanto è stato fatto a vantaggio della 
cecità e precisa le tappe che ancora si devono per- 
correre per il raggiungimento degli scopi nobilis- 
simi dell'Unione. Il Conferenziere, attentamente 
ascoltato, è vivamente applaudito. 

Tutte le Autorità civili e militari assistevano 
alla Cerimonia, chiusasi con un Vermouth d'onore 
offerto dal Municipio. 



Il sig. Bazza lasciava quindi Nola accompg 
gnato alla stazione da numerosi mutilati, fra cui 
il magg. avv. De Luca ed il cieco di guerra Foglia 
locale rappresentante dell' Unione Italiana Ciechi 

Sezione Emiliana. 

Durante il decorso bimestre si è notevolmente 
intensificata l' azione di propaganda. Abbiamo te- 
nuto manifestazioni a Guastalla, a Fidenza, a Bu« 
drio, ad Argenta, a S. Polo di Torrile, Reggio, 
Ostellato e Poggio Renatico, nelle quali ha par- 
lato il Commissario Sezionale M.° Paolo Bentivo- 
glio, a Carpi, con discorso del camerata Prof. Giu- 
seppe Fabbri, a Copparo, a Portomaggiore ed a 
Bondeno, dove è stato oratore il camerata Tenente 
Silvio Pitteri. Dappertutto si sono avuti caldi suc- 
cessi di pubblico e cordiali accoglienze di simpatia 
e di appoggio per parte delle autorità, sicché si 
può fondatamente confidare che questa nostra mo- 
desta, ma sintetica opera di divulgazione, non 
sarà per essere infruttuosa ; per la valorizzazione 
di essa noi facciamo il maggior assegnamento sulla 
efficace cooperazione delle benemerite rappresen- 
tanze, che in ogni occasione si sono mostrate vali- 
dissimi organi di preparazione ed alle quali va 
1' espressione del nostro fraterno plauso. 

La sottosezione di Parma anche quest' anno, 
ha svolto il suo ciclo di propaganda in città e pro- 
vincia con conferenze, lezioni nelle scuole tenute 
dalla Sig.na Luisa Cassia, sempre instancabile nel 
suo apostolato di bene in prò della classe. A Parma 
parlò ascoltatissimo il Dr. Nino Salvaneschi. 

A Piacenza per opera del M.° Amadè, si è co- 
stituito il Comitato d'appoggio prò U. I. C. Ne è 
presidente la Contessa Duglas Scotti e segretaria 
la scrittrice Gianna Anguissola : partecipano al Co- 
mitato le più spiccate personalità del mondo fem- 
minile aristocratico Piacontiuo. 

Questo Comitato si è già accinto alla ricerca 
dei ciechi da fare ammettere negli Istituti e da si- 
stemare in una occupazione. 

Anche a Piacenza per iniziativa del fiduciario 
Sig. Tassi, si tennero lezioni e conferenze da parte 
della Sig.na Luisa Cassia, che estese la sua propa- 
ganda in vari altri centri della Provincia, ottenendo 
un pieno successo morale. La propaganda delle due 
Provincie di Parma e Piacenza ha dato un utile 
di L. 5000. 

Continua il lavoro di ricerca e di collocamento 
per il prossimo anno scolastico dei fanciulli sog- 
getti all'obbligo dell'istruzione e degli adulti che 
si mostrano suscettibili di utile rieducazione. 

Neil' intento di completare il quadro delle se- 
gnalazioni per la regione, abbiamo fatto le più 
vive insistenze presso gli 011. Podestà, e ci siamo 
anche rivolti alle autorità ecclesiestiche, e parti- 
colarmente a S. Em. il Cardinale Conte Nasalli 
Rocca, Arcivescovo di Bologna, che si è compia- 
ciuto di manifestare la sua alta simpatia per l'opera 
nostra e di darci 1' assicurazione del suo pieno ap- 
poggio. Abbiamo anche avuto simpatiche prove del- 
l' interessamento e della collaborazione dei Signori 
insegnanti elementari, e di tale contributo apprez- 



46 — 



ziamo pienamente il grande valore morale e pra- 
tico. Non abbiamo trascurato 1' opera di assistenza 
generica anche in quella parte che non rientra nel 
nostro programma specifico, ed abbiamo così prov- 
veduto alla sistemazione di due casi di ciechi ine- 
ducabili, 1' uno per avanzata età e 1' altro per con- 
dizioni psichiche. 

Sezione della Lombardia Orientale. 

Il pittore Cav. G. Gresseri, a mezzo di una si- 
gnora già benemerita amica dei ciechi, ha fatto 
omaggio alla sezione di un magnifico quadro rap- 
presentante Gesù che imponendo le sue mani tau 
maturgiche dona la vista a un cieco. Il quadro era 
accompagnato dalla seguente nobilissima lettera del 
Prevosto Don Ernesto Pasini : 

e Gentilissimo Sig. Avv. Calabi. 

« Le diranno che appeso alla parete della sede 
« dell'Associazione, sta un quadro rappresentante 
« Gesù che imponendo le sue mani taumaturgiche 
e ad un povero cieco gli dona la vista. L'opera è 
« del distinto pittore Cav. Cresseri, il quale saputo 
« lo scopo a cui era destinato, con nobile gesto me 

< 1' ha ceduta volentieri, ed io mi sono permesso 
« di offrirla all'Associazione quantunque mi pren- 

< desse timore che il dono più che di gradimento 
« e di sollievo potesse tornare di pena. 

« Però ho pensato che il ricordo di un fatto 
« evangelico avrebbe potuto suscitare nuovi sensi 

< di simpatia e di bontà verso quanti sono privi 
« della vista, vedendo che anche Gesù Redentore 
« li faceva oggetto così frequente della sua potenza 
« e della sua bontà. Ed ho pensato ancora che Gesù 
« stesso avrebbe premiato anche questo sacrificio 
« di non poter contemplare la sua immagine in una 
« opera d'arte, con nuovo senso di rassegnazione e 
« di conforto divinizzando il dolore dei ciechi che 
« sarà certo il massimo fattore della gloria futura 
« che li attende in cielo. 

« Perdoni della confidenza con cui le ho scritto 
« e mi creda con affetto : 

« Dev.mo Sac. Ernesto Pasini ». 



Sezione Ligure. 

Il 13 Giugno ebbe luogo nel Salone dell'Isti- 
tuto dei ciechi g. e. un concerto vocale e istru- 
mentale, organizzato dal circolo Dopo Lavoro Vit- 
torio Altieri a favore della nostra Sezione. 

Il salone era letteralmente gremito di uno scelto 
pubblico che ebbe modo di applaudire specialmente 
il M.° Ghiglione che con la sua particolare bravura 
eseguì al pianoforte scelti pezzi dei migliori au- 
tori classici, e il M.° Repetto che tenne una con- 
ferenza sulle condizioni in cui si trovavano i ciechi 
prima del sorgere della nostra Unione, ed illustran- 
done gli scopi e le aspirazioni. 

La stampa cittadina svolse un'attiva propaganda 
tanto prima quanto dopo il concerto. L' incasso fu 
eli oltre L. 1200. 



Sezione della Lombardia Occidentale. 

In due successive riunioni tenutesi il 18 Mag- 
gio ed il 2° Giugno nella sede sociale, si costi- 
tuiva il Comitato d'appoggio della nostra sezione 
con la partecipazione di numerose e distinte Si- 
gnore e di parecchie personalità, fra cui ci piace ri- 
cordare il Senatore Innocenzo Cappa, 1' On. Ales- 
sandro Mazzucotelli 

Il Consiglio direttivo del Comitato di cui tre 
membri venivano designati dal Consiglio Sezionale 
risultava così composto: 

Prof. Achille Norsa Presidente, Sig,na Luisa 
Cassia e Sig. Mario Bossi Sig. Ada Treves Segre, 
Prof. Nobile Paolina Piolti De Bianchi, Elisa Majer 
Rizioli, Sigg. Prof. Claudio Cesare Secchi, Franco 
Alfonso Spinelli, Cesare Grassetti Consiglieri. 

La sera del 27 Maggio u. s. nel Salone del- 
l' Istituto dei ciechi in Via Vivaio, g. e. aveva 
luogo 1' annunziato concerto vocale e istrumentale 
organizzato con la solita intensa operosità dalla 
Sig.na Luisa Cassia. Diedero il loro prezioso con- 
corso i valenti artisti : M.° Schieppati Emilio e 
M. A. D' Erasmo (Pianisti), Sig. Dina Pasini Vio- 
linista, Sig. Cornelia Ducrano, Soprano. Il M.° Emi- 
lio Schieppati con 1' attività che sempre lo distingue 
ebbe cura della compilazione del programma. Alla 
riuscita del concerto oltre alla segreteria cooperò 
efficacemente il Comitato d'appoggio della sezione. 
Il risultato artistico fu ottimo, come pure quello 
finanziario rappresentato da un incasso netto di 
L. 3507. 

Col Maggio scorso diventava esecutiva un' im- 
portante concessione ottenuta dopo lunghe tratta- 
tive dalla Spett. Società Suvini e Zerboni a favore 
dei nostri soci. La concessione consiste in tre liberi 
ingressi nei seguenti Teatri Filodrammatici, Olim- 
pia, Eden, Lirico, Dal Verme, Manzoni, Excelsior. 

Nel segnalare l' ottenuto beneficio, la sezione 
tiene ad esprimere anche pubblicamente alla Spett. 
Suvini e Zerboni la gratitudine dei propri soci. 

Sezione Piemontese. 

In tema di assistenza si deplora l'esito negativo 
di pratiche presso le amministrazioni Provinciali, 
Comunali e delle Congregazioni di Carità, dirette 
ad ottenere 1' accoglimento di ciechi indigenti in 
ricoveri e di ciechi adulti riedueabili nell' Istituto 
Nazionale di Firenze. 

Si è ottenuto dal Comune di Vico Canavese la 
consegna quasi gratuita di un edicola per vendita 
di giornali appositamente costruita per il socio 
Barro Pietro. 

Si segnala un notevole risveglio di attività nella 
Rappresentanza di Biella. 

Il Dr. Perruchon Giuseppe, Via IV Marzo 14, 
Torino, ha concesso la riduzione del 25 °/ sulle 
cure dentarie ai soci effettivi della sezione, come 
pure la Farmacia Schiapparelli ha concesso lo 
sconto del 2 5°/ sui medicinali e del 5 °/ sulle 
specialità. 

Il Dr. Rovasenda Giuseppe offre consulti gra- 
tuiti. 



— 47 



Sezione di Puglia. 

L' assiduo e tacito lavoro del presidente di Se- 
zione Cav. Carlo Piraneo, è riuscito ad accrescere 
i numorosi benefici di cui fruiscono già i soci Ef- 
fettivi, 

Recentemente il Cav. Piraneo ha ottenuto dalla 
Società di navigazione Puglia il ribasso del 50 °/ 
sul prezzo dei biglietti d' imbarco da qualunque 
porto ove la Società estende i suoi traffici. La con- 
cessione viene accordata a tutti i soci Effettivi 
della Sezione Pugliese e alle loro guide. I soci che 
desiderano viaggiare, dovranno chiedere lo scon- 
trino alla Sezione per tramite dei loro Fiduciari o 
Rappresentanti e devono essere muniti della rego- 
lare tessera di riconoscimento e al corrente con la 
quota. Alla benemerita Società di Navigazione Pu- 
glia vadano i sentitissimi ringraziamenti della Se- 



Sezione Siculo -Calabra. 

In seguito alla nomina del Maestro Gigi Te- 
desco a Commissario della sezione, avvenuta nel 
Marzo decorso, si va svolgendo un intenso lavoro 
di organizzazione e di riordinamento. 

L' ufficio funziona regolarmente ; il continuo 
contatto con le Autorità, la diramazione di comu- 
nicati a mezzo dei giornali cittadini, di cartoline 
di propaganda e di circolari, hanno procurato alla 
sezione molte simpatie e proventi finanziari. Al fine 
di dare un vigoroso impulso alla organizzazione 
delle rappresentanze Comunali, sono stati interes- 
sati gli Eccellentissimi Prefetti della Regione. 

A Palermo, grazie a IP autorevole appoggio del 
Podestà On. Di Marzo, cui attestiamo tutta la no- 
stra gratitudine, si è costituito un eletto Comitato 
femminile, che nella prima riunione del 13 Giu- 
gno, avvenuta nella sala Podestarile del Comune, 
presiedendo lo stesso Podestà, ha presi i primi ac- 
cordi per lo svolgimento del programma assisten- 
ziale. 

Comitati di rappresentanza vennero pure costi- 
tuiti a Trapani sotto la Presidenza del Cav. Pietro 
Scalabrini, a Siracusa sotto la Presidenza del Com- 
mendator Rispoli, e a Caltanisetta per particolare 



interessamento di S. E. il Prefetto. Questo Comi- 
tato è presieduto dalla Baronessa Eugenia Giordano 
Né venne trascurato il lavoro di carattere assisten 
zriale. L'accordatore di pianoforti Rubini Gennaro 
di Bologna, per interessamento della sezione, trovc 
in Palermo una soddisfacente sistemazione. Sonc 
in corso molte pratiche per l'ammissione di bam- 
bini nell'Istituto Florio Salamone di Palermo e di 
ciechi adulti nell' Istituto Nazionale di Firenze. 

La sezione venne iscritta al Dopo Lavoro cit- 
tadino. 

Si deplora, malgrado il vivo interessamento dil 
S. E. il Prefetto di Palermo, l'ostinato diniego di 
facilitazioni ai ciechi operai e professionisti da paite| 
delle Società Tranviarie Palermitane, diniego che 
contrasta molto con la larghezza di altre aziende 
consimili nei riguardi dei ciechi nelle principali 
città d'Italia. 

Sezione Tosco-Umbra. 

Il nuovo Direttorio presieduto dal Comm. Bar- 
tolommei Gioii Dr. Gino, ha intrapreso il riordi- 
namento delle Rappresentanze Comunali, adottando 
criteri nuovi di metodo e di indirizzo, di cui, ad 
esperienza fatta sarà reso edotto il Consiglio Na- 
zionale. 

Si è aperto un locale dove gli operai ciechi che 
non hanno possibilità di lavorare presso le loro 
abitazioni, potranno esercitarvi il proprio mestiere. 

Si sta preparando con la collaborazione di per- 
sona competente e volenterosa, un opuscolo che 
dovrà servire in modo particolare per la propaganda 
della profilassi e della prevenzione della cecità. 

Per cura del Comitato Femminile Fiorentino, 
presieduto dalla Baronessa Maria Guillet Fanzago, 
fu organizzato un concerto vocale e strumentale 
che ebbe luogo nella sala dell' Istituto Musicale 
Cherubini g. e, la sera del io giugno u. s. Il rica- 
vato di L. 2600 nette è stato erogato a beneficio 
dell'erigenda « Casa del Cieco >. 

Nei mesi di Maggio e di Giugno, P assistenza 
ai ciechi ha avuto un importante movimento' in 
specie l'assistenza medica, e per le pratiche svolte 
per P ammissione dei fanciulli, nell' Istituto Vit- 
torio Emanuele per fanciulli ciechi di Firenze. 



-C02- 



CENTOMILA SOCI 

Questa è la parola d'ordine per le nostre sezioni : rag- 
giungere al più presto il numero di CENTOMILA SOCI. È 
una questione di buona volontà. La Rivista vi facilita il 
compito. 



AURELIO NICOLODI - DIRETTORE RESPONSABILE 



Firenze - Stab. già Chiari, Succ. CARLO MORI - Piazza S. Croce, 8 - Firenze 



48 — 




Ballo campestre eseguito dalle alunne cieche dell' Istituto Garibaldi di Reggio Emilia 

diretto dal Prof. A. Costa 



UN DONO DEL S. PADRE AI BAMBINI CIECHI. 



I bambini ciechi sono giubilanti per un atto di grande benevolenza compiuto nei loro riguardi dal 
S. Padre. Egli informato dell' avvenuto concorso fra i bambini ciechi di tutta Italia, indetto dal loro 
giornalino « Gennariello » perchè esattamente calcolassero quello che sarebbe spettato alla Santa Sede 
secondo la Legge sulle guarentigie, accumulando il capitale non ritirato con 1' interesse composto, inviava 
ai 34 solutori del faticoso problema, altrettante medagliette coniate in occasione del recente suo Giu- 
bileo Sacerdotale. 

S. E. il Cardinale Gasparri, accompagnando 1' invio delle medaglie al segretario della Federazione 
Nazionale delle Istituzioni prò ciechi, scriveva queste parole che giungevano carissime al cuore dei pic- 
coli ciechi : 

« // Santo Padre confida che codesti cari fanciulli avranno così sempre pili viva la me.?noria di Lui 
nella loro devozione e nella loro preghiera ; ed in segno di benevolenza, invia ad essi ed ai loro compagni 
e maestri la. Benedizione Apostolica ». 



ARGO 

RIVISTA BIMESTRALE EDITA PER CURA DELLA 

UNIONE ITALIANA CIECHI 

(ENTE MORALE - PRES. ONORARIO: CARLO DEL CROIX) 

Sede Centrale: FIKENZE (115) - Via Kobbia, 38 a 
Direttore: AUEELIO NIOOLODI 

COLLABORATORI: Pietro Pestelli - Alfredo Pogkholini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salvaneschi - Teobaldo Dàffra. 
Ernesto Soleri - Achille Norsa - Paolo Bentivoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' U. I. C.) 

La Rivista è inviata in omaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 



SEZIONI DELL' U. I. C: Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia: 
Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio e Abruzzi: Via Quattro Fontane, 147 - Roma — 
Liguria: Via Edmondo De Amicis, 6 - Genova — Lombardia Occidentale: Via Mozart, 4 - 
Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — Marche: Castel Guelfo 
(Bologna) — Piemonte : Via Pallamaglio, 15 - Torino — Puglie: Via Marchese di Montrone, 117 

- Bari — Sardegna: Via S. Lucifero - Cagliari — Siculo Calabra: V. di Lampedusa, 23 - 
Palermo — Tosco Umbria: Via Ghibellina, 51 - Firenze — Venezia Giulia: Via Bartolini, 1 

- Udine — Venezia Tridentina : S. Polo, 2179 - Venezia. 

SOMMARIO : 

Un Cieco a capo delle Cacce Reali - O. Poggiolini pag. 1 

Per le vittime eroiche del Marina II - Giuseppe Tugnoli » (> 

Inaugurazione del corso sull'utilizzazione industriale dei ciechi - P. P, » 7 

Luce - Maria Nicolodi » 9 

11 Principe Umberto di Savoia » 10 

11 Lago di Nemi » il 

L'Anniversario della Vittoria e il Congresso dei Mutilati » 13 

Nove anni dopp - Antonio Loffredo » 14 

Alcuni versi inediti di Ferdinando Martini » 17 

Mac Donald e le sue letture a bordo del < Berengaria » - a. p » 18 

Episodio di guerra - Carlo Piraneo » 20 

Il brillante successo di uno dei nostri artisti » 22 

La Madonnina dei ciechi - Nino Salvaneschi » 23 

A che prò, Don Pietro? - La Direzione » 26 

Relazione annuale dell'opera compiuta dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni prò 

ciechi (Annata H»28-192<<) » 27 

La conciliazione e la tomba di Cavour » 30 

La nuova musica tedesca e russa » 37 

Novità e notizie musicali » 38 

Recensioni ■> 40 

Note e Commenti » 42 

U. I. C. Attività della Sede e delle Sezioni » 47 

La Cassa di Risparmio di Milano » 4S 



F=51 






ANNO 1. N. 4-5 SETTEMBRE-D1CEMBRE 1929 - Vili C/C POSTALE 






I 



ARGO 



- RIVISTA BIMESTRALE - 

PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (115) VIA ROBBIA 38A 



v' 



UN CIECO A CAPO DELLE CACCE BEALI 



v 



Son sicuro che più d' uno, nel leggere il titolo di quest' articolo, spalan- 
cherà tanto d' occhi meravigliati e increduli. Li spalancò anche Renzo Marti- 
nelli, redattore della Nazione, quando si recò l'anno scorso nella tenuta Reale 
di San Rossore per visitarla, prean- 
nunciato e atteso dal Capo delle Reali 
Cacce. Sentitelo : 

« Ora, immaginatevi il mio pe- 
noso stupore quando superato il can- 
cello delle Cascine Vecchie, e rag- 
giunta la sede del Comando Reali 
Cacce, che è a una cinquantina di 
passi dalla residenza autunnale del 
Re, vidi alzarsi di dietro un tavolo, 
e venirmi festosamente incontro, un 
uomo completamente cieco. 

« Aveva gli occhi nascosti dietro 
due dischetti di vetro nero ; ma la 
confessione della sua cecità l'avevano 
fatta le mani, che erano venute a 
cercare le mie dalla parte opposta a 
quella in cui mi trovavo. Le incon- 
fondibili mani del ^cieco : quelle che 
vanno, sicure di sé, a cercare i volti 
e le mani e gli oggetti, più in là, 
sempre un poco più in là.... E che 
si muovono nel vuoto con ondeggiante 
remissiva dolcezza, pronte ad arren- 
dersi davanti al primo ostacolo ad 
aggirarlo senza rancore. 

« Lì per lì dubito che il Cacciatore del Re sia proprio lui 

— Il cav. Mammoli...? 




Cav. LUIGI MAMMOLI 
Capo delle Cacce Reali a S. Rossore 



— 1 



— Sono io. Venga. Si accomodi. Mi hanno avvertito della sua visita. Bravo. 
Ha fatto bene a venire » 

La sorpresa del Martinelli doveva dar luogo alla curiosità di sapere, che 
è la prima qualità del giornalista; ed è interessante lasciarlo ancora raccontare: 

« Dei settant' anni che il cav. Mammoli tiene ancora magnificamente in 
bilico sulle spalle, diritte come quelle di un adolescente, almeno sessanta li ha 
passati in S. Rossore. Conosce tutti i sentieri della macchia, e gli alberi uno 
per uno. Se non fosse trattenuto in ufficio da alcuni doveri che non è possi- 
bile dilazionare, vorrebbe venire lui stesso a farmi da guida fino alla sterpaia, 
al Gombo, a Bocca d'Arno, alle Cascine Nuove. Ha perduto la vista per una 
fucilata, in un baleno, e le immagini gli sono tutte rimaste dentro. L' espres- 
sione è curiosa, ma dev' esser vera. Quando si accieca un po' alla volta, attra- 
verso nebbie sempre più fitte, e il buio arriva che quasi il cieco nemmeno se 
ne accorge, penso anch' io che le immagini, finite di morte lenta, muoiano assai 
più che non quando, di colpo, cala sulle pupille accese, il sipario delle pal- 
pebre secche. 

« Tutto è vivo e parlante sotto le palpebre del Cacciatore diventato cieco 
con la rapidità di un colpo di fucile. Ed è tanto vero che più tardi, accompa- 
gnandomi sul piazzale dove mi attendevano F automobile e la guida per la 
escursione, m' insegnava la villa reale, parlandomi innocentemente così : 

— Vede... li a destra... sulT angolo... sotto Y intonaco e' è ancora il segno 
del portico... Era una casa rustica per il fattore da una parte e le bestie da 
queir altra... Ma Leopoldo, venuto qui per la prima volta, se ne innamorò su- 
bito e mandò via il fattore per tornarci lui... Vede, laggiù a destra.... sotto 
r intonaco.... 

« Vedevo infatti. E sono certo che vedeva anche lui. 

« La disgrazia successe più di trentanni fa. Mammoli era in battuta con 
alcune guardie, quando fu necessario saltare un muretto. La guardia lo scavalcò 
per primo ; ma nel fare il movimento, il fucile venne a battere con violenza 
sullo spigolo del piccolo muro, e il colpo partì investendo in piena faccia il 
comandante che era alle spalle della guardia. Non ci furono rimedi possibili. 
Il povero Mammoli era rimasto inesorabilmente al buio ; e fu anzi gran fortuna 
che non ci rimettesse addirittura la vita. 

« Re Umberto si trovava proprio in quei giorni a villeggiare in S. Rossore, 
e non appena seppe della disgrazia toccata al suo prediletto cacciatore, com- 
pagno esperto e caro di cento galoppate sulle orme di dàini e di cinghiali, 
accorse presso il ferito e gli dette un conforto da vero Re : « Pensa a guarire - 
gli disse - e non preoccuparti di nulla. Tu rimarrai sempre, finché vivi, il 
Capo delle Caccie di San Rossore ». Mammoli piangeva di consolazione. Umberto 
lo abbracciò con uno di quei gesti che Egli sapeva fare tanto bene ; e, ogni 
volta che tornò a San Rossore, continuò a passare i suoi ordini di caccia al 
Mammoli, come se nulla fosse successo. 

<l Vittorio Emanuele III ha seguito la generosa strada del Padre. Si è te- 
nuto anche lui il Cacciatore cieco, e non ha che lodarsene. Al cav. Mammoli 

2 ^ 



fi capo tutto l'ordinamento disciplinare dei guardacaccia, e il suo ascendente 
lorale su questa specialissima milizia, ormai da parecchie generazioni eredi- 
aria, è così assoluto, che nessuno si ricorda nemmeno più della data dell' ul- 
ima punizione » (*). 

Resta dunque stabilito che trentacinque anni sono, quando ancora la causa 
ei ciechi bamboleggiava fra le non mature esperienze dei tiflologi teorizzatori, 
i Gasa lìegnante d' Italia dava l'esempio di essere all'avanguardia, e, superando 
comuni pregiudizi, lasciava alla sua difficile e delicata responsabilità un fun- 
ionario affezionato, accecato in servizio, per dargli modo di riaffermare la sua 
apacità organizzativa e la sua energia, dopo la sventura che 1' aveva col- 
ito. La prova fu virilmente superata e un'utile esistenza fu sottratta allo scon- 
Drto e alla disperazione. 

Col Fascismo al potere è l' intero Governo che s'inoltra intelligentemente 
lilla stessa via in cui era entrata per proprio conto la Casa Reale. E il Duce 
oteva dire nel 1927 ai ciechi che si erano recati da lui in visita, non per 
hiedere ma per ringraziare di ciò che il Governo aveva fatto e stava facendo : 

« Innalzandovi dalle tristi condizioni in cui eravate rimasti fino all'avvento 
el Fascismo, il Governo non ha solo compiuto un dovere umano, ma ha anche 
sercitato una delle sue più alte funzioni sociali, quello di fare di ogni uomo un 
ittadino presente e partecipe allo sforzo produttivo della Nazione. E per me 
na consolante constatazione di vedere che coloro i quali sui campi di battaglia 
icontrarono il più grande sacrificio si sono rivolti con fraterno cuore a quelli 
he perderono la vista sui campi del lavoro, e perciò stesso furono nobilitati 
ella loro sventura; e agli altri che nascendo trovarono vuoto il mondo. I ciechi 
i guerra in questi cinque anni di Governo mi sono sono stati vicini, confor- 
mdomi della loro infrangibile fedeltà e li ho trovati sempre i più fidenti, i 
iù sereni, segno che nella grande oscurità essi portano nell' anima una ine- 
tinguibile fiamma >.. 

Dopo aver provveduto alla parte educativa, ammettendo i ciechi al bene- 
ciò dell' istruzione obbligatoria, ed obbligando le Provincie ad assumersi le 
pese per i ciechi delle famiglie non abbienti, il Governo dà tutto il suo ap- 
oggio alla valorizzazione del cieco nel campo del lavoro e delle industrie, ed 
icoraggia la loro assunzione negli stabilimenti comuni, dove è facile trovare, 
ttentamente studiando le varie fasi della specializzazione del lavoro, qualche 
tile impiego della loro mano d' opera. (Alle officine Ford in America i ciechi 
Dno adibiti a varie lavorazioni, fra le quali la selezione di sferette d' acciaio, 
danno un ottimo rendimento). 

Il Maglifìcio Toscano Vitali di Firenze, che fu il primo ad assumere in 
srvizio operaie cieche, addestrate alle macchine per maglieria, dando loro lo 
Lesso trattamento delle operaie vedenti, riceveva dal Ministero delle Corpora- 
ioni una lettera a firma di S. E. Bottai, in cui era detto : 

« L' atto è degno del maggiore encomio ed io sono lieto di potere attestare 



(*) Renzo Martinelli - « Nella macchia di San Rossore » - La Nazione del 27 Luglio 1928. 

— 3 



ai dirigenti di codesto Stabilimento il più vivo compiacimento del Governo Ne 
zionale, che vede nel fatto particolare non un semplice atto di generosità e d 
solidarietà umana, ma una seria realizzazione della questione del lavoro de 
ciechi, secondo la sua naturale e razionale soluzione. Il Governo confida che i 
magnifico esempio del Maglifìcio Toscano sia largamente imitato » (*). 

Allo stesso Ministero veniva segnalato a suo tempo - ed esso ne prendev 
atto - lo scatolificio della Ditta Alfredo Sernesi e quello della Ditta Fortunat 
Lotti, ambedue di Firenze, che avevano saputo trovare una fase della loro la 
vorazione - la piegatura dei cartoni sulla guida delle incisioni fatte a macchina j 
adatta per le cieche, assumendone alcune in servizio a parità di trattamene 
con le altre operaie. 

Neil' agosto del 1928 il Ministero delle Corporazioni interessava, col mezz 
della Confederazione Nazionale dei Sindacati Fascisti, il Sindacato Orchestrai 
per facilitare V impiego dei ciechi in modo adeguato alla loro effettiva capacità 

Di recente il laboratorio di Psicotecnica funzionante presso l'Istituto M. Fos 
sati di Torino, si è proposto di studiare il problema dell' utilizzazione indù 
striale dei ciechi, e di prospettarlo nella sua vera luce agli industriali del Pie 
monte, che seguono i corsi interessantissimi di queir Istituto. La Federazion 
Nazionale delle Istituzioni prò ciechi ha vivamente appoggiato 1' inizio di quest 
studio, ma il più autorevole incoraggiamento è venuto dal Ministero delle Cor 
porazioni, con la seguente lettera diretta da S. E. Bottai, amico provatissim 
dei ciechi e convinto delle loro molteplici possibilità di utile rendimento, a 
direttore del citato Laboratorio di Psicotecnica : 

« Roma 26 Giugno 1929 - VII. 
« Egregio Sig. Direttore, 

« Mi viene segnalata la lodevole iniziativa presa dalla S. V. quale Diret 
tore del Laboratorio di Psicotecnica per la propaganda presso gli ambienti in 
dustriali torinesi, circa la utilizzazione dei ciechi nelle officine comuni. 

« Tale sua iniziativa ha una importanza particolare, che non deve sfuggir 
all' attenzione di questo Ministero, che ha avuto altre volte occasione di in 
coraggiare i datori di lavoro all' assunzione di operai ciechi, con trattament 
eguale a quello dei vedenti. 

« E singolare, pertanto, che questa volta il Ministero debba constatare eh 
analoga iniziativa è stata presa da codesto Istituto, che studia e sollecita l'ai 
tuazione dei metodi per il massimo rendimento di lavoro. 

« Perciò a me è assai gradito di manifestare a Lei il più alto compiac: 
mento di questa Amministrazione statale per 1' opera che Ella ha iniziata, e 
nello stesso tempo, cT invitarla a occuparsi a fondo della cosa, onde sia solle 
vata il più possibile, la condizione morale e materiale degli operai ciechi. 

« Con l'occasione La prego di accogliere il mio deferente saluto. 
« f.to : Bottai ».. 

(*) Lettera del Ministero delle Corporazioni N. 00483 del 9 Luglio 1928, VI. 

4 — 



Dirige l' Istituto Laboratorio torinese per l'organizzazione scientifica della 
Produzione V ing. Mario Fossati, giovane pieno di sana energia, che ha una 
Separazione di prim'ordine, avendo viaggiato, studiato ed osservato. Sotto la 
iua guida e con l'assistenza del suo intelligente collaboratore dott. Leone Ci- 
natti il problema dell'utilizzazione industriale dei ciechi sarà scientificamente 
Studiato e praticamente risolto. 

I risultati di questo studio, che 1' amico Bottai ha cosi opportunamente in- 
coraggiato, saranno da me attentamente seguiti ; ed io mi propongo di rife- 
rirne appena possibile ai lettori di questa rivista. 

ORESTE POGGIOLINI. 



Che la cosa meriti tutta l' attenzione degli industriali si rileva dalle seguenti tei- 
ere che informano sui risultati del lavoro delle operaie cieche impiegate a Firenze e 
lilla loro condotta ; 

MAGLIFICIO TOSCANO C. VITALI. 

Firenze, 12 Luglio 1928 - VI. 
Spett. Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi. 
Piazza d'Azeglio, 13 - Città. 

In adempimento alle richieste fatteci da codesta Spett. Federazione ci pregiamo fornire i rag- 
giagli più estesi sui risultati ottenuti dalle operaie cieche occupate nel nostro stabilimento, alter- 
ando, senza ambagi, come essi siano soddisl'acentissimi, sotto ogni punto di vista, tanto che la 
>roduzione giornaliera può dirsi pressoché uguale alle operaie veggenti, e senza differenze o di- 
etti di sorta. 

Le poverette, trovandosi in mezzo alle operaie veggenti, che gareggiano fra loro per rendersi 
n qualche modo utili alle compagne di lavoro, così colpite dalla sventura, sembrano dimentiche 
Iella loro disgrazia, e benedicono la Divina Provvidenza di aver dato loro la possibilità di essere 
lmeno utili a loro stesse col prodotto del proprio lavoro. 

Nei riguardi nel rispetto, della disciplina e del dovere, encomiabili sotto tutti i rapporti. 

Con particolare stima, distinti saluti. 

f.to: C. Vitali. 

SCATOLIFICIO - DITTA ALFREDO SERNESI - FIRENZE. 

Firenze, 12 Luglio 1928. 
Spett. Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi 
Piazza d'Azeglio, 13 - Città. 

L' operaia cieca Belli Natalina, assunta al lavoro il 21 maggio a. e. mi ha dato un risultato 
ttimo, per quello che riguarda certi lavori da eseguirsi a mano, anzi ho constatato, che per la 
uà buona volontà il lavoro riesce più preciso e di maggior produzione. 

Per tutte queste ragioni dichiaro ed affermo di esserne soddisfatto di averla fra le mie ope- 
aie, dove si trova nel più ottimo affiatamento. 

Con ossequi. f.to : Sernksi Alfkkdo. 

Un rapporto più recente è quello del Maglificio Fulvio Soldani, che segnaliamo 
olentieri a S. E. il Ministro delle Corporazioni. Eccone la riproduzione integrale : 
sso è diretto al Segretario della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi : 

— 5 



MAGLIFICIO FULVIO SOLDATI 

Firenze, 8 Ottobre 1929. 

In seguilo all'onore ricevuto dalla di Lei gentilissima visita nel mio laboratorio per la r 
chiesta di notizie riflettenti il resultato ottenuto dall' impiego di alcune ragazze cieche che tr( 
vansi pres?so di me da circa 18 mesi, sono ben lieto di poterle dire subito che migliore esito no 
potevo attendermi dalle medesime, malgrado il mio dubbio prima di accoglierle. Infatti serietà 
assiduità, buona volontà, disciplina, caratterizzano fino ad ora il comportamento delle medesin 
operaie. I lavori loro affidati risultano sempre di piena soddisfazione mia e delle mie capo rt 
parto macchine rettilinee, tali in definitiva da essere talvolta additati ad esempio a quelli e 
altre lavoranti veggenti. 

Esse possono essere assai produttive nei lavori uniti, ma si possono impiegare anche nt 
lavori rigati a più colori e fare gli stretti, come in prevalenza io le faccio lavorare. 

Debbo pure con compiacimento notare che fra le suddette e le altre operaie veggenti si sts 
biliscono prontamente buoni rapporti di cameratismo ed un affiatamento che è meritevole vera 
niente di ammirazione e di lode. 

Tanto era mio dovere farle noto, ben lieto se le mie attestazioni potranno giovare alla m: 
gliore conoscenza ed apprezzamento dell' Istituzione che Lei, con tanta fede, dirige. 
Con ossequio mi creda 

suo dev.mo 



f.to Fulvio Soldani. 






Fra le industrie del Piemonte devesi annoverare la F. I. P. di Torinc 
(Fabbrica Italiana Pianoforti) che occupa da tempo accordatori ciechi nell 
sue vaste officine, con sua soddisfazione. 



PER LE VITTIME EROICHE DEL MARINA II. 

Alti per. l'aria a volo trascorrendo, 
Come nel mito messa^gier divini, 
Agli arridenti patrii confini 
Volgean, per altri tutto osato avendo : 

Che lungamente indarno al fato orrendo 
I fratelli conteser pellegrini 
D' inaccessi fra cielo e mar cammini, 
Ove il mister seduce pur tremendo. 

E così mesti e desiosi morte, 
Agii ardimenti ostil, pur essi colse, 
Giovani vite a contrastar la sorte, 

E nell' onde furenti li travolse. 
Ma un' alata di martiri coorte 



Li riconobbe, e di sua gloria avvolse. 



Giuseppe Tugnoli. 



Siamo grati al prof. Giuseppe Tugnoli, che onora i ciechi d' Italia col sw 
ingegno e con la sua dottrina, della sua collaborazione e gli mandiamo affet 
tuosi saltiti. N. d. M. 

6 — 



INAUGUKAZIONE DEL CORSO SULL'UTILIZZAZIONE 
INDUSTRIALE DEI CIECHI. 



Nei giorni 27, 28 e 29 Novembre u. s. si sono svolte a Torino, in occasione 
deH'Assemblea della Federazione Nazionale delle Istituzioni pio ciechi, manife- 
stazioni di primaria importanza per il movimento a favore della cecità. 

Sabato 26 a ore 21, all' Istituto Laboratorio M. Fossati per 1' organizzazione 
scientifica della produzione, Via Rossini 18, ebbe luogo l'inaugurazione del corso 
sull'utilizzazione industriale dei ciechi, alla presenza delle Autorità politiche, 
militari e del R. Provveditore agli Studi, comm. Renda, di nostri numerosi amici 
e di una larga rappresentanza del ceto industriale torinese. 

Questo corso, promosso dall'Istituto Fossati, si inaugurava sotto gli auspici 
della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi, con la più perfetta 
coesione dell' IT. I. C, e l'onore di inaugurarlo spettava meritatamente al suo 
egregio Segretario cav. Oreste Poggiolini, l'impareggiabile amico dei ciechi, 
sempre presente nella pattuglia d' avanguardia. 

L' ing. Mario Fossati, Direttore dell' Istituto Laboratorio che ha visto i ciechi 
impiegati nelle industrie tedesche e americane, presentò P oratore, esprimendo 
voti per i migliori risultati del corso che si stava inaugurando e ringraziando la 
Federazione delle Istituzioni prò ciechi, che a mezzo del suo Segretario portava 
il contributo autorevole della sua competenza in una questione eminentemente 
sociale e patriottica. 

Egli chiudeva il suo dire con un saluto vibrante di devozione a S. A. R. il 
Principe Ereditario, scampato al perfido attentato di Bruxelles e alla Casa Savoia 
vigile custode delle fortune d' Italia. 

In mezzo alla più viva attenzione, il cav. Poggiolini, dato lettura dei nobi- 
lissimi telegrammi bene auguranti per lo svolgimento del corso, inviati da S. E. 
Bottai, Ministro alle Corporazioni e da S. E. Balbino Giuliano, Ministro all'Edu- 
cazione Nazionale, ritrasse in un quadro sintetico la situazione della cecità nel 
periodo dell'ante guerra, quando ogni Istituto procedeva senza collegamento con 
le Istituzioni congeneri, accontentandosi ciascuno dei successi locali e dando sfogo 
alla più ricca retorica nei congressi di tiiiologia. 

Disse poi come i ciechi di guerra si posero a capo del movimento a favore 
della cecità e con quanto entusiasmo vi si dedicarono i migliori di essi. 

Rilevò le figure del prof. Augusto Romagnoli, del comm. Aurelio Nicolodi e 
dell' on. Delcroix. che rappresentano la più alta e perfetta fusione di quanto di 
bene era stato realizzato nel passato con le forze giovani che dovevano trionfare 
delle tante barriere ancora insuperate. 

Tratteggiò in modo particolare la figura del Nicolodi, che ha improntato di 
genialità l'azione rinnovatrice a favore dei ciechi. Lesse alcuni versi della si- 
gnora Maria Nicolodi, consorte del Presidente dell'IT. I. C, dei quali 1' oratore- 
era venuto in possesso per una fortunata circostanza. In essi la moglie affettuosa 
e devota, confessa di essere ella la cieca ed il marito vedente (*). 11 cav. Pog- 
giolini soggiungeva, rivolgendosi agli industriali presenti, che ognuno di loro 
avrebbe indubbiamente tratto buon profitto se nella propria azienda avesse avuto 
a collaboratore un uomo avente le qualità volitive e organizzative del Nicolodi. 

Parlò quindi della ottenuta legge sull' istruzione obbligatoria, del passaggio 
degli Istituti dei ciechi dal Ministero dell' Interno a quello dell' Istruzione, in 
conformità di un piano organico studiato da una commissione consultiva presso 
il Ministero di tutta una riforma che comprende coordinamento e specializzazione 
delle scuole dei ciechi, che si va gradatamente attuando, grazie al favore del 
Governo Fascista. 



(*) I bellissimi versi, che produssero grande impressione nell'uditorio, sono pubblicati in 
questo numero della Rivista a pag. 9. 

— 7 



Con una serie di ben scelte proiezioni interessò il pubblico, facendogli cono- 
scere, oltre i ricordati capi del nostro movimento, i sistemi di scrittura usati dai 
ciechi e i lavori manuali normalmente eseguiti da essi 5 nonché i loro esercizi di 
ginnastica, di nuoto e di sport, come raccomanda l'educazione moderna. 

Dopo queste due parti, che potrebbero dirsi un'ampia premessa necessaria 
per preparare gli animi e gli intelletti a comprendere la conclusione del discorso, 
l'oratore fermava l'attenzione dell'uditorio sul nuovo principio dell'utilizzazione 
dei ciechi nell'industria, che dovrà in un tempo prossimo risolvere il problema 
assillante del lavoro e della vita per questi minorati. 

Citò il caso del cav. Luigi Mammoli, capo delle Cacce Eeali a S. Eossore, 
che 35 anni fa per un incidente di caccia, perdeva completamente la vista e che 
per volere di S. M. Umberto I, fu mantenuto al suo posto. 

Commovente è la narrazione che il Poggiolini fa del momento di ansia in 
cui il cav. Mammoli, ormai guarito delle sue ferite, ricevè la visita di S. M. il 
Re. Il cav. Mammoli non si aspettava ormai che un congedo e non è a dire con 
quanta gioia apprese invece la sua conferma al posto a cui egli si dedicava 
ormai da anni con intelligenza e con zelo e che tuttora conserva in modo così 
lodevole, che mentre in un primo tempo gli era stato affiancato un fratello per 
aiuto, ben presto si riconobbe la superfluità di tale attenzione. 

Per tal modo la Casa Savoia dava, 35 anni fa, il primo esempio di utiliz- 
zazione dei ciechi, mentre i tiflofìli stavan cercando la diritta via nel laberinto 
delle teorie. 

Proseguendo la sua esposizione, il cav. Poggiolini disse come già in America, 
presso le Officine Ford, il principio delP utilizzazione dei ciechi abbia avuto una 
larga applicazione. 

Lesse le dichiarazioni rilasciate dai laboratori fiorentini : Maglificio Vitali, 
Maglifìcio Soldani e Scatolifìcio Sernesi, che concordemente affermano gli ottimi 
risultati ottenuti dalle operaie cieche, occupate in detti Stabilimenti da circa 
due anni al lavoro in comune con le operaie vedenti. 

Segnalò il costante e vivo interessamento del suo amico personale S. E. Bottai, 
a questi esperimenti del lavoro dei ciechi. 

Spiegò come l'impiego dei ciechi nell'industria doveva realizzarsi, cercando 
nelle diverse lavorazioni, quelle fasi di lavoro accessibili alle loro caj)acità e 
concludeva raccomandando agli industriali che si metteranno su questa via, di 
non ascoltare sentimenti di pietà, ma di procedere anche in questi casi col cri- 
terio del rendimento. La beneficenza può esser fatta da ogni generoso in oppor- 
tuna sede, ma non deve per niente pregiudicare l' ingranaggio industrale. 

Il cav. Poggiolini chiudeva il suo discorso citando alcuni brani dell'articolo 
del m.° Bentivoglio, «La Nemica», pubblicato sulP ultimo numero di Argo, in 
cui appunto è vivamente stigmatizzata l' azione deprimente e deleteria della 
pietà sterilmente intesa. 

Poggiolini parlò per oltre un'ora con parola chiara e piena di quella efficacia 
che nasce dalla saldezza delle convinzioni. 

Seguito sempre con la piti grande attenzione, ebbe al termine del discorso 
una calda dimostrazione di consenso. 

Rileviamo con vivo compiacimento che questa manifestazione segna il deciso 
inizio del nuovo orientamento nel problema del lavoro per i ciechi, inizio che 
non si poteva davvero sperare migliore, sia per la competenza con cui Foratore 
trattò l'argomento, sia perchè questa propaganda si svolse in un ambiente indu- 
striale di primissimo ordine ed in una città forte e generosa come Torino. 

P. P. 



Col nuovo anno la nostra Rivista uscirà ogni tre mesi, ma 
avrà 36 pagine invece di 24. 

8 — 



L U C E. 



Se le mie piccole mani tn prendi 

e chiudi fra le tue dita salde, 

è come quando per la prima volta 

tu mi baciasti 

e fra il passato e me, 

fra me d'un tempo e me d'allora in lotta, 

apristi il rifugio della tua forza serena. 
E nacqui nuova dal bacio tuo 

che prima di cercarmi le labbra 

mi cercò 1' anima sulla fronte 

e tutta la raccolse, tremante e nuda, 

sua. 
E dal tuo sguardo che non si vedeva 

mi sentii guardata nel fondo, 

penetrata scrutata frugata, 

ma con la levità 

di chi teme di fare del male. 

E quando sul mio collo 

piegasti la testa 

sentii che mi avevi vista 

come nessun altro mai. E piansi di riconoscenza. 
Non mi vedi. Non mi hai vista mai. 

Ma io sono fiera della bellezza 

che tu mi hai dato 

e che fiammeggia nelle tue tenebre: 

la bellezza che non perirà 

che per te non avrà decadenza. 
Le. linee del mio volto le hai impresse 

nelle tue mani sensibili 

che tante volte su esso son passate 

lievi come un sospiro. 

E quando mi sfiori, le tua dita 

sono come dieci occhi che mi guardino 

e mi dicano : sei bella ! 
O mio amore, mio rifugio e mia forza, 

m' è dolce a volta sentirmi 

il tuo sguardo carnale, 

quello che avesti limpido e cerulo 

come il tuo aperto sguardo Trentino ; 

ma lo sguardo che guida sei tu, 

e nella vita son io 

la trepida fanciulla cieca, 

Tu il grande occhio sereno che mi conduce. 

Giugno 1925. 

Maria Ntcolodi. 



Questi versi, dedicati dall'autrice al suo sposo Aurelio, furono detti, come si ri- 
leva in altra parte della Rivista, da Oreste Poggiolini, alV inaugurazione del corso 
per V utilizzazione industriale dei ciechi, tenutosi a Torino il 26 Ottobre presso Visti- 
tufo Laboratorio M. Fossati. Fu allora un'indiscrezione, perdonata gentilmente dalla 
signora Nicolodi, che oggi ne autorizza la pubblicazione. 

— 9 



IL PRINCIPE UMBERTO DI SAVOIA. 



Il 24 ottobre 1929 si annunziava ufficialmente il fidanzamento del Prin- 
cipe Umberto di Savoia, erede al trono d'Italia, con la Principessa Maria, 
figlia del Re del Belgio, Alberto I. Esultanza vivissima si manifestava nei 
cuore dei due popoli; perchè insieme uniti da vincoli profondi, da vincoli 
di alleanza e di fratellanza nella grande lotta delle nazioni contro l' insano 
tentativo teutonico d' impadronirsi dell' Europa. Il territorio belga era stato 
violato dalla prepotenza germanica, nonostante la sua neutralità, e il Belgio, 
rifiutando il mercato propostogli dal nemico, contrappose virilmente, eroica- 
mente la più fiera resistenza: soggiacque, sempre lottando e protestando, al- 
l' invasione straniera. Dopo la vittoria risorse più vigoroso e florido di prima, 
acclamando al valore del suo Re, che mai dubitò dell' esito finale e della 
santa causa che incarnava. 

Vittorio Emanuele III alla testa del suo esercito, seguendo le tradizioni 
guerriere della Casa di Savoia, partecipando al conflitto spaventevole, assicu- 
rava col trionfo definitivo del novembre 1918 i confini naturali alla Patria. 
11 matrimonio fra il Principe Ereditario del trono d' Italia e la Principessa 
Maria del Belgio è destinato a unire di parentela le due cospicue dinastie, 
che insieme hanno palpitato per la salvezza dei loro popoli nei momenti più 
tragici della lotta e ne renderà i legami sempre più intensi. Un' aureola di 
poesia circonda le fiorenti giovinezze di Umberto di Savoia e della Principessa 
Belga, che ben conosce la nostra Nazione e la nostra grande civiltà. 

Essa trascorreva tre anni della sua adolescenza a Firenze nell' Istituto 
della SS Annunziata a Poggio Imperiale, coltivando la nostra lingua, ispiran- 
dosi all' arte italiana, alle tradizioni geniali del nostro Rinascimento e se- 
guendo i dettami e il culto della Religione cattolica irraggiante dalla Città 
Eterna la sua luce inestinguibile. I due Augusti giovani si conobbero fanciulli 
nel 1917 quando la guerra ardeva implacabile : si rividero più volte in seguito; 
si sentirono reciprocamente attratti; si giurarono fedeltà nel 1922. 

Le bandiere nazionali ondeggiarono dunque il 24 ottobre nei due paesi, 
annunziando il lieto evento. Roma e Bruxelles palpitarono della stessa gioia, 
dello stesso ineffabile sentimento, e un inno augurale si diffuse, quale carme 
purissimo e melodioso, dalle Alpi al Mare del Nord. 1 giornali, interpreti dei 
sentimenti concordi dei due popoli, manifestarono quanto fosse gradita la fausta 
novella. 

Ma il giorno stesso si diffondeva la sinistra notizia, che parve dapprima 
incredibile, che una mano sacrilega aveva attentato quella mattina alla 
sacra vita di Umberto di Savoia, che a Bruxelles era ospite della Famiglia 
Reale e che in quel momento avvicina vasi all' ara del Milite Ignoto Belga per 
renderle devoto omaggio e deporvi una corona II Principe rimase miraco- 
losamente illeso : il colpo di rivoltella sparato contro di lui alla distanza di 
pochi metri, andava fortunatamente a vuoto. Dio ha protetto ancora una volta 
l' Italia, e un' onda di sdegno e di esecrazione solleva vasi nella Penisola e in 
tutti i paesi civili contro 1' autore del nefando attentato. Argo non ne registra 
il nome per non contaminare le sue colonne. Vi sono misfatti inqualificabili 
che si debbono esemplarmente punire, estirpare cioè i delinquenti, ma tacerne, 
a nostro giudizio, il nome, perchè nessuno ne venga a conoscenza e non ac- 
cada che i perversi possano valersi di quel nome quale arma insidiosa per la 
propaganda delle loro teorie micidiali. Si tratta, è vero, di un giovane di 
ventun anno, nato per nostra onta in Italia, ma lo diremo italiano per questo? 

10 — 



Il suo atto non è forse quello del più fiero nemico che possa avere il nostro 
popolo ? È uno sciagurato figlio d' ignoti, è un forsennato istrumento di tene- 
brose congreghe, di elementi torbidi che non hanno patria. Non è forse ma- 
ladetto da Dio e dagli onesti ? La giustizia umana dovrà essere inesorabile 
contro di lui. 

Se il suo nome è stato pur troppo pubblicato in tutti i giornali della 
terra, a noi piace che la nostra modesta Rivista costituisca un' eccezione e 
ignori le generalità del fuoruscito delinquente. Umberto di Savoia è salvo. 
Ecco quello che e' importa. La sua vita è sacra all' Italia, poiché ne rappre- 
senta T avvenire, ne incarna i destini. A Lui, che onorò della sua presenza 
T inaugurazione della Stamperia, da cui s' irradia la luce intellettuale dei ciechi, 
rinnoviamo i sensi della nostra devozione più profonda, in attesa che le nozze 
dei due Augusti Principi si compiano fra il tripudio nazionale. 



IL LAGO DI NEMI. 



Il lago di Nemi, il più piccolo e silenzioso dei nostri laghi illustri, meravi- 
glioso per la romantica e pittoresca bellezza della sua verde conca e per il culto 
che Diana vi riceveva presso le sue rive durante la civiltà pagana, come appa- 
risce dagli avanzi del grandioso tempio che colà esistono, fa oggi parlare di sé 
per le navi imperiali che vi sono da secoli rimaste sprofondate e incastrate nel 
fondo, e che in virtù dell' iniziativa del governo fascista ritornano in piena luce. 

Si sa che Giulio Cesare incominciò a costruirvi una villa e le navi, cui si ac- 
cenna, vennero persino ritenute gli avanzi di una villa galleggiante dell 7 impe- 
ratore Tiberio. Si tratta invece di due navi, la prima di 64 metri di lunghezza e 
20 di larghezza ; la seconda di 71 metri di lunghezza e di oltre 24 di larghezza. 
Come affondarono? forse all'improvviso in modo che tutto quello che contene- 
vano vi restasse sepolto, oppure si sono sprofondate a poco a poco dopo essere 
state spogliate della suppellettile di maggior pregio e valore 1 

Su ciò non sono concordi gli studiosi, ma sta il fatto che fino dal secolo XV 
Leon Battista Alberti, una delle figure più luminose del nostro rinascimento, 
artista e scienziato, tentò invano di recuperarle ; un altro tentativo si fece nel 
secolo XVI° e un terzo nel 1827. Si cercò di tirarle alla superficie, ma con risul- 
tati rovinosi ; si strapparono travi e tavole ; si disgregarono le strutture delle 
navi; si portarono via ornamentazioni di bronzo; si sottrasse della preziosa sup- 
pellettile, specialmente nel 1895, quando i tentativi si ripresero con procedimenti 
quasi vandalici. Bronzi artistici rappresentanti teste di lupo e di leone o la testa 
di Medusa, una statua in bronzo, un elmo sormontato da una testa d'aquila scom- 
parvero all'estero ; qualche cosa rimase fra noi e si può vedere nel Museo delle 
Terme di Eoma. 

Se non che era tempo intervenisse il governo a impedire un nuovo scempio 
e a tentare di risolvere il problema di mettere a nudo quelle navi. Ne accertò 
V esistenza V ing. Malfatti che in una sua relazione illustrò la proposta di met- 
terle a secco con l'abbassare le acque del lago. Ma tutto ciò rimase allo stato di 
progetto, finché Benito Mussolini nel suo discorso del 9 aprile 1927, parlando 
ai membri della Società Romana di Storia patria, dichiarò che quelle navi sareb- 

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bero state finalmente recuperate ; ed ecco industriali e privati offrono al Capo 
del Governo l'opera loro: sono pronti a loro spese ad attuare il progetto for- 
mulato dalle commissioni competenti : abbassare coi mezzi di cui la scienza oggi 
dispone, le acque del lago per raggiungere P intento. 

Fino dal gennaio 1928 si preparano impianti elettrici, pompe e tubazioni. Sì 
approfondisce la conoscenza della galleria e del cunicolo fra il lago e la valle 
d' Ariccia; si fissano le esplorazioni e gli allargamenti necessari per il fluire delle 
acque. Nell'aprile galleria e cunicolo sono percorsi, esaminati nelle condizioni in 
cui si trovano realmente. La Società Elettrica Gas di Roma, la Società di Costru- 
zioni meccaniche Riva e la Società Laziale di Elettricità si assumono di provve- 
dere a loro spese la sistemazione della galleria e del cunicolo stesso mediante il 
concorso di altre ditte. 

Nell'ottobre 1928 i lavori S'iniziano regolarmente; e nelP aprile 1929 la prima 
nave detta di Caligola era già scoperta per 30 metri e 30 rimanevano ancora 
sommersi. Le acque del lago erano calate di 9 metri e sino dal giugno successivo 
Pon. Belluzzo, funzionari autorevoli e giornalisti italiani e stranieri visitavano 
il lago, esaminavano i lavori che erano stati eseguiti; la forma emersa del galleg- 
giante, ciò che era stato possibile recuperare. 

Ascoltavano P esposizione fatta dal direttore generale delle Antichità e Belle 
Arti, Prof. Paribeni, il quale ha affermato che P Italia possiede oggi lo scheletro 
del più grande galleggiante del mondo antico, e che il proseguimento dei lavori 
potrà dare qualche bella sorpresa. 

Gli operai e i sorveglianti affollati intorno alla carcassa della nave, già 
in secco per trenta metri, sembrano - scrive Ugo Ojetti - formiconi, intorno allo 
scheletro d'un animale. Una testa di lupo in bronzo con Panello pendente fra 
le zanne, tubi di piombo, in grande quantità, una grossa chiave di bronzo, gan- 
gheri da porte e da finestre, cerniere, nottolini di bronzo anch'essi, chiodi di 
ferro, di bronzo, di rame, innumerevoli ; manciate di puntine a testa dorata, te- 
goloni di rame dorati, mucchi di foglia di piombo sottilissima distesa in due o 
tre strati contro un tessuto di lana, di cui si è ritrovato un brandello, ecco il 
materiale rintracciato a tutto il giugno. 

Successivamente è venuto in luce un lungo palo rotondo sormontato da un 
cerchio recante a metà una testa di leone ancora dorata; quindi un'altra testa 
di lupo di mirabile fattura ; e nella nave liberata per metà dal fango e dai ma- 
teriali, si sono ritrovati splendidi mosaici. Sul fianco destro della nave era pog- 
giata una scaletta congiunta dal pontile alla riva, e le teste in bronzo di lupo e 
di leone ornavano le estremità dei gradini della scala medesima. Il Duce il 10 
agosto compariva, acclamato dagli operai, sulle rive del lago, pilotando il proprio 
automobile e si rendeva conto dello stato dei lavori e della suppellettile emersa 
e salvata, mercè la potente volontà di lui, in cui s' incarna il Regime. 

All' Italia, rinnovellata dal fascismo, spetta dunque l'onore di ricondurre alla 
luce del sole le due navi imperiali, testimonianza della grandezza e del fasto di 
Roma antica. 



Col versamento di L. 100 una volta tanto si può farsi soci 
perpetui dell' Unione Italiana Ciechi, e ricevere in omaggio ogni 
anno la presente Rivista. 

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L' ANNIVERSARIO DELLA VITTORIA E IL CONGRESSO 

DEI MUTILATI. 



In tutta Italia il 3 novembre 1929 è stato celebrato solennemente con 
adunate, cortei, discorsi e inaugurazioni di ricordi ai caduti l'undicesimo an- 
niversario della Vittoria. Carlo Delcroix nel Corriere della Sera ha ricordato 
V alta importanza della battaglia decisiva a Vittorio Veneto, con cui finimmo 
la nostra guerra schiacciando il nemico, mentre i nostri alleati trattavano col 
nemico ancora in piedi. Appunto per questo i tedeschi non ammettono di essere 
stati battuti nel campo, ma di aver deposto le armi sopraffatti dall'avversità. 
Senza la grande azione dell' esercito italiano, che annientava l'Austria, la 
guerra si sarebbe protratta parecchi mesi e non si sarebbe avuto l'armistizio 
dell' 11 novembre, che chiudeva le ostilità e assicurava la vittoria degli alleati. 
Nessuna menzogna, nessuna malafede può oscurare la gloria di Vittorio Ve- 
neto, la più gigantesca battaglia che sia avvenuta nei secoli, opera delle armi 
italiane magnificamente guidate. 

A Roma la commemorazione ha assunto un'importanza speciale per l'inaugu- 
razione del settimo Congresso Nazionale dei Mutilati e Invalidi di guerra. 
Carlo Delcroix, che ne è il presidente, ha rammentato nella sua splendida ora- 
zione 1' opera dei sette Congressi e il loro alto significato: con lirica eloquenza 
ha esposto ciò che i reduci hanno compiuto e quello che essi sono rispetto 
alla Nazione e alla gioventù che va crescendo. Il loro spirito guerriero rimane 
intatto e puro. Se il Duce in quegli anni tragici avesse potuto guidare l' Italia, 
saremmo arrivati a Vittorio Veneto senza sottostare a eventi dolorosi, e ben 
diversi sarebbero stati i resultati della liquidazione della guerra. I reduci at- 
tendono con viva fede 1' avvenire e sperano di vivere abbastanza per partire 
un' altra volta. Ci vedrete alla prova, ha concluso Carlo Delcroix fra le ova- 
zioni più intense, abbracciato da Benito Mussolini che ha virilmente parlato, 
rilevando che solo in Italia arde il culto della Vittoria, perchè tanto nei paesi 
vincitori quanto in quelli vinti spira un vacuo letterario pacifismo che F Italia 
fascista ha fugato per sempre. Se avesse avuta la grande e terribile ventura 
di dirigere in quegli anni la Nazione, avrebbe tolto dalla circolazione i semi- 
natori di panico e discordia e avrebbe stabilito nel retrofronte la necessaria 
severa disciplina di guerra perchè nelle città non si conducesse la vita leggera 
che insultava 1' esercito sanguinante nel fango delle trincee ; avrebbe mandato 
sulla linea del fuoco gli uomini validi che fabbricavano proiettili. Quanto alla 
pace, nessun governo disarma. L' italiano è un popolo che sale e sta dive- 
nendo quel popolo che il D'Azeglio augurava alla Nazione. I reduci ne sono 
la parte più eletta, la vera e propria aristocrazia, una delle forze fondamen- 
tali del Regime. 

Applausi senza fine hanno salutato il Duce, che ha elogiato l'Associazione 

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dell' offerta di oltre quattro milioni di polizze donate dai Mutilati e di 100 mila 
lire di consolidato, 

Nelle sedute successive è stata acclamata la relazione morale del Segre- 
tario generale dell'Associazione, on. Gianni Baccarini per la nobiltà della forma 
e del pensiero : sarà pubblicata insieme coi discorsi del Duce e di Carlo Del- 
croix. L' on. Colbertaldo ha parlato intorno alle pensioni, illustrando V opera 
veramente grandiosa svolta dall'Associazione : relazione approvata anch' essa 
con voti unanimi. 

Il comm.. Presti ha messo in rilievo che solo con l'avvento del Fascismo 
hanno trovato collocamento 46.000 mutilati e altri 110.000 hanno trovato la- 
voro presso aziende private ; ha accennato ad altri provvedimenti di legg( 
del governo nazionale pei diritti del mutilato al lavoro ; ai benefici accordati 
loro per la pensione e al trattamento speciale fatto a ufficiali ciechi. 

Il nostro Direttore, comm. Aurelio Nicolodi, vice Presidente dell' Open 
Nazionale Mutilati, ha trattato in modo esauriente del bilancio dell'opera, delle 
sue necessità e del concorso del Governo ;' ha illustrato il funzionamento del- 
l' organizzazione nella parte assistenziale e circa il problema del collocamento. 
Le due relazioni sono state approvate per acclamazione e si è votato un ordine 
del giorno che plaude alla mirabile attività di Aurelio Nicolodi e un altro di 
riconoscenza a Carlo Delcroix. Si è approvata altresì con un voto di plauso 
la relazione finanziaria dell' amministratore Adriano Mari. 

Un vibrato ordine del giorno di protesta e d' indignazione contro la ver- 
gognosa denigrazione del valore italiano all' estero, contro la svalutazione del- 
l' immenso contributo italiano in guerra, è stato votato con dimostrazione 
grandiosa. Il Congresso ha riaffermato solennemente la verità storica inoppu- 
gnabile che la generosa neutralità italiana del 1914 permetteva ai francesi 
di vincere alla Marna i tedeschi, e che la battaglia di Vittorio Veneto tron- 
cava di colpo la grande guerra e assicurava il trionfo dell' Intesa. 

Carlo Delcroix è stato acclamato di nuovo presidente fra deliranti mani- 
festazioni: le sue alate parole di ringraziamento ricoperte di applausi. Dopo 
1' approvazione dei componenti il nuovo Comitato Centrale, il Congresso è stato 
dichiarato chiuso. Quindi i congressisti hanno inaugurato un busto dell' on. 
Delcroix fra il più vivo entusiasmo. 



NOVE ANNI DOPO. 



Potrebbe essere anche il titolo di un altro avventuroso romanzo, se rife- 
rito alla narrazione episodica della individuale esistenza di ciascuno di noi, 
viaggiatori notturni di strade frequentatissime sotto il sole ; mentre vuole sol- 
tanto esprimere un periodo di tempo, necessario a compiere la rinascita inte- 
grale di una categoria di minorati, quasi insieme alla rivoluzione politica, che 

14 ^ 



reintegrò la Patria nella sua onnipotenza. Alla questione dei ciechi non si 
sorride più con quel bonario scetticismo, indizio probabile di una mentalità 
così detta positivistica; poiché ai lumi delle scienze propriamente positive si 
è rischiarata intus et in cute la personalità di questi comuni individui, ai quali 
per tanto compete la giusta considerazione di tutti gli altri fratelli più fortu- 
nati, non però più capaci, né più laboriosi. Ogni contestazione al riguardo, 
rivelerebbe ormai la mancanza di un' anima, nella sua minima espressione, 
quale elementare fondamento della vita psichica di quel semplicissimo animale 
politico, che ad Aristotele piacque considerare anzitutto nella formazione più 
evidente. Anche prima del 20 novembre 1920 vi erano i competenti nelle 
discipline tiflologiche, anzi la maggioranza degli uomini veggenti riteneva 
infatti che a studiare il problema dei ciechi fosse sufficiente conoscere qual- 
cuno di essi, ascoltare le sue parole con ostentata meraviglia, accompagnarlo 
trionfalmente a passeggio con il fiero atteggiamento di chi voglia mostrare di 
compiere una impresa eroica; ma fino allora nessuna comunione spirituale 
poteva stabilirsi fra le due intimità per assoluta mancanza di affinità, e quindi 
di contatto psichico. L'avvento della Unione Italiana Ciechi, in marcia con la 
sua formidabile avanguardia di soldati armati, rovesciò tutti i reticolali della 
convenienza sociale e della pietà umana, istituendo una nuova formazione di 
solidarietà spirituale, per cui nelle correnti della vita furono immesse scatu- 
rigini fresche, affiorate da profonde e buie sorgenti. Per i nostri minorati più 
derelitti e privi di risorse proprie, cessò l'iniquo trattamento dell'orso alla 
festa del villaggio ; poiché con un regime di combattimento la intera Associa- 
zione si affrancò totalmente e definitivamente da quell' annoso sistema di esi- 
bizionismo degli amici anche più intelligenti, i quali senza intenzione inducevano 
gli spettatori ad inevitabili paralleli, che rilevati da gente incolta, generavano 
un effetto contrario, e riducevano di molto la vera portata della discussione. 
Alla nostra Unione non venne da alcuno affidata la pratica dei rimedi 
teoricamente esposti, poiché la sua istituzione non si formò mediante una 
fredda convenzione di filantropi o di studiosi della cecità, i quali si diverti- 
vano in certo modo a fare i dilettanti cicchi ; come potrei raccontare di una 
signora straniera aristocraticamente intelligente, che per immedesimarsi nelle 
condizioni dei ciechi, ai quali portava innegabile amore, si era perfino sot- 
toposta al martirio di restare per lunghissimi giorni rigorosamente bendata, 
per così meglio adattarsi a V ambiente, che le sembrava 1' unica grande dif- 
ficoltà vera degli uomini delle tenebre. La zelante gentildonna però non si 
avvedeva che già la massima difficoltà era così eliminata, quella cioè che 
molto spesso a noi proviene dalle titubanze dello spirito, 1' unico implacabile 
nemico che ci avversa in ogni nostra azione, e non ci lascia ogni giorno 
aperto il cammino della buona volontà. E però soltanto di tali ragioni spiri- 
tuali si è voluto preoccupare il nostro Ente, quasi a costituirne gli scopi me- 
desimi del suo nascere e del suo divenire ; così che prima ancora di aprire 
le nuove vie delle occupazioni utili ai figli diseredati senza colpa, ed anzi fa- 
cendo astrazione da quanto potesse costituire difficoltà materiali, gli iniziatori 

— 15 






egregi cominciarono subito a guardare il fatto complesso delle attività senti- 
mentali, che non possono docilmente ridursi alla uniformità di espressione, 
e non si lasciano quindi stringere in uno stesso sistema di osservazione. 

Chi scrive è profondamente convinto di avere apportato allo studio un 
contributo personale, frutto della sua faticosa esperienza, che tanto poco dopo 
ha voluto imparare dai maestri dell' arte, sia per naturale indisciplina, sia 
per una vera impossibilità di seguire un adatto corso di lezioni ; e perciò egli 
a suo tempo non imparò a fare il cieco, costretto da fastidiose necessità, ma 
fu ligio al dettame di quella voce intima, che quotidianamente designa Fatti- 
vità della nostra coscienza, e ci forma le abitudini mentali. Non altrimenti 
i primi fondatori della Unione furono autodidatti, i quali non ritenevano 
indispensabile il discutere, ma necessario l'agire : tanto che postulato di ogni 
loro regola fondamentale fu la libertà del lavoro nel senso economico, e cioè 
la selezione dei lavoratori conforme le loro singole inclinazioni, e la specia- 
lizzazione delle svariate attività. 

Quando a venti anni diventai cieco, fra una pagina delle Pandette ed 
una estrema visione di mare napoletano, io quasi non mi ero accorto che vi 
fossero dei ciechi, oltre quelli noti sulle porte delle chiese : e si spiega il 
disperato istinto che mi condusse ad una tristezza, da cui a stento mi risol- 
levai. Mi parve che tutto fosse perduto ormai : i miei sogni di adolescente si 
rifugiavano lungo la murata del risonante mare di Caracciolo, dove ogni 
giorno portavo in pellegrinaggio le mie inquietudini di poeta ed i miei orgogli 
di solitario ; e da quella consuetudine dolce avevo saputo trarre le virtù mi- 
gliori dell' anima mia, e da la luminosità di quel mare e di quel cielo il de- 
siderio infinito di una vita grande. E poi che tutto intorno fu spento, credetti 
che fosse la morte, e le sorgenti del mio sangue più vivo fossero inaridite : 
divenni passivo, ed attesi quotidianamente la fine, senza esitazioni e senza 
rammarico, tanto mi sembrava naturale che ogni mio orizzonte dovesse con- 
chiudersi nella stessa ombra delle mie pupille. In tale sfiduciato abbandono 
io aspettavo di definire la mia sorte, conversando per interminabili ore con 
il mio cuore che voleva morire : e a poco a poco mi accorsi che esso ancora 
dava scintille, e che ogni mia arteria più profonda continuava a battere vio- 
lentemente, e in tutto il mio essere si schiudevano i germi di una speranza 
novella. A lungo intesi la lusinga della resurrezione; e le conversazioni da 
prima languide fra gli abitatori del mio mondo, l'istinto egoistico ed il mio 
spirito condannato, si mutavano in discussioni vivaci, poi in alterchi indoma- 
bili, in una vera tribolazione di battaglia titanica. La mia decisione fu rapida, 
come non diuturna era stata la mia preparazione ; presi consiglio dai compe- 
tenti, e particolarmente mi accertai di quanto fino allora avevano compiuto 
gli altri ciechi, che mi avevano preceduto sul cammino della schiavitù; e pur 
troppo dovetti constatare che su gli innumeri ciechi, pochissimi erano riusciti 
ad affermarsi in via privilegiata. 

Vecchia pagina romantica, che tutti abbiamo scritto o almeno pensato 
nelle prime vigilie, quando gli studiosi s'indugiavano nella ricerca del me- 

16 — 



todo, mentre gli educandi o rieducandi andavano proseguendo uno scopo im- 
manente alla realtà della loro esistenza comune. Si rendeva necessario deter- 
minare T oggetto, le condizioni e 1' estensione del problema pratico, dopo la 
riduzione delle crisi spirituali ad un minimo denominatore comune, e cioè 
V adattamento al lavoro notturno : ciò che l' Unione riesci a compiere nel 
breve giro di pochi anni, abolendo le pregiudiziali di ogni specie, e adeguando 
ogni privilegio degli aventi diritto, per la migliore e più rapida fortuna della 
causa. Oggi il fatto è compiuto, e ne adduciamo le prove con le nostre pro- 
duzioni in ogni campo : poiché l' Unione superò a priori le difficoltà della 
unificazione degli intenti e dei metodi della accademia tifiologica, di cui ap- 
prontò i convenienti risultati per i propri adepti : e costoro per altro senza 
tirocinio e prove supreme, trovano così la tavola imbandita al convito del- 
l' attività umana, mercè l'opera assistenziale dell' Ente, di cui il nostro Presi- 
dente nella sua ultima lucida relazione, espose la qualità e la quantità del 
cammino percorso. 

Non è questa però l'ultima meta del nostro coraggio: e al nuovo con- 
gresso suoneremo la squilla! 

Antonio Loffredo. 

L'egregio Avv. Loffredo, oratore avvincentissimo dalla forma smagliante, ha illustrato questi suoi 
concetti nelle recenti conferenze tenute in varie parti d' Italia, come è detto più oltre nella parte die 
riferisce l'attività dell' U. I. C. Facciamo qualche riserva sulle sue frecciate ai vedenti che si occupano 
dei ciechi : essi non potevano bene orientarsi finché le voci dei migliori fra i loro protetti non avessero 
fatto loro notare gli involontari orrori in cui erano caduti. 



ALCUNI VEESI INEDITI DI EERDINANDO MARTINI. 

Ogni anno si riunisce alla grotta di Monsumraano un gruppo di uomini co- 
spicui nonché anzianotti, che vanno là a cercar sollievo per i loro reumi o a scon- 
giurarne il ritorno per la successiva invernata. Terminata la cura sudorifera an- 
davano e vanno ancora a scambiar due chiacchiere alla farmacia del paese, ed a 
sfilar la collana degli aneddoti, non sempre casti. Questi sono, come è noto, la 
specialità degli uomini navigati, che hanno finito o stanno per finire la lunga na- 
vigazione nel porto delle memorie e dei nostalgici rimpianti. 

Il gruppo aveva deciso chiamarsi dei « grotteschi » e poiché andava spesso fra 
loro, dalla non lontana villa, Ferdinando Martini, egli divenne il loro naturale 
presidente : che a raccontare con elegante disinvoltura e castigatezza di forma an- 
che le cose più azzardate, nessuno poteva stargli a pari. 

Un giorno a insaputa di lui i « grotteschi » decisero di adottare un emblema, 
un distintivo, e Pordinarono in smalto, con una foglia di fico su fondo bianco. 
Per inaugurarlo ci fu F inevitabile pranzetto, durante il quale uno degli emblemi, 
più grande degli altri ed espressamente ordinato, fu presentato a Ser Ferdinando. 

Lo guardò attentamente, gli piacque, e dopo una breve pausa improvvisò : 

Io dall' età gravissima 
fatto oramai pudico 
emblema del vostr' ordine 
ho una foglia di fico, 
che non varrà a nascondere 
passati miei trascorsi, 
ma dai vostri a difendermi* 
aneddoti e discorsi. 

Come vedete, V età gravissima non gli aveva tolto la fresca e spontanea ar- 
guzia, che conservò fino alF ultimo. 

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MAO DOXALD E LE SUE LETTURE A BORDO 
DEL BEBENGAB1A. 



Il Primo Ministro inglese, che è alla testa di un ministero laburista, si è im- 
barcato nei primi di ottobre per gli Stati Uniti d'America nell'intento di conferire 
col Presidente Hoover circa il disarmo navale. Mac Donald è fautore della pace 
universale, e i giornali riferiscono che a bordo del Berengario, che lo trasportava 
nel nuovo continente, leggeva col più vivo interesse un grosso volume intorno 
alla storia della civiltà. Noi osiamo ritenere che quella lettura gli avrà aperto 
gli occhi sulla fragilità della chimera pacifista, mezzo per salire in alto nei paesi 
a suffragio universale, salvo poi a disdire F utopia per lavorare nella realtà dei 
fatti. 

La storia della civiltà non è la storia della pace, ma è piuttosto la storia 
della guerra: il progresso, la potenza, la civiltà di un popolo, si manifestano at- 
traverso la lotta, col versare il sangue più generoso, non con l'imbelle inno della 
pace. Nessuna causa ha trionfato senza la virtù del sacrifìcio. Mac Donald, per- 
correndo le vicende delle civiltà antiche, avrà veduto di capitolo in capitolo 
sorgere regni, imperi, fattori di civiltà, col mezzo della conquista, con lo stru- 
mento delle armi, con l'ausilio delle più spiccate virtù militari e precipitare in 
rovina con lo svanire di ogni energia bellica. La pace è il sogno dei vecchi pros- 
simi alla morte ; è l'ideale di chi si rassegna a sparire. Ha mai salvato il pacifismo 
i popoli civili % Se la piccola Grecia non avesse saputo con le armi in pugno vin- 
cere i Persiani invasori a Maratona, a Salamina, a Platea, sarebbe divenuta 
un'umile provincia della monarchia orientale e non avrebbe potuto svolgere la 
civiltà propria ben superiore a quella di Dario e di Serse; anzi un pugno di 
Macedoni e di Greci, guidati da un sovrano guerriero, annientava in tre bat- 
taglie memorabili l'immane impero, che si estendeva dall' Indo all'Egeo e diffon-i 
deva in quel territorio la civiltà ellenica. 

Come è sorta la potenza di Poma? come si è sviluppata la sua grande ori- 
ginale civiltà % come formava il suo stato maraviglioso ì mediante la pace o me- 
diante la guerra ? Con una serie di guerre di conquista durata più secoli, da 
quelle sannitiche alla conquista della Dacia, Roma ha parlato di pace quando ha 
imposto la propria, non quando era in condizioni d'inferiorità. E se la Germania 
si sottrasse alla dominazione latina, ciò avvenne per la resistenza di quelle po- 
polazioni bellicose che finirono col trionfare, mercè il loro spirito guerriero, al- 
lorché tramontava quello romano. 

Mac Donald, passando dalla civiltà antica a quella medioevale e moderna, 
deve essersi indubbiamente soffermato sulle origini della potenza e della civiltà 
inglese. L' Inghilterra ha forse trionfato, predicando la pace, rassegnandosi ai 
fatti compiuti da altri o lottando con le armi in pugno? La guerra, che oggi gli 
stati trionfanti e dominanti dichiarano delitto, ha salvato l'arcipelago britannico 
dal cadere in potere della tirannide spagnola con la disfatta dell'invincibile ar- 
mata di Filippo II, e la vittoria navale inglese del 15b8 segna l'inizio della 
indipendenza britannica dal continente europeo ed il primo passo nel cammino 
della gloria e della supremazia mondiale. 

Come penetrarono gV inglesi nel Mediterraneo e come se ne impadronirono ì 

18 ^ 



Persuadendo forse con ragioni amichevoli la Spagna a ceder loro Gibilterra? Vi 
penetrarono mediante un conflitto armato, partecipando alla lega delle potenze 
europee per abbattere la odiata monarchia dove aveva regnato Carlo V. E come 
si accrebbe il dominio coloniale britannico nel secolo XVIII? predicando forse 
il Vangelo, seguendo i criteri del pacifismo 1 ! No davvero: con la guerra dei Sette 
Anni, gV inglesi vittoriosi strapparono ai francesi il fiore delle loro colonie. 

Mac Donald deve aver palpitato di legittimo orgoglio e di ammirazione pro- 
fonda nel rileggere i particolari della gloriosa epopea del suo popolo, del suo 
governo che lottò oltre venti anni contro il predominio francese, contro l'impero 
napoleonico. Se fossero allora prevalse tendenze pacifiste, l'Inghilterra sarebbe 
rimasta annientata dalla sua grande rivale. Invece la guerra a oltranza sostenuta 
da essa fino agli estremi, distrusse quel dispotismo militare, ne liberò 1 ; Europa 
e assicurò al popolo britannico la supremazia dei mari. E allorché il grande 
Imperatore, vinto, abbattuto, si rivolse alla generosità del nemico vittorioso, come 
venne trattalo? coi dettami del Vangelo o con quelli della ragione di stato? Con- 
siderato prigioniero di guerra senza diritto a riscatto, chiudeva i suoi giorni a 
S. Elena maledicendo la brutalità senza nome che lo colpiva. 

Il Primo Ministro inglese deve aver riflettuto ancora a questo : se il suo 
paese fosse rimasto neutrale dinanzi alla violenza teutonica del 1914, come il 
partito laburista sosteneva con Mac Donald alla testa; e se gii Stati Uniti non 
avessero prestato il loro aiuto poderoso agli alleati dell' Intesa, a chi sarebbe 
rimasta la supremazia marittima? Non avrebbe forse la Germania ereditata la 
potenza inglese % e se questo fosse avvenuto, Stati Uniti e Inghilterra trattereb- 
bero oggi da pari a pari come dominatori degli oceani ? 

A tutto ciò deve aver pensato il Primo Ministro inglese, e si spiega quindi 
l'accento imperialista con cui egli ha parlato, sbarcando a New York: « Se noi 
inglesi e americani siamo d'accordo per mantenere la pace, chi potrà mai resi- 
sterci? » Non parla qui il capo dei laburisti e dei pacifisti inglesi : parla il rap- 
presentante del più grande impero coloniale, sorto con audacia, con ardimento, 
sviluppatosi con la guerra e che non ha avuto scrupoli di nessun genere nel va- 
lersi di ogni mezzo lecito o no, pur di assicurare la propria egemonia. Britons, 
hold your oivn ! « Inglesi, conservate il vostro », ha cantato Tennyson. 

Si vuole oggi la pace duratura, si vuole il disarmo navale e terrestre, ma la 
verità nuda e cruda si fa strada anche negli Stati Uniti, in cui un grande gior- 
nale, il JS : ew York Telegram, ammonisce i due uomini di stato a persuadersi che 
la pace non può essere imposta dalle nazioni più ricche e potenti. Bisogna eli- 
minare le cause vere della guerra, riparare alle ingiustizie commesse, non violare 
leggi economiche, non abusare della prox>ria posizione privilegiata. Vi sono po- 
tenze che dalP ultima guerra hanno tratto i maggiori vantaggi, hanno allargato 
i loro possedimenti, aumentato i loro prodotti, le loro materie prime, come Inghil- 
terra e Francia. Vi sono nazioni vinte sacrificate oltre il limite del possibile, e 
nazioni vittoriose, come l'Italia, che hanno esuberanza di popolazione, ma risorse 
stazionarie e bisogno di colonie ricche di prodotti. Ecco le cause vere che Tes- 
sono scatenare nuove guerre, conclude quel giornale americano. Vi si pensi a 
tempo. 

Mac Donald sbarcando adunque a New York non era più il capo di un par- 
tito pacifista socialistoide, ma - ripetiamolo - il Primo Ministro di un potente 
impero. Ha conversato a più riprese con Hoover; l'accordo è stato raggiunto sul 

^ 19 



fondamento della pace a qualunque costo. La pace - debbono aver detto am- 
bedue - giova soprattutto agli Stati Uniti perchè fruttino bene i loro capitali 
impiegati in Europa ; giova all' Inghilterra a mantenere il predominio sui mari e 
ad amministrare colonie e stati per conto della Società delle Nazioni; giova alla 
Francia per conservare quanto le ha assicurato il trattato di Versagiia. Giova 
dunque ai più forti e privilegiati secondo le leggi di natura. Quanto agli altri J 
si accomodino. 

Sta bene : P Italia fascista vigila ; prepara da se il proprio avvenire per con- 
seguire i fulgidi destini che l'attendono. Ma ritornando ai due uomini di Stato, 
a noi sembra logico e naturale supporre che il Presidente Hoover, parlando con- 
fidenzialmente fra la quiete delle montagne della Virginia col Primo Ministro 
inglese, gli abbia detto proprio così : 

Noi parliamo di pace, non viviamo che per essa, perchè giova ai nostri fini, 
ai nostri interessi nazionali ; ma ripensando agli Stati Uniti, che rappreseti to r 
come si è svolta la potenza loro ? con la pace o con la guerra ì Mio caro Mac 
Donald, se i coloni anglo-americani non fossero insorti contro la madre patria, 
contro la vostra Inghilterra, divenuta matrigna ; se Giorgio Washington, la più 
grande e magnifica figura delP età moderna, non avesse guidato la lotta con la 
più viva energia, e non avesse con la guerra a oltranza assicurata la nostra vit" 
toria, esisterebbe oggi la potenza americana? 

a. p. 



EPISODIO DI GUERRA 



Era una limpida alba settembrina; da poco le stelle avevano perduto il loro 
splendore ; la luna si era immersa nel grande vuoto dietro i monti, e una leg- 
gera brezza scendeva come dolce carezza. Altrove in quelP ora, gli uccelli gar- 
rivano svolazzando a stormi per annunciare il nuovo giorno. Là lontano, molto 
lontano, in quelP ora le campane chiamavano a raccolta i fedeli per elevare 
Dio il pensiero e la preghiera. 

Là, lontano lontano, tutto era vita, tutto era pace. Ma ahimè, sulle alte vette 
del Carso, tutto era squallore. Qui uno solo era il suono, triste e pauroso, quello 
dei cannoni e delle mitraglie, che da qualche giorno sembrava non dovessero 
più tacere. 

Ed ecco il sole, che dopo alcuni giorni di assenza tornava a risplendere fra 
nuvole sparse a lui d' intorno e che di tanto in tanto offuscavano la sua bellezza. 
Man mano s' inalzava dall'orizzonte, le nubi si dileguavano. Ecco il sole in tutta 
la sua potenza baciare le alte vette insanguinate dal sangue purissimo di mille 
e mille eroi. Una leggera nebbia staccavasi dal suolo e saliva lentamente verso 
il cielo come incenso e come se in essa vi fossero avviluppate le anime dei caduti 
per elevarsi fino a Dio. I fanti, come desiderosi di scuotersi dal torpore che la 
frescura della notte aveva lasciato nelle loro membra, erano quasi soddisfatti 
nel constatare che le artiglierie rallentavano il fuoco mentre le mitragliatrici lo 
intensificavano. Dalla sera precedente circolava la voce di una prossima avanzata.! 
Infatti l'ora era giunta, e in un baleno il grido di: « pronti all'assalto! » giunse 

20 — 



air orecchio di tutti i soldati. Poco dopo, il comando secco, decisivo, di : « Avanti 
Savoia ! » echeggiò nell'aria e il grido venne da tutti ripetuto ad alta voce, mentre 
balzando fuori dalla trincea, col fucile in pugno e la fede nel cuore si slancia- 
rono di corsa contro la trincea nemica. Lo scintillìo delle baionette ondeggiò ra- 
pido ; parole d' incoraggiamento, di dolore, di rabbia, si levarono numerosi e 
strazianti. Molte voci di giovani colpiti a morte, imploravano: « mamma » mentre 
<lal petto di altri, irrompeva il fatidico grido di « Avanti Savoia », come se in 
quel grido trovassero la forza di lenire il dolore delle loro ferite. 

E fu in quell'assalto violento che due soldati, dopo essersi guardati a vicenda 
con meraviglia, senza articolar verbo e lasciati cadere di mano le armi, si slan- 
ciarono nelle braccia l'uno dell'altro. La lotta era cruenta, le baionette s 7 incro- 
ciavano come fulmini nel cielo, e le mitraglie avevano taciuto del tutto. I due 
soldati, stretti con commozione in queir abbraccio dimenticarono il pericolo che 
li circondava. Ebbero appena il tempo di scambiarsi un bacio, fu un attimo; il 
nemico non indugiò a separarli. Colpiti quasi contemporaneamente, mollata la 
stretta come prima le armi, caddero tramortiti. Il più giovane ebbe il tempo e 
la forza di balbettare « babbo ». Quello più attempato, trascinatosi vicino al tìglio, 
gli pose una mano sul petto come per proteggerlo e in quella posizione esalò 
l'ultimo respirò. E padre e figlio rimasero lì uniti per sempre. 

Quella giornata che segnò la fine di quelle due esistenze, segnò altresì nu- 
merosi e violenti assalti. Il sole che come la luna di quel mattino s' inabissava 
nel grande vuoto dietro i monti che a distanza si scorgevano, scomparve come 
inorridito, come per non tornare mai più. 

La sera scendeva come un fìtto velo nero che volesse coprire il quadro stra- 
ziante che rappresentava il terreno coperto di quegli eroi, che non fecero più ri- 
torno. Per fortuna le nostre truppe seppero respingere gli attacchi del nemico, 
rendendo inespugnabile la posizione conquistata. Le mitraglie avevano riaperto 
il fuoco con rade scariche, mantenendo vigile l'occhio e l'orecchio degli avamposti. 

Le stelle ritornarono a poco a poco a punteggiare il cielo e ad esse gli sguardi 
di molti superstiti erano rivolti ; pensavano che forse la moglie, i figli, la madre 
adorata guardavano in quello stesso istante quelle stesse stelle e in quella con- 
templazione sembrava loro vedere i cari congiunti. In quella posa, con la mente 
rivolta ai cari lontani dimenticavano completamente il luogo ove si trovavano, 
e sembrava loro ricevere il bacio della madre, la carezza dei figli, il conforto 
della moglie. E in tanta dolcezza di intimo godimento si riposavano e ringra- 
ziavano il Signore di averli protetti anche quel giorno e lo pregavano perchè li 
proteggesse per sempre. E quanti di quelli che non avevano mai rivolto una pre- 
ghiera a Dio, in trincea si sono rivelati i più credenti e devoti ! 

Per i caduti le numerose stelle erano come migliaia di candele che le mani 
dei congiunti avrebbero accese intorno alle loro bare, se invece di morire da eroi 
sul campo di battaglia, fossero morti alle loro case. E la luna che quasi timida 
distese con rapidità la sua luce bianca sul campo di battaglia, era la grande lam- 
pada accesa per gli eroi; lampada questa grande e cara a tutti, come grande e 
■cara era la Patria. In quel momento di tregua, aiutati dal chiaro lunare, i soldati 
della Croce rossa, terminato il lavoro di soccorso ai feriti, si accingevano a quello 
d'identificazione e seppellimento dei caduti. La posizione pietosa in cui si trova- 
vano padre e figlio, attirò subito Fattenzione di quei soldati, i quali raccolte con 
profonda commozione le due spoglie, le deposero l'una accanto all'altro, dando 

— 2L 



ad esse una particolare sepoltura a poca distanza dalle altre. Ed ora là dopo il 
lungo periodo di lontananza, la morte li ha riuniti per riposare per sempre sul 
suolo conquistato e baciato dal bel sole d'Italia. E quale miglior sepoltura avreb- 
bero potuto avere ? Quanta poesia aleggia in tutte quelle modeste, semplici ma 
sante tombe ! ! 

Carlo Pirakeo. 

Il cav. Carlo Piraneo, cieco di guerra, è l'animatore di tutte le buone iniziative 
dell'Unione Italiana dei Ciechi nella regione Pugliese. 



IL BRILLANTE SUCCESSO DI UNO DEI NOSTRI ARTISTI 

Possiamo oggi salutare con vivissimo compiacimento il notevolissimo successo 
di un nostro compagno, e registriamo questo risultato con tanta maggior soddi- 
sfazione in quanto non si tratta di una di quelle conquiste di apparenza che com- 
muovono e sorprendono il pubblico, ma di un' importante affermazione di portata 
pratica. Il Prof. Ernesto Bedini di Bologna, partecipando al concorso ministeriale 
per assegnazione di cattedre di musica e canto corale presso gli Istituti Magistrali 
svoltosi negli ultimi giorni del decorso Maggio, ha brillantemente conseguito V ido- 
neità, ed è quindi entrato in ruolo come professore effettivo. Chi abbia conoscenza 
dell' ampiezza degli attuali programmi di siffatti concorsi potrà rendersi conto delle 
serie difficoltà da superare, e quindi del valore del successo. 

Certo esso è frutto di felici doti naturali, ma anche e più di un lungo, tena- 
cissimo sforzo di preparazione. Ernesto Bedini, già alunno deli' Istituto di Bologna, 
fu iniziato agli studi musicali da quella genialissima tempra di artista che è il 
nostro compagno M.° Carlo Grimandi, e li continuò poi al locale Liceo Musicale., 
col Prof. Mattioli per il contrappunto, la fuga e l'organo, e coi Proff. Torchi e 
Franco Alfano per la composizione, conseguendo diplomi trionfali. Dedicatosi poi 
all'insegnamento, tiene da dieci anni la scuola di musica del locale collegio di 
S. Dorotea, dalla quale, sotto la sua intelligente guida, sono usciti ottimi ele- 
menti. Questa intensa attività professionale non gli ha mai fatto trascurare l'arduo 
cammino del concertista e del compositore, nel quale egli si è guadagnato la ge- 
nerale estimazione del non indulgente ambiente musicale Bolognese. Anche recen- 
tissimamente, in un concerto al Liceo Musicale, egli faceva eseguire un suo trio r 
che ha conseguito un vivissimo successo di pubblico e di critica. Così, di affer- 
m azione in affermazione, il compagno nostro è giunto al riconoscimento odierno, 
col quale rimane ancora una volta dimostrato che « l'animo vince ogni battaglia ». 



-C03- 



100.000 SOCI 

Questa è la parola d'ordine per le nostre sezioni : rag- 
giungere al più presto il numero di CENTOMILA SOCI fra 
gli amici vedenti. La Rivista è una leva potentissima per 
raggiungere lo scopo. 

22 ~ 



LA MADONNINA DEI CIECHI. 



Britges, luglio. 



Ieri ho voluto mettermi in corteo con i miei compagni, per una di quelle 
strade di Fiandra che vanno lente tra i campi in fiore, attardandosi ai crocicchi 
dove due canali si tagliano, indugiandosi nella pianura molle come se non voles- 
sero mai arrivare alla mèta. Certo il vecchio Breughel ci accompagnava in ispi- 
riti), mentre andavamo come i ciechi della « parabola » a rendere omaggio alla 
Madonna della Poterie, una di quelle rozze statue intagliate nel legno da qualche 
primitivo scultore delle Fiandre, uscita così dalle mani dell'amore, precisamente 
nel 1009. 

La Madonna della Poterie ha tutta una storia: alP epoca della battaglia di 
Mons-en-Puelle nel 1304, infatti, le donne di Bruges vennero in corteo sino a questo 
santuario, distante 9 chilometri, portando una candela di 36 libbre, affinchè la 
Madonna proteggesse gli uomini in guerra. A pace conclusa i ciechi < gli zoppi di 
guerra si recarono ogni anno a ringraziare la Madonna, portando sem; re la grande 
candela. Ma dal 1402 e vedremo perchè, i ciechi dell'Ospizio della 1 assantenhuis, 
posto nel quartiere della Westbruges, presero l'eredità del voto e chiamando a 
raccolta tutti i compagni di Fiandre e di Waìlonia compirono 1' antico rito, por- 
tando non solo la grande candela di 36 libbre, ma anche una loro Madonna quat- 
trocentesca intagliata nella maniera un poco michelangiolesca di Jean Slutter, au- 
tore di quel |>ozzo di Mosè che si trova a Digione e fu fatto per ordine di Filippo 
l'Ardito, e che veniva così a render omaggio all' altra Madonna." 

Mi sono accodato alla processione che quest' anno conta oltre trecento ciechi. 
Dialetti diversi di Fiandre e di Waìlonia, di Francia e di Neerlandia. Avevo vi- 
cino un fiammingo di Coxide, pescatore accecato per un incidente di lavoro. La 
voce grave, un poco rauca, tradiva l'età e accusava il tabacco. Il passo era del- 
l'uomo avvezzo ad aver per anni ed anni camminato e lavorato senza tentenna- 
menti. IsTon segui>a il ritmo delle preghiere del corteo che verso la fine di ogni 
Ave Maria e allora prendeva la rincorsa per arrivare primo alP Amen. 

E dall'altra parte avevo un suonatore di fisarmonica, cieco nato, dal passo 
leggero di ohi sia abituato a muoversi nelP ombra, che diceva come un fanciullo 
le Ave, tutte per intero, quasi cantando con una voce che giungeva come un'onda 
uscente da una conchiglia. Vicino al pescatore un altro cieco ciacolone e curioso 
faceva sapere a tutti i suoi affari di venditore di nastri, stringhe e immagini, al- 
ternando cifre e progetti di lucro alle Ave Marie che borbottava come dei numeri, 
mentre il suo bastone scandiva il ritmo sull'orlo della strada. Chiudevano la no- 
stra schiera due occhi ben vivi di una donna dalla voce bionda come il sole e 
matura come il grano. Davanti e dietro, altri ciechi di tutte le età e di tutte le 
classi. Ogni tanto, una guida con strappi forti dava un passo e un ritmo al corteo, 
ma spesso una colonna si urtava all'altra e allora le mani agili o curiose dagli 
oggetti posti a tracolla o goufianti le tasche, dalla natura dei vestiti, dalla for- 
mazione della schiena, dalla incurvatura delle spalle vedevano rapidamente le età 
e le condizioni del compagno. 

In testa al corteo la voce più sicura del vescovo officiante, inseguita dal volo 
azzurrino delle voci delle donne e dei chierici : torcia ardente che rischiarava la 
nostra notte in marcia verso la sorgente luminosa del suo desti no. 

^ 23 



Questo corteo dei ciechi è una delle più colorite tradizioni delle Fiandre, 
perchè si compie esattamente dal 1304. Una volta sola, nel 1401, data la pioggia 
che imperversava, le donne di Bruges preferirono dire le loro preghiere in casa, 
ma alla sera un miracolo si compì. Nella chiesetta del Westbruges, sull' altare 
acceso, la Madonna apparve con le vesti inzaccherate e i piedi sporchi di fango. 
Era andata sola sola per le vie del maltempo a compiere il voto e a rendere vi- 
sita alla Madonna della Poterie. Dall'anno successivo, i ciechi, eleggendo a pro- 
tettrice questa Madonna, andarono in corteo con lei, affinchè con il buono e con 
il cattivo tempo, non fosse sola per le vie della leggenda e del miracolo. 

E da cinque secoli, in omaggio a questa Madonna, tra ciechi e guide, lungo 
i nove chilometri del corteo, s'innesta una profonda fratellanza sul telaio delle 
canzoni e delle preghiere. 

— Non siete di qua voi. Forse straniero... 

— Sono cieco anch' io. La cecità è la nostra patria. Esser nati al sole, un po' più 
a destra o a sinistra, che cosa importa quando si è ben vivi nella luce delle 
tenebre !.. 

— Ma non siete un pescatore come me, certamente. Pescavo i gamberi sulla costa. 
Sono stato al Dogger Banch per i merluzzi e alle isole Feroer per le aringhe. Mi ha 

accecato un bambino con un rampone. Ora cucio le reti e qualche volta esco con le 
barche a motore. Faccio attenzione ai gamberi quando stanno per bollire. E voi ? 

— Per un certo lato e su una certa riva son pescatore anch' io. Pesco tipi e 
argomenti nel mare della vita e nei fiumi delle passioni. 

— Ah... Ma non siete un cantante come me. Mi accompagno con la fisarmo- 
nica e ho la bisaccia piena di canzoni. Giro i paesi e le fiere e dico la ventura. 

— Per un certo lato e con una bisaccia meno colma, giro le fiere della vanità 
e canto anche io le storie di chi mi circonda. 

Accordi di vento sui prati in pendìo. Un pugno di alberi ; arcobaleno trion- 
fale di fresca allegrezza. Bisbigli pieni di mistero tra le foglie. Zirlar di un merlo 
predicatore dall'alto di un pulpito di frasche, manciate di trilli tutt' intorno 
Usciamo al sole. Il canto di un gallo : una spada di fuoco che ferisce il cielo. 

— Meno poesia, fratelli..., vendo a due franchi le stringhe per le scarpe e una 
immagine di Santa Lucia. E la cecità è un poco l'arte di saper camminare con le 
scarpe che fanno male ai piedi. 

Cespugli di risa represse nelle Ave Maria. Da un campanile lontano cadono 
le ore: undici. Gocce d'oro sul velluto della nostra cfcità. 

— Forse hai ragione, fratello. Ma abituarsi a camminare, bisogna. Questa è 
la sola saggezza. 

Il corteo accelera il ritmo del passo e delle preghiere. Ora, qua e là sgorgano 
fontanelle di canzoni. In testa, con uno strappo di violini e di flauti, il segnale è dato 
alla svolta dell'ultima lieve ascesa. E il canto si snoda come una sciarpa che ondeggia. 

— Bisogna fare come l'ostrica che cuce la propria ferita creando una perla, 
fratello pescatore. Getta le reti nella notte. È sempre dall'ombra che nasce la luce. 

Improvvisamente i passi risuonano in tono maggiore e le voci si inabissano 
nell'ombra fredda. Siamo sotto una breve galleria. Di sopra, festosa di fumo e im- 
pertinente di sibili, romba una vaporiera.. Usciamo ancora alla luce e costeg- 
giamo un canale: ninna-nanna di un'acqua che sbadiglia. Voli di corvi gracchiarti: 
nastri a lutto sventolati al sole. E il trillo di un' allodola che intinge il suo desi- 
derio di volo sempre più in alto e più lontano. 

2-1 — 






— Come è alta 1' allodola... 

— Almeno quella è libera e non ha le scarpe che fanno male ai piedi. 

— Anche la nostra anima è libera e vola, fratelli ciechi. Scende ora l'allodola. 
Piomba dagli abissi del cielo, ubriaca di azzurro. Ecco, è all'altezza dei corvi. 
È a terra. Un 7 altra è partita per gioco. E dà l'assalto all' azzurro... E una volta 
clie è lassù dimentica il fango. Quello che conta è saper cantare, fratelli. Scegli 
nella tua bisaccia ogni giorno un canto, e cammina anche con le scarpe strette... 
La tua bisaccia è più bella e ricca della corona di un re. Pure nessuno di quelli 
che noi chiamiamo vedenti, invidia la tua bisaccia e il tuo canto, perchè nessuno 
sa per quale strada della vita veramente cammini. Ma il cieco sa quale è la mèta 
del suo duro viaggio e canta. 

Siamo quasi giunti al santuario della Madonna della Poterie. 

Dico la verità : non mi sono mai sentito così bene come in questo corteo di 
compagni ciechi ; piccola goccia di un torrente umano che non sa da dove viene 
e non sa dove va... È certo tra tutti i numerosi cortei delle Fiandre, tutte le pro- 
cessioni di Wallonia, questa ondeggiante schiera di uomini di diverse condizioni 
e di varia età, accompagnata dall' angelo dello stesso Destino, ha una sua bellezza 
profonda e suggestiva. 

Spesso gli uomini sono chiamati a raccolta dallo stesso interesse e dalla uguale 
passione. Sovente è la campana della gioia che dà il segnale dell'adunata. Quasi 
sempre si uniscono a date fìsse per difender i loro pretesi diritti, in nome di una 
classe che elenca solo dei privilegi. 

Sono andato anche a simili riunioni di interessi collettivi e di egoismi pro- 
fessionali. E sempre ho visto che cercavano la verità, ma solo oggi, accodandomi 
al corteo dei ciechi nelle strade della leggenda di Fiandra, parlando dei gamberi 
del pescatore, delle canzoni del cieco nato e delle scarpe strette del venditore di 
stringhe e di immagini, mi sono accorto che, invisibile forse per quelli che ave- 
vano gli occhi, la verità era con noi e veramente ci dava la mano. Non so se tutti 
-credessero alle preghiere che le labbra ripetevano meccanicamente. Ma so che le 
anime erano aperte a vedere le altre anime e che se una sola bisbigliava una sil- 
laba di amore, le altre le raccoglievano senza rimpianti e senza melanconie, come 
se ogni cieco nel suo intimo comprendesse confusamente le ragioni profonde e 
misteriose del suo non comune destino. E per questo la processione dei ciechi 
<me si snoda una volta all'anno per le strade delle Fiandre, mi è parsa degna di 
un commento di simpatia. 

Ora il corteo lascia nell'aria una scìa odorante di stanchezza : straccio vario- 
pinto che sventola come una bandiera di un'umanità di avanguardia per le vie 
maestre di Dio. Certo, il dolore è uno degli elementi della saggezza. 

Superiamo un ponticello e le voci si alleggeriscono. Per trasparenza vediamo 
le anime che esultano, perchè. la mèta è vicina. Sul fianco destro un ruscelletto 
canta e ride: lo specchio del sole. Fuochi d'artificio di passeri : il riflesso del cielo. 

Il Santuario proietta già la sua ombra. I passi ascendon gli scalini. Dalla 
porta un' onda di incensi e di ceri. La Madonna della Poterie deve già sorridere 
alla nostra Madonna che viene per le strade della leggenda a dirle il buongiorno 
votivo incoronata di tutti i ciechi, che sono in armonia con il loro destino. 

Il corteo breugheliano è finito. I 

Entriamo nell'ombra. 

Le anime sono già crocifìsse nella luce. Nino Salvaneschi. 






9ft 



A CHE PKO, DON PIETRO 1 






Si legga il seguente brano ricavato dal numero di Ottobre del corrente anno* 
dell'Alba Serena - Bollettino mensile per il bene dei ciechi - che si stampa a Mi- 
lano sotto la direzione del Rev. Prof. Pietro Stoppani, Rettore del grande Istituto 
dei Ciechi di Via Vivaio. Si abbia cosi l'idea della mentalità di certi educatori 
dei ciechi, e si veda come il breve scritto s'intoni all'attuale movimento rinno- 
vatore, che tende a valorizzare il cieco nelle sue molteplici capacità, sfatando il 
pregiudizio che esso sia un peso morto per la Società civile, pregiudizio a cui 
devonsi le maggiori difficoltà che esso trova sulla sua strada. 

Trattasi di un aneddoto, riferito per divertire, non si sa bene se ciechi o» 
vedenti, alle spalle di due vecchie cieche, ed ha per titolo: Le cieche e i ragazzi. 
Eceovelo qui testuale: 

« Due vecchie cieche stavano preparando ima pentola di polenta, e due ragazzetti 
birichini si proposero di sottrarre loro questa. Vi riuscirono infatti sostituendo alla, 
pentola un'altra vuota nel momento che esse avevano levato le mani da quella. Le vec- 
chie, non sentendo più alcuna resistenza al bastone con cui rimestavano la polenta, pen- 
sarono che fosse cotta abbastanza, e disse Vuna: 

- Intanto che si raffredda, fumiamo un poco. 

- Bene - fece V altra. E cavata V unica pipa di etti disponevano , si diedero a fu- 
mare una dopo V altra. I ragazzi, mentre le donne stavano scambiandosela, la presero 
cosicché dopo qualche tempo una di esse cominciò a lamentarsi che V altra fumasse sem- 
pre lei. 

U altra protestò che le aveva passata la pipa poco prima, e così si bisticciarono 
un poco. L ragazzi diedero allora uno schiaffo alla prima, la quale, credendo di essere 
stata percossa dalla compagna, si gettò sopra di lei e cominciò a picchiarla di santa- 
ragione. Quando furono bene stanche, si decisero a mangiare la polenta. Ma questa era- 
scomparsa coi ragazzi; e la lotta ricominciò allegramente tra le due vecchie che si accu- 
savano a vicenda di aver mangiato tutto. » 

Non commentiamo. Domandiamo semplicemente a Don Pietro: Ma ce n'ha 
fra le anziane della sua Casa Famiglia delle cieche così rimminchionite? E che 
abbiano il puzzolente vizio di fumare la pipa? Davvero non crediamo. E comun- 
que a che prò questo scherno "ì 

Addante, Pedro, con juicio . . . 

LA DIREZLONE. 



Potete far felice un bambino cieco con 1' abbonarlo a " Gennariello , 9 
che il prof. Augusto Romagnoli ha definito : " 1' ala palpitante nel cielo 
delle nostre scuole". 

Inviare L. 25 all' indirizzo sottosegnato dove si tengono sempre ag- 
giornati gli elenchi di tutti i bambini ciechi d' Italia : Cav. ORESTE 
POGGIOLINl - Secret. Federazione Nazionale Istituzioni prò ciechi - Piazza 
d'Azeglio, 13 - FIRENZE (122). 

20 ^ 



RELAZIONE ANNUALE DELL'OPERA COMPIUTA 
DALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DELLE ISTI- 
TUZIONI PRO CIECHI - (ANNATA 1928-1929). 



L'ampia relazione settennale, che fu presentata all'assemblea dello scorso anno 
e che fu data alle stampe, ci dispensa dal ricordare ancora i precedenti del nostro 
lavoro e le linee generali in cui esso si inquadra, e ci facilita il compito nel ri- 
riferire sull'attività di quest'annata. 

I voti della precedente Assemblea 

Prendiamo le mosse dai voti espressi dall'assemblea tenuta a Genova il 29 Ot- 
tobre 1928. 

1° - La Presidenza, valendosi dell'ampia facoltà all'uopo accordatele dal- 
l'assemblea, ha avanzato a S. M. il Ee l' istanza perchè la Federazione sia eretta 
in Ente Morale, corredandola dei dovuti documenti, ed apportando allo Statuto 
quelle modificazioni e quei ritocchi che le sono sembrati opportuni, lasciandone 
intatte, come fu convenuto, le disposizioni fondamentali. 

L'inoltro e la vigilanza della pratica è stata affidata a persona di fiducia e 
di competenza che abita a Roma e che la seguirà con molta attenzione. 

2° - Il voto deplorante il tentativo fatto perchè si creasse in Italia una 
seconda scuola di metodo per gli educatori dei ciechi, fu tenuto in considerazione 
da S. E. il Ministro Belluzzo, e la proposta non ebbe ulteriore corso. 

Ispezione a vari Istituti 

Kella assemblea stessa era stato raccomandato dalPAvv. Basoli, rappresentante 
dell'Istituto dei ciechi di Bologna, che si regolassero di comune accordo i rap- 
porti per i passaggi dagli Istituti di scuole primarie a quelli specializzati; ma 
poiché questo involgeva anche la regolamentazione dei passaggi interni negli 
Istituti che hanno e mantengono per la loro importanza le due sezioni, la que- 
stione venne portata davanti alla E. Commissione Consultiva per l'istruzione 
dei ciechi e discussa presso il Ministero nella scorsa primavera. 

Si vide, esaminando obiettivamente tale questione per ogni suo lato, che sa- 
rebbe stato più che opportuno, necessario, che una speciale commissione si recasse 
presso gli Istituti aventi le scuole musicali, per accertare lo stato di fatto delle 
scuole stesse, gli eventuali incovenienti o nocive interferenze che si verificano, 
per potere dare una base sicura e pratica alle disposizioni da emettersi, che è 
bene sieno impartite d'autorità dal Ministero che sopraintende agli Istituti. 

La E. Commissione Consultiva fu perciò dell'unanime avviso che fosse fatta 
in tal senso una proposta a S. E. il Ministro, appoggiata dalla Federazione; in 

— 27 



seguito di che il Ministro ordinò nello scorso giugno un'ispezione agli Istituti 
dei ciechi di Bologna, Milano, Napoli, Roma, affidandone l' incarico al Prof. Com- 
mendatore Augusto Romagnoli Direttore della Scuola di Metodo per gli educatori 
dei ciechi, al Prof. Cav. Arnaldo Bonaventura del R. Conservatorio di Musica 
Luigi Cherubini di Firenze, e a due funzionari del Ministero per la parte ammi- 
nistrativa: il Comm. Cammillo Quercia e il Cav. Gino Chiaromonte. 

Ci consta che la Commissione stessa presenterà tra breve le sue osservazioni 
e le sue conclusioni. Con le disposizioni che saranno emanate si sarà fatto un 
nuovo importante i)rogresso nell'applicazione del nostro programma. 

Il nuovo edificio di Firenze 

Sempre in tema dei passaggi degli allievi fra i vari Istituti, in parte ostaco- 
lato dal numero limitato dei posti che può finora offrire l' Istituto Nazionale per 
Ciechi adulti di Firenze (una novantina, di cui soltanto una terza parte circa pos- 
sono restare liberi ogni anno essendo triennali i corsi di quella scuola Professio- 
nale) dobbiamo annunciare che procede con alacrità la costruzione del nuovo 
grande edifìcio dell' Istituto stesso, che permetterà di raddoppiarne la capacità e 
d' istituire la sezione professionale femminile. Si conta che il nuovo edificio possa 
essere inaugurato entro il 1930. 

Stamperia Nazionale Braille 

La Stamperia Nazionale Braille, dopo che ritornarono da Parigi trasformate 
le macchine stereotipiche, colla sostituizione del movimento elettrico a quello a 
pedale, riprese il suo ritmo costante e operoso. 

Le opere stampate a tutto il 1928 si riassumono nelle seguenti cifre: Opere 
K.° 200 Volumi N.° 39070. 

Essa prosegue pure la pubblicazione delle due note riviste : il Corriere dei 
Ciechi e il Gennariello, quest'ultimo sempre desiderato dai suoi piccoli lettori. Il 
giornalino fu definito dall'egregio Prof. Romagnoli in un suo recente articolo: 
« l'ala palpitante sul cielo delle nostre scuole ». 

La Stamperia stessa ha inoltre pubblicato il 2° volume dell' « Atlante geogra- 
fico », che riguarda particolarmente l'Italia, le varie regioni e le arterie ferroviarie 
principali. 

Una copia di tale volume dell 7 « Atlante » è stata inviata per propaganda a cia- 
scuna delle Amministrazioni provinciali d' Italia, e mentre da varie è stato ac- 
colto con vivo gradimento, qualcuna, certo per colpa di qualche burocratico inerte 
e misoneista, lo ha respinto. 

Al lavoro della Stamperia, per la parte editoriale, dedica in modo particolare 
la sua attività il nostro Segretario, e il lavoro è tale che gli richiede assai tempo 
e non poca attenzione e preoccupazione. 

Materiale geografico e didattico 

Continua per nostra cura la preparazione del materiale geografico speciale da 
parte del Cav. Nicola Rossi di Milano, fabbricante di plastici, persona di chiara 
intelligenza, che ha messo un impegno veramente lodevole nell'esecuzione dei 
nostri lavori, i quali si staccano alquanto dai suoi consueti. 

28 — 



È stato distribuito agli Istituti un quadro dell' Italia diviso per regioni, 
scomponibile, di forma molto semplice e schematica, da servire come passatempo 
e studio per i bambini più piccoli, allo scopo di familiarizzarli alle caratteristiche 
forme dell'Italia e delle singole regioni. Ed attualmente sono in corso di esecu- 
zione i plastici delle regioni, i cui modelli saranno dallo stesso Oav. Rossi inviati 
a Torino in occasione della nostra assemblea. Ai suddetti modelli sarà possibile 
apportare ancora qualche modificazione se la si giudicherà opportuna. 

Per utile suggerimento dello stesso Cav. Kossi si è potuti entrare in tratta- 
tive col Consorzio delle Scuole Professionali della Lombardia, che sta facendo ri- 
produrre presso il Eossi i suoi interessanti e numerosi modelli riguardanti 1' ar- 
chitettura e le costruzioni murarie. L'arch. Marzocchi, direttore del Consorzio, ci 
ha dato il consenso per potere usufruire dello stesso materiale (o di quella parte 
che sarà giudicata adatta agli Istituti dei ciechi) ordinandone la riproduzione. Si 
avrà così il vantaggio di non dover fare i modelli che sono la parte più difficile e 
più costosa e di potere scegliere in una vasta collezione. Il Prof. Romagnoli ha 
già preso contatto col Consorzio e conta di arricchire presto il corredo didattico 
degli Istituti di materiale nuovo ed utile. 



& j 



Mostre ed Esposizioni 

L'esito così simpaticamente lusinghiero avuto nelle precedenti mostre, e la 
nostra decisione di approfittare di ogni favorevole occasione per far conoscere 
praticamente il proficuo lavoro che si va compiendo, ci ha fatto partecipare anche 
alla Mostra di Biblioteconomia, durante il I Congresso Internazionale delle Bi- 
blioteche tenutosi nello scorso giugno a Roma. 

Il nostro reparto, in cui figuravano saggi delle opere della Stamperia Nazio- 
nale Braille, della Biblioteca Nazionale per i ciechi Regina Margherita di Genova, 
i plastici geografici già pronti, la Bibliografia sulla cecità del Prof. Ernesto So- 
leri e un modello della macchina Conti, fu uno dei più visitati della Mostra dai 
dotti Congressisti delle varie Nazioni. 

S. M il Re, visitandola, ebbe per il Sig. Giulio Conti, che presentava perso- 
nalmente la sua macchina, parole di vivo elogio, che non furono di superficiale 
complimento, ma vennero pronunciate dopo che S. M. si era reso perfettamente 
conto del funzionamento della macchina e dei vantaggi che essa presenta. 

La costruzione della macchina in serie, affidata alla Ditta Rovato di Firenze, 
ha avuto un notevole ritardo, in parte derivato dal trasloco dell'officina della 
Ditta stessa, e in parte da difficoltà di vario genere che la Ditta cerca ora di 
superare. 

In occasione della presente assemblea si è creduto opportuno di ripetere a 
Torino, presso l'Istituto di Via Nizza, la mostra delle opere della Stamperia Na- 
zionale Braille, che a Genova ebbe un lusinghiero successo presso gli studenti 
delle Scuole secondarie e presso gli insegnanti che la visitarono a turno. 

Noi confidiamo che tale successo si ripeterà a Torino, tanto più che si inte- 
ressa alla cosa l'attivo ed energico R. Provveditore agli Studi del Piemonte, Gran 
Uff. Umberto Renda, il quale manifesta per l'educazione dei ciechi un interessa- 
mento vivissimo. 

Figureranno nella mostra i plastici geografici, quelli già in possesso degli 
Istituti e quelli in corso di preparazione. Questo materiale è di grande attrattiva 

— 2£ 



per richiamare l'attenzione dei vedenti sui sistemi usati per V istruzione dei ciechi, 
che sono generalmente assai poco diffusi. 

Ti figurerà pure un modello speciale di scaffalatura per i libri Braille, fatto 
costruire da una Ditta di Cascina, per la Biblioteca Nazionale per ciechi di Ge- 
nova, scaffalatura che li protegge dalla polvere e che può adattarsi, essendo in 
serie, a qualsiasi locale. 

Accordo tra Biblioteche 

La nostra Federazione ha facilitato l'accordo fra la Biblioteca Nazionale di 
Genova e quella della Società Lombarda Pro Ciechi per lo scambio dei libri ai 
rispettivi abbonati, accordo che è avvenuto già da vari mesi. ' 

Il Pre-Congresso internazionale a Vienna 

Nella scorsa assemblea fu parlato incidentalmente del Pre-Congresso Inter- 
nazionale di Vienna per i problemi della cecità, e l'assemblea stessa si dichiarò 
solidale con quanto aveva esposto il Comm. Nicolodi, il quale, in nome dell'Unione 
Italiana Ciechi, aveva messo come condizione sine qua non della partecipazione 
dell' Italia il riconoscimento della lingua italiana come lingua ufficiale, oltre il 
francese, l' inglese e il tedesco. 

Tale riconoscimento venne accordato, e l'Unione nominò per rappresentarla a 
Vienna il suo Pre8Ìdente Comm. Nicolodi, il Prof. Eomagnoli e il Cav. Poggio- 
lini. Quest'ultimo potè così rappresentare anche la Federazione. 

Del convegno di Vienna che fu tenuto dal 14 al 17 Luglio, hanno parlato a 
suo tempo i giornali quotidiani d' Italia, mettendo in rilievo la parte attiva ed 
energica che vi ebbe la Delegazione italiana. Negli Annali dell'Istruzione Elemen 
tare dell'Agosto u. s. il Prof. Eomagnoli ha prospettato una sobria ed esatta ve- 
duta d' insieme di questo Pre-Congresso, che crediamo opportuno riprodurre per 
intiero in questa relazione: 

IL CONGRESSO DEI CIECHI A VIENNA. 

« Ne hanno parlato, e anche diffusamente, i giornali; e non solo in Italia: la 
cosa messa più in rilievo è stata la parte avutavi dai tre delegati italiani, il 
Comm. Dott. Aurelio Nicolodi, Presidente dell'Unione Italiana Ciechi, il Cav. 
Oreste Poggiolini, Segretario della Federazione Nazionale della Istituzioni prò 
ciechi, e il sottoscritto. Era giusto che avvenisse così, e non ce ne siamo mera- 
vigliati: l'Italia, che seguì fino a pochi anni or sono le orme delle altri nazioni, 
specialmente della Francia e dei paesi tedeschi in questo campo, ha cambiato 
felicemente direzione, seguendo la sapienza del suo buon senso millenario e della 
sua millenaria tradizione. 

« Noi sapevamo di andare a questo Congresso più per dare che per ricevere ; 
lo sapevamo, ma non vi siamo andati con iattanza, bensì col sincero entusiasmo 
<li chi ha vinto dopo aver lungamente e profondamente sofferto; per ciò desidera 
far parte della sua vittoria fraternamente a chi naviga ancora nel pelago. 

« L'ordine del giorno del Congresso ne caratterizzava subito il genere, di quei 

30 — 



congressi che in Italia non si tengono più: un elenco di tutti itemi dello scibile 
applicato ai ciechi, igiene, psicologia, pedagogia, tiflografia, educazione inferiore, 
inedia, superiore, alunni interni o esterni, assistenza ai lavoratori, ai professio- 
nisti, ecc.; una divisione e suddivisione analitica, da occorrere tre settimane al- 
meno, invece di tre giorni, solo per delibarla; per quanto si fossero preventivate 
sei ore continue di discussione al giorno. 

« Di più si noti che non un congresso, ma un pre congresso era; destinato a 
preparare i lavori del grande congresso internazionale da tenersi tra due anni. 
Immaginarsi il Congresso! 

« Noi invece non andavamo con dei temi da svolgere, ma con dei resultati da 
comunicare, se ce ne fosse dato il tempo e l'attenzione. Ma come inserirci? I di- 
scorsi di rito, ciascuno in quattro lingue, e la nomina della Presidenza del Con- 
gresso occuparono la prima lunga seduta 

« Il Cav. Poggiolini trovò modo di dire tra le cose nobilissime, ma non nuove, 
-dette dalle Autorità e dai numerosi intervenuti portanti il saluto delle 23 Nazioni 
presenti, qualche cosa di più del semplice saluto augurale dell'Italia; la notizia 
«che il rinnovamento educativo dei ciechi non è più tra noi nel campo dei voti e 
e dei progetti, ma della legislazione e delle realizzazioni fasciste. Così pure nel 
campo assistenziale, sì attendono soltanto condizioni economiche più favorevoli 
per portare in atto i progetti già maturati. 

« Dal Dott. Nicolodi, con l'occasione del saluto a nome dell' Unione Italiana 
dei Ciechi, fu rivelata la chiave di queste rapide e vaste conquiste, cioè la fra- 
ternizzazione dei gloriosi Ciechi della guerra con gli umili ciechi della nascita o 
degli infortunii; deplorando che negli altri paesi i ciechi della guerra si siano 
tenuti in disparte, invece di aggiungere alla benemerenza del loro sacrifìcio cruento 
la soddisfazione di un'altra benemerenza umanitaria e civile. 

« La mattina seguente lo stesso Dott. Nicolodi tentò indirizzare il Congresso 
per una via più pratica e spedita, con la proposta di conglobare gli argomenti 
affini; ma F ingranaggio dell'ordine del giorno ebbe il sopravvento. 

« Sulla proposta di nominare una Commissione che preparasse i lavori del fu- 
turo Congresso intorno al tema psicologia dei ciechi, associandomi all' inglese Mr. 
Halevy nel senso contrario, ebbi occasione di far considerare come soltanto il con- 
tinuare a porre il quesito di una psicologia speciale continui a ribadire il pregiu- 
dizio, già così pernicioso e diffuso, che noi siamo degli esseri troppo profondamente 
anormali, per ciò da educare e curare fuori della comune società dei cittadini, 
dei lavoratori, degli uomini. Precisamente per avere soppresse le disquisizioni 
teoriche, insistendo sull'uguaglianza sostanziale dei ciechi con gli altri uomini, 
«alvo le peculiari differenze percettive, immaginative e strumentali, si è riusciti 
in Italia ad aprire ai privi della vista le porte delle scuole in comune coi vedenti, 
•e vanno aprendosi rapidamente anche quelle delle professioni e di numerosi me- 
stieri, mediante una razionale utilizzazione del principio della divisione del lavoro. 
In tal modo si è potuto limitare a pochi anni l'azione educativa normalizzatrice 
delle istituzioni speciali per i ciechi, rendendo così disponibili molto maggiori 
mezzi per l'assistenza ai ciechi pòveri negli studi e nell'avviamento professionale. 

« Le mie osservazioni e notizie furono accolte con applausi e il tema psicologia 
dei ciechi fu radiato col consenso simpatico dello stesso relatore, Dott. Steinberg, 
cieco, di Dresda La mentalità organizzatrice del Congresso a buon conto si rifece 
-ad usura della cancellazione di un tema, facendo votare nella seduta finale dei 

— 31 



soli delegati con voto (uno per nazione) quattro commissioni sul tema della peda- 
gogia; e precisamente: educazione, pedagogia, educazione dei semi-ciechi, istru- 
zione superiore, lo non potei fare altro che protestare contro questo assurdo e 
pernicioso frammentarismo, rifiutando il posto deliberatomi in una delle quattro 
commissioni per riservarmi la piena libertà di sostenere e documentare, con l'espe- 
rienza italiana, la concezione unitaria dell'educazione, non che del problema assi- 
stenziale che ne consegue. Era l'ora della chiusura; le elezioni erano fatte e non 
fu difficile sostituire il mio nome. 

« Nelle altre sedute, per farla breve, i delegati italiani difesero l'ordine delle 
discussioni dalla prolissità e dalla tendenza a incoerenti ritorni sulle deliberazioni 
già votate. Fu necessario più volte usare vivacità ed energia per frustrare i conati 
di inesperti o troppo esperti passatisti, dando a pochi malcontenti il pretesto per 
accusarci di faziosità, ma suscitando consensi e simpatie nella maggioranza, sicché 
la votazione più importante, anzi l'unica decisiva del Congresso, sulla elezione 
delle commissioni incaricate di preparare il congresso internazionale futuro, fu 
fatta secondo la mozione dei delegati italiani; e al Dott. Nicolodi fu assegnatala 
presidenza della commissione per l'assistenza e legislazione sociale, che senza 
dubbio è il tema di maggiore attualità tra le questioni del miglioramento dei 
ciechi, ora che può considerarsi risoluta - almeno in Italia, in Inghilterra e al- 
trove - la questione educativa. 

«Ai simpatizzanti, come agli avversari, con diverso animo, ma con eguale 
obiettività, ha fatto impressione la nastra linea chiara e vigorosa, perchè fondata 
su esperienze realizzate e non su ipotesi e su astrazioni, e perchè abbiamo dato 
un bell'esempio di quella solidarietà e disciplina spirituale, che sono ormai la se- 
rena e gagliarda caratteristica della nostra rinnovata coscienza nazionale e civile ». 

AUGUSTO ROMAGNOLI 

Dobbiamo aggiungere che in vista del Congresso internazionale del 1931, la 
cui sede non è ancora stata fissata, sarà necessario preparare, di comune accordo 
con 1' Unione Italiana Ciechi, un'unica pubblicazione chiara, sintetica, e sostan- 
ziosa, per prospettare il lavoro che da noi si è compiuto, per illustrare special- 
mente il nostro speciale orientamento, che è quello di mescolare quanto prima 
possibile e quanto più possibile alla vita degli altri esseri, nella scuola e fuori 
della scuola, i ragazzi ciechi, riducendo la specializzazione educativa al minimo 
reso necessario della loro minorazione. 

Del Pre-Congresso di Vienna ha dato conto anche il nostro Segretario in un 
suo articolo sulla rivista Argo, a cui fu fatta seguire la cronaca del convegno, 

Dobbiamo qui rinnovare a S. E. Giacinto Auriti Ministro d'Italia a Vienna, 
al Console Generale march. Gavotti, al Comm. Corti - Segretario del Fascio di 
Vienna, al Dott. Eugenio Morreale e alla Sig.na Vanda Reseta dell'Ufficio Stampa 
della Legazione, al Dott. Alberto Bargelesi del Corriere della Sera i più vivi ringra- 
ziamenti e la nostra gratitudine per la signorile accoglienza fatta alla nostra 
delegazione e per l'appoggio datole durante il suo soggiorno a Vienna. 

Propaganda 

La nostra propaganda è stata fatta quest'anno con la pubblicazione della rela- 
zione settennale presentata all' ultima assemblea, col volumetto del Prof. E. Mac 

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canti sull'educazione fisica dei bambini ciechi, e con le mostre sulle quali si è 
£ià riferito, in occasione delle quali si sono sempre preparati piccoli stampati 
divulgativi, chiari e brevi. 

L'Unione Italiana Ciechi con la pubblicazione di Argo La dato vita a un mezzo 
efficacissimo di divulgazione dei problemi riguardanti i ciechi, e si sta anzi 
studiando il modo di inserire nella rivista medesima la parte più sostanziale del 
Bollettino Estero affidato alle cure del Prof. Ernesto Soleri. 

Lo stésso Prof. Soleri ha pubblicato nei mesi scorsi sulla rivista " Il gruppo 
di azione per le scuole del Popolo „ di Milano (Aprile Maggio 1929. VII) la sua 
interessante Bibliografia sulla cecità; ed a stata cura della uostra Federazione, 
previo accordo con l'Unione, di fare stampare a parte un certo numero di estratti 
della Bibliografia, la quale, come è stato già detto, figurò alla Mostra di Biblio- 
teconomia, e fu ufficialmente presentata al Congresso stesso. 

In occasione del citato Congresso fu pure cura della Federazione di avere in 
estratto un conveniente numero di copie del notevole articolo pubblicato nel 
febbraio 1929 (Fascicolo 1. Anno IV), sugli «Annali dell'Istruzione Elementare» 
dal Dott. Gino Chiaromonte, egregio funzionario del Ministero, dal titolo l'Istru- 
zione obbligatoria per i ciechi, nel quale lo stesso Chiaromonte, oltre agli elementi 
raccolti presso il Ministero, potè utilizzare parte di quelli della nostra relazione 
settennale, che gli fu doverosamente comunicata in bozza. 

Per S. E. On. Balbino Giuliano 

Allorché fu assunto alla carica di Ministro dell 7 Educazione Nazionale S. E. l'On. 
Balbino Giuliano, fu premura della nostra Federazione inviargli un telegramma 
di congratulazione, seguito da una lettera, in cui gli si faceva noto che la E. Com- 
missione Consultiva per l' istruzione dei ciechi, creata per sua iniziativa allorché 
egli era Sottosegretario con S. E. Casati alla fine del 1924, ha in questi anni 
utilmente lavorato, sempre in completo accordo coi funzionari del Ministero. 

S. E. Giuliano rispose telegraficamente, grato degli auguri e della comuni- 
cazioni fattagli. 

L'utilizzazione dei cicchi nelle industrie 

Quando la presente relazione verrà letta all'assemblea, avrà già avuto luogo 
presso l'Istituto Laboratorio M. Fossati per l'organizzazione scientifica della 
produzione, situato in Torino, l'inaugurazione del corso di perfezionamento per 
gli esperti nell'ordinamento della produzione, per la parte che riguarda l'utiliz- 
zazione dei minorati con particolare riguardo ai ciechi. 

A nessuno potrà sfuggire l'importanza morale e pratica di questo corso, sia 
perchè esso è frequentato da industriali, ingegneri e capi fabbrica delle industrie 
Piemontesi, sia perchè esso è incoraggiato da S. E. Bottai, il quale non appena 
fu da noi informato della istituzione del corso stesso, si affrettò a scrivere in data 
del 26 giugno u. s. una lettera al Direttore dell'Istituto Fossati, manifestando il 
suo più alto compiacimento, in nome del Ministero delle Corporazioni, per questa 
iniziativa, ed invitandolo ad andare a fondo della cosa, onde sia sollevata il più 
possibile, la condizione materiale e morale degli operai ciechi. 

A S. E. Bottai, al quale furono da noi inviate a suo tempo meritate congra- 
tulazioni per la sua assunzione alla carica di Ministro, all'amico egregio e affet- 

— 33 



tuoso, che ci dà segni continui del suo interessamento, inviamo un riconoscente 
saluto. 

Per accordi intervenuti fra PIng. Mario Fossati, il suo collaboratore Dott. 
Cimatti e la nostra Federazione, l'inaugurazione del corso che ci interessa verrà 
fatta dal nostro Segretario, che si limiterà naturalmente alla parte informativa 
preliminare e all'impostatura del problema che deve risolversi, vale a dire: 

a) utilizzare gli operai ciechi in quelle fasi del lavoro industriale in cui sia 
loro possibile dare un rendimento qualitativo e quantitativo entro i limiti della 
media normale, in modo che l'industriale non debba rimettere di tasca; né 
consideri di fare una benefìcienza con l' impiegare dei ciechi : 

bj impiegarli a parità assoluta degli operai normali, perchè essi possano 
lavorare e produrre in piena dignità di vita. 

In quest'occasione si è anticipata la stampa di uno scritto che era stato dal 
Poggiolini preparato per la rivista Argo, scritto che prende lo spunto del fatto 
al più ignoto, che la Real Casa utilizza come Capo delle Cacce nella tenuta di 
San Rossore il cieco Cav. Luigi Mammoli, che da 35 anni, da quando cioè fu ac- 
cecato per un infortunio di caccia, compie ugualmente e con piena soddisfazione 
il suo importante e delicato servizio. 

Lo stesso Cav. Mammoli, di recente visitato, si è mostrato lieto che il suo 
caso possa essere citato come esempio e come sprone, per il vantaggio degli 
altri ciechi. 

L'ammaestramento dei cani guida 



La sera del 28 corrente, cioè la stessa sera della nostra Assemblea, sotto gli 
auspici della nostra Federazione e della Eeale Società per la protezione degli 
animali di Torino, verrà tenuta dal Cap. Balsiger, amministratore dell' Oeil qui 
volt di Losanna, una conferenza sull'ammaestramento dei cani guida peri ciechi, 
accompagnata da proiezioni cinematografiche. 

L'accordo preliminare per tale conferenza fu preso a Vienna nello scorso 
luglio dal nostro Segretario, al quale il Cap. Balsiger espresse il desiderio di fare 
presso le Istituzioni dei ciechi italiani un po' di divulgazione sull'utilità di dare 
anche in Italia conveniente sviluppo all' ammaestramento dei cani guida. 

A Torino è venuto poi incontro all'idea l'egregio Ing. Mario Fossati, fondatore 
e direttore dell'Istituto omonimo per l'organizzazione scientifica della produzione, 
il quale è anche magna pars della citata Reale Società per la protezione degli 
animali; e così è possibile utilizzare per la conferenza lo stesso Salone in cui si 
inaugurerà il corso per l'utilizzazione industriale dei ciechi. 

Si è fatto in modo che alla conferenza stessa, per aumentarne l' interesse, sia. 
presente qualcuno dei ciechi che per iniziativa della Unione Italiana Ciechi, è 
stato a Losanna, e già possiede il cane guida, che naturalmente l'accompagnerà. 

Questa, nel suo complesso, l'opera che è stata svolta in quest'anno nell'inte- 
resse delle Istituzioni Federate e in favore dei problemi che stiamo praticamente 
e pazientemente risolvendo, attenendoci alla politica dei fatti e non a quella, 
delle sterili teorie. 



Firenze, 20 Ottobre 1929 VII. 

Il Segretario 
ORESTE POGGIOLINI 



Il Presidente 
ALESSANDRO ORAZIANI 



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La relazione qui riprodotta fu presentata ed approvata con plauso ed all' unani- 
mità dall' assemblea della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi, che fu 
tenuta a Torino il 28 ottobre u. s. presso V Istituto dei ciechi di Via Nizza e fu pre- 
sieduta dall' egregio avv. comm. Callisto Emprin. 

Neil' assemblea stessa ebbero luogo utili scambi d'idee per lo svolgimento del futuro 
lavoro e furono inviati dei telegrammi di saluto a S. M. il Re, al Principe Ereditario, 
al Capo del Governo, al Ministro delle Corporaziooi 8. E. Bottai, e a 8. E. Giuliano 
Ministro dell' Educazione Nazionale. 

In occasione dell' assemblea stessa furono organizzate tre manifestazioni, e cioè 

V inaugurazione del corso per V utilizzazione industriale dei minorati, con particolare 
riguardo ai ciechi, avvenuta all' Istituto Laboratorio M. Fossati, e di cui si parla 
nelle prime pagine di questa Rivista; la Mostra delle Opere della Stamperia Nazio- 
nale Braille e del materiale geografico per i ciechi di Via Nizza, e una conferenza 
del Cap. Balsiger sui cani guida per i ciechi, illustrante con V aiuto di un film l' adde- 
stramento di queste utili bestie, presso Z'Oeil qui voit di Losanna, conferenza che 
destò vivo interessamento. Seguì un breve discorso del Ten. Teobaldo Dajfra, di cui 
vennero lette assennate osservazioni che egli aveva in precedenza scritte sull' esperienze 
da lui fatte col proprio cane guida. 

Alla conferenza, che fu tenuta all' Istituto M. Fossati la sera del 28 Ottobre sotto 
gli auspici della R. Società Torinese per la protezione degli animali, il cui vice presi- 
dente Ing. Olivetti presentò V oratore, erano presenti molte notabilità torinesi e molte 
signore. Destò viva simpatia e curiosità V accordatore cieco sig. Bertolini, recatosi per 

V occasione a Torino col suo cane guida per cura dell' TJ. I. C. La sua bella e brava 
bestia fu ammirata ed accarezzata. 

La Mostra delle Opere Braille e del nuovo materiale geografico rimase aperta 
alcune settimane, visitata con interessamento vivissimo da insegnanti e dalle scolaresche 
di Torino. La relazione fatta dopo la chiusura dal prof. Giovanni Brossa, direttore 
didattico dell' Istituto di Torino, è improntata a vero entusiasmo per V effetto morale 
della Mostra fra le scolaresche e gli insegnanti. « Essa, scrive il Brossa, ha suscitato 
in coloro che V hanno visitata una soddisfazione ed un interessamento ottimi, superiori 
a quanto io pensassi anteriormente ; ed ha aumentato in me la convinzione della grande 
utilità di tali esposizioni quale mezzo di propaganda ». 

« La massa dei visitatori, egli prosegue, ci venne dalle scuole elementari, integra- 
tive e d'avviamento al lavoro più vicine allo Istituto, con un totale di oltre 2500 sco- 
lari, accompagnati da non meno di 200 maestri coi rispettivi direttori e direttrici. Ciò 
che ci meravighò molto fu la viva attenzione e V interessamento prestato dai fanciulli, 
in modo, direi quasi, superiore agli adulti. Altri nuclei importanti di visitatori furono 
la scuola magistrale D. Berti, con circa 200 allievi-maestri, e oltre un centinaio di 
insegnanti della provincia di Torino, guidati dall' Ispettore E. Richard. Fra i molti 
visitatori alla spicciolata fu notato il Console del Messico, che rimase molto soddisfatto » . 

Per rendere più interessante e completa V impressione la direzione faceva seguire 
la visita della mostra, dove due bambini dimostravano praticamente la conoscenza del 
materiale geografico esposto, da quella delle scuole e del laroro manuale ; e i visitatori 
che capitarono durante la ricreazione poterono ammirare i ragazzi a correre sul tri- 
ciclo, a giocare ai birilli, al bersaglio, a muoversi con vivacità e disinvoltura; e questo 
era per tutti come una rivelazione. Insomma in occasione di questa Mostra a Torino 
si è scoperto V Istituto dei ciechi. 



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LA CONCILIAZIOXE E LA TOMBA DI CAVOUK. 



Il 21 febbraio 1861 il Conte di Cavour, scrivendo al Padre Passaglia, inter- 
mediario di sua fiducia presso Pio IX per risolvere amichevolmente la questione 
di Roma capitale, gli diceva: « Io spero che prima di Pasqua mi manderete un 
ramo d 7 ulivo, simbolo d'eterna pace fra la Chiesa e lo Stato, fra il papato e il 
popolo italiano. » Benito Mussolini in uno dei suoi ultimi discorsi al Parlamento 
sulla conciliazione oggi avvenuta, annunziava che avrebbe fatto deporre sulla 
tomba del grande statista un ramoscello d 7 ulivo per dimostrare P intima connes- 
sione fra le aspirazioni del Cavour e P opera dell 7 Italia Fascista. Il 15 giugno u. s. 
a Santena sul sepolcro di lui la solenne cerimonia è avvenuta con la maggiore 
semplicità, con P intervento dell 7 on. Federzoni, presidente del Senato, delPon. 
Giuriati, presidente della Camera e del ministro on. Rocco. 

Una targa di bronzo dove è scolpito un ramo d 7 olivo contornato da un fregio 
di alloro con la scritta « L 7 Italia fascista a Camillo Benso di Cavour » vi è stata 
deposta. Ha parlato l 7 on. Federzoni ponendo in piena luce che la riconciliazione 
fra la Chiesa e lo Stato attua oggi la mèta suprema a cui anelava il grande co- 
struttore della nostra unità nazionale. 

Ed è proprio così. Spirito eminentemente politico e profondamente religioso, 
il Cavour intuiva che P arduo problema del nostro tempo era quello di mante- 
nere la libertà nell 7 ordine e di conciliarla con la religione. Al deputato Boncom- 
pagni, che aveva sostenuto quella tesi al Parlamento, egli diceva abbracciandolo : 
Hai ragione; la conciliazione della Religione e della Libertà è il grande assunto 
dei tempi nostri. 

Quante verità egli espose nel suo splendido discorso del 27 marzo 1861 a pro- 
posito di Roma capitale ! Dimostrava che il potere temporale dei papi nei limiti 
e nelle condizioni di allora non poteva più esistere, ma solo in virtù di accordi 
P Italia doveva giungere a Roma: accordo con la Francia, che quel potere soste- 
neva, e accordi con la Santa Sede. Inviò presso Pio IX due negoziatori di sua 
fiducia: il Padre Carlo Passaglia, cui scriveva le parole ricordate e Diomede Pan- 
taleoni, trattando altresì col cardinale Antonelli, Segretario di Stato per mezzo 
dell 7 abate Antonio Isaia. Dettare dall 7 alto del Campidoglio un trattato di pace 
che rifulgesse per la sua grandezza, quale manifestazione della nuova Italia : 
ecco il disegno del sommo statista che la morte gP impedì di effettuare. La for- 
mula « libera chiesa in libero stato » non escludeva le maggiori concessioni alla 
Santa Sede, perchè al Papato sarebbe rimasta la Citta Leonina e una situazione 
privilegiata. 

Ecco perchè la Conciliazione, oggi avvenuta, risponde ai criteri politici e re- 
ligiosi dell 7 insigne statista, e ne corona P opera. Avvenimento compiutosi 68 anni 
dopo la scomparsa di lui, in un ambiente del tutto favorevole, svanite le ire e 
le accese passioni, in un regime corporativo, di piena autorità di Stato, mercè 
P Uomo provvidenziale che dal Cavour deriva e ne attua i disegni frustrati dai 
pigmei che al Cavour succedettero. 

Le solenni visite fatte al Pontefìcie da S. M. il Re, dalla Regina e dai Prin- 
cipi di Casa Savoia nei giorni 5 e 7 Dicembre sono il necessario coronamento del 
grande evento storico. 



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LA NUOVA MUSICA TEDESCA E RUSSA. 



In che cosa consiste ì ce ne dà ragguaglio la rassegna Musica d' oggi. La nuova, 
musica tedesca si è liberata dai vincoli del sentimento romantico : tende alla po- 
lifonia gotica, ai ritmi barbari primitivi ed alle grandi melodie gregoriane 
austere* nega ogni convenzionalismo, ogni affettazione. Sente V influsso del Jazz band 
americano, oggi di moda. Abolisce la sinfonia, la sonata, le forme cicliche, la 
simmetria, il periodicismo. I pensieri musicali si seguono in maniera rapsodica; 
non vi sono riprese; alla ripetizione si sostituisce la variazione. Spariscono V ameno, 
il sublime, il solenne, il maestoso, le malinconie e trionfano il grottesco, il biz- 
zarro, la parodia. 

Come è il nuovo stile ? cangiante, iridescente, variopinto. Nascono toni flut- 
tuanti, P esotico, la bitonalità: le armonie non si seguono, ma si cumulano o si 
fondono in un tono misto. La meta è Patonalismo. 

La melodia è forse sparita? no: è cresciuta di bellezza, di originalità, di forza 
espressiva: è una melodia focosa, energica e giubilante, che si differenzia dalla 
melodia del passato. La nostra esperienza acustica, formatasi dalla vecchia me- 
lodia, deve completamente trasformarsi per comprendere la nuova. E la nuova 
tecnica strumentale non esige più una grande orchestra, ma la piccola orchestra 
quale reazione contro le stravaganze strumentali della vecchia musica. Si scri- 
vono opere innumerevoli per piccole orchestre. La partitura per la direzione è 
semplificata. Ogni pensiero musicale deve essere notato nel modo più semplice. 
L' istrumentazione è semplice, limpida; i raddoppiati sono evitati. Gli strumenti 
a fiato, specie gli ottoni e le percussioni, godono una particolare predilezione. 
Migliaia di musicisti seguono in Germania la nuova tecnica. Il maestro più auto- 
revole, il campione del nuovo stile è Arnold Schonbery, che ha introdotto la 
tecnica di dodici toni, autore di più opere e che fa testo nella nuova evoluzione 
musicale. Per la riproduzione di questa musica fu costruito il nuovo pianoforte 
a quarti di tono. 

Come è riuscita la nuova musica tedesca ad avere tanta fortuna ? prima di 
tutto perchè risponde alle tendenze della nuova generazione; e in secondo luogo 
perchè tre importanti riviste musicali la illustrano e la diffondono in Europa; 
le grandi case editrici tedesche ne pubblicano le manifestazioni e i musicologi in 
in Germania le sono favorevoli. 

E 1' odierna musica russa quali caratteri presenta % La musica russa contiene 
sempre diversi elementi extra musicali, psicologici, filosofici, religiosi sociali o 
semplicemente pittoreschi. L' arte musicale russa tende sempre a realizzare una 
specie di fusione e di sintesi fra i suoni e le idee, oppure fra le emozioni i sen- 
timenti individuali e sociali o fra le forme, i colori, le immagini, le impressioni 
motrici metriche. 

Alle forme invadenti della musica occidentale, la musica orientale vuol 
contrapporre una forma che le sia propria. Fra i musicisti russi del secolo XX 
emerge Scriabin, compositore metafisico e religioso, essenzialmente mistico, morto 
nel 1915, autore del Poema dell' Estasi, del Poema del Fuoco, del Poema Divino, e 
del Poema Satanico. Fu pensatore e poeta; non produsse solamente una filosofia, 
ma creò auche un' imagine sonora 

Contro V esaltazione mistica di lui ecco un altro musicista russo nato nel 
1891, Sergio Prokofìeff, il quale ha reagito con opere dotate di ricchezza sonora, 
con un'arte nuda, vigorosa, puramente musicale, musica cioè semplice d'ispira- 
zione istintiva. Quando egli eseguisce personalmente uno dei suoi concerti per 
orchestra, l'ispirazione lo infiamma e tutta l'orchestra lo segue quasi balzando e 
gli archi delle viole marcano uno di quei ritmi caratteristici che non escono più 
dalla mente. 

La Kussia sovietica intende oggi coltivare la propria musica nazionale, eco- 
delia sua anima, della sua stirpe: elimina le opere più famose dell'occidente a 
cominciare da quelle del Yerdi e del Puccini, e pubblica a spese dello stato innu- 
merevoli collezioni di melodie popolari. 

— 3T 



NOVITÀ E NOTIZIE MUSICALI. 



È davvero mirabile l'attività dei nostri musicisti nell' aggiungere sempre nuove gemme alla nostra 
gloriosa produzione nella divina arte dei suoni e nello sviluppare nuove forme, nel seguire ie nostre 
migliori tradizioni. La Scala di Milano ha il primato nel rivelare o nuovi maestri o nel rappresentare 
nuove opere di maestri già celebri. Ecco nel gennaio decorso il Re melodramma dell' illustre maestro 
Giordano ; la parte letteraria è del Forzano, concertatore e direttore il Toscanini : applausi fragorosi, 
chiamate alla ribalta del Maestro e del Forzano ; impressione indimenticabile e giudizi lusinghieri dei 
periodici più autorevoli. 

Poco dopo, sempre alla Scala, ha avuto pieno successo l'opera novissima del maestro Felice Lat- 
tuada : < Le preziose ridicole » già premiata in un concorso, libretto di Arturo Rossato, derivato dalla 
famosa commedia satirica di Molière. Applausi vivissimi al prologo e ai pezzi giudicati migliori : in 
complesso non meno di dieci chiamate agli artisti, al maestro e al librettista. È una musica di schietta 
ispirazione comica, la quale continua le tradizioni dell'antica opera buffa italiana. L'intreccio è viva- 
cissimo ; le scene interessanti coi costumi del tempo ; ben indovinato il motivo dei madrigali, melodici 
i canti, raffinate le danze ; indimenticabile la baraonda finale. Lo stile ha unità e finalità, buon gusto 
e colorito. Il maestro Lattuada non è alle prime armi ; è autore di altre due opere molto applaudite 
e ottenne il premio al concorso nazionale con l'opera in tre atti : Don Giovanni che si rappresenterà a 
Roma e a Napoli. Nuovi allori lo attenderanno. 

Anche a Brescia, a Novara, a Modena, a Parma nuove produzioni musicali hanno avuto liete ac- 
coglienze : al Teatro Grande di Brescia l'opera in tre atti Odette ricavata dalla celebre commedia di 
Sardou, musica del maestro Mario Marangolo, librétto di Claudio Guastalla. In complesso, 12 chiamate. 

A Novara al Teatro Cuccia prima rappresentazione dell'opera novissima Rosmunda di Sem Benelli, 
musica del maestro Erardo Trentinaglia, messa in iscena dai due autori, concertatore e direttore il 
maestro Fabbroni. Anche qui pieno successo ed entusiasmo. 

A Modena applaudita la nuova operetta Mìtizi di Nando Vitali, musica del maestro Salvatore Al- 
legra e al Regio di Parma il ballo in un atto Serenata d'aprile del maestro Renzo Martini. Applau- 
diti l'uno e l'atro. 

Al Lirico di Milano ha ottenuto pieno successo 1' operetta l* Isola Verde di Lombardo e Benelli 
musicata da Giuseppe Pietri. 

Il 30 giugno u. s. a Roma al Teatro della Fiaba ha avuto luogo la prima rappresentazone della 
fiaba scenica II principino smarrito di Edvige Frontera e L. Teodoro con commento musicale di Do- 
rotea Beloch. Successo ottimo. 



li giorno 8 marzo u. s. a Genova nel ridotto del Carlo Felice l'avv. Giovanni Pacinotti ha com- 
memorato il musicista ligure Nicolò Massa, nato a Calice ligure nel 1854, morto a 39 anni, quando le 
sue opere nuove, 1' Elos e 1' Onesta, stavano per rappresentate nel 1894. Il Massa aveva già ottenuto 
pieno successo alla « Scala » e al « Carlo Felice > con la sua opera Salambò. A Vienna 1' Onesta fu 
interpretata dalla coppia famosa Bellincioni Stagno. Merito del Massa V aver nobilitato l'orchestra inal- 
zandola all'espressione di sentimenti, a nuove cadenze, a nuove modulazioni, avviando il nostro melo- 
dramma in nuovi sentieri. 

Il 9 marzo u. s. al Carlo Felice si riesumava 1' Onesta. Il dramma lirico è in tre atti. L'argomento 
si riassume in breve: siamo a Venezia verso il 1G00. Un conte Gritti dimentica un'antica passione per 
una contessa Giustiniani e s' innamora di una certa Zanetta, fanciulla popolana. La contessa Onesta 
Giustiniani, furibonda, eccita il conte Aldo Renzi che l'ama, contro il Gritti. Il Renzi 1' uccide e si 
presenta alla Giustiniani, ritenendo di divenirne l'amante, ma essa, che amava sempre il Gritti né lo 
poteva dimenticare, ha orrore del Renzi e lo vorrebbe cacciare dalla sua presenza. Lo sciagurato smar- 
risce la ragione e uccide la fatale contessa. 

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L'opera è piaciuta ; ha avuto un buon successo, nonostante i suoi difetti ; vi si ravvisa la vecchia 
fraseologia del melodramma d'una volta accanto a motivi riusciti; vi sono cori e qualche romanza di 
caldo sentimento ; una certa spontaneità d'invenzione; una semplicità piuttosto primitiva, cioè ritrae il 
gusto di allora. Fa difetto quell'unità organica che è il segreto dei grandi maestri. Attesta le doti non 
comuni dell'autore. Si segnalarono nella esecuzione il soprano drammatico Valeria Manna, il tenore 
Giovanni Breviario, il baritono Fabio Ronchi e il basso Belli. Direttore e concertatore il maestro Gia- 
gomo Armani. Accurata la messa in scena. Molti applausi, 

Zar Saltati, opera di un prologo e quattro atti, di un illustre maestro russo Nicola Rimsky-Kor- 
sakoff, fu rappresentata a Mosca con grande successo fino dal 1900, e per la prima volta è stata rap- 
presentata a Milano con ricchezza, splendore di scenario il 19 marzo u s. È una fiaba tolta dal poema 
di Puskin, librettista il Bielski, che l'ha scenicamente inquadrata : sembra una gigantesca ballata uscita 
tdallo spirito del popolo russo. È un lavoro fino e gentile ; musica sinfonica con ritmi e melodie. Vi 
sono intermedi istrumentali tutti col loro significato. 

Il maesto Panizza e gl'interpreti chiamati alla ribalta non meno di quindici volte. 

L'intreccio è complesso e spettacoloso come quello di tutte le fiabe: Zar Saltan sposa un fanciulla. 
Militrissa, calunniata dalle due sorelle invidiose di lei, fortunatissima. Esse danno ad intendere allo Zar, 
che è alla guerra, che la sua sposa ha generato un mostro orribile. Madre e figlio sono chiusi in una 
botte e gettati in balìa delle onde. Si salvano in una landa dove sorge miracolosamente una città che 
li ospita ; anzi il principe è proclamato zar. Una fata benefica lo trasforma in calabrone perchè possa 
pervenire alla vecchia città dove il vecchio Zar Saltan vive tra i rimorsi. Il calabrone punge le due 
malvage donne calunniatrici e ritorna col padre al suo regno, dove vivono felici. Tale in due parole la 
fiaba russa. 

— Il Governatore di Roma ha bandito un concorso fra i musicisti italiani per un'opera lirica ; con- 
corso per un'opera in uno o più atti assolutamente nuova. Il vincitore avrà un premio di 25000 lire. 
Il concorso scade non oltre le ore 12 del 31 dicembre 1929. L'opera dovrà essere accompagnata da un 
motto e accompagnata da una busta chiusa. 

— Un concorso è stato indetto dalla Fondazione Smetana di Brno nella Cecoslovacchia per un opera 
lirica. Il concorso si chiude il 30 luglio 1930; è aperto ai musicisti di ogni nazionalità. Il premio al- 
l'opera migliore è fissato in 50 mila corone, pari a 40 mila franchi. 

— A Bayreuth le famose rappresentazioni musicali che si terranno nel 1930, alcune dirette dal 
maestro Toscanini, verranno per la prima vola trasmesse per Radio. 

— A Firenze all' aperto nel grande Giardino del Palazzo dell' Esposizione il concerto .pianistico 
dell' illustre maestro Marcello Boasso è stato potuto gustare nelle lievi sfumature da circa tremila per- 
sone che vi assistevano in seguito a un esperimento scientifico consistente in un microfono raccoglitore 
di suoni, in un amplificatore ad alta tensione e a quattro potenti altoparlanti. L' idea di questa appli- 
cazione appartiene al Direttore dell'Esposizione della Mostra di Storia della Scienza, Raffaello Bacci. 
L'esperimento è riuscito, e sarà possibile in tal modo eseguire concerti all'aperto dinanzi a migliaia di 
persone. 

— Il maestro Toscanini sino dall'ottobre 1929 ha iniziato i suoi concerti a New York col Don 
Chisciotte di Strauss, col Manfredi di Schumann e la Settima di Beethoven ; il secondo si svolgerà dal 
27 febbraio al 23 aprile 1930. Poi inizierà la tournée europea a Parigi, a Madrid, a Milano, a Roma, 
a Firenze, Monaco, Vienna, Budapest, Praga, Lipsia, Berlino, Bruxelles, Londra. Intanto a New York i 
giornali esaltano l'arte insuperabile del maestro Toscanini. 

— A Firenze il i° Dicembre si è inaugurata con gran concorso di pubblico la seconda stagione 
sinfonica al Politeama Fiorentino, diretta magistralmente dal Maestro Guy, 



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RECENSIONI. 



Gino Chiaromonte. - L'istruzione obbligatoria 
per i ciechi. « Annuali dell'Istruzione Elemen- 
tare », Febbraio 1929. - Roma, Tip. del Lit- 
torio. 

Il Dott. Gino Chiaromonte, funzionario egregio 
del Ministero dell' Educazione Nazionale, ha vis- 
suto il periodo di rinnovamento nell' educazione 
dei ciechi e può riferirne con piena cognizione di 
causa. È chiaro ed esauriente e correda di cifre le 
sue informazioni. 

Egli documenta che sino a pochi anni sono il 
problema dell' istruzione dei ciechi non aveva de- 
stato quel consenso e quell' interessamento che esso 
merita e che degli avvertimenti venuti dal Parla- 
mento dal 1854 in poi gli uomini che si succedet- 
tero al Governo della P. I. sino al 192 1 si limita- 
rono a prendere atto, promettendo di studiare e 
provvedere. Rende piena giustizia ai ciechi, la cui 
inferiorità è solamente parziale ed è effettivamente 
annullata o attenuata dalle forze compensatrici della 
natura e dell' educazione. 

Rileva P errore in cui si era caduti, col super- 
ficiale esame delle statistiche, prendendo in blocco 
i 30.000 ciechi di tutto il Regno e confondendo 
il problema educativo con quello assistenziale. Si 
calcola che a rotazione il numero dei ragazzi cie- 
chi da educarsi non sia maggiore di 1600. 

Il Chiaromonte riconosce che la questione dei 
ciechi vide lesue prime realizzazioni quando i cie- 
chi di guerra si misero a capo del movimento per 
ottenere che l' assistenza perdesse il carattere di 
elemosina per assurgere ad una più alta e nobile fun- 
zione sociale, e ricorda la legge 31 dicembre 1923 
elaborata dal Ministro Gentile, con la quale pari- 
ficandosi i fanciulli ciechi a quelli vedenti nell'ob- 
P obbligo dell'istruzione si sanciva solennemente il 
dovere dello Stato di istruire e di educare il cieco. 

In seguito a questa legge che gli dava facoltà 
di scegliere gli istituti più idonei fra quelli esi- 
stenti ad assolvere il compito dell'istruzione obbli- 
gatoria, il Ministero si pose all'opera, assistito da 
una Commissione, composta di persone particolar- 
mente esperte dei problemi e benemerite della causa 
dei ciechi. 

Sono opportunamente riportati nella pubblica- 
zione gli elenchi dei vari Istituti dei ciechi, gli 
aiuti integrativi loro concessi per locali, materiale 
didattico, librario, ecc. e si fa cenno della fonda- 
zione della R. Scuola di Metodo per gli educatori 
dei ciechi, istituita a Roma e diretta dall'egregio 
Prof. Augusto Romagnoli. 

È particolarmente messa in rilievo l'opera della 
Stamperia Nazionale Braille, per le cui pubblica- 
zioni furono spese in 4 esercizi oltre L. 5oo.ooo ; 
e si cita il Gennariello, giornalino per P istruzione 
cieca, che è pure appoggiato dal Ministero. 

L' A, conclude che date le difficoltà finanziarie 
e la complessità e delicatezza del problema molto 



è stato fatto se pur molto resta ancora da fare per 
la compiuta applicazione della legge, che non deve 
considerarsi fine a sé stessa, ma preludio alla pre- 
parazione professionale che immetterà il cieco nella 
vita. 

Il lavoro del Dott. Chiaromonte è veramente se- 
rio ed esauriente. 

Amministrazione Provinciale del Sannz'o. - Censi- 
mento dei ciechi della Provincia di Benevento 
5 luglio 1929 - VII. 

Il censimento, che onora veramente quest'Am- 
ministrazione Provinciale, fu indetto su richiesta 
del Fiduciario per il Sannio dell' Unione Italiana 
Ciechi con circolare diretta ai signori Podestà, e 
con apposite schede da riempirsi dagli uffici co- 
munali. Fu data ampia pubblicità alle finalità del 
censimento, sotto gli auspici della Federazione del 
P. N. F. e con la efficace cooperazione dell' Au- 
torità Ecclesiastica. 

I ciechi della Provincia ammontano a 267, ed 
essendo la popolazione della Provincia di ab. 315.753 
si verificò una media di 8 ciechi per ogni 10.000 
abitanti. Se una media simile vi fosse per tutto il 
Regno i ciechi in Italia sarebbero circa 32.000 ; 
ma poiché vi sono regioni dell'Italia Settentrionale 
e Centrale in cui la cecità è in sensibile diminu- 
zione la cifra totale di 30.000 circa è quella che 
può ritenersi anche oggi vicina alla realtà. 

Dei 267 ciechi n. 174 sono maschi e 93 femmine. 
Celibi 103 e coniugati 164. 

Per cecità congenita n. 57 e per cecità acqui- 
sita 2 io. 

Interessante è la suddivisione per età : 

Al di sotto dei 16 anni. . . N. 24 

Dai 16 ai 45 anni > 56 

Dai 45 ai 60 anni » 63 

Oltre i 60 anni » 124 

Totale . N. 267 

Dei 24 ragazzi ciechi, 18 si trovano presso 
l'Istituto Principe di Napoli, 2 hanno in corsole 
pratiche, 2 non hanno ancora l'età, 2 non sono su- 
scettibili di istruzione perchè deficienti e sordo- 
muti. 

La relazione del Censimento elenca tutte le 
provvidenze della Provincia — che è veramente con- 
scia del suo dovere legale e morale; e che va do- 
verosamente segnalata fra le benemerite. 

Se si riflette che vi sono invece alcune Provincie 
che hanno persino rifiutato l'omaggio che era loro- 
stato inviato dell' Atlante geografico per ciechi, mo- 
strando così incuria e quasi ripugnanza ad avvici- 
narsi al problema dei ciechi, dovremo tanto pila 
ammirare lo slancio e la iniziativa dell'Ammini- 
strazione Provinciale di Benevento. 



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Enzo Maccanti. - Dell' educazione fisica ai fan- 
ciulli ciechi. (Federazione Nazionale delle Isti- 
tuzioni pro-Ciechi. - Firenze, 1929). 

Dei mirabili resultati ottenuti mediante l'edu- 
cazione fisica dei fanciulli ciechi tratta questo in- 
teressante libretto del prof. Enzo Maccanti. Lo 
precede una chiara prefazione del Tenente Teobaldo 
Daffra, direttore dell' Istituto Vittorio Emanuele II 
che educa in Firenze i fanciulli privi di luce. Egli 
ci presenta il prof. Maccanti quale insegnante di 
educazione fisica nell' Istituto medesimo e ne elogia 
l'ardore, 1' intelligenza, il metodo paziente e sagace 
con cui è riuscito a vincere le gravi difficoltà e a 
conseguire effetti degni davvero di essere segnalati. 
11 prof. Maccanti ci parla dello sbigottimento da 
lui provato quando il Direttore lo incaricava d'in- 
segnare la ginnastica ai fanciulli colà accolti. Sgo- 
mentava il solo pensare al modo di vincere le dif- 
ficoltà che si affacciavano. Non hanno il senso 
della vita : come farli muovere, marciare, mano- 
vrare ? come fare a svolgere il programma ? Amore, 
pazienza e intelligenza hanno effettuato il miracolo. 
1 suoi allievi fino dalla prima volta gli si strinsero 
intorno, gli si attaccarono alle vesti ; ne udivano la 
voce ; se la impressero nella memoria. Egli stimolò 
il sentimento di emulazione, intenso nei giovani e 
soprattutto nei ciechi. Bisognò insegnare ogni mo- 
vimento in modo individuale, con metodo speciale 
con fatica e pratica giornaliera. Fu studiato il piano 
didattico nelle linee generali e fu applicato, con op- 
portuni accorgimenti, il senso del tatto così pro- 
fondo in chi è privo di luce. Il Maccanti ebbe a 
compagna nell' insegnamento la signorina Marghe- 
rita Masini, che istruiva la squadra delle fanciulle 
cieche. E videro subito i primi confortanti risultati : 
quei bravi .figliuoli si chiamavano, si trovavano, si 
riconoscevano alla voce e al tatto, si allineavano, 
marciavano. I ragazzi imparavano i singoli movi- 



menti, toccando 1' insegnante, che si avvicinava loro, 
offrendosi da modello alla loro squisita sensibilità 
tattile. Così fu possibile passare dalle prime faci- 
lissime combinazioni ginnastiche alle più complesse, 
dalla riga alla fila, alla marcia senza contatto e a 
tutti gli altri esercizi e ai giuochi di destrezza nel 
modo che l'Autore spiega nei singoli capitoli. 

I resultati ? splendidi. Nel maggio 1924 due 
squadre, una di ragazzi, 1' altra di bambine, parte- 
ciparono al grande concorso ginnastico internazio- 
nale tenutosi allora a Firenze nello stadium delle 
Cascine. Ventimila atleti erano quivi convenuti. Era 
presente il Duca d'Aosta. Sfilarono le due squadre 
in ordine perfetto fra 1' ammirazione delle autorità 
e dell' immenso pubblico. Eseguirono marcie, mo- 
vimento d'insieme e combinazioni coi bastoni Jager. 

La squadra maschile si avanzò nel centro del 
campo ad eseguire l'arrampicata, il lancio della 
pietra e l'esito fu eccellente, la votazione lusin- 
ghiera. Ma ecco quello che destò profonda sorpresa : 
nella competizione per il tiro al canapo con una 
squadra di studenti di Zara, fanciulli vedenti, la 
squadra maschile dei privi di luce conseguì piena 
vittoria, ed ebbe in premio l'ambita coppa di ar- 
gento, dono del Comune di Zara. I vincitori inal- 
zarono grida di trionfo, fremendo di gioia come se 
avessero miracolosamente ricuperato il dono della 
vista. Gli spettatori acclamavano pieni di entusia- 
smo e di commozione insieme. 

La Federazione Nazionale delle Istituzioni pro- 
Ciechi, pubblicando questo opuscolo, ha voluto giu- 
stamente che fosse conosciuta l'opera magistrale del 
prof. Enzo Maccanti e della signorina Masini, il 
cui programma, fecondo di resultati cospicui, è 
svolto in cinque eccellenti capitoli e un'appendice, 
programma che è indispensabile sia conosciuto dagli 
iusegnanti di educazione fisica che dedicano le loro 
cure ai fanciulli ciechi, i quali anche sotto questo 
aspetto gareggiano coi loro compagni dotati del 
senso della vista. 



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^OTE E COMMENTI, 



Il Teatro della Scala a Vienna e a Ber- 
lino. - È stata un' idea felicissima quella di far co- 
noscere a Vienna e a Berlino, nelle due capitali famose 
per le loro elevate tradizioni musicali, la potenzialità 
non solo dell'orchestra della Scala di Milano, ma 
di tutto il complesso artistico di essa, dai direttori 
generali ai cantanti, al corpo corale e danzante, che 
agisce sotto la bacchetta magica di un direttore non 
raro, ma unico: Arturo Toscanini. Il 18 maggio 
u. s. all'Opera di Stato di Vienna l'esecuzione del 
Falstaff del Verdi è stata addirittura maravigliosa. 
Il tenore De Muro, il baritono Stabile e tutti gli 
altri artisti sono stati acclamati da un pubblico 
eletto, presenti il presidente della Repubblica e il 
Cancelliere. Il Falstaff, che il Verdi scrisse a 80 anni, 
è un' opera in cui alla schiettezza dell' ispirazione 
si unisce l' insuperabile magistero della forma ; e 
il Toscanini con la sua interpretazione perfetta ne 
ha fatto rilevare tutte le insigni bellezze La Lucia 
di Lcimermoor del Donizzetti ha suscitato un vero 
delirio: la sovrana bellezza della nostra musica me- 
lodiosa, il bel canto italiano hanno trionfato fra ac- 
clamazioni incredibili : gli artisti, dalla Toti Del 
Monte al tenore Pertile hanno affascinato il pub- 
blico di Vienna. Il ministro di Francia diceva al 
nostro ministro Auriti : -Sento il bisogno di felici- 
tare in voi P Italia per questa grande serata. Con- 
cordi i giornali della Repubblica austriaca nel ri- 
levare il trionfo della nostra musica e le doti straor- 
dinarie del Toscanini. La sua orchestra è un mira- 
colo di perfetta fusione : fonde musica e dramma. 

Il 22 maggio a Berlino il Toscanini e i suoi 
collaboratori della Scala hanno riportato un altro 
magnifico trionfo, raopresentandovi il Falstaff ac- 
clamato a Vienna; delirante lo scelto pubblico; 
presenti ministri, diplomatici, musicisti di valore ; 
unanimi i giudizi di tutti i giornali tedeschi affa- 
scinati dalla prodigiosa armonia d' insieme. Il Ri- 
goletto ha suscitato anch' esso frenetiche esplosioni 
di applausi con chiamate senza fine agli esecutori. 
Il Toscanini, uscendo dal teatro, era protetto da 
file di poliziotti, perchè non corresse il pericolo di 
rimanere soffocato dall'entusiasmo eccessivo della 
folla. La Lucia ha pur essa entusiasmato i tedeschi 
di Berlino in modo incredibile ; grida altissime di 
ammirazione hanno salutato i passi più magnifici 
per onda di melodia e i duetti più famosi. An- 
che il Irovatore ha destato sorpresa e applausi 
scroscianti. 



Dal Donizzetti e dal Verdi si è passati al Puc- 
cini, e la Manon Lescaut incantava il pubblico ber- 
linese per la grazia, la freschezza e 1' impetuo- 
sità drammatica. La breve stagione si è chiusa con 
P Aida, il capolavoro verdiano, che è stato il trionfo 
finale, l'apoteosi del maestro Toscanini e di tutto 
il complesso artistico della Scala. Gli spettatori, 
scrivono i giornali tedeschi, erano raggianti di fe- 
licità. Il borgomastro di Berlino ha dovuto con- 
fessare che un' orchestra come quella diretta dal 
Toscanini, non esiste in Germania. Egli è stato pro- 
clamato il più grande direttore d' orchestra del 
nostro tempo, vanto, onore d' Italia. Dirigerà a 
Bayreuth, al tempio wagneriano, alcune opere di 
Wagner. È il primo straniero cui è concesso tale 
onore. E si desidera ardentemente il ritorno di lui 
e dei suoi collaboratori a Vienna e a Berlino. 

Arturo Toscanini e tutti i valorosi che compon- 
gono la grande compagnia della Scala, in numero 
di oltre 300, sono ritornati in Italia acclamati, ri- 
coperti di fiori. La grande arte musicale italiana ri- 
fulge di nuovo in Europa per virtù italiana. 

L' AGRICOLTURA NEL MOMENTO ATTUALE. - 

Nell'importante rivista rotariana Realtà si è pubbli- 
cato nel numero del i° marzo 1929 un articolo di An- 
tonio Marezzi intorno alle condizioni odierne della 
nostra agricoltura. Contiene paiticolari e dati di fatte 
che è bene siano conosciuti dai nostri lettori, cui 
per caso fosse sfuggito. 

L'autore pone subito in rilievo l'opera del Go- 
verno nazionale riguardante P agricoltura, che è la 
nostra maggiore ricchezza. Si e cominciato a fare 
davvero, e non si sono ripetuti i soliti luoghi co- 
muni di un tempo per esercitazione letteraria. Gli 
agricoltori italiani sono oggi infiammati da un nuovo 
spirito che li spinge alle fatiche quotidiane con l'en- 
tusiasmo più vivo. Nel novembre 1928 non meno 
di 65 mila di essi sfilavano a Roma dinanzi al Duce 
gridando la loro fede. 

La bonifica integrale, che il nostro governo ha 
fissato con legge solenne, rappresenta per noi la 
soluzione del problema che più urge. Con le boni- 
ficazioni d' una volta si prosciugava l'acqua e si ere. 
deva di aver operato il miracolo. Or bene, che cosa 
è accaduto ? Nel i928 la provincia di Rovigo, bo- 
nificata idraulicamente, perdeva 140 milioni di pro- 
dotti per la siccità. Lo stesso è avvenuto nella pro- 
vincia di Ferrara. Perchè ? non si è pensato a por- 



42 — 



tare 1' acqua d' irrigazione nelle terre prosciugate 
e a questo è d' uopo provvedere soprattutto, co- 
struendo case coloniche, formando vie di accesso 
con tutti gli impianti necessari. Con la nuova légge 
e coi fondi stanziati si effettuerà quella trasforma- 
zione fondiaria che è nei voti di tutti. Il Marozzi 
accenna a 500.000 ettari di terreno nell' Emilia e 
nel Veneto da ridurre a perfetta cultura ; né lo spa- 
venta P ingente somma che potrà occorrere. I ca- 
pitali non mancheranno. Bisogna che gli agricoltori 
i quali hanno la maggiore responsabilità, facciano 
nella propria azienda i loro piani ; preparino il loro 
programma e quindi agiscano. Il mezzo migliore 
per far fruttare le terre e averne il massimo pro- 
dotto con la minima spesa è la media o la grande 
azienda che può utilizzare la direzione di persone 
competenti, avere la larghezza di mezzi e sistemi 
meccanici di lavorazione. 

Si studi tutto il territorio nazionale per vedere 
quello che occorre fare. Si utilizzino le nostre ac- 
que nella penisola ; e poiché le rioggie sono di- 
stribuite male; urge ricostituire le foreste, che mi- 
gliorano il clima e servono come tante spugne a 
trattenere le acque sui monti e lasciarle scendere 
lentamente al piano. Una grande massa delle nostre 
acque si perde al mare : bisogna utilizzarla perchè 
1' acqua è il nostro carbone bianco ; serve alla pro- 
duzione dell' energia elettrica e a fecondare i campi. 
Bisogna inoltre abbassare il costo di produzione e 
aumentare per quanto è possibile i prodotti. Ora 
questo aumento si avverte già ; la battaglia del grano 
ha dato i suoi frutti. Il nostro suolo coltivato non 
rendeva prima che 17 o 20 quintali per ettaro. Oggi 
la media d' intere provincie supera i 25 quintali 
e alcuni agricoltori hanno raggiunto e superato i 
5o quintali per ettaro. Vi è una gara che li onora: 
ognuno mira a produrre di più, e gli agricoltori di 
qualche provincia lanciano la sfida ad altri propo- 
nendosi di superarli. 

Lo Stato italiano nella sua forma corporativa 
deve richiamare intorno a sé tutti gli elementi della 
produzione e farli agire nell' interesse nazionale, ri- 
spettando le iniziative private e incoraggiandole. 
Inoltre è bene che organi commerciali e industriali 
mantengano il contatto fra produttori e consuma- 
tori. Si crei in una parola l'aristocrazia del pensiero 
e dell'opera dei rurali italiani. Questo il fine cui 
mira il Fascismo. Roma antica fu grande finché 
ebbe agricoltori e trasse da essi le forze più vive 
delle sue legioni e il sostrato della sua potenza. 

La viticultura in Italia. - Una sintetica in- 
formazione circa la viticultura in Italia, di Nino 



Folonari, nella Realtà, del i° aprile 1929 merita di 
essere segnalata per la sua importanza. Rileviamo 
che in Italia la vite viene coltivata su 4 300.000 
ettari circa, cioè l' Italia dedica alla viticultura sia 
in valore assoluto che relativo una superficie più 
estesa di ogni altro paese del mondo ; e la produ- 
zione viticola italiana costituisce il 25 o il 30 u / a 
del quantitativo d' uva prodotto annualmente in 
tutto il mondo. I nostri viticultori sommano a 4. 
milioni : la produzione media annua è di circa 42 
milioni di ettolitri di vino corrispondenti a un va- 
lore variabile da 6 a 7 miliardi di lire. Ne scatu- 
risce un' industria viti-vinicola che rappresenta nel 
nostro paese un investimento di circa 26 miliardi 
•di lire ed offre lavoro per 45o milioni di giornate 
l'anno. Da un prospetto comparativo che il Filo- 
naii presenta risulta però che se 1' Italia possiede 
la massima superficie in cui si coltiva la vite, non 
dà una produzione superiore a quella degli altri 
stati vinicoli. La nostra produzione vinicola media 
per ettaro è inferiore a quella del vigneto francese 
e dei vigneti del Sud-America e del Nord-Africa. 
Date le spese di produzione troppo elevate in Italia,. 
il vino costa troppo e non si esporta che limitata- 
mente. I rimedi ? migliorare la tecnica della viti- 
cultura in modo che si abbia un rendimento almeno 
di 36-40 ettolitri di vino per ettaro come in Francia.. 
Non si restringa la coltivazione della vite come 
proporrebbe il prof. Mortara. Il vigneto italiano - 
scrive il Folonari - deve restare quale è oggi nella 
sua integrità per un complesso di ottime ragioni che 
in tale nota sono bene sviluppate. Bisogna produrre 
dì più e meglio. In tal modo il consumo del nostro 
vino aumenterà ; 1' uva fresca da mensa potrà essere 
assorbita assai di più all'interno e all'estero. Oc- 
corre migliorare altresì la prepara/ione dell' uva 
passita senza importare uva secca dal di fuori come 
avviene oggi. Si preparino vini speciali e si facciano 
vini a tipo costante, e l' Italia in questo campo 
non rimanga inferiore, poiché dovrebbe resultare 
la prima. 

Vincenzo Gemito. - Era un povero trovatello- 
raccolto in una notte del luglio i852 dalla ruota 
della pia Casa dell' Annunziata a Napoli. Il neo- 
nato emetteva un fievole pianto. Lo battezzarono 
col cognome di Gemito. Una povera popolana lo 
adottò : il ragazzo crebbe nelle vie di Napoli ; fece 
tutti i mestieri ; entrò anche come garzone presso 
lo studio di uno scultore ; poi di un altro. L'arte 
della scultura lo affascinò ; rispondeva alla voca- 
zione di lui, Artista nato, cominciò a disegnare, a 
modellare, a lavorare per conto suo in una specie 



— 43 



di caverna, dove si raccolsero altri giovani d'inge- 
gno. A sedici anni era già celebre; il Giocatore fu 
acquistato da Vittorio Emanuele II. Genio irre- 
quieto, lascia P Italia : lo attrae Parigi, dove trionfa 
coi suoi busti, con le sue statuette, coi suoi bronzi 
vibranti di vita, di bellezza immortale. Il suo nome 
risuona glorioso, il Pescatore, V Acquaiolo, Maria 
la zingara lo rendono popolare : i suoi lavori sono 
ammirati, ricercati, premiati nelle esposizioni più 
celebri, sono degni di essere accolti nei musei più 
ragguardevoli. L' Italia onora questo suo figlio pri- 
vilegiato dal genio che segue le tradizioni mera- 
vigliose della nostra terra e che sembra ispirarsi 
alla Grecia e al Risorgimento e che infonde nei 
tratti del volto, nell'atteggiamento della bocca, nel- 
l'espressione degli occhi il suo spirito creatore. 

Ma la sna intelligenza a un tratto si offusca: il 
suo genio nello sforzo di raggiungere la perfezione 
per attuare l'ideale che lo irraggia, si tende a rischio 
di spezzarsi. La ragione vacilla; la pazzia si mani- 
festa, E' chiuso come in una casa di salute: è vi- 
gilato amorosamente: vi rimane venti acni. Sembra 
trasumanato come se ascoltasse P invisibile. Ma si 
ristabilisce l'equilibrio. Egli ritorna all'arte sua: 
appartiene ormai alla storia ; s' inalza sempre più 
con gli ultimi capolavori : il Nettuno e la Testa di 
Medusa. 

La sua figura patriarcale di vegliardo dall'am- 
pia, candida arruffata barba, dagli occhi azzurri, 
spiritati, profondi rimane impressa in chi l'osserva 
come la fisonomia di un antico profeta. Il suo nome 
è segnato a caratteri d'oro nella storia dell'arte. A 
Napoli nasceva nel 1852 e a Napoli moriva il i° 
marzo di quest'anno. Figlio d' ignoti, salì per vo- 
lontà propria ai fastigi della gloria, all'Olimpo de- 
gl' immortali, incarnando le doti perenni, privile- 
giate della nostra stirpe, che lascia da secoli tracce 
luminose. 

Garibalda Landini-Niccoli attrice insupera- 
bile e gradita soprattutto a Firenze che tanto l'am- 
mirava, è morta il 9 luglio u. s. Apparteneva a fami- 
glia di comici. Il padre, Raffaello Landini, artista 
perfetto nella maschera di stenterello, le era stato 
maestro. Chi P ha udita sulla scena anche una volta 
sola, non l'ha certo potuta dimenticare, tanto era natu- 
rale, schietta semplice nel modo come parlava, come 
gestiva, come dominava gli spettatori. Giustamente 
-compendiava Parte sua nel motto : « Per recitar bene, 
bisogna cercare ogni mezzo di non recitare ». La 
sua infatti non era recitazione, ma rappresentazione 
viva spontanea del vernacolo fiorentino senza esa- 
gerazione e senza sguaiataggini. La sua voce aveva 



vibrazioni affettuose : usciva dal cuore e penetrava 
nei cuori : non aveva nulla di teatrale, nulla di ar- 
tificioso. Essa rese popolare in tutta Italia le com- 
medie vernacole di Augusto Novelli, che creava il 
teatro fiorentino contemporaneo, e Acqua cheta 
Acqua passata, Gallina vecchia ebbero in lei un'in- 
terprete unica, inarrivabile. La compagnia comica 
diretta dal suo sposo, Andrea Niccoli, artista spon- 
taneo anch' esso, da vari anni scomparso, e nella 
quale la grande attrice rifulgeva, rappresentava non 
solo le commedie del nuovo teatro fiorentino, ma 
anche altre commedie popolari, di carattere diverso 
gaie e tristi, e in qualunque parte d' Italia la com- 
pagnia recitasse, riportava trionfi continui e se ne 
desiderava il ritorno. Qualunque parte rappresen- 
tasse, il Successo di Garibalda Landini era sicuro, 
inevitabile: rallegrava, divertiva, suscitava il riso 
nelle commedie argute ; strappava le lacrime in 
quelle commoventi. Arte semplice, schietta, in cui 
la vita di famiglia, massime della povera gente, 
appariva in tutta la sua umile poesia, in tutte le 
sue vicende dolorose. Specialmente nella parte di 
madre aveva accenti indimenticabili : qui toccava la 
perfezione. Gli ultimi successi della grande Gari- 
balda furono ottenuti nei lavori di Bruno Carbocci, 
che sembravano scritti per far entrare in completa 
comunicazione col pubblico la sua anima sensibilis- 
sima di mamma affettuosa. È morta a 67 anni, e fino 
all' ultimo non ha abbandonato la scena in cui era 
sovrana. 

La fine di un fachiro che non era un 
fachiro. - Il soldato valoroso muore in battaglia 
col petto volto al nemico : il marinaio trova spesso 
la morte nel mare da lui tante volte percorso e 
tornato. Qual meraviglia se un ginnasta soccombe 
nel circo vittima del suo giuoco pericoloso ? 

Ecco quello che è accaduto a un italiano che 
faceva da fachiro ; era un calabrese. Si chiamava 
Pietro De Castro. Si era addestrato negli esperi- 
menti propri dei fachiri . aveva assunto un nome 
che potesse sembrare indiano : Backaman. Si truc- 
cava in modo meraviglioso. Aveva acquistato tale 
notorietà che era sempre scritturato e pagato pro- 
fumatamente : a Parigi, ad esempio, guadagnava 
diecimila franchi per sera. Aveva già accumulato 
qualche milione. Il suo sogno era quello di riti- 
rarsi al più presto dal campo dell'arte e di godersi 
in pace il suo capitale. Nel settembre scorso agiva 
in un teatro di varietà a Cordoba nell'Argentina e 
quella sera eseguiva il suo esperimento preferito: 
far da sepolto vivo, far dar finto morto. Ecco che 
è chiuso in una bara in cui è gettato uno strato di 



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terra. La bara è sigillata, legata e rotolata sul pal- 
coscenico : il fachiro deve restarvi non meno di 
tre ore, dopo le quali resusciterà più vigoroso di 
quando vi è entrato. La folla è enorme. Nell'attesa 
il programma si svolge normalmente : si canta, si 
balla, si strepita ; si eseguiscono giuochi, esperi- 
menti di ogni specie fra i lazzi dei pagliacci e le 
manifestazioni delle singole stelle dell'arte più af- 
fascinante. Le tre ore trascorrono : il pubblico è 
in orgasmo : sta con tanto d'occhi sbarrati. Un 
clown si avanza : « Signori, io richiamerò in vita il 
fachiro sepolto vivo ». La bara è dissigillata e sle- 
gata : il coperto è tolto; il clown fruga fra la terra; 
scuote il sepolto vivo ; ma questo non si muove : è 
morto davvero, E gli spettatori ? si sono forse di- 
vertiti più delle altre sere per 1' emozione provata 
o hanno sentito il brivido della morte stessa? I 
giornali non ci ragguagliano in proposito, e tanto 
meno riferiscono i commenti dei veri fachiri in- 
diani. 

A noi sembra invece di udirli. Credono ancora 
nel dio Brama e dicono : Brama aveva già troppo 
tollerato che uno straniero osasse agire da vero fa- 
chiro e lo ha colpito. Noi aggiungeremo che il buon 
calabrese con la versatilità della nostra indole era 
riuscito a far prodigi dinanzi al pubblico. Forse ha 
tirato un po' troppo la corda; ha abusato della sua 
forza e della sua resistenza fisica. In ogni giuoco 
pericoloso v' è sempre 1' ignoto, 1' impreveduto. 

Gli scavi ad Ercolano. - Nel novembre del- 
l'anno 79 di Cr. il Vesuvio seppelliva Pompei, Erco- 
lano, Stabia, Resina sotto una pioggia di cenere e 
di lapilli. Gli scavi effettuatisi nel territorio di 
Pompei sino dalla metà del secolo XVIII hanno 
posto in luce un tesoro di avanzi importantissimi : 
teatri, anfiteatri, templi, botteghe e case di ogni 
specie, mura, strade, viuzze, basiliche, capitelli, fu- 
sti di colonne, archi trionfali, terme, fontane, ac- 
quedotti, vasche, tombe di varia forma, mausolei, 
cippi sepolcrali, statue in marmo e in bronzo, mo- 
saici, suppellettili di ogni qualità, sale, saloni, stanze 
da letto decorate sontuosamente con dipinti ben 
conservati in grandi e piccoli quadrati, opere d'arte 
insigni per architettura, pittura e scultura. 

Chi percorre la città ormai non più sepolta, città 
mercantile e commerciale, che posta alla foce del 
Sarno, con un porto, chiamata da Tacito celebre 
oppìdum, rivive la vita di quel tempo nella reli- 
gione, nelle istituzioni pubbliche, nei divertimenti, 
nel lusso, nella magnificenza. Vi sono iscrizioni ca- 
ratteristiche come la seguente : Salve lucrum, sia 
benvenuto il guadagno, che rivela la natura umana 



nelle sue aspirazioni terrene e goderecce, e altre 
innumerevoli da cui si può desumere lo stato di 
animo e la morale di allora. 

Le pitture pompeiane formano nel Museo di Na- 
poli una collezione unica al mondo : rappresentano 
soggetti mitologici ed eroici e cose ritratte dal vero: 
animali, scene di natura, riproduzioni della vita di 
taverna e di godimenti in cui gli artisti di quel 
tempo con sorprendente realismo sintetizzarono 
quella città tragicamente scomparsa. 

Se non che oggi giornali e riviste parlano non 
di Pompei, ma di Ercolano. Perchè ? perchè oggi 
vi si sono ripresi gli scavi con un piano organico,. 
coi mezzi tecnici più progrediti, con larghezza di 
vedute, coi frutti dell' esperienza. Scavi che si co- 
minciarono e proseguirono dal 1738 al 1765 per 
opera di Carlo III di Borbone ; si ripresero dal 
1828 al 1855, e per opera del nuovo Regno d'Ita- 
lia continuarono dal 1869 al 1875. 

Se Pompei era città commerciale, Ercolano di- 
venne florido municipio, città di villeggiatura, di 
delizie, di riposo. Gli abitanti, tranne pochissimi» 
si poterono salvare, perchè la lava in quella dire- 
zione circondò lentamente gli edifici, conservando 
nei suo seno ogni oggetto, e fino i mobili di legno, 
che carbonizzati vengono ora alla luce. 

Che cosa si rintracciò nel passato ? un teatro* 
il più completo del mondo antico, con tre ordini 
di gradazioni e sette scalette che formavano sei cu- 
nei o divisioni: poteva contenere un quattromila 
spettatori. La scena aveva tre porte e una decora 
zione di dodici colonne corinzie con rivestimenti 
di marmi multicolori, con archi e pilastri e capi- 
telli. Vi rappresentavano drammi greci. Apparve 
anche una basilica con statue in marmo e in bronzo» 
Non meno di cinque templi sono stati identificati, 
taluno circondato di ventiquattro colonne di alaba- 
stro fiorito, un mercato pubblico ; molte statue in 
bronzo fra cui una colossale rappresentante l'im- 
peratore Claudio ; parecchie ville urbane e subur- 
bane fra le quali una davvero memorabile pei te- 
sori che conteneva : capolavori in bronzo, busti in 
marmo di filosofi e pensatori dell'antichità, un im- 
menso peristilio di 64 colonne, vasche e un ampio 
giardino : statue e bronzi che nel Museo di Napoli 
costituiscono un' altra collezione insuperabile del- 
l' arte antica. 

Chi era il possessore di questa villa maravi- 
gliosa ? un filosofo epicureo, perchè in una piccola 
stanza si scopersero disposti in scaffali di legno 
intorno alle pareti un 1800 papiri greci e latini in 
parte carbonizzati, di cui i più importanti furono 
trascritti e pubblicati concernenti la filosofia di Epi- 






— 45 



cuo. Si è anche affacciata 1' ipotesi si tratti di 
L. Culpurnio Pisone Cesonino, suocero di Giulio 
Cesare. 

Era due antiche strade si è rinvenuto uno dei 
più grandiosi edifizi privati : un palazzo elegante, 
spazioso con terrazzi, portici, getti d'acqua, con 
giardini e boschetti, denominata la casa di Argo, 
da un dipinto rappresentante Argo dai cento occhi, 
con logge aperte verso il mare. 

Con gli scavi ora iniziati si cerca di restaurare 
sul luogo i monumenti scoperti e di conservarvi 
anche gli oggetti rintracciati, affinchè la visione 
sia piena, completa. Altre case sono testé venute 
in luce coi loro pavimenti in mosaico, con le loro 
decorazioni parietali, col corredo di ricca suppel- 
lettile. Ma le sorprese maggiori si aspettano allor- 
ché P opera degli scavi procederà nel centro di Er- 
colano dove è il teatro e il foro da esplorare. 

Gli stranieri che giungono a Napoli, se vi ri- 
mangono per poco tempo, chiedono soprattutto di 
vedere, sia pure a volo di uccello, due grandi cu- 
riosità storiche di fama mondiale : il Vesuvio fu- 
mante e le rovine di Pompei e di Ercolano. 

Il proibizionismo negli Stati Uniti d'A- 
merica. - Se ne parla spesso. La lotta è continua, 
giornaliera tra il governo e i contrabbandieri. I citta- 
dini della Confederazione vorrebbero, come un tempo, 
bever birra o vino o trangugiare apertamente alla luce 
del sole o a quella delle lampade elettriche, le be- 
vande alcooliche di lor gradimento. Le leggi dello 
Stato lo vietano. È lecito pubblicamente bere ac- 
que minerali, sciroppi, infuso di camomilla in 
omaggio al regime secco per evitare ubriacature, 
-attossicazione, secondo che impongono l' igiene e il 
puritanismo di alcuni ceti. In linea di tempera- 
mento all'asprezza della legge si è conceduto alle 
famiglie di fabbricarsi in casa vino e birra nella 
misura di circa due ettolitri l'anno. 

Che cosa è accaduto ? che i due ettolitri sal- 
gono a cifre ben superiori. Come esercitare il con- 
trollo in tutte le case? Inoltre i contrabbandieri, 
organizzati come uno stato nello stato, introducono 
l'alcool da ogni punto cardinale ; migliaia e mi- 
gliaia di spacci clandestinamente vendono la merce 
proibita. Tutto dipende dalla borsa del cittadino che 
vuol bere. Violano la legge non la gente che sta in 
basso, ma gli alti papaveri : generali, ammiragli, 
proprietari, capitalisti. La polizia fa pagare multe 
salate ai contravventori ; questi le pagano, poiché 
proseguono ad accumulare lo stesso. Se un locale 
vien chiuso, se ne apre un altro : il guadagno non 
cessa. 



Il contrabbando trionfa e gli stessi organizza- 
tori di questo hanno tutto 1' interesse che le leggi 
del regime secco rimangano, perchè ritornando il 
regime di libertà, non potrebbero guadagnar tanto : 
il nettare proibito sale a prezzi incredibili. E la 
gente si diverte un mondo, quando è in un eser- 
cizio pubblico, a estrarre di tasca una boccetta di 
liquore, avuta di contrabbando e a trangugiarne il 
contenuto, ridendo col vicino in barba alla legge. 
La quale ha fallito ai suoi fini, perchè si beve al- 
cool più di prima e 1' attossicazione è maggiore in 
quanto 1' alcool di contrabbando non è sottoposto a 
nessun controllo ed è prodotto in modo perfido : è 
un veleno nel vero senso della parola. Se i liquori 
prima delle leggi proibitive, uccidevano in media 
cento persone, oggi ne uccidono ottocento, come le 
statistiche comprovano, e gli ubriachi non si con- 
tano più. Il sistema proibizionista è condannato dal- 
l'opinione pubblica e dal buon senso, ma questo si 
nasconde per paura del senso comune, direbbe il 
nostro Manzoni. 

Che cosa bevevano gli americani prima della 
legge proibizionista ? bevevano soprattutto birra al- 
coolica. Proibita, disparve ; e allora si fabbricò la 
quasi birra con lieve gradazione alcoolica tollerata 
dalla legge ; parve dapprima piacesse, poi fu ab- 
bandonata perchè sapeva d'acqua. Non stuzzicava 
il palato, e le fabbriche di birra si trasformarono 
in fabbriche di sciroppi, di gelati, di gassose, ma 
quante fucine segrete in cui si preparano bevande 
alcooliche col contrabbando dei liquori e con l'in- 
dustria clandestina, che avvelena organismi, ed em- 
pie le casseforti ! 

Può sembrare strano che in un grande paese 
come gli Stati Uniti, che si reggono sul principio 
della sovranità popolare, si voglia mantenere una 
legge vessatoria che sopprime la volontà nella scelta 
delle bevande sane, quando la legge stessa non ha 
raggiunto lo scopo fondamentale che si proponeva 
di conseguire: l'igiene pubblica, anzi ha peggio- 
rato la situazione. Ma nei paesi dove si ciancia 
troppo di libertà, e dove la democrazia si crede in- 
fallibile, si vedono accadere fatti stranissimi e fe- 
nomeni di vero dispotismo. A lungo andare la rea- 
zione non dovrebbe tardare a manifestarsi, prodotta 
dalla esperienza che condanna la legge. Riferivano 
testé i giornali che il Wisconsin è il primo stato 
della gran Confederazione che si accinge a una opera 
di revisione e di soppressione del regime positivo. 

Quello che qui brevemente abbiamo esposto non 
è che un breve riassunto di un eccellente articolo 
dal sig. Pietro Wuhrer pubblicato nella rivista 
Realtà del i° aprile 1929. 



'46 — 



U. I. 0. - ATTIVITÀ DELLA SEDE E DELLE SEZIONI 



La celebrazione del 26 ottobre IX Annuale 
della U. 1. C. presso le nostre Sezioni. 

La massima parte delle nostre sezioni hanno 
elebrato il IX annuale della fondazione del So- 
ializio, avvenuta il 26 Ottobre i92o, in amiche- 
voli convegni nelle rispettive sedi sezionali. 

Notevole fra questi è stato quello della sezione 
'iemontese, particolarmente animato dalla presenza 
di vari membri della sede centrale dell' U. I. C. ; 
/enuti a Torino per l'adunanza della Federazione 
Nazionale delle Istituzioni pro-ciechi. 

Il Presidente della sezione Piemontese, signor 
j-Ucide Darù, dette a nome della sezione il ben- 
venuto agli ospiti e mandò un saluto all'illustre 
|:apo del nostro movimento, il Presidente Comm. 
A.urelio Nicolodi. 



A Brescia, nella sede della Sezione della 
Lombardia Orientale, si riunirono in famigliare e 
impatico convegno i soci, i membri del Comitato 
fe molti amici. Parlarono il Presidente Avv. Calabi 
|a Sig.na Bossini per il Comitato d'appoggio ed il 
|:idueiario Sig. Grandi. Venne inviato un telegram- 
ma al Presidente Comm. Aurelio Nicolodi, inspi- 
rato a sentimenti di ammirazione, devozione e 
iisciplina. 

Il 27 anche a Cremona vi fu convegno presso 
l'Ente di Lavoro con la presenza del Presidente 
Sezionale, Avv. Calabi, che pronunziò belle parole 
d'occasione. 

Parlò pure il Segretario dell'Ente Rag. Parietti. 



La sezione Emiliana, non derogando dalle sue 
abitudini, ha solennizzato il IX annuale con una 
Den riuscita serata al Liceo Musicale. Oratore l'e- 
gregio compagno Avv. Prof. Antonio Loffredo, che 
:on sentimento e competenza parlò del problema 
iella cecità nella sua rinnovazione grazie alle nuove 
pnergie ad esso apportate nel grande travaglio della 
guerra. 

La serata fu completata dall' esecuzione di uno 
scelto programma di musica per pianoforte, eseguita 
dal giovane Amedeo Pignet, di recente uscito dal- 
l' Istituto dei ciechi di Bologna, dove ha compiuto 
brillantemente i suoi studi sotto la sapiente guida 
di Antonio Belletti. 



tinuava a vedere « sotto 1' etereo padiglione rotarsi 
più mondi, e il sole irradiarli immoto ». 

Qui egli sente la poesia delle umili cose e qui 
doveva aflermarsi la valorizzazione degli umili eroi, 
che dai fratelli santificati dalla guerra, ebbero il 
battesimo della loro redenzione sociale. L' oratore 
passa a rilevare 1' immediata influenza di questa 
generosa comunione fra i ciechi di guerra e gli al- 
tri compagni di tribolazione, per-i quali tutti oggi 
è necessario aprire le vie di ogni attività, senza re- 
strizioni di pregiudizi o di leggi ; poiché anche per 
i nostri minorati deve applicarsi la massima evan- 
gelica del cieco di Gerico, per cui Gesù riteneva 
essere la sua cecità necessaria perchè fossero più 
manifeste le opere prodigiose del Padre celeste. 
Ormai i problemi pratici dei ciechi si riducono tutti 
allo stesso denominatore comune, e cioè 1' adatta- 
mento al lavoro notturno ; e però essi si sforzano 
per dimostrarsi lavoratori pertinaci, quali operai di 
una industre miniera, ove scavano durevolmente il 
proprio varco. 

Il conferenziere tratta sinteticamente le condi- 
zioni dei ciechi nelle varie epoche storiche, dal 
loro stato di preminenza alla medioevale soggezione 
civile e morale, per concludere che oggi la società 
deve riparare il torto ingiustificato, dopo i luminosi 
esempi individuali e collettivi di questi minorati. 
Ad affermare tale diritto si adopera la U. I. C. alla 
cui testa combatte quel condottiero di squadre di 
assalto che si chiama Aurelio Nicolodi, coaudiu- 
vato in Firenze da un gentiluomo di alto valore il 
comm. Gino Gioii Bartolomei. Fu però necessario 
che la Patria ritrovasse il suo vero cammino sto- 
rico, onde affermare anche il diritto di vivere per 
i suoi figli minorati, i quali per altro non chiedono 
se non entrare a partecipare nel lavoro comune, 
quel lavoro che per essi è retaggio di felicità. 

L'avv. Loffredo conclude richiamando l'uditorio 
alla considerazione dei molti fratelli ancora di- 
spersi nella massa informe, verso i quali bisogna 
pure protendere le braccia : e chiude infine con un 
ritorno poetico di commiato per la dolce Firenze. 

Pregato dal comm. Gioii l'avv. Loffredo recita 
alcune sue poesie da un suo volume « Ai margini 
dell'ombra », dalle quali traspare la sua graduale 
ascensione verso la liberazione del suo spirito. 

Grandi applausi hanno salutato l'avv. Loffredo 
che è stato complimentato da tutti i presenti. 



La sezione Tosco Umbra ha organizzato per la 
sera del 27 Ottobre nel salone dell' Istituto dei 
ciechi di Via della Colonna in Firenze, una con- 
ferenza che è stata tenuta pure dall'Avv. Loffredo 
e che ha ottenuto il miglior successo. 

Il conferenziere esordì con un richiamo dei Se- 
polcri, per mettere in rilievo le virtù caratteristiche 
della città di Firenze, dove la Unione Italiana dei 
Ciechi ha trovato affermazione e il suo pieno svi- 
luppo, proprio là dove un altro glorioso cieco con- 



La Stella del Lavoro a Giulio Conti. — Nel 
precedente numero parlammo diffusamente di Giulio 
Conti, il bravo cieco di guerra inventore di una 
nuova macchina per la scrittura ad uso dei ciechi, 
intorno alla quale pure abbiamo dato ampi rag- 
guagli. ^ 

Ed è con vivo compiacimento che possiamo 
render noto ai lettori di « Argo » che il Conti ha 
avuto un segno di alto riconoscimento dei suoi 
meriti da parte del Governo, che si è compiaciuto 
decorarlo della Stella del Lavoro. 



— 47 



Questa decorazioue, mentre rileva con quanto L' Istituto rimarrà in Corso Principe Amedeo, 

interesse il benemerito Governo Nazionale segua n. li, e la nuova sede della Casa del Lavoro, 

ed incoraggi ogni buona energia, è d' altra parte inaugurata ufficialmente il 28 ottobre di que- 

un premio doppiamente meritato da Giulio Conti st' anno, con l' intervento delle Autorità politiche,, 

per la sua bravura e per la sua modestia. locali e fasciste, è posta in Corso Mentana, in uà 

Al nuovo decorato del lavoro, « Argo » invia antico palazzotto, che è stato di recente restaurato' 

i più sinceri rallegramenti. su piani elaborati dall'Architetto Ing. March. Giu- 
seppe Crosa e dall' Ing. Giuseppe Abbiati. 

La Casa di Lavoro «Salvatore Sommariva ». Auguriamo che l'Istituto Davide Chiossone 
— Con la creazione della Casa di Lavoro « Sai- possa presto superare le altre difficoltà che si 
vatore Sommariva » 1' Istituto dei ciechi « Davide frappongono per incanalare regolarmente la sua 
Chiossone » di Genova si è messo sulla via di un attività educativa, chiedendo il passaggio al Mini- 
serio rinnovamento, separando l'attività dell'Istituto stero dell'Educazione Nazionale, 
da quello a favore degli adulti. 



LA CASSA UI EISPARMIO DI MILANO. 

La Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, che ha la sua sede cen- 
trale a Milano, è la prima del mondo pel numero di depositanti che erano 
1 .200.000 alla fine del 1928; ogni 5 abitanti della Lombardia uno possiede il 
libretto delia Cassa, il che sta a significare che quasi ogni famiglia di quella 
operosa regione è in maggiori o minori proporzioni cliente della solida isti- 
tuzione. 

Come ammontare dei depositi, riportando i valori all' unità dollaro, essa 
è la quarta del mondo, superata soltanto da due Casse di New York e da una 
di Filadelfia. 

Al 31 Marzo di quest' anno essa aveva un deposito di 3 miliardi e 800 
milioni, e colle riserve di 270 milioni essa aveva una disponibità superiore ai 
4 miliardi, raccolta dalle sue 190 banche, distribuite nelle provincie lom- 
barde ed in alcune zone limitrofe del Piemonte, quali Alessandria, Novara e 
Vercelli. 

Due terzi circa di queste disponibilità sono impiegati in titoli di Stato o 
garantiti dallo Stato, in mutui a Provincie, Comuni ed Enti diversi, in mutui 
ipotecari, e il resto in operazioni varie, fra cui il credito agrario e sovven- 
zioni cambiarie. 

Contro 220 milioni di rendita lorda annua, la Cassa ha 170 milioni di 
spesa, e quindi un utile netto di 50 milioni di lire annue, di cui 30 milioni 
vanno al fondo di riserva, 12 milioni alla beneficienza e il resto al fondo per 
T oscillazione dai valori. 

Giulio Ceretti, amministratore della Cassa, che ha dato queste notizie nella 
Rivista Realtà, con altri interessanti particolari, nota che continuando durante 
il secondo secolo di sua vita a mettere ogni anno 30 milioni al fondo di ri- 
serva, il semplice calcolo degli interessi composti dà la colossale cifra di circa 
50 miliardi nel 2023. Ed egli si domanda : « Quali eventi verranno a turbare 
questo conteggio ? » 

Dobbiamo aggiungere per nostro conto che nei 12 milioni erogati annual- 
mente alla beneficienza entrano aiuti di ogni genere. La Cassa di Risparmio 
di Milano non lesina il suo aiuto alle buone iniziative, e nel campo dei ciechi 
essa accorda da tempo cospicui aiuti alle Istituzioni Lombarde che si occupano 
di questo ramo educativo ed assistenziale. 

Essa dette il buon esempio alle altre consorelle, allorché uscì il giorna- 
lino per T infanzia cieca che s' intitola <c Gennariello », offrendo modo a tutti o 
quasi tutti i fanciulli ciechi della Lombardia di ricevere in dono il giornalino. 

AURELIO NICOLODI — DIRETTORE RESPONSABILE 

Firenze ■ Stab. già Chiari, Succ. CARLO MORI - Piazza S. Croce, 8 - .Firenze 

48 — 




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Anno II. - N. 1 - GENNAIO-MARZO 1930 - Vili C/C Postale 

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ARGO 



RIVISTA TRIMESTRALE 




PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
PIRENZE (115) Via Robbia 38 A 



ARGO 

RIVISTA TRIMESTRALE EDITA PER CURA DELLA 

UNIONE ITALIANA CIECHI 

(ENTE MORALE - PRES. ONORARIO : CARLO DEL CROIX) 

Sede Centrale: FIRENZE (115) - Via Eobbia, 38 a 
Direttore: AURELIO NIOOLODI 

COLLABORATORI: Pietro Pestelli - Alfredo Poggiolini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salvaneschi - Teobaldo Daffra 
Ernesto Soleri - Achille Norsa - Paolo Bentivoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' U. I. C.) 

La Rivista è inviata in omaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 



SEZIONI: DELL' U. I. C. : Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia: 
Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio e Abruzzi: Via Quattro Fontane, 147 - Roma — 
Liguria: Via Edmondo De Amicis, 6 - Genova — Lombardia Occidentale: Via Mozart, 4 - 
Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — Marche: Castel Guelfo 
(Bologna) — Piemonte : Via Mazzini, 40, - Torino — Puglie se-Calabra : Via Marchese di Mon- 
trone, 117- Bari — Sardegna: Via S. Lucifero - Cagliari — Siciliana: V. di Lampedusa, 23 - 
Palermo — Tosco Umbria: Borgo Pinti, 26 - Firenze — Venezia Giulia: Via Bartolini, 1 - 
Udine — Venezia Tridentina: S. Polo, 2179 -Venezia. 



SOMMARIO : 

In tema di ciechi mendicanti pag. 1 

Il matrimonio del Principe Umberto » 5 

AI fratello svedese Finn Malmgreen - Giuseppe Tugnoli » 5 

Uno sguardo al 1929 » 6 

II diritto all'illusione. - Nino Salvaneschi » 7 

Un geniale apparecchio per tradurre i libri in suoni » 9 

I ragazzi ciechi di Firenze nelle organizzazioni giovanili fasciste - Ten. T. Daftra. . . » 11 

Pellegrinaggio di Ciechi Toscani a Lourdes » il 

La nuova sede dell' Istituto Paolo Còlosimo di Napoli » 12 

Novità e notizie musicali » 12 

L' Asueroterapia » 13 

II Cap. Renato Porri • » 15 

I Neo-Alchimisti » 15 

Emilio Zago » 16 

A proposito di un aneddoto scemo - La Direzione » 18 

Note e Commenti » 20 

II Bollettino estero - Ernesto boleri » 25 

U I. C. Attività della Sede e delle Sezioni . . . » 29 

Dati ufficiali sul Pre Congresso di Vienna » 33 



E ANNO 11. - N. I QENNAIO=MARZO 1930 - Vili C/C POSTALE fljj 1 



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PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI y 



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RIVISTA TRIMESTRALE — - ¥ 

PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI § 

V FIRENZE (115) VIA ROBBIA 38A g 



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V 



IN TEMA DI CIECHI MENDICANTI. 



Dolorosa e imbarazzante in Italia e fuori è la questione dei ciechi mendi- 
canti. È stata di recente risollevata a Firenze e il parlarne con franchezza e 
senza riguardi sarà utile, perchè darà una norma ai compagni dell'Unione e agli 
amici che ci seguono e ci appoggiano in questo nostro difficile lavoro ricostrut- 
tivo. 

Fino da due anni sono il Nuovo Giornale di Firenze richiamava l'attenzione 
sul rifiorire - se fioritura può chiamarsi un deplorevole sconcio - dei ciechi 
accattoni sui marciapiedi cittadini e il Ten. Daffra raccoglieva la bottata, os- 
servando : 

e Antichi allievi, in massima parte costoro, d' Istituti per ciechi ove 
appresero quel tanto che basta per poter lavorare, preferiscono l'accattonaggio, 
professione lucrosa e comoda assai più che non si pensi ; e così, in barba alla 
nostra propaganda e ai nostri diuturni sforzi per aprire ai ciechi orizzonti di 
nuova vita, essi, i pochi mendicanti, trascinano sui marciapiedi un cartello di 
smentita alla nostra propaganda, alle nostre lotte, alle nostre speranze, e il 
pubblico che coglie la smentita e non sa della grande, eroica, vittoriosa e silen- 
ziosa affermazione della nostra rinascita, cede a un moto di pietà e butta il 
suo soldo. Ma lo stesso pubblico, domani, richiesto da noi di un contributo per 
il sostegno di una istituzione per ciechi, rimarrà a buon diritto perplesso e dif- 
fidente, ovvero se egli di nuovo, come il più spesso accade, riapre generosa- 
mente la borsa, non sarà due volte sfruttato per parte di quei ciechi, che del- 
l' istruzione appresa negli Istituti e del conseguente decoro, fanno soltanto un 
mezzo di esibizionismo per una mendicità più raffinata ? ». 

Alla Nazione che nello scorso gennaio ritornava sull'argomento così rispon- 
deva il nostro Direttore, nella sua qualità di Presidente dell' Unione Italiana 
Ciechi : 

Chiarissimo Sig. Direttore, 

« Io devo vivamente ringraziare, quale Presidente della Unione Italiana 
Ciechi, il suo redattore Minimo, che prospetta con intelligente acume quanto 
gli passa sott'occhio sul marciapiede cittadino. 

— 1 



« Egli, raccogliendo le impressioni di un assiduo sulla rifioritura di ciechi 
mendicanti verificatasi a Firenze, e che dà spettacolo « non brillantissimo a 
vedersi » mi offre il modo di fare conoscere al pubblico fiorentino ciò che fanno 
le Istituzioni per i ciechi, che egli ha direttamente interpellato, per provocare, 
come egli dice « l'onore di una comunicazione ufficiale o quasi ». 

« Comincerò col dichiarare che V Unione Italiana Ciechi ha pronta una 
lista per sottoporre alle competenti autorità - da cui essa invoca una sollecita 
riunione ad hoc - per dimostrare loro i tentativi fatti per la sistemazione indi- 
viduale di vari degli attuali questuanti, tentativi che non sono riusciti a bene 
e non certamente per causa dell' Unione. Dalla riunione invocata, dopo un esame 
■discriminativo, potranno uscire proposte concrete che valgano a togliere o a 
grandemente ridurre V inconveniente, che è da noi ciechi per i primi aperta- 
mente deplorato. 

« Ma il pubblico deve principalmente sapere come ed in qual senso agi- 
scano oggi le Istituzioni fiorentine sorte a favore dei ciechi, le quali seguono 
con fervore un ben definito programma di rinnovamento, che ha in pieno l'ap- 
provazione e l'appoggio del Governo Fascista, e che darà appena possibile i 
suoi frutti, sempre che sia secondato dalle persone intelligenti e di cuore. 

« A Firenze ha sede il centro propulsore di tale rinnovamento per tutta 
T Italia, e fa capo alla nostra Unione e alla Federazione delle Istituzioni prò 
ciechi, organizzazioni a base nazionale, che hanno appunto qui i loro uffici 
centrali. 

« Il programma di rinnovamento ebbe la sua sanzione legale con la legge 
del 31 dicembre 1923, da noi sollecitata, ed elaborata dal Ministro Gentile, che 
allargava ai ciechi e ai sordomuti il beneficio dell' istruzione obbligatoria. Nel- 
l'applicare la legge il Governo ha accettato anche il nostro programma di spe- 
cializzazione fra i vari Istituti del Regno, programma che stenta ad avere 
applicazione in qualche altra parte d' Italia, perchè urta contro i criteri tradi- 
zionali, ma che è in piena funzione nell' Italia centrale. 

« L' Istituto dei ciechi di Via della Colonna funziona come scuola elemen- 
tare per i ragazzi ciechi della Toscana: dalla quarta elementare in poi fa, 
accompagnare alunni ed alunne alle scuole pubbliche, dove essi sono in contatto 
e in competizione coi bambini normali, incominciando a mescolarsi alla vita. 
Vengono poi assistiti nel dopo scuola. A scuole elementari terminate i ragazzi 
vengono avviati o all'Istituto elei ciechi di Bologna, che è attrezzato per 1' in- 
segnamento musicale e letterario, se hanno spiccate attitudini per la musica o 
per studi superiori, oppure all' Istituto Nazionale per ciechi adulti di Via delle 
Carra, se hanno attitudini al lavoro professionale, e vi compiono un corso di 
tre anni. Quest'ultimo Istituto dà naturalmente la preferenza ai ciechi della 
Toscana e lascia gli altri posti disponibili per quelli delle altre regioni. 

« Con tale organizzazione, la quale permette una selezione intelligente, 
si evita di continuare il funesto errore del passato, quando cioè si esagerava 
nel voler fare dei musicisti e in buona parte dei casi non si preparavano che 
mediocri o cattivi strimpellatori di strumenti, che non potendo fare professio- 

2 — 



H 



dmente alcuna strada e non avendo d'altra parte sufficiente preparazione per 

lavoro manuale, davano poi - e ne vediamo le conseguenze per le vie cit- 

dine - un certo contingente all'accattonaggio, che per i vinti o per i privi 

dignità offre dei pecuniari vantaggi, perchè al cieco difficilmente si nega 

ile m os in a. 

« Per potere dare sfogo all'attività dei ciechi abilitati al lavoro, man 
ftno che ne escono educati coi nuovi metodi, si cerca ora di persuadere i pro- 
letari di industrie di procurare loro occupazione in quei lavori o in quelle 
di lavorazione in cui la vista non sia strettamente necessaria, ed in cui essi 
ssono dare un rendimento qualificativo o quantitativo non inferiore alla media 
i vedenti. L'ha fatto Ford in America : nel limite delle loro possibilità l'hanno 
ito qui a Firenze i proprietari del Maglificio Soldani in Via della Colonna, 
degli scatolifici Lotti e Sernesi, i quali, superando con simpatico gesto invete- 
pregiudizi e radicate diffidenze, hanno assunto da tempo al lavoro operaie 
che, mescolate alle vedenti e trattate con esse alla pari e dichiarano di tro- 
rsene assai bene, sotto ogni rapporto. 

« S. E. Bottai, che segue con calda simpatia ed incoraggia questo movi- 

snto, ha manifestato il suo plauso come Ministro delle Corporazioni, così come 

incoraggiato a Torino l' istituzione del corso per 1' utilizzazione industriale 

ciechi, presso l'Istituto M. Fossati che studia l'organizzazione scientifica 

la produzione. 

« In attesa del pieno sviluppo di questo movimento sarà necessario adat- 
si a ripieghi per i ciechi attualmente in circolazione, che risentono gli svan- 
ii dei vecchi metodi educativi, e questa è veramente la parte più difficile 
problema per chi ha assunto la tutela e l'assistenza dei ciechi. Ma vi sono 
ividui, non molti per fortuna, che questa tutela e questa assistenza non 
tettano e deliberatamente vi si sottraggono, perchè trovano più facile e più 
roso mendicare, avendo gettato alle ortiche la loro personale dignità. 
« Questa é verità innegabile, che deve dirsi senza ritegno. 
« Gradisca i miei ossequi. 

Dev.mo 
Aurelio Nicolodi 

La Nazione faceva seguire un commento che ci piace riferire per intero : 

Aurelio Nicolodi è così alta figura di uomo, ed ha saputo fare della sua 
Uà una così sublime forza propulsiva, a vantaggio non solo dei suoi sven- 
ati compagni d'eroismo ma di tutti coloro dannati alla tenebra perpetua, che 
Urlo intervenire in una questione che appunto riguarda il problema dei ciechi 
osa che non può non renderci profondamente soddisfatti. Quando il nostro 
limo si augurava di ricevere, in risposta ad alcune osservazioni di marcia- 
le, « una comunicazione ufficiale o quasi » forse non aspirava a tanto. La 
e la nostra, soddisfazione va misurata un poco anche su questa sorpresa, 
i la lettera - chiara, coraggiosa, cruda - che Aurelio Nicolodi ci ha scritto, 
Problema dei ciechi, in quanto concerne la loro assistenza e la loro rieduca- 
le, e inquadrato nei termini della sua realtà giuridica e morale : e ognuno 
come il «e riconoscere le posizioni » sia la prima indispensabile mossa di 

^ 3 



ogni battaglia. Siamo lieti che questa ricognizione abbia messo in evidem 
davanti al gran pubblico - che molte cose, anche fra le migliori, spesso nt 
sa, o sa troppo all' incirca - i grandi progressi che si sono fatti, e si vanì 
facendo ogni giorno, nel campo della rieducazione dei ciechi e della loro abiì 
(azione ai più disparati lavori. Il riconoscimento delle difficoltà in cui l'Union 
Italiana Ciechi si dibatte nei confronti dei ciechi accattoni, quasi tutti veccia 
non sminuisce in nulla le nobili benemerenze dell'Unione stessa. Nessuno megl 
di noi sa quanto sia difficile vincere, in alcuni di questi ciechi che vivon d'el 
mosina, una assurda quanto ostinata avversione ad ogni forma di assistem 
che non sia quella, assai proficua spesso, raccolta sul marciapiede. Ma, con 
ben dice Nicolodi, sono eccezioni alle quali si potrà meglio provvedere - c< 
l'ausilio della P. S. se è necessario - quand'essc vengano isolate da un prò 
vedimento d'ordine sociale che venga incontro a coloro cui ripugna specula: 
sulla propria disgrazia. Aurelio Nicolodi ci dà affidamento di saper vince: 
questa battaglia perchè egli ha le qualità che portano diritto ad ogni vittorie 
il coraggio e la fede. 



Questo interessamento del giornale fiorentino ha avuto un pratico risultai 
Il 30 gennaio si riunivano negli uffici della Provincia di Firenze i rapprese 
tanti della Provincia Grand. Uff. Angiolo Badiani e Comm. Persico, il rappr 
sentante del Comune Prof. Ugo Corti, e il rappresentante del Consiglio dell' 
conomia Cornane!. Neri Farina Cini, per sentire le idee e le proposte del 
Organizzazioni e delle Istituzioni dei ciechi rappresentante dal Comm. Nicolo* 
Comm. Gioii, Cav. Daffra, Cav. Pestelli e Cav. Poggiolini. 

La seduta fu cordiale, rapida e conclusiva, perchè vi era la migliore disr 
sizione di animo per parte delle autorità e idee e proposte chiare e ben definì 
per parte dei rappresentanti dei ciechi. 

I rappresentanti della Provincia e del Comune accettarono di buon grai 
di venire incontro finanziariamente alle richieste dell'Unione Italiana Ciechi, 
quale, col mezzo della Sezione Tosco-Umbra, intende dare unificazione e svilup 
all'assistenza degli operai ciechi attualmente esistenti e si impegna, se debit 
mente appoggiata, nel giro di cinque o sei mesi, eli provvedere lavoro ai ciec 
capaci di lavorare, in m<y!o che non vi sieno motivi o scuse per l'accattonagg 
Per quel piccolo numero di ciechi che non sono addestrati o non adatti al lavo 
manuale e che si sono dati alla questua, l'Unione ha proposto di esaminare 
casi individuali, per cercare a quanti è possibile un'occupazione decorosa (pò 
per vendita di giornali, di venditori ambulanti e possibilmente posti di telefo 
pubblico). Per qualcun'altro potrà essere questione di ricovero ; e per i restar 
che si sottraggono deliberatamente ad ogni forma di assistenza perchè ostini 
nell' accattonaggio non vi sarà che applicare, dopo questo lavoro discriminatn 
la legge di P. S. 

II rappresentante del Consiglio dell'Economia, pur riservandosi di riferi 
per l'appoggio finanziario da darsi alle misure di carattere urgente, ha accetta 
la proposta di studiare diligentemente insieme con i rappresentanti dei ciec 
quali lavori possono adattarsi ai ciechi stessi nelle industrie comuni, per u 
lizzare, man mano che si verranno addestrando, i nuovi elementi che si van 
preparando in seguito al rinnovamento educativo degli Istituti dei ciechi, pi 
mosso dalla loro Unione ed applicato dal Governo Fascista per tutta la Nazior 

A tale scopo, sotto gli auspici delle Federazione Industriale Fascista di Firen; 
è avvenuta un'rtccurata visita agli stabilimenti che già occupano le cieche 
all'Istituto di Via della Colonna, per parte di una Commissione di intelligei 
industriali che si è vivamente interessata al problema. 

4 — 



IL MATRIMONIO DEL PRINCIPE UMBERTO. 



Argo si associa col più vivo entusiasmo all' esultanza nazionale, al tri» 
màio di tutti gli italiani che vedono nelle fauste nozze del Principe Umberto 
on la Principessa Maria del Belgio non solo V unione di due anime privile- 
giate e di due illustri Dinastie già alleate nella guerra e ora nella pace, ma 
il simbolo di Un' unione ideale, la consacrazione dell' affetto spontaneo di due 
ervide giovinezze regali, che illuminano la nostra terra di una luce soavis- 
sima. « Io sono fiera di divenire italiana » ha detto la Principessa, educata al 
ulto delle nostre memorie e delle nostre tradizioni, all'armonia della nostra 
ingua melodiosa. Appartenere all' Italia significa appartenere a una terra 
madre di civiltà, culla delle arti belle, sede della divina istituzione papale. 

Significa per V augusta Principessa entrare a far parte della Casa di 
Savoia, la dinastia più antica e gloriosa che vanti V Europa, e le feste che 
3on regale sontuosità si sono svolte a Roma, dal corteo pittoresco dei costumi 
regionali ai ricevimenti di Corte, e alla solenne celebrazione delle nozze avve- 
ute il giorno 8 gennaio nella Cappella Paolina, risplendono quale manifesta- 
tone di un popolo erede dei fasti del fulgido Rinascimento e che è consapevole 
dei suoi grandi destini. U eco di tali manifestazioni rimarrà impresso nei 
nostri cuori. I giornali di tutti i paesi hanno fatto risonare da un capo al- 
l' altro del mondo il nome sacro d' Italia } unita e concorde sotto V emblema del 
Littorio e sotto V egida di Casa Savoia. 



AL FRATELLO SVEDESE FINN MALMGREEN 
MARTIRE DELL'ARTIDE. 

Ne senza mesta italica armonia 
D' inno e compianto 1' ombra Tua sola, 
Malm green andrà per la stellata via 
Dove ogni grande a' limiti s'invola. 

Jl guardo estremo che la ghiaccia spia 

E la magnanima ultima parola 

Di titano imperante in agonia 

Al proprio e altrui dolor, che niun consola, 

Perennemente incalzerà 1' umana 
Specie sulla carnai miseria vinta, 
Martire sacro d' italo ardimento, 

L' altare che nega l'Artide lontana, 
Di mistero e d' orror pur sempre cinta, 
In cuori avrai eh 7 esalta ogni cimento. 

Giuseppe Tugnoli 
Luglio 1928. 



^ 5 



U^O SGUAKDO AL 1929. 

Riepiloghiamo le manifestazioni e i fatti più salienti in Italia nell' ann 
testé tramontato. Nel gennaio il Duce dichiarava a un giornalista stranier 
che per la prima volta nella storia d' Italia gli italiani hanno un regime ven 
mente proprio e il governo più saldo che esista, perchè il fascismo s'idei 
tifica con la Nazione e ha milioni di produttori organizzati in seno allo State 
L' 11 Febbraio un grande avvenimento si effettuava, l'eco del quale si ripei 
cuote ancora oggi nel mondo: la conciliazione fra l'Italia e la Santa Sede; 
il 24 marzo si svolgevano i grandi comizi plebiscitari in cui oltre 8 milior 
di elettori, cioè il 9() per cento, votavano la lista dei designati a far parte dell, 
della nuova Camera fascista: elezioni in cui per la prima volta nella stori, 
delle assemblee politiche si è votato per un' idea, per un regime, non per pie 
coli uomini. Il 20 aprile inauguravasi solennemente in Roma la nuova Legisla 
tura : il discorso del Sovrano era acclamato dai nuovi eletti 'interpetri dell; 
coscienza nazionale. 

Le grandi feste centenarie dell' abbazia di Montecassino richiamavano l'at 
tenzione del mondo civile sulla concordia e siili' entusiasmo con cui i fast 
religiosi sono oggi celebrati fra noi; e nell'aprile stesso i Sovrani d'Italia eran» 
acclamati nella Sardegna, dove il fascismo ha iniziato grandi lavori di bonifica 
Nel maggio alla Camera risonava la voce del primo glorioso mutilato del Regni 
Carlo Del Croix, che in una magnifica orazione rilevava il grande significati 
degli accordi Lateranensi e in una sintesi scultoria condensava lo spirito del 
l' Italia novissima, del nostro popolo profondamente rinnovato dalla guerra 
Tutto questo spettacolo di concordia e di fede presentava l'Italia al cospetti 
degli altri popoli, mentre a Berlino infieriva la sommossa dei comunisti repress; 
nel sangue dalla socialdemocrazia dominante in Germania, e mentre in Rom; 
500 maestri dell'Alto Adige, già sudditi austriaci, si dichiaravano orgogliosi d 
far parte della grande famiglia italiana. 

La nostra aereonautica si mostrava degna di competere con quella dell» 
nazioni più progredite: 35 grossi idrovolanti da bombardamento partivano ne 
giugno in crociera per l'Oriente, sorvolando su cinque nazioni : Grecia, Turchia 
Bulgaria, Rumenia, Russia, ritornando felicemente in formazione perfetta. 

La Chiesa glorificava Don Bosco e aggiungeva una nuova gemma alh 
corona dei suoi santi. 

Nel luglio il corteo papale, sospeso da 59 anni, usciva solennemente pei 
la prima volta dalla Basilica di S. Pietro nella Città del Vaticano, e il Pontefice 
dinanzi a un altare impartiva la triplice benedizione. Nell'Agosto, alla Confe^ 
renza dell' Aja i rappresentanti italiani, il senatore Mosconi e il dott. Pirelli 
sostenevano i nostri diritti nella questione delle indennità di guerra, vincende 
preconcetti e ostilità, cui V Italia è ormai avvezza, e facevano rispettare quelle 
che nel piano Young era stato fissato per compensare in parte i nostri sacrifici 

Nel settembre annunziavasi il felice resultato della battaglia del grano 
la raccolta saliva a 71 milioni di quintali, la più alta che siasi ottenuta sinc 
ad oggi. Nell'ottobre due avvenimenti notevoli: l'annunzio ufficiale del fidan- 
zamento del Principe Ereditario con la Principessa del Belgio, annunzio salutate 
da esultanza nazionale, e l'inaugurazione in Roma della Reale Accademia d'Italia, 

Nel novembre solenne celebrazione dell' undecesimo anniversario della Vit- 
toria e settimo Congresso Nazionale dei Mutilati e Invalidi di guerra. Il 5 di- 
cembre il Pontefice accoglieva in Roma nella sua storica sede i Sovrani d'Italia 
e il 20, uscendo dalla città del Vaticano, ricorrendo il 50 anniversario della 
sua ordinazione sacerdotale, celebrava la messa in San Giovanni, nella sua 
metropolitana, nella sua Cattedrale. 



6 ^ 






IL DIRITTO ALL' ILLUSIONE. 



Davanti ai giudici di Budapest si è discussa una causa non banale. Un cieco 
di 32 anni ha chiesto il divorzio da sua moglie, cieca, di quindici anni più vecchia 
di lui, invocando il diritto dei ciechi alla bellezza. Lui ha perduto la vista in 
guerra. Lei è cieca dall'età di 18 anni. Il matrimonio era stato felice per sette 
lunghi anni. Ma anche la felicità dei ciechi è fragile cosa, ed è bastato il soffio 
della cattiveria di un amico ad insinuare nell'animo del cieco, prima il dubbio 
e poi la paura che sua moglie fosse vecchia e brutta. La paura divenne presto 
certezza. Davanti al sindaco e al prete, la data della nascita della moglie era 
scivolata tra formule e preghiere. Le esperte e curiose dita del cieco passeggiando 
sul viso della compagna non avevan visto i segni del tempo. Ma, effettivamente, 
la donna aveva quindici anni più dell' uomo. 

La difesa della moglie, accusata di bruttezza e di maturità, fu semplice e 
nobile. Quando aveva perduta la vista per una sassata ricevuta in un occhio, lo 
specchio le aveva detto che era bionda e bella. Con la cecità sopraggiunta, aveva 
arrestato il tempo, unico distruttore di ogni bella cosa mortale. Xon aveva avuto 
più colloquii con lo specchio. Le rughe della fronte, le pieghe degli occhi e delle 
labbra dovevan esser lievi se le carezze del compagno non le avevan avvertite. 
Essa gli assicurava il timido e modesto lavoro casalingo. Gli donava gioia con il 
canto, e amore con la lotta sostenuta insieme, la mano nella mano, contro la vita. 
Ogni sventura è leggera se si divide come il pane quotidiano. Eia felicità è l'illu- 
sione che dobbiamo aver dentro di noi. E davanti alle accuse del cieco che la 
dichiarava brutta, perchè i vicini di casa e gli amici lo avevano accertato, ed 
eran lì pronti a far da testimoni e da periti, la cieca, sola, tranquilla e incrol- 
labile si difendeva dichiarando che era bella e che il marito gliene aveva date 
parecchie prove amandola per sette anni. 

I giudici ungheresi, dopo molti dubbi e lunghe perorazioni psicologiche, ac- 
cordarono il divorzio, decretando che ogni cieco ha diritto alla bellezza. 

Pochi giorni dopo a Roma, al terzo Congresso nazionale dei ciechi, una signora 
amica nostra e moglie di un cieco, chiedeva il mio modesto parere sulla cosa. E 
siccome al Congresso non ho potuto parlare di questo e dato invece che la que- 
stione è più profonda di quanto pare, le rispondo qui. 

Credo che un tribunale di donne non avrebbe giudicato in tal modo. La donna 
cieca ha ragione. E se fossi stato il giudice ungherese, avrei detto press' a poco 
così : « Amico e compagno cieco, il vicino che ha soffiato e alimentato il dubbio 
è più cieco di te. C è un equivoco sulla parola bellezza, nella causa che hai por- 
tato davanti a noi. Ogni uomo ha diritto alla bellezza. Se le tue dita non hanno 
sfuggito il contatto della carne di lei, se il tuo olfatto non è stato offeso dai ca- 
pelli di lei, se la tua anima è stata illuminata dalla luce dell'anima di lei per 
sette anni, se tu che hai visto con gli occhi corporali, hai potuto vedere la forma 
del corpo di lei e gustarne la regolarità, questa donna è bella. Quindici anni non 
contano se son passati senza lasciar traccia. E dato che si può chiudere un occhio 
per raggiungere la felicità, tu che ne hai chiusi due, amico e compagno cieco, 
tienti la tua e torna alla tua casa. La felicità sta nel cantare il duetto della vita. 
Vai con Dio e non dubitare della tua donna ». 

Ma molto probabilmente il giudice di Budapest era affetto dalla malattia 



della vista. E ha giudicato la donna non con il codice, ma con gli occhi dei 
« guardanti » abituati ad un tipo di bellezza soggettiva, oramai standardizzata 
come le automobili e le carni in scatola : capelli corti, rosso alle labbra, nero 
agli occhi, ginocchia fuori delle sottane. 

Non ho, certo, passato le mie inesperte dita sul viso della cieca di Ungheria 
e quindi non so se il suo naso sia greco, romano, francese o tedesco ; patata o 
peperone. Ma penso che il suo ex-marito sappia perfettamente tutto questo, e 
anche se la bocca era un forno o un bocciolo di rosa ; e le orecchie conchiglie o 
padelle ; e la fronte liscia come una foglia di velluto o punteggiata come una 
pagina di braille, e i capelli di stoppa o di seta ; ma penso che anche se la cieca 
fosse stata bella come Dea, la cieca eroina dell'« Uomo che ride », e abile come 
la fioraia prodigio degli « Ultimi giorni di Pompei », il responso del giudice non 
sarebbe stato diverso. 

Gli occhi paiono essere i depositari della bellezza. E pure Eros, quello che 
riempie del suo soffio V infinito, e Cupido che tira le sue frecce a capriccio, sono 
ciechi. Le più luminose statue prassiteliche sono senza sguardo e dicon ugual- 
mente dalle nicchie dei Musei la parola eterna della bellezza. Yenere scolpita 
nei marmi non ha gli occhi della Gioconda. La scultura, anche senza la pupilla, 
canta la bellezza, perchè la forma è armonia di linee e di curve. E il marito 
cieco ha avuto sette anni di tempo per prender visione delle forme di lei. 

E allora. .. Allora siccome le mani, il naso, le orecchie e P anima vedono un 
tipo di bellezza diverso dalla bellezza fìsica rivelata all'occhio corporale, non avrei 
spezzato, sempre se fossi stato quel tal giudice, il sottilissimo filo dell' illusione 
della felicità e avrei ricordato al compagno cieco che molti uomini possiedono 
mogli vecchie e brutte, le quali diventano di giorno in giorno, è inevitabile, più 
vecchie e più brutte. E se le tengono senza speranza di un divorzio. E come svan- 
taggio sui ciechi hanno ancora il dispiacere di vedersele tutto il santo giorno. 
E quando vogliono aver un momento di pace, devon chiuder gli occhi. Anzi, per 
tutti i mortali, l'illusione di afferrare il sogno dell'attimo fuggente della bellezza 
di memoria goethiana, non è possibile che a lumi spenti; quindi in una cecità 
procurata. E avrei dimostrato, dunque, che la cecità può divenire uno stato di 
grazia. 

Ma tutto questo rimette in discussione uno degli argomenti che ha sfiorato 
il nostro terzo Congresso. Sfiorato.... poiché purtroppo i Congressi servono a 
metter d' accordo gli interessi delle classi e non i desideri delle anime. I matri- 
moni di due ciechi o di due sordi sono cioè consigliabili? Per i sordi, credo di sì. 
L' avventura della sordità è assai dissimile e praticamente meno difficile del- 
l' altra avventura di perder la vista. E unire due ciechi in giuste nozze è piut- 
tosto un' impresa delicata, e richiederebbe degli studi di psicologia applicata ai 
ciechi che i sindaci, o chi per essi, non sono in genere abituati a fare. 

Hanno studiato la questione i romanzieri. 

Nel 1878 il francese Marc Mounier, professore a Ginevra, padre dell' attuale 
presidente dell' Associazione internazionale studenti ciechi, operato di cataratta 
a Losanna, si avvicina ai ciechi e scrive il romanzo « Tra ciechi », che pone il 
caso di due ciechi, Koger e Giovanna, che si amano e si sposano. Ma prudente- 
mente il romanziere non ci racconta se dopo sette anni eran ancora felici.... Anche 
per questo, bisognerebbe fare una statistica per sapere se, dopo P uguale periodo 
di anni, le coppie munite dei loro occhi possiedono ancora la felicità. Dal 1878, 

8 — 



dunque, la questione del matrimonio tra ciechi, interessava pria la letteratura, clic 
jsino allora si può dire aveva presentato all'opinione pubblica il tipo del cicca 
romantico. 

Graziano nel «Tailleur de Saint-Point » del Lamartine ; Berta Plummers nel 
« Grillo dei focolare » del Dickens ; Dea, dell'« Uomo che ride » di Victor Hugo, 
togliendo il cieco dai cortei, dalle bur'e, dai misteri dove lo aveva spinto il me- 
dioevo, x>resentano la cecità sotto una nuova forma. Ma la psicologia del cieco, 
visto un poco di maniera sino allora, doveva incominciare dopo. Lucien Descaves 
nel 1880 pubblica il suo « Les emmurés », che si potrebbe tradurre « presi tra 
due muri », ove studia l'anima del cieco e analizza le sue sensazioni, presentando 
col protagonista Savinio Dieuleveult i vari ostacoli e difficoltà della cecità, dal- 
l' amore, questa luce del cieco, alla guida, questa piaga della cecità. 

Ed ecco subito dopo il delicato « L'accordeur aveugle » di Marcel Prevost, 
assai meno profondo e chiaro del bel « Musicista cieco » del russo Korolenko, 
dove il protagonista Pietro, cieco nato, ha una ricchezza di analisi e una pro- 
ìfondità di coscienza veramente di prim ; ordine. E poi « Les aveugles » di Maeter- 
linck, grigi e amorfi, con un tentativo di spiegazione del « mistero psichico » della 
cecità rimasto allo stato intenzionale, e i due romanzi che stanno di fronte con 
le loro tesi e i loro protagonisti : « La luce che si spegne » di Budyard Kipling, 
con Dick, e « L' altra luce » di Paul Margueritte, con Claudio, e il mellifluo « Ro- 
sario » dell'inglese Florence Barclay, dove l'eroe cieco torna al romanticismo. 

La guerra non ha fatto progredire la letteratura sui ciechi. E in questa ras- 
segna, purtroppo, a parte qualche cieco di D'Annunzio, Benelli e Bracco, il ro- 
manzo « Luce » di Leonide Serao, un altro di Luisa Alberti e quello del Baffico, 
i nostri scrittori non ci hanno presentato un solo cieco protagonista di un dramma 
analizzato. Comunque sia, dato che la cecità è un 7 avventura senza patria, l'uomo 
cieco è già stato meglio studiato della donna, che si è vista solo ultimamente 
portata all'onore del romanzo come protagonista. 

Carlo Géniaux nella « Lumière du cceur », Andrea Gide nella « Symphonie 
pastorale», dove nell'eroina Gertrude vi è un soffio originario dell'unico ordine 
religioso per le cieche : le suore di San Paolo, sviluppano entrambi la figura 
della donna cieca senza arrivare alla curiosa tesi matrimoniale del Dumesnil nel 
suo « Conte bleu », che sposa la cieca Nelle ad un marito brutto come James. 
Ma anche questo scrittore non ci dice che cosa accada dopo sette anni di matri- 
monio, quando la cieca ha avuto il tempo di toccare con mano la bruttezza del 
marito.. . 

E dopo questo breve viaggio attraverso la letteratura sui ciechi, che non ha 
certo l' interesse della scoperta fatta dalla guida Xunes quando trova il bizzarro 
« Paese dei ciechi » scritto dal Wells ; ora, dopo aver ascoltato i periti romanzieri 
che sul tema dell' amore hanno detto pochino, ecco la mia conclusione al processo 
di Budapest. 

Certo se il matrimonio è impresa delicata per chi ha fior di occhi, due ciechi 
posson ancora più facilmente.... far una svista in tema di amore. Perciò direi al 
compagno cieco di Budapest : 

« Fratello, certo il diritto alla bellezza esiste, e anche quello della felicità. 
La bellezza è il riflesso dello specchio, come la felicità lo è dello spirito. Uno si 
altera con il tempo e l'altro vi mette le radici del ricordo. Prendi la tua donna 
ì ritorna alla tua casa cieca, turandoti le attente orecchie. E ricordati che l'Amore 

— 9 



• la Fiducia sono ciechi, come te. Spegni i dubbi e alimenta la tua lampada con 
Polio dell'amore. E modifica il proverbio francese così: Il faut faire bonne mine 
à.... mauvaÌ8 yeux ». 

Nino Salvaneschi. 



UN GENIALE APPAEECOHIO 
PER TRADURRE I LIBRI IN SUONI 

Hanno stampato i giornali nello scorso gennaio: 

« Sino ad ora i ciechi se desideravano leggere, dovevano servirsi del sistema 
a rilievo Braille. La nuova macchina presentata l'altra sera all' Istituto dei ciechi 
di Londra dal Dr. Fournier d'Albe, rende possibile, invece, la lettura di qualsiasi 
libro o giornale. Il principio fondamentale di questo apparecchio, che P inventore 
chiama Voptfono, è P impiego del Selenio, una sostanza chimica la cui condutti- 
vità elettrica in uno dei suoi aspetti fisici, (cristalli grigi) varia a seconda del 
quantitativo di luce al quale viene esposta. Variando le vibrazioni di luce, il che 
si ottiene con una piccola lampada elettrica posta sotto un disco perforato e gire- 
vole, si producono note di varia modulazione e lunghezza le quali sono trasmesse 
da un ricevitore telefonico a seconda che la luce passa sopra le lettere dello stam- 
pato. I suoni uditi dal lettore sono quelJi della scala musicale comune. Per esempio 
S6 la luce passa sopra la lettera V, il ricevitore trasmette la serie « Sol mi re 
do re mi sol ». Ogni lettera delP alfabeto corrisponde ad un determinato suono 
isolato o armonizzato e quando il cieco ha imparato questo alfabeto musicale, egli 
ha a sua disposizione tutti i libri e periodici che può desiderare e, poiché la velo- 
cità con la quale gira il disco perforato, è regolabile, il lettore può andare rapi- 
damente avanti, a seconda la padronanza che ha dell'alfabeto, né più né meno 
come avviene a coloro che hanno il dono della vista, e la cui velocità del leg- 
gere è prescindibile dalla cultura e dalP istruzione di cui dispongono ». 

Non è la prima volta che i giornali fanno menzione di nuovi ritrovati per 
render possibile ai ciechi la lettura auditiva anziché tattile. 

Noi Italiani che abbiamo l'onore di contare fra i nostri compatriotti Ales- 
sandro Volta e Guglielmo Marconi, ci sentiamo molto entusiasti per tutto ciò che 
può dischiudere una nuova via al progresso, e in particolar modo alla vita dei 
ciechi. Però, senza mettere in dubbio i risultati raggiunti con la nuova inven- 
zione, ci limitiamo ad osservare che così come essa ci viene annunciata, sarebbe 
utile soltanto per coloro che hanno quel famoso orecchio musicale atto ad indivi- 
duare le note e gli accordi con la stessa facilità con cui si percepiscono le sil- 
labe, e si dovrebbe quindi concludere che la sua utilità sussisterebbe, purtroppo, 
per una esigua minoranza di ciechi. Questo vogliamo dire ai lettori di « Argo » 
ed ai ciechi particolarmente, per non crear loro troppo dolci illusioni. 



Fatevi soci contribuenti o perpetui dell' Unione Italiana Ciechi. 
Quota annuale minima L. 6 - Quota per socio perpetuo L. 100. 

10 — 



I RAGAZZI CIECHI DI FIRENZE 
NELLE ORGANIZZAZIONI GIOVANILI FASCISTE 



Gli alunni e le alunne dell'Istituto Vittorio Emanuele II, sono stati regolar- 
ente iscritti secondo la loro età nei Balilla, Avanguardisti e nelle piccole e gio- 
ani Italiane. 

Da diverso tempo desideravo tale iscrizione, e avevo iniziato tali pratiche, ed 
^a per lo spirito altamente educativo e pieno di comprensione dei dirigenti dei- 
organizzazione Balilla di Firenze, i nostri ragazzi sono stati accolti fraternamente 
Bile file delle giovani camicie nere. 

Il Presidente, Podestà di Firenze, conte Della Gherardesca, ha voluto con 
mpatico gesto assegnare gratuitamente le divise ai nostri manipoli e il segre- 
tìo Provinciale Maestro Martelli, vera anima e mente di educatore e di orga- 
zzatore, ha pensato di inquadrare ciascun alunno cieco tra due veggenti che li 
tiranno guidare nella marcia con semplice contatto. Siccome i nostri alunni sono 
I verranno assegnati all'Istituto centoquaranta tra bambine e bambini, vedenti 
rmando così una massa imponente di duecento fanciulli che, per desiderio 
presso dal maestro Martelli e dal Direttore Cav. Lusetti, verrà guidata dal no- 
ro personale insegnante e assistente sotto la mia direzione. 

Questo gruppo sarà inquadrato tra le centurie e coorti delle belle legioni fìo- 
ntine assieme alle quali prenderà parte alle riviste, alle escursioni e ai campeggi, 
tto gli ordini del Comandante Console Prof. Tenca e potrà anche uscire isola- 
mente con V autorizzazione dell'Opera Provinciale Balilla. 

A nessuno potrà sfuggire l'alto significato morale della partecipazione attiva 
ili' infanzia cieca alla vita nazionale fra la bella e forte gioventù Italiana. E 
lesta fusione porterà certo un buon frutto spirituale, sia ai vedenti che ai ciechi, 
i nostri fanciulli privi della vista, con la buona preparazione fìsica, morale e 
irituale che noi impartiamo loro con amore e coscienza, dimostreranno di essere 
igni di marciare fieramente tra le file delle piccole camice nere sicura promessa 
1 domani, e di portare nel mondo della luce il loro contributo di elevati sent- 
enti, di disciplina e di amore verso la Patria. 

Ten. Teobaldo Daffra. 



PELLEGRINAGGIO DI CIECHI TOSCANI A LOURDES 



Il Ten. Daffra sta organizzando, in accordo con le Autorità ecclesiastiche, un 
ccolo pellegrinaggio di ciechi della Toscana che si recherà con lui a Lourdes 
1 prossimo Maggio insieme al grande pellegrinaggio di vedenti della Regione. 

Chi desidera parteciparvi può rivolgersi per ogni spiegazione al proprio par- 
co a Firenze o a Monsignor D' Indico, capo dei pellegrinaggi toscani, in Via 
Ile Casine N.° 1 oppure al Ten. Daffra in Via della Colonna, 4. 

^ 11 



LA XUOVA SEDE DELL' ISTITUTO PAOLO OOLOSIMO 

DI NAPOLI 



L' 8 Dicembre u. s. si inaugurava a Napoli la nuova grandiosa sede dell' Ist 
tuto Paolo Colosiino con P intervento di 8. A. R. la Duchessa d'Aosta e di S. E. I 
Marzo Sottosegretario all'Educazione Nazionale e delle Autorità Civili e Milita 
Napoletane, nonché di un numeroso ed elettissimo stuolo di invitati. Inviaroc 
nobilissimi telegrammi di adesione S. E. il Capo del Governo, S. E. Boselli, S. E. 
Ministro Giuliano e il Comm. Nicolodi, impossibilitato di presenziare alla cer 
monia perchè trattenuto a Firenze dalla seduta del Consiglio Nazionale dell'IT. I. ( 
Furono pronunziati nobili discorsi dalla Sig.ra Tommasina Colosimo Presidenl 
dell' Istituzione, dal Gr. Uff. Almansi e da S. E. Di Marzo. Si procede quindi al] 
visita dei vasti locali. 

L'edifìcio i cui lavori furono diretti dagli ing. Marino e De Palma e con ] 
collaborazione degli Ing. Eazzano e Sbandi è di una lunghezza di metri cent< 
dieci, con un giardino a mezzogiorno per la ricreazione degli alunni di settemi] 
metri quadrati ; ed un secondo giardino a nord di tremila metri quadrati. Si ele\ 
per tre piani sopra un'area di metri quadrati 4500. Nel primo sono allogati l'esp 
sizione della produzione dei manufatti, il gran salone per ricevimenti e conferenza 
il refettorio, la cucina, la lavanderia con essicatoio, secondo le più perfezionai 
esigenze, il forno, le scuole elementari, la Cappella. Nel secondo piano sono g 
uffici di Presidenza e direzione, la legatoria, 1' officina meccanica, il gran saloi 
dei telai, il Salone delle piccole industrie, la casa delle suore Alcantarine, la ric< 
biblioteca Braille e le scuole di avviamento all'esercizio della tessitura. Nel ters 
piano gli ampi dormitori con moderni accessori, la infermeria, gli ambienti occo 
renti alla stiratoria, nonché le logge coperte per l'asciugamento della biancheri 



NOVITÀ E NOTIZIE MUSICALI. 

La " Vestale „ dello Spontini alla Scala. - Riccardo Wagner riconobbe nel morto Spo 
tini uno dei suoi legittimi predecessori; la Vestale di lui è l'ultima espressione dell'opera canta 
secondo i rinnovati spiriti che le dette il tedesco Gliick nel secolo XVIII. Gaspare Spontini svilu 
pava I' elemento orchestrale : chiudeva un periodo storico dell' opera : infondeva ai suoi eroi uno spiri 
di musicale drammaticità preannunziante un nuovo orientamento. La Vestale fu rappresentata la prir 
volta a Parigi nel dicembre 1807, ma ciò fu possibile perchè l'autore godeva la protezione dell' imp 
ratrice Giuseppina. I censori dell'Accademia imperiale di musica si erano dichiarati contrari : conda 
navano la stravaganza dello stile e 1' audacia delle emozioni. La Vestale piacque, e fu applaudita sv 
cessivamente a Firenze, a Milano, a Napoli, a Vienna, a Dresda nel 1844, allorché "Wagner, diretto 
di quel teatro, invitò colà lo Spontini. A Milano nel 1908 alla Scala la Vestale riapparve trionfan 
di nuovo; nel 1910 fu rappresentata alla Pergola di Fireme fra gli applausi del pubblico. A Mila: 
è ricomparsa ancora una volta P8 dicembre 1929 con una grandiosa messa in scena con accurata co 
certazione. Direttore il maestro Antonio Guarnieri. Applauditi gli aitisti : la Scacciati nella parte 
Giulia, il tenore Verona nella parte di Licinio, il baritono Molinari nella parte di Ciana; il coro 
all'altezza dell'orchestra. Le danze destarono vivo interesse e anche le scene dei lottatori. L'argomen 
è noto: vi si svolgono le scene d'amore fra il generale romano Licinio e la vestale Giulia che attrat 
al convegno d' amore lascia spengere il fuoco sacro. Sta per essere condotta al supplizio. Un fulmi) 
cade sull'ara spenta e riaccende la fiamma sacra. I due amanti si sposano nel tempio di Venere. 

Il G gennaio 1930 alla Scala come prima novità della stagione si rappresentò la Via della I 
nestra, commedia musicale in due atti di Giuseppe Adami, musica di Riccardo Zandonai, non mi 
comparsa sulle scene milanesi. È piaciuta perchè 1' autore nella parte musicale ha saputo fuggire 
luoghi comuni e vi ha infuso note graziose e patetiche. Eccellente 1' esecuzione artistica e la messa 
Siena. 

12 — 



L'ASUEROTERAPIA 



La parola ha fatto fortuna: ha varcato gli oceani e corre daini capo all'altro 
della terra. Il dottor Assuero, medico spagnolo, osculassimo fino a pochi mesi or 
sono, ha acquistato una celebrità mondiale: di lui si parla in tutti i giornali e 
della sua cura gabellata miracolosa. Da secoli e secoli si va in cerca del rimedio 
universale pronto, pratico, di effetto immediato che liberi di punto in bianco il 
nostro povero organismo da tutti i mali, di cui è preda. 

Ippocrate giurava sui quattro umori contenuti nel corpo umano e sulla loro 
equilibrata mescolanza: Galeno sui quattro corpi semplici. I taumaturghi di tutti 
i secoli hanno preteso di guarire con formule, con riti magici. Più tardi si è cian- 
ciato di forza vitale, del sangue e dei nervi focolare di tutte le manifestazioni 
morbose da debellare miracolosamente. Si credette nella Airtù del salasso; e quanto 
isangue è uscito dalle vene dei pazienti per opera dei flebotomi d'un tempo! Il 
male proseguiva inesorabile sulla sua opera deleteria e si accentuò, s'inasprì 
l'anemia delle generazioni successive. Nell'ultimo scorcio del secolo XVIII Mesmer 
'non ammetteva che un solo rimedio: il magnetismo animale che parve una vera 
[panacea! Quante speranze, quanto entusiasmo, quanta frenesia suscitò il mesme- 
rismo! poi tramontò anch'esso come tutti i rimedi di moda. Intanto la suggestione 
del Mesmer guarì migliaia e migliaia di malati: applicava anche metalli sulle 
varie parti del corpo e ne derivò la metalloterapia. V'è tutta una biblioteca sui 
miracoli dell'ipnotismo e della suggestione: sonnambule, fattucchiere, ciarlatani 
lo sanno per esperienza e fanno più affari dei medici seri e autentici. Si cita il 
caso di un illustre professore di diritto dell'Università di Mosca che nel 1896, 
malato alla barba, aveva consultato invano i più celebri specialisti. Una lavandaia 
del popolo, che esercitava forte suggestione, lo guariva con dei gesti e con una 
preghiera. I giornali di quel tempo raccontavano anche migliaia e migliaia di 
guarigioni di un filibustiere alsaziano acclamato nel Messico quale taumaturgo 
che guariva tutti i mali e che era seguito da una folla innumerevole di credenti 
nella sua parola. A un tratto scomparve e di lui non si seppe più nulla- 
La medicina è stata definita l'intenzione di guarire, e nel secolo XIX i me- 
dici più seri hanno sentenziato che un rimedio per tutti i mali non esiste affatto; 
è un'assurdità il credervi. Se rispondessero al vero i preparati, le specialità de- 
cantate nelle rubriche destinate dai giornali alla pubblicità, mali non ne dovreb- 
bero esistere. Ma chi è malato, sente il bisogno d'illudersi. È bastato che il 
dottor Assuero proclamasse di possedere il vero segreto, perchè la folla vi cre- 
desse, e accorressero da lui migliaia e migliaia di malati da ogni parte delia 
Spagna. Non più dolore, egli ha detto, non più medicine, né specifici, né ricette, 
né cliniche, né laboratori. Sono sfilati dinanzi a lui a S. Sebastiano un 60 mila 
persone inneggianti al nuovo salvatore dell'umanità. 

Il nostro poeta Guadagnoli con la sua vena giocosa e arguta ha cantato il. 
naso come l'organo più bello e più perfetto : 

Che dal nano cominciasi ogni azione: 
Comincia dal soffiarlo il ciarlatano, 
L'accademico pria dell'orazione ; 

^ 13 



Prima del benedicite il guardiano, 
E talor se lo soffia onde pensare 
Se nell'esame inciampa uno scolare. 

Il dottor Assuero ha additato nel naso il segreto per ristabilire V equilibri 
e la salute, perchè nel naso è una specie di tastiera dei gangli motori più sens 
bili. Vi è il nervo trigemino che, secondo quel sistema di cura, è il regolatoi 
supremo dell'economia organica. Basta titillare con uno stiletto la mucosa nasale 
basta cauterizzarla e il miracolo si effettua: sciancati, paralitici, diabetici, sord 
e chi più ne ha ne metta sono immediatamente- guariti. La cura portentosa si 
diffusa dall' Europa nell'America del Sud. La pubblicità dei giornali divulgò 1 
grande notizia. Nella città della Eepubblica Argentina i malati si presentavan 
a migliaia per essere curati col nuovo metodo: e i medici, applicandolo, hann 
fatto affari d'oro. Quanto al guarire davvero, questo è un altro paio di maniche 
Ma la suggestione in molti casi opera sul paziente, che crede di star meglio o st 
realmente meglio: è una terapia psichica che può ottenere qualche resultato 
lorchè si tratti di disturbi nervosi. Il dottor Assuero comparve a Roma, e nell'ai 
bergo dove prese stanza, affluì uno stuolo innumerevole di persone di ogni cet< 
per guarire dei propri mali. 

La questione fu portata anche al Parlamento e il Primo Ministro, interpellate 
dichiarò che nessuna legge era stata violata fra noi; tutto al più, argutament 
aggiunse, se vi sono stati dei danni, possono essere stati danni pecuniari da part* 
di chi si è lasciato pelare dal medico spagnolo, che ha abbandonato V Italia, an 
dando altrove a portare l'arte sua miracolosa. Riviste teatrali e giornali umori 
stici hanno ormai per un pezzo V argomento da sfruttare per far ridire il pub 
blico. D'altra parte se vi sono ammalati, a cui l'asueroterapia giova come feno 
meno di suggestione, perchè si dovrebbe impedirlo 1 Tutti abbiamo bisogno à 
credere in qualche cosa e anche di illuderci. E se ne proviamo un benefìcio, perche 
rinunziarvi? 

Il dottor Assuero può inoltre rispondere trionfalmente a chi lo accusi di gab 
bare il pubblico: 

— Ma non lo sanno prima che io li piglio per il naso! 



POTETE FAR FELICE UN BIMBO CIECO 

coli' abbonarlo a Gennariello, il giornalino quindicinale in 
Braille, il quale è per i ragazzi ciechi come una finestra 
aperta sul mondo. 

Inviare L. 25 all'indirizzo sottosegnato, dove si tengono 
sempre aggiornati gli elenchi di tutti i bambini ciechi abi 
Htati alla lettura: 

Cav. Oreste Poggio/Ini - Segretario della Federazione Nazio- 
nale delle Istituzioni prò Ciechi - Piazza d'Azeglio 13 - FA 
reme (22). 

14 — 



IL CAPITANO RENATO PORRI 



Il 23 Dicembre decedeva il Gap. Cav. Uff. Renato Porri, Presidente dell'Isti- 
tuto Vittorio Emanuele II per i fanciulli ciechi di Firenze, suscitando una vera 
ondata di profondo rimpianto nell'ambiente cittadino, dove era ben noto per la 
sua multiforme attività e in modo particolare nell'Associazione Mutilati e presso 
le Istituzioni prò ciechi. 

Il Capitano Renato Porri, tornando dalla guerra gravemente mutilato e deco- 
rato al valore, ne riportò per le opere di pace, senso del dovere, spirito di sacri- 
ficio, forza di volontà. Furono queste qualità veramente rare che unite a chiarezza 
ed agilità di mente, a generosità d'animo, a dirittura di carattere Io designarono, 
lui giovanissimo, a coprire molte eminenti cariche. 

Fu affezionato collaboratore del Oomm. Mcolodi, e il suo nome segna per 
l'Istituto dei ciechi di Firenze l'inizio del fortunato periodo di rinnovamento. 
Chiamato ad assumerne la Presidenza nell'assemblea del 3 Dicembre 1922, a soJi 
27 anni, uomo d' ingegno, carattere temprato dalla guerra, sentì di assumere un 
compito difficile, ma non ebbe esitazioni. Tracciò facilmente il programma e si 
riservò la funzione che la carica e le sue qualità personali gli assegnavano : sti- 
molare, incoraggiare V opera della direzione, vigilare, guidare, ma lasciare libertà 
a chi doveva, attuando quel programma, rinnovare e rinvigorire l'Istituzione. 

A rilevare il nuovo indirizzo dell'amministrazione presieduta dal Cap. Porri, 
basti segnalarne le prime deliberazioni sotto la data del 16 Dicembre 1922: 
nomina di un direttore cieco e ammissione di venti nuovi alunni. 

Il Consiglio di amministrazione dell'Istituto Vittorio Emanuele, il 4 Gen- 
naio u. s. commemorava il suo benemerito Presidente. Il Vice Presidente Comm. 
Dr. Gino Bartolommei Gioii, rilevò con elevate parole il senso di vuoto e quasi 
di smarrimento che l'assenza di lui dava ai presenti, che lo conobbero veramente 
e perciò lo apprezzarono e lo amarono Egli fu uomo di pochissime parole, grande 
lavoratore e il più gradito omaggio sarà certamente continuarne l'opera nell'Isti- 
tuto, al quale egli prodigò, per serte anni, con passione e con amore tutte le sue 
belle qualità. 

Il Direttore Cav. Ten. Teobaldo Daffra rievocò, commosso, l'amico ed il capo, 
guida e collaboratore sicuro a lui ed a tutti nell'opera lungamente dedicata alla 
santa Istituzione, per fare di questa uno strumento perfetto di elevazione dei pic- 
coli menomati della vista. E la sua opera fu coronata dal più bel successo, poiché 
l'Istituto di Firenze è ormai additato come uno dei migliori d'Italia non solo per 
la missione che compie egregiamente, ma anche per l'alto grado di sviluppo eco- 
nomico raggiunto e per l'esemplare suo funzionamento amministrativo. 

Il Direttore disse con quanta commozione i piccoli allievi avessero appresa la 
perdita del Presidente, che amavano per la sua grande bontà e propose che fosse 
loro consentito di portare, in suo onore, il segno del lutto per un mese. Il Con- 
siglio si associò unanime alle espressioni di profondo cordoglio e di affettuoso 
rimpianto del Vice Presideute e del Direttore ed accogliendone le proposte, deli- 
berò di far celebrare una messa solenne, nella Cappella dell' Istituto, nel trige- 
simo della morte del Capitano Porri, di dedicargli nell'Istituto un ricordo mar- 
moreo e di far pubblicare, in omaggio, una breve relazione del Dr. Francesco 
Mancini sull'attività dell'Istituto e sul suo rapido e costante perfezionamento, 
durante la presidenza del glorioso mutilato ed esemplare cittadino. 



— 15 



I KEO ALCHIMISTI 



Trasformare i più vili metalli in oro: ecco il sogno dell'uomo appena uscito 
dalla barbarie e consapevole dell 7 importanza e del valore del più prezioso e ri- 
cercato fra i metalli. Poterlo fabbricare: poterne disporre in abbondanza a piene 
mani; acquistare V indipendenza, godere lietamente la vita; appagare tutte le vo- 
glie, tutti i capricci, tutte le ambizioni. Questo V ideale che ha mosso intere ge- 
nerazioni dell'età antica al medio evo, all'età contemporanea; e il materialismo 
storico, oggi tramontato, faceva dipendere da questa sola tendenza le cause del 
progresso umano. 

Quanti alchimisti, massime nel medio evo, si sono affaticati alla ricerca della 
pietra filosofale per accumulare quelle ricchezze che l'Alighieri qualifica « male- 
dette! » e nell'Inferno condanna gli alchimisti, come falsatori di metalli a pene 
repugnanti. Eppure anche gli alchimisti hanno giovato al progredire della scienza 
perchè dall'alchimia è scaturita la chimica moderna, e neppur oggi l'alchimia è 
morta. Tutt'altro! Le cronache di ogni paese registrano ogni anno i tentativi in- 
defessi di chi dà ad intendere di poter fabbricare o il diamante puro o l'oro. 
Sarebbe interessante un libro divulgativo, di piccola mole, che registrasse le truffe 
cbe si commettono da secoli intorno a questo argomento: lungo davvero l'elenco 
degli avventurieri che in tal modo hanno scroccato denaro e interminabile lo 
stuolo delle vittime. Ecco intanto le ultime notizie dei nuovissimi alchimisti. Un 
tedesco, Francesco Tausend, è stato arrestato tempo fa perchè aveva avuto in 
consegna un capitale non indifferente da chi aveva fiducia in lui ritenuto l'alchi- 
mista fortunato in possesso del vero segreto, della « tintura delle tinture » per 
fabbricare l'oro agognato. Fino dal 1925 si era assicurato una clientela invidiabile 
che gli forniva i mezzi per proseguire l'opera sua ormai trionfale, si diceva. Lo 
stesso generale Ludendorff era fra i sovventori e fra i convinti nel pieno successo. 
Anzi egli sperava di ricavare i mezzi per liberare la Germania dalle condizioni 
in cui l'ha gettata la guerra perduta. È stato il Tausend arrestato perchè ingenti 
somme da lui ricevute per proseguire le sue esperienze, le aveva impiegate per 
sé, acquistando ville, automobili, conducendo vita brillante, da gran signore. L'oro 
insomma in un modo o nell'altro lo aveva trovato e lo metteva in circolazione 
per conto suo. 

Ma Tausend è tenace come tutti i tedeschi. 

Arrestato, non si è dato per vinto. Ha chiesto di proseguire le sue esperienze; 
gli si dessero gli strumenti, i mezzi necessari, gli si concedesse un laboratorio e 
si controllasse l'opera sua, È stato esaudito; l'esperimento è avvenuto nei locali 
della zecca di Monaco, presenti il direttore della zecca, periti, funzionari, magi- 
strati. I giornalisti hanno strombazzato che l'alchimista, valendosi del suo segreto, 
è riuscito a fabbricare l'oro autentico, a ricavare un decimo di grammo d'oro 
puro da una miscela. 

E vero tutto ciò? si afferma che il furbo alchimista ha raggiunto anche questa 
volta il fine d'ingannare i presenti, coloro che vi assistevano, nonostante la loro 
competenza, già egli aveva accanto a sé un collaboratore che gli era stato con- 
cesso. La voce di scienziati autentici mette il pubblico in guardia contro la 
notizia che è stata propalata. Non si possono violare le leggi più elementari delle 
scienze naturali; ma le fantasie galoppano e quanto più una cosa è assurda, tanto 

16 — 



)iù i profani vi credono. Sarebbe tuttavia opportuno ohe sull'esperimento avve- 
ìuto si facesse piena luce. La magistratura tedesca ha tutti gli elementi perchè i 
reri scienziati possano pronunziarsi. Vedano i competenti e giudichino i resultati 
ìhe si dicono ottenuti. Si è trovata davvero la formula per fabbricare Poro auten- 
;ico? lo si proclami ufficialmente; oppure è un inganno, come le altre volte, e 
fcllora si aprano gli occhi al pubblico perchè non sorgano facilmente altri avven- 
turieri e truffatori.. 

Nel frattempo si fa innanzi un altro alchimista tedesco: è un medico di No- 
imberga che assicurava di trasformare il piombo in oro puro, mediante una pol- 
verina miracolosa; e anch'esso troverà chi gli crede e chi gli affiderà capitali per 
e sue esperienze, È così credulo il volgo e, dice un antico proverbio, vuole es- 
sere ingannato. 



EMILIO ZAGO 



Anche gli spettatori che lo hanno ascoltato una volta sola, non V hanno mai 
potuto dimenticare; ed egli per lo spazio di cinquanta anni ha rallegrato le platee 
w Italia, Piccolo, rotondo, destava subito 1' ilarità non appena si presentava alla 
ribalta e a ogni battuta di dialogo suscitava uno scoppio irrefrenabile di risa. 
Fedele alla tradizione goldoniana, egli ha reso popolari alle ultime generazioni 
le commedie più riuscite del grande scrittore comico veneziano, e con lui si chiude 
la schiera dei comici classici italiani. In lui semplicità e naturalezza spontanee 
e schiette, e anche quando agiva in farse o bozzetti di nessun valore artistico, li 
rivestiva di un colorito così tipico, così originale da mantener viva la giocondità 
del pubblico che non si stancava di applaudirlo. Era proprio nato per il teatro, 
ma quante sofferenze, quante lotte, quanto disagio, quanta fama prima di conse- 
guire la rinomanza di attore comico insuperabile e di assicurarsi agiatezza e 
tranquillità! 

Piccolissimo di statura, i capi comici ridevano di lui e delle sue pretese, 
quando si presentava loro perchè lo arruolassero: o non lo accettavano affatto, o 
ritenevano non fosse in grado di interessare gli spettatori: gli attori più anziani 
guardavano con disprezzo il giovinetto microscopico che finì col trionfare. Passò 
da una compagnia all'altra d'infimo ordine, randagio, povero coi «guitti» più 
miserandi. Sofferse la fame, percorse a piedi le distanze da un paese all'altro, 
confidando in sé, nella sua forza di volontà, nella sua buona stella, nelle sue doti 
straordinarie. Cominciò a segnalarsi nella compagnia dialettale di Gaetano Benini, 
il padre di un altro famoso attore, Ferruccio : progrediva, si affermava, diveniva 
l'idolo del pubblico. Nel 1883 si lanciò innanzi quale capo-comico e finalmente 
nel 1902, a cinquantanni, costituiva la compagnia intitolata al suo nome: Emilio 
Zago: era ormai universalmente riconosciuto, in Italia e all'estero, come artista 
comico senza pari. Nel 1921 lasciò il teatro, ritirandosi a Venezia, vivendo dei 
ricordi, fra i figli e i nipoti e godendo la sua modesta fortuna. Colà nel Teatro 
Goldoni nel luglio 1929 assistè alla sua apoteosi di attore: si inaugurò il suo 
busto, gli si dedicò una lapide, e Renato Simoni ne tesseva degnamente l'elogio. 
Furono gli ultimi applausi che risonarono in suo onore; ed egli, trasognato, guar- 
dava fra il riso e il pianto il popolo che lo acclamava, balzando in piedi e quasi 
ringiovanendolo con l'onda del suo entusiasmo. La morte lo ha colto nella sua 
diletta Venezia il 18 novembre u. s. 

Oggi egli riposa nel Cimitero di S. Michele all' Isola, fra le tombe di Giacinto 
Gallina e di Eiccardo Selvatico, le cui produzioni egli interpretò con tutta la sua 
arte mirabile. 

— 17 



A PROPOSITO DI UN ANEDDOTO SCEMO 



II commento all' aneddoto dell' Alba Serena sulle vecchie cieche ci ha pro- 
curalo la seguente lettera del Prof. Paolo Bellezza, coltissimo signore, insegnante 
d' inglese e di tedesco nel Politecnico di Milano, occupante la cattedra manzo- 
niana presso la Pro Cultura, autore di libri e di scritti che si affermano pre- 
gevolissimi. 

Milano, 14 Gennaio 1930. Vili 

Onor. Signor Direttore di ARGO, 

La pagina di Alba Serena che Ella riproduce e postilla nell'ultimo numero 
della Sua Rivista, è una mia traduzione. Che tale sia, risulta chiaro dal titolo 
di «Racconti indiani» preposto all'articolo in cui quella pagina è comparsa, 
nonché delle note apposte all' articolo stesso, che del resto appartiene a una lunga 
serie di narrazioni indo-americane già comparse in A. S. 

Con esse mi sono proposto di far conoscere una letteratura assolutamente 
ignota in Italia, dove pure (e per V appunto a Roma) si tenne qualche anno fa 
un congresso di americanisti, senza che alcuno toccasse di questo argomento. 

Non è la prima volta che una scrittura sia riprodotta « testuale » ma staccata 
dal complesso di cui fa parte e senza accennare a questo, e se ne svisi così-voln- 
tamente o no-la significazione e V intento. Quel brano, ristampato senz' altra in- 
dicazione, vien presentato come un « aneddoto per divertire » sul tipo dei per finire 
giornalistici ; inquadrato a suo posto, appartiene alla sezione culturale, che in una 
rivista come A. S. non manca e non deve mancare. Ne del resto è inopportuno 
raccogliere quanto può documentare (e il folklore è tra i più autentici e preziosi 
documenti) lo stato di ludibrio e d' abbiezione a cui i ciechi sono esposti in una 
società barbara e ignorante, se non altro per il maggior rilievo che dal contrasto 
può provenirne a ciò che la civiltà e la carità illuminata vanno compiendo per 
« valorizzarli » come Ella ben dice. 

Quanto alla pipa, non è colpa mia se questa è d'uso comune e generale presso 
gli Indiani di ogni sesso e d' ogni età, se essa è oggetto integrante di tutte le 
manifestazioni della loro vita pubblica e privata, se non v' è cerimonia domestica 
o nazionale in cui non figuri, se essa si riconnette colle loro credenze mistiche e 
religiose, se la loro mitologia la descrive come un dono largito dalla divinità. 
Ella certo mi dispensa dalP allegare le pezze giustificative: mi limito a citare il 
più recente saggio di un' amplissima biografìa in materia: un articolo nelle Indian 
Notes di New York, del gennaio 1929. 

Ella mi dirà che queste cose non le sapeva. E sta bene : si può essere persone 
coltissime senza saperle. Ma allora, mi scusi, non si stronca, non si giudica, non 
si parla di « scherno » non si tirano in ballo le anziane cieche di via Vivaio. Al- 
lora citerò anch' io il Manzoni, a stare zitti non si sbaglia mai. 

E sarei stato zitto anch' io, U assicuro, se Ella non ne avesse preso occasiono 
per attaccare il direttore di A. S., a cui mi lega una salda e antica amicizia, e 
le cui molteplici benemerenze, anche se non propalate da indulgente pubblicità, 
sono pur riconosciute ben oltre i confini di questo Istituto e di questa città. 

Mi abbia frattanto, colla massima considerazione 

Dev.mo 
Paolo Bellezza. 

Professore illustre, dbhiaìno ascoltalo con calma la sua lezione, ne la vo~ 
gliamo costringere davvero a mostrarci le sue pezze. Ma ora scenda dalla 
cattedra e ascolti noi, senza sussiego professionale, se non le dispiace. 



18 — 



i 



Chi scrive per il pubblico, che è sempre un misto di persone colte, poco 
colte, o incolte affatto anche se sanno leggere - tanto più se scrive per una pub- 
blicazione avente un determinalo e speciale scopo - deve preocci parsi anzitutto 
di esser chiaro, intonato ed opportuno per non raggiungere lo scopo opposto a 
quello che la pubblica 'Anne si propone. 

Che V aneddoto apparso in Alba Serena (la quale di solito è una pappina 
fredda che non fa ne ben ne male) provenga dall' India, dall' America, dal- 
l' Egitto, o dalla Lapponia poco c'interessa. A noi, redattori di ARGO, che 
siamo, non se lo dimentichi, quasi tutti ciechi, e perciò in grado e in condi- 
zione di giudicare quale sia la propaganda più o meno opportuna per il nostro 
vantaggio, V aneddoto ha provocato una sensazione penosa, perchè pubblicato 
appunto in una rivista che si afferma redatta per il bene dei ciechi. 

Chi legge, specie con la fervida ed affrettata vita attuale, che non consente 
ai più la pazienza spulciatrice degli eruditi, non va a guardare tanto per il 
sottile, e ricava generalmente dalla lettura, più che cognizioni, impressioni. Ora 
V aneddoto da lei riferito e da noi commentato ribadisce V impressione e la falsa 
credenza, tanto generalizzata, che cieco voglia dire buono a nulla o buono a poco, 
e per questo ci ita urtalo e ci urla. Alle cieche dell' aneddoto si può impunemente 
far la beffa di sostituire alla pentola ripiena di polenta - che essendo al fuoco 
certo aveva incominciato a fumare - una pentola vuota. Esse non si accorgono 
della mancanza di resistenza al bastone, non avvertono la cessazione del vapore: 
da buone grulle credono che la polenta sia cotta e si mettono a fumare la pipa. 

Ora questo è sciocco, è assurdo, qui e lontano di qui, ora e nel passato. 
Non poteva avvenire neppure fra popoli primitivi, fra cieche lasciate nell' ab- 
bandono. È perciò insulsa storiella priva di base, inventata da vedenti, sia pure 
indiani, che non avevano mai avvicinato ciechi ne apprezzate le loro risorse 
com pensatrici. Di questi vedenti e' è ancora molla abbondanza anche in Italia 
e non bisogna procurarsi il rimorso di aumentarne la schiera. 

Se V aneddoto avesse offerto V occasione e il pretesto a compilare una nota 
che avesse messo sagacemente ed esplicitamente in rilievo il contrasto fra le 
varie epoche e le varie civiltà, V impressione sarebbe stata ben diversa, in noi 
come in altri, e il commento non avrebbe avuto ragione d' essere. 

Ma noi non abbiamo bisogno, lo creda pure Prof, bellezza, dell' esumazione 
di vecchie e puerili storielle ; ma di essere appoggiali nelle affermazioni nuove 
nei campi in cui appena oggi cominciamo a cimentarci. Questo lo diciamo per lei. 

Ed abbiamo sete e bisogno di consenso leale, simpatico, amichevole alla 
nostra spirituale rinascita, non di protezione largitaci sotto la forma urlante 
di scettico compatimento e di ostinata se pur larvata diffidenza. E questo lo 
diciamo per il suo direttore ed amico, il quale si è di recente macchiata la 
coscienza di una nera bugia, attribuendo a noi di aver bistrattate le sue cieche. 
_ LA DIREZIONE. 

Q'iesta risposta v.dga anche per quei pochi componi di cecità che si sono a torto indignati, 
e contro i quali non ci piace incrudelire. Meditino anch'essi col Prof. Bellezza le nostre parole, 
che son dette anche nel loro interesse e stieno sani ed allegri. 

— 19 



NOTE E COMMENTI. 



La Disciplina di Fabbrica in Russia - Se- 
veri provvedimenti ha preso testé il governo russo 
per reprimere le infrazioni alla disciplina di fab- 
brica e per accelerare la risoluzione delle contro- 
versie per la direzione dei lavori e le maestranze: 
il personale tecnico è ritenuto responsabile del- 
l' andamento delle fabbriche, della conservazione 
degli attrezzi e della disciplina del lavoro. Negli 
stabilimenti industriali e nelle fabbriche deve pre 
valere il comando unico : il direttore ha tutta la 
responsabilità e il potere senza limiti, tranne quelli 
determinati dai regolamenti e dalle leggi. Ogni sua 
decisione, licenziamento, assunzioni, punizioni, deve 
essere eseguita. La disciplina innanzi tutto : nes- 
suna ingerenza è permessa né di partito, né di co- 
mitati sindacali. Gli operai e gì' impiegati sono 
civilmente responsabili verso il datore di lavoro 
dei danni che possano cagionare per loro negligenza 
o infrazioni alle leggi : il lavoratore deve risarcire 
il danno arrecato. Insomma lo stato bolscevico 
vuol metter fine a un' anarchia insopportabile : 
vuol rafforzare quel principio d' autorità che i co- 
munisti hanno sempre combattuto come se fosse 
un dispotismo proprio della società borghese e ca- 
pitalista. Ritornerà la disciplina e le industrie russe 
appartenenti allo Stato risorgeranno ora ? Usciranno 
dalle condizioni d' inferiorità in cui si trovano ? Il 
capitale straniero affluirà ? Ne dubitiamo parecchio: 
una gestione comunista non renderà mai come una 
gestione affiJata all' industria privata. Lo dimostra 
1' esperienza, lo dimostra il fallimento del bolsce- 
vismo russo in materia di ordinamento industriale. 
Autorità, gerarchia, disciplina, ecco gli elementi 
essenziali per assicurare ogni ordinamento o poli- 
tico o civile o industriale : principii che Io stato 
fascista ha alla propria base e che attua mercè 
1' organizzazione corporativa. 

La relazione Pirelli sulla economia 
Italiana. - Il dott. Alberto Pirelli, ministro ple- 
nipotenziario, il i5 novembre u. s. in Roma nella 
sede dell' associazione fra le Società italiane per 
azioni, presenti le personalità più cospicue del 
mondo finanziario e commerciale italiano, e i Mi- 
nistri Mosconi e Bottai, ha svolto la sua relazione 
parlando intorno al piano Young, alla cui redazione 
egli partecipava : piano col quale l' Italia ha visto 
finalmente riconosciuto almeno in parte alcune ben 
sue legittime rivendicazioni perchè le sono assi- 



curate le somme corrispondenti al pagamento dei 
suoi debiti di guerra e una quota parte delle 
somme che rappresentano i pagamenti incondizio- 
nati della Germania. Non v' è stata la benché mi- 
nima ingiustizia. L'Italia ha visto riconosciuto al- 
cuni dei suoi legittimi diritti II piano Yuung non 
può che giovare all' interesse generale dei grandi 
paesi assillati dal problema della disoccupazione e 
interessati al problema delle esportazioni. 

Il dott. Pirelli ha posto in luce le ragioni della 
prosperità americana negli Stati Uniti, le cui masse 
operaie e agricole hanno condizioni agiate di vita 
riservate a una minoranza nel resto del mondo. 
L'Europa è preoccupata dall' ingigantire della con- 
correnza nord - americana nei mercati. La produ- 
zione americana consente, economie e i costi di 
produzione sono diminuiti. Gì' industriali di quel 
grande Stato spendono in esperimenti e in labora- 
tori di ricerche somme straordinarie, assicurando 
in tal modo sempre più la superiorità dei loro pro- 
dotti. Le ditte annericene con la loro reclame rie- 
scono ad imporsi : penetrano nei mercati stranieri. 
La crisi di borsa che si è manifestata colà non 
cambia i caratteri dell' economia americana. 

Può l'Europa seguire l'esempio dell'America 
oppure valorizzare il patrimonio delle sue univer- 
sità e della superiorità che possiede nei suoi valori 
individuali ? ecco il problema che le classi com- 
merciali italiane debbono aver presente e risolvere. 
Si è parlato di costituire un'Unione doganale 
europea : progetto inattuabile per ragioni politiche 
ed economiche. Si è ventilata un' idea di una tregua 
doganale e se ne tratterà a Ginevra in una confe- 
renza diplomatica. Quanto alla situazione economica 
1' Italia nel quadro generale dell' economia mon- 
dale tiene il suo posto dignitosamente con giovanile 
riserva di vitalità per cui guarda 1' avvenire con 
serena fiducia. L' Italia ha potuto sopportare senza 
conseguenze irreparabili e in tre anni condurre 
quasi a compimento l'assorbimento imposte dalla 
rivalutazione della lira. Il cammino percorso ha 
del prodigioso mercè lo spirito nuovo che il Regime 
fascista ha dato all' Italia. Occorre ridurre i costi 
e accrescere la nostra capacità di concorrenza sui 
mercati interno ed esterno e il nostro risparmio 
nazionale. 

Il ministro Mosconi ha dichiarato che il bilan- 
cio dello Stato rimarrà nella sua saldezza e che si 
tende a una perequazione degli oneri tributari. Il 



20 — 



ministro Bottai ha tenuto a mettere in chiaro che 
1' iniziativa privata ha una chiara consacrazione 
nella Carta del Lavoro e che non riceverà nessuna 
costrizione dall'opera dello Stato corporativo, per- 
chè il Ministero delle Corporazioni non diverrà 
mai un organo d' intervento stabile nei rapporti 
economici. Grandi applausi hanno salutato la rela- 
zione del Pirelli e le dichiarazioni dei due Ministri. 

La Conferenza Salvaneschi a Milano. - 
Il nostro illustre collaboratore Nino Salvaneschi, 
dopo essere stato ricevuto nel Belgio dalla Prin- 
cipessa Maria, ha parlato di lei il 30 dicembre u. s. 
al Circolo Filologico di Milano. Ha genialmente 
tratteggiato 1' ambiente familiare e 1' ambiente sto- 
rico in cui si è schiusa la radiosa giovinezza di 
lei, ha ricordato episodi ed aneddoti non cono- 
sciuti ; ha rilevato i numerosi caratteri spirituali 
della Principessa ereditati dal padre e dalla madre 
che seguirono il destino del loro popolo nell'ora 
della sventura e lo salvarono. L' oratore è stato 
molto applaudito. 

La spedizione Albertini. - L' ing. Gianni 
Albertini, organizzatore della spedizione verso l'Ar- 
tide per la ricerca dei naufraghi del dirigibile Italia, 
salpava il 1 5 maggio 1929 da Bergen di Norvegia 
con la baleniera Heimen - Sucai : spedizione com- 
posta di cinque sucaini e di un portatore. Piccola, 
baleniera, lunga trenta metri, larga sei, che aveva 
in coperta una muta di dieci magnifici cani da 
slitta. 

Le ricerche dei valorosi italiani in mezzo ai 
ghiacci e ai venti dell' Artide, lungo la Terra di 
Nord-Est, sono state continue, intense ; hanno 
destato l'entusiasmo generale. L'esploratore Nansen 
ha elogiato l'impresa con parole di vivo entusiasmo, 
e i lettori avranno seguito col più vivo interesse 
quanto 1' ing. Albertini riferiva nelle sue comuni- 
cazioni al Corriere della Sera. 

Il portatore della spedizione, Giulio Guidoz, 
un magnifico alpino di 23 anni, che già era stato 
al Polo al comando del capitano Sora, lasciava la 
vita nella Terra di Nord Est ir» seguito a un in- 
fortunio dolorosamente avvenuto : la sua salma fu 
calata in mare avvolta nel tricolore. 

La spedizione ha proseguito le indagini, sfidando 
per io mila miglia le insidie dei mari artici, af- 
frontando ogni giorno disagi e pericoli mortali. 
Nessuna traccia dei naufraghi. L' Heimen - Sucai 
riprendeva la rotta per il ritorno e il 5 ottobre 
era di nuovo a Bergen. Non abbiamo trovato ciò 
che abbiamo cercato: ecco quanto l'ing. Albertini ha 



detto compendiando in un' esclamazione di dolore 
l'affanno del suo animo e dei suoi collaboratori. 
Ritornati in Italia, sono stati degnamente onorati 
e festeggiati. 

Il Ducè verso la fine di ottobre riceveva l'ing. 
Albertini, che in una sua esauriente relazione espo- 
neva quanto la spedizione aveva fatto, portando a 
compimento il programma di ricerche propostosi. 
Il Capo del Governo esprimeva il suo alto elogio, 
in quanto con una ricerca doverosa, patriottica, 
seiìza badare a sacrifici, chiudevasi una parentesi 
di dolorosa incertezza. Le sei persone che si trova- 
vano nell'involucro del dirigibile Italia dopo la 
prima caduta, sono state dichiarate scomparse dal 
Ministero dell'Aeronautica. 

Un po' di statistica sulle nascite. - Un 
giornale parigino ha pubblicato i coefficienti di 
natalità di alcune grandi città del mondo, ponendo 
in rilievo che Parigi ha il 15 per mille, mentre 
parecchie città tedesche hanno il 12 per mille e 
meno, e Berlino contro 9 nascite ha 1 1 decessi. 
Parigi però contro i5 nascite ha 13 decessi. Basta 
- dice quei giornale — combattendo le cause natu- 
rali che la producono, che diminuisca la mortalità 
in Francia perchè la questione dello spopolamento 
non preoccuperà quel paese latino. Ubbie : bisogna 
procreare di più. Ala a questo quadro risponde il 
deputato francese Lambert, dimostrando che la 
Francia dal 191 1 a oggi ha perduto 2,221,175 
abitauti. A quanto sale la popolazione francese in 
,un territorio che è due terzi più del nostro ? a 
poco più di 40 milioni, ma vi sono due milioni 
e mezzo di stranieri. La diminuz?one è nelle cam- 
pagne. Nel 1846 la popolazione rurale eia il 75 
per cento della popolazione totale ; oggi è scesa a 
48. Migliaia di fattorie sono abbandonate. L' In- 
ghilterra è aumentata di 17 milioni di abitanti 
dal i87o al 1927 ; 1' Italia di 14 milioni, la Russia 
di 37, gli Stati Uniti di 81, il Giappone di 28. 
La Germania ha 153 abitanti per chilometro qua- 
drato, l'Italia 128, la Francia 72. JSI a la diminu- 
zione della natalità è oggi impressionante in In- 
ghilterra e in Germania. Quanto il coefficiente di 
natalità esso è in Francia di 196, mentre in Ger- 
mania raggiunge i 201, in Italia 291 e nel Giap- 
pone 350. 

In Italia lo stato fascista è corso ai ripari: la 
sua opera è intensa nel proteggere la maternità e 
nel favorire le famiglie numerose La nostra situa- 
zione demografica è mediocre : dalle cifre raccolte 
dall'Istituto centrale di Statistica risultava che nei 
primi nove mesi del 1929 l'aumento naturale della 



*- 21 



sontra popolazione, cioè V eccedenza dei nati vivi 
sui morti, era stata del 637 per mille. 

Ma le ultime cifre non sono pur troppo sod- 
disfacenti : v' è nelle nascite una diminuzione. 
Auguriamoci sia passeggera. Se 1' eccedenza si ve- 
rificava nei primi mesi di quest' anno, successiva- 
mente la situazione è peggiorata. Le nascite fra noi 
sono state inferiori di ben 29460 nei confronti 
del 1928. Noi abbiamo fiducia nelle nuove energie 
del popolo italiano fascista. Il nuovo anno lo di- 
mostrerà. In ogni modo il governo fascista prenderà 
nuovi provvedimenti per porre un argine al pericolo. 
La media totale del Regno dà un' eccedenza di 
nascite del 3.80 per mille per i capoluoghi e di 
8.58 per gli altri Comuni. Ciò in base alle più 
recenti informazioni. 

LUCIANO Zuccoli, romanziere e giornalista, è 
morto a Parigi il 26 novembre a 39 anni. Era nato 
a Milano nel 1870. Era stato ufficiale di cavalleria: 
come giornalista diresse la Provincia dì Modena e 
la Gazzetta di Venezia. I suoi romanzi, le sue no- 
velle hanno sempre avuto lettori, perchè scriveva 
pagine argute, semplici, piene di umorismo e di 
garbo. I suoi personaggi non hanno nulla di straor- 
dinario né di originale, inquadrati nel loro ambiente 
boighese o militare : le loro vicende, i loro amori, 
le loro passioni umane non escono dal comune. Le 
sue donne sono tutte belle ed infelici. Romanzi e 
bozzetti che si leggono d' un fiato ; non fanno pen- 
sare, non sostengono nessuna tesi, non si prefig- 
gono nessun fine ideale. Ricorderemo: I Lussuriosi, 
la Morte di Orfeo, Roberta, Il Maleficio occzclto, 
P Amore di Loredana, Farfiì, Caporali e Soldati, 
Ufficiali e sottufficiali, V Occhio del Fanciul o, la 
Freccia mi fianco. Dilettevole sopratutto quando 
ritrae l'indole, le birichinate, 1' anima dei ragazzi. 
Scrittore di second' ordine, attirava lettori e lettrici 
che non cercano emozioni, né si preoccupano di 
questioni di carattere superiore, ma vogliono di- 
vertirsi e passare il tempo. 

Giorgio Clemenceau, giornalista e scrittore, 
deputato, senatore, Presidente del Consiglio dei 
Ministri in Francia e ministro della Guerra nel- 
P ultimo periodo della conflagrazione mondiale è 
morto a Parigi il 24 novembre 1929. Capo del- 
l'estrema sinistra francese, lottatore formidabile, 
attaccò sempre con impeto bellicoso avversari e 
demolì ministeri. Contribuì con Emilio Zola e con 
altri personaggi autorevoli a dimostrare l'innocenza 
del capitano ebreo Dreyfus condannato ingiusta- 
mente come traditore : questione che agitò e scosse 



la Francia nel 1894 e 1895, perchè trasformatasi 
in questione politica e di lotta fra partiti. Presi- 
sidente del Consiglio dette impulso vigoroso alla 
guerra contro la Germania, inesorabile contro i 
disfattisti e coi sospetti. Fu l' ispiratore del trattato 
di Versaglia e delle deliberazioni più ostili contro 
ai tedeschi. Aspirò invano alla Presidenza della 
Repubblica : la sua politica d' odio ormai tramon- 
tata ; né poteva proseguire a lungo, conclusasi la 
pace. Fu nemico dell' Italia e, temendone 1' accre- 
scimento, constrinse i nostri rappresentanti, Orlando 
e Sonnino, ad abbandonare Parigi nel 1919, inflig- 
gendo loro umiliazioni e valendosi dell' autorità 
del Presidente "Wilson che egli riuscì a dominare. 
Quando fu a lui raccomandata la questione di Fiume, 
rispose a chi lo sollecitava, una frase cinica: che 
per l' Italia sarebbe stato più facile avere la luna. Li- 
bero pensatore, positivista e anticlericale, pubblicò 
sette volumi combattendo ogni religione rivelata. 
Soprannominato il Tigre per il modo inesorabile 
con cui trattava i suoi avversari, scompare quale 
rappresentante della vecchia generazione attossicata 
da anticlericalismo e da spirito demagogico. Era 
nato nella Vandea nel 1841. Ha voluto funerali 
civili semplicissimi e la sepoltura nel suo luogo 
natio, nei pressi di Mouchamps dove riposa la 
salma di suo padre. I giornali francesi lo esaltano 
come eroe nazionale. 

I RESTI MORTALI DI DON GIOVANNI VERITÀ, 
il prete patriotta di Modigliana, che nel 1849 sal- 
vava Garibaldi dopo la ritirata di Roma, sono 
stati tolti nel novembre 1929 dal cimitero della 
Misericordia, ora abbandonato, e sono stati trasfe- 
riti nel Pantheon modiglianese accanto ai resti 
mortali dell'illustre pittore Silvestro Lega. Si deve 
all'energia dei combattenti di Modigliana se il 
trasferimento è avvenuto, e sia lode a loro. 

LA SIGNORINA UNGHERESE ELISABETTA SI- 
MON, regina di bellezza, di cui abbiamo parlato 
nella nostra rivista, e che ha meritato in un con- 
corso internazionale il titolo di miss Europa, si 
è fidanzata col figlio di un ricco industriale di 
Budapest : lo incontrò una sera e s' infiammarono 
reciprocamente : le coup de foudre ebbe un effetto 
miracoloso. Le nozze si celebreranno quanto prima. 

UN REFERENDUM INTERNAZIONALE SU UN 

PASSO Dantesco preferito. - L'idea peregrina 
1' ha avuta un americano, John T. Slattery. Quale 
verso dantesco preferite ? ecco la domanda da lui 
inviata a insigni personalità rappresentative delle 



22 — 



nazioni d'Europa e di America. Hanno risposto 
386 personaggi e le risposte sono state pubblicate 
in un volume di più di 300 pagine. (My favourite 
passage front Dante) Della Divina Commedia sono 
stati citati 128 passi concernenti 1' Inferno, 95 con- 
cernenti il Purgatorio e 147 il Paradiso ; dal che 
apparisce che la terza cantica, la più diffìcile e la 
più dotta, ha anch' essa lettori e ammiratori in 
ogni paese. Il verso preferito dai più è uno dei 
meno noti, ma è suggestivo e potente per il signi- 
ficete religioso : è il verso 85 del terzo canto del 
Paradiso, che Dante fa pronunciare da Piccarda 
Donati : E ' n la sua volontade è nostra pace, cioè 
la volontà divina è il principio e il fine ultimo 
della nostra beatitudine. Il Re d'Italia ha indicato 
come suo verso preferito, il verso 53 del canto 
ventiquattro dell'Inferno, verso che Virgilio rivolge 
a Dante : Con L' animo che vince ogni battaglia. 
Benito Mussolini ha indicato il verso 125 del canto 
ventisei dell* Inferno : Dei remi facemmo ali al 
folle volo, verso che Ulisse pronunzia parlando del 
suo viaggio oltre le Colonne d' Ercole. 

Dall' Ottobrk al Novembre 1929, la morte 
ha colpito tre uomini politici tedeschi di ben di- 
versa importanza e autorità. Gustavo Stresmann 
nato a Berlino nel 1878, segnalatosi in pace e in 
guerra come deputato, come fondatore del partito 
tedesco popolare. Fu cancelliere nel 1923 e suc- 
cessivamente ministro degli Esteri : carica da lui 
conservata fino al momento della scomparsa. I suoi 
ammiratori lo consideravano degno di esser para- 
gonato a Bismarck. Certo è che ha rialzato il suo 
paese dopo la disfatta e ha favorito le relazioni 
del suo popolo con la Francia per eliminare peri- 
coli di nuove guerre. Nel 1927 ebbe il premio 
Nobel per la pace. Se la sua politica non fu be- 
nevola all' Italia, non possiamo disconoscere i suoi 
alti meriti verso il suo paese. Oratore e lottatore 
poderoso, ha resistito con immensa forza di volontà 
al male che lo insidiava da tempo. È morto sulla 
breccia. L' altro personaggio è il Principe di Bùlow, 
nato a Amburgo nel 1849, ex-cancelliere di Gu- 
glielmo II. Quando scoppiò la grande guerra del 
1914, fu incaricato dal suo governo di una missione 
presso il nostro : impedire la rottura delle nostre 
relazioni con 1' Austria avviando trattative di ac- 
cordo, che erano un vero tranello per il nostro 
paese Tutto ciò sfumava per la nostra entrata in 
guerra nel maggio 191 5. Il principe di Bùlow 
è morto a Roma a Villa Malta, sua dimora pre- 
diletta. Il terzo uomo politico tedesco scomparso 
è il Principe Massimiliano del Baden. ultimo can- 



celliere imperiale per cinqne settimane, dal 3 ot- 
tobre al 9 novembre 1918, chiamato da Guglielmo II 
nel momento della catastrofe. Era nato nel 1867. 



La spediziome scientifica al Caracokum. - 
Salpavano il primo marzo 1929 da Genova gli 
animosi italiani, guidati vigorosamente e sapiente- 
mente dal Principe Aimone di Savoia, Duca di 
Spoleto. L' ardua impresa nel territorio più mon- 
tuoso dell' Asia, ha raggiunto tutti i suoi obiettivi, 
e il primo gruppo dei componenti la spedizione 
medesima arrivava a Genova il 28 settembre u. s ; 
l'altro gruppo ritornava l'ottobre successivo. Il 
Principe e i suoi valorosi collaboratori sono stati 
degnamente e meritamente festeggiati e acclamati. 
Fra gli ardimentosi esploratori sono scienziati, al- 
pinisti, un medico, un ufficiale superiore di marina, 
operatori radiotelegrafici e cinematografici e due 
guide della vai di Aosta. Dopo il Duca meritano 
di esser ricordati in modo speciale i comandanti 
Cugia e Pellegrini e l' ing. Chiardola. 

In che cosa consistevano gli obiettivi accennati? 
nell' esplorare il versante nord del Caracorum e 
segnatamente la retta più elevata a 86 11 metri, che 
è dopo l'Everest la più alta montagna del globo. 
Marcia ardimentosa fra tempeste di neve, ghiacciai 
pericoli e rigidezze di clima. Fu superato il passo 
Mustagh alto 7 mila metri ; si risalì il Baltoro, 
un' immane fiumana di ghiaccio sino al Circo Con- 
cordia. Il Principe con ardimento straordinario si 
è spinto oltre 6 mila metri in regioni inesplorate, 
identificando la così detta Sella Probabile, indicata 
da un esploratore inglese. Al ritorno la spedizione 
dovette attraversare intere zone inondate ; ma ogni 
difficoltà fu superata e il prezioso materiale rac- 
colto salvato del tutto. 

Gli scienziati, i dotti, gli studiosi di tutti i 
paesi civili attendono ora la pubblicazione che il 
Duca di Spoleto sta preparando coi suoi valorosi 
collaboratori : pubblicazione o pubblicazioni che 
arrecheranno un cospicuo contributo alla coscienza 
di quella immane giogaia asiatica che appartiene 
alla gigantesca catena dell' Himalaya, dove un altro 
valoroso principe della Casa di Savoia, il Duca 
degli Abruzzi, superava la maggiore altezza toccata 
dall' uomo. 

In Roma all' Augusteo il 29 novembre e a Mi- 
lano alla Scala il 1° dicembre, il Principe Aimone 
in una interessante conferenza, illustrata da proie- 
zioni, narrava la sua spedizione e ne riassumeva 
i resultati. A Roma erano presenti i Sovrani e a 
Milano il Principe Ereditario. 



— 23 



Il vocabolario dell' Accademia della 
Crusca. - La compilazione della quinta edizione 
del grande Vocabolario dell'Accademia della Crusca 
fu interrotta nel 1923 per il nuovo ordinamento 
che la pubblicazione di testi critici delle opere 
della letteratura italiana. Fu ripresa poco dopo 
per cura dell' Ente a ciò costituito. La stampa del 
Vocabolario fu interrotta alla lettera con l'un- 
decimo volume. La compilazione è giunta ora a 
tutta la sillaba Po. I lavori procedono lenti perchè 
non vi è che un solo compilatore, il Prof. Guglielmo 
Volpi, invece di cinque come erano prima e un solo 
assistente : il dottor Antonio Gigli. Si è aggiunto 
un altro compilatore, con orario limitato, il Prof. 
Tommaso Gatti. Procedono lenti perchè fanno di- 
fetto gì' impiegati per servizi accessori, ricerca di 
testi e sunteggi e perchè 1' indagine delle voci da 
esaminare e spiegare si rende più complessa per 
difficoltà inerenti alla materia : le schede si mol- 
tiplicano per il significato di alcuni vocaboli, per 
la ricerca dei passi e per collazionarli. Occorre 
aumentare il numero dei compilatori. Il Consiglio 
d' Amministrazione di cui fanno parte i rappresen- 
tanti del Comune e del Rettorato della Provincia, 
del Monte dei Paschi e della Cassa di Risparmio, 
s' è più volte adunato per esaminare la situazione 
dell'Ente, perchè si raccolsero 527 mila lire alla 
sua costituzione, e 200 mila sono sta già spese. 
L' illustre Prof. Linaker, accademico della Crusca, 
ritiene si possano stringere accordi col Governo e 
ottener un sufficiente numero di compilatori che 
dovrebbero essere scelti fra insegnanti delle scuole 
medie. Auguriamoci che la quinta edizione del 
grande Vocabolario possa proseguire sollecitamente 
e coronare 1' opera dell' Accademia della Crusca, 
che ha sempre tenuto vivo il culto della nostra 
lingua e ne ha custodita la purezza. Negli stessi 
locali di Palazzo Riccardi vivono in perfetto accordo 
tanto 1' insigne Accademia quanto V Ente che pre- 
siede alla continuazione del Vocabolario. 

La prima mostra artistico - Artigiana 
dell'Unione dei Sordomuti Italiani. - Il sesto 
Convegno e la prima Mostra artistisco - italiana 
dell' Unione Sordomuti hanno avuto luogo a Ge- 
nova dal 19 al 22 settembre 1929. Il 19 settembre 
il Salone del R. Istituto Sordomuti era affollatis- 
simo : sordomuti, direttori, maestri, autorità. Parlò 
per primo il Presidente del Comitato Cav. Alfredo 
Mangoni, acclamando al Duce che aveva accordato 
il suo alto patronato: seguì il Presidente dell' U. 
S. I. Prof. Comm. Vanni, parlando dell' opera del- 



l' Unione e della solenne affermazione del Convegno 
e della Mostra. I 20 settembre nella Cappella del- 
Pjlstituto Sordomuti si svolse austeramente la fun- 
zione religiosa presente S. E. 1' Arcivescovo Mon- 
signor Minoretti e nel pomeriggio al Teatro Carlo 
Felice. Convegno e Mostra s' inaugurarono col l'in- 
tervento delle supreme Autorità civili e militari e 
gerarchie Fasciste. Innumerevoli gli stendardi e le 
bandiere delle Associazioni partecipanti. Parlava 
di nuovo il Cav. Mangoni lumeggiando efficace- 
mente P opera redentrice che 1' Unione compie e 
a cui egli ha dedicato la sua operosità mirabile, 
affermando il diritto del sordomuto alla propria 
indipendenza. Si è quindi commemorato il cente- 
nario di un grande apostolo : del padre Vittorio 
Ascarotti, padre amante ed amato dei sordomuti 
italiani che un secolo fa li circondava del suo 
amore elevandoli col suo metodo alle funzioni più 
normali. Il prof. Luzzatti con la sua magnifica 
orazione ha degnamente commemorato il padre 
Assarotti. Ha posto in luce 1' opera del governo 
fascista che ha esteso l' istruzione obbligatoria ai 
sordomuti. Ha quindi accennato ai metodi che oggi 
si seguono per 1' insegnamento che s' impartisce 
loro : ha messo in evidenza i resultati eccellenti 
che si ottengono. 11 sordo parlante può divenire 
oggi un ottimo operaio ed anche un ottimo artista, 
come apparisce dalla Mostra. Il prof. Luzzati fu 
salutato da vivi applausi. 

Dopo di che inauguravasi ufficialmente la Mo- 
stra artistico artigiana che occupava tre saloni. 
Pregevoli i lavori esposti di artisti, cioè pittori, 
ritrattisti quali il Conte Fami, il Traversi, Piero 
Leidi, Gino Montruccoli ; terrecotte, dipinti in 
seta, ritratti a penna e quadri diversi. In un' altra 
sala spiccavano lavori di ricamo, di cartonaggio, 
di plastica, d' intarsio, sculture in legno, ceramiche, 
arredi sacri. Numeroso pubblico ha visitato la 
Mostra stessa facendo acquisti. Vi fu infine la di- j 
stribuzione dei premi e del relativo diploma. 

Un grandioso ricevimento venne offerto a bor- 
do del transatlantico Roma : regnarono entusiasmo 
e ammirazione nell'animo dei silenziosi che ne 
riportarono un' impressione indimenticabile. 

Tutto ciò siamo lieti di riassumere dal Giornale \ 
del Sordomuto del nov. die. 1929. Giustamente il 
Ca.ffa.ro di Genova ha scritto che la Mostra è stata 
una chiara affermazione di normalissime facoltà 
comuni a tutti gli uomini ; e ci associamo al Gior- 
nale d' Italia che ha definito 1' opera dell' Unione 
opera di valorizzazione e di fede ; perciò bella, 
saggia e patriottica. 



21 — 



IL BOLLETTINO ESTERO. 



Idee, uomini e opere di cecità svolsero in Italia un movimento e un prò* 
grammo- alquanto diversi da quelli delle altre Nazioni e il loro carattere spe- 
cifico e originale ottenne un progresso effettivo che ci spinse di colpo avanti 
nello studio del problema tipologico. 

Tale constatazione si è rivelata in questi ultimi quattro anni, quando ohi 
promosse l'opera riformatrice di leggi e di Istituzioni che prosegue ormai coti 
costante regolarità, sentì che era bene conoscere come e quanto si operava al- 
l' Estero. Fu perciò creato a tale scopo il " Bollettino Estero „ e affidato alle 
cure dello scrivente. 

Iniziato nel Novembre 1925, fu redatto da prima solo in tre esemplari 
dattilografati, per la Federazione Nazionale delle Istituzioni prò Ciechi, per 
l'Unione Italiana Ciechi, per la Stamperia Nazionale Braille. Dopo un anno, 
presentando V iniziativa un reale interessamento di carattere generale, si pensò 
di allargare la pubblicazione in una tiratura maggiore di copie poligrafate per 
distribuirle a tutte le Istituzioni prò Ciechi. Quasi tutti gli Istituti e le Sezioni 
dell'Unione Italiana Ciechi, nonché il Ministero dell'Educazione Nazionale, 
accolsero con favore il " Bollettino „ che uscì ogni mese in quindici pagine 
poligrafate. 

Esso pubblicò notizie d'indole generale sulla Tiflologia estera, seguì il 
movimento intellettuale e sociale dei ciechi, le invenzioni tecniche, i sistemi 
didattici, gli esperimenti e i risultati in ogni campo dell' attività, del cieco e 
delle Istituzioni ; fece conoscere leggi e provvedimenti assistenziali, cronache di 
congressi, bibliografie, informazioni, notizie varie. 

Tutto questo materiale venne desunto da Riviste straniere in nero e in 
Braille. 

Inoltre si allacciarono anche corrispondenze con ciechi e Istituzioni. Con 
questo mezzo si ebbe una sorgente diretta più rapida e più viva degli avveni- 
menti esteri ed anche un controllo utile sulle reali condizioni dei ciechi, che 
dai periodici sono qualche volta idealizzate o riportate in modo incompleto e vago. 

La redazione del " Bollettino „ dalle lettere private e ufficiali e dalle Riviste 
raccoglieva un materiale sempre più ampio e interessante per cui si pensò di 
proporre un questionario sugli argomenti più specifici riguardanti lo studio e 
la soluzione del problema della cecità,. Ci pervennero risposte da Istituzioni, da 
Ciechi e da R. Ambasciate Italiane. 

In tal modo, notizie e informazioni, oltre a provvedere materiale al " Bol- 
lettino Estero „ servirono a costituire una base di fonti e di documenti sulle 
questioni generali e particolari della cecità. 

Così al Congresso Internazionale del 1921 ad Assisi si poterono presen- 
tare relazioni sui principali Stati, dando la possibilità ad uno sguardo e ad un 
rilievo comparativo fra le condizioni dei ciechi delle varie Nazioni. 

Per la finalità del nostro " Bollettino „ di allargare e intensificare i rap- 
porti coir Estero y si è cercato in quel convegno di stringere personale e cordiale 
conoscenza coi rappresentanti esteri ivi convenuti. 

Col Sig. J. J. Mounier di Ginevra, Segretario dell' u Association Inter- 
nazionale des étudiants aveugles „ si è prospettata la possibilità di un' azione 
internazionale più efficace per il bene di tutti i ciechi. 

Il Prof. Carlo Slrehl, Direttore dell' Istituto di cultura Superiore, Stam- 
peria e ufficio informativo di Marburgo-LaJian, offrì lo scambio delle opere 
edile dalla sua Stamperia, con quelle della Stamperia Nazionale Italiana. 

— 25 



Le Signorine Mary e Margaret Jameson di Londra, promisero di interes- 
sarsi per ottenere lo scambio delle opere edite dal National Institute e il pre- 
stito gratuito dei libri della National Library. 

Questi rappresentanti al Congresso di Assisi, in una comune idea di bene, 
prospettarono V utilità di aiuti internazionali ai ciechi studenti, specialmente di 
musica e di lingue estere. Aiuti che si progettava di ottenere sotto forma di 
scambio di allievi fra le varie Nazioni in modo da permettere loro un perfe- 
zionamento cui non perverrebbero mai nel proprio paese ; come pure sotto forma 
di assistenza ed ospitalità ad artisti e conferenzieri recantisi all'Estero per cori- 
certi e per propaganda. 

Ritornando air attività informativa del " Bollettino „ essa si è dimostrata 
sempre più interessante specialmente in questi ultimi tempi in cui il problema 
della cecità è entrato a far parte dello studio e delle leggi economiche, sociali 
e politiche. 

La veste editoriale del " Bollettino „ era in verità molto modesta e pos- 
siamo quasi dire fosse una pubblicazione in forma privata. 

Col Novembre 1929 il " Bollettino „ nelV antica forma e stato soppresso, 
ma da questo numero in poi è stato opportunamente incorporato in " Argo „, 
organo dell' Unione Italiana Ciechi, e s' inizia da questo numero la sua 
nuova vita. 

Possiamo poi anche dire, che la materia verrà a prendere una forma più 
sistematica e precisa di argomenti che maggiormente interesseranno per il loro 
carattere generale. 

In passato il " Bollettino Estero „ pubblicava notizie e trattazioni d' idee, 
di avvenimenti e anche curiosità Ufologiche contingenti e particolari a ciascuna 
Nazione desumendole solo da Riviste e corrispondenze. Ora, da quanto è venuto 
pubblicando nei suoi quattro anni di vita e dal materiale di fonti, di documenti 
e di opere raccolte, il " Bollettino Estero „ trarrà argomento e base per cercar 
di esporre in forma sintetica le varie parti e aspetti del problema, rilevando 
in quale misura, quale effettivo valore e reale attuazione abbia conseguito nelle 
altre Nazioni. La trattazione non sarà sempre completa ed esauriente, anzi per 
certi argomenti e nei riguardi di alcune Nazioni, sarà alquanto manchevole e 
deficiente, per le ovvie ragioni di sì fatta materia. 

La raccolta di notizie per alcuni Stati, non ha potuto compiersi, mentre 
per altri le Istituzioni Ufologiche sono in via di riforma o di trasformazione 
e, non si può conseguentemente avere una conoscenza sicura delle cose e delle 
risultanze di fatto. Inoltre in questi ultimi tempi la convocazione del Precon- 
gresso di Vienna e la preparazione del Congresso Internazionale hanno assor- 
bito Istituzioni e ciechi nella rassegna delle loro idee e opere, cosicché all'Estero 
son molto più intenti a raccogliere che a farci conoscere notizie e in formazioni. 

Comunque V esposizione delle questioni riguardanti la cecità alV Estero, pur 
nella sua imperfezione dovuta alle circostanze, può riuscire interessante, perchè 
uno sguardo sia pur sommario fuori d'Italia e una visione anche incompleta 
degli studi e degli avvenimenti esteri possono servire ad un utile quadro com- 
paralivo colle nostre idee e il nostro lavoro. 

Per ultimo le relazioni particolari sulle varie questioni tipologiche all'Estero 
potranno essere materia adatta per una trattazione più ampia e migliore e a 
quest' idea continuerà ad informarsi chi redige il u Bollettino Estero „ segui- 
tando a raccogliere notizie, documenti, opere, bibliografie, Riviste. Tutto questo 
materiale verrà sistematicamente diviso e ordinato secondo le speciali questioni 
generali e particolari al problema della cecità. 

Ernesto Soleri. 
26 ^ 



I CIECHI DI RUSSIA. 

Da una corrispondenza del signor Nicola Holov nell' « Esperanta Ligilo », 
rileviamo alcune notizie sulle passate e presenti condizioni dei ciechi in Russia. 

Sul principio del secolo XIX fu invitato in quel Paese il fondatore della 
pedagogia dei ciechi, Valentin Hauy, per attirare l'attenzione del pubblico di 
allora sul problema. Però tale iniziativa non portò grandi frutti e Valentin Hauy 
visse undici anni in Russia nella miseria. Quando egli chiese che fossero inviati 
quindici educandi nell'Istituto da lui fondato a Parigi nel 1807, i burocratici del- 
l'epoca di Alessandro 1° gli risposero che in Russia non esistevano ciechi. 

Ma col censimento del 1889, si rilevarono ufficialmente 189.872 persone senza 
vista, e questa cifra sembra ancor molto inferiore al vero. Il censimento del 1897 
diede 217.900 minorati visivi. 

Xel 1881 si organizzò il primo patronato privato per i ciechi. In trentatre 
anni di sua esistenza, il Patronato fondò 23 scuole per 992 alunni, 92 laboratori 
per 55 operai, 19 convitti e asili per 352 fanciulli, un orfanotrofio per 25 bam- 
bini ciechi e 22 ospedali oftalmici. 

Che cosa diede di pratico risultato il Patronato per i ciechi ? Nelle scuole essi 
imparavano il mestiere tradizionale del cieco : canestri e spazzole. Qualcuno impa- 
rava canti sacri. Ma al termine dell' insegnamento, ben pochi fra essi poteva uti- 
lizzare le misere cognizioni apprese; in massima rimanevano accattoni per sempre. 

Il giornale del Patronato « Ricreazione del cieco % in 25 anni di esistenza 
raggiunse il numero di soli 250 abbonati; ciò si dovette all'azione di benefiche 
patronesse, le quali però non potevano penetrare l'essenza fondamentale della 
vita del cieco. Questi nella Russia Ante-rivoluzionaria era trascurato dalla società, 
ed eccone una prova interessante e caratteristica: Luigi Braille inventò il suo 
apparecchio per scrittura rilevata l'anno 1829; in Russia il primo libro Braille 
apparve soltanto nel 1885, cioè oltre cinquant 7 anni dopo e unicamente per gli 
sforzi di un privato, il Sig. A. A. Adler. 

Quando poi i ciechi vollero provare a crearsi organizzazioni proprie senza 
l'aiuto dei Patronati, furono accusati di rivoluzionari come avvenne a Mosca e 
in altre città. Tali organizzazioni consistevano principalmente in orchestrine e in 
cori per Ristoranti di secondo e terzo grado ; ma ai ciechi non era permesso per- 
cepire più di quindici rubli il mese, tranne a quelli con famiglia i quali potevano 
percepirne fino a venticinque. 

Passando ora a considerare le attuali condizioni di vita, si calcola che nel- 
l'Unione dei Sovietti esistano 349.000 ciechi. Con la guerra mondiale il loro nu- 
mero aumentò grandemente e tuttora aumenta specialmente per casi di tracoma. 

Per riunire in una sola organizzazione i ciechi allo scopo di migliorarne la 
vita, nel 1923 sorse la Società Russa dei Ciechi « V. O. S. » detta generalmente 
« Vos » con seicento membri. 

Se i ciechi hanno potuto effettuare la costituzione della loro società, nella 
quale essi medesimi vengono ad essere i fattori delle proprie circostanze econo- 
miche, lo devono al Governo dei Sovietti, il quale ha uguagliato i ciechi ai vedenti 
nei diritti e nei privilegi, non solo teoricamente ma anche in pratica. Così oggi 
noi li vediamo non alla direzione della propria società soltanto, ma occupare posti 
negli Organi Governativi dei Sovietti di Mosca e d'altre città, poiché anche i 
ciechi ebbero parte, accanto ai vedenti, nella creazione della nuova vita russa. 

^ 27 



Oggi la « Yos » conta nelle sue file 15.000 membri, 100 sezioni, 29 scuole con 
1500 alunni. Escludiamo da questa cifra di alunni, il discreto numero di ciechi 
che frequentano le scuole coi vedenti, cosa abbastanza comune e che in avvenire 
diverrà obbligo, conforme il Decreto del Commissario del Popolo per l'istruzione 
popolare ; nelle scuole superiori e nelle facoltà operaie, già sono ammessi 45 privi 
di vista. 

La Società Russa dei ciechi ha novanta imprese di produzione dove lavorano 
due mila membri della Vos con un mensile che va dai 30 ai 200 rubli. La diffe- 
renza di introiti mensili deriva dal fatto che tuttora non si sono completamente 
abbandonate le lavorazioni tradizionali di spazzole e panieri che rendono ben poco. 
Oltre a ciò i pensionati ciechi che esercitano ancora un mestiere o una profes- 
sione, hanno diritto a guadagnare fino al raggiungimento della somma dell'ultimo 
salario percepito da veggenti, e non oltre. 

La produzione dei ciechi è varia, come vari sono i loro prodotti. Ci limite- 
remo a nominarne alcuni : fabbrica di presse metalliche a rilievo, lavorazione in 
legno, fabbrica di motori elettrici, scuola di meccanica, lavorazione di materassi 
e tappezzerie, maglieria a macchina e a mano, tessitura e altro. Essi fabbricano 
oggetti non solo pei vedenti, ma anche per i loro bisogni. Gli apparecchi per la 
scrittura Braille, ad esempio, che prima venivano importati dall' estero, i ciechi 
oggi se li costruiscono da sé e i consumatori affermano che la loro qualità non è 
affatto inferiore a quella delle altre Nazioni. 

I privi di vista poi non lavorano solamente in laboratori speciali, ma anche 
in stabilimenti industriali di grande importanza come P officina « Svoboda », l'of- 
ficina « G. T. E. » ed altre ancora. 

Conforme ad una decisione del Commissario del Popolo con decreto 13 Mag- 
gio 1929, fu dato alle Commissioni Popoli di Lavoro e al Consiglio Superiore 
P incarico di provvedere a migliorare le organizzazioni operaie dei ciechi. Ne seguì 
il decreto 30 Maggio 1929 col quale il Consiglio Superiore proponeva a tutte le 
fabbriche, officine, cooperative e simili imprese di lavoro, l'assunzione di ciechi 
nelP industria e P applicazione su più vasta scala della loro mano d'opera. Inoltre, 
secondo la direttiva del Commissario del Popolo, nel bilancio di ogni Sovietto 
regionale o locale, viene sopportata una spesa per le organizzazioni operaie e cul- 
turali dei ciechi. Ciò vien fatto por il tramite della « Vos » e delle Sezioni. Grazie 
al decreto del Commissario, il lavoro della Società riposa ora su solide basi pra- 
tiche. Pure al suddetto decreto si deve se i teatri ed altri luoghi di divertimento 
fruiscono dell'esenzione delle imposte governative e locali per tre giorni ogni anno 
quando cioè avviene la raccolta di fondi per la « Vos ». 

Se si riflette che al suo sorgere tale Società non aveva alcuna solida base 
legale, tranne il suo statuto ; che i suoi membri aumentarono in breve tempo da 
seicento a quindicimila ; e che ha introdotto nelle industrie più di duemila ciechi, 
è facile prevedere il largo sviluppo avvenire in ogni campo di azione. 

Un altro compito assunto dalla « Vos » è quello di diffondere metodi e rimedi 
per prevenire la cecità. In ciò l'Ente è sostenuto dal Commissario per P Igiene 
con l'obbligatorietà della vaccinazione, l'aumento del numero degli ambulatori 
nelle regioni minacciate dal tracoma, e con ordini speciali di prevenzione per i 
neonati. Quest'opera la Società svolge intensamente, specie nei piccoli centri dove 
esiste il più gran numero di minorati della vista (1). E. S. 



(1) Lasciamo naturalmente al collaboratore dell' Esperanto, Ligilo la responsabilità di queste informazioni, difficilmente 
controllabili. 

28 — 



U. I. 0. - ATTIVITÀ DELLA SEDE E DELLE SEZIONI 



Adunanza del Consiglio Nazionale. 

L' 8 Dicembre u. s. aveva luogo in Firenze, 
presso la Sede centrale dell' U. I. C, la riunione 
del Consiglio Nazionale del Sodalizio, presieduta 
dal Presidente Comm. Cap. Aurelio Nicolodi, pre- 
I senti i componenti la Giunta Esecutiva, Ten. Cav. 
Teobaldo Daffra, Prof.sa Anna Antonacci, Cap. 
Avv. Gian Emilio Canesi, Comm. Prof. Augusto 
Romagnoli, il Segretario Generale Cav. Pietro Pe- 
stelli, il Tesoriere Cav. Oreste Poggiolini e tutti 
i Presidenti e i Segretari sezionali. 

La riunione si svolse in due laboriose sedute : 
| in quella antimeridiana venne dato lettura della 
relazione morale della Giunta Esecutiva sulP eser- 
cizio 1928, delle relazioni sezionali e dei ragguagli 
1 dei rappresentanti dei ciechi presso le diverse 
istituzioni. 

Nella seduta pomeridiana fu discussa e appro- 
vata la relazione morale; si approvò il bilancio 
consuntivo 1928 e il preventivo 1930. 

Venne infine presa 1' importante deliberazione 
di tenere il quarto congresso dell'Unione Italiana 
Ciechi a Trento, in solenne attestazione di omaggio 
e di gratitudine al Comm. Cap. Aurelio Nicolodi, 
fondatore e Presidente del Sodalizio e capo del 
movimento di rinnovazione in favore della cecità. 
La discussione si svolse animata, sempre in 
tono di elevata cordialità e quasi tutti i Consi- 
glieri vi parteciparono. Ben volentieri ne daremmo 
un riassunto se non ce lo impedissero ragioni di 
spazio. 

A parte pubblichiamo la relazione morale e ci 
limitiamo ad aggiungere che i pochi vedenti che 
hanno assistito a questa riunione ne riportarono 
un' impressione veramente confortante, non priva 
di meraviglia. 

Nella sala dell' adunanza, sono circa quaranta 
persone che partecipano ai lavori del Consiglio ; 
fra esse non passa la divina comunicativa degli 
sguardi, ma neli' atteggiamento dei loro volti è 
manifesta e viva tutta la loro fede, la loro volontà 
di lavorare in concordia per conseguire un nobile 
fine. La discussione non ha mai un lontano sentore 
di ciò che suol dirsi accademia e si ha la sensa- 
zione che questa gente uscirà dalla seduta non 
tanto soddisfatta dalle belle parole pronunziate od 
ascoltate, quanto di poter tornare rinfrancata dal 
salutare contatto con gli emuli collaboratori a ri- 



prendere la diuturna fatica. Il Presidente dal suo 
tavolo, tenendo davanti a sé la macchina dattilografica 
Braille, prende appunti mentre i consiglieri par- 
lano e risponde poi a tutti, breve, chiaro, cordiale, 
signorile sempre. 

Un momento di particolare interesse si ebbe 
allorché fu presentata la proposta di tenere il 
4 Congresso del Sodalizio a Trento. Tale pro- 
posta, sostenuta dai membri della Giunta Esecutiva, 
era stata accolta con entusiasmo sotto l'aspetto di 
una manifestazione di gratitudine e di omaggio 
verso il Presidente, però la non esistenza di Isti- 
tuti per ciechi nella Regione Trentina e la parti- 
colare ubicazione di Trento, raffreddavano un poco 
il primo entusiasmo. Il Prof. Romagnoli, con la 
sua bella voce che si direbbe un eco della inalte- 
rabile bontà dell' animo suo, prese a parlare in 
questo senso : noi vogliamo manifestare i nostri 
sentimenti di riconoscenza al Presidente, ed il Con- 
gresso a Trento risponde ai nostii fini nel modo 
più perfetto. 

Di fronte a questo ogni altra considerazione 
deve essere abbandonata. Poi, questa proposta viene 
dai giovani e noi dobbiamo Seguire i giovani, 
perchè essi, con entusiasmo della loro fede, rie- 
scono a superare ogni difficoltà, e aggiungeva : io 
nel 1927 non ero favorevole a tenere il Congresso 
a Roma, temendo che non fossimo preparati a 
tanto, ma i giovani lo vollero, e il Congresso di 
Roma riuscì quanto di meglio si poteva sperare. 

Queste parole presero in pieno l'Assemblea e 
la proposta fu salutata da applausi unanimi. 

Propaganda. 

Negli ultimi mesi del 1929 e nel mese di Gen- 
naio 1930, alcune sezioni si sono in modo parti- 
colare interessate dell'opera di propaganda, compito 
che venne reso più facile da uno speciale incarico 
conferito dalla Sede Centrale dell'U. I. C. al Prof. 
Avv. Antonio Loffredo. 

Questo egregio compagno, che non ancora ven- 
tenne doveva interrompere gli studi per la soprav- 
venuta cecità, superata in capo a qualche tempo la 
crisi morale che sempre succede alla catastrofe, 
riprendeva pieno di fede e di coraggio la sua via. 
Laureato in filosofia ed in giurisprudenza, fu pro- 
fessore al Liceo di Aquila ed attualmente esercita 
l'avvocatura a Sora, dove è pure insegnante di 
materie giuridiche al R. Istituto Tecnico. 



— 29 



Per la sua cultura, per 1' energia dimostrata 
nelle vicende della vita, la scelta di Antonio Lof- 
fredo che possiede qualità oratorie di primissimo 
ordine, non poteva essere migliore per svolgere 
una propaganda efficace. 

A cura della sezione Lazio e Abruzzo. L'Avv. 
Loffredo parlò il 15 Novembre nel Teatro Gin- 
netti a Velletri e il giorno 28 a Viterbo nella 
Sala Regia del Palazzo Comunale. Sotto gli auspici 
della sezione della Lombardia Orientale il i° Di- 
cembre ebbe luogo una conferenza a Brescia e il 
4 a Mantova e per conto della Sezione della Lom- 
bardia Occidentale, l'Avv. Loffredo parlò all'Uni- 
versità Popolare di Milano e all'Università Popo- 
lare di Trieste, per interessamento della sezione 
Venezia Giulia. 

In queste manifestazioni 1' oratore, davanti a 
imponenti riunioni di pubblico, e quasi sempre alla 
presenza delle Autorità locali e di cospicue per- 
sonalità del mondo intellettuale, ha trattato ma- 
gistralmente del problema della cecità, esponendo 
la vasta opera di rinnovazione compiuta dal Go- 
verno Fascista, assecondato dall' Unione Italiana 
dei Ciechi, istituzione a base Nazionale che unisce 
in una fraternità di fede e di azione i ciechi di 
guerra con i ciechi civili. 

L'oratore ha suscitato dovunque le più vive 
simpatie alla causa della cecità destando ammira- 
zione e diciamo pure meraviglia per la perfetta 
intonazione delle sue conferenze con l'ambiente in 
cui esse si svolgevano. Riproduciamo ciò che scri- 
veva un autorevole quotidiano dopo la conferenza 
tenuta a Viterbo : 

« L'oratore ha voluto inoltre esprimere l'intima 
e commozione del suo animo nel trovarsi in una 
« città onusta di storia e di arte, e quanto egli, 
e con squisita forma e con profonda erudizione, ha 
« detto su questo raro patrimonio civico vorremmo 
« fosse conosciuto da tutti i cittadini. Ben pochi 
« davvero come il cieco Prof. Loffredo ne hanno 
« conoscenza e ciò ha veramente sorpreso quanti 
« hanno avuto la fortuna di ascoltarlo ». 

In tema di propaganda si è pure distinta la 
sezione Emiliana, che organizzò il 23 Novembre 
a Ferrara la conferenza tenuta dal Ten. Silvio Pit- 
teri cieco. L'affluenza del pubblico fu tale che circa 
400 persone rimasero fuori della sala e per esse 
fu ripetuta la proiezione del film « Il Soldato 
cieco », nel pomeriggio del 5 Dicembre. 

Pure nel mese di Novembre la infaticabile col- 
laboratrice Sig.na Luisa Cassia ha tenuto riuscitis- 
sime conferenze e lezioni a Rolo, a Novellara, a 
Pianello Piacentino ed in altre località. 

30 — 



Nella mattina del 5 Dicembre S. E. il Prefetto 
di Bologna, visitava la sede della sezione Emiliana 
Via Guerrazzi, 30, Bologna. Aprì la manifestazione 
il Commissario sezionale M.° Paolo Bentivoglio, il 
quale con un breve discorso, porse a S. E. il de- 
ferente saluto del Sodalizio e ne tratteggiò rias- 
suntivamente il programma di azione. S. E. con- 
traccambiò il saluto ed espresse il suo vivo com- 
piacimento per lo spettacolo di fervida operosità 
presentatogli. S. E. si interessò dei sistemi di edu- 
cazione ed istruzione per i ciechi, illustrati da) 
Prof. Fabbri, dei lavori manuali eseguiti da operai 
ciechi. Il Prof. Carlo Grimandi, noto e gentilis- 
simo compositore di musica, diede un saggio di 
improvvisazione squisitamente riuscito, ed il Prof. 
Giuseppe Tugnoli disse versi suoi di alto concetto 
patriottico ed umano e di eletta e ispirata forma. 
L'autorevolissimo rappresentante del Governo Na- 
zionale si compiacque di esprimere ripetutamente 
la sua soddisfazione ; parti ossequiato da tutti ì 
presenti, formulando i più vivi auspici ed assicu- 
rando il più caldo appoggio per 1' azione avvenire 
dell' Associazione. 

La sera precedente la sezione aveva ricevuto 
anche la visita amichevole di S. E. Bruno For- 
naciari, Direttore Generale della Sanità Pubblica, 
il quale, antico e fervido amico come egli è del 
movimento, si compiacque informarsi minutamente 
della sua azione ascensionale e di ripetere 1' assi- 
curazione della sua simpatia. 

La sera del 7 e. m. al Teatro del Corso in 
Bologna, presenti le principali autorità cittadine 
ed un pubblico foltissimo fra i quali si notavano 
numerose rappresentanze di sodalizi benefici, ha 
avuto luogo l'annunciato spettacolo d'arte organiz- 
zato dalla stabile Filodrammatica di Bologna, in^ 
onore di S. A. R. il Principe di Piemonte. 

La serata è stata caratterizzata da un soffio di 
entusiasmo. Lo spettacolo che è stato preceduto 
dall' esecuzione degli inni patriottici ascoltati in 
piedi dal pubblico e salutati da scroscianti ovazioni, 
si è aperto con una commossa orazione del cieco 
di guerra e decorato al valore Cap. Avv. Gian 
Emilio Canesi espressamente inviato dalla Presi- 
denza dell'Unione Italiana dei Ciechi, il quale, 
con infiammata parola ha espresso quello che siano 
la speranza, la fede e l' ardimento dei ciechi di 
guerra, veggenti gloriosi ed ha concluso con ap- 
passionata perorazione alla Patria riconquistata, 
alla dinastia Sabauda intorno alla quale oggi si 
stringe tutta la Nazione esultante, e al Duce invitto 
che la guida verso i suoi destini sempre maggiori. 
Gli attori della stabile Filodrammatica hanno 






quindi interpretato con intelligente affiatamento di 
bella commedia di Lorenzo Ruggì t II Cuore e il 
Mondo ». Lo spettacolo ha avuto termine con al- 
cune esecuzioni musicali del Circolo Mandolinistico 
Felsineo diretto dal M.° Bergonzoni. Infine al- 
l'Università Popolare di Bologna, il Commissario 
M.° Paolo Bentivoglio, ha parlato la sera del 30 
Gennaio, intrattenendo l'uditorio per oltre un'ora 
intorno ai principali argomenti del problema della 
cecità. Egli è stato seguito con la più grande at- 
tenzione e vivamente complimentato al termine 
del suo dire. 

Anche a Brescia, a cura della sezione della 
Lombardia Orientale, aveva luogo il 22 Dicembre 
un'altra ben riuscita manifestazione. 

Dopo brevi parole d'occasione pronunziate dal- 
l'Avv. Calabi, presidente di quella sezione, Santo 
Zubani declamò, acclamatissimo, alcune sue poesie 
dialettali Bresciane. Altro poeta dialettale, l'Avv. 
Luigi Medici, disse con eleganza alcune sue poesie 
in Milanese tolte da varie sue raccolte. Alle dizioni 
dei due poeti dialettali entrambi molto applauditi, 
aggiunse la sua nota sempre caratteristica il poeta 
Canossi. Superfluo è il dire con quanto interesse 
il Canossi venne ascoltato dal pubblico, special- 
mente nella lettura di una sua nuova composizione. 
La manifestazione terminò con l'esecuzione di uno 
scelto programma musicale. 

Devesi pure segnalare il ricevimento fatto dalla 
sezione della Lombardia Occidentale, nella sua sede 
di Via Mozart a Milano, al Sig. Prof. Charles 
B. Hayes, direttore dell' American Fondation for 
the blind, che soggiornando per poco tempo in 
Italia, desiderava conoscere quanto da noi si è 
fatto per l'assistenza dei ciechi. Il Prof. Hayes è 
stato ricevuto dal Prof. Norsa, Presidente della 
sezione, che gli ha rivolto un cordiale saluto, auspi- 
cando in questo campo di dolorosa umanità la col- 
laborazione dei due paesi. Il Prof. Haies ha illu- 
strato ciò che già venne fatto in America per la 
elevazione morale e materiale dei ciechi, specie 
per l'opera di una grande cieca: Miss Helen Keller. 
Dopo una rapida esposizione di quanto mercè l'in- 
teressamento del Governo Nazionale venne com- 
piuto in Italia, sono stati fatti voti perchè come 
in America, numerosi operai ciechi trovino occu- 
pazione anche in Italia nelle diverse industrie in- 
sieme ai vedenti. 

La simpatica riunione si chiuse con un rinfresco. 
Il Sig. Cesare Grassetti membro del Comitato d'ap- 
poggio, disimpegnò magistralmente le funzioni di 
interprete. 

Sono state inoltre costituite le rappresentanze 



Varese Cav. Luigi Censi - Albizzate Sig. Tilde la 
Cesana Faccini - Busto Arsizio Prof. Giovanni 
Mazzucchelli - Cerro Milanese Sig. Mulas Antonio 
- Cernobbio Sig.na Giulia Moro - Somma Lom- 
barda Sig. Aurora Casale - Chiavenna Del Curto 
Giulio - Pavia Giovanni Mazzoleni. 

Fra le tante pratiche di assistenza individuale 
svolte dalle sezioni e che troppo lungo sarebbe 
l'enumerare, merita un particolare rilievo la pra- 
tica condotta dalla sezione della Lombardia Orien- 
tale, che ha avuto il suo coronamento nel trasfe- 
rire lo studente Giuseppe Bulla dall'Istituto dei 
ciechi di Cremona, all'Istituto Civico della stessa 
città. Questo Istituto accoglie allievi vedenti, ed 
il Bulla trovasi perfettamente a posto in mezzo ai 
nuovi compagni; essi, pur considerandolo un loro 
camerata gli accordano tutta la loro benevolenza 
e lo aiutano a superare le difficoltà dello studio 
con letture. I superiori dell' Istituto, fra i quali 
dobbiamo ricordare il Direttore Prof. Ferrari, che 
ebbe fìao dall' inizio a bandire ogni preconcetto 
nei riguardi dei ciechi, si mostrano soddisfatti del 
nuovo alunno e si dichiarano lieti di avere aderito 
all' invito della sezione accogliendo il giovane 
cieco. Devesi pure ricordare la Presidenza del Co- 
mitato Orfani di Guerra, la quale si dimostrò pa- 
rimenti all'altezza della situazione provvedendo al 
completo pagamento della retta a favore del giovane 
Bulla. Mentre si esprimono i più sentiti ringra- 
ziamenti a tutte le benemerite persone che hanno 
cooperato al felice esito di questa pratica, si rileva 
l'importante affermazione di principio tradotta in 
pratica, quella cioè che i ciechi non hanno una 
psiche diversa da quella dei vedenti e che è un 
grande beneficio morale e materiale per chi non 
vede, mescolarsi nella vita il più possibile con 
coloro che vedono. Questo principio propugnato 
dall' Unione tanto nelle scuole dei ciechi, quanto 
nella loro utilizzazione nel campo del lavoro, è la 
grande leva che deve rinnovare tutto il vecchio 
sistema assistenziale dei ciechi. 



Bari, 24 Dicembre IQ2Q. 

Ieri per la prima volta il vessillo sezionale è 
uscito in gramaglie, seguito da numerosi' soci, per 
accompagnare all'ultima dimora la Signora Anna 
Strobiello consorte di S. E. Araldo di Crol- 
lalanza. 

La defunta signora fu madrina del nostro ves- 
sillo, quando nell'autunno del 1927, si svolse la 
cerimonia di rito. La virtuosa e caritatevole si- 



— 31 



gnora di Crollalanza, ha lasciato un profondo rim- 
pianto non solo in noi per quel gentile legame 
che la univa al Sodalizio, ma in tutta la cittadi- 
nanza che le ha tributato unanime e profondo 
omaggio di compianto. 

A S. E. di Crollalanza, buon amico della no- 
stra causa, giungano le più sentite e sincere con- 
doglianze della sezione Pugliese Calabra. 



Sezione Pugliese Calabra. 

Anche quest'anno in occasione di Natale, i soci 
di molte sottosezioni hanno ricevuto cospicui doni 
in danaro o in oggetti. Del dono di Natale per il 
vivo interessamento dei fiduciari, hanno goduto i 
soci più bisognosi di Bari, Taranto, Foggia e 
Andria. 

Ai soci di Bari sono state offerte L. 50 cia- 
scuno. Qui la cerimonia si è svolta nella massima 
semplicità, causa la morte della Signora Anna di 
Crollalanza, Madrina dei nostro vessillo, deceduta 
il giorno precedente, e della quale il Presidente 
parlò brevemente fra la commozione dei soci. 

A Taranto mercè il vivo interessamento della 
Fiduciaria Sig.na Godano, alla quale rivolgiamo 
un vivo plauso, i soci hanno ricevuta un'offerta di 
oltre ottanta lire ciascuno. 

I soci di Andria mercè l' interessamento della 
Segretaria Sig.na Perrone, hanno ricevuto un pacco 
di viveri e danaro. 

A Foggia mercè l' interessamento del reggente 
Dott. Mascia, coadiuvato dalla Cassiera Sig. a De 
Bono e la Presidente del Comitato, Sig. a Casale, 
i soci hanno ricevuto il dono in danaro. Ci augu- 
riamo per 1' avvenire, che anche gli altri fiduciari 
si adoperino per arrecare ai soci un qualche bene- 
ficio in tale occasione. 

Sezione Siciliana. 

Si procede alacremente nel lavoro di organiz- 
zazione di rappresentanze, le quali danno in com- 
plesso una prova confortantissima di entusiasmo 
per la causa e di fattività. 

La rappresentanza di Caltanissetta, presieduta 
dalla Baronessa Eugenia Giordano, autorevolmente 
appoggiata da S. E. il Prefetto Comm. Cacciola, 
conta già oltre 100 soci e dà i migliori affida- 
menti per un ulteriore sviluppo. 

Quella di Catania con a Presidente la Dr. Laura 
Baeri, ha svolto pure opera di propaganda e di 
assistenza efficacissima. La benemerita Signora, dato 
i molti e gravi impegni precedentemente assunti, 



ha lasciato il suo posto di Presidente, pur rima- 
nendo uno dei più preziosi elementi del Comitato. 
Venne sostituita dalla gentile Sig. a Elena Pennisi. 
Anche Siracusa ha dato ottimi risultati, grazie al- 
l' interessamento del rappresentante Avv. Comm. 
Salvatore Rispoli coadiuvato da S. E. il Prefetto 
Salerno ; ed a Trapani, la Sig. a Marianna Burga- 
rella, su proposta di S. E. il Prefetto ha sostituito 
il Cav. Pietro Scalabrino. Una nuova rappresen- 
tanza venne inaugurata a Enna affidando la Presi- 
denza al Barone Carlo Rosso di Cerami. 

A Palermo S. E. Di Marzo chiamato a Sotto- 
Segretario di Stato e al quale ci lega pur sempre 
la più ampia gratitudine, è succeduta S. E. la Prin- 
cipessa Giulia di Baucina la quale è promessa im- 
mancabile di fecondo lavoro. 

A tutte le rappresentanze che con tanto zelo 
hanno risposto al nostro appello, inviamo i nostri 
più fervidi ringraziamenti. 

Sezione Tosco-Umbra. 

Il nostro Comitato Femminile d' appoggio, or- 
ganizzò anche quest' anno un thè danzante nelle 
Sale dell' Hotel Excelsior (g. e.) che riuscì bril- 
lantissimo per intervento di numeroso pubblico 
elegante e notevoli autorità cittadine; l'incasso 
netto fu di lire 3000. 

Il giorno della Befana, dalla Presidente del 
Comitato Femminile Baronessa Maria Guillet, coa- 
diuvata dalle Patronesse Contessa Gatteschi e Donna 
Lina Taruffi, vennero offerti agli operai ciechi dei 
pacchi contenenti generi alimentari e dei fiaschi di 
vino, raccolti ed offerti dal Comitato. Pure ai fan- 
ciulli dell'Istituto V. E. II vennero distribuiti 
giocattoli e dolci ed in tale circostanza, venne da 
questi eseguito un Presepio vivente, destando l'am- 
mirazione dei presenti. 

La raccolta della cartaccia continua a dare 
sempre maggiori frutti e ne parleremo più amplia- 
mente in altro bollettino. 



Nastri rosa. - Ci è gradito comunicare ai 
nostri lettori ed amici che il giorno 8 gennaio de- 
corso, la casa dell'egregio Presidente dell'Unione 
Italiana Ciechi e Direttore di « Argo », Comm. 
Cap. Aurelio Nicolodi, è stata allietata dalla na- 
scita di un quarto grazioso maschietto cui venne 
imposto il nome di Marcello. 

« Argo » invia le più sentite felicitazioni al 
suo amato Direttore, alla gentile Signora e al pic- 
colo Marcello. 



32 — - 



DATI UFFICIALI SUL PRE-CONGRESSO DI VIENNA. 



La Presidenza del Pre-Congresso Internazionale della Cecità, temetesi a Vienna nel Luglio del IQJQ, 
ci ha trasmesso gentilmente copia del verbale di questo importante convegno. Non potendo riportarlo per 
intero per ragioni di spazio, ne diamo qui un sunto fedele, seduta per seduta. Le riunioni ebbero luogo 
nella Casa dei Commercianti ', posta nella Schowrzenbergplatz, n. 16. 

Domenica 14 Luglio, ore 10. 

Saluto e presentazione. - Elezione dell'Ufficio di Presidenza. - Assegnazione degli Interpreti. - 
Dell' organizzazione. 

Stati rappresentati: Austria, Belgio, Bulgaria, Francia, Germania, Inghilterra, Italia, Olanda, Ce- 
coslovacchia, Polonia, Rumania, Russia, Ungheria, Scozia, Svezia, Svizzera Francese, Stati Uniti Nord 
Americani. 

Il Dott. Strehl apre il Congresso e comunica, che, a causa di una laringite, egli non può pronun- 
ziare il discorso inaugurale e prega il direttore Altmann di farne la lettura. 

Pregiatissimi Signori e Signore ! 

Quale organizzatore di questo Pre-Congresso per incarico della « Association Internationale des 
Aveugles - Genève » riunitasi nel 1927 a Marburg Lahn, vi saluto e vi dò il più cordiale benvenuto. 
Più di cento delegati vedenti e ciechi sono convenuti nella capitale Austriaca dietro invito a firma del 
Dott. Tandler, membro del Consiglio Municipale e Professore Universitario, Vienna - del Prof. Jean 
Jacques Monnier, Ginevra - e mia, per discutere insieme intorno ai problemi Internazionali, tuttora 
insoluti: dell'istruzione, tutela e collocamento dei ciechi. Diciotto Nazioni sono oggi qui rappresentate 
senza contare l'Egitto, l'Argentina, la Danimarca, la Finlandia, la Grecia, la Norvegia e la Spagna, 
di cui è mancato il promesso intervento. 

Aggiunge che non ancora in tutti gli Stati si è affermato il principio della collaborazione fra as- 
sistenza statale, autonoma e privata e che manca in essi la compai tecipazione dei ciechi in questa 
opera di assistenza. Trae buoni auspici dal numero degli intervenuti al presente congresso e formula 
voti per P avvenire dei ciechi. 

Dichiara che il congresso dovrà rimanere estraneo ad ogni argomento di carattere politico, confes- 
sionale o puramente Nazionale. Il compito principale del pie-congresso è di esaminare il materiale, 
fissare dei punti che dovranno essere trattati internazionalmente, di procedere alla nomina di Presidenti 
di commissioni, i quali dovranno scegliersi i loro collaboratori fra le Delegazioni nazionali. I risultati 
del pre-congresso verranno poi pubblicati in tutte le lingue per essere noti a tutti gli interessati. Questi 
risultati formeranno il programma per il congresso vero e proprio che si riunirà a suo tempo. Parla 
dell' importanza storica di Vienna nel campo della cecità. 

Ricorda che Maria Teresa Von Paradis Viennese, spinse Valentin Hauy sul finire del secolo XVII 
a fondare un collegio per i ciechi. 

Giovanni Guglielmo Klein eresse nel 1804 il primo istituto per l'istruzione e l'educazione dei 
ciechi che oggi è l'Istituto nazionale per i ciechi « sul Prater » ; il quale, nel campo dell'istruzione 
dei ciechi è da considerarsi quale modello. 

Nel 1873 ebbe luogo qui il primo congresso degli insegnanti dei ciechi per iniziativa del Dot- 
tore Luigi Augusto Franici, fondatore dell'Istituto israelitico per i ciechi in Vienna; e questa fu per i 
ciechi di Europa un' iniziativa molto efficace. Ringrazia il Governo Austriaco, il Comune di Vienna e 
la Commissione permanente austriaca per il bene dei ciechi, per l' interessamento e 1' appoggio dato al 
pre-congresso. Ringrazia pure i due convocatori del pre-congresso Dr. Tandler e Prof. Monnier, assenti 
per ragioni indipendenti alla loro volontà. Ringrazia infine tutti gli intervenuti e le autorità, auguran- 
dosi che il pre-congresso arrechi buoni frutti a favore della cecità e dell'umanità. Presero quindi la 
parola i rappresentanti del Governo federale austriaco, dei Ministeri dell' istruzione e della previdenza 
sociale, del Municipio di Vienna, nonché Delegati di tutte le Nazioni intervenute, in rappresentanza 
degli insegnanti, istituti e sodalizi dei ciechi. Vennero ammesse per le discussioni le lingue ufficiali 
del congresso: Italiana, Inglese, Francese e Tedesca ed assegnati gli interpreti. L'esperanto benché 
ammesso non fu usato. 

A coadiutori del Presidente Dott. Strehl furono eletti i seguenti membri dell' Ufficio di presidenza. 

Germania. - Grasemann, direttore del e Blindenanstalt, soest », rappresentante del « Deutscher 
Blindenlehrerseerein ». 

Dott. Gubler Knibbe (Berlino), rappresentante del « Blindenverland ». 

Dott. Steimberg, libero docente (Breslavia). rappresentante del « Verein der blinden akademiker 
Deutschlands » C. V. Marburg Lahn. 

— 33 



Inghilterra. - Miss Garaway, rappresentante del « College of teachers for the blind », London 
Francia. - Prof. Blazy, rappresentante dell'* Institution Nationale des jeunes Aveugles », Paris. 
Italia. - Prof. Dott. Romagnoli, rappresentante dell' Unione Italiana dei Ciechi. 
Neutri. - Il Direttore Raverat, rappresentante dell'American Braille Press, Paris-New York. 
Austria. - Altmann, direttore del Blindeninstitut Hohe Warte, consulente per la cecità nella 
città di Vienna. 

Il Bibliotecario Satzenhofer, rappresentante dell' Osterreichischer Blindenverein », Wien. 
La seduta si chiude alle ore 14. 

Lunedì 15 Luglio, ore 8,30* 
ORDINE DEL GIORNO: 

1. - Igiene (Propaganda e prevenzione) ; 

2. - Psicologia ; 

3. - Educazione ed istruzione dei ciechi (scuola esterna e scuola interna); 

4. - Scrittura dei ciechi (stampa, biblioteche, musei, assistenza tecnica) ; 

Il Presidente dà la parola al Dott. Steinberg, il quale parla per chiarire ancora gli scopi del pre- 
congresso a nome del Dott. Strehl. Dice che dovrà discutersi soltanto se i temi indicati nell'ordine del 
giorno, dtbbano o no essere trattati in sede di collaborazione internazionale. L' approfondire i pro- 
blemi sarà compito delle commissioni. Il pre-congresso insedierà mercoledì i Presidenti delle commis- 
sioni degli esperti, ai quali i delegati dei singoli paesi dovranno rivolgere le loro proposte. 

Punto 1 dell'Ordine del giorno - Igiene : 

Si leggono le proposte scritte presentate all' ufficio di presidenza. 

Il Dott. Henry (Francia), consiglia di rimettere tutte le questioni sull' igiene dei ciechi alla Lega 
delle Nazioni. M. R. lrwin raccomanda una cooperazione, fra la Lega delie Nazioni, la Croce Rossa 
ed altre Istituzioni. 

Il Sig. Victorov (Russia), chiede che ai lavoratori ciechi sia data in tutte le commissioni il posto 
di preferenza. 

Si approva l'insediamento di una speciale commissione per l'igiene. 

Punto 2 dell'Ordine del giorno - Psicologia: 

Il Dott. Steimberg parla intorno all'opportunità di istituire una commissione per la psicologia. 

11 Dott, Halliday (Inghilterra) e il Prof. Romagnoli (Italia), sono contrari all' insediamento di una 
commissione per la psicologia dei ciechi giacché negano l'esistenza di una loro speciale psicologia. 

Il Dott. Kirpal (Cecoslovacchia), vorrebbe sottoporre questo argomento a un consesso di insegnanti 
dei ciechi. 

Il Prof. Henri desidera la riunione della psicologia, pedagogia e sociologia in una commisione sola. 

Il Dott. Steinberg ritira la sua proposta e suggerisce di affidare agli esperti la cura di trovare una 
speciale forma di collobarazione internazionale. 

L' istituzione di una commissione per la psicologia è respinta. 

Punto 3 dell' Ordine del giorno - Educazione ed istruzione dei ciechi : 

Si leggono le proposte scritte; parlano i Sigg. Dott. Grasemann e Dott. Kirpel sostenendo l'op- 
portunità di istituire una commissione per le questioni dell' istruzione ed educazione dei ciechi e per 
la pubblicazione dei libri in scrittura braille. 

Il Dott. Bick (Austria), raccomanda 1' istituzione di una biblioteca internazionale, lo scambio dei 
libri fra le uazioni e l'istituzione di giardini d'infanzia. 

Dott Grasemann, raccomanda pure lo scambio degli alunni. 

Mr. Mowatt (Inghilterra), rileva che il Consiglio di amministrazione dell' Istituto e la Direzione, 
accetterebbero volentieri ed in ogni tempo lo scambio degli scolari. 

È unanimemente accettata la formazione di parecchie commissioni per le discussioni sull'educazione 
e 1' istruzione dei deboli di vista. 

Punto 4 dell'Ordine del giorno - Scrittura per i ciechi (stampa, biblioteche, musei, 
assistenza tecnica) : 

Il Dott. Gubler Knibbe, ricorda V intesa raggiunta nelP ultima riunione di Parigi, in materia di 
annotazioni musicali e 1' urgenza di un accordo negli altri rami della scrittura braille. 
Il bibliotecario Dreyer (Germania), appoggia la proposta del Dott. Gubler Knibbe. 
Parlano il Prof. Hemy, il Dott. Gubler Kaibbe, il Prof. Romagnoli, il Dott. Mittestent Scheid. 

34 — 



Martedì 16 Luglio, ore 8,30. 

ORDINE DEL GIORNO : 

5. - Legislazione dei ciechi ; 

6. - Fonti di lavoro ; / 

7. - Statistica ; 

8. - Federazione Internazionale ; 

Il Dott. Raverat ripete che il pre-congresso deve discutere soltanto se i vari temi proposti deb- 
bono essere accettati per farne oggetto di uno studio da speciali commissioni. Propone che ogni Na- 
sone abbia il diritto di mandare il proprio delegato in ogni commissione. 

Il Dott Strehl raccomanda per mercoledì la scelta di un presidente e di un vice-presidente per 
igni commissione. 

3g$,, Il Dott. Nicolodi più volte e il Cav. Poggiolini una volta (Italia) si oppongono alla proposta Ra- 
verat, temendo che l'obbligo di mandare dei delegati dalle Nazioni, faccia ingrossare troppo le cora- 
nissioni. 

Il Dott. Nicolodi propone che ogni Nazione qui rappresentata, nomini il suo delegato e che questi 
iunendosi mercoledì scelgano il presidente ed il vice-presidente di ogni commissione, i quali alla loro 
irolta sceglieranno anche gli altri membri. 

Proposta 4. 

Il Prof. Henr}' appoggia la proposta Raverat. Il Sig. Fiten (Belgio), vorrebbe che i fiamminghi 
mandassero una rappresentanza in ogni commissione. La Sig. a Kausler (Germania), raccomanda esaurire 
l'ordine del giorno per poi procedere alla costituzione delle commissioni. 

Il Pretore a riposo Becker, ammonisce che la discussione non sia portata sul terreno politico, e 
propone che le commissioni debbano tener conto di quanto già venne elaborato intorno alla materia 
:he esse trattano. 

Il Direttore Reverat presenta tre proposte : 

1. - Ogni Nazione manda un rappresentante per ogni commissione e questi scelgono il loro 
presidente e vice-presidente (il proponente non è nominato). 

2. - I presidenti e vice-presidenti verranno nominati qui domani ed ogni Nazione acquista il 
diritto di mandare un rappresentante nella commissione (proposta Raverat). 

3. - I presidenti ed i vice-presidenti eletti qui domani avranno il diritto di scegliere essi stessi 
i loro collaboratori. Essi non sono tenuti ad alcuna decisione (proposta Strehl). 

Il Dott. Nicolodi ripete la sua proposta secondo la quale ogni Nazione rappresentata nomina il 
suo delegato e quei delegati si riuniscono per nominare i presidenti e vice-presidenti. 

Su proposta del Dott. Strehl si decide di rinviare la votazione sulle quattro proposte a mercoledì, 
come suggerito dal Rev. Griffith. 

Si dà lettura delle proposte scritte riguardanti il punto 5 dell'ordine del giorno : Legislazione. 

Il Dott. Lundberg (Svezia), propone 1' insediamento di una commissione speciale per il diritto di 
pensione ai ciechi. 

Il Dott. Foth (Germania), desidera una ripartizione della materia : Sostentamento, tutela e col- 
locamento. 

Si decidono tre commissioni per la legislazione. 

Punto 6 dell'Ordine del giorno - Fonti del lavoro : 

Si leggono le proposte scritte. 

Si decide per tale materia di frazionare le commissioni in diversi gruppi. 

Per il punto 7 dell'Ordine del giorno: Statistica - ed il punto 8: Federazione Intemazionale -si 
leggono le proposte pervenute, e si approvano rispettivamente due commissioni. 

Mercoledì 17 Luglio, ore 8,30. 

ORDINE DEL GIORNO : 

9. - Scelta dei presidenti per le commissioni ; 

io. — Luogo e data del prossimo congresso; 

11. — Istituzione di un ufficio permanente; 

12. — Compilazione del programma per il congresso vero e proprio. 

Il Dott. Strehl aprendo la seduta ringrazia il Borgomastro ed il Governatore generale della città 
federale di Vienna per lo splendido ricevimento del giorno precedente, e il Sig. Altmann, per la ot- 
tima preparazione del congresso. Invita i congressisti a prendere parte al banchetto del giorno stesso 
a Schonbrunn. 

Il Dott. Raverat per la Granbretagna, presenta la seguente proposta del Dott. Mowatt : invitare la 
Società delle Nazioni a patrocinare il futuro Congresso internazionale. 

Il Dott. Mowatt dice che è utile l' intervento dei Governi nel nostro Congresso internazionale e 

— 35 



che essi possono intervenire soltanto in seguito a invito di un Governo o della Società delle Nazioni. 

La proposta Mowatt è approvata. 

Il Dott. Raverat rileva che è stato proposto che il futuro Congresso internazionale, dietro invito 
del presidente Sloover e delle Istituzioni americane pro-ciechi, abbia luogo in America. 

Il Sig. Irwin spiega che il congresso che si vuol tenere in America vuole essere una riunione di 
esperti e di insegnanti dei ciechi di tutti i paesi, sotto la direzione di un Comitato internazionale e 
che disporrà di fondi per facilitare 1' intervento a coloro che si trovano in paesi lontani. Esso però 
non intende sostituire il vero congresso ma preparare per questo relazioni e studi di largo interesse. 

Questo congresso americano dovrebbe comprendere anche una visita alle istituzioni. La proposta 
Irwin è approvata con applausi. 

Il Dott. Raverat propone di erigere un monumento a Luigi Braille più importante di quello che 
trovasi a Coupvray e che tutte le istituzioni dei ciechi facciano una sottoscrizione in tutto il mondo, 
rivolgendosi al Dott. Raverat ovvero al Dott. Strehl Marburg. 

Si procede alla nomina dei rappresentanti per ogni Nazione aventi diritto a voto : 

America, Mr. Irvwin. — Bulgaria, Assente — Germania, Dott. Gubbler Knibbe. — Inghilterra, 
Mr. Mowatt. — Belgio, Sig. Frans Fiten. — Francia, Prof. Blazy. — Olanda, Dott. Belzer. — Italia, 
Dott. Nicolodi. — Austria, Bibliotecario Satzentufer. — Polonia, Direttore Mencel. — Rumania, Di- 
rettore Halarowici. — Russia, Assente. — Svezia, Direttore Lundberg. — Svizzera Francese e Te- 
desca, Dir. Staub. — Cecoslovacchia, Assente. — Ungheria, Assente. 

Il Presidente Strehl constata la presenza dei rappresentanti di 12 Nazioni con diritto al voto, e 
rileva che il punto io dell'ordine del giorno porta l'elezione dei presidenti delle Commissioni e che è 
da decidere se i rappresentanti delle Nazioni presenti hanno da nominare solo i Presidenti ed i vice 
presidenti delle commissioni da insediare, o se possono nominare e scegliere anche gli altri membri. 
Si rileggono a tale proposito le proposte precedentemente presentate dal Sig. Raverat e quella del 
Comm. Nicolodi, la quale ultima si riassume in questi termini: i presidenti delle commissioni che 
verranno insediate dal pre-congresso a scopo di studiare le questioni presentate, dovranno essere scelti 
da una commissione composta da un delegato per ciascun** delle Nazioni rappresentate al pre-congresso. 
Quindi il presidente stesso sceglierà per la propria commissione tanti membri quanti crederà opportuno, 
tenendo presenti per tale scelta le proposte delle singole delegazioni. In ogni caso rimane stabilito che 
ad ogni commissione prende parte un solo delegato di uno stato. A presidente delle commissioni, pos- 
sono anche essere prescelte persone che non hanno partecipato al pre-congresso. La votazione sulle 4 
proposte messe contemporaneamente ai voti, dà il seguente resultato : proposta 1 voti 2, proposta 2 
voti 1, proposta 3 voti 2, proposta 4 voti 7. 

La proposta Italiana è accettata. 

Viene altresì approvata la proposta del Sig. Satzenhofer, che il luogo e la data del congresso ven- 
gano stabiliti dai presidenti e vice presidenti delle commissioni, d'accordo col comitato esecutivo. 

SEDUTA POMERIDIANA DEI DELEGATI DELLE 
12 NAZIONI RAPPRESENTATE 

Viene stabilito di nominare 20 commissioni di esperti. 

Su proposta delle delegazioni sono designati i presidenti e i vice presidenti di queste commissioni. 

Seduta plenaria ore 17 

Si comunica il numero delle commissioni stabilite e i presidenti e i vice presidenti designati per 
ciascuna commissione. 

Sul punto 2° dell'ordine del giorno il Presidente Strehl, propone di accettare per sede del comi- 
tato organizzatore del congresso 1' Istituto di Marburgo, il quale è già molto avviato nelle relazioni 
con l'estero. La proposta è accettata. 

Il presidente Strehl espone il metodo di lavoro che dovrà essere seguito dalle commissioni di 
esperti. Viene costituito l'ufficio di organizzazione, che dovrà collaborare con la presidenza, residente a 
Marburgo, chiamandovi a far parte i seguenti signori : Sig Altmann, Direttore dell' Istituto dei ciechi 
di Vienna (Austria) « C. F. Mowatt, Direttore Istituto Nazionale dei ciechi Londra (Inghilterra) Dottor 
Nicolodi Direttore Istituto Nazionale ciechi Firenze (Italia,). Geo. L. Raverat Direttore dell' American 
Braille Press Parigi (Neutro). Il Sindaco Dott. Strehl, direttore dell' Istituto di studi per ciechi Mar- 
burgo Lahn (Germania), Presidente. Il Docente Universitario Prof P. Villey Caen (Francia). Inoltre : 
un rappresentante residente nella città scelta definitivamente per il congresso. 

Il Direttore Grasemann, propone che la compilazione del programma del futuro congresso potrà 
esser fatta dall'ufficio di organizzazione d'accordo con la presidenza centrale. 

Dopo alcune proposte di secondaria importanza, il Dr. Strehl chiude il pre-congresso ringraziando 
gli intervenuti per la loro efficace collaborazione. Ringrazia le autorità e particolarmente tutti coloro 
che lo coadiuvarono nel condurre a termine il non facile lavoro richiesto da questo Primo Convegno 
Internazionale della Cecità. 

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Anno II. - N. 2 APRILE-GIUGNO 1930 - Vili 



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Sede Centrale: EIRENZE (115) - Via Kobbia, 38 a 
Direttore: AURELIO N1COLODI 

COLLABORATORI : Pietro Pestelli - Alfredo Poggiolini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salvaneschi - Teobaldo Daffra 
Ernesto Soleri - Achille Norsa - Paolo Bentivoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' U. 1. 0.) 

La Rivista è inviata in oroaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C. ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 



SEZIONI DELL' U. I. C. : Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia: 
Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio e Abruzzi: Via Quattro Fontane, 147 - Roma — 
Liguria: Via Edmondo De Amicis, 6 - Genova — Lombardia Occidentale: Via Mozart, 4 - 
Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — Marche: Castel Guelfo 
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Udine — Vknezia Tridentina: S. Polo, 2179 -Venezia. 



sommario : 

Chiarire fino in fondo - o. p pag. 1 

Delcroix al Duce » 3 

Le onoranze a Virgilio . » 4 

11 materiale geografico per i ciechi alla Mostra dell' XI Congresso Geografico Italiano. » 5 

La Cattedrale senza Dio - Aldo Bianchi » 8 

La difesa della Repubblica Fiorentina - a. p » 9 

« Argo » e le altre Riviste » 12 

Errore O verità - Teobaldo Daffra » 13 

Piccola Posta "...... » 15 

La missione del Papato » 16 

La Maschera di ferro , . . . » 17 

Il provvido lavoro di Milano per i ciechi di guerra . » 19 

Un trattato pratico di oculistica » 20 

Note e Commenti » 21 

Il Bollettino estero - Il lavoro e (' impiego dei ciechi coi vedenti - E. S. . » 26 

U. I. C. Attività della Sede e delle Sezioni » 30 

Notizie varie » 35 

La Cassa dì Risparmio di Milano » 36 






ANNO 11. - N. 2 APRILE-GIUGNO 1930 - Vili C/C POSTALE 






ARGO 

- RIVISTA TRIMESTRALE - 

PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
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v' 



V 



OHIAEIEE FINO IN FONDO 



< Noi siamo certi che il tempo ci renderà giustizia e aspettiamo con tran- 
quilla coscienza. Noi non dobbiamo temer nulla, nemmeno il tanto minacciato 
isolamento, anche perchè, quando si ha un' idea nuova con sé, quando si stringe 
nel pugno la possibilità dell'avvenire, quando si rappresenta un'anticipazione 
della storia, non si può non essere un poco soli. Il destino dei forti è di non 
essere subito riconosciuti e di essere avversati a lungo, di lottare prima con 
l' incomprensione e poi col sospetto : questo è il nostro destino e non bisogna 
dolersene. 

« Noi abbiamo la fortuna di essere tutti uniti in una fede e sotto un co- 
mando : questa è la nostra forza, questa la nostra sicurezza. Noi non chiediamo 
nulla che non sia giusto; noi non invidiamo né minacciamo nessuno; noi siamo 
pronti a dare in sincerità la nostra amicizia. Possa la nostra voce essere udita 
e meditata da quelli che sentono la responsabilità di una discordia che sarebbe 
contro la storia. 

« La Francia deve guardare a noi con altro cuore, e vedrà che tutto ci 
unisce e solo un' ombra ci divide : noi speriamo ancora, ma nulla temiamo, e, 
quando tutto sarà stato vano, resteremo soli con Roma ». 

Queste sono le sagge e solenni parole con le quali Carlo Delcroix, la figura 
più eletta e rappresentativa dei mutilati italiani, chiuse il formidabile discorso 
pronunciato alla Camera 1' 8 di maggio di quest' anno. 

Delcroix nei suoi discorsi politici non adotta lo stile lirico dei suoi discorsi 
alle folle, ma l'impeto della sua parola serrata mette al servizio di idee chiare, 
limpide, rettilinee, senza nebulosità, involuzioni o sottintesi. 

In quel discorso 1* incresciosa posizione in cui ci troviamo di fronte alla 
Francia, dalla fine della guerra in poi, è tracciata con la più spregiudicata 
franchezza. « In qualunque direzione ci muoviamo essa ci mette innanzi delle 
difficoltà, ci suscita intorno il sospetto e vien fatto di chiedere perchè siamo 
trattati da nemici, mentre ci siamo scambiati i morti e siamo giunti insieme 
alla vittoria. La Francia ha avuto tutto dalla vittoria e noi nulla; noi che pur 
siamo stati la sua provvidenza, perchè nessun oblìo e nessuna menzogna po- 

-r 1 



tranno distruggere il fatto che senza la nostra neutralità, non avrebbe potuto 
fermarsi e contrattaccare alla Marna; ma si vede che con i grandi servigi si 
acquistano le grandi inimicizie ». 

Nella laboriosa conferenza tenutasi a Londra e che si è chiusa con un 
accordo di limitazione degli armamenti navali fra l'Inghilterra, gli Stati Uniti 
e il Giappone, fino all'ultima ora i nostri vicini cercarono di isolarci con un 
patto che ci escludesse, ma non vi riuscirono. « Così ci fu assicurata sul ter- 
reno politico quella parità che ci era stata ostinatamente negata dalla Francia. 
E siamo tornati da Londra con la nostra amicizia verso l' Inghilterra rinsal- 
data, mentre è aumentata la simpatia Americana verso di noi. Inoltre è apparsa 
aumentata la nostra statura di Nazione, soprattutto per la serietà e 1' equità 
delle nostre proposte, le sole capaci di dare risultati concreti ». 

Ma perchè la Francia ci ha negato a Londra quella parità negli armamenti 
navali che ci aveva accordato otto anni fa a Washington ? Fu detto chiara- 
mente : perchè sono mutati il nostro spirito e i nostri ordinamenti. « Dunque, 
commenta a ragione Carlo Delcroix, dunque si sarebbe ceduto agli uomini che 
ci fecero strappare la vittoria di mano a Versaglia, a quelli che facevano atto 
di rinuncia nel segreto delle logge. Se il Fascismo avesse avuto bisogno di un 
titolo di nobiltà lo avrebbe con questa constatazione della profonda differenza 
tra l'Italia d'oggi e quella del passato ». 

La Francia, che ha stretto alleanza col paese vicino a noi palesemente 
ostile e lo rifornisce di armi e di denaro, si allarma perchè navi tedesche sono 
ricevute nei nostri porti, dimenticando la visita delle navi francesi a Sebenico 
che fa pretesto di odio contro di noi. Ammonisce l'on. Delcroix: 

« Noi accogliamo simpaticamente le navi tedesche perchè nulla ci vieta di 
stringere la mano a chi fu nostro avversario, se nemmeno il sangue fece com- 
prendere due popoli che si dicono nati dalla stessa cuna e avviati allo stesso 
destino ; ma noi non pensiamo ad alleanze contro nessuno, anche perchè non 
crediamo ai matrimoni fatti per dispetto, visto che non sempre riescono quelli 
di amore ». E prosegue : 

« In Francia qualcuno ci mette in guardia e ci invita a considerare il pe- 
ricolo di una nostra discordia per il vantaggio che ne potrebbe venire ai terzi; 
ma noi possiamo girare questo invito non vedendo perchè solo noi dovremmo 
avere questa preoccupazione e potremmo aggiungere che il Brennero é una 
porta chiusa, mentre il Reno è una strada aperta, nò si potrebbe all' ultimo 
momento risuscitare un'amicizia che si fosse troppo disprezzata ». 

Chi ha orecchi intenda, è il caso di dire. 

Nella magistrale ed obiettiva esposizione sulla nostra politica estera, fatta 
il giorno seguente, il Ministro Grandi, esecutore intelligente e fedele delle sa- 
pienti direttive di Mussolini, ha annunciato che le trattative con la nostra vicina 
continueranno, e ha dichiarato che l'Italia è pronta fin d'ora a riprenderle, 
rifiutandosi egli di pensare che sia impossibile il raggiungimento di un accordo 
navale definitivo. L'Italia non deve preoccuparsi dell'isolamento, come se ne 
preoccupano le piccole nazioni, che si isolano volontariamente dai grandi pro- 

2 ^ 



iblemi internazionali, ma nello stesso tempo temono l' isolamento stesso, per la 
consapevolezza e il timore di non sapere difendersi da sé. Non è stato forse 
l'isolamento una delle leggi fondamentali cui si sono ispirati, proprio nei mo 
menti più difficili della storia, i due più grandi popoli viventi, l'inglese e 
l'americano? Non è stato l'isolamento, ossia il carattere autonomo della sua 
politica, il segreto della fortuna millenaria del piccolo ma fortissimo Piemonte? 

- « L'Italia - sono parole testuali del nostro Ministro degli Esteri - Na- 
zione posta come asse che divide e unisce l'Europa occidentale e l'Europa 
orientale, ha un compito d'equilibrio assegnatole dal destino. La storia d'ieri 
insegna che questo compito è stato necessario, è stato prezioso, ma lo sarà 
ancora più per le sorti future di Europa. 

« I popoli che hanno contato, che contano e che conteranno - egli ha con- 
cluso - sono i popoli che raramente si entusiasmano, che non si scoraggiano 
mai. Sono i popoli che hanno poche grandi idee, servite da due semplici virtù : 
1' ostinazione e la pazienza. 

« Ostinati. Pazienti. Ecco la legge che ci ha insegnato Mussolini ». 

E il Duce nei fìerissimi discorsi alle moltitudini di Livorno, di Firenze, di 
Milano, con l'entrata in Firenze alla testa delle forze armate che aveva pas- 
sato in rivista, ha tenuto a far sapere che l' Italia non si culla né si addor- 
menta nelle illusioni pacifiste, da cui era stata quasi narcotizzata alla fine dello 
scorso secolo. Subisce spesso la guerra chi ha paura della guerra; ma l'Italia 
oggi intende prepararsi fortemente agli eventi, senza lasciarsene sorprendere : 
«L'Italia fascista potentemente armata porrà la sua semplice alternativa: o 
l'amicizia preziosa o la ostilità durissima». 

A questa virile diplomazia fatta alla luce del sole all' estero non si era 
abituati. « Fiero stil novo » che ci deriva dalla esperienza dell' ultima guerra. 

o. p. 



DELCROIX RL DUCE 

" Duce : anche voi avete la vostra ubbidienza che è la più dura, 
perchè dovete rispondere a tutti e a nessuno. 

" Perchè più non vi appartenete, perchè siete il servo della vostra 
missione e la vittima del vostro destino. 

" La vostra obbedienza si chiama responsabilità 

" Votarsi e spesso immolarsi ad una vittoria che non sempre potranno 
vedere: questo è il destino dei capi, e non basta seguirli, bisogna amarli. 
II popolo vi segue, vi ama, per questo : egli sa che voi siete superbo per 
lui. Ma che siete umile dinanzi a lui : perchè appena salito al potere, 
appena giunto a Roma, vi vide in un giorno piovoso cadere in ginocchio 
sulla scalea del monumento dove il suo figlio giace, che ha perduto anche 
il nome per non separarsi dalla vittoria ». 

— 3 



LE OKORAKZE A YIEGILIO 



L'Italia fascista ricorda con devozione e con ammirazione insieme il grande 
poeta latino nella ricorrenza bimillenaria della nascita di Ini: lo celebrano in tutti 
1 paesi civili, perchè dov r e è culto di poesia, dove è luce di civiltà, l'opera di 
Virgilio rifulge. Vivente, fu onorato quale vate cospicuo della grandezza di Roma. 
Se ne commentarono subito le opere; se ne introdusse la lettura nelle scuole; e 
sulle Bucoliche, sulle Georgiche e sulP Eneide si educarono le generazioni successive. 
Da Virgilio si ricavarono regole di grammatica, precetti di retorica, canoni di 
metrica. Il medioevo lo trasformò in taumaturgo: si giudicò che le sue opere 
contenessero filosofìa, astronomia, matematica, magìa, ogni dottrina occulta e pa- 
lese. I cristiani vollero ravvisare nella quarta egloga il vaticinio del Messia e 
della nuova religione. L' Alighieri si proclamò suo discepolo. Il nostro Manzoni, 
che non ebbe troppe simpatie per Dante, giudicava che Virgilio e Shakespeare 
erano i più grandi poeti di fama universale. 

E non è, Virgilio, un poeta originale, spontaneo, creatore; è un poeta dotto 
che pur sentendo l'influsso di Teocrito e di Omero, elabora un'opera poetica che 
reca uno spirito suo proprio, e un'aura di mestizia che penetra in tutti i suoi 
carmi e infonde loro una gentilezza ineffabile, e ne ha costituito meritamente la 
fortuna. Nelle Egloghe vibra il sentimento di gratitudine verso Ottaviano: lo rin- 
grazia, ne invoca ancora la protezione paga il debito di riconoscenza ad amici, 
espone l'origine del mondo, secondo Epicuro. Ohe cosa ne costituisce il t'ascino? 
la grazia, la malinconia, la dolcezza del verso, il ritmo delicato, un'armonia che 
rimane impressa nell'animo. 

Nelle Georgiche sopra tutto splende il genio di lui, nato agricoltore e rimasto 
devoto alla terra. Il poema è dedicato a Mecenate che lo invitò a cantare un ar- 
gomento che rispondesse allo spirito del tempo; che dimostrasse agli italiani che 
l'agricoltura era l'unica vera ricchezza nazionale; che i contadini, specie i minuti 
possidenti avevano nella terra la fonte del loro benessere e della loro salute; 
che i loro strumenti agricoli, la loro vita; i loro miti, il loro sentimento religioso 
erano degni di esser cantati; che al sole deve esser rivolta l'attenzione di cbi ara 
il terreno per cogliere i presagi del tempo, poiché dall'alto giunge l'annunzio di 
prodigi che avverranno fra i mortali. Non avvenne forse così quando Cesare fu 
ucciso? Gli alberi hanno vita, hanno sensitività; hanno quasi un'anima, e Virgilio 
li osserva, li descrive, ne enumera le varie specie; esamina la natura dei terreni ; 
elogia la primavera, canta con tutto il suo entusiasmo la feracità delle terre ita- 
liane, in versi che fra noi ogni persona appena colta, ricorda. In mezzo a questa 
vita agreste crebbero gli antichi Sabini ; così senza dubbio crebbe la forte Etruria : 

et rerum facta est pulcherrima Roma. 

E passa a descrivere il bestiame con grande vigore di stile e d' immagini da 
ammirare sopra tutto nella rappresentazione del cavallo e nelle corse di questi 
generosi animali; tinche il poeta tratta delle api, dei loro costumi, del loro ordi- 
namento civile, del loro istinto meraviglioso e delle loro malattie. Tutto ciò è 
ben noto : non lo ignorano neppure gli scolari delle scuole ; ma a noi piace ricor- 
dare il contenuto per porre in rilievo che Virgilio ci narra il dramma della na- 
tura e delle sue insidie contro il lavoro dell'uomo. 

E un dramma umano è V Eneide in cui insieme con l'esaltazione della gente 
Giulia e di Augusto, Eoma risplende nell'epico canto da principio alla tìne, e se 
i caratteri dei personaggi mancano di spiccata individualità, la grandezza poetica 
di lui, più che nella potenza di passioni e di sentimento, più che nell'impeto 
dell' ispirazione, consiste nella bellezza dei particolari e degli episodi più noti, a 
cominciare da quello di Didone, e nella eccellenza della forma. 

È il poema epico della nostra stirpe divulgato, mercè la fama e l'arte del 
Vate latino, da un capo all'altro della terra. 

4 — 



ILltATERIALEGEOGRAFIOO PERI 01 ECHI ALLA MOSTRA 
DELL' XL° CONGRESSO GEOGRAFICO ITALIANO. 



Nei giorni dal 22 aprile al 2 maggio u. s. rimase aperta a Napoli, in una 
delle sale del Maschio Angioino, la mostra della produzione geografica, in occa- 
sione dell' XI Congresso geografico italiano, molto bene organizzato sotto la 
presidenza del prof. Carmelo Colamonico dell' Università di Napoli. 

La Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi, aveva già presentato, 
fino dal 1927 a Milano, in occasione del X° Congresso, i primi saggi del mate- 




riale geografico per i ciechi, preparato sotto gii auspici del Ministero dell'Edu- 
cazione Nazionale. S. E. il Generale Porro, presidente di quel Congresso, nel 
partecipare il compiacimento suo e di tutti i congressisti, aveva aggiunto queste 
lusinghiere parole : 

« L'Atlante dei ciechi e il plastico dei ciechi esposti alla Mostra della Pro- 
duzione Geografica, non furono soltanto grandemente ammirati dal pubblico, 
ma ebbero la maggiore approvazione degli studiosi e dei pedagogisti ». 

Nel triennio dal 1927 al 1930 la stessa Federazione ha proseguito alacre- 
mente il suo lavoro, sempre validamente appoggiata dal Governo Fascista; ed 
è stata in condizioni di esporre alla Mostra dell' XI Congresso tutta la colle- 

— 5 



zione dei plastici, completa per ciò che riguarda l' Italia ; l'Atlante, anch' esso 
completato con un secondo volume riguardante le varie regioni d' Italia e le 
arterie ferroviarie ; nonché dei plastici topografici atti a dare un' idea della 
viabilità e degli ostacoli, e modelli di materiale didattico speciale per l' inse- 
gnamento dei giovani ciechi. 

Negli anni successivi si eseguiranno i plastici dei vari continenti e degli 
Stati in cui è divisa 1' Europa. 




L' esecuzione dei plastici è affidata alla ditta cav. Nicola Rossi di Milano, 
che si è degnamente affermata per 1' originalità e la precisione del suo lavoro, 
sia in Italia che all'estero. L'Atlante e le carte mute vengono preparate dalla 
Stamperia Nazionale Braille di Firenze. 

Deve notarsi che questo materiale viene fornito gratuitamente agli Istituti 
dei ciechi in tutta Italia con fondi che il Ministero della Educazione Nazionale 



e> — 



mette a disposizione della R. Scuola di Metodo per gli educatori dei ciechi, 
creata a Roma e diretta dal prof. Augusto Romagnoli. 

Il materiale geografico per i ciechi figurava nella mostra di Napoli accanto 
al reparto importantissimo del Touring Club Italiano, e il Presidente del Touring, 
prof. Bognetti, fu tra i primi ad esaminarla e a manifestare tutto il suo com- 
piacimento. 

S. E. Di Marzio, Sottosegretario di Stato per V Educazione Nazionale, S. E. 
il Generale Vacchelli, direttore dell'Istituto Geografico Militare, il Duca di Bo- 
vino, Podestà di Napoli, misero la loro firma sul secondo volume dell'Atlante, 
manifestando la loro soddisfazione all' autore, Oreste Poggiolini, segretario della 
Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi, che era stato l'organizzatore 
del reparto occupato dalla stessa Federazione. 

Un colto americano, il prof. Walter L. Bullak, volle far seguire alla sua 
firma queste testuali parole : « testimonio della sua profonda ammirazione per 
quel che si fa oggi in Italia per i ciechi e per tutti ». 

Molta riconoscenza per la riuscita della mostra devesi all'egregio Prof. Fran- 
cesco Forcellini, un colto e operoso sacerdote, che ne curò per incarico del Co- 
mitato del Congresso la organizzazione, e non vi risparmiò tempo né fatica. 

Tutti gli espositori, fra cui oltre il Touring erano l'Istituto Idrografico Ita- 
liano, l' Istituto Geografico Militare, il Ministero delle Colonie, e gli editori Pa- 
ravia, Val lardi, De Agostini, Arti Grafiche di Bergamo e varie altre ditte mi- 
nori, devono moltissimo allo zelo infaticabile del prof. Forcellini. 

La prima delle fotoincisioni inserite in questo articolo comprende il com- 
plesso di tutto il reparto in cui era raggruppato il materiale per i ciechi. 

Nella seconda è riprodotto il piccolo cieco Stefano Vermiglio, intelligentissimo 
alunno dell'Istituto Principe di Napoli, nell'atto di osservare con le sue dita 
sensìbili uno dei plastici della viabilità in campagna. 

Il Regio Provveditore agli Studi per la Campania, Comm. Finzi, opportu- 
namente ordinò che la mostra geografica fosse visitata dalle principali scuole 
secondarie; e così moltissimi giovani poterono apprezzare questo materiale, 
insieme con tutto 1' altro interessantissimo che vi figurava. 



Potete far felice un bambino cieco s 

coll'abbonarlo a Gennariello, il giornalino quindicinale in Braille, il 
quale è per i ragazzi ciechi come una finestra aperta sul mondo e 
che è stato chiamato dal Prof. Augusto Romagnoli : " l'ala palpitante 
sul cielo delle nostre scuole „. 

Inviare L. 25 all' indirizzo sottosegnato, dove si tengono sempre 
aggiornati gli elenchi di tutti i bambini ciechi d' Italia abilitati alla 
lettura : 

Cav. Oreste Poggiolini - Segretario della Federazione Nazionale 
delle Istituzioni prò ciechi - Piazza d'Azeglio, 12 - Firenze (122). 

— 7 



LA CATTEDKALE SENZA DIO 



Quando G. A. Borghese scrisse un' acuta critica dell' ultimo romanzo di Nino Salvaneschi, II fiore 
della notte, ormai famoso, perchè tradotto in varie lingue e arrivato da noi alla terza edizione, e a una 
diffusione di parecchie migliaia di copie, e si chiedeva se la formula etica scelta dallo scrittore era defi- 
nitiva o se indicava un passaggio spirituale, indovinava forse che fra Budda e Gesù, Nino Salvaneschi 
in un nuovo libro avrebbe chiaiamente indicata la sua via. Il libro è venuto ed è stato accolto da un 
grande fervore di pubblico e di critica. Si tratta della Cattedrale senza Dio. 

Diciamo brevemente del nuovo romanzo che afferma Nino Salvaneschi tra gli scrittori più rappre- 
sentativi di un pensiero e di una etica, degni di lode e di ammirazione. 

La Cattedrale senza Dio - Casa Editrice Corbaccio — Lire 12 — è uno di quei romanzi che non si 
possono riassumere, tanto vasta ne è la trama, tanto profonda ne è la radice E bene ha detto il Tassoni 
Estense, dedicando al romanzo dello scrittore cieco due colonne dell' Avvenire d' Italia, 1' autorevole 

foglio cattolico di Bologna : e L' intreccio del romanzo è vasto come un mondo ed è una bella opera 

d' arte ». 

Il romanzo è scritto d' impeto, di pieno getto, con un lirismo che coloro che conoscono Nino 
Salvaneschi come conferenziere sanno è nel suo temperamento. Ma il libro deve essere stato profonda- 
mente meditato e lungamente sofferto. Segna per il suo autore la tappa estrema del *uo cammino spi- 
rituale. Da Sirènide il romanzo dell' isola di Capri, a questa Cattedrale senza Dio, quale passo nel 
cammino di questo scrittore, che il pubblico ha imparato ad amare a poco a poco dal Breviario della 
felicità al Fiore della notte ! Ma tra questo romanzo che è così profondo per quanto riguarda il problema 
della cecità come sofferenza specifica e come esperienza personale, e la Cattedrale senza Dio, vi è un 
nesso ideale, poiché nella Cattedrale senza Dio Nino Salvaneschi ci dà una ragione, e quella cristiana \ 
delle sofferenze e delle tribolazioni. Certo l'autore è arrivato a questo punto della sua vita di scrittore 
e di mistico, solo attraverso il dolore della propria prova della sua cecità, cantata diremmo nel Breviario 
e studiata nel Fiore della notte con sicura e calma analisi. Ma qui, nella Cattedrale senza Dio, così 
profonda di fede, così ben piantata nel mezzo della nostra società scettica, leggera e tormentata, così 
in piedi con i suoi simboli, le sue liturgie e le sue verità, così sonora di preghiere, di canti e di desi- 
dera, Nino Salvaneschi ci trasporta di gradino in gradino verso una etica cristiana e una spiegazione 
di dogmi più basilari della religione, come la ragione della sofferenza e la comunione dei santi. 

Bisogna leggere questo libro. Coloro che credono e coloro che non credono e soprattuto quelli che 
sono uncinati dai dubbi, assaliti dalle domande le più diverse sulle ragioni della nostra fede, troveranno 
in queste pagine un meraviglioso Credo, detto in una maniera precisa e accesa. 

Nino Salvaneschi arriva alla fede, dalle vie della teosofia e dello spiritualismo. Non è il primo e 
non sarà nemmeno 1' ultimo. Ma è giunto alla compressione delle verità cristiane essenzialmente attra- 
verso la sua prova. Bisogna leggere, ad esempio, il primo capitolo del Secondo tempo, dove l' autore 
con grande maestria e con un senso di poesia e una conoscenza di diversi problemi dell' anima, pone 
di fronte al lettore la sua Cattedrale^ nata in terra di sommosse e di rivolte, con le sue sette torri 
simboliche, con le sue verità e i suoi dogmi, ritta in mezzo ai crepuscoli dei dubbi odierni come un 
faro magnifico. Basterebbe un capitolo come questo per dar la fama ad uno scrittore. Il romanzo che 
ha una struttura musicale, voluta dal suo autore, anche nella sua divisione, Preludio, Primo tempo, se- 
condo tempo e Finale, pone di fronte Dio e Satana, le forze del Bene e del Male, gli uomini asserviti 
dal denaro, schiavi della lussuria, avidi di ogni bene materiale e tracciata la figura magistrale di una 
creatura di eccezione, molto simile alla mistica tedesca Anna Caterina Emmerich, nel Secondo tempo 
sviluppa, musicalmente diremmo, i motivi tracciati nel Primo tempo, e allora i simboli e le passioni 
acquistano valore e verità e appaiono quello che intimamente sono nella lotta eterna tra il Bene e il 
Male, sinché, dopo un susseguirsi di pagine calde, vibranti e piene di interesse drammatico, nel Finale, 
sinfonia che ha acquistato il suo créscendo, il lettore preso dalla passione e dalla convinzione dello 
scrittore, assiste al trionfo del Bene e mormora con lui, chiudendo il bel libro, che dovrebbe entrare 
in ogni biblioteca di italiano: < Venga il regno tuo, Signore ». 

Un libro dunque di primissimo ordine che marca una tappa di arrivo. Un libro da far leggere 
e da far conoscere a tutti quelli che ncn credono o credono male, a quelli che non voglion soffrire o 
soffrono male, a tutti quelli che lavorano con speranza di un migliore avvenire della nostra umanità. 

ALDO BIANCHI. 

I nostri amici dovrebbero leggere le opere del nostro collaboratore e compagno cieco, Nino Salvaneschi: 
77 Breviario della felicità — Pensieri — L. 6. — . 

II fiore della notte - (3 edizione) - Il romanzo della cecità - L. 12. — . 

La cattedrale senza Dio - Il romanzo che 1' autore ha dedicato alle anime provate da inquietudini, 
sofferenze e tribolazioni. - L, 12. — . 

Sirènide - Il romanzo dell'isola di Capri - L. 12. — . 

In tutte le librerie o presso 1' Editore e Corbaccio » - Via Principe Umberto, io - Milano. 

8 — 



LA DIFESA DELLA REPUBBLICA FIORENTINA. 



La caduta della Repubblica fiorentina nel 1530 è sotto l'aspetto militare e 
nazionale il fatto più luminoso che riluce in un periodo oscurato da lotte in cui 
italiani combattono contro italiani, in cui gli Stati della Penisola cadono sotto 
il dominio straniero, mentre per opera del genio italico risplendono arti, scienze 
e lettere. Argomento storico che il Guerrazzi e il D'Azeglio trattarono nel secolo 
scorso per ragioni politiche nei loro celebri romanzi e sul quale si hanno pub- 
blicazioni innumerevoli. 

Aldo Valori (1) ha avuto l'ottima idea di esaminare e di narrare in modo 
vivo e interessante il tragico avvenimento con salda preparazione, con alta 
competenza e con acume di storico provetto, senza spirito di demagogia né en- 
fasi retorica e senza ingombro di erudizione. Premette come sorse il Comune 
fiorentino, come si sviluppò e come si giunse alla signoria Medicea, favorita dal 
popolo minuto contro 1' oligarchia della Eepubblica, le condizioni di questa dopo 
la venuta di Carlo Vili e dopo 1' accendersi delle guerre fra Carlo V e Fran- 
cesco I. Sono messe obiettivamente in luce le cause che impedirono allora l'uni- 
ficazione d'Italia, mentre all'Occidente di Europa si costituivano le monarchie 
nazionali assolute. Ogni stato italiano sentiva fortemente la propria personalità 
e gli odii regionali ci dividevano. Perchè cadde lo stato fiorentino ? per la volontà 
di Clemente VII, papa mediceo, che vedendo per la seconda volta cacciati i 
Medici da Firenze nel 1527, dimentico degli orrori del sacco di Roma, si ricon- 
ciliava con Carlo V, purché in Firenze ritornasse la sua famiglia quale padrona 
del territorio della Repubblica, trasformata in principato. 

Riviviamo in mezzo ai personaggi del dramma : ecco Carlo V, imperatore 
e re, nella sua freddezza calcolatrice, nella sua politica fortunata, non generosa 
né di grandi linee; ecco Francesco I nella sua sensualità, nella sua bassezza 
morale, ma vigoroso, audace, d'impeto bellicoso ; ecco Clemente VII, figlio spurio 
di Giuliano de' Medici. Lo irritavano i motteggi dei fiorentini contro di lui, e 
anche questo, insieme con 1' ambizione e 1' amore dei suoi, contribuì al suo odio 
contro i repubblicani che gli erano avversi. Ecco 1' eroica figura eli Francesco 
Ferrucci, non popolano ma di famiglia nobile datasi alla mercatura. Il Valori 
ce lo ritrae nelle vicende della sua vita, nelle sue modeste mansioni esercitate 
nella giovinezza, quindi scelto Commissario della Repubblica quando in età ma- 
tura si rivela capitano valoroso e audace, pronto al sacrificio di sé pur di obbe- 
dire alla Patria. 

Ecco V odiosa figura di Fabrizio Maramaldo, nobile napoletano, condottiero 
mercenario al servizio di Carlo V : capitano ferocissimo, mai sazio di sangue 
alla testa di masnadieri degni di lui, eppure ammirato in quel tempo anche 
dalla virtuosa Vittoria Colonna, temuto, rispettato, amico di scrittori e di artisti. 
E nello sfondo del quadro altre due figure: Filiberto, principe d'Orange luogo- 



(1) Aldo Valori. - La difesa della Repubblica -fiorentina. - Firenze, Vallecchi, 1929. 

— 9 



tenente dell' esercito imperiale in Italia: accarezzava il sogno di divenire signore 
di Firenze, sogno troncato dalla morte di lui a Gavinana. L' altra è la figura 
più enigmatica dell'assedio: Malatesta Baglioni, il traditore che sapeva di in- 
terpretare il desiderio di una parte non indifferente del popolo fiorentino. 

Erano forse assurde, irragionevoli le speranze dei fiorentini ? Era proprio 
una pazzia la loro? No: questa è la parte più importante del volume, perchè 
vi si dimostra eh • la differenza nelle forze militari non contava. Se gli impe- 
riali disponevano di 30 mila uomini di diverse nazionalità, cioè di un esercito 
raccogliticcio, Firenze disponeva di un esercito di oltre 15 mila soldati, fra cui 
un nucleo di milizie cittadine costituite per V iniziativa del grande Segretario 
Fiorentino; elementi cioè più compatti, più omogenei; e aveva capitani valo- 
rosi, eroici come Jacopo Bichi e Francesco Ferrucci. Impero e Papato erano due 
nomi decorativi piuttosto che forze travolgenti. Carlo V non aveva di che pa- 
gare non diciamo i suoi soldati, ma neppure i suoi funzionari ; Clemente VII 
era un pontefice umiliato, atterrito, che dovè sborsare tutte le somme occorrenti 
a condurre a termine l'impresa liberticida. La vittoria fiorentina sarebbe indub- 
biamente avvenuta, se il Baglioni, comandante supremo, non avesse tradito per 
ottenere dal Papa la sua Perugia : tradì, ma non fu esaudito ; rimase anch'egli 
ingannato, come meritava. La vittoria, rincalza il Valori, si sarebbe ottenuta 
se il contado non fosse rimasto indifferente e ostile, perchè non amava la Re- 
pubblica ; e se questa avesse potuto concentrare i pieni poteri in un personaggio 
di fiducia generale. Se non che la costituzione democratica non lo permetteva; 
quindi il valore militare fu sopraffatto dall' intrigo politico e dal tradimento. 
Si aggiunga che le due potenze alleate su cui Firenze confidava, non manten- 
nero la promessa : la Francia si limitò a inviare un manipolo di valorosi, ma 
fece pace con Carlo V ; Venezia non inviò nulla, perchè s' inchinò anch' essa 
alla Spagna trionfante. 

Peggio ancora : si avviarono ufficialmente e reiteratamente trattative col 
Pontefice, irremovibile nelle sue esigenze di famiglia, nella sua ambizione e nel 
rancore contro i nemici suoi : trattative che sfumarono. Ambasciatori e governo 
ne uscirono screditati, né si ebbe 1' energia, subodorato il tradimento, di sbaraz- 
zarsi a tempo del traditore e di affidare la carica al Ferruccio, che 1' avrebbe 
meritata. 

Tragico dunque l'isolamento della Repubblica e meravigliosa la resistenza 
fino all'ultimo, nonostante gli errori, il tradimento, la fame e la peste. L'ultima 
fase dell' assedio è la più drammatica, e mercè le nozioni di carattere militare 
che 1' autore premette con sintesi chiarissima per informarci della tattica del 
tempo e dell' ordinamento degli eserciti e della qualità delle armi, seguiamo il 
Ferruccio che rioccupa Volterra, costringe il Maramaldo a ripiegare fra scherni 
e dileggi. Assunto il comando dell'esercito della campagna, l'eroe fiorentino, 
obbedendo agli ordini ricevuti, considerato ormai come V amico salvatore della 
Repubblica, volge da Pisa a Pistoia per rompere il cerchio che stringe la Patria. 
Ila scarse for/e, tre mila fanti appena, ma risoluti come il loro duce, che ferito, 
sofferente, esclama: Andiamo a morire! Gl'imperiali, sicuri alle spalle perchè 

10 — 



sanno che il traditore Malatesta non li assalirà, lo inseguono come belve siti- 
bonde : il Principe d' Orange, che vi lascerà la vita, Alessandro Vitelli, che di- 
spone di forze italiane e spagnole e Fabrizio Maramaldo, assetato di odio e di 
vendetta. 

Il 3 agosto 1530 la battaglia di Gavinana è 1' epilogo glorioso della grande 
lotta: il Ferruccio che disdegna arrendersi, combatte fino agli estremi. Le ul- 
time parole di lui, rivolte al Maramaldo, che vilmente lo trafigge : Tu uccidi 
un uomo morto ! suonano esecrazione ai capitano marcenario. Malatesta Baglioni 
trionfa e con lui il partito della resa : la Signoria che voleva ancora resistere 
è sopraffatta dai fautori di Casa Medici. Clemente VII ha raggiunto lo scopo. 
Si prepara la tirannide del duca Alessandro. Cominciano le condanne a morte, 
le vendette, le confische. Michelangelo Buonarroti, glorioso difensore anch'esso 
della Repubblica, si salvava a stento nel campanile di S. Nicolò e lo salvava 
un umile sagrestano. 

Questo splendido studio di Aldo Valori, che colloca nella sua vera luce il 
grandioso evento della resistenza fiorentina, epopea che non ha riscontro nella 
storia di nessun' altra città italiana e straniera di quel tempo, merita la più 
ampia, la più larga diffusione : onora l'Autore e la Casa Editrice Vallecchi. 
Attrae con 1' efficacia della narrazione drammatica ; ci trasporta nella piena 
realtà storica e umana del secolo XVI ; ci fa rivivere tra gli errori e le virtù 
dei nostri padri. 

a. p. 



Nella solennizzazione del quarto centenario dell'assedio di Firenze, con pen- 
siero geniale, si è voluto riportare alla luce, coi costumi del 1500 il vecchio 
gioco del calcio, di lontanissime origini, e eh' era in auge nella Firenze antica ; 
gioco che nello scorso secolo ci era ritornato dall' estero, con alcune modifica- 
zioni, sotto il nome snobistico di Jootball. 

Il 17 febbraio del 1530, mentre le truppe assedianti erano schierate al sud 
di Firenze nei colli dalla parte di S. Miniato, i fiorentini per sfidare il nemico 
eseguirono in Piazza Santa Croce una gran partita di calcio, gioco prediletto 
della cittadinanza, e al quale prendevano parte tutti i giovani delle migliori 
famiglie. Si giocava da due schiere di 27 per parte con grande impeto e vio- 
lenza, e l' impeto del gioco portava talvolta a rottura di gambe e di costole. 
Per bravata, in quell'occasione, era stata messa una compagnia di trombettieri 
ed altri suonatori sul tetto della Chiesa, ben vista dal nemico, che si provò a 
bombardarli con un colpo di colubrina, senza riuscirvi. 

Orbene il 4 maggio di quest'anno un corteo con i ricchi e vivaci costumi del- 
l'epoca, così in contrasto coi nostri abiti uniformi e spesso tetri, sboccò in piazza 
della Signoria, apprestata per il rinnovarsi del gioco. Una folla enorme, plau- 
dente gremiva i palchi costrutti torno torno alla piazza. 

Il corteo era preceduto dai fanti del Comune, dai trombetti, dai mazzieri 

— 11 



e dai valletti, accompagnanti il gonfalone col suo magnifico giglio rosso ; se- 
guivano a distanza i fanti di palazzo. 

Solo, incedente con passo solenne, era l'Araldo della Signoria: venivano 
dopo di lui il maestro di campo, i capitani delle due squadre, gli alfieri, i giu- 
dici di campo, i giocatori bianchi, i giocatori verdi ; e poi ancora le milizie, coi 
musici, trombetti e tamburi, le lancie spezzate a cavallo, e le rappresentanze 
armate dei vari quartieri della città. Le maggiori cariche erano rappresentate 
da giovani della nobiltà fiorentine, delle case dei Peruzzi de' Medici, Uguccioni, 
Guicciardini, Antinori, de' Pazzi, Medici-Tornaquinci, Corsini, Capponi, Torri- 
giani e Cavalcanti. 

Durante la benedizione dei giocatori., avvenuta nella chiesa dei Santi Apo- 
stoli, la campana del Palazzo della Signoria aveva sonato a distesa, fino all'en- 
trata del corteo sulla piazza. 

L'effetto fu sti aordinario. La partita, durata un'ora esatta, venne giocata 
dalle due squadre col più vivace accanimento. Vinsero i verdi, rappresentanti 
la città a destra dell'Arno, e rimasero perciò soccombenti i bianchi rappresen- 
tanti l'oltr'Arno. Al ritorno del corteo i primi avevano la bandiera spiegata, 
mentre gli altri l'avevano malinconicamente abbassata e ripiegata. Firenze è 
stata lieta della rievocazione, che fu stabilito di ripetere nel giorno di San Gio- 
vanni, patrono di Firenze, e negli anni successivi. 

Non soltanto i fiorentini vi presero passione e interesse, ma anche gli stra- 
nieri che nella stagione di primavera si trovano a Firenze assai numerosi. 

La nostra stirpe, ricca di queste tradizioni, ha il dovere di mantenerle vive. 
Esse ci ricordano i tempi in cui il nostro genio s' imponeva al mondo, nono- 
stante la nostra debolezza politica e le nostre divisioni, che ci procurarono tanti 
dolori e tante umiliazioni. 



« AKGO » E LE ALTRE RIVISTE. 

La Rassegna Femminile Italiana di Milano ha pubblicato sotto il titolo « Argo » un articolo di 
Franco Alfonso Spinelli, assai lusinghiero per la nostra Rivista. Notiamo queste frasi che riferendosi 
al nostro titolo dimostrano che siamo stati perfettamente compresi : 

« Chi non vede vuol vedere e sa di vedere. Ed agli scettici, agli uomini della compassione che 
non sanno ridurne l'umanità altro che agli aggettivi d'una inutile pietà, i ciechi, forti per una scono- 
s;iuta loro grandezza d'animo, grandezza che non possono capire le piccole menti di chi intende come 
beneficenza ogni opera di redenzione sociale, questi ciechi, quasi irridendo, dicono un nome : Argo. 

« E dove può sembrare un paradosso c'è un grandioso programma. Dove dovrebbe essere dell' amara 
ironia v' è della sicurezza meravigliosa ». 

Ringraziamo l'autore dello scritto e la Direzione della Rassegna. 



Minerva del 30 aprile ha largamente riassunto l'interessante articolo di Nino Salvaneschi, dal titolo : 
11 diritto all' illusione. 

Del Salvaneschi abbiamo altri scritti non meno interessanti che pubblicheremo nei prossimi numeri. 

12 — 



ERRORE O VERITÀ? 



Questo articolo dovrebbe essere attentamente letto e meditato da certi vecchi benefattori ed educa- 
tori di ciechi, i quali spesso in buonafede e forse con V illusione generosa di alleviare delle scottanti 
sventure umane, avevano finito di sovrapporsi ai ciechi da loro educati e beneficati, così da limitare in 
loro slanci e aspirazioni e da fabbricare spesso, come dice il nostro buon Pestelli, dei « ciechi inciechiti » 
- vale a dire ciechi degli occhi e ciechi dello spirito, pusillanimi della vita e incapaci a comprenderla e 
a viverla degnamente. 

Anche oggi ci sentiamo dire da questi ammalati di incomprensione cronica : - Ma che può fare 
un cieco ? E negano che gli Istituti dei ciechi possano essere diretti e guidati da ciechi, mentre Augusto 
EomagnoU, Aurelio Nicolodi, Teobaldo Daffra, Alberto Costa, la sig.na Anna Antonucci, e il decano 
Maurizio Falqui, che si trovano oggi a capo degli istituti dei ciechi più attivi e modernizzati, li smen- 
tiscono ogni giorno con l'opera fervida e alacre. 

Ricordo che avevo ancora le bende insanguinate e l'anima ferita dal dolore 
di essere stato allontanato dalla grande guerra, quando, strappata violentemente 
all'oculista pietoso la verità sui miei occhi irrimediabilmente spenti, volli uscire 
dall'ospedale per affrontare ancora la vita. Dopo la sentenza inesorabile mi 
sentii sprofondare in un abisso ; il mio cuore urlò di disperazione e di sgomento 
nelle tenebre che mi circondavano, ma dopo qualche giorno la tempesta si placò, 
la ribellione del mio spirito cedette innanzi ad un nuovo coraggio e ad una 
nuova speranza, mentre la profonda fede in Dio mi aiutava nella prova. Sentii 
quindi un bisogno prepotente di agire, di risorgere e di vivere la stessa vita di 
prima, in mezzo alla società come vedente fra i vedenti, dimenticando di essere 
cieco ; e in questa rinascita ebbi vicino e fraterno l'amico Nicolodi, forte aneli 'egli 
e deciso a vincere la sorte e le tenebre. 

Cercai dunque di affrontare il buio con forza serena e mi lanciai subito nel 
turbine febbrile delle lotte politiche; per l'affermazione della santità della nostra 
guerra prima e della salvezza della Patria dopo. 

E trovai nelle Associazioni, nelP organizzare e dirigere iniziative utili, l'atti- 
vità adatta al mio temperamento che mi incanalava nel torrente della vita di 
tutti, desideroso di lotte, pacificato e sereno se potevo vincere qualche buona 
battaglia. 

Non volli conoscere limitazioni e isolarmi nelle barriere del buio, ma, asse- 
tato di mantenere vivo in me il ricordo della luce e dei colori, di afferrare e 
formare nella mia mente nuove cognizioni, volli vedere con gli occhi dello spi- 
rito. Ed è stata per me una necessità e un godimento sentirmi descrivere non 
solo il mondo che mi circondava, ma le opere d' arte, i bei paesaggi, le linee 
e i colori e le forme quando il tatto non bastava o non serviva a crearmi la 
realtà delle cose. 

E ho assistito a giuochi sportivi, ho visitato esposizioni, musei e gallerie, 
ho frequentato i teatri e anche i cinematografi e suggestionato forse dall'am- 
biente, ho visto con chiarezza ciò che una voce mi descriveva. 

Ho voluto dunque continuare la stessa vita di prima e ho trovato così la 
serenità e ho sentito man mano scomparire dal mio animo ogni sentimento, 



non dico di rancore che sarebbe stato ingiustificato, ma di amarezza per il 
contrasto che la mia cecità creava con la vita di vedente. 

Con tale preparazione spirituale e morale io ho accettato la direzione del- 
l' Istituto Vittorio Emanuele II e, forte della mia esperienza personale, ho vo- 
luto subito dare all'educazione del fanciullo cieco, quell'impronta di attività, 
di vigore e di serena accettazione della sventura, che aveva ridata a me la 
forza e mi aveva fatto sentire ancora la bellezza della vita. 

E per raggiungere questo fine, io cerco di temprare fin da piccoli lo spi- 
rito dei miei alunni alla rinuncia, certo dolorosa, della luce e di ogni visione, 
rinuncia che dovranno affrontare poi spesso se vorranno vivere come i vedenti. 

Desidero perciò che essi si mescolino e prendano parte alla vita comune, 
assistano anche a conferenze con proiezioni, cosa questa che è stata da taluni 
criticata come una mancanza di pietà o incomprensione. Invece io posso assi- 
curare che gli alunni ritraggono da queste conferenze un benefìcio più grande 
di quello che si crede, perchè la parola del conferenziere suscita nella loro 
mente la visione dei quadri e delle bellezze che egli descrive. Il loro mondo si 
popola così di immagini, si arricchisce di nuove cognizioni e nella loro mente 
assetata di conoscenza sorgono tante domande e interrogativi che vengono chia- 
riti e soddisfatti, prima da chi sta loro vicino e poi dagli insegnanti con la 
parola e sopratutto per mezzo del materiale didattico già esistente o creato 
appositamente da essi per concretare l' immaginazione degli alunni. 

E sempre per abituare il fanciullo cieco a non soffrire troppo per la sua 
menomazione di fronte agli altri e per affratellare fin da piccoli i ciechi con i 
vedenti, ho introdotto nell' Istituto, da alcuni anni, la cooperazione con i bimbi 
che vedono. Questi, accolti dapprima dai nostri con diffidenza e con senso d'in- 
vidia, diventano poi, se hanno sensibilità e cuore, aiuti preziosi per i nostri 
alunni, nella conoscenza diretta della vita e piccoli amici fedeli, pronti ad aiu- 
tarli con i loro occhi aperti sul mondo, come avviene da tanti anni nelle scuole 
esterne. 

Pure ammettendo che la psicologia del cieco sia un po' diversa da quella 
dei vedenti e che vi è un limite alle sue possibilità per l'ombra in cui vive, 
io credo che il segreto per allargargli la via sia appunto quello di trattarlo 
come vedente. 

E per questo ho dato all' istruzione una base pratica e oggettiva, scartando 
i vecchi sistemi, ho impiantata una piccola officina per ciechi e vedenti, ho si- 
stemato delle ragazze cieche nelle fabbriche, ho iscritto i miei alunni fra i 
Balilla, ho dato impulso alla ginnastica, al nuoto, alla recitazione, al ballo, ai 
giochi sportivi e alle escursioni. Invio i miei alunni anche nelle chiese, nei 
musei e nelle fabbriche, anche dove non possono vedere con la sensibilità del 
tatto ma apprendere le bellezze dell'arte e il progresso della scienza dalla viva 
descrizione di una guida intelligente e di un' anima che li comprenda. 

E questo ci insegna anche il nostro grande fratello Carlo Delcroix, col suo 
esempio e con la sua vita. 

Sembrerà strano forse ma i miei alunni più grandi si appassionano ad ogni 

14 — 



genere di sport e sono divenuti anche giocatori e intenditori di foot-ball, tanto 
da chiedermi come premio di essere inviati alle partite di questo gioco, che si 
svolgono nella. città. Essi sentono dunque il bisogno di non essere estranei alla 
vita comune dei vedenti ed ecco perchè desiderano che venga loro descritto 
tutto il creato e la natura con le sue bellezze ed i suoi orrori, il cielo e il mare 
e tutto l'ambiente che li circonda, per non sentirsi avvolti dal vuoto ma in 
diretta comunicazione col mondo esterno. 

E su questo sentimento e sulla mia esperienza personale ho basato il mio 
metodo educativo che é affine in tanti punti con quello del Prof. Romagnoli. 
Insisto dunque nel dire che non bisogna, per un errato senso di pietà, allon- 
tanare e scartare il cieco dalla vita complessa dei vedenti, evitando di parlargli 
di ciò che gli occhi vedono ed ammirano : ma si deve suscitare in lui, con la 
parola e con le descrizioni, V immagine più vera e reale del mondo, portandolo 
anche in mezzo alla luce, al sole, ai colori della campagna perchè egli ne senta 
il fascino e il profumo, si immerga nella natura, si fortifichi e si rassereni. 

So purtroppo che il rimpianto della luce non può estinguersi nella nostra 
anima, ma so pure che bisogna temprare il nostro carattere e il nostro spirito 
nel sacrifìcio, per poter sorridere in mezzo al buio. 

Voglio quindi insegnare ai miei ragazzi, fin dalla prima infanzia, ad accet- 
tare con serenità e con coraggio la rinuncia, infondendo anche in loro il vero 
sentimento religioso, convincendoli che se Iddio ha permesso che la nostra vita 
fosse circondata dalle tenebre materiali, avrà avuto il Suo fine e che dalla 
nostra rinuncia alla luce dobbiamo fare un' alta missione, servendo di esempio 
alla società. • 

Così preparati i ciechi entreranno nella vita, non dico indifferenti alla loro 
menomazione, ma senza sentir gravare su di essi la sventura come una terri- 
bile cappa di piombo che li relega in una cerchia chiusa e chiederanno di vivere 
veramente fra i vivi per non soffocare in una cupa prigione di tenebre. 

Son dunque in errore o nella verità ? 

Teobaldo Daffra. 



PICCOLA POSTA. 

A E. Ruspi, che non ci ha fornito 1' indirizzo per una risposta diretta 

O Ruspi, Ruspi, Ruspi, 
quando scrivi come annaspi, 
l'argomento è superato 
e lo scritto.... cestinato. 



Per richiesta di accordatori e di massaggiatori ciechi, ottimi profes- 
sionisti diplomati alla R Scuola di Firenze, si prega rivolgersi alle nostre 
Sezioni. 

— 15 



LA MISSIONE DEL PAPATO. 






Il Pontefice ha lanciato la sua elevata e dignitosa protesta contro la per- 
secuzione sacrilega che nella Federazione delle Repubbliche socialiste dei Sovieti 
si è scatenata in odio soprattutto alla religione cristiana, che si vuole estirpare 
dalla coscienza del popolo russo : protesta papale applaudita in tutti i paesi 
civili. Mentre pareva che in Russia dovesse prevalere un partito temperato 
rivoluzionario che permettesse il sorgere di una democrazia rurale con la base 
della piccola proprietà, invece si vuole oggi la completa collettivizzazione della 
terra e si perseguita ogni manifestazione religiosa : si sono chiuse centinaia di 
chiese cristiane, maomettane ed ebraiche. È naturale che il Papato alzi la 
sua voce in dilesa della fede e della civiltà insieme: il Papato che salvava 
in occidente nell'alto medioevo la civiltà minacciata dai barbari invasori, 
e che con la lingua latina, residuo della potenza di Roma, diffondeva la verità 
della fede, affratellava vinti e vincitori dinanzi agli altari in nome di Dio: la 
grande opera di S. Gregorio Magno splendeva di luce meravigliosa e i monaci 
benedettini agitavano la fiaccola della religione di Cristo e davano esempio di 
lavoro indefesso e di tenacia mirabile. 

Il Papato rimane fedele alla sua missione divina in terra: esso che cingeva 
sulla fronte di Carlomagno la corona del Sacro Romano Impero lottava contro 
F Impero tedesco che intendeva sottoporre la Chiesa cattolica al suo arbitrio e 
si univa ai nostri Comuni nell' arduo compito ; e la vittoria vi fu. Lanciava il 
moto delle Crociate per la liberazione del Sepolcro di Cristo e propagava quel- 
1' unità di fede che Martin Lutero ruppe nel secolo XVI : secolo nel quale Pio V 
univa le forze cristiane contro i turchi e la grande vittoria navale di Lepanto 
ne arrestava i progressi. Sul finire del secolo XVIII resisteva alla rivoluzione 
francese e nell' inizio del secolo XIX alla tirannide napoleonica. 

Oggi all'avanzarsi del pericolo bolscevico nel mondo il Papato eleva la sua 
voce, il suo monito: chiama a raccolta tutte le forze spirituali, morali e civili 
per arrestare il moto antireligioso e ateo del fanatismo russo che mina le basi 
della civiltà occidentale europea. Come possono credere i forsennati che dirigono 
la politica russa di fondare uno stato potente senza l'ausilio dei sentimento 
religioso? La religione per la sua genesi ha un carattere eminentemente psi- 
cologico ; risponde a un intimo bisogno dell' uomo di domandare a sé stesso il 
segreto della propria origine e del proprio fine. Ha un carattere innegabilmente 
filosofico in quanto una religione è tutta una concezione del mondo e della 
vita : ha un carattere strettamente morale ; anzi nella morale può essere sin- 
tetizzata la vera essenza della religione. Ha un carattere eminentemente so- 
ciale ; è una grande forza di coesione ; è una comune dottrina che in un'armonia 
feconda unisce le anime nella credenza di una stessa origine e di un identico 
destino. 

Cercate un solo popolo senza fede, senza culto, senza religione : non lo 
troverete. Risalite la catena dei secoli passati; ripensate allo svolgersi della 

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civiltà dalla sua origine ad oggi, voi troverete sempre altari e templi. L'uomo 
ha potuto dimenticare, obliare la scienza, V arte ; non mai la religione. 

Il Papato forte delle sue tradizioni gloriose e incrollabile nelle sue basi, 
oggi si aderge in tutto il suo splendore e in tutta la sua autorità. Ogni chiesa 
dissidente, ogni chiesa libera, ogni gruppo religioso anche non cattolico oggi rico- 
nosce all' atto pratico quale unità, quale forza rappresenta il cattolicismo ; e quale 
luce irraggi dal Vaticano. Milioni di anime uniscono le loro preghiere a quelle 
del Romano Pontefice per allontanare il pericolo bolscevico e per il trionfo 
della Croce. Ogni qual volta 1' ateismo ha creduto di prevalere, ha inconsape- 
volmente preparato il ritorno alla fede più intensa. Ciò avvenne in Francia 
dopo il periodo rivoluzionario ; ciò è avvenuto in Italia dopo le stoltezze e le 
sfuriate dell' anticlericalismo ; lo stesso accadrà nella Russia di Leone Tolstoi. 

Quale valore hanno le dichiarazioni di un metropolita, il quale nega che 
la religione sia sottoposta colà a persecuzioni ? Nessun valore : sta il fatto che 
metropoliti, arcivescovi e vescovi delia vera chiesa ortodossa russa sono o in 
esilio o alla reclusione. 

Né possono trarci in inganno le dichiarazioni del presunto capo della Chiesa 
russa che agli ordini dei Sovieti protesta contro l'appello del Pontefice e ciancia 
di preghiere e di funzioni pubbliche religiose in uno Stato che propugna uffi- 
cialmente l'ateismo e che intende guadagnare al pensiero bolscevico e all'idea 
della repubblica mondiale tutte le masse proletarie di ogni continente. Pericolo 
contro il quale spiritualmente lotta il Papato, seguendo la sua missione e contro 
cui il Fascismo oppone un baluardo formidabile, impedendo in Italia la propa- 
ganda comunista e di ogni idea sovversiva. 



LA MASOHEEA DI FERKO 

Anche questo mistero storico è svelato. Chi era mai quel personaggio di no- 
bile aspetto che col viso coperto da una maschera di velluto nero munita sotto 
il mento di molle acciaio, era chiuso nel 1698 a Parigi nella prigione di stato 
della Bastiglia e colà rimaneva fino alla morte avvenuta nel 1703? La maschera 
non gli fu mai tolta : poteva aprire la bocca e mangiare senza bisogno di mo- 
strare la faccia in modo che nessuno potesse cogliere uè ricordare le fattezze. Era 
stato fatto prigioniero a Pinerolo nel 1679, che allora apparteneva alla Francia; 
era stato trasferito in un isolotto della Provenza, descritto testé con brio e con 
la finezza che gli è propria da Arnaldo Fraccaroli nel « Corriere della Sera»; e 
quindi condotto alla Bastiglia, ultima e definitiva dimora. Chi era mai? Perchè 
il Re fcole, allora dominante, lo aveva fatto arrestare e trasferire dall'Italia in 
Francia? Il mistero rimase fino ai nostri giorni e intanto le fantasie si sbizzarri- 
vano, i romanzieri vi trovavano un argomento dei più attraenti e il Voltaire di- 
vulgava una narrazione con ricchezza di particolari fantastici che fece testo e che 
non era che il prodotto della sua immaginazione. 

Sarebbe stato nientemeno che il fratello maggiore di Luigi XIV da lui fatto 
imprigionare per impadronirsi del trono, mentre il Re Sole non sarebbe che un 
figlio adulterino di Anna d'Austria: prigioniero che non doveva abbandonare 

^ 17 






neppure per un momento la maschera impenetrabile per impedire si riconoscesse 
colui al quale il trono era tolto. Fosse trattato con ogni riguardo: nulla gii si 
rifiutasse di quanto desiderava. Come trascorreva il tempo l' infelice ì Sonando la 
chitarra. 

Ma altre ipotesi si aggiunsero: che fosse un fratello adulterino del Re Sole, 
che fosse un tìglio naturale di lui e della Vallière ; o un tìglio adulterino della 
della stessa moglie di Luigi XIV; per altri critici fu un tìglio di Crounvell, un 
patriarca armeno, un duca, un intendente, un amante di Luisa (V Orleans. Non 
basta: vi è stato anche chi ha avuto il coraggio di sostenere che si trattasse di 
Molière, perchè il grande scrittore comico una sera rientrò in casa indisposto ; 
per ragioni di stato o per intrighi di corte si sarebbe rappresentata la commedia 
della morte di lui col finto funerale avvenuta a tarda notte con testimoni com- 
piacenti, mentre egli rimaneva nella Bastiglia per ordini superiori e con la ma- 
schera che non lo rivelasse. 

È ormai provato che tutte queste non sono che fole: lo strano prigioniero era 
un italiano, il conte Antonio Ercole Mattioli, bolognese, segretario di stato del- 
l'ultimo duca di Mantova, Ferdinando Carlo Gonzaga, che possedeva anche il 
Monferrato. Il Ee Sole possedeva Pinerolo e desiderava impadronirsi anche della 
piazza forte di Casale per dominare politicamente il Piemonte e prepararsi l'avan- 
zata verso la Lombardia. Col danaro si poteva conseguire lo scopo x^erchè il Duca 
di Mantova era carico di debiti e bisognoso di pecunia. Si iniziano le trattative, 
cui partecipa il Mattioli; ambizioso intrigante, uomo di fiducia del Duca stesso e 
sollecitatore di questo affare per la bramosia di intascare la sua parte. Egli si 
reca a Parigi; Luigi XIV lo riceve e gii fa grandi promesse. [1 trattato è segre- 
tamente stipulato: Casale apparterrà alla Francia; il Re Sole farà sborsare 100 
mila scudi a cessione effettuata; ricompenserà il Mattioli quale intermediario. 
Condizione assoluta: mantenere addirittura il segreto per non allarmare né la 
duchessa reggente di Savoia né la Spagna né l'Impero, uè Venezia; e per assi- 
curare l'esito di quell'operazione. 

Se non che, pensò il Mattioli: perchè non avvertire gii interessati, coloro a 
cui il colpo della Francia poteva recar danno, e trovare vantaggi pecuniari dalla 
rivelazione del segreto"? Gli affari o si fanno bene o non si fanno. Ed eccolo a 
Torino a consegnare la copia di quel trattato alla Duchessa di Savoia e a Milano 
al rappresentante del governo spagnolo, ricevendone lauto compenso. Ma il tra- 
dimento si scopre: la principessa di Casa Savoia, imparentata col Re Sole, lo 
informa dell'operato di quell'avventuriero. Luigi XIV non perdona; volle impa- 
dronirsi di lui perchè non facesse altre rivelazioni e fosse adeguatamente punito. 
Finge di continuare le trattative: per mezzo dei suoi agenti lo richiama a Pine- 
rolo, dove quegli è arrestato e condotto nella fortezza con la maschera divenuta 
famosa; da Pinerolo fu trasportato in un isolotto della Provenza, come abbiamo 
detto e di là nella tetra Bastiglia. Tirando le somme, rimase prigioniero per ben 
23 anni e la maschera che non potè abbandonare mai, lo rese celebre e fece fan- 
tasticare scrittori di ogni specie. 

Chi voglia avere tutti i particolari di questa storia romanzesca legga lo studio 
critico che il Pascucci Righi ha pubblicato testé in Bologna, editore Cappelli. 

Prevediamo però che la maggior parte dei lettori preferirà le narrazioni fan- 
tastiche del Voltaire e del Dumas alla nuda verità storica La leggenda attrae 
più della verità. 

18 ^ 



IL PROVVIDO LAVORO DI MILANO 
PER I CIECHI DI GUERRA 



Quando ci troviamo di fronte a un'opera benefica che ba raggiunto risultati 
Innegabilmente ottimi, dobbiamo a priori ritenere che quell'opera ha avuto la 
fortuna di capitar nelle mani di persone dall'animo ardente e dal cervello capace, 
che ne hanno fatto carne della propria carne. 

Due nomi ci si parano dinanzi nell'esaminare quello che ha compiuto nel de- 
cennio dal 1919 al 1928 la Casa di Lavoro e Patronato per i ciechi di guerra di 
Lombardia : i nomi di Francesco Denti e di Edoardo Gilardi. 

Fioum nobile e cara quella del prof. Francesco Denti. L'età non ha smorzato 
in lui la freschezza di sentire ne gli entusiasmi. Durante la guerra il doloroso 
spettacolo di tante giovinezze private della luce turbava profondamente e doloro- 
samente l'animo di lui, che aveva dedicato con pieno disinteresse la sua attività 
di oculista all'amorosa cura dei militari feriti agli occhi. Convinto che tutto quello 
che si fosse fatto per il cieco di guerra non avrebbe mai potuto ripagare il sa- 
crifìcio da lui compiuto, pensò che si sarebbe dovuto provvedere degnamente e 
-decorosamente, creando per lui un' istituzione che comprendesse casa di lavoro e 
di patronato. 

All'appello che egli lanciò col mezzo della stampa rispose generosamente 
come sempre, quando si tratta di opera buona, la cittadinanza milanese spronata 
da un comitato di elette signore. Prima nell'agone fu la munifica Cassa di Ri- 
sparmio delle Provincie Lombarde. I coniugi Gina e Giuseppe Mulatti con gene- 
rosità rara acquistarono la storica villa Mirabello, alla periferia di Milano, e ne 
fecero dono all'erigenda istituzione, perchè vi stabilisse la propria sede. 

Questa villa, che ebbe momenti di splendore durante il dominio dei Visconti 
e degli Sforza, subì poi come altri consimili edifìci un periodo di decadenza. Un 
sapiente restauro dell' arch. Ambrogio Annoni 1' ha rimessa in valore anche come 
edifìcio artistico. « Gli abitatori, i grandi eroi, i ciechi di guerra - scrive lo stesso 
architetto - se non vedono la bellezza del loro edifìcio la sentono, E la poesia sen- 
tono nel murmure della fontana che vi ponemmo nel mezzo del cortile; gentilezza 
udita che richiama quella non vista, ma goduta ». 

L'aggiunta di un nuovo padiglione, su disegno dell' arch. Palumbo, in armonia 
architettonica con la vecchia villa, ha reso questa capace e adatta ai molteplici 
bisogni dell'opera, a dirigere la quale fu scelto, fino dall'inizio, con mano felicis- 
sima, l'eroico eappellano di guerra Don Edoardo Gilardi, che da buon bersagliere 
e da intrepido alpinista affronta sempre col suo buon sorriso coraggioso ostacoli 
e difficoltà. 

Chi vuol rendersi esatta ragione dell'opera meritoria e intelligente esercitata 
a favore dei ciechi di guerra della Lombardia non ha che da chiedere il bellis- 
simo resoconto pubblicato quest'anno, in edizione di lusso e con nitide illustra- 
zioni, dirigendosi all'Ente stesso a Milano. (*) Noi dobbiamo limitarci a riferirne 
in breve. 

Don Gilardi, che è pieno di risorse e di attività, ha saputo dare all'ente un 



{*) Casa di Lavoro e Patronato per i ciechi di guerra di Lombardia - Via Villa Mirabello 6 - Milano (142). 

— 19 



impronta viva, perfettamente industriale e commerciale, valendosi abilmente delle 
simpatie che lo circondano e delle sue aderenze personali del mondo degli affari. 
Il lavoro non ristagna mai e si svolge con ritmo pieno e accelerato. Spazzole, 
spazzolini e spazzoloni d'ogni grandezza e varietà, brusche per cavalli, cesti di 
vimini, sedie e altri oggetti sono adoperate dal Comune, dalla Provincia e da 
grossissime case industriali. L' Ente assume grosse forniture, se eventualmente non 
arriva col lavoro della propria azienda integra acquistando a prezzi convenienti 
dall' industria privata. Con tale sistema, che richiede coraggio e veduta commer- 
ciale, il lavoro non manca per i ciechi. Oltre al lavoro che si compie nella Casa 
1' Ente provvede se occorre a smaltire quello fatto a domicilio dai ciechi, ai quali 
fornisce a prezzi di favore la materia prima. 

Un lavoro così intenso e ben condotto ha permesso all' Ente di creare, me- 
diante una combinazione fatta con l' Istituto dei ciechi di Via Vivaio, presieduto 
pure dal prof. Dènti, una sezione a parte in cui trovano lavoro rimunerato una 
sessantina di ciechi adulti borghesi, naturalmente con finanziamento separato. 

La relazione, interessantissima, porta a corredo molte cifre. Dobbiamo limi- 
tarci alle più comprensive. 

Il patrimonio dell'Ente nel primo triennio superava di poco 1 milione; alla 
fine del 1928 era salito a L. 3.178.122. 

Nel decennio 1919-1928 furono spese in complesso L. 2.266.852,20; poiché i 
ciechi delle Provincie Lombarde che la Casa ha assistito ed assiste sono in nu- 
mero di 250 la spesa media per ciascuno di essi è stata di L. 9067 in 10 anni ; 
spesa piccola relativamente ai tangibili e benefici risultati ottenuti; e anche di 
questo va data lode a questi nostri egregi amici della capitale lombarda. 



UN TRATTATO PRATICO DI OCULISTICA. 

Dott. SIRO Francesco PiTTALUGA. — Trattato pratico di oculistica. — Casa Ed. F. Casanova e C.ia, 
Torino. — L. 60. 

Questo trattato pratico di oculistica è destinato ai medici e agli studenti e avrà valore di consul- 
tazione e di preparazione essenzialmente pratica. L'autore riflettendo che i grandi trattati utili e neces- 
sari allo specialista, mal si addicono sia al medico che allo studente, si propose di esser breve, preciso 
e sopratutto chiaro, e perciò tralasciò quasi tutta la parte teorica e culturale per dare alla parte clinica 
quel maggior sviluppo necessario alla pratica quotidiana, senza peraltro omettere nulla di quei postulati 
scientifici e pratici che insieme concorrono ad illuminare e guidare il medico nella istituzione del dia- 
gnostico e della cura. 

L' esame obbiettivo, 1' esame funzionale dell' occhio occupano i due primi capitoli del libro : ven- 
gono successivamente quelli riguardanti la cavità orbitaria, le palpebre, le vie lacrimali, la congiuntiva, 
la cornea, la sclera, le malaUie della retina, del cristallino, del corpo vitreo, del nervo ottico. Uno spe- 
ciale capitolo è destinato al glaucoma ; altro alle alterazioni motorie. Nitide tavole, di cui alcune a 
colori, completano il testo che è in complesso di 414 pagine. 

La nobile fatica del Dott. Pittaluga, che è direttore incaricato della clinica oculistica della R. Uni- 
versità di Torino, merita 1' attenta considerazione degli studiosi e dei medici, per i quali egli ha co- 
scienziosamente lavorato. 

20 — 



NOTE E COMMENTI. 



La Mostra d' Arte Italiana a Londra. - 
A Londra la grande arte italiana trionfò nella mostra 
dei capolavori nel palazzo e stile Rinascimento » 
della Royal Academy, capolavori che il nostro 
Governo, per volontà del Duce, inviava dai 
nostri Musei, dalle nostre Pinacoteche perchè si 
aggiungessero a quelli che il Comitato londinese 
raccoglieva colà nelP intento che l' immensa Me- 
tropoli avesse il privilegio di contemplare da vicino 
opere d' arte che solamente i più ricchi o fortunati 
possono osservare viaggiando in città italiane e 
straniere e abbiano anche la possibilità di visitare 
pinacoteche private. La folla vi si accalcava e sostava 
ipnotizzata. I più si accontentano d' intravedere ciò 
che è possibile nel vano fra persona e persona, fra 
testa e testa. Invidiati sono coloro che riescono 
avvicinarsi ai quadri e a contemplarli da vicino. 
Muta, mistica estatica ammirazione che eleva il 
cuore, sublima lo spirito. I colori e le forme hanno 
anche per i più ignari e per i più indotti un reale 
potere di suggestione. Le sparse membra della nostra 
pittura furono quasi miracolosamente riunite ; il 
che offrì agli artisti, agli studiosi che poterono 
recarsi a Londra, una condizione privilegiata per 
la loro preparazione intellettuale. Non hanno ve- 
duto riproduzioni più o meno riuscite : avevano 
dinanzi 1' originale. 

Nel salone centrale spiccavano capolavori di fama 
mondiale quali la Nascita di Venere e la Cahcnnia 
di Sandro Botticelli, la Flagellazione di Gesù di 
Piero della Francesca e la Pietà di Giambellino ; 
ecco quadri del Mantegna, del Giorgione, di Tiziano, 
del Pollajolo, del Ghirlandaio. In tutte le sale tap- 
pezzavano le pareti altri quadri, altre tele, altrettanti 
capolavori dei grandi artisti accoltivi e special- 
mente di Tiziano, e i Tiziano non erano meno di 
diciannove. Destarono sopratutto attenzione le figure 
di donne immortalate dall' opera dei nostri grandi : 
Giovanna Tornabuoni del Ghirlandaio, 1' Antea del 
Parmigianino, la Velata di Raffaello e la Bella di 
Tiziano. Quale di esse desta la maggiore ammira- 
zione? Rispondere in modo definitivo non è possi- 
bile. Sono tre manifestazioni della nostra arte e 
per noi rimangono tutte e tre nello stesso piano. 

Fissando e studiando bene i nostri capolavori 
si vede emergere il genio italiano che ha creato 
un'arte propria differente dall'arte fiamminga, te- 
desca, francese: queste descrivono, rappresentano 
il modello, non lo creano come l'arte nostra; non 



vi infondono quella bellezza ideale, quell' espres" 
sione di sentimento che trionfa nei capolavori di 
Leonardo: sentimento per cui emergono i nostri 
artisti come apponendo un sigillo immortale. Gli 
artisti nostri si sciolgono dalle formule, dalle figure 
stilizzate dell'arte bizantina; si avvicinano alla 
realtà, la ritraggono, la sublimano. Spiccavano in ogni 
parete capolavori dell'arte nostra: ecco l'Angelico, 
Masaccio, Luini, il Veronese, Filippo Lippi, Anto- 
nello, il Tintoretto; anzi si affollarono troppe opere 
in locali addirittura insufficienti. In ogni modo 
la mostra londinese ha reso possibile anche la cono- 
scenza di opere minori e ha dato modo di ricostruire 
la loro importanza e il loro influsso. 

La mostra della pittura dal 6oo all' 8oo aveva 
un respiro più tranquillo: vi era la Santa Cecilia 
del Domenichino, la Salomè di Carlo Dolci, tre 
bozzetti di G. B. Tiepolo, quadri del Canaletto 
che richiamavano l'attenzione degli ammiratori, 
per citare le opere più note. 

La nostra pittura dell' 8oo quasi sconosciuta al 
mondo inglese, si rivelava non troppo organicamente. 
Vi erano capolavori indubitabili quali l' Autoritratto 
e il Riposo del Fattori, i Fidanzati e il Ritratto 
di Signora del Lega, Le due madri del Segantini, 
la Piazza di S. Marco del Cammarano, ma anche 
opere di scarsa importanza. Comunque è un primo 
seme che darà frutti. 

L'arte italiana si rivela a Londra in piena 
luce perchè nei Musei, nelle Gallerie della grande 
metropoli vi sono tesori della nostra arte e se ne 
parla nei giornali, in riviste e in pubblicazioni 
speciali. Le poche riserve fatte niente tolgono alla 
grande manifestazione. 

La critica d' arte e gli spiriti colti inglesi in 
cospetto delle manifestazioni della pittura italiana 
di sette secoli mostrano chiaramente le loro predi- 
lezioni per i nostri primitivi : ammirazione che 
appare come chiaro indizio del formarsi di una 
coscienza estetica moderna verso intuizioni pitto- 
riche incontaminate. 

Il Guglielmo Tell. - È l' ultima opera di 
Gioacchino Rossini e la più seiia, in cui mostrò 
la potenza del suo genio versatile passando dal 
melodramma giocoso a quello tragico. Egli mutò 
stile, colorito e forma: non più la gaiezza del reci- 
tativo, non più il vocalizzo del Barbiere e delle 
altre sue manifestazioni anteriori dell' opera buffa, 



— 21 



ma il canto spianato, guerriero. Il Guglielmo Teli 
fu rappresentato a Parigi un cento anni or sono. 
Alla Scala il i ° marzo si è voluto riprodurre con 
idea geniale e patriottica insieme tale opera mediante 
i larghi mezzi, di cui è in possesso il nostro mas- 
simo Teatro. L'esito è stato trionfale: il canto lar- 
gamente sviluppato con spirito marziale, con inar- 
rivabile vena melodica; le danze leggiadre, intonate 
all'ambiente, l' istrumentazione che pare modello 
d' orchestrazione delicata e scintillante, i cori riso- 
nanti, P armonia tutta rossiniana, hanno suscitato 
grande applausi agli artisti, agli esecutori e chia- 
mate al proscenio. Né poteva esser diversamente. 
L' opera è stata diretta dal Maestro Antonio Del 
Campo che ha dimostrato le sue doti eccezionali : 
è stato all' ultimo salutato da una vera ovazione. 
Fra le parti principali il tenore Giacomo Lauri 
Volpi nella figura di Arnoldo è stato ammirato per 
i suoi do di petto, per la voce naturale, limpida, 
potente, morbida. Lo stesso si dica del baritono, 
Benvenuto Franci, protagonista e della soprano 
Lina Bruna Rasa nella parte di Matilde. Le parti 
secondarie hanno pure degnamente corrisposto. 
Gioacchino Forzano ha curato la messa in scena ; 
Caramba l'allestimento; lo scenario è opera del 
pittore Rovescalli, l' opera dei quali ha meritato 
1' approvazione e il plauso generale e ha contribuito 
all' esito mirabile dell' opera insigne. In conclusione 
cinque chiamate al primo atto, sei alla fine del 
secondo e terzo atto e sette al quarto. Il Guglielmo 
Teli è stato replicato più volte fra crescente entu- 
siasmo e ha rilevato tale freschezza e potenza di 
melodia e di espressione da appagare le esigenze 
del nostro tempo, rituffando i nostri spettatori 
nelP onda deliziosa e grandiosa insieme dell'immor- 
tale maestro italiano, vero rinnovatore della nostra 
musica. 

ANTONIO Fradeletto - La novissima gene- 
razione che non lo ha conosciuto che di nome, non 
può farsi un' idea dell' arte oratoria di Antonio 
Fradeletto, che fu in questi ultimi cinquanta anni 
il più fine, il più garbato, il più affascinante dei 
conferenzieri italiani. In tutte le città era chiamato 
da Circoli intellettuali, da Comitati, da associazioni 
patriottiche e di cultura perchè la sua parola riso- 
nasse nelle commemorazioni speciali o in argomenti 
che egli sapeva trattare con garbo signorile e con 
vera competenza: storici, artistici, letterati, civili. 
Sia che si riferisse al passato o al presente, deli- 
neasse, la figura del Tasso, del Parini, dell' Alfieri 
o svolgesse a larga sintesi epoche storiche e periodi 
di storia letteraria o dell'arte, il pubblico lo seguiva 



con simpatia e lo salutava con viva effusione d'animo 
in quanto elevava lo spirito e ritraeva col magistero 
dell' arte sua quanto la nostra letteratura e 1' arte 
nostra hanno di vivo e di grandioso. Egli sapeva 
esprimere efficacemente il complesso carattere di 
un' epoca, di un' arte, di un uomo. Oratore magni- 
fico, aveva un'eloquenza armoniosa e lucida: gli 
mancava l' irruenza e l' impeto che travolge 1' udi- 
torio, ma appunto per questo la sua arte oratoria 
aveva effetti mirabili nella conferenza di carattere 
accademico, destinata a lumeggiare un momento 
storico o poetico o artistico. 

Professore di lettere italiane nell' Istituto dì 
Venezia, fu maestro nel senso più elevato e pro- 
fondo della parola, e i suoi allievi non lo dimen- 
ticheranno mai per il senso di dignità che egli 
recava nel suo magistero e il modo coscienzioso 
con cui l'impartiva. Era nato nel 1859; fu depu- 
tato fino dal 1900; militò nelle file della sinistra 
democratica; fu sottosegretario all' Istruzione e 
ministro delle Terre liberate. Probità e disinteresse 
lo guidarono nella vita pubblica. 

Propugnatore della nostra politica coloniale e 
caldeggiatore dell'intervento dell'Italia nella grande 
guerra, fu combattuto con asprezza dai partiti sov- 
versivi, e cadde nell'elezioni generali del 1920. 
Fu nominato allora senatore. Visse in intimità con 
Riccardo Selvatico e con Giacinto Gallina, i due 
continuatori di Carlo Goldoni, dei quali fu il con- 
fidente e del cui teatro fa ammiratore e incorag- 
giatore. Promosse le Biennali Veneziane, di cui 
fu per molti anni operoso segretario. Ogni elevata 
iniziativa aveva in lui il suo efficace sostenitore. 

Gravi sventure lo colpirono negli ultimi anni: 
si ritirò in disparte pensoso, afflitto nel vedere 
sparire a poco a poco, tutti i suoi amici più cari, 
fra cui Pompeo Molmenti. Cercò consolazione nel 
Vangelo, nella dottrina di Gesù. 

Come tutti gli oratori nati che all' arte della 
parola, in cui sono maestri, dedicano la loro mag- 
giore attività e sono parchi nelle loro pubblicazioni, 
Antonio Fradeletto non lascia un' opera a stampa 
che sia la manifestazione piena dell'ingegno e 
della cultura versatile che egli possedette. 

Si è spento in Roma il 5 marzo u. s. in una 
clinica in cui fu trasportato d' urgenza. Soffriva da 
tempo di arteriosclerosi. 

Il Centenario di un Musicista Genovese. 
- Un giornale di Genova ha opportunatamente 
ricordato la nascita di un modesto musicista geno- 
vese, autore della musica dell' Inno di Garibaldi» 
Tutti sanno che il famoso inno è, rispetto ai versi, 



22 — 



òpera di Luigi Mercantini che fra i Poeti del no- 
stro Risorgimento politico occupa un posto rag- 
uardevole e sono ben note e riprodotte nelle no- 
stre Antologie letterarie le sue liriche più cono- 
sciute e più popolari come: La spigolatrice di Sapri, 
La Madre Veneta e La Fidanzata del Marinaio 
della Palestra. Se non che la fama del Mercantini 
dipende sopratutto dall' Inno di Garibaldi, la cui 
origine fu questa: sul finire del 1858, il patriotta 
bergamasco, nobile Gabriele Camozzi era esule a 
Genova e in casa di lui, il 19 dicembre di quel- 
I anno, quando la seconda guerra per la nostra 
indipendenza era imminente si riunivano Giuseppe 
Garibaldi, Nino Bixio, Luigi Mercantini, la moglie 
di lui e i fratelli Pilade e Narciso Bronzetti, nomi 
che appartengono alla storia gloriosa del nostro 
Risorgimento. Garibaldi, volt^» al Mercantini, lo 
invitò a scrivere un inno per i suoi volontari "Lo 
canteremo, egli disse, andando alla carica e lo ri- 
peteremo tornando vincitori ,,. 

La sera del 31 dicembre, nella stessa casa si 
trovarono gli stessi patriotti per iniziare il nuovo 
anno auspicando alla riuscita trionfale della guerra 
imminente. Il Mercantini recitò il suo Inno accolto 
da uno scroscio di applausi e la signora Mercantini 
suonando al pianoforte, riprodusse la musica che 
accompagnava il nuovo inno, musica che per V im 
peto, per la vigoria, per la sua forza marziale, 
suscitò sin d' allora 1' entusiasmo di tutti i presenti. 
Ma chi aveva scritto quella musica? Non la Signora 
Mercantini, ma Alessio Olivieri, capomusica del 
2° reggimento fanteria della Brigata Savoia, oggi 
del tutto dimenticato come persona, mentre soprav- 
vive l' inno per le sue strofe sonanti e per la mu- 
sica incalzante e viva. È doveroso ricordare il mo- 
desto musicista perchè quest'anno ricorre il cente- 
nario della sua nascita. Egli è nato a Genova il 
15 febbraio 1830 nel Sestiere di Prè ; suo padre 
era operaio, piccolo esercente, sua madre era una 
Teresa Carossini. A 17 anni l'Olivieri si arruolò 
nelP esercito Sardo e fu presto capomusica nel 
2 battaglione del suo reggimento, partecipando a 
tutte le guerre per l' indipendenza italiana dal 1848 
al 1860. Nel dicembre i858 quando musicò l'inno 
del Mercantini si trovava a Genova per una breve 
licenza, e non era presente alla prova del 31 di- 
cembre perchè già ripartito per la sua sede. Egli 
era un vigoroso soldato che si era meritato in guerra 
medaglie al valore. Moriva di tubercolosi nel 1867. 

La musica dell' inno garibaldino passava di ge- 
nerazione in generazione, dalle battaglie del 1859 
al trionfo di Vittorio Veneto. Il Carducci scrisse 
che avrebbe dato volentieri la migliore delle sue 



liriche per avere l' onore di essere il poeta del- 
l' Inno di Garibaldi, e Giuseppe Verdi avrebbe 
sacrificato volentieri un' intera sua opera per essere 
l'autore di quell'inno. 

Questi particolari desumiamo da un articolo 
che il Sig. C. Belirglieri pubblicava in un numero 
del « Lavoro » di Genova del febbraio 1930. 

Le Nuove Regine di Bellezza. - È stata 
proclamata a Vienna tempo fa nella sala di un 
grande Albergo del Ring, la nuova regina di bel- 
lezza in Austria. Il concorso si deve all' iniziativa 
di un giornale viennese. Ottocento fotografie di fan- 
ciulle che hanno ritenuto di esser dotate del divino 
dono della bellezza, erano pervenute alla giuria. 
Prima fase innanzi di giungere al responso: sce- 
gliere le fotografie migliori, le più belle fra tutte. 
Quaranta le prescelte e le quaranta fanciulle trion- 
fanti sulle altre si sono presentate abbigliate nel 
modo più squisito nella sede ricordata, nel magni- 
fico albergo. La giuria si trovava assai imbarazzata 
nel giudicare : esiste forse il bello assoluto ? tutto 
è relativo; eppoi tanti occhi di fanciulle avvenenti 
debbono dare le vertigini. Per fortuna era presente 
Miss Universo, consacrata regina di bellezza del 
mondo nella gara di Galveston, cioè la viennese 
Lisa Goldarbeiter, di cui tanto si è parlato, e le 
fattezze di lei hanno servito come termine di pa- 
ragone. Dopo quattro ore di esame la giuria ha 
assegnato la palma e il titolo di miss Austria alla 
signorina Ingeborg von Grieberger di 18 anni, agile, 
snella, dalla chioma bionda e ricciuta, occhi grigio 
azzurri, profilo aristocratico. Si è abboccata con 
Miss Universo, da cui ha ricevuto notizie dei suoi 
trionfi e delle proposte straordinarie ricevute da 
ogni parte. Miss Universo le ha respinte; prefe- 
risce far la modella e riposare dopo un anno 
di continue emozioni. Miss Austria, che i giornali 
esaltano e di cui riproducono la fisonomia, si ac- 
cinge a rifulgere nel campo della bellezza per sor- 
passare le rivali. 

A Budapest ha trionfato la nuova miss Ungheria. 
Oltre cinquemila le concorrenti, di cui sono state 
scelte più di trecento da una giuria composta di 
27 personalità del mondo teatrale, politico, lette- 
rario, giornalistico. Si è quindi proceduto a un 
nuovo vaglio delle trecento: ne sono scaturite cin- 
quanta e infine le presceltissime: cinque. Nell'at- 
tesa ansietà vivissima nel pubblico che attendeva 
ed emozione indescrivibile nelle cinque dee rivali: 
la giuria si armava di tutte le sue facoltà, spin- 
gendole al grado supremo. La palma della bellezza 
è toccata a Margherita Papzt: ha 17 anni; bruna, 



23 



alta signorile. E anche la Romania ha scelto la 
propria Venere, giudizio espresso da una giuria 
costituita dei migliori elementi: l'eletta è Zoe Dona, 
di 22 anni, statura mediocre, bruna, occhi azzurri. 
Altre gare di bellezza si preparano a Parigi e nelle 
metropoli del nuovo mondo. V interverranno le 
regine della bellezza europea: l'anno 1930 s'inizia 
con l'ammirazione della bellezza formosa. Si rivive 
nell'antico mondo greco. Letterati, romanzieri, 
poeti, artisti ispiratevi: il bello femminile è una 
fonte perenne di edonismo estetico. Darete al secolo 
XX P opera d' arte che esso attende fra i prodigi 
della scienza e le applicazioni industrali dei nostri 
giovani. 

Quale ??iiss ha trionfato nella gara parigina 
della bellezza che anche quest'anno ha avuto luogo 
per la solita iniziativa del Journal ? Si sono pre- 
sentate diciannove regine di bellezza rappresen- 
tanti i singoli paesi d'Europa; e la trionfatrice 
non è tedesca, né francese, né polacca, né unghe- 
rese, né italiana: è greca. Miss Grecia appartiene 
all' Eliade gloriosa, che pare voglia riprendere al- 
meno in questo campo il primato di una volta, il 
primato della bellezza classica. L'Italia era rappre- 
sentata da una bellissima signorina oriunda di 
Napoli, Mafalda Mariottini, che è entrata in gara 
fra le migliori prescelte nel giudizio finale. 

Un Innamorato della Prigione. - È forse 
il primo caso di questa specie che si presenta : 
chi è addentro nella conoscenza delle cronache 
giudiziarie di tutti i paesi, potrebbe dirci se un 
altro fatto consimile si è affacciato mai. Ecco qua: 
si tratta di un francese di 48 anni, Nicolas Billois, 
che ha già scontato 27 anni di carcere per un com- 
plesso di reati. Finché rimane in prigione è di 
lina condotta esemplare, un vero galantuomo a prima 
vista, calmo, disciplinato, rispettoso, gentile. Di 
fronte a un contegno così irreprensibile, è accaduto 
che il direttore della carcere, dove era chiuso, 
aveva proposto - che gli venissero condonati i tre 
anni di pena ancora da scontare. Un altro detenuto 
avrebbe ringraziato il direttore; sarebbe saltato dalla 
gioia per la libertà che ricuperava; ma il Billois 
no davvero. Va su tutte le furie; oltraggia il diret- 
tore, si ribella ai carcerieri tanto che rimane, come 
desiderava, nella prigione tutto il tempo assegna- 
togli dalla condanna e col resto del carlino. E Bil- 
lois ritorna buono, sereno, rispettoso, perchè la 
cella è il suo ideale. 

Ma un bel giorno, per lui tutt' altro che bello, 
è finalmente libero: in prigione non può rimanere 
di più: ha pagato il suo debito alla società; ed 



ecco che egli riprende la sua vita di vagabondaggio, 
Volge verso Parigi, a piedi: non ha altro mezzo 
di locomozione. Si rifugia la notte in un fienile; 
vi si riposa e quando all' alba ne esce, imita Mar- 
gutte nei Morgante del Pulci; gli dà fuoco; l'in- 
cendio arde il fieno, arde il fabbricato, arde magaz- 
zini pieni di cereali. Arrivano i gendarmi : egli 
non fugge; si presenta tranquillamente; si consegna 
loro con vero trasporto; confessa la sua colpa: 
dichiara di aver agito con premeditazione, perchè 
non vuol vivere stentando all'aria aperta: gli è 
gradita la carcere che lo affascina; lo ripete ai giu- 
dici, agli avvocati, ai medici che lo esaminano e 
non trovano in lui nessuna traccia di pazzia. 

Il nuovo processo si è svolto nel marzo a Parigi 
alle Assise della Senna. L'avvocato difensore pe- 
rora la causa del suo cliente con tutte le risorse 
della sua facondia; cerca delle attenuanti; l'incendio 
è avvenuto casualmente perchè l'imputato fumava; e 
invoca la clemenza dei giurati. Billois si alza invi- 
perito; protesta fieramente; ha commesso il delitto 
con vera premeditazione, con volontà risoluta; scon- 
fessa il proprio difensore e chiede il massimo della 
pena. I giurati lo appagano ed eccolo condannato 
a dieci anni di lavori forzati; ed egli dichiara e 
ripete pubblicamente che la prigione è il suo ideale, 
il sogno che è in cima ai suoi pensieri. All'aperto 
quando egli è libero, trova la vita troppo diffìcile 
e dura. Nella cella pensa, riflette, fabbrica castelli 
in aria, vi costruisce il suo sistema filosofico. Segue 
volentieri i gendarmi ; sorride beatamente perchè 
può rientrare nel suo regno desiderato, ambito: egli 
è 1' uomo più felice della terra. 

Ecco un bel tipo che in una farsa o in un' ope- 
retta si direbbe inverosimile: si tratta invece di 
un documento umano vivente. 

Il Problema del Tracoma nelle Scuole. 
- Il prof. Luigi Maggiore direttore della R. Clinica 
oculistica di Sassari ha pubblicato negli Annali 
dell' Istruzione Primaria un' interessante relazione 
sul problema del tracoma nelle scuole, problema 
da noi ignorato in alcune regioni. Eppure è una 
malattia nota da secoli: colpisce gli occhi insedian- 
dosi nelle congiuntive determinando grandi soffe- 
renze e alterazioni visive e anche la cecità. E con- 
tagiosissima. Occorre quindi nelle scuole un'opera 
di profilassi antitracomatosa. Il prof. Maggiore dà 
ragguagli in proposito e parecchie cifre. La malattia 
ha la massima diffusione in molte città nostre, da 
Sassari che occupa il primo posto col 12 °/ a Roma 
che occupa l'ultimo col 3 °/ . Tracoma che è diffuso 
tra i ragazzi nelle scuole e che raggiunge la massima 



2i — 



ntensità in quasi tutti i centri. In seguito al fatto 
:he il male è combattuto, si ha una diminuzione 
n quasi tutte le città capoluoghi di provincia, 
ranne l'aumento in qualcuno. Il corpo insegnante 
gareggia coi medici per questa difesa sociale, ma 
)ur troppo in alcune scuole della Sicilia e delle 
Puglie vi sono classi con oltre il 5o °/ di bambini 
racomatosi. Si tengono corsi d' istruzione ai mae- 
itri e alle maestre da parte di specialisti eminenti 
3er iniziativa sostenuta dalla Direzione Generale 
iella Sanità Pubblica. 

Bisogna evitare che nella scuola la malattia si 
diffonda ai sani, ma non bisogna abbandonare alla 
loro sorte i bambini tracomatosi. È d'uopo creare 
pei piccoli infermi una precoce coscienza igienica, 
facendo opera di propaganda nelle famiglie per le 
cure opportune. I bambini affetti da questo male 
e segnalati dagli insegnanti in quanto quegli alunni 
debbono essere sottoposti a visita medica, è neces- 
sario siano iscritti in scuole o classi speciali o 
separati in banchi a parte. Scuole speciali per 
tracomatosi sono istituite in varie città della 
Sardegna, della Sicilia, a Roma, a Bologna, a Fi- 
renze, a Torino e a Brescia. Se non è possibile 
istituire classi o scuole speciali per il numero li- 
mitato degl' infermi, risulta efficacentissimo il prov- 
vedimento di tener questi ultimi, come si è già 
notato, in banchi a parte, dove possono essere vi- 
gilati rispetto ai progressi del male. Se questo si 
aggrava, i bambini sono allontanati dalla scuola 
perchè si curino adeguatamente e quindi possano 
venire riamessi. Urge per altro un'opportuna assi- 
stenza igienica ai bambini più poveri. In qualche 
città, come a Sassari, si sono istituiti ricreatori, 
in cui i tracomatosi si recano per essere sottoposti 
a un pulizia generale del corpo; si dà ai più biso- 



gnosi anche una piccola refezione. E così assistiti 
in tal modo, si rendono conto di quello che è 
dannoso; acquistano nozioni pratiche di vita igie- 
nica e portano luce nelle loro famiglie se vi do- 
mina V ignoranza. 

Pur troppo, e non di rado, la famiglia distrugge 
P opera della scuola coi suoi pregiudizi, con le sue 
viete abitudini dipendenti da miseria e da abbru- 
timento. Come ripararvi ? In alcune città si è prov- 
veduto con P istituzione di dame vigilatrici, cioè 
con P opera d' insegnanti, o di signorine di buona 
famiglia o di suore che entrando nelle pareti do- 
mestiche, avvicinando madri povere e infelici, in- 
segnano loro precauzioni da seguire per la salute 
dei loro bambini; e nei limiti del possibile cercano 
di aiutarle, di far loro del bene in grande riserva- 
tezza, specialmente quando si tratta di famiglie 
decadute. 

Molto resta da fare nei centri minori per gli 
edifici scolastici, perchè nei centri maggiori il pro- 
blema è quasi risolto. Si dia luce ed acqua alle 
scuole; più il controllo sanitario di un medico 
scolastico e sia obbligatoria la scheda individuale 
sanitaria per i bambini frequentanti le classi. Ecco 
il programma da attuare in tutto il Regno e si 
attuerà mediante il nuovo Regime che con la pro- 
tezione dell' Infanzia, della maternità e dell' opera 
Balilla mira ai lini nazionali più elevati. 

Tale in succinto la chiara, esauriente relazione 
del Prof. Luigi Maggiore a proposito della quale 
ci è grato rilevare quanto egli segnala circa la no- 
stra Firenze e ai progressi igienici delle sue scuole. 
Nel 1908 quasi il 2 °/ della scolaresca resultava 
colpita dal tracoma, mentre nel 1923 si ebbe a 
rilevare appena il o,J°! . 



FATEVI SOCI DELL' U. I. C. 



Fatevi soci dell'Unione Italiana Ciechi: con un versamento 
annuo che può essere anche di sole L. 6 aiuterete un opera di ele- 
vazione mirabile ed avrete in omaggio la presente rivista. Il ver- 
samento di L. 100 una volta tanto vi dà diritto ad essere socio 
perpetuo. 

Vedete nella 2 a pagina della copertina gli indirizzi esatti delle 
nostre Sezioni, presso cui possono effettuarsi i pagamenti. 



— 25 



IL BOLLETTINO ESTEKO 

IL LAVORO E L' IMPIEGO DEI CIECHI COI VEDENTI 



L'immissione dei ciechi nella piena attività della vita sociale e la loro utiliz- 
zazione insieme coi vedenti costituisce un argomento di capitale importanza e 
merita il primo posto in queste rassegne informative, che riferiscono sull'opera 
svoltasi all'estero. 

Si tratta di un problema le cui difficoltà derivano principalmente dai pregiu- 
dizi sulla pretesa incapacità dei ciechi a un utile lavoro,, dalla conseguente diffi- 
denza che ha impedito maggiori esperienze di quelle nuora compiutesi in alcune 
nazioni, e dalla insufficiente preparazione dei ciechi stessi, la cui operosità si è 
in passato ristretta a pochi lavori di carattere tradizionale. 

Possiamo a questo riguardo offrire utili notizie avute da fonte diretta e rica- 
vate dallo speciale rapporto sulla protezione dei ciechi, pubblicato recentemente 
dalla Società delle Nazioni. 

È ovvio che dal lato morale è bene che i ciechi sieno impiegati ovunque si 
può, non solo per mettere in valore la loro capacità e promuovere la fiducia in 
se stessi e rafforzarne il sentimento della dignità personale; ma anche per scoprire 
nella molteplicità degli esperimenti, nuovi indirizzi di lavoro e di impiego. 

Molte occupazioni esercitate dai vedenti rimangono evidentemente interdette 
ai ciechi, e anche fra quelle che ad essi sono possibili conviene scegliere e ap- 
poggiarsi sulle più facili e redditizie, per non fare dell'inutile virtuosità; e su 
ciò non può decidere che l'esperienza. 

All'estero, come in Italia in questi ultimi anni, si ebbero tentativi in questa 
forma d' impiego che diedero dei risultati generalmente soddisfacenti. Però il 
numero dei ciechi lavoratori nelle officine di Austria, di Cecoslovacchia, d'Inghil- 
terra; di Russia, di Scozia e di Stati Uniti si può considerare come una prova 
avente soprattutto un carattere sperimentale. Quest'azione è più sviluppata negli 
Stati Uniti e nel Canada, dove si pratica il « placement » come viene chiamato. 
Questo collocamento consiste nell' effettuare ricerche per determinare la categoria 
dei lavori che i ciechi possono intraprendere nelle officine di vedenti; a prepararli 
a questi lavori e a dar loro la formazione professionale necessaria nelle officine e 
a fare propaganda per interessare i datori di lavoro. Un certo numero è riuscito 
così a essere impiegato e qualcuno di essi ha potuto guadagnare quanto i vedenti: 
ma il successo del collocamento dipende molto spesso dallo stato generale degli 
affari. Quando il commercio prospera il collocamento è possibile ma quando gli 
affari vanno male e gli stessi vedenti trovano difficilmente da impiegarsi, il col- 
locamento degli operai ciechi diventa difficilissimo anche negli Stati Uniti. 

In Germania la situazione si presenta diversa perchè 1' « Associazione di as- 
sistenza sociale» di ciascun stato tedesco s'incarica di assicurare l'educazione 
professionale dei ciechi per metterli in grado di poter provvedere da sé stessi 
all'esistenza. Quando questa educazione è terminata, i ciechi hanno la facoltà di 
esercitare la loro professione dove essi preferiscono, ma l'associazione di assi- 
stenza è tenuta a procurar loro un impiego che essi siano in grado di tenere. 

In conseguenza nella Germania si ebbe la creazione in virtù di una legge 
governativa, di un Ufficio di lavoro del Reich e di uffici, di assistenza centrali e 
locali. Xel 1920 fu approvata una legge del Reich che obbliga i datori di lavoro 
a impiegare una certa percentuale (generalmente il 2 °/„) d'invalidi di guerra. In 
seguilo con una legge sul lavoro del 1923 (paragrafo 8) la protezione legale fu 
estesa ini ogni cieco, che senza l'aiuto di questa legge, aveva sempre avuto dif- 
ficoltà a lavorare per conto proprio. Per tale disposizione legislativa i datori di 
lavoro tedeschi, avendo l'obbligo legale d'impiegare una percentuale d'invalidi 
di guerra e civili, assunsero anche un numero considerevole di ciechi che hanno 
trovato così un'occupazione. 

È molto interessante il compendio dei rapporti presentati al Ministero del 
Lavoro del Reich dagli uffici centrali di assistenza, per gl'invalidi di guerra; 



26 ^ 



compendio elaborato dal Dott. Niepel, direttore dell' « Istituto municipale per 
ciechi » di Berlino. 

Le conclusioni principali del Dott. Niepel sono le seguenti: 

L'esperienza tedesca dimostra che le difficoltà per l'impiego dei ciechi coi 
vedenti sono sorte: 

1°) Balla natura del lavoro: 

2°) Dalle modificazioni del metodo di produzione; 

3°) Dall'ignoranza nella quale si trovavano il datore di lavoro e l'impiegato 
in merito alla capacità lavorativa del minorato visivo; 

4°) Dall'inattitudine di certi ciechi al loro nuovo lavoro; 
5°) Da condizioni locali speciali. 

Si è constatato che gli operai ciechi non raggiungono il medio rendimento 
degli operai vedenti che in un limitato numero di mestieri. In regola generale poi 
il lavoro è meccanico e per conseguenza monotono e la monotonia è un grave 
inconveniente per quei ciechi che non godono di una salute perfetta o che sof- 
frono delle conseguenze di un'antica malattia o invalidità. 

Molte di queste considerazioni per non voler ammettere gli operai ciechi nel- 
l' officine sono motivate da : 

1°) Mancanza di lavoro appropriato per essi; 
2°) Timore d'infortunio; 

3°) Maggior costo della produzione in ragione dell' adottazione di misure 
precauzionali ; 

4°) Perdita e sciupio di materie x^rime. 

Queste ragioni dimostrano che uè il datore di lavoro né l' impiegato non 
si rendono sempre conto della misura nella quale il minorato di vista è capace 
di lavorare. Questa mancanza di comprensione incita il datore a ricusare di assu- 
mere un cieco e 1' operaio vedente ad approvare il rifiuto del suo padrone. 

Avanti tutto è necessario impiegare nelle industrie solamente quelli che go- 
dono buona salute e siano sicuri di sé stessi. Dare a nn cieco un impiego che non 
gli conviene è come andare incontro ad una sconfìtta sicura e nuocere al collo- 
camento degli altri. Si è constatato che i ciechi che ricusano un impiego nelle 
industrie sono generalmente persone che hanno salute cagionevole, con poca vo- 
lontà, che le macchine e i locali rumorosi spaventano. 

Inoltre il numero degli impieghi che si può riservare a dei ciechi non si ac- 
cresce in proporzione dell'importanza dell'impresa industriale. 

Il Dott. Kiepel lo rileva anche dal fatto che le importanti imprese siderur- 
giche e minerarie, fonderie e fabbriche di macchine non possono offrire un im- 
piego conveniente. 

Una delle grandi difficoltà al loro collocamento in queste industrie è l' im- 
possibilità in cui ci si trova quando il cieco riinasto senza lavoro nel suo reparto, 
debba passare ad un altro. 

Alcune grandi industrie tedesche impiegano i ciechi non a dei veri lavori 
industriali ma a lavori convenienti specialmente ad essi, sia nella fabbricazione 
di spazzole e panieri, di cui abbisogna l'officina, sia nei lavori non specializzati, 
come l'imballaggio e la cernita. 

Due grandi imprese industriali dicono che hanno ottenuto dei buoni risultati 
creando un servizio speciale in cui tutto il personale è cieco. 

Gli operai di questo servizio, che non sono più di venti fin' ora, impiegati, 
devono conoscere più. di un lavoro e devono cambiare occupazione due o tre volte 
per giorno. Essi vengono posti in locali adatti e percepiscono buoni salari. 

Un' altra grande casa raccomanda di non variare il lavoro perchè per imparare 
a conoscere ed a maneggiare bene gli arnesi e gli accessori e per effettuare il 
lavoro i ciechi provano maggior difficoltà dei vedenti. 

Non si può stabilire una rigida regola perciò che concerne il tipo d'impiego 
che conviene dare alla massa dei minorati, ma è da raccomandare che essi non 
siano interamente isolati perchè il lavoro in comune con gli operai vedenti sti- 
mola il loro spirito e fa loro dimenticare V infermità. 

Le ditte che impiegano un grande numero di ciechi consigliano di permetter 

— 27 



loro di iniziare e terminare il lavoro nn quarto d'ora avanti gli altri operai per 
evitare ad essi la confusione dell' affollamento all'entrata e all'uscita dall'officina. 

A molti lavori eseguiti ora da questi operai erano prima adibite donne ve- 
denti. 

Dalle relazioni tedesche rileviamo che il numero dei ciechi impiegati nell'in- 
dustria è in proporzione diretta dell'attività di propaganda e di assistenza svolta 
a questo fine in una data Regione. Inoltre la possibilità d' impiegare i privi della 
vista varia secondo la condizione economica della Regione. Nelle zone rurali non 
è possibile naturalmente impiegarne che uu piccolo numero, mentre in altre Re- 
gioni la varietà delle loro industrie apre ai ciechi numerose vie di lavoro. 

Xella sua relazione il Dott. Niepel dichiara come la maggior parte di indu- 
striali hanno affermato che tali operai si sono dimostrati perfettamente adatti a 
certi generi di lavori. Questa testimonianza ha non solo annullato le obbiezioni 
sollevate contro P impiego dei ciechi, ma ha incitato alcuni datori di lavoro ad 
assumere spontaneamente un più gran numero di operai privi di vista. Alcune 
aziende dimostrano grande interesse a questo problema del collocamento e colla- 
borano alla sua soluzione con tutti i mezzi possibili. 

In quanto poi air ostilità degli operai vedenti contro l'assunzione dei com- 
pagni ciechi, il Dott. Niepel rileva che se questa non è del tutto scomparsa, tut- 
tavia si è modificata in modo considerevole per P attitudine dimostrata dai 
ciechi in certi generi di lavoro. In alcune industrie di orologeria e fabbriche di 
articoli per montaggi elettrici, la produzione del cieco è equivalente per la qualità 
e per la quantità a quella degli operai vedenti. In generale la confezione del la- 
voro non lascia assolutamente nulla a desiderare e la cecità ha per solo inconve- 
niente di ridurre la rapidità della produzione. Si è dedotto conseguentemente che 
la maggior parte delle obbiezioni sollevate contro l' impiego dei ciechi, possono 
essere confutate con una dimostrazione pratica di ciò che è già stato compiuto. 
In alcuni Stati della Germania si è utilizzato a questo scopo, ogni sorta di pub- 
blicità compresa la cinematografìa. Bisognò convincere il pubblico che gli operai 
ciechi sono capaci di eseguire convenientemente un gran numero di lavori indu- 
striali e far comprendere ai funzionari degli « Uffici di assistenza centrale » e agli 
ispettori dell' « Ufficio del lavoro » che essi devono interessarsi alla questione e 
segnalarla agli industriali di tutta la regione per promuovere l'esperimento nelle 
loro officine. 

A Lipsia esistono ventinove case industriali ove lavorano in cooperazione coi 
vedenti quarantanove ciechi, dei quali sedici sono accordatori impiegati presso 
fabbricanti di pianoforti. 

Il Sig. Perls, direttore delle officine Siemen-Schukert a Berlino, ha fatto 
grandi sforzi per impiegare i ciechi a lavori meccanici. Cominciò nel 1915 a con- 
fidare a questi minorati dei lavori facili come l'incollatura e l'imballaggio, ma 
unicamente in via provvisoria fino a che non fosse possibile impiegarli ad altri 
lavori. Inventò diversi dispositivi di sicurezza di cui munì le macchine modifi- 
cando le parti che potevano presentare un jiericolo. Fece egli stesso delle espe- 
rienze su queste macchine con gli occhi bendati; e attualmente un gran numero 
di ciechi sono impiegati con ogni sicurezza in operazioni come l' intaglio, la fo- 
ratura, la trapanatura, l' imbullonatura, il tiraggio dei fili. In questi lavori di 
carattere uniforme il rendimento di produzione è quasi sempre equivalente a 
quello dei vedenti. 

Gli operai sono pagati a cottimo per cui non sempre il guadagno è adeguato 
ai bisogni, dipendendo dall'abilità e dalla sveltezza dell'operaio cieco, il quale 
pero può completarlo col sussidio del soprasalario. Nel lavoro a cottimo il mino- 
rato guadagna dai 20 ai 30 marchi la settimana. E nel 1929 il numero dei ciechi 
impiegati negli stabilimenti Siemen-Schukert era di 125. 

A Prina, presso Dresda, fin dal 1923 sono stati assunti in una fabbrica di 
seta artificiale alcuni ciechi di guerra, seguiti poi da altri quattro borghesi. Si 
assicura che il cieco in questa lavorazione non ha alcun bisogno di assistenza né 
di attrezzatura speciale e che compie il suo lavoro colla stessa abilità e rapidità 
del vedente. 

28 — 



Dato Jo sviluppo di queste fabbriche per l'uso che attualmente si fa della seta 
xtificiale è interessante sapere che in questa industria così fiorente, i ciechi pos- 
ono trovare un' occupazione che permetta loro di mantenersi alla pari coi vedenti. 

Nel rapporto della « Società delle Nazioni » (alle»-. 7, Germania) si accenna 
die industrie nelle quali possono essere impiegati i minorati visivi: manifatture 
li porcellana, articoli in acciaio, bottoni metallici, lampade elettriche e fabbriche 
li orologi, di strumenti; industrie ottiche, vetreria, saponi, tessuti, materassi, 
aita e cartoni, confetti, biscotti e cioccolato, industria del tabacco, calzoleria, 
fabbrica di cappelli di feltro e di paglia. 

Anche in Cecoslovacchia 1' esperimento del cieco nel lavoro delle officine è 
.tato compiuto largamente. 

Dalla relazione del Sig. M. Steiskal di Praga al congresso esperantista del 
L928 a Danzica possiamo rilevare le prove e i risultati ottenuti. 

Sei operai minorati lavorano dal novembre 1926 al servizio delle macchine 
nell'Officina Oeskomoravaka Kolben. Essi confezionano articoli per apparecchi 
ìlettrici, riuniscono e avvitano pezzi di metallo e di porcellana. 

Nella città d' Ulin (Moravia) una fabbrica di calzature occupa da un anno, 
■ntidue fanciulle cieche: esse incollano a macchina, fogli di carta bianca sopra 
i scatole di cartone destinate a contenere un paio di scarpe. Alcune sono inoltre 
)ccupate a passare i lacci e ad ordinare in serie i manufatti. I loro guadagni sono 
li 150 a 200 corone settimanali e si potrà apprezzare il valore di questo salario 
quando si saprà che pagano per l'alloggio, una camera sei corone per settimana e 
3er il vitto, preso alla cantina dell'officina, pagano 31 corone e mezzo per tre pasti. 

A Casca Budejovice, nel sud della Boemia, in una manifattura nazionale di 
■bacchi, due donne cieche sono occupate alla fabbricazione dei sigari ; l'industria 
lei tabacco essendo monopolio dello Stato, esse avranno il diritto a una pensione 
ìome le operaie vedenti. 

Così una di esse ne dà informazioni : 

« Io e la mia amica lavoriamo la paglia per sigari Virginia e la nostra pro- 
ìuzione è quasi pari a quella delle donne vedenti le quali sono assai gentili verso 
li noi e non mostrano di accorgersi della nostra cecità se non per usarci delle 
Menzioni speciali. Anche la Direzione della Manifattura è contenta del nostro 
avoro tanto che mentre finora ci aveva tenute come avventizie ora ha proposto 
a nostra assunzione stabile. 

Come avventizie noi guadagnando ora corone 131,64 la settimana e ci vengono 
leti-atti dalla paga i giorni non lavorativi delle feste civili a ragione di corone 
Ì6 per ogni festa e ve ne sono 11 nell'anno. Quando saremo assunte in pianta 
stabile, non ci verrà più fatta questa detrazione ed avremo diritto ad una setti - 
nana all'anno di permesso con paga e ad una settimana senza. Dopo 35 anni di 
avoro avremo diritto alla pensione. 

Io ho anche un fratello il quale lavora in una fabbrica di cioccolata a Praga 
ì guadagna da corone 120 a 130 a secondo quanto produce, poiché il suo lavoro 
ì a cottimo e non essendo sempre lo stesso non dada medesima quantità di pro- 
iuzione. Egli si trova in una fabbrica privata e non ha diritto a pensione e la 
ma posizione è soggetta all'arbitrio dei padroni. Però questi sono contenti di lui 
perchè produce quanto un vedente ed eseguisce bene il suo lavoro ». 

Ventitré uomini e donne colpiti da cecità completa o parziale sono impiegati 
lalF agosto 1926 nei calzaturifici T. Bata a Zlfn. 

Due ragazze lavorano dal dicembre 1927 nell'officina della compagnia generale 
lei commercio di Novo Vysocany. 

Un uomo colpito da cecità parziale è stato assunto nel giugno 1928 dalla 
fabbrica di margarina Sana a Hluobetin. 

Una giovinetta colpita da cecità parziale è stata collocata nel settembre 1928 
iella saponeria Hellada a Michle. 

Infine un operaio colpito da parziale cecità lavora dall'ottobre 1928 nella fab- 
brica d'inceratura e lucidatura Armada a Liben, 

Come abbiamo visto anche in Cecoslovacchia numerosi sono gli esperimenti 
li ciechi impiegati coi vedenti. 

Esauriremo l'argomento nel prossimo numero. E. S. 

— 29 



U. I. 0. - ATTIVITÀ DELLA SEDE E DELLE SEZIONI 



Relazione morale sull' Esercizio 1928 
Presentata dalla Giunta Esecutiva al Con- 
siglio Nazionale dell' 8-12-1929. 

Premettiamo che 1' opera nostra durante 1' eser- 
cizio 1928 non si rileva per fatti di primo ordine 
come altra volta abbiamo avuto la ventura di regi- 
strare; essa in sintesi è stata di miglioramento e 
consolidamento all' interno e di vigile guardia al- 
l' esterno. 

Intorno alle attività interne, diremo particolar- 
mente più avanti; per quanto si riferisce alla nostra 
azione all' esterno, diciamo subito che essa è stata 
rivolta ad ottenere la graduale realizzazione della 
riforma per la specializzazione dei nostri Istituti, 
sempre in pieno accordo con la Federazione delle 
Istituzioni prò ciechi, nonché ad interessarsi ed 
adoperarsi per il riordinamento di quelle Istitu- 
zioni nostre che si dimostravano ormai in arretrato 
sotto i rapporti organizzativi e d'amministrazione. 

Per ovvie ragioni di delicatezza e di opportu- 
nità, non possiamo scendere a particolari, ma ci 
limitiamo ad affermare che pur ubbidendo talvolta 
alla forza superiore delle circostanze non abbiamo 
mai perduto di mira quella nostra finalità di pro- 
pulsione e di vigilanza su tutto quanto costituisce 
il nostro movimento. 

I risultati di questa nostra opera, non sono e 
non possono essere immediati, ma assicuriamo che 
persisteranno con assiduità finché essi non rispon- 
deranno ai nostri voti. 

Su tale indirizzo abbiamo continuato la nostra 
linea di protezione morale e di incoraggiamento 
finanziario verso la biblioteca Nazionale Regina 
Margherita, e raccomandiamo agli amici, e special- 
mente alle sezioni di uniformarsi a questa direttiva 
nelle forme e nei modi che appariranno più indi- 
cati, soprattutto adoperandosi a non distrarre per 
piccole iniziative locali energie utili a questo centro 
di irradiazione culturale. 

Con particolare interessamento seguiamo pure l'I- 
stituto di Ardenza in Livorno che in seguito ad una 
sua radicale trasformazione potrà essere rinnovato 
ed inquadrato nel nuovo assestamento delle nostre 
Istituzioni. 

Al Faro d' Italia, che come fu detto nel prece- 
dente resoconto, è ormai una Istituzione strettamente 
connessa alla nostra compagine, ci proponiamo 



assegnare la parte importantissima del nostro pro- 
gramma concernente la prevenzione della cecità. 

In questo ordine di attività notiamo la nostra 
partecipazione al Convegno di Parigi per una intesa 
Internazionale intorno alla musicografi^ braille. 
Nella circostanza ci avvalemmo dell'apprezzatissima 
collaborazione del Maestro Fornasa, in qualità di 
tecnico. Risultato pratico 'di questo convegno è 
1' unicità Internazionale della scrittura per la mu> 
sica antica e nutriamo fiducia che per quanto si 
riferisce alla musica moderna, saranno tenute in 
buon conto le raccomandazioni del nostro esperto 
che si dimostrò veramente competente nella materia 

A mezzo dei nostri periodici già è stato am- 
piamente riferito intorno al pre congresso di Vienna; 
aggiungiamo qui che noi, più che il Sodalizio, ab- 
biamo rappresentato 1' Italia in quella riunione. 
Tale consapevolezza, mentre è stata per noi rappre- 
sentanti dell' U. I. C. di grande soddisfazione, ci 
ha conferito maggiore energia, e la nostra linea 
di condotta, spontaneamente concorde per consue- 
tudini di lavoro e perfetta fusione di spiriti, ci 
distinse così che gli stessi collaboratori stranieri 
riconobbero che noi eravamo stati gli unici a proce- 
dere in una direttiva ehiara e decisa. 

Abbiamo accettato di collaborare alla prepara- 
zione del Congresso Internazionale, che avrà luogo 
nel 193 1 o 1932, con la partecipazione del Presi- 
dente del Sodalizio al Comitato esecutivo per l'or- 
ganizzazione di detto Congresso e accettando la 
Presidenza della Commissione i6 a « Misure legi- 
slative per il lavoro Ciechi » e della Commissione 
2i a « Studio per la Previdenza e l' organizzazione 
dei Ciechi nei diversi Paesi ». 



Organizzazione. 

Come dicevamo in principio, abbiamo fatto opera 
di miglioramento e consolidamento all' interno, e 
ciò si rileva principalmente dallo stabilizzarsi delle 
attività delle nostre Sezioni. 

Delle 14 sezioni 11 hanno ciascuna un segre- 
tario, scelto sempre fra i compagni attivi e volen- 
terosi. Due di esse non hanno segretario, sibbene 
una sistemazione equivalente. 

A proposito di questi Segretari Sezionali, cre- 
diamo utile confermare qui che le loro mansioni 



30 — 



precipue sono quelle di dare 1' ordine e la conti- 
nuità al funzionamento degli uffici sezionali. 

Essi non debbono considerarsi, né essere consi- 
derati come degli impiegati assunti precariamente. 
La Giunta nominando questi segretari ha inteso non 
solo di offrire occupazioni ai compagni, ma altresì 
di addestrare un personale veramente nostro al 
lavoro metodico di un ufficio, ciò che può in 
avvenire avere conseguenze importanti nel campo 
del collocamento, anche fuori della nostra orga- 
nizzazione. 

Raccomandiamo quindi ai segretari di mettersi 
in grado di rispondere alle loro mansioni nel modo 
migliore, cercando di completarsi in tutto ciò che 
si sentissero manchevoli. 

Quanto alla loro posizione morale, confermiamo 
che essa non può essere diversa da quella di subor- 
dinati ai dirigenti della sezione. 

I dirigenti delle sezioni alla loro volta, sono 
tenuti a valutare e compensare 1' opera dei Segre- 
tari, non soltanto sotto i rapporti del rendimento 
finanziario, ciò che può dipendere in gran parte 
dalla direttiva degli stessi capi, ma anche sotto i 
rapporti della collaborazione intelligente, resultante 
dal regolare funzionamento dell' ufficio. 

Anche alla sezione delle Marche abbiamo ten- 
tato di dare un segretario e di fissarle una sede in 
Ancona. L'esperimento però non ha risentito buon 
risultato e noi desideriamo che il Consiglio Nazio- 
nale debba considerare particolarmente la situazione 
di questo nostro organismo. Riconosciamo con vivo 
compiacimento che il Sig. Romeo Landi, pur rise- 
dendo fuori della zona sezionale, lontano dai mag- 
giori centri delle Marche, ha condotto la sezione 
con molto impegno, ottenendo relativamente risul- 
tati apprezzatissimi. Perciò qualunque possa essere 
la decisione del Cousiglio Nazionale in riguardo 
alla Sezione Marchigiana, il Sodalizio deve rico- 
noscenza all' egregio collaboratore che ha operato 
sempre con fede ed entusiasmo. 

Altro importante provvedimento è rappresentato 
dall'unicità del sistema amministrativo introdotto 
per le sezioni. 

Era questa una manchevolezza sentita, si può 
dire fino dall' inizio della nostra organizzazione, 
ed abbiamo ritenuto che oramai fossimo giunti alla 
maturità per disciplinarsi anche sotto questo rapporto. 

Raccomandiamo ai segretari sezionali, molti 
dei quali sono affatto digiuni di amministrazione, 
di mettersi in grado di rispondere alla nuova esi- 
genza. Un qualunque aiuto vedente può servire per 
la regolare tenuta dei registri purché il segretario 
possegga la tecnica sufficiente. 



Come particolari rilievi iull' andamento delle 
sezioni, è da notarsi il cambiamento di direttorio 
avvenuto nella Siculo Calabra, la quale cggi è affi- 
dato al Commissariato del M.° Gigi Tedesco che 
darà un nuovo impulso all'organizzazione sezionale, 
che fino al momento della sua nomina ha lasciato 
moltissimo a desiderare. 

Segnaliamo pure che alcuni compagni Calabresi 
manifestano il desiderio di trasferire la Calabria 
dalla sezione Siculo Calabra alla Sezione delle Puglie. 

Nella Tosco Umbra, in seguito alle dimissioni 
da Presidente del Dott. Tranquillo Bacchia, impe- 
gnato interamente nei suoi studi, si deve procedete 
ad un riordinamento del Direttorio del quale venne 
affidata la Presidenza all' egregio amico Corani, 
Dr. Gino Bartolomei Gioii. 

Segnaliamo in questa Sezione 1' esperimento ini- 
ziato di un nuovo sistema di organizzazione delle 
rappresentanze, sistema che può riassumersi nei se- 
guenti termini: Istituzione di comitati di rappre- 
sentanza, chiamati gruppi fiduciari nei capoluoghi 
di provincia, con mandato a ciascuno di detti gruppi 
di provvedere allo sviluppo dell' Associazione ed 
all' esplicazione delle varie sue attività, rispettiva- 
mente nella propria Provincia attraverso Comitati 
di rappresentanze Comunali. Alla sede sezionale 
rimangono le funzioni di organo centrale e di coor- 
dinamento di questo insieme. 

L' esperimento è di non dubbia importanza e 
ci ripromettiamo un più ampio esame di esso, nel 
corso della discussione sulla scorta delle notiz'e for- 
niteci dall' egregio Presidente della Sezione Tosco 
Umbra. 

In complesso le sezioni hanno raggiunto una 
regolarità di funzionamento, tutte, meno la Marchi- 
giana, hanno la loro sede, esplicano opera efficace 
sotto rapporti assistenziali, nell' insieme però difet- 
tano di spirito di iniziativa nella propaganda fi- 
nanziaria e ciò immiserisce 1' opera loro, poiché è 
ovvio rilevare che occorrono i mezzi per intensifi- 
care la nostra azione benefica. 

Assistenza e Lavoro. 

Mentre ancora, per un complesso di ragioni 
ormai note, non abbiamo potuto affrontare in pieno 
la questione del collocamento al lavoro nell'industria 
ci siamo adoperati ad avviare tale soluzione con 
la propaganda e con tentativi di carattere parziale. 
L' esperimento più notevole in questo campo è 
quello condotto con tanto impegno e tanta intelli- 
genza dal nostro egregio collaboratore Tenente 
Cav. Tebaldo Daff ra : intendiamo parlare del col- 



— 31 



locamen'o da esso procurato a varie operaie cieche 
in maglifici e scatolifìci di Firenze. 

Per raggiungere tale fìue, il Tenente Daffra, ha 
dovuto riunire in una casa a forma di pensionato 
queste operaie cieche provenienti da paesi diversi 
e che non avevano quindi una propria residenza 
in Firenze. I criteri fondamentali seguiti dal Te- 
nente Daffra in questa ardita iniziativa sono: assun- 
zione di elementi atti a competere moralmente e 
fisicamente nella prova del lavoro con i vedenti ; 
libertà individuale delle operaie entro quei limiti 
che sono la buona norma di ogni corretta famiglia. 
Questo esperimento dura ormai da oltre due anni 
e con fondata ragione possiamo giudicarlo un espe- 
rimento riuscito. 

L' U. I. C, che dette il primo impulso finan- 
ziario, erogando la somma ricavata dalla mostra prò 
donna cieca, si compiace vivamente col Ten. Daffra 
e gli esprime la più viva riconoscenza non solo 
per il risultato che si misura sul beneficio arrecato 
a una diecina di nostre compagne, ma ancora per 
la ripercussione che V esperimento ha sul grande 
fine che perseguiamo. 

Un ringraziamento esprimiamo pure all'Istituto 
Vittorio Emanuele che facilita la buona riuscita 
dall' esperimento del Tenente Daffra, provvedendo 
spesso all' istruzione iniziale delle operaie, che ven- 
gono digiune affatto del lavoro a cui saranno adibite. 

S. E; Bottai, cui venne segnalato molto oppor- 
tunamente dal Cav. Poggiolini, segue con vivo 
interesse l' esperimento ed ha anche indirizzato 
lettere di lode agli industriali che hanno assunto le 
nostre operaie. 

In tema di lavoro, merita di essere pure segna- 
lata l'iniziativa della Sezione della Lombardia Occi. 
dentale, che accogliendo i consigli della Sig.na 
Luisa Cassia e dell' Avv. Canesi, addestra varie 
compagnie al lavoro delle reti per bicicletta, lavoro 
assai redditizio e che offre il grande vantaggio di 
potere essere eseguito al proprio domicilio senza 
ausilio di macchine. 

Né certamente è sfuggito ad alcuno l'importanza 
morale e pratica del corso per la utilizzazione dei 
ciechi nell' industria, inauguratosi recentemente a 
Torino per iniziativa dell' Istituto Laboratorio M. 
Fossati, sotto il Patrocinio delle Federazione delle 
Istituzioni prò ciechi e con la più perfetta coesione 
dell' U. I. C. 

Questa manifestazione, accuratamente studiata 
e preparata dal nostro impareggiabile amico Cav. 
Oreste Poggiolini, si svolse davanti alle Autorità 
Civili e Militari, e ad una larga rappresentanza 
dell'Industria Torinese. Il Poggiolini, dotato come 



è di quel senso pratico che viene dall' esperienza 
della vita, competentissimo ormai nel movimento 
in favore della cecità, seppe prospettare in modo 
veramente magistrale il nuovo principio della utK 
lizzazione dei ciechi nell' industria; che è problema 
civile e sociale. Chi ebbe la fortuna di presenziare 
a quella manifestazione sentì in modo sicuro che 
il Poggiolini raggiunse in pieno lo scopo prefissosi : 
la conquista della simpatia e della favorevole opi- 
nione del grande centro industriale verso il moderno 
principio. Noi siamo molto grati al Cav. Poggiolini 
ed è con grande soddisfazione che affermiamo avere 
egli reso in questa circostanza uno di quegli incal- 
colabili servigi alla causa della cecità, per i quali 
non vi sono adeguate parole di riconoscenza. 

E con animo grato ricordiamo pure il nome 
del Prof. Giovanni Brossa, direttore didattico del- 
l'Istituto di Via Nizza, che silenziosamente e con 
molto buon senso, ha cooperato ad instradare l' ini- 
ziativa dell' Istituto Fossati verso le nostre orga- 
nizzazioni. 

Altro punto basilare del problema dell'assistenza 
a cui rivolgiamo la nostra massima attenzione, è 
il censimento dei ciechi condotto con criteri rispon- 
denti ai nostri precisi fini ed organizzato in modo 
che ci renda annualmente la situazione statistica 
aggiornata. 

Sappiamo che nel censimento che il Governo va 
preparando, non saranno contemplati dati speciali 
riguardanti la cecità. Ricordiamo pure che a più 
riprese qualche sezione ha eseguito tentativi di 
censimento parziale, ma ciò che ha richiamato la 
nostra attenzione ed ammirazione è il censimento 
eseguito dalla provincia di Benevento, i cui risultati 
vennero largamente diffusi. 

Grazie ai censimenti eseguiti sulP esempio di 
questo, le amministrazioni Provinciali potranno co- 
noscere la reale situazione dei ciechi e rendersi 
conto degli obblighi di assistenza che ad esse incom- 
bono in virtù delle vigenti disposizioni di legge. 

In tale senso appunto ci ripromettiamo di ado- 
perarsi con tutte le nostre energie, grati alla Pro- 
vincia di Benevento, cuijindirizziamo la nostra lode 
ed il nostro ringraziamento, per essersi messa deci- 
samente al primo posto nel campo dell' assistenza 
alla cecità. 

Un voto di lode significhiamo pure all' Avv. 
Rag. Costantino Anzovino, segretario dell' Ammi- 
nistrazione di Benevento, e fiduciario dell' U. I. C 
per il Sannio il quale diventato cieco da pochi anni, 
veniva confermato nel suo impiego malgrado la ce- 
cità per interessamento di S. E. Oreste Cimoroni. 
Prefetto di Benevento. 



32 — 



L' Avv. Anzovino ha voluto con squisito senso 
di solidarietà, portare prontamente il suo contributo 
di collaborazione al nostro Sodalizio e adoperarsi 
per il bene della classe, incoraggiando l'ammini- 
strazione ad eseguire il censimento, e dirigendone 
egli stesso minuziosamente tutte le operazioni. 
Abbiamo pure affrontato la questione dei cani guida 
non per imitare quanto viene fatto altrove, ma per 
conoscere di propria esperienza i benefìci reali che 
i ciechi Italiani avrebbero potuto ritrarre dall'ado- 
zione di detti cani, all'uopo educati con metodo 
razionale. Per questo, in unione al Comitato Fio- 
rentino per 1' assistenza ai ciechi di guerra, abbiamo 
preso accordi con 1' « Oeil qui voit », istituzione 
'che risiede in Losanna, e che conduce una scuola 
per P addestramento dei cani guida con lo scopo 
dì diffondere 1' uso fra ciechi delle diverse Nazioni 

Come abbiamo informato a mezzo dei nostri 
periodici, i primi risultati dell' esperimento sono 
assai incoraggianti, ma occorre perseverare, ciò che 
noi faremo sempre tenendo di mira l'interesse dei 
ciechi Italiani. Ci compiaciamo di ricordare ancora 
l'Egregio amico Tenente Daffra, che ha valida- 
mente contribuita al buon esito dell'esperimento 
assoggettandovisi con quella virtù di sacrifìcio e 
con quell' entusiasmo che sempre lo distinguono, 
tanto più ammirevole in quanto egli trovasi nella 
condizione di non avere affatto la necessità di va- 
lersi del cane guida. L' esperienza ci darà poi modo 
prendere un oculata decisione, circa 1' opportunità 
o meno di continuare sotto gli auspici dell' « Oeil 
qui voit », ovvero di pronunziarsi per la fondazione 
di una scuola Italiana, ciò che può realizzarsi senza 
aggravio finanziario del Sodalizio, grazie all' inter- 
vento dell' Opera Nazionale Invalidi di Guerra e 
del Comitato Fiorentino per 1' assistenza ai ciechi 
di guerra. 

A tutto ciò che abbiamo esposto e che costi- 
tuisce P opera nostra assistenziale nelle sue linee 
generali, aggiungiamo l'assistenza individuale svolta 
senza clamore, con pazienza ed assiduità da tutte 
le sezioni, assistenza che dalla prevenzione, passa 
al collocamento negli Istituti educativi e alla tutela 
nei migliori modi possibili degli inabili ed anormali. 

La Sede Centrale non ha mai mancato di inter- 
venire anche in casi di assistenza individuale in 
appoggio delle sezioni, ogni qual volta se ne è 
sentita 1' opportunità. 

Propaganda e Stampa. 

La propaganda orale è stata principalmente cu- 
rata dalle sezioni e in ciò si sono distinte 1' Emi- 



liana e la Sarda. Nella prima si sono prodigati con 
favore il Commissario Bentivrglio, che ha tenuto 
una ventina di conferenze nei vari centri della sua 
giurisdizione, coadiuvato dal Tenente Pitteri, nuovo 
nostro collaboratore, nonché della Sig.na Luisa Cassia 
che anche quest' anno ha portato il prezioso con- 
tributo della sua cooperazione tenendo un buon 
numero di conferenze e divulgando la nostra que- 
stione fra le scolaresche. In Sardegna il Dr. Nino 
Salvaneschi, ha suscitato un'ondata di entusiasmo 
i cui buoni effetti avranno indubbiamente larga e 
durata ripercussione. 

Alla propaganda a mezzo della stampa, possiamo 
dire ormai di rispondere nel modo migliore, grazie 
alla pubblicazione della Rivista Argo, che oltre 
alla propria diffusione comincia ad essere riprodotta 
da giornali negli articoli che più ci interessano. Il 
criterio redazionale adottato, e sul quale abbiamo 
di proposito insistito, è di inserire gli argomenti 
riguardanti la cecità in un insieme di articoli di 
vario genere. In tal modo riteniamo di conseguire 
il risultato pratico che una gran parte dei lettori, 
i quali non avrebbero scorso un periodico che avesse 
solo parlato della cecità, leggeranno di buon grado 
anche quello che riguarda noi, allettati dalla varietà 
della Rivista. È la psicologia del pubblico che 
legge che noi dobbiamo tenere presente per rag- 
giungere lo scopo di essere letti. La Redazione 
della Rivista ha pienamente corrisposto al nostro 
intento, e ringraziamo tutti i collaboratori e par- 
ticolarmente il Prof. Romagnoli, il Dr. Salvaneschi 
il M. Bentivoglio, il Prof. Alfredo Poggiolini, fra- 
tello del nostro Tesoriere. E soprattuto dobbiamo 
lode al Cav. Oreste Poggiolini, che con la sua espe- 
rienza giornalistica, la sua attività intelligente, ci 
rende un servigio inestimabile in questo periodo 
iniziale della nostra Rivista. 

Ciò che vivamente raccomandiamo è che le 
sezioni si rendano conto dell' utilità di questa pub- 
blicazione, sia agli effetti morali che finanziari. 
Mentre da un lato vi sono alcune sezioni che hanno 
dato un efficace impulso alla diffusione dei perio- 
dici, raggiungendo un impegno per quantitativi ri- 
levanti, altre si dichiarano in serio imbarazzo per 
poche centinaia di copie. Anche in questo caso noi 
rinnoviamo il nostro appello all'iniziativa dei diri- 
genti delle sezioni convinti che una opportuna pro- 
paganda deve immancabilmente produrre ottimi 
resultati. 

Segnaliamo una nuova ed utilissima forma di 
propaganda diretta ad intensificare la ricerca dei 
casi di cecità, facendo appello allo spirito di umana 
e civile collaborazione degli insegnanti a mezzo 



— 33 



dei periodici scolastici. A questo proposito, ci è 
gradito ricordare il nome del Prof. Norsa, che in 
modo particolare ha cooperato a siffatta propaganda 
che già era stata iniziata dalla Federazione Na- 
zionale delle Istituzioni prò ciechi. 

Chiudendo questo rapporto, constatiamo, come 
dicevamo in principio di avere svolta in questa ge- 
stione una attività di minore rilievo in confronto 
a precedenti esercizi, ma constatiamo altresì che 
non ci siamo arrestati in un periodo di stasi : ab- 
biamo continuato il nostro cammino sulla via trac- 
ciata con fede sicura verso le nuove vittorie. 

Porgiamo il nostro grazie riconoscente a tutti 
gli egregi collaboratori che nelle sezioni, nei comi- 
tati, nelle amministrazioni dei vari Istituti hanno 
fatto opera di coesione al nostro programma ed 
alle nostre direttive. Il principio unitario a cui ci 
informiamo, e che armonizza perfettamente all' in- 
dirizzo generale del paese, è la ragione prima della 
nostra energia vitale ed ad esso dobbiamo ogni 
buon successo. 

Né termineremo senza testimoniare i nostri 
sentimenti della più profonda riconoscenza al nostro 
migliore ed instancabile amico Cav. Oreste Poggio- 
lini, per il quale ogni anno segna una nuova bene- 
merenza nei nostri confronti. Noi gli esprimiamo 
con animo commosso il nostro grazie fatto di con- 
sapevolozza e di ammirazione. 

Inviamo infine il deferente omaggio di gratitu- 
dine al nostro Presidente Onorario al benemerito 
Governo Nazionale e al Duce, cui dobbiamo 1' ele- 
vamento della cecità alla considerazione di un 
problema Nazionale di non trascurabile importanza. 

DALLE NOSTRE SEZIONI. 

Notevole è il lavoro di propaganda svolto in 
questo periodo da alcune nostre sezioni. 

Per iniziativa della Sezione Emiliana sono state 
tenute conferenze a Carpi, il 16 aprile nella Sala 
dei Mori in Castello, dove parlarono il Ten. Silvio 
Pitteri e il Prof. Giuseppe Fabbri. 

La manifestazione fu completata con proiezioni 
atte a far conoscere come si educano e come vivono 
i ciechi. 

Altra conferenza con proiezione del film « Sol- 
dato cieco », fu tenuta dal M.° Abele Ghidoni nel 
Teatro Verdi di Poviglio g. e. dal Dopolavoro. A 
Parma dall' il al 16 Marzo nel Teatro della Scuola 
Jacopo S Vitale, tutti gli alunni dalla 3* alla 5* 
elementare, ascoltarono a turno la conferenza della 
Sig.na Luisa Cassia, che con molto sentimento, ed 
efficace parola, illustrò la storia della cecità, nel 



suo dolore, nelle sue lotte e nelle sue vittorie. Fa- 
ceva seguito alla Conferenza il film e II Soldato 
cieco ». 

Sezione della Lombardia Orientale 

A Salò, nel Teatro Comunale, il 26 Marzo ha 
avuto luogo un importante manifestazione a prò 
della cecità. L' On. Podestà, Avv. Belli, portò il 
saluto della cittadinanza al Presidente della sezione 
Avv. Giuseppe Calabi, ed ai suoi collaboratori 
Sigg. Filippo Pizzi e Giuseppe Arcangeli e prima 
fra tutti la Gentildonna Bresciana Sig.ra Rizzi. 

L'Avv. Calabi pronunziò uno smagliante discorso 
commovendo profondamente l' uditorio. Seguì poi 
un riuscitissimo concerto al quale presero parte 
esimi artisti ciechi e vedenti. 

Sezione Laziale Abruzzese. 

Si segnala una ben riuscita conferenza del Prof. 
Avv. Antonio Loffredo tenutasi in Aquila la sera 
del 13 Marzo nella sala Patini, innanzi al numeroso 
ed eletto pubblico della Dante Alighieri. 

Sezione Pugliese Calabra. 

Il Presidente Sezionale Cav. Carlo Piraneo il 
26 Marzo, teneva nel Salone del Palazzo di Città 
una riuscitissima conferenza al fine di costituire 
in Bisceglie il Comitato locale dell' Unione Italiana 
Ciechi. Le Autorità ed il numeroso pubblico pre- 
sente, dimostrarono all' egregio collaboratore il più 
largo consenso. 

Sezione Venezia Giulia. 

Il 19 Febbraio u. s. nel Palazzo Chiesa a Udine 
ha avuto luogo un brillantissimo thè danzante a 
beneficio della Sezione. Al Sig. Giuseppe Chiesa, 
che offerse la propria casa per la realizzazione della 
bella iniziativa, ed a tutti coloro che in vario modo 
cooperarono alla buona riuscita di essa, la sezione 
Venezia Giulia invia i più sentiti ringraziamenti. 

Comunicato della Sede Centrale. 

Si rende noto che presso le sedi sezionali del- 
l' U. I. C. trovasi un opuscolo di propaganda per 
la prevenzione della cecità, pubblicato a cura della 
Sede Centrale, opuscolo che si distribuisce gratui- 
tamente. 

Sempre presso le sezioni trovasi in vendita al 
prezzo di L. 1 il volume del 3 Congresso dell' U- 
nioue Italiana Ciechi. 



34 — 



NOTIZIE VARIE 



S. E. Manaresi per i ciechi. - Il 20 Novera- 
ne U. s., in un incidente aviatorio, rimaneva gra- 
emente ferito il Sottosegretario di Stato alla Guerra, 
>. E. Angelo Manaresi. Dall'ospedale Militare di 
R.oma, fu inviato a prestare la sua opera presso 
'illustre infermo, il massaggiatore cieco Cav. An- 
;elo Efrati. 

S. E. Manaresi, che già conosceva bene i ciechi 
ii mostrò ben lieto di affidarsi ad uno di loro, ed 
tbbe per il npstro compagno le più affettuose ma- 
lifestazioni di stima e di simpatia. 

L' Efrati lo interessò alla causa dei ciechi invi- 
andolo alla premiazione degli alunni di S. Alessio 
:he avvenne il io Gennaio u. s. 

Accompagnato dalla sua Gentile Signora, S. E. 
Manaresi assistette alla cerimonia interessandosi 
^olto ai saggi di musica e di ginnastica dati dagli 
llievi. È proverbiale la bontà di questo eminente 
Fascista, il quale volle conferire di sua mano le 
HLorificenze ai premiati e si commosse al punto di 
Sbracciare e baciare alcuni di essi più benemeriti. 

Il Sottosegretario ha accettato un promemoria 
dei massaggiatori col quale si chiede il passaggio 
di grado di questi lavoratori che godono attual- 
mente un trattamento assai modesto. Le promesse 
fatte da S. E. danno luogo a sperare in un buon 
!>. . . 

A S. E. Manaresi rivolgiamo i nostri più sentiti 
ringraziamenti, formulando il voto che non ci venga 
[meno il suo valido aiuto. 

Il lavoro della Biblioteca di Genova. - La 

segreteria della Biblioteca Nazionale per ciechi 
Regina Margherita » stabilita a Genova, che 
agisce com'è noto sotto il controllo dell' U. I. C. 
ha opportunatamente iniziato dallo scorso gennaio 
la compilazione di un bollettino, che reca le cifre 
riassuntive del movimento mensile. 

Riportiamo dai bollettini stessi le cifre che si 
riferiscono al primo trimestre del 193°* 
iVuovz opere entrate 



Gennaio 

Febbraio 

Marzo 


Dai 

dette 
umi. 


La Stamperia Dai copisti lotale 

oq 36 7 5 

8 48 56 

6 65 71 


Le sud 

da 581 vo 

Gennaio 
Febbraio 
Marzo 


53 H9 2 ° 2 
202 opere entrate sono costituite 

Opere prestate 
N. 102 
» 220 
» 27Ó N. 598 per un to- 


Gennaio 

Febbraio 

Marzo 


tale di volumi 
N. 11 18. 
Opere ritornate 
N. 61 
» 120 
» 251 N. 432, per un to- 




tale di Volumi 
N. 73 1 - x 



A proposito dell'opera della Biblioteca di Ge- 
nova vorremmo riprodurre una lettera, che è stata 
pubblicata dal Corriere dei Ciechi dello scorso 
Aprile, sotto il titolo: Frutti per tutti, ma siamo 
costretti a rimandarla al prossimo numero. 

Nell'Istituto dei ciechi di Bologna. 

La Gazzetta Ufficiale del 31 Marzo u. s. pub- 
blica il R. I). 22 Febbraio 1930 N. 170, col quale 
il Consiglio amministativo dell'istituto dei ciechi 
di Bologna è disciolto ed è affidata la gestione 
straordinaria ad un R. Commissario nella persona 
del fondatore dell'Istituto stesso, Conte Francesco 
Gavazza, il quale sarà coadiuvato nell'adempimento 
della Sua opera da nn vice Commissario, nella per- 
sona dell'Avv. Comm. Bruno Ferrari, Consigliere 
Delegato dell'Opera Nazionale invalidi di guerra. 

Ci consta che il provvedimento non è stato 
preso per ragioni amministrative, ma per la neces- 
sità di riorganizzare su nuove basi l'ordinamento 
dell' Istituto stesso e per renderlo più adatto ai 
fini della specializzazione degli studi musicali. 
Speriamo fermamente che a tale riorganizzazione 
si giunga prima del nuovo anno scolastico, e ce 
ne dà affidamento l'affetto che il Conte Cavazza 
ha per l'Istituto di cui è fondatore, e lo zelo del 
suo collaboratore Comm. Bruno Ferrari. 

L'erezione in Ente Morale della Federazione 
Nazionale delle Istituzioni prò ciechi 

Con R. Decreto del 23 gennaio 1930, N. 119, 
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del il marzo u. s. 
la Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi,, 
esistente come associazione di fatto dal 24 feb 
braio 1921 è stata eretta in Ente Morale e ne è 
stato approvato lo Statuto. Il 24 maggio ha avuto, 
luogo a Firenze una riunione del Consiglio Fede- 
rale per gli opportuni accordi, in seguito alla pro- 
mulgazione del suddetto decreto. 



Il 2 Maggio cessava di vivere a Benevento al- 
l' età di 76 anni, la Sig.ra Filomena Panarese 
Ved. HnZOYÌno, madre dell'Avv. Rag. Costan- 
tino Anzovino fiduciario dell'U. I. C. per il Sannio. 

All'Egregio uomo che nella sua recente cecità 
è divenuto uuo dei nostri più benemeriti collabo- 
ratori, e che nella madre conservava un raggio della 
luce perduta, Argo invia 1' espressione delle più 
fraterne condoglianze. 



È morto a Napoli il 19 maggio il Cavalieie 
Eugenio Malossi, il prodigioso cieco sordo- 
muto, che dirigeva presso l'Istituto Paolo Colosimo 
una piccola ma perfetta officina meccanica. 

La tristissima notizia ci è giunta quando la ri- 
vista era già completa e impaginata e non possiamo 
parlare degnamente di questa eletta ed eccezionale 
figura. Lo faremo nel prossimo numero. 



— 35 



LA CASSA DI KISPARMIO DI MILANO. 

Si risale lontano nel tempo per trovare l'origine di questa Cassa. Essa nacque nel 1823 da I 
.ssione Centrale di Beneficenza sorta per lenire le profonde miserie seguite alle guerre napoleo 



nich 



ass » 
to. 
eco- 



bua prima sede fu in Piazza dei Tribunali, l'attuale via Mercanti, di fronte al Palazzo della R* 
g.one, ora occupato dalla Camera di Commercio. Passò poi in Contrada S. Paolo dov' è attualmente la 
Banca Popolare Ed infane cresciuta l'attività dell'Istituto, andò nel 1872 ad occupare un palazzo prò. 
prio, opera dell'Architetto Balzaretti, in via Monte di Pietà. 

In quell'area era un tempo il monastero d'Aurora la Longobarda, e più recentemente l'Austria é 
aveva allogato il Cerno Militare; e proprio lì, durante le Cinque Giornate, rifulse l'eroismo di Augusto 
Anfossi e di Pasquale bottocorno. 

Il Palazzo, massiccio e quadrato, veramente risponde al nome dal popolo di « Cà de S« a 
per sign.ricare la solidità della costruzione, sia la sicurezza dei risparmi arridati al grande Istitu 

Prima e dopo la costituzione dello Stato Italiano molte crisi agitarono il nostro Paese: cri.» 
nemiche e politiche. La Cassa di Risparmio seppe tutte superarle, non solo, ma uscirne maggiormente 
rafforzata, per il favore costantemente mantenutole sia dalle classi povere che da quelle agiate e ricche 
come prova il movimento della massa dei suoi depositi che segue una linea ascensionale continua. 

L ammontare dei depositi che alla fine del 1863, ossia al compimento del primo quarantennio di 
vita toccava 1 cento milioni di lire, nel 1893 i cinquecento, supera ora i tre miliardi e novecento mi- 
noni dati da più di un milione e duecentomila risparmiatori. 

Il Fondo di riserva supera i trecento milioni di lire. 

Un altro indice dello sviluppo della Cassa di Risparmio sta nell'aumento continuo del r 
delie proprie sedi. 

Essa infatti, oltre la grande sede centrale, conta ora in Milano ben sedici succursali e centosettaà^ 
tacinque filiali nelle provincie lombarde e nelle provincie di Alessandria, di Novara e di Vercelli 

1 depositi che attraverso questa mirabile ramificazione la Cassa di Risparmio raccoglie sotto le 
varie forme dei depositi a risparmio ordinario ed a piccolo risparmio, dei depositi a risparmio vinco- 
lati e dei conti correnti con assegni, vengono da essa impiegati in anticipazioni e conti correnti su de- 
posito di titoli, in riporti, nello sconto di cambiali e di cèdcle, in mutui a Comuni, a Provincie, a Con- 
sorzi per le opere di pubblica utilità. 

La Cassa di Risparmio esercita inoltre il servizio di custodia ed amministrazione valori e quello 
di cassa per le pubbliche amministrazioni. 

Ha fin dal 1867 assunto l'esercizio del Credito Fondiario, e dal 1924, per volontà di S. E. De 
Capitani d'Arzago e sotto la sua guida preziosa, ha iniziato e rapidamente sviluppato il Credito Agrario 
concedendo prestiti di esercizio e di miglioramento, mutui a Consorzi di Bonifica e di irrigazione e 
sostenendo così col suo braccio potente le magnifiche forze agrarie gareggianti con le superbe forze 
industriali della laboriosissima regione lombarda. Nel 1927 ha inoltre assunto il servizio di esattoria 
pel Comune di Milano. 

,. . , Gli . ira P ie § ni so »o f atti non con mire di lucro, perchè la Cassa di Risparmio non deve distribuire 
dividendi, né pagare azionisti, bensì con lo scopo preciso della assoluta sicurezza. 

L'utile viene destinato parte al fondo di riserva e parte alla beneficenza. La sua forma di attività 
più nobile e più degna, infatti, fu sempre quella rivolta ad alleviare le miserie ed a mitigare sventure. 

La Cassa di Risparmio ha per ideale supremo la beneficenza e l'assistenza sociale e lo serve con 
tenace fervore soccorrendo infanti, adolescenti, poveri, infermi, invalidi ; assistendo ospedali, scuole, isti- 
tuzioni culturali ed opere di pubblica utilità. 

Più di 270 milioni di lire sgorgarono sino ad oggi in effusione di bene ed ogni anno più di tre- 
mila istituzioni sono aiutate con mano amica. 

La crescente fortuna che ha accompagnato la Cassa di Risparmio nell'opera magnifica che da un 
secolo^ persegue, è dovuta alla guida illuminata delle sagge persone che via via ne presiedettero e dires- 
sero l'Amministrazione. Per lunghi anni, sino al i° luglio 1923, le dedicò le sue amorose ed assidue 
cure Giuseppe Marcora, antico patriota ed illustre parlamentare. Al nobile vegliardo succedette per breve 
tempo Cesare Sarfatti, vibrante ingegno, che immatura morte sottrasse all'opera volonterosa. Ora la Cassa 
di Risparmio è presieduta da S. E. De Capitani d'Arzago, nobilissima figura di lombardo, che al sen- 
timento ed allo studio unisce la bontà d'animo e l'entusiasmo di italiano. Semplicità di costume e 
dirittura di pensiero sono doti preziose del valentissimo uomo. 

^ Sotto la sua guida la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, che fra le consorelle italiane 
può vantare a buon diritto un luminoso primato, ragione di giusto orgoglio per la gente milanese, cam- 
mina sicura nella via tracciata dalla secolare tradizione e dalla probità dei valorosi che lo precedettero 
alla presidenza. 



AURELIO NICOLODI — DIRETTORE RESPONSABILE 



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Anno II. - N. 3 LUGLIO-SETTEMBRE 1930 - Vili C/C Portale 



ARGO 



RIVISTA TRIMESTRALE 




PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
PIRENZE (115) Via Robbia 38 A 



ARGO 

RIVISTA TRIMESTRALE EDITA PER CURA DELLA 

UNIONE ITALIANA CIECHI 

(ENTE MORALE - PRES. ONORARIO : CARLO DEL CROIX) 

Sede Centrale: FIRENZE (115) - Via Robbia, 38 a 
Direttore: AURELIO NIOOLODI 

COLLABORATORI: Pietro Pestelli - Alfredo Poggiolini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salvaneschi - Teobaldo Daffra 
Ernesto Soleri - Achille Norsa. - Paolo Bentivoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' U. I. C.) 

La Rivista è inviata in omaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C. ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 



SEZIONI DELL' U. I. C. : Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia 
e Marche: Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio e Abruzzi: Via Quattro Fontane, 147 

— Roma — Liguria: Via Edmondo De Amicis, 6 - Genova — Lombardia Occidentale: I 
Via Mozart, 4 - Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — 

— Piemonte: Via Mazzini, 40, - Torino — Pugliese-Calabra : Via Marchese di Montrone, 117 

— Bari — Sardegna : Via S. Lucifero - Cagliari — Siciliana : V. di Lampedusa, 23 - Palermo 

— Tosco Umbria: Borgo Pinti, 26 - Firenze — Venezia Giulia: Via Bartolini, 1 - Udine 

— Venezia Tridentina: S. Polo, 2179 -Venezia. 

SOMMARIO : 

Un fenomeno che scompare: Eugenio Malossi - Nino Salvaneschi pag. 1 

La parola a un amico del Malossi - Domenico De Filippo » 3 

Due crocifissi storici - a. p. . . » 8 

Dal Bollettino Mensile della Società delle Nazioni . . » 10 

Il Padre Geroni - Oreste Poggiolini . » 11 

.... E incomincia la vita nuova - Ernesto Soleri » 14 

Un Wagneriano di buon gusto » 16 

I ciechi hanno i sensi residui più sviluppati dei vedenti? - Leone Cimatti. . . » 17 

I ciechi al lavoro coi vedenti. - E. M. Grixoni » 20 

Alla Colonia Arnaldi » 21 

II Sionismo in Palestina » 22 

S. Agostino » 23 

Il materiale geografico per i ciechi premiato ecc. » 2» 

L'Istituto dei ciechi di Milano nel 90' della fondazione » 25 

Note e Commenti » 26 

Quanti abitanti avrà l'Italia nel 1961? » 30 

Notizie musicali - Toscanini » 31 

U. I. C. - Attività della Sede e delle Sezioni » 33 

Necrologi, Fiori d'arancio, Notìzie varie 34-35 

La Cassa di Risparmio di Milano » 36 



rp==ii 



ANNO II. - N. 3 LUGLIO-SETTEMBRE 1930 - Vili C/C POSTALE 






ARGO 



- RIVISTA TRIMESTRALE - 

PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (115) VIA ROBBIA 38A 



V" 



V 



UN FENOMENO OHE SCOMPARE. 

EUGENIO MALOSSI - MAESTRO CIECO-SORDO-MUTO E SENZA ODORATO. 



È morto il 19 maggio a Napoli, alla Regia Scuola Industriale Paolo Co- 
losimo, dove dal 1921 lavorava quotidianamente come meccanico di precisione 
in una officina che era la scuola 
prodigiosa di allievi come lui ciechi 
sordo-muti. 

Aveva appena 45 anni. Una 
polmonite doppia lo ha portato via 
in pochi giorni. 

A Napoli tutti lo conoscevano. 
Ma era forse più noto ancora al- 
l'estero che in patria, poiché di lui 
si erano largamente occupati come 
di un vero fenomeno, scienziati e 
medici inglesi e americani, tede scili 
e francesi. Molti professori e dotti 
italiani lo avevano studiato accu- 
ratamente e sopratutto il prof. Co- 
lucci dell' Università di Napoli, che 
ha seguito il suo caso da vicino, 
e per lunghissimi anni. Qualche 
giorno prima della sua morte, Eu- 
genio Malossi era stato appunto 
visitato dagli allievi del prof. Co- 
lucci, che a titolo di studio avevano 
esaminato il grande invalido della 
vite, che si serviva per registrare e 
dare le sue sensazioni solo del tatto. 

Cieco-sordo-muto e senza odorato, quindi paralizzato anche nel gusto, 
Eugenio Malossi era divenuto tale all'età di sei anni. Aveva dunque ancora 




Eugenio Malossi al lavoro 



— 1 



un senso di meno della famosa Keller e della Bridgman e credo che tra gli 
invalidi della vita avesse uno dei posti di avanguardia. Ma quello che bisogna 
dire a voce alta, ora che non è più, è che questo posto di avanguardia, egli 
lo ha tenuto a testa alta, con nobiltà serena, lavorando nella sua officina, tra 
la piccola magica fucina, i torni perfetti per il legno e il metallo, e le sa- 
pienti perforatrici, e le macchine delicate e perfezionate, come un miracolo vi- 
vente, avendo ad aiutanti due ciechi adolescenti. 

L'ultima volta che l'ho «visto» e gli ho «parlato» all'usanza dei 
sordo-muti-ciechi, cioè con l'alfabeto tattile, a base di piccoli colpi sulle falangi 
delle dita, era là nella sua officina che aveva la trasparenza di un sogno e 
stava insegnando a tornire ad un cieco-sordo-muto che rieducava con pazienza 
di fratello: Giuliano Astarita. Li ricordo ancora: mano contro mano, teste vi- 
cine, anime tese verso l'infinito, maestro e allievo. Intorno un'atmosfera di 
irrealtà tangibile al solo tender la mano. « Più nel buio, l'anima è divina », 
come dice la scritta del laboratorio. Ed era questa meravigliosa anima che 
Eugenio Malossi mostrava subito, sino in fondo, luminosa nelle rinuncie e nelle 
gioie, sempre cosciente nella accettazione del destino che lo aveva colpito 
quattro volte in quattro sensi, lasciandolo là in mezzo alle sue macchine e al 
suo lavoro, nella lotta impari con le sole mani brancolanti, ma sicure. E questo 
cieco sapeva « vedere .», e questo sordo sapeva « ascoltare » le vibrazioni di 
ogni cosa, e questo muto sapeva « esprimersi » in italiano, francese, inglese e 
tedesco, e corrispondeva con tutto il mondo, e discuteva dei propri lavori e 
insegnava a tutti la dignità e la bellezza della vita. 

Era nato 1' 8 maggio 1885 in Calitri ed accolto nel 1895 all'« Istituto Prin- 
cipe di Napoli » dal suo fondatore Domenico Martuscelli, aveva avuto come 
educatore della parola e del concetto tattile nel leggere e nello scrivere l'Artusio, 
e come primo maestro di lavoro il cieco-sordo Aurelio Col ucci. 

Eugenio Malossi seppe farsi una vasta cultura in vari campi. 

Apprendeva presto e facilmente. Aveva voluto imparare dala signorina Ric- 
ciardi, l'inglese e il francese per corrispondere direttamente senza bisogno di 
intermediari, sia con l'americana Keller, sia con la poetessa francese Berta Ga- 
leron de Calonne, che da tempo sta preparando una vita di Eugenio Malossi. 






Nel bellissimo Istituto Napoletano, che Donna Tommasina Colosimo volle 
ricordasse il figlio diletto Paolo, ora l'officina di Eugenio Malossi è vuota. Le 
macchine son senza respiro. Il maestro luminoso di tante creature come lui 
colpite da duri destini, dalla piccola Anna Tamasco cieca-sorda-muta a Giuliano 
Astarita che stava educando al lavoro, è scomparso assistito dall' ottimo com- 
medatore Roseo, Direttore della Scuola; da mons. Castellano, Direttore spiri- 
rituale ; dai medici Boero, Oolucci, Lemmo e Marotta e dalle dolci suore Alcan- 
tarine. E ora più che mai 1' officina ha l' impronta del prodigio. 

2 ^ 



I ciechi lavoratori dei telai dove su tremilacinquecento fili si tesson co- 
perte preziose, i ciechi rilegatori e operai e artigiani sentono certo che con 
Eugenio Malossi, colpito da un destino che si direbbe michelangiolesco, scom- 
pare un simbolo, una verità e una luce. 

II comm. Roseo che gli è stato vicino sino agli ultimi momenti mi scri- 
veva tra l'altro. « Sul punto di morire gli è tornata la parola, e ha pronun- 
nunciato distintamente: È finita non c'è più nulla da fare ». 

Ma un uomo che finisce così è degno di esser additato ad esempio, come 
un maestro, perchè insegna a tutti noi che bisogna disperdere la piccola goccia 
della propria sofferenza nell' infinito oceano del dolore del mondo, e bisogna 
sopratutto benedire sempre e comunque la vita. 

Nino Salvaneschi. 



LA PAKOLA A UN AMICO DEL MALOSSI 

Domenico De Filippo, un giovane cieco studioso e intelligente, che fu amico ed 
ammiratore del Malossi, ci offre su di lui un interessante scritto, di cui ci piace ri- 
produrre la parte essenziale. Egli rende omaggio anzitutto ali 7 alta carità del Martuscelli 
e alla illuminata fede del suo collaboratore Artusio, che seppero risvegliare con mezzi 
ingegnosi V intelligenza e la vitalità in quel tronco vegetante che era ridotto il Malossi 
dopo che la meningite V aveva relegato nel più spaventoso isolamento. JE prosegue : 

Ma con quale mezzo sensibile quest' uomo ha potuto mettersi in rapporto 
col mondo esterno, e svolgere interamente tutta la sua forte genialità ? Un 
senso egli ebbe : il tatto ; ed egli lo seppe talmente perfezionare ed acuire, da 
poterlo mettere in funzione, con un adattamento che ha del prodigioso, della 
vista e dell' udito mancanti. Il così detto tatto a distanza era sviluppatissimo 
in lui; non avendo né vista ne udito, come orientarsi? Eppure nella sua of- 
ficina, stretta e ingombra di macchine e di cinghie, egli si muoveva con una 
sicurezza mirabile, Le sue dita erano tanto esercitate, da poter sentire le più 
piccole imprecisioni, che talvolta sfuggono perfino all' occhio più esercitato. 
Come avrebbe potuto altrimenti eseguire dei lavori in legno finissimo e in 
metallo, con una precisione impeccabile? come avrebbe potuto riprodurre dei 
modelli di scultura all' istituto delle belle arti ? 

Ciò che desta ancor più meraviglia si è la grande sensibilità delle piante 
dei suoi piedi. Ho potuto personalmente constatare che molti rumori egli li 
avvertiva per le vibrazioni prodotte sotto i suoi piedi : se si picchiava alla 
porta della sua officina, in maniera abbastanza forte, egli veniva ad aprire ; 
se si batteva a terra con ritmo diverso, egli ripeteva il rumore con lo stesso 
ritmo, o con la bocca o col piede, con una incredibile esattezza. Affermava di 
sentire quasi sempre il cannone di mezzogiorno, se si metteva su un piano in 
quiete. Provammo una volta a sollevarlo da terra, e battevamo fortemente piedi 

— 3 



e mani; ma senza alcun risultato, poiché egli era come il gigante che riaqui 
stava le sue forze allorché toccava terra. Ma il fenomeno veramente incredibile 
è quello di riconoscere le persone toccando loro la testa, o le spalle ; ma quasi 
sempre l'occipite; egli non si è mai sbagliato, e ha riconosciuto persone che 
non aveva avvicinato da parecchi anni. Aveva un dono di penetrazione vera- 
mente raro : egli nel dare la mano a una persona si rendeva conto esattamente 
del suo stato psichico ; e se si accorgeva che la persona che gii stava dinanzi era 
triste, ne toccava le labbra per rendersi conto del suo stato. 

La qual cosa io stesso potetti constatare un giorno. Me ne stavo pensieroso 
in disparte ; ed ecco passa di lì il Malossi ; il suo passo strisciante mi distoglie ; 
mi avvicino per dargli aiuto; egli mi tocca la testa e le mani, riconosciutomi 
come sempre, incomincia a sorridermi e a farmi festa; ma poi bruscamente si 
trattiene, diventa serio, e s'informa premurosamente del mio stato. Gli narro 
le mie afflizioni, ed egli con un fare tutto paterno, mi accarezza il capo, se- 
condo la sua abitudine, e trova tali espressioni di conforto e d'incoraggiamento, 
che rimango veramente commosso del dono eh' egli ha di condividere le altrui 
pene. 

Malossi gustava perfino la musica. Questa assurda affermazione ha bisogno 
di alcuni chiarimenti. Ho detto più sopra come le percezioni tattili in Malossi 
(il che è del resto in noi tutti in istato dirò così embrionale) non si riferiscono 
soltanto alle forme e a tutte le accidentalità dei solidi, sibbene anche alle vi- 
brazioni molecolari ; se le sue piante dei piedi avvertono delle leggere vibra- 
zioni che sfuggono completamente a noi, di gran lunga più acuito era il senso 
del tatto delle sue operose mani. Ciò premesso, posso ripetere 1' asserzione che 
dianzi sembrava assurda : Malossi sente perfino la musica. E come sente ? Col 
tatto. Egli metteva le mani sul piano e rimaneva in quella posizione per tutta 
la durata del pezzo musicale; in ultimo egli sapeva dire se era una musica 
lenta, allegra, vivace; segnalava il forte, il piano, il crescendo, ecc., con una 
precisione incredibile. Un giorno gli fu commessa la riparazione di un gram- 
mofono ; è inutile dire che essa fu eseguita magistralmente; quand'ebbe finito, 
ci chiamò a sé per farci gustare la musica ; ed egli, con le mani davanti alla 
campana della tromba, tutto assorto nelle sue sensazioni, si gustava quel tempo 
di marcia. Non riesci mai, per quanti sforzi facesse, a riprodurre qualche aria: 
veniva fuori un suono monotono e stonato, la qualcosa è certamente dovuta 
alla mancanza dell' udito, organo di controllo indispensabile per tale prova. Chi 
volesse approfondire le sue informazioni sulla sensibilità del Malossi, potrebbe 
far tesoro dei preziosi studi fatti su di lui dal chiarissimo prof. Colucci dell'U- 
niversità napolitana. 

Ma un inaspettato avvenimento doveva riempire la sua vita d' ineffabile 
dolcezza. Fu ricoverata nell' Istituto Principe di Napoli una fanciulla segnata 
come lui tre volte dalla sventura. 

Era tanto selvaggia, da essere impossibile trattarla, anche con molta dol- 
cezza. Il Malossi sentì subito che nessuno meglio di lui avrebbe potuto pene- 
trare nell' anima di quella sua sorella ; e, accettando con ardore la sua missione 

4 -~ 



; novella, si accinse alla rigenerazione di lei. Quest' uomo, al cui ingegno e alle 
cui mani obbedisce Y inerte materia, chiama a sé le immense risorse del suo 
spirito di apostolo e compie il miracolo tanto sperato : la piccola cieca-sordo-muta 
si scuote, protende il suo spirito prigioniero verso il fratello generoso che lo 
chiama, e si affaccia alla vita con energie tutte nuove. Chi potrà raccontare 
tutte le fasi per cui dovette passare quella fanciulta prima di articolare i primi 

! suoni e di rivelare a se stessa l' ignoto mondo che la circondava ? La genialità 
del Malossi venne in soccorso al suo amore e alle sue speranze; quale metodo? 
Semplicissimo sì, ma ingegnoso, ma fruttifero : una semplice testa di cera, 
munita da una lingua mobile ; nient' altro : il genio non ha bisogno di grandi 
apparati per compiere i suoi miracoli. La testa di cera serviva ad indicare la 
posizione della lingua nel produrre un suono alfabetico ; ciò imparato, 1' edu- 
catore geniale metteva le dita di lei sulla propria bocca e pronunziava i suoni ; 
poi, per controllarne la riproduzione, metteva a sua volta le sue dita sulla 
bocca di lei ; e così, dopo un lavoro lungo e difficile, la piccola muta fu in 
grado di balbettare qualche parola, e sviluppò tanto in seguito la sua lingua, 
da riescire a parlare come il suo grande fratello, facendosi intendere discreta- 
mente. Mostrandole ad uno ad uno i vari oggetti, egli ne proferiva il nome ; ed 
insegnandole il suo alfabeto, per mezzo del quale i normali comunicavano con lui, 
la mise in grado di conversare con le sue compagne e di imparare da se stessa 

j le più importanti nozioni. Ella seguì lo stesso sentiero per cui era passato il 
maestro, il quale sentiva una gioia infinita nel trovarsi dinanzi una sua sorella 
e nel comunicare con lei senza muover le labbra e senza essere intesi. Provvide 
pure a darle una cultura letteraria. Ho avuto occasione di leggere qualche 
compito di lei e perfino qualche sua lettera ; quanta semplicità di espressioni, 
quanta delicatezza di sentimenti, nudi affatto di ogni fronzolo retorico. Ogni 
parola scritta mi sembrava tutta una storia di fatiche, ogni pensiero tutto un 
inno di vittoria sovra il debellato destino. Il Malossi sentiva il suo affetto verso 
di lei crescere vieppiù di giorno in giorno ; una intensa comunione spirituale 

f s' era stabilita fra essi, e la loro vita fluiva ripiena di quelle piccole cure la 

I cui gioia non conosce esaurimento. Egli ci parlava a lungo dei progressi della 
sua piccola compagna, ed era veramente orgoglioso della prodigiosa intelligenza 
che essa rivelava. 

Ma il mal sottile cominciò a minare 1' esistenza della sua povera allieva, 
finché non 1' ebbe ridotta alla tomba. Immenso fu il dolore nel suo sensibile 
cuore : affranto e desolato egli per alcuni giorni non volle avvicinare nessuno; 
ma a poco a poco queli' anima prostrata superò il momento negativo del suo 
dolore, ed entrò in quella cristiana rassegnazione che rialza l' animo umano 
per restituirlo nella consueta sua attività. Sempre di lei parlava, e con un 
rimpianto commovente, e depose finalmente la memoria della sua sventurata 
amica nell' intimo del suo cuore, confortandola con i fiori immacolati della più 
pura venerazione. 

Egli dunque riprende la sua attività con maggior lena. Il Martuscelli diede 
ai ciechi un apparecchio per permetter loro la scrittura a matita: il Malossi lo 

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perfeziona e gli dà una forma più elegante e una applicazione più pratica. Con- 
cepisce in sogno, come egli stesso mi ha raccontato, un apparecchio permettente 
la scrittura braille, il carattere grande a matita e il piccolo egualmente a ma- 
tita ; e senza por tempo in mezzo, realizza il suo disegno, provandone grande 
soddisfazione. La sua fantasia era instancabile nell' ideare, e se il suo ingegno 
ha potuto lasciare poche realizzazioni, devesi alla brevità della sua vita e alla 
sua improvvisa scomparsa. La sua intelligenza era aperta ad ogni concezione, 
di una prontezza non comune era dotato di una penetrazione così squisita, da 
conoscere gli uomini appena dopo aver scambiate poche idee. Aveva una fan- 
tasia molto spigliata : donde quella prodigiosa ricchezza d' invenzioni special- 
mente meccaniche. Era di umore estremamente variabile, e ciò per le sue stesse 
condizioni del suo fisico, dotato di una straordinaria ipersensibilità. Quando era 
calmo, e lo era quasi sempre, era il più affabile del mondo: conversava pia- 
cevolmente delle sue cose, di attualità, delle sue letture, ecc.; e rideva assai 
facilmente e faceva spesso ridere. 

Ma quando era irritato, era difficile anzitutto capirlo, poiché precipitava 
enormemente le parole; vedeva tutto pessimisticamente; immaginava che tutti 
si tramasse contro di lui e che ogni cosa gli riescisse male per le intromissioni 
dei suoi nemici ; era impossibile distoglierlo da quelle idee : bisognava lasciar 
passare la procella per poter ragionare con lui serenamente. Il peggio si era 
se lo si contrariava in ciò che diceva: si veniva senz'altro dichiarati complici 
dei suoi nemici. Eppure tutti lo amavano e lo ammiravano, e ne fa fede l' im J 
menso cordoglio che ha suscitato la sua prematura dipartita. Però, come tutti 
i grandi spiriti, egli non ha mai serbato rancori verso nessuno ; se s' irritava 
facilmente, dimenticava subito e perdonava spontaneamente le offese che cre- 
deva ricevere. Quando aveva, era largo fino alla prodigalità, ed aiutava vo- 
lentieri, anche senza esserne richiesto. Aveva una potenza di concentrazione 
grandissima; allora egli è solito di tenere il mento poggiato alquanto sul petto, 
di respirare affannosamente lentamente, tenendo le mani poggiate. Amava 
molto i giochi di forza, ed era tutto felice quando poteva superare gli altri in 
resistenza e in abilità. Aveva una statura media, un corpo molto muscoloso ; 
la fronte larga, in cui era patente il solco del pensiero ; ci teneva molto alla 
divisa delle chiome e al nodo della sua cravatta. La sua camminatura era 
molto lenta, strisciante e incerta. 

Dai suoi gusti letterari si rivela la semplicità del suo animo; innocente e 
primitivo. Il prodigioso io affascina, il guerresco Io interessa sommamente; legge 
volentieri novelle popolari e romanzi di avventure ; e solamente se inquadrato 
nel fantastico, s'interessa al romanzo d'amore. In un animo così fatto non ci 
può essere interesse, non ci può essere comprensione per quelle potenti analisi 
psicologiche, così efficaci dello Shakespeare e del Tolstoi: egli ama il dramma 
esterno, dirò così, ossia il movimento, le gesta, ecc.. Leggeva giornali inglesi, 
francesi e in Esperanto ; e si compiaceva di raccontare i fatti sensazionali, raf- 
forzando alquanto le tinte. 

S' interessò moltissimo al movimento della nostra Unione, e per invogliarci 

G — 



ad iscriverci, si offriva di pagar lui la prima quota. Aveva tale fiducia nello 
sviluppo della nostra associazione, da riputarla la panacea per tutti i mali che 
affliggono la nostra classe. Parlava del nostro Nicolodi con molto entusiasmo, 
e si doleva molto che quest'ultimo non fosse presso di lui per illuminarlo su 
tante cose. Deplorava le discordie del gruppo napolitano, ed ammirava i pochi 
intraprendenti che si proponevano di richiamare all'ordine e, alla solidarietà 
la massa. Era anche caldeggiatore del monoglottismo universale, ed incitava 
tutti i suoi amici ad imparare 1' Esperanto. 

Finalmente la maestà del Re volle pubblicamente onorare tanti sforzi e 
tanto coraggio ; e perciò fra il generale entusiasmo egli fu insignito della 
croce di Cavaliere della Corona d' Italia. 

Nominato insegnante di meccanica nell' istituto Paolo Colosimo di Napoli, 
e provvisto di una officina attrezzata di macchine modernissime, egli attese ad 
assolvere il suo compito con una dedizione eccezionale. Amava i suoi alunni 
come tanti fratelli, ed aveva di mira sopra tutto di infonder loro l'interesse per 
quel mestiere. Mi parlava spessissimo nelle sue lettere elei suoi alunni e della 
sua bene attrezzata officina molto dettagliatamente; ed il suo sogno eia quello 
di fare onore all' istituto e di fornire ai suoi alunni un mezzo sicuro per gua- 
dagnarsi la vita. Neil' insegnare aveva molta pazienza ed eccellente metodo: 
non scoraggiava mai V alunno, e l' incitava con 1' emulazione e con carezze. 

Tutto l' insieme della vita operosa di Eugenio Malossi non va giudicato da 
ciò che egli ha materialmente fatto; sarebbe un diminuire la generale ammi- 
razione verso di lui volersi fermare all'esteriorità delle sue opere : un calice 
perfettissimo di ottone o di bosso, un apparecchio Martuscelli perfettamente co- 
struito, e tanti e tanti svariati oggetti, sono certamente dei documenti della 
sua operosità ; ma, se vogliamo veramente apprezzare il Malossi in tutta la sua 
interezza, dobbiamo vederlo in quei momenti decisivi dell' esser suo, quando 
il suo spirito, risorto appena dall' inazione e dall' oblio, si protende con tutta 
la sua forza verso 1' esplicazione del suo singolare ingegno, verso 1' affranca- 
mento dalla sua avversa fortuna. Solamente se lo guardiamo da questo punto 
di vista, la figura di lui si aderge dinanzi ai nostri occhi in tutta la sua po- 
tenza; solamente da questo punto di vista egli deve servirci di edificazione e 
e di modello, quando mille ostacoli minacciano di arrestare la nostra marcia 
verso la conquista di noi stessi. 

Domenico de Filippo. 

Firenze, 19 giugno 1930. 



I nostri amici dovrebbero leggere le opere del nostso collaboratore e compagno cieco, Nino Sal- 
vaneschi : 

II Breviario della felicità - Pensieri - L. 6. 

Il fiore della notte - (3* edizione) Il romanzo della cecità - L. 12. 

La Cattedrale senza Dio - Il romanzo che l'autore ha dedicato alle anime provate da inquietudini, 
sofferenze e tribolazioni - L. 12. 

Sirénidz — Il romanzo dell' isola di Capri - L. 12. 

In tutte le librerie o presso 1' Editore « Corbaccio » - Via Principe Umberto, io - Milano, nonché 
presso le nostre sezioni regionali. 

— 7 



DUE OEOCIEISSI STOBIOI. 



I giornali hanno pubblicato la notizia che tra i doni offerti al Pontefice, 
ricorrendo il suo anno giubilare, è il dono consistente nel Crocifisso che ap- 
partenne a Maria Antonietta e che essa conservò durante la sua prigionia 
nella Torre del Tempio e alla Concièrgerie. Pio XI ha disposto che il Cro- 
cifisso sia collocato nella Biblioteca Vaticana accanto a un altro Crocifisso che 
appartenne a Luigi XVI. Così i due cimelii sacri sono insieme riuniti e insieme 
ricordano l'orribile tragedia rivoluzionaria, V iniquo processo contro il Re e la 
Regina decapitati nel 179.3. 

Si ridesta alla mente nostra la figura di Luigi XVI, buono, mite, debole 
di carattere, ma desideroso del bene della Francia, che iniziava il suo regno 
con riforme eccellenti, abrogate poco dopo per l'opposizione dei cortigiani ; lo 
rivediamo quando, sopraffatto dalla rivoluzione, dopo un vano tentativo di fuga, 
tien testa alla folla eccitata che invade la reggia il 20 giugno 1792: è calmo, 
sereno dinanzi agli energumeni furibondi. Lo conforta la fede religiosa; malo 
spaventa la morte, vive rassegnato, fìsso il pensièro nel martirio di Gesù. Era 
sorretto da uno spirito cristiano così intenso che commoveva gli stessi suoi car- 
cerieri, allorché, caduta la monarchia nell'agosto 1792, fu chiuso nella prigione 
del Tempio con la famiglia. Si occupava dell' istruzione del figlioletto, dell' in- 
felice Luigi XVII; lo ammaestrava, gì' insegnava le devozioni; gli diceva che 
il perdono è la più sublime delle virtù e che il trono non è che un triste pri- 
vilegio, fonte anch' esso di dolori e di angosce. 

La Regina, gaia e ridente prima della rivoluzione, adulata dai cortigiani, 
calunniata, diffamata in mezzo al popolo, palesò nella sciagura la più elevata 
virtù. Nella prigione della Torre del Tempio attendeva a istruire la figlia e 
con Madama Elisabetta, sorella del Re, accudiva ai lavori di merletto e ai bi- 
sogni suoi. I pasti erano in comune : li serviva il loro fidato domestico Clery 
che aveva voluto partecipare alla loro dura sorte e dividerne la prigionia. La 
sera, prima di coricarsi, gli infelici sovrani si salutavano con dolore straziante. 
Non sapevano se il giorno successivo li troverebbe in vita. La plebaglia gri- 
dava, minacciava dalla via; le guardie destinate a vigilarli, li insultavano. 

I due Crocifissi che la Biblioteca Vaticana conserva, se potessero parlare, 
direbbero le lacrime da cui furono bagnati; i singulti del monarca e della re- 
gina, che sapevano di esser destinati alla morte, perchè la ragione di stato 
accecava i capi rivoluzionari, che erroneamente ritenevano che la decapita- 
zione di Luigi XVI e della Regina, estinguesse l'idea monarchica. Contem- 
plando l'immagine del Redentore confitto nella croce, s'immedesimavano in 
Lui, nelle sue sofferenze e attingevano forza per resistere al loro strazio. Pa- 
reva loro di elevarsi in una sfera migliore; nel regno celestiale dove obliavano 
le miserie umane e le ingiustizie degli uomini. 

Ecco: la nostra fantasia ci rappresenta il monarca, quando condannato a 
morte dalla Convenzione, dorme placidamente la notte che precedette il sup- 
plizio: aveva la coscienza tranquilla e la fede nella giustizia divina. Svegliato 
dal fido servo, ascolta la messa, baciando il Crvicifisso. Condotto al patibolo 
conserva calma e fermezza dinanzi al carnefice e alla folla accecata dall'odio 
e avvelenata dai demagoghi. Aveva a fianco il confessore, che gli additava 
nel cielo un mondo migliore. Il monarca volle parlare al popolo: proclamò la 
sua innocenza e perdonò i suoi nemici, augurando che il suo sangue non rica- 
desse sulla Francia: parole soffocate dal rullo dei tamburi. La sua testa cadde 
nel paniere fra le grida della moltitudine sitibonda di sangue, ma l' idea rao- 

8 ^ 



narchica scaturì più viva di prima per il martirio del sovrano: nel 1814 il 
fratello di Luigi XVI saliva al trono e la fede cattolica rifioriva con intenso 
ardore. 

A Maria Antonietta fu tolto il figlio adorato e fu accusata nel modo più 
infame di averlo voluto corrompere. Uno sguardo sprezzante e paiole elevate 
che la onorano, furono risposte degne di lei. Condannata a morte, e ricondotta 
nella sua cella, baciò il Crocifisso con tutta l'effusione del cuore e scrisse a 
madama Elisabetta con mano sicura una lettera che è un addio alla terra e un 
testamento solenne : si dichiarava innocente come il suo sposo e intendeva mo- 
rire con la stessa fermezza di lui. Je suis calme comme on l'est quand la co- 
scienoe ne reproche rien. Perdonava a tutti i suoi nemici. 

Mentre la conducevano al patibolo, nella carretta dei condannati, e la folla 
imprecava contro di lei, essa rimaneva impassibile, quasi sdegnosa, ma senza 
odio contro alcuno. Nessuno fra quella moltitudine viva, furiosa ebbe allora 
pietà di lei, tranne un curato che sfidando le ire della folla, le mostrò un 
crocifisso d'avorio e una donna del popolo che avendo un bambino in braccio, 
gli disse di mandare un bacio alla sovrana infelice. Maria Antonietta salì con 
passo sicuro la scala che conduceva al palco ferale, e chiese scusa al carnefice, 
perchè inavvertitamente né aveva urtato il piede. La testa di essa, recisa dalla 
mannaia, fu mostrata alla plebaglia che tripudiava al grido di viva la re- 
pubblica. 

Un' antica cameriera di lei quella sera medesima in preda alla dispera- 
zione, si gettava dalla finestra ripetendo il nome dell'infelice sovrana e abban- 
donando la vita divenutale insopportabile. 

Se il Re e la Regina di Francia avevano confidato e anche sollecitato 
l'intervento straniero, non credevano di commettere nessuna colpa : pensavano 
coi criteri dell'antico regime, in cui erano cresciuti, agivano in nome dei loro 
diritti aviti e dei loro privilegi secolari. Ma la nuova coscienza scaturita dai 
principii della rivoluzione che propugnava l'indipendenza nazionale da ogni do- 
minazione straniera, li faceva considerare quali traditori. Se non che il pro- 
cesso era iniquo, abbiamo detto, perchè i due sovrani avrebbero dovuto esser 
giudicati secondo la costituzione del 1791, votata dall'Assemblea Nazionale Co- 
stituente, la quale considerava il Re sacro e inviolabile, e ammesso che tra- 
disse, la massima pena consisteva nel destituirlo dalla carica. Era stato desti- 
tuito fino dal 10 agosto 1792 e nessuna sanzione penale aveva motivo di es- 
sere. Processo che cagionò come tutti gli atti ingiusti, gravi conseguenze alla 
rivoluzione medesima ; insorse la Vandea monarchica e le potenze europee for- 
mavano la prima lega contro la Francia : lotta gigantesca che portò quest'ul- 
tima a un governo militare e a un nuovo Cesare. In tal modo il regicidio 
ricondusse la monarchia in Francia e si videro coloro che avevano votato la 
morte di Luigi XVI divenire i dignitari, i cortigiani e i servitori di Napoleone I. 

Tutti questi ricordi storici ridestano i due Crocifissi che la Città del Va- 
ticano conserva con religiosa cura. 

a. p. 



Per richiesta di accordatori e di massaggiatori ciechi, ot= 
timi professionisti diplomati alia R. Scuoia di Firenze, si prega 
rivolgersi alle nostre Sezioni. 

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DAL BOLLETTINO MENSILE DELLA SOCIETÀ 
DELLE NAZIONI 



È interessante scorrere i Bollettini mensili della « Società delle Nazioni » per renderci ragione 
delle più vive questioni che vi si agitano e del contributo che vi arreca 1' Italia fascista, la quale non 
ritiene che la Società delle Nazioni possa fare miracoli e sopprimere il fatto storico della guerra e 
attuare l'utopia della pace universale, ma partecipa alla soluzione dei problemi più pratici e di effet- 
tuazione sicura. Ci è grato riassumere quanto il nostro Ministro Grandi esponeva testé a Ginevra in- 
torno all'opera compiuta nel passato anno dall' Istituto Internazionale di cinematografia educativa e 
intorno al programma che l' Istituto svolge quest'anno, cioè la formazione di un catalogo internazionale di 
films educativi; studio sull'uso del film a scopi scientifici; pubblicazione di un vocabolario cinemato- 
grafico nelle principali lingue; preparazione di un rapporto sulle condizioni cui devono sottostare le 
sale di proiezione per i films destinati alla gioventù; questione dei films non infiammabili; inchiesta 
sui progressi realizzati dal film sonoro in rapporto al cinema educativo. 

Il Consiglio della Società delle Nazioni ha espresso intorno a ciò la propria soddisfazione e ha 
approvato il programma di lavoro per il 1930. 

Il Comitato economico inoltre ha chiamato un gruppo di esperti agricoli perchè riferiscano in- 
torno ai modi per rimediare alla crisi agricola in generale e a quella dei cereali in particolare ; e gli 
esperti rappresentanti di nazioni europee e di altri continenti hanno rilevato che in questi ultimi anni 
la produzione dei cereali è aumentata in tali proporzioni da oltrepassare gli attuali bisogni di consumo 
nel mondo e hanno raccomandato una serie di studi e di rcerche sulle possibilità di un'azione concor- 
data per rimediare alla crisi agricola. Vi si potrà provvedere organizzando il mercato dei prodotti 
agricoli su basi razionali con la possibilità di una cooperazione internazionale. Abbiamo rilevato con 
soddisfazione del nostro amor proprio d' italiani che gli esperti riconoscono l'efficacia dell'alto contri- 
buto che coi suoi profondi studi arreca l' Istituto Internazionale di Agricoltura di Roma. 

Fino dal febbraio la Società delle Nazioni si è occupata dei problemi costituzionali; mettere in 
armonia il patto della Società delle Nazioni col patto Briand-Kellogg di rinunzia alla guerra; ha ini- 
ziato gli studi per un accordo in base al quale gli stati s' impegnerebbero a non elevare la tariffa 
doganale per un periodo determinato; ha registrato 34 nuovi trattati di arbitrato, sicurezza e disarmo 
e fra questi due riguardano l'Italia, cioè un trattato fra l'Italia e la Finlandia e uno fra l' Italia e la 
Turchia. Inoltre è stata registrata una convenzione fra l'Austria e l'Italia relativa alla navigazione 
aerea. 

Si è inaugurata all'Aia la prima conferenza di codificazione del diritto internazionale alla pre- 
senza del principe d'Olanda: una delle più ragguardevoli conferenze convocate dalla Società delle Na- 
zioni. Vi sono rappresentati 47 paesi. Importanti le discussioni che vi si sono svolte e le conclusioni 
a cui si è giunti in linea generale. 

È confortante il constatare i resultati ottenuti nella protezione dell' infanzia e della gioventù 
esposta a gravi pericoli ove il mal costume non sia frenato. Si vigilano le stazioni e i porti principali 
la tratta delle donne e dei fanciulli. Si intensifica la lotta contro le pubblicazioni oscene. Si è orga- 
nizzata la polizia femminile in diversi paesi europei e se ne hanno resultati eccellenti. Alcuni stati 
europei hanno abolito le case di tolleranza e ciò riduce i pericoli della tratta internazionale. L'ordine 
pubblico si è avvantaggiato e sono risultati infondati i timori di coloro che ritenevano che dalla aboli- 
zione della prostituzione tollerata derivasse un aumento nelle malattie veneree. I rapporti saranno in- 
viati a tutti gli Stati poiché tale riforma si estenda. 



Fatevi soci contribuenti dell'Unione Italiana Ciechi; minimo L. 6 an- 
nuali, compreso l'omaggio della presente rivista. Vedete nella 2 H pagina 
della copertina gì' indirizzi delle nostre Sezioni Regionali, dove si effet- 
tuano i versamenti. 

10 — 



IL PADRE GERONI 




Dal 18 giugno di quest'anno s' innalza, riera come l'ombra di Farinata, fra 
i morti del Cimitero della Misericordia di Firenze, l'effige bronzea di Giovac- 
chino Geroni, il padre francescano che divise le fatiche e i rischi cogli arditi 
d'Italia, « nelle trincee della terra e in quelle dell'anima fino all'estremo eroe ». 

Così dice di lui l'epigrafista, dotto ed elegante, che lo ha nobilmente segna- 
lato alla posterità. 

Ma la vita di lui si può 
inquadrare in queste due 
frasi, che son tolte dal suo 
diario : 

- Ahimè! la preghiera 
non fu mai il mio forte.... 
« Pronto a partire sempre e 
per dovunque ». 

È vero. Non fu mai il 
suo forte la preghiera del- 
l' uomo inerte e contempla- 
tivo, che affida alla Divinità 
il superamento degli ostacoli 
e le si raccomanda di evitargli 
ogni rischio : ostacoli e rischi 
egli affrontò in pieno, per gli 
altri, durante la parte mi- 
gliore della sua vita, con la 
sola arma del suo grande co- 
raggio e con lo scudo della 
fede ; e l'ardore attivo e fer- 
vente della legge di Cristo 
egli portò sempre dove c'era 
da combattere e da soffrire, 
con serenità festiva e sorri- 
dente, con un buon umore 
così comunicativo che poteva 
sembrare una sfida e una beffa 
all' avverso destino, ma non 
ne era che l'accettazione gio- 
conda. 

« Si persuada certa gente, egli diceva, che la presenza del sacerdote fa 
bene ai nostri soldati in guerra e in pace, quando la vita sorride piena, e 
quando la morte ci gira intorno, insidiosa ». - E fu il primo cappellano mili- 
tare della nuova Italia, con i soldati italiani che partirono per la Cina nel lu- 







II busto del Padre Geroni al Cimitero della Misericordia 
a Firenze, opera dello scultore Piccoli. 



— 11 



glio del 1900 per contribuire a domare la rivolta dei boxers, salutati nel porto 
di Napoli da Umberto di Savoia, che undici giorni dopo cadeva assassinato a 
Monza dalla rivoltella di un anarchico. Partiva senza grado e senza stipendio, 
avendo il presentimento di vincere una grande battaglia, la sua vera battaglia, 
nulla chiedendo né in denaro né in fatto d'onori. 

« Partire sempre e per dovunque » - ecco la sua divisa. Non riposare, non 
sostare mai sulla via faticosa del bene, su quella pericolosa dell'ardimento, do- 
vunque vi sia da portare incoraggiamento e conforto ; non abbandonarsi mai 
alle estasi della pigrizia contemplativa. 

Dopo la Cina, la Libia; dopo la Libia le trincee del nostro iniquo confine, 
fra i soldati, fra gli arditi, a rianimare i pavidi, a stimolare gli scoraggiati, a 
consolare feriti e moribondi, a vegliare i morti nelle fosse preparate per il sep- 
pellimento, a comandare anche, quando gli ufficiali morivano nell'assalto attorno 
a lui, le truppe rimaste senza capo ; adorato da capi e da seguaci, che senti- 
vano, in mezzo al pericolo mortale, il benefico influsso della sua gagliarda e 
imperturbabile giovialità. 

Ed a guerra finita eccolo riprendere l'opera e il faticoso cammino, nono- 
stante che l'età si fosse fatta grave e grigio il ciuffo che balzava fuori ribelle 
dal suo zucchetto di frate ; eccolo spingersi, solo col suo coraggio inalterabile 
nei centri più appestati dai senza patria, nei villaggi e nelle campagne sorda- 
mente ostili, ostentando imperterrito i nastrini delle sue medaglie e delle sue 
campagne di guerra, che costellavano la sua veste di religioso, per rastrellare 
i militari ciechi da rieducare, persuadendo con parole pacate e persuasive le 
famiglie titubanti e incredule, sferzando con frasi che lasciavano le lividure la 
turpe viltà di chi ostacolava con bieco animo anche quest'opera meritoria di 
ricostruzione morale con l'avanzare dubbi e sospetti sulle intenzioni del Governo 
e di chi aveva iniziato il lavoro : 

« Quando vi sarete fatti rieducare vi toglieranno la pensione », si diceva 
ghignando ai soldati ciechi per aumentarne la disperazione ; ed alle mamme 
in lutto, per avvelenar loro l'animo, qualche bigotto dal sangue bastardo sus- 
surrava con pietà da coccodrillo : « Peccato che i caduti in guerra non possano 
vedere la luce divina, perchè non hanno avuto i conforti della santa reli- 
gione ». 

Come lo trovarono acre e mordente, lui di solito così bonario e festoso, 
queste subdole affermazioni dei disfattisti che infestavano il nostro paese : parlò 
nelle case, nei crocchi, nelle aie dei contadini, nei pulpiti delle chiese, senza 
untuosità stucchevole, ma con la sua spregiudicata franchezza, e col suo bel 
toscano sonante e spigliato, e riuscì a riscattare dall' inerzia e dall'avvilimento 
umiliante centinaia di soldati accecati, decidendoli a recarsi nella Casa Fioren- 
tina di rieducazione, dove un ufficiale cieco fortissimo, il Nicolodi, li attendeva 
per rimontarli contro le avversità della vita, e da dove ritornavano pronti an- 
cora alla lotta e fieri del loro sacrificio. 

E per loro varcò l'Oceano e raccolse nell'America Latina fior di denaro, 
imparando a sue spese che il denaro costa anche quando vien regalato, e si 

12 — 



paga col sudore e con la stanchezza, talvolta con non piccole mortificazioni del- 
l'amor proprio ferito. 

Ed erano perciò devoti e deferenti attorno alla sua effigie quesii suoi riscat- 
tati, nel giorno in cui si inaugurava il suo busto, mentre il Marchese Migliore 
Torrigiani, in nome del Comitato Fioientino dei ciechi di guerra, parlava di lui 
con sobria efficacia, e due religiosi, il P. Atanasio Lenzi e il Rev. Brignole, 
aggiungevano in sua lode degne parole. 

Nel l'ascoltare il Padre Geroni quando parlava, in privato ed in pubblico, 
si aveva talvolta l' impressione - e tale impressione si rinnova leggendo i suoi 
libri - che egli fusse portato ad abusare della sua facilità e della prontezza di 
parola, e trascinato dal racconto delle tante cose viste e vissute a divagazioni 
prolisse. Ma lasciatelo dire e troverete che qua e là affiora il purissimo e pro- 
fondo senti memo dell'anima sua, che è fatta di sacro ardore patrio e religioso. 
Così egli scrive nel suo diario, laggiù nella Cina lontana: 

« Italia, Italia mia, che da tre anni sogno e non vedo, che ieri mi venivi 
incontro ed oggi mi sfuggi di nuovo, tu sai perchè parlò così. Sacerdote e sol- 
daio venni nel nome di Dio e nel nome tuo. A lui non chiedo che la salute per 
compiere il mio dovere, a te l'orgoglio di esserti figlio e di servirti in umiltà 
e devozione.... 11 mio amore, come quello del grande Poverello, non guarda se 
le tue mani son piene eli doni, se ciò che prometti è l'agiatezza e la gloria, ma 
punta più in alto, e guarda alla tua fronte, su cui posa il primo diadema del 
mondo, al tuo cielo, su cui si r .specchia un lembo di terra così divinamente 
bello, che può ancora, unico al mondo, darci l' illusione di un paradiso terrestre, 
scampato per miracolo alla divina maledizione ». 

Fiera, singolare e inconfondibile figura quella del Padre Geroni, a cui il 
Destino, che l'aveva risparmiato in cento frangenti rischiosi, doveva riserbare 
una fine così triste e penosa. Ecco com'egli sfoga il suo amaro dolore, mentre 
attende, nella camera che è destinata a vederne la morte, alla faticosa pubbli- 
cazione del suo ultimo libro: 

« Tu sai o piccolo libro la mia storia pietosa. Sai che, mentre mi accin- 
gevo a consacrare gli ultimi anni della mia vita ai provati della sventura, venne 
la folgore e mi abbattè. Invano la vita tentò tutte le vie per rivendicare i suoi 
diritti. Da quel momento fatale la morte avanzò ogni giorno di un passo, anzi 
mi fu sempre sopra, come la fiera che, afferrata la vittima, prima di ucciderla, 
la palpa, la guarda con occhi di bragia, le fa sentire, insieme all' alito delle 
ampie fauci lo stridore dei suoi terribili denti, e tarda, tarda ancora ad ucci- 
dere, quasi godesse di quel terrore che paralizza ed è più tragico della morte 
stessa » (*). 

Povero e grande amico ! la Patria e la Chiesa possono andar superbi di te 
e della tua memoria. E Dio accolga l' invocazione che è scolpita sotto la tua 
immagine : « La luce dei Cieli - ai Combattenti riposo ai Vittoriosi corona - 
accolga l'anima benedetta - del P. Giovacchino Geroni - O. F. M. - Sacerdote 
di Cristo - Soldato della Patria - per i Ciechi d'Italia face di nuova vita - 
Nelle trincee della terra e in quelle dell'anima fino all'estremo Eroe ». 

Oreste Poggiolini. 



(*) Dal mio diario - P. G. Geroni. - O. F. M. - Mazzocchi. Borgo S. Lorenzo - 1926 

I volumi pubblicati dal P. Geroni sono i seguenti in ordine di tempo : Tra i figli del cielo - 

Nella Terra del Mikado - Spigolature Bengasiane - Il Vangelo al Campo - Il mio Viaggio nel Sud 

America - Dal mio Diario, edizioni quasi tutte esaurite. 

— 13 



E INCOMINCIA LA VITA NUOTA » 



- È l'ora, nonno- - 

Il vecchio, dopo aver fissato a lungo il ragazzo, guardò a destra del letto la scrivania antica. 
Manlio comprese : Egli sapeva. Si avvicinò al mobile. Nel cassetto piccolo di destra prese la chiave 
segreta ; poi tolse fuori dal cassetto grande, introdusse la mano nel vuoto e la chiavetta diede un colpo 
secco di molla. Allora dal doppio fondo venne avanti il «segreto». Il ragazzo aprì: rimase sorpreso 
dinanzi a ciò che non si attendeva. Si volse a guardare il nonno e attese. Il fratello, piccino di quattro 
anni, ritto sulla punta dei piedini, appoggiandosi, con le dita al cassetto vide un color rosso e un.. . 

Il vecchio sorrise all'adolescente che prese l'arma e la porse. Le mani scarne tremavano ma te- 
nevan fermo il pugnale sul quale si chinarono le teste giovanili e gli occhi ansiosi. Il nonno tolse 
adagio l'arma dal fodero molto logoro mentre diceva piano: «Era di mio padre». La lama lucida 
scintillò e il bimbo ritrasse il capo chiudendo gli occhi; ma subito li riaperse e torno a fissare sulla 
lama alcune macchie nere : — È la ruggine ? - 

« Sono ancora macchie, le macchie del sangue di quelli là che a Mentana ci fermarono.... - la 
voce del vecchio si fece più forte, quasi dura ; le mani più non tremavano al ricordo, ferme come al- 
lora - Avevano i fucili nuovi, loro, e ci mitragliavano a distanza. Ma li raggiungemmo alla fine anche 
noi colle nostre spade, eoi mio pugnale.... Lo vedi, figlio mio, le vedete queste macchie : sono ancora 
testimone. Leggete. Leggi tu, Manlio. Io non ci vedo più. 

Il giovanetto impugnò l'arma e lesse : - Roma o morte. - 

Il vecchio si era adagiato sui cuscini col petto ansante e l'anelito frequente. Manlio, alzando il 
braccio armato, con gli occhi fieri disse : - Laverò le macchie, nonno ! - 

Il vegliardo porse le mani avanti per fermare quasi i colpi minacciosi di quel braccio ardito e 
pregò : « Dio non voglia ! Che tu non debba ferire ! Che tu non debba mai versare sangue fraterno col- 
l'arma dei nonni tuoi, col tuo pugnale ! Solo nel sangue straniero si lavano le macchie del nemico. 
Ricordalo per te, per tuo fratello, per i vostri figli. Invece, senti : quando tu entrerai, si perchè tu en- 
trerai, voi ragazzi d'Italia, entrerete liberi in Roma finalmente liberata e libera, ebbene, senti: pianta 
il tuo pugnale, conficca e una e due e tre volte la lama nella terra sacra. La terra di Roma riconqui- 
stata all'Italia, purificherà il ferro macchiato del sangue impuro ; e Dio voglia che il tuo pugnale pu- 
rificato, non debba mai più versare sangue straniero sulla terra eterna di Roma, sulla terra libera 
d' Italia ! » 

Il piccino a poco a poco si era stretto al nonno, aveva col braccio circondato la bella testa del 
vegliardo ; tremava forte e fissava con gli occhi grandi di bimbo che sentiva l'alito solenne dell' ora, 
ma non capiva tutto il senso e il mistero delle trepide parole. 

Manlio guardava ora con occhio dolce e quasi sorridente, e il silenzio raccolse quelle tre anime 
viventi in tre modi diversi di pensiero, di passione, di attesa. 

- È l'ora, nonno ! - e il ragazzo si chinò, colle braccia circondò il vecchio e il bimbo ; e le 
teste e i cuori tremarono stretti nell'amplesso. 

- C'è la mamma ! - 

« La mamma è ancora lontana.... da te - disse il vecchio - ma vi è un'altra madre che ormai 
ti chiama ! 

Nella strada un rumore insueto e strano : poi più distinto un suono cadenzato di passi sempre 
più prossimo, alla fine vicino, lì sotto, un grido, una voce tuonò: «A chi Roma?» 

Il ragazzo die un balzo alla finestra e l'apri. Il suo grido echeggiò : « A noi ! », consono, confuso, 
unisono a cento altri gridi : « A noi ! A noi ! » 

Il vecchio aveva mormorato : € A voi ! » con le labbra tremanti e gli occhi tremuli di luce e 
di lacrime. 

Il bimbo era sceso dal letto per correre alla finestra anche lui, ma la porta si era aperta bru- 
scamente e una donna ancora giovane, con voce aspra quasi sdegnata gridò : - Manlio ! - 

Ma il ragazzo già scavalcata la finestra con leggero salto e colle braccia alte, quasi a dare l'ul- 
timo saluto, era sceso sulla strada inquadrandosi colla colonna in marcia. La madre corse e lì sotto, 

14 — 



quasi a toccarle, vide passare nella notte ombre diritte e salde ; passi leggeri come fossero - ed erano - 
fanciulli come suo figlio, e passi gravi di uomini dai capelli bianchi come il nonno.... 

La donna chiuse gli occhi per non vedere, portò le mani ai capelli, sulle orecchie, per non udire. 
E la colonna passò: e il ritmo si attenuò fiao a scomparire: ritornò il silenzio. Ma la donna vedeva 
ancora colonne di uomini. Non più quelle di ombre nere nella notte; ma grigie sotto il sole di maggio. 
E fra esse, lui, il volontario, il padre dei suoi figli. 

Poi più nulla. Un nulla terribile, angoscioso, per anni, e, silenzio di mistero, d'ignoto, di morte. 
E lei a non più sperare, a non più vivere, a non più amare ! 

E allora a voler ancora la guerra. Sì, dopo la pace, la guerra ancora a chi l'aveva voluta. E lei, 
povera donna bisognosa del lavoro per vivere, bestemmiare cogli altri il lavoro e cantare nella folla 
ignorante e impazzata : 

« Avanti, popolo, alila riscossa ! 
Bandiera rossa, bandiera rossa ! » 

Ma, maledizione ! La riscossa era venuta. Ma non quella desiderata, aspettata. Non quella con le 
bandiere rosse, con molto rosso, anche di sangue.... E la donna seguiva il suo pensiero sanguigno; e 
sua sorpresa di nuovo, ancora e sempre, prima confusa e poi distinta, tra polvere e canti, la visione 
di ombre rosse come le sue bandiere, ma vive, animate, correnti contro una massa che vomitava fuoco 
e mitraglia. E in mezzo a quelle camicie rosse una figura più alta, più agile, più distinta, che ben 
conosceva: il nonno! Lui, ancora lui, sempre lui che già le aveva strappato il marito e ora le strap- 
pava il figlio ! 

Le mani lasciarono il capo che più non reggeva al tumultuare dei pensieri, delle visioni e delle 
passioni, e la donna cercò un appoggio per riposare. Si scosse, si volse verso l'interno della camera. Il 
piccino stava accanto al letto a guardare lei, la mamma, trepido, esitante ; poi alzò un dito alla bocca 
e l' altra mano verso il nonno. Gli occhi della madre guardarono il vecchio immobile cogli occhi 
chiusi, ed ebbe un tremito convulso. Si chinò : pose la mano sul polso, e poi a poco a poco il suo 
viso si alzò scolorito, pallido cogli occhi sbarrati, le labbra chiuse e tutta la persona irrigidita come 
statua dinanzi a quel vegliardo dormiente nella pace eterna. 



Il bimbo era salito su un cassapanca e puntando le piccole dita su di un calendario : « Due e 
sei, fa ventisei » e tolse il foglietto, poi disse : « Due e sette fa ventisette », e via il foglietto ancora. 
« Oh, un foglio bianco ! Come mai, mamma ? È la fine del mese ? È la fine dell'anno ? » 

« No », rispose incoscia la madre. 

«È la fine della vita? Ne incomincia un' altra ? » 

La donna guardò sul letto chi non udrebbe più : « Si, una vita è finita. Non so se ne incomincia 
un'altra per lui, per il nonno, o una migliore per noi.... » E fissò il figlio che aveva strappato il foglio 
bianco e sul seguente leggeva : « Due e otto fa ventotto, vero, mamma ? È incominciata la vita nuova. > 

Il bimbo si era voltato e colla piccola bocca socchiusa ancora per quel suono aperto dell' ul- 
tima sillaba, rimase cogli occhi grandi stupefatti a guardare sul letto. Anche la madre si volse, e rab- 
brividì impaurita ; gli occhi del vecchio la guardavano fissamente, dolci, ma seri, profondi. La donna 
s' inginocchiò, colle braccia abbandonate sul letto e il viso nascosto nelle mani tremando tutta nelle 
spalle, nella viscere, nell'anima. 

Fuori nella strada risuonavano altri canti e fra essi giungeva a volta a volta : 

«Si scopron le tombe, si levano i morti....» 

e ancora il ritmo noto, i passi leggeri dei giovanetti e i gravi degli uomini ; la marcia delle ombre 
nere nella notte. Tutta una giovinezza che passava, una umanità che camminava verso un'idea di luce, 
verso una realtà eterna ; poi il silenzio.... 

La madre alzò il capo, pallida nel viso cogli occhi gonfi di lacrime e le labbra tremanti. Le 
braccia tese verso il nonno, mormorò : « Perdono ! Perdono a te, al mio Manlio, a Dio, all' Italia ! » 



15 



Gli occhi del vegliardo si chiusero sereni, luminosi già della vita di pace. La madre tese allora 
le braccia al piccino rimasto lassù in alto sulla cassapanca antica, a guardare la scena del dolore, della 
morte e dell'amore. E il bimbo, innocente ignaro messaggero del Dio che perdona, volò all' abbraccio 
della mamma redenta. 

Ernesto Soler r. 



UN WAGNERIANO DI BUON GUSTO 

Un direttore d'orchestra, grande ammiratore e ottimo esecutore della musica 
wagneriana, Felix Weingartner, ha raccolto in due grossi volumi le memorie della 
sua vita, che sono usciti coi tipi dell' editore Orell Fusslì di Zurigo col titolo : 
Lebens - JErinnerungen. 

Ma T ammirazione e 1' entusiasmo che egli aveva per il grande maestro tedesco, 
non gli vietò di apprezzare al suo giusto valore 1' opera di Giuseppe Verdi. 

Quando apparve Otello, il teatro di Amburgo ne ottenne la primizia, in Ger- 
mania. «Erano risorte le dispute intorno all'influenza di Wagner su Verdi, comin- 
ciate al tempo di Aida, e derivate dal troppo semplice indizio che quella partitura 
principia, come quella del Lohengrin, con violini divisi. Più forte si conclamava la 
derivazione wagneriana di Verdi a proposito dell' Otello. Quasi quasi il vecchio 
compositore avrebbe dovuto essere proscritto. Si pescavano nell' Otello reminiscenze 
del Parsifal. In realtà tutto in Verdi era italiano, per nulla wagneriano, come 
sempre si era riscontrato nelle opere di lui, e tutto s' era raffinato, intensificato, 
arricchito di splendidi colori, come avviene di un diamante che un operaio liberi 
dalle ultime scorie. Ma quell'operaio era stato lo stesso Maestro. Qualcosa di grande 
era stato nuovamente creato nel mondo dell' arte. Un sentimento di felicità mi 
accendeva a usare instancabilmente tutte le mie forze per la migliore esecuzione 
dell' opera. La quale, con il contributo entusiastico di tutti gli interpreti, fu con- 
dotta alla rappresentazione trionfale. Fu spedito allora un telegramma di omaggio 
a Verdi, il quale rispose cordialmente. » 

Weingartner ricorda pure le rappresentazioni berlinesi del Falstalff, con la com- 
pagnia della Scala, diretta « dall'eccellente direttore Mascheroni. » Furono splen- 
dide serate che io trascorsi, ammirato e sorpreso, in mezzo a troppi posti vuoti e 
a volti insoddisfatti. Nessuno comprese la grandezza, la grazia e lo spirito di 
quell'opera: bisognava esser idioti e sordi per non comprendere il genio che aveva 
creato queir ope^a e il capolavoro che essa era ». 

All' Aida che gli avvenne di dirigere a Boston, dopo Tristano e Isotta, dedicava 
Weingartner, una bella pagina, esaltando le bellezze melodiche dell'opera italiana, 
raffrontandone la chiusa con quella del Tristano. « Se mi fosse concesso di scegliere 
la musica che più mi riuscisse caro di ascoltare in punto di morte, vorrei il finale 
dell' Aida e non la morte di Isotta. Ripenso il tempo in cui l' Aida era un novità! 
Allora si diceva che Verdi era invecchiato e non poteva più piacere. Si diceva che 
V Aida, questa regina delle melodie, fra le opere italiane, era priva di melodia. A 
quante opere importanti è stata fatta l'accusa di non melodiosità? Ma ora i tempi 
sono mutati, la melodia si dice cosa antiquata. Tempora mutantur. E si aggiunge: 
et nos mutamur in illìs. Ma ciò non mi riguarda. Io prendo molta cura di non essere 
incluso fra i nos ». 

(da uno scritto di A. Della Corte). 

16 — 



I CIECHI HANNO I SENSI RESIDUI PIÙ SVILUPPATI 

DEI VEDENTI? 



E forse una leggenda che i ciechi abbiano i sensi residui più sviluppati dei 
vedenti ì 

Sarebbe arrivato a conclusioni affermative il dott. Griesbach il quale ha esa- 
minato i ciechi ricoverati nell' Istituto di Versailles. 

Tuttavia dal sunto che abbiamo potuto leggere (1) l'Autore ammette che V at- 
tenzione sia acutizzata in coloro che vivono nell' oscurità, quindi ad essi è possibile 
raccogliere maggiori sensazioni dell'esterno coi sensi che loro rimangono, 

Durante le ricerche che sto ora facendo sui ciechi ho voluto controllare le 
veridicità di tali conclusioni. 

Ho limitato per ora l'esame di alcune qualità delle senso percezioni tattili e 
tatto muscolari, e all'acutezza uditiva. Ma credo basti quanto verrò esponendo. 

È noto che i puuti del tatto non sono distribuiti uniformemente sulla superficie 
cutanea. Vi sono zone, come la punta della lingua, in cui le terminazioni nervose 
eccitabili col contatto sono nu- 
merosissime, e zone in cui sono 
molto distanti fra loro come il 
dorso del corpo. 

Le distanze dateci dagli au- 
tori che hanno studiato questo 
problema sono varie. Le ripor- 
tiamo in allegato a questo stu- 
dio. Ma le distanze che noi 
abbiamo notato nei ciechi e 
nei vedenti hanno una differen- 
ziazione ben sintomatica. 

I ciechi avvertono le due 
punte del compasso con cui si 
conduce tale esperienza, ben 
prima dei vedenti. Quindi hanno 
una maggiore acutezza di sen- 
sibilità cutanea. La media totale delle cifre raccolte fra i vedenti dà una distanza 
di mm. 13.15 fra le due punte di compasso per rendere possibile l'avvertimento 
di due stimoli, mentre per i ciechi tale differenza è solo di mm. 6.47. 

Più è largo il campo di attenzione meno intensamente possiamo osservare, 
mentre ciò che si guadagna in profondità si perde in ampiezza. 

• Quindi gli stimoli minimi si avvertono se abbiano, anche per abitudine, un'at- 
tenzione maggiormente concentrata. Ed è la vista che dà un campo di attenzione 




Esperimenti per l'esercitazione del tatto 



Parigi, Febbraio. 
(1) «(C. A.) - Le osservazioni fatte dal dott. Griesbach all'Istituto dei Ciechi di Versailles, demolirebbero la teoria fin 
qui indiscutibilmente ammessa che nella cecità si acuiscano gli altri sensi. Secondo le numerose esperienze, V udito di un 
cieco sarebbe geDeralmente uguale a quello di chi vede, mentre 1' odorato e il tatto presenterebbero uno sviluppo inferiore a 
quello degli esseri normali. Lo scienziato attribuisce la nota abilità di guidarsi dei ciechi al costante sforzo di attenzione, 
nonché alla concentrazione di spirito in chi non venga distratto dalla vista delle cose esteriori ». 

(Corriere Adriatico di Ancona - 19 Febbraio 1930]. 



— 17 



molto vasto, mentre la privazione di questo senso porta a delimitare il campo, ma 
ad intensificare il potere. Ecco perchè anche nei ciechi è più spiccata l'attitudine 
alla osservazione interiore: l'introspezione, la riflessione. 

Una esperienza ripetutamente fatta è pure quella della localizzazione della sen- 
sazione tattile. Saper rilevare in quale punto preciso si riceve uno stimolo sotto 
forma di pressione o contatto è importante soprattutto per l'esatta percezione delle 
forme e per compiere i piccoli movimenti dell'attività manuale lavorando un pezzo. 
Anche per questa specie di sensibilità i ciechi rivelano una grande precisione. 
Infatti l'errore medio dei vedenti é di mm. 4.73 e nei ciechi di mm. 3.98. 
E passiamo alla percezione di peso, di sforzo, di resistenza. Le prove da me 
compiute riguardano particolarmente la percezione di pressione. 

Le cifre che ho desunto dimostrano una decisa superiorità dei ciechi, i quali rie- 
scono a notare pressioni che differiscono fra di loro solo di gr. 6-7 mentre per i 
vedenti occorre una variazione di 19-20 gr. per accorgersi che la pressione è 
variata. 

Questa è la premessa, a cui i lettori che vogliono approfondire il loro studio, 

potranno trovare l'esatta applicazione nelle tabelle che verranno pubblicate in seguito. 

Con le cifre che abbiamo raccolto la risposta al doti G-riesbach potrebbe rite 7 

nersi già data. Ma non si può 
lasciar passare sotto silenzio la 
contraddizione in cui cade nelle 
considerazioni finali del suo 
scritto. 

Solo un grado maggiore 
d'attenzione permette di racco • 
gli ere più dati dal mondo 
esterno. 

Ma la sensibilità non è un 
fenomeno solamente fisiologico, 
esso è fondamentalmente un fe- 
nomeno psicofisiologico, tanto 
vero che anche il nostro De 
Sauctis non parla mai di senza- 
zioni, ma di senso-percezioni, 
che alcune scuole filosofiche 
hanno combattuto vivamente le correnti che mettevano la sensazione semplice a base 
della conoscenza. Sicuro, l'attenzione è necessaria per raccogliere lo stimolo esterno. 
Attenzione che può essere intellettiva e cosciente quanto è attesa o interesse dato 
dalle conoscenze anteriori o da un desiderio conoscitivo, oppure può essere affettiva 
se uno stimolo suscita in noi benessere o malessere, o sorpresa, o paura; sentimento 
questo, basato sull'istinto della conservazione. Le sensazioni sono accompagnate da 
reazioni affettive prevalentemente nei fanciulli e negli incolti, mentre per gli adulti 
ed i colti si ha la percezione, cioè il riconoscimento dello stimolo pur non essendo 
quasi mai estranea anche l'affetti vita. 

Ciò che non ci interessa o non suscita reazioni affettive, non colpisce la nostra 
sensibilità. Passiamo nella strada e quante cose si presentano ai nostri occhi, quanti 
rumori entrano nei nostri orecchi, ma noi non vediamo e non sentiamo se non ciò 
a cui prestiamo attenzione. 




Ragazzi ciechi che si esercitano col Meccano 



18 — 



Quindi senza attenzione non vi è sensibilità; più acuta è l'attenzione pia forte 
è la sensazione. 

I ciechi hanno la prevalenza dell'attenzione concentrata su quella distribuita 
più propria di chi vede, poiché gli stimoli visibili sono molteplici: sono tutti quelli 
che entrano nel campo visivo in ampiezza e in tutta l'acutezza dell'occhio in pro- 
fondità. 

Minore molteplicità di stimoli raccolti nei ciechi, quindi possibilità di maggiore 
concentrazione, di maggiore osservazione interna, di maggiore riflessione per le as- 
sociazioni interiori che permettano una conoscenza più precisa dell'oggetto che cade 
sotto i loro sensi. 

Ma facciamo una seconda osservazione. 

Ogni nostra facoltà, ogni capacità, ogni apparato, ogni organo, ogni tessuto del 
nostro corpo è dotato di plasticità e migliora il suo grado di funzionalità con l'eser- 
cizio contenuto però nei limiti fisiologici. 

Cosi i muscoli si sviluppano con l'uso razionale, cosi anche gli organi dei sensi, 
con un moderato esercizio, acquistano capacità di raccogliere maggiormente gli sti- 
moli esteriori. Con l'esercizio razionale, ripeto, poiché le stimolazioni troppo intense 
ottundono invece la sensibilità. 1 ragazzi che debbono sforzarsi per vedere nelle 
scuole non bene illuminate diventano miopi, i suonatori esposti ai rumori troppo 
intensi dell'orchestra diventano sordastri. Così anche per i ciechi musici non è raro 
trovare chi ha l'udito grosso. 

Ma parliamo, ripeto, dell'esercizio moderato. Esso affina il senso. Questa mag- 
giore acutezza è di natura fisico-fisiologica o di natura psichica? 

Non è facile stabilire un limite. Forse l'uno e l'altro elemento intervengono in 
quell'armonia fisio-psichica che forma la meraviglia della nostra vita di relazione. 

I ciechi esercitano più dei vedenti i sensi residui. Quanto li esercitano! 

Un esempio. L' Helmholtz, uno dei migliori studiosi della fisiologia dei sensi, 
dice che l'uso, determinato del bisogno, rende i sensi più acuti anche filogenetica- 
mente e cita l'esempio di primitivi del Perù che sono capaci di inseguire la selvag- 
gina con l'olfatto. 

A questo punto un dubbio ci punge. 

Che i ciechi esaminati dal dott. Griesbach siano tarati da altre minorazioni? 

Poiché i ciechi comuni hanno capacità percettiva acutissima, determinata da 
una parte da sensibità più sviluppata e dall'altra da poteri razionali meglio orga- 
nizzati attraverso una vita interiore più intensa. 

La capacità percettiva è una facoltà intellettuale, e noi abbiamo, oltre la nostra 
esperienza individuale, la testimonianza di illustri psicologi quali il De Sanctis, il 
Pièron, il Kraepelin che ci dicono avere, normalmente, i ciechi intelligenza notevole. 

LEONE CIMATTI. 

L'autore di questo scritto, il prof. Leone Cimatti, che ha assunto quale insegnante 
dell' Istituto M. Fossati di Torino lo studio sull'utilizzazione dei ciechi e degli altri 
minorati nelle industrie, ha già pubblicato sulV argomento un pregevole articolo^ xtscito 
nel numero di maggio della Rivista: L'organizzazione scientifica del lavoro, che si 
pubblica a Roma Le interessanti tabelle su cui poggiano le sue conclusioni non possono 
essere da noi pubblicate per mancanza di spazio, ma usciranno in estratto a parte. 
Ringraziamo pertanto l'egregio Professore, che ha messo tanto intelligente impegno nello 
studiare l'argomento, di averci data la preferenza per questa pubblicazione. 

II seguente rendiconto inviatoci da Torino dall' amico Grixoni si riconnette allo 
stesso interessante argomento. 

— 19 



I CIECHI AL LAVORO COI VEDENTI 

Torino, 30 Ghigno 1930* 

Un'altra tappa sulla via della valorizzazione industriale delle capacità lavorative dei ciechi è 
stata segnata con la riunione tenutasi la sera del 26 e. m. nel vasto salone-teatro del Dopolavoro Fiat 
di questa città. 

La manifestazione è stata indetta dall' Istituto Fossati per l'organizzazione scientifica del lavoro, 
e per esso dal Prof. Cimatti, spirito aperto a tutti gli ideali di bontà e di solidarietà umana, e che si 
è consacrato con tutte le forze a propagandare nel mondo dei tecnici l' impiego degli operai ciechi nelle 
officine e stabilimenti industriali. Mentre della manifestazione stessa è stato magna pars Oreste Pog- 
giolini, segretario della Federazione delle istituzioni prò ciechi. 

Il Poggiolini, che è parlatore facile e persuasivo, espose all'attento uditorio, in cui non manca- 
vano i rappresentanti delle organizzazioni sindacali dell' Industria, i termini del problema, generico per 
tutti i minorati fisici, specifico nei riguardi dei ciechi. Ogni minorato fisico è una fonte di energia po- 
tenziale più o meno importante, ma sempre capace di trasformarsi in forza r attuale e redditizia. Se 
1* Etica e P Economia si oppongono a che tali forze latenti siano soppresse, bisogna pure - esclama 
l'oratore - che in omaggio alla legge morale e all'utilità sociale esse siano assecondate, sviluppate, rese 
il più possibile utili, e adoperate, per quello che possono dare, nel multiforme e pulsante congegno del 
lavoro nazionale. E fra i minorati fisici i ciechi appaiono quelli più adatti al lavoro in comune coi 
loro fratelli normali, perchè, perduta la facoltà visiva, conservano la piena disponibilità di tutti i mo- 
vimenti utili al lavoro, ed hanno un'accentuata tendenza all'attività, certamente per contrastare e vincere 
l'uniformità e 1' immobilità del limitato orizzonte, cui li costringe la minorazione fìsica. 

Prima però di addentrarsi nell'argomento, l'oratore volle sgombrare il terreno da alcune pregiu- 
diziali che sorgono facilmente nello spirito dei lavoratori vedenti al pensiero che i ciechi possano con- 
dividere con essi il peso e le soddisfazioni del lavoro. E in particolare si soffermò sul timore che 
P immissione di un contingente di operai ciechi nella gran massa dei prestatori d'opera debba avere per 
effetto una pericolosa concorrenza ai danni degli operai normali: timore e pericolo privi di fondamento,, 
giacché il numero dei minorati visivi atti al lavoro industriale sarà sempre ristrettissimo in confronto 
di quello sterminato dei lavoratori normali. 

Ritornando all'attitudine lavorativa dei privi della vista, il Poggiolini volle darne due perspicue 
prove dimostrative. La prima per via di appropriate proiezioni luminose mostranti tutto ciò che i ciechi 
fanno in ogni campo dell'attività, dai primi timidi tentativi di azione dei bimbi nel giardino d'infanzia 
al lavoro dei tessitori e delle maglieriste a macchina; dai giochi sportivi d'ogni genere ai più compli- 
cati lavori di meccanica. La sfilata delle belle e istruttive proiezioni fu salutata dal pubblico con ri- 
petuti applausi. La seconda dimostrazione, più interessante ancora perchè basata su dati scientifici, con- 
sistette nella citazione dei risultati ottenuti dal Prof. Cimatti nelle esperienze da lui fatte all'Istituto dei 
ciechi di Torino, su soggetti vedenti e su altri privi della vista e intese a esprimere con cifre inoppu- 
gnabili l'attitudine degli uni e degli altri a lavori di composizione e scomposizione meccanica. Dalle 
cifre riportate risulta evidente che i ciechi, dopo un primo stadio di incertezza, si mettono rapidamente 
alla pari coi loro emuli vedenti, e in qualche caso speciale li sorpassano nella velocità e precisione 
dei movimenti, per effetto del maggior concentramento della attenzione. 

Il Poggiolini, avviandosi alla fine del suo dire, espose sinteticamente quanto si è fatto finora in» 
Italia per avviare il problema alla sua soluzione, sotto P impulso delle due massime organizzazioni' 
nazionali della cecità e per la cecità, e sotto gli auspici del Governo Nazionale, che a quest'opera di 
risanamento e valorizzazione morale ed economica ha dato e dà tutto il suo fattivo appoggio. 

Alle parole del conferenziere tien dietro la rappresentazione di una scena dialogata per parte 
di sette ragazzi ciechi, alunni dell' istituto torinese, scena che nella sua plasticità vivente costituì cer- 
tamente la parte più caratteristica di tutta la riunione. Il dialogo, immaginato e scritto dalle insegnanti 
dell' istituto stesso, Signorine Bocchino e Giacherio, si svolge fra gli scolari intenti a diversi lavori 
manuali di carattere educativo durante la supposta momentanea assenza dell' insegnante, e, fra le battute 
umoristiche e le allusioni all'opera generosa del Cimatti e di tutti i suoi collaboratori, esprime molto 

20 — 



bene lo stato d'animo dei ciechi in questo fervore d'azione a loro vantaggio; e le autrici sono riuscite 
tanto meglio nel loro lavoro dialogato, in quanto esse medesime risentono direttamente o indiretta- 
mente le vibrazioni del sentimento di desiderio e di speranza diffuso tra i giovani ciechi, che intrave- 
dono l'avvenire meno sconsolato del passato. 

Applausi nutriti coronarono la perorazione appassionata di uno dei giovani improvvisati attori, 
inneggiante al pieno successo della crociata a favore del lavoro dei ciechi, ed esprimente la gratitudine 
di tutti i suoi compagni per quanti a questa bella crociata danno cuore ed energie. E senza dubbio 
gli applausi e la riconoscenza erano volti anche al valoroso Prof. G. Brossa, sotto la cui intelligente 
e lungimirante guida didattica i giovani dell' istituto torinese si preparano alle battaglie della vita 
veramente vissuta. 

Uscendo dal teatro del Dopolavoro Fiat, non potevamo che rallegrarci della bella riuscita della 
manifestazione, ed augurare, come del resto facciamo anche ora, che simili riunioni si ripetano molto 
spesso, e dinanzi a uditorii sempre più numerosi, perchè esse, inquadrate nel movimento generale, con- 
tribuiscono potentemente alla formazione di una opinione pubblica favorevole, senza la quale i problemi 
sociali non arrivano a maturazione, anche se già risolti nel cuore e nella volontà di pochi illuminati 
ed entusiasti. 

S. M. GRIXONI. 



ALLA COLONIA ARNALDI 

Lo stesso tema svolto al Dopolavoro della Fiat veniva trattato 
da Oreste Poggiolini la sera del 16 agosto nel salone della Colonia 
della Salute, fondata da Carlo Arnaldi presso Uscio, in amenissima 
posizione che domina la riviera ligure sopra Recco. 

Alla Colonia, resa ormai famosa dalle guarigioni ottenute nelle più 
svariate e differenti malattie, convengono ospiti da ogni parte d'Italia 
e dell'estero, e molti veramente ragguardevoli; è perciò un ottimo 
centro d'irradazione per un'utile propaganda. 

Il problema educativo dei ciechi, inteso nel senso moderno ed af- 
frontato in pieno dal Governo Fascista, e gli studi in corso per la loro 
utilizzazione nel campo industriale, furono per i numerosi ospiti della 
Colonia Arnaldi una rivelazione ; essi vissero e palpitarono per oltre 
un'ora in un mondo ignorato, ammirando le proiezioni che accompa- 
gnarano la conferenza, ed espressero la loro gratitudine al conferen- 
ziere. 

L'egregio Dottor Angelo Crovetto e i medici tutti della Colonia 
furono i primi a manifestare il loro vivo interessamento. 

^ 21 



IL SIONISMO IS PALESTINA 



La Palestina rifulge sempre coi suoi grandi ricordi : nell' antichità sede della 
civiltà ebraica, del Regno unito di Saul, David e Salomone e dei regni separati 
d' Israele e di Giuda. Neil' epoca romana s' illumina della luce del Vangelo, irrag- 
gia mediante Gesù Cristo la nuova religione destinata al trionfo; e oggi, sottratta 
al dominio turco, è campo di lotta tra Sionisti, o israeliti del nuovo stato ebraico 
di Terrasanta, e i Mussulmani. 

Ricorderanno i nostri lettóri quanto è avvenuto colà negli ultimi mesi del 1929 ; 
come si azzuffassero arabi e ebrei nelle strade di Gerusalemme. La caccia all'ebreo 
si scatenò furibonda in tutta la Palestina: le scarse forze che l' Inghilterra vi tiene, 
amministrando quella regione per mandato affidatole dalla Società delle Nazioni 
vennero sopraffatte e V ordine a stento fu ristabilito. 

Perchè questo improvviso scatenamento di odio mussulmano mentre i cristiani, 
i cattolici non sono stati minacciati? la causa dipende dall'intensa immigrazione 
ebraica avvenuta colà in seguito alla politica sionista permessa dal governo inglese 
dopo il chiudersi della grande guerra. 

A quando risale il moto ebraico che ha potuto ricostituire nel secolo XX un 
centro propulsore del pensiero, della religione israelita? 

Nel 1896, ispirato da Teodoro Hertz, ebreo tedesco, riunivasi a Basilea il primo 
congresso sionista. Max Nordau sostenne il movimento con tutta 1' autorità del suo 
nome. Il mondo ebraico rispose col più vivo entusiasmo. Chajm Weizmann, un 
ebreo nato in Russia, ne fu 1' organizzatore più ardente. Lord Balfour, ministro 
degli affari esteri della Gran Bretagna, nel novembre 1917 dichiarava ufficialmente, 
a Leone Rotschild, vice presidente della Federazione Sionista d'Inghilterra, che il 
suo governo favoriva lo stabilirsi in Palestina di un centro nazionale per il popolo 
ebraico. Vi aderirono la Francia e anche l' Italia : gli altri governi si mantennero 
riservati e guardinghi o non vi aderirono affatto. Ed ecco in Palestina, mediante 
gli ingenti capitali forniti dalle banche semitiche, e dai più ricchi ebrei affluire 
non meno di 160 mila israeliti. Di fianco a Giaffa sorse in questi ultimi anni la 
nuova Sionne : Tel Aviv, o collina della primavera, con alberghi, teatri, palazzi 
d'ogni specie sul tipo di una città modernissima. I più ardenti sionisti già intra- 
vedevano il raggiare della nuova potenza ebraica come influsso politico, come pen- 
siero religioso. Sognavano forse il sorgere di nuovi profeti, la cui voce si aggiun- 
gesse a quella degli antichi. Ma il risveglio è stato ben doloroso: la Palestina è un 
paese povero, bisognoso di tutto. Dei 160 mila immigrati circa 50 mila sono già 
ripartiti, e i rimasti vedono sorgere la reazione araba. I sionisti non riflettevano 
che, da secoli, 800 mila arabi abitano la Palestina, vi hanno le loro moschee, i loro 
interessi, le loro tradizioni ; e dinanzi al pericolo di essere sopraffatti hanno reagito 
con violenza. 

Ha commesso un errore l'Inghilterra? Si è ingannata nelle sue previsioni? I 
fatti rispondono di si. Innanzi tutto il governo britannico durante la grande guerra 
aveva solennemente promesso V indipendenza della Palestina additandola al mondo 
arabo quale centro di un nuovo impero mussulmano, e invece proprio nella Pale- 
stina introduceva un elemento etnico in piena opposizione con la religione di Mao- 
metto e poneva la maggioranza araba sotto l'autorità di una minoranza israelita ; 
di qui i germi del grave conflitto. 

22 ^ 



Come possoao prevalere i sionisti ? il danaro non basta a fondare un regno: 
occorrono ben altre condizioni. Prevarranno con la forza? assurdo il pensarlo per 
le conseguenze che deriverebbero dall'insurrezione di tutto l'elemento arabo. Non 
è facile uscire da tale circolo vizioso. In ogni modo Y Inghilterra non avrebbe do- 
vuto farsi cogliere all'improvviso, senza preveder nulla: ecco il suo torto. Non vi 
era per mantenere l'ordine pubblico che un numero esiguo di agenti arabi che 
allo scoppiare delle ostilità o si sono schierati pei loro confratelli o sono rimasti 
inerti. 11 credito, il prestigio britannico non ne esce accresciuto. 

Noi e' inchiniamo dinanzi alla solidarietà del mondo ebraico che non ha lesi- 
nato i miliardi per dare una patria nell' antica terra promessa a un popolo che la 
chiede in nome della sua fede religiosa e delle sue pia elevate idealità, ma ad evi- 
tare nuovi inevitabili conflitti i sionisti potrebbero tentare di svolgere il programma 
che il loro più cospicuo organizzatore enunciava nel 1919 : intendiamo parlare di 
Chajm Weizmann già da noi ricordato : 

« Noi non possiamo entrare nel paese come conquistatori ; noi che siamo stati 
« oppressi non possiamo opprimere gli altri. Ebrei e arabi vivranno in Palestina 
« gli uni accanto agli altri e lavoreranno d' accordo per la prosperità del paese. 
« Ogni altro atteggiamento è criminale. » 

Linguaggio spendido dettato da spirito di tolleranza e di concordia, ma tale 
programma di collaborazione è forse attuabile % Si tratta di due popoli, di due razze 
diverse sotto 1' aspetto etnico, linguistico e religioso : [sono due [civiltà in perfetta 
antitesi, in pieno irriducibile contrasto. La Gran Bretagna ritorna intanto sui 
propri passi, e per ora non permette che gli ebrei aumentino di numero nella Pa- 
lestina, contrariamente al programma del Comitato esecutivo sionistico che con 
l' immigrazione vorrebbe far salire gli israeliti a un milione di coloni. 

Per quanto grande possa essere Y abilità inglese, il problema è insolubile. L'or- 
dine per ora è ristabilito con molte e gravi condanne e parecchie di queste a morte 
per impiccagione: situazione dunque anormale e pericolosa, perchè da una parte 
e dall' altra gli animi sono sempre eccitati e il vulcano accumula nuova lava. 



S. AGOSTINO 

Si celebra quest' anno il decimo quinto centenario della morte di S. Agostino, 
T illustre vescovo che nelP ultimo scorcio del periodo imperiale romano, dopo aver 
trascorso una vita agitata tempestosa, travagliata da passioni e da dubbi, trovò fi- 
nalmente la vera pace del cuore nella nuova fede che Gesù fondava col sacrificio 
di sé medesimo. Ma quanta agitazione nel suo intelletto assetato di verità, nel suo 
spirito indagatore, nel suo temperamento profondamente passionale! La madre Mo- 
nica con le sue preghiere à Dio, contribuì alla conversane del figlio che a Milano, 
ascoltando le prediche di S. Ambrogio, conobbe profondamente quale fosse la verità 
suprema alla quale inchinarsi, e rivolgendosi all'Onnipotente proclamava: Ci hai 
fatto per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te ! 

Da quel momento tutte le sue forze, tutto il suo genio consacrò al trionfo della 
dottrina e della Chiesa cattolica, e con le sue opere innumerevoli fu luce a tutti 

— 23 



i credenti. Ingegno sublime, profondo, acutissimo abbracciò nei suoi studi tutte le 
scienze filosotìche e teologiche, sostenne vigorose polemiche contro gli avversari 
della dommatica cristiana. Uomo di pensiero e di azione, esercitando il suo alto 
ufficio di vescovo in Affrica, a Ippona, vi fondò un cenobio ih cui i credenti vive- 
vano insieme con lui nei digiuni, nelle buone opere, meditando giorno e notte la 
legge di Dio. Nella stessa casa episcopale costituì un cenobio di chierici, che rinun- 
ciato ai beni di famiglia, vivevano in comunità lungi dalle seduzioni del mondo. 
Quando i barbari guidati da Genserico assediavano Ippona, egli vi rimase alla testa 
del suo popolo da lui incoraggiato e spronato dal suo esempio, ed ivi lasciava la 
vita nel 430 d. Cr. 

L' impronta caratteristica del suo genio è il culto della coscienza psicologica. 
Egli tiene in altissimo pregio la conoscenza di sé medesimo. Ma non è egoismo il 
suo, perchè si umilia sempre dinanzi a Dio. Fra le sue opere spiccano le Confessioni 
di fama universale, viva pittura dell' uomo interiore, studio analitico ed acuto della 
vita intima, autobiografia di un' anima che alia luce della propria coscienza ritorna 
sul proprio passato, s' inalza fluo a Dio, rifa la propria educazione, ripara i suoi 
traviamenti migliora e perfeziona sé sfesso. Libro che egli dettò a 46 anni e che 
ripartì in tredici libri, di cui i primi dieci hanno - come è noto - per oggetto la 
storia psicologica del suo animo e i tre ultimi riguardano la genesi e la formazione 
del mondo. Vi sono riflessioni psicologiche che riguardano la curiosità di sapere, la 
ricerca del vero, la libertà morale, l'origine del male, il desiderio di felicità, l'im- 
mortalità dell'anima, il tempo e 1' eternità. Ma le Confessioni si arrestano quando 
comincia la vita del vero Agostino, cioè egli rivela la propria vita sino all'età 
di 33 anni, sino al momento in cui abbraccia la fede cattolica, mentre egli visse 
76 anni e, convertito, rifulse quale vescovo, quale predicatore e maestro spirituale. 

Alle Confessioni si sono ispirati scrittori di ogni tempo e di ogni età : i 1 nostro 
Petrarca le portava sempre con sé e nel suo Secretum immaginava di rilevare tutta 
la sua anima a quella del Santo Vescovo per averne ispirazione e resistere alle 
passioni mondane. 

Il pontefice Pio XI il 20 aprile nella festa della Pasqua ha solennemente ricor- 
dato in una sua enciclica il Dottore della Grazia, il potente indagatore di Dio e 
della Trinità ; il maestro del medio evo, come S. Agostino è stato definito ; ha ram- 
mentato Pavia in cui si conservano le reliquie di Lui che il re longobardo Liutprando 
fece collocare nella Chiesa di S. Pietro in Ciel d' oro. In onore del grande vescovo 
d' Ippona si è tenuto nel territorio dell'antica Cartagine un solenne Congresso in- 
ternazionale eucaristico e in tutte le chiese cattoliche è stato commemorato de- 
gnamente. 

Ogni nazione ha contribuito a onorare il grande scrittore e pensatore religioso 
con pubblicazioni degne della circostanza, e tra noi l'opera che ha più richiamato 
l'attenzione dei lettori per il nome dell'autore è il Sant'Agostino di Giovanni 
Papini. 



Fate felice un bambino cieco abbonandolo al " Gennariello „ - 
Inviate L. 25 a Oreste Poggiolini, Segretario della Federazione Nazio- 
nale delle Istituzioni prò ciechi - Piazza d'Azeglio, 13 FIRENZE (122). 

24 — 



IL MATERIALE GEOGRAEICO PER I CIECHI 
PREMIATO CON DIPLOMA DI MEDAGLIA D'ORO 

Nel precedente numero parlammo del materiale geografico per i ciechi, 
che fu esposto alla Mostra dell' XI Congresso Geografico Italiano tenutasi a 
Napoli nello scorso aprile. 

Siamo lieti di pubblicare la lettera che fu indirizzata in data del 16 giugno 
dal Presidente del Comitato organizzatore di detto Congresso alla Federazione 
Nazionale delle Istituzioni prò ciechi a Firenze : 

SpetU FEDERAZIONE NAZIONALE 

DELLE ISTITUZIONI PRO CIECHI 

FIRENZE (122) 



Piazza d'Azeglio, 18 

Il Comitato Ordinatore della Mostra della Produzione Geografica, tenutasi 
in Napoli in occasione dell' XI Congresso Geografico Italiano, è lieto di comu- 
nicare c.he il reparto di codesta Spett. Federazione fu uno dei più notevoli della 
Mostra e che esso lasciò in tutti ottima impressione, sia per l' importanza del 
materiale prodotto, sia per il modo con cui se ne volle curare l'esposizione. 

Pertanto il Comitato riesaminando e rivalutando attentamente i meriti di 
ciascun espositore alla Mostra suddetta, ha ritenuto doveroso assegnare a co- 
desta benemerita Istituzione il Diploma di medaglia d'oro. 

Il Presidente 
Prof. Carmelo Colamonico 



L' ISTITUTO DEI CIECHI DI MILANO 

NEL NOVANTESIMO DELLA FONDAZIONE 

L' Istituto dei ciechi di Milano ha celebrato negli ultimi dello scorso Maggio il 90 anniversario 
della sua fondazione. Ebbe origine umile, e venne fondato il 13 Luglio 1840 dal Cav. Michele Barozzi, 
che dirigeva allora la Pia Casa d' Industria e dove si offriva pane ai diseredati della sorte. Egli si 
prese a cuore la sorte dei ciechi, avendo capito che dare ad essi cibo e ricovero era bene ma era troppo 
poco. Cominciò l'opera sua con due bambini che l'anno dopo erano dodici; quando si videro i resultati 
dell'educazione di quegli alunni ciechi, la beneficienza cominciò a secondare la nuova iniziativa del 
Cav. Barozzi. Milano benefica non abbandonò più i suoi ciechi. 

Le cifre ci dicono lo sviluppo preso dalla Istituzione: il capitale che nel 1848 era di sole 
L. 10.000 era salito a circa L. 3.800.000 nel 1900, ed è attualmente di L. 8.500,000 circa, pur calco- 
lando il suntuoso edificio di residenza ai prezzi di ante guerra. 

L' impronta che l' Istituto ha gli venne data da Mons. Luigi Vitali che lo diresse con fervore 
per 38 anni e lo orientò verso l'indirizzo allora prevalente: quello della musica. Ed in questo campo 
l'Istituto di Milano ha veramente ottime tradizioni: ne sono usciti infatti in forte numero professio- 
nisti capaci e preparati, che onorano i ciechi e si sono fatti buona strada sia nella professione libera 
che presso Istituti e Collegi. 

Durante la guerra 1' Istituto stesso si occupò utilmente della rieducazione dei ciechi di guerra, 
prima che sorgesse la Casa di Lavoro e Patronato dei militari ciechi, ed è questa una bella pagina da 
registrare al suo attivo. 

L' Istituto nel suo bellissimo edificio ha un magnifico salone di concerti, una buona biblioteca 
Braille, un archivio musicale pure in Braille. 

È attualmente presieduto dal Cav. di Gr. Cr. Prof. Francesco Denti e ne è Rettore il Rev. 
Prof. Comm. Pietro Stoppani. 

Ha fatto molto in passato e si limita per ora a continuare le vie tradizionali. 

Sarà sempre cosi ? 

— 25 



NOTE E COMMENTI 



IL PIANISTA CIECO che ha durato a suonare per 
102 ore, e che ha conseguito il record mondiale 
nella durata per suonatori di pianoforte, si chiama 
Joschy Gobi: l'esperimento è avvenuto a Vienna 
nella sala di una birreria del quartiere del Simme- 
ring. Egli è riuscito a vincere la stanchezza; ha 
resistito incoraggiato dai presenti, con mirabile 
costanza e ha trionfato raggiungendo dapprima le 
88 ore del record stabilito a suo tempo dal pia- 
nista Ledovosty e proseguendo ancora per oltre 
quattordici ore. Il medico ha accertato che, nono- 
stante gli sforzi compiuti, e le crisi superate, il 
pianista si trovava in ottime condizioni fisiche. 
Egli così d'un tratto si è posto in piena vista e 
un impresario gli ha offerto una buona scrittura 
per l'estero. Questa è una novella prova della forza 
di volontà dei non veggenti animati da saldi pro- 
positi e da quella serenità che costituisce una delle 
loro caratteristiche migliori. Ma artisticamente non 
è da augurarsi che questa mania del « campioni- 
smo > si estenda, perchè in fatto di musica non è 
la durata che eonta. 

Una malattia poco conosciuta. - È pos- 
sibile ? dirà il lettore dal momento che i medici 
di tutti i paesi, di tutti i continenti hanno pubbli- 
cato memorie di ogni specie, trattati, monografie 
su ogni qualità di morbo, dai maggiori ai minori, 
e ne pubblicano tutti i giorni e che le rassegne 
scientifiche concernenti la medicina ci informano 
dei problemi più interessanti riguardanti la salute 
pubblica? Eppure è poco conosciuta dal pubblico 
una malattia che fu osservata la prima volta negli 
Stati Uniti negli scoiattoli di terra e nei conigli 
selvatici e da essi trasmessa ai cacciatori e ai ten- 
ditori che catturavano o scorticavano questi ani- 
mali. Malattia che ha generato nel 1926 e nel 1928 
quattro epidemie in Russia, propagate dai caccia- 
tori di topi d'acqua. Che nome ha ? È la tularemia. 
Il lettore non l'avrà mai sentita nominare. Di che 
si tratta? È simile alla peste per i suoi sintomi e 
per il modo con cui si propaga, e come la peste 
si diffonde per mezzo di alcune categorie di rodi- 
tori; viene trasmessa all'uomo da punture di insetti, 
di tafani e dal contatto diretto con gli animali 
avvelenati. Per questi è mortale; per l'uomo pre- 
senta pericoli minori. 

Come si manifesta? Con violento male di testa, 
con temperatura alta, con gonfiore frequente o ul- 



cerazione delle ghiandole linfatiche, con cisti pu- 
rulente. La malattia attacca talvolta gli occhi, 
dando luogo a una specie di congiuntivite. Attacca 
anche le vie biliari, provocando l' itterizia ; si pre- 
senta per lo più con sintomi gastro-intestinali. Il 
periodo di incubazione varia da uno a quindici 
giorni. Il decorso è di varie settimane. Malattia, 
abbiamo detto, propagata dai roditori, ma anche 
dai cavalli, dal grosso bestiame, dai montoni, dalle 
quaglie. In Russia sono state prescritte misure 
preventive e lo stesso si fa negli Stati Uniti. Una 
epidemia della stessa specie può scoppiare in qual- 
siasi momento, dove sono roditori infetti. 

Un nuovo taumaturgo nel campo della 
medicina. - Fa il paio col dottore Assuero, anzi 
pare lo superi nella celebrità. È un medico senza 
laurea, Valentino Zeileis, che ha trasformato un 
modesto e campestre villaggio austriaco, Gallspach, 
in una città dotata di alberghi, di pensioni, di ser- 
vizi pubblici, di linee automobilistiche. Si vale di 
uno stuolo di medici che sono in faccende dalla 
mattina alla sera. Nel suo stabilimento di cure 
accoglie malati di ogni specie, e stando ai credenti 
nella sua opera straordinaria, li guarisce con l'azione 
di correnti elettriche, le quali si scaricano per un 
minuto sul paziente con uno sfavillare meraviglioso: 
brillano lampade Elio che diffondono un gradito 
calore e tuffano il malato in un bagno di luce. Ma 
l'azione principale è esercitata da una specie di 
bacchetta magica contenente un gas di composi- 
zione ignota: è una miscela che rivela le parti 
malate del corpo. Accorsero nel 1929 un 140 mila 
persone affette dal male e quest'anno salgono a un 
250 mila provenienti da tutte le nazioni. Medici 
tedeschi illustri tacciano lo Zeileis di ciarlataneria; 
ma altri medici la pensano diversamente e citano 
i nomi dei pazienti che hanno colà ritrovato la 
salute. I mezzi di cui egli si vale sono dotati di 
proprietà terapeutiche di prim'ordine, ma - obiet- 
tano gli avversari - il nuovo taumaturgo se ne vale 
superficialmente, in modo da suggestionare, da re- 
care impressioni senza compremettersi, senza seguire 
un vero metodo scientifico, senza fare una vera 
diagnosi delle malattie sottoposte alla sua cura. La 
moltitudine - aggiungono i critici ostili - è sugge- 
stionata da tutto quell'apparato teatrale: si riposa 
nell'aperta campagna, e il riposo giova, agisce be- 
nefico. Quelli che sentono gli effetti della sugge- 



26 - 



stione, se ne vanno ritenendo di essere guariti; gli 
altri partono sperando di avvertire, ritornati a casa, 
gli effetti stessi. Ai medici che scrivono mettendo 
in luce la teatralità di quelle cure, giudicandole 
inutili, il taumaturgo risponde con altrettanre que- 
rele. 

Insomma Valentino Zeileis ha fatto dimenticare 
il Dottore Assuero che sembra oltrepassato; e ri- 
chiama su di sé l'attenzione di tutti i giornali, di 
tutte le riviste. È un ciarlatano o segue un metodo 
che può recare vantaggi reali in certi casi, in certe 
forme di malattie ? Fa opera solo di suggestione o 
è un benefattore, come si suol dire, dell'umanità 
sofferente? La risposta non la daranno i posteri, 
ma è certo che solo giudice è il tempo. Se si tratta 
di cosa seria, rimarrà, se è cosa superficiale, è de- 
stinata a svanire come bolla di sapone, ma se agisce 
con vera suggestione un popolo di malati accorrerà 
sempre a Gallspach. Intanto il taumaturgo fa affari 
d*oro e se infonde, ripetiamo, in chi Si affida a lui 
la suggestione di guarire, questa basta ad assicu- 
rargli la fortuna e a render vane le grida degli 
avversari. 

Vincenzo Gerace. - È il poeta di maggiore 
valore segnalatosi in questi ultimi anni, che ha dif- 
fuso nelle sue liriche uno spirito di grandezza, uno 
spirito religioso verso la natura e verso la famiglia: 
ha trascorso la giovinezza gagliarda e feconda in 
severissimi studi sui classici antichi e moderni. Non 
ha mai dimenticato nei suoi versi i paesi dove 
passò la sua adolescenza. Era nato nel i876 a Cit- 
tanova di Calabria; lo travagliava da vario tempo 
un male misterioso e angoscioso; ma le sue soffe- 
renze non gì' impedirono di proseguire l'opera sua 
di nutrire sempre più intenso il culto della poesia' 
ispirandosi al Leopardi, al Foscolo, al Carducci.' 

È rimasto fedele ai metri tradizionali consacrati 
dai nostri vati maggiori ; alla rima, al verso sciolto 
al ritmo melodico, che dal secolo XIV al secolo 
XIX ha improntato la lirica e l'epica italiana. 

Vincenzo Gerace non lasciava che tre libri : un 
romanzo giovanile La Grazia, in cui spicca il 
pratagonista Lorenzo che si libera dai traviamenti 
giovanili e si dà a un tenore di vita che ha qualche 
cosa di religioso e dì umile; ci lascia una raccolta 
di scritti critici e polemici in cui combatte lo 
spirito di novità esotica e le tendenze poetiche 
contemporanee che mirano a staccarsi dalle nostre 
gloriose tradizioni. Ci lascia il suo canzoniere, che 
conseguì il premio nel concorso bandito da un'ac- 
cademia letteraria nel 1926, presieduta da Ferdi- 
nando Martini, canzoniere che venne allora stam- 



pato e che destò un'eco vivissima: La fontana 
nella foresta. 

A 5o anni egli ottenne la soddisfazione di es- 
sere riconosciuto poeta meritevole del premio Mon- 
dadori, poiché, fino a quel momento, ristretto era 
il cenacolo de' suoi ammiratori: ebbe elogi, riscosse 
applausi da chi rimane fedele alia poesia dei nostri 
classici; ma fu oggetto di critiche e di attacchi da 
chi non lo seppe comprendere; da chi dissentiva 
dalle sue idealità e dal suo spirito di artista; ma 
è certo che quel canzoniere rimane viva manife- 
stazione di un'anima grande, cresciuta al culto dei 
migliori modelli greci, latini e italiani. 

Il poeta nel suo canto più riuscito che dà il 
titolo al volume, rivede sé stesso nella sua fanciul- 
lezza, quando il padre e la madre erano al suo 
fianco. Descrive il suo viaggiare con essi: ecco, 
scendono dalla diligenza e s'avviano a una fontana 
che è in mezzo alla foresta. Lo sposo offre da bere 
alla giovane consorte e il fanciullo ne rimane col- 
pito. Ricordo che in lui restò vivo intenso, e, adulto, 
rivivendo quel momento e fissandolo in versi pieni 
di dolcezza, s'augurava di avere una compagna che 
somigliasse alla giovane madre. E la madre egli 
ricorda in un altro canto nel quale ridesta la sua 
fanciullezza, quando il verso gli sorgeva spontaneo 
come il canto dell'usignolo. Gli pareva che la natura 
lo ascoltasse: era orgoglioso di sé, ma desiderava 
che la madre partecipasse alla sua gioia: 

Onde balzai 
cessato il canto ; e le deserte stanze 
transvolai, l'ombra scrutando 
chiamando : fra le care e aperte broccia 
in subitaneo e abbandonato pianto 
rompendo, infine, e in fervidi singhiozzi. 

Quando la madre era viva, lo confortava e lo 
eccitava; nel suo seno trovava la pace. Maturo d'età, 
scomparsa la genitrice, a chi ricorreva il poeta 
nell'enorme solitudine del mondo ? Ricorreva alla 
madre assunta in cielo, alla sacra, veneranda Madre, 
« ascosa fra l'ombre del mistero ». 

.... A te la pena antica 

confido e i vani sogni e le speranze 

dtlla gloria deluse] e nel tico grembo 

in zen gran pianto il mio fervor si scioglici 

Che cosa si augurava quest'eletto poeta ? Che 
giovinetti dicessero di lui: 

.... Cotne, babbo, ai tuoi giorni 

dolce e forte cantava, questo vecchio poetai 



— 27 



E l'augurio si avvererà. 

Vincenzo Gerace è morto a Roma nel maggio 
scorso in una clinica dopo una grave operazione 
chirurgica. Poco prima che la catastrofe avvenisse 
scriveva all'amico Gino Saviotti : « Speriamo bene 
di rivederci, caro Gino, quando che sia, nel dolce 
sole, nel dolce mondo ». 

Era il suo ultimo saluto in cui vibrava l'anima 
del Poeta. 



malattia inesorabile la tormentò e la straziò negli 
ultimi anni : la bella persona era ormai ridotta 
all'ombra di sé stessa. La confortarono l'affetto 
dei suoi cari e specialmente l'adorazione del figlio 
amatissimo. Si spegneva a Milano il 25 marzo u. s. 
Era nata a Torino nel 1872. Essa ha onorato il 
nostro teatro e coloro che hanno avuto il bene dì 
ascoltarla anche una volta sola non la dimentiche- 
ranno mai. 



Tina di Lorenzo. - Ha brillato come stella 
nei teatri italiani e stranieri. Rifulgevano con lei 
altre attrici illustri, famose, e di qualità ben di- 
verse: l'insuperabile Eleonora Duse, Irma ed Emma 
Grammatica. Ma Tina aveva un'arte tutta sua, una 
grazia speciale e soprattutto era dotata di una 
bellezza avvincente, di un'espressione dolce, di una 
voce melodiosa, di un fascino personale. Recitava 
con grazia, con impeto di commozione, con ardore 
sincero, secondo le parti che rappresentava. Figlia 
dell'arte, a tredici anni era prima attrice giovane 
in una modesta compagnia nel mezzogiorno d'Italia. 
Adolescente, si segnalava a Capua, a Napoli finché 
trionfava a Milano nel 1891: aveva 19 anni. Ecco, 
se la contendono le primarie compagnie: la com- 
pagnia Pasta, Garzes, Reinach: da per tutto susci- 
tava il più vivo entusiasmo. Fuori d' Italia destava 
lo stesso incanto, tenendo in alto le tradizioni 
della nostra arte drammatica illustrata un tempo 
da Adelaide Ristori. Le cronache dei giornali re- 
gistravano i trionfi di Tina Di Lorenzo e di Flavio 
Andò, quando insieme costituirono una compagnia 
di prim'ordine. E mentre era acclamata sulla scene 
un giovine attore della compagnia stessa Armando 
Falconi, s' invaghiva di lei; non osava parlarle del 
suo amore come trattenuto da un'intima sugge - 
zione; ma per lei si batteva a duello con un gior- 
nalista ungherese che si era permesso di parlare 
con poco rispetto dell'attrice italiana. Era naturale 
che ne fiorissero le nozze loro bene auspicate e 
che ambedue passassero di trionfo in trionfo unit 1 
insieme nell'affetto e nell'arte. Rifulsero mediante 
l'opera di lei le commedie di Giacosa, del Bracco 
del Rovetta e del Praga, insieme con le più note 
produzioni del teatro francese e insieme con la più 
tipica commedia goldoniana La Locandieri*. Con" 
tribuì alla formazione della Stabile del teatro 
Manzoni di Milano, compagnia che apparecchiò 
spettacoli elevati, dignitosi, indimenticabili. Ma nel 
1919 la sua fibra delicata sentì bisogno di riposo: 
la commozione, che provava recitando con tutta 
l'energia del suo cuore e del suo spirito, infran- 
geva a poco la sua anima gentile e buona. La 



Enrico Millo. - L' illustre ammiraglio è morto 
a Roma nella sua villetta di Valle Giulia, dove 
abitava in questi ultimi anni, dopo che aveva chiesto 
il suo collocamento in posizione ausiliaria. Carriera 
luminosa la sua ; grande il suo coraggio, la sua 
fede e il suo patriottismo. Emerse il suo valore 
durante la guerra contro la Turchia nel 1912 per 
la conquista della Libia. Comandava la Vettor Pi~ 
sani: si trattava di penetrare nei Dardanelli, di 
attaccare possibilmente la flotta nemica colà na- 
scosta e riparata, o eseguire almeno un' audace 
ricognizione; palesare a tutte le nazioni e special- 
mente alle potenze ostili che la novissima genera- 
zione italiana era infiammata da un alto spirito di 
rinascita, dall'ardente desiderio di far dimenticare 
il triste ricordo di Lissa e della sconfitta di Adua. 
La nostra marina possedeva ormai ufficiali ed equi- 
paggi che avevano accettato la guerra col più vivo 
entusiasmo. Gli sbarchi avvenuti con eroico ardi- 
mento a Tripoli e nei punti più difficili della costa 
libica e le battaglie impegnate vittoriosamente 
contro arabi e turchi dimostravano l'anima rinno- 
vellata della generazione in mezzo alla quale agiva 
il nazionalismo di cui si era fatto banditore En- 
rico Corradini. 

Nella notte del 19 luglio 191 2 il comandante 
Millo che aveva allora 57 anni e che aveva intorno 
a sé ufficiali e marinai giovanissimi, su cui poteva 
fare pieno assegnamento, assunse la direzione di 
una squadriglia di cinque torpediniere: la Spica in 
cui egli salì, Perseo, Astore, Olimene, Centauro. 
Nella lettera di congedo all'ammiraglio scrive: 
« Ho fiducia di riuscire, faremo il nostro dovere ». 

Le torpediniere imboccano lo stretto per oltre 
un'ora filano audacemente non vedute, ma illumi- 
nate ad un tratto da un proiettore nemico destano 
l'allarme. Piovono proiettili dai forti contro di esse. 
Gli audaci argonauti proseguono: il comandante 
Millo, che è alla testa della formazione, si avanza 
sempre. La squadriglia procede in ordinata linea 
di fila. Ma a un tratto la Spica è costretta a fer- 
marsi : le eliche si arrestano impigliandosi nei cavi, 
negli sbarramenti nemici. Riesce con ardita ma 



28 — 



novra a districarsi: le altre unità, bersagliate dai 
colpi, manovrano abilmente; sfuggono ai fasci dei 
proiettori, disorientano il tiro nemico. Procedere 
oltre non è possibile: sarebbe follia. Lo scopo della 
ricognizione era ormai raggiunto: si erano raccolti 
elementi preziosi sulle posizioni e sulla flotta ne- 
mica. Il comandante ordina si retroceda: l'eroica 
squadriglia obbedisce; si muove in formazione ser- 
rata sempre sotto il fuoco delle batterie turche : 
esce dallo stretto dei Dardanelli e ritorna incolume 
alla sua base. L'audace impresa destava l'ammira- 
zione di tutti i giornali; e un giornale austriaco a 
noi ostile, confessava che la marina italiana posse- 
deva tutte le qualità per la vittoria. 

Quali ripercussioni si ebbero in Turchia? Il 
Sultano in un suo messaggio all'esercito e alla flotta 
richiamava Je sue forze militari all'ordine e alla 
disciplina perchè il nemico, così egli si esprimeva, 
aveva osato giungere nella notte fino alle porte 
della capitale. 

Al comandante Millo fu conferita la medaglia 
d'oro e fu promosso contrammiraglio per merito di 
guerra. Fu quindi ministro della R. Marina, e 
scoppiata la grande conflagrazione mondiale, rese 
al nostro paese nuovi servigi con l'opera sua. So- 
stenne la causa di Fiume e la causa delle riven- 
dicazioni italiane nell'Adriatico. 

Onore alla sua memoria. Il suo nome rifulge 
nell'albo d'oro della nostra armata navale. 

L'Astrologo Chionio. - Era popolarissimo 
a Torino e conosciuto ormai nelle altre città d'Italia: 
calzolaio, Luigi Chionio aveva cominciato nella 
sua botteguccia in Via Baretti fra un paio di scarpe 
e l'altro, sia che le rattoppasse, sia le confezionasse 
nuove, a contemplare il cielo, a tener conto delle 
fasi del tempo nelle singole stagioni, a rendersi 
ragione dello spirare dei venti, o dell'accumularsi 
delle nuvole e di tanti altri segni che non sfuggono 
all'osservatore sagace. Nelle notti serene le stelle 
erano la sua passione. Leggeva nelle ore libere testi 
di astronomia, di meteorologia, raccoglieva e con- 
sultava almanacchi, calendari, trattati popolari di 
scienza celeste. A poco a poco sviluppò in sé 
l'istinto di prevedere così all'ingrosso la pioggia 
e il bel tempo. Molti anni sono cominciò a pub- 
blicare ogni mese un bollettino metereologico in 
forma di opuscolo che ottenne la popolarità del 
Pescatore di Chiaravalle e del Sesto Cajo Baccelli. 
E poiché il pubblico si accorse che spesso non 
s' ingannava nei suoi presagi, e poiché l'astrologo 
sapeva esprimersi in modo non di rado ambiguo 
da non potere aver torto, anche se il presagio fal- 



liva, così il bollettino andava a ruba; era atteso, 
comprato, diffuso : giorno per giorno vi si diceva, 
ma con prudenza se avrebbe brillato il sole, o pre- 
valsa la pioggia, il cielo coperto, la neve, la gran- 
dine, o il gelo secondo le stagioni. Inviava ai gior- 
nali notizie metereologiche ; in una parola, acquistò 
a poco a poco tale notorietà che era interrogato 
da persone di ogni ceto che a lui si rivolgevano 
per aver notizie circa le vicissitudini atmosferiche, 
circa le stagioni successive e Io retribuivano per 
le informazioni che ricevevano. 

La fortuna lo proteggeva, e abbandonò allora 
il suo mestiere di calzolaio, perchè il far l'astro- 
logo gli rendeva assai più. Si dedicò interamente 
al suo bollettino, ai suoi oroscopi, alle sue predi- 
zioni. Autore e editore nello stesso tempo, fece 
affari eccellenti. Si giurava in lui, in quello che 
intuiva, che prevedeva, o che credeva di prevedere, 
e che rendeva noto o nelle sue comunicazioni a 
voce o nelle pubblicazioni popolari. Sembrava do- 
vesse far rifiorire il culto dell'antica astrologia. 
Aveva un figlio: lo fece studiare, lo inviò all'Uni- 
versità perchè potesse divenire astronomo. Ma la 
fortuna è volubile più della donna, ed egli nelle 
stelle non lesse la sua cattiva stella. Lo colpiva 
la sventura: nel 19 14 quel figlio, tutta la sua spe- 
ranza, moriva; e con la scomparsa di lui altri fatti 
impreveduti accadevano. Scoppiava la grande con- 
flagrazione mondiale, che nelle stelle egli non aveva 
saputo leggere, e nel 19 1 5, partecipando l'Italia 
alla guerra, non gli fu permesso di continuare la 
pubblicazione dei suoi bollettini. Aperse allora una 
botteguccia di giornalaio: era ormai vecchio ed 
esausto. Venuta la pace, non sì sentì più la forza 
di riprendere l'ufficio suo di astrologo popolare. La 
sua celebrità era tramontata, la sua fortuna spenta. 
Caduto in miseria, pieno di acciacchi, denutrito fu 
trasportato in questi ultimi mesi all' Ospedale Mag- 
giore di Torino in un profondo letargo e là ha 
avuto finalmente pace, dopo tante vicende. 

Le Onoranze a Girolamo Vitelli.- Giro- 
lamo Vitelli, il principe dei nostri ellenisti, che 
resse in Firenze per lunghi anni nelP Istituto di 
Studi Superiori la cattedra di letteratura greca, ed 
è stato maestro amato e ammirato di discepoli in- 
numerevoli, ha compiuto il suo ottantesimo anno. 
Un gruppo di amici intimi e di colleghi illustri 
ha voluto onorarlo nella sua casa in Firenze con 
semplicità di rito poiché 1' insigne uomo non ha 
permesso manifestazioni clamorose. 

Tutti i discepoli dell' illustre grecista, dissemi- 
nati nelle scuole medie italiane, hanno partecipato 



— 29 



in ispirito alle onoranze al loro Maestro indimen- 
ticabile, perchè Girolamo Vitelli, che onora l'Italia 
ci è invidiato dagli stranieri, per le sue dotte pub- 
blicazioni, ha recato nell' insegnamento un'abnega- 
zione, un'operosità, una rettitudine, una costanza 
esemplare, una preparazione coscienziosa. Intelletto 
privilegiato, nelle sue lezioni ha sempre rifuggito 
da ogni luogo comune, da ogni enfasi rettorica, da 
ogni superficialità. Vi recava un'esposizione lucida, 
una critica sana, profonda, acuta, un raro buon 
senso, senza naufragare nelle secche dell'erudizione. 
Sopratutto egli esigeva che i suoi discepoli tradu- 
cessero dal vero i testi greci con ampiezza, con 
larghezza, opere intere o gran parte di esse, e ne 
dava egli l'esempio interpretando dalla cattedra i 
capolavori ellenici con la sua alta competenza con 
perspicuità mirabile, con freschezza di espressione, 
con buon gusto senza perdersi in vane parole, né in 
disquisizioni estetiche, né in sottigliezze critiche. 



Dalla sua scuola sono usciti discepoli illustri fra i 
quali il compianto Ermenegildo Pistelli, che ha 
lasciato larga memoria di sé con il suo ingegno 
versatile e arguto, con la sua dottrina, con la sua 
opera che ha continuato quella del Maestro, di cui 
fu degno collaboratore. 

Onore dunque a Girolamo Vitelli che ha sempre 
mantenute vive nell'animo le più alte idealità pa- 
triottiche e ne ha dato le prove più schiette; la 
grandezza d'Italia è stata sempre il suo pensiero 
più fervido; e quando nel Senato ha parlato su 
questioni scolastiche concernenti la cultura, ha sem- 
pre toccato i tasti migliori e riscosso l'approvazione 
dell'alta Assemblea. Che egli sia conservato per 
anni ancora alla Patria, perchè uomini della sua 
tempra, dotati della sua vigoria anche nell'età più 
avanzata, e che danno agli studi più elevati il 
contributo del loro intelletto, sono esempio e sprone, 
alle giovani generazioni. 



QUANTI ABITANTI AVEA L'ITALIA NEL 1961? 



I calcoli si debbono al Prof. Corrado Gini, presidente dell' Istituto centrale di statistica. Ha 
basato i suoi calcoli su tre diverse ipotesi. Secondo la prima che si fonda sull' invariabilità della nata- 
lità e della mortalità, la popolazione totale italiana da circa 39 milioni nel 192 1 passerebbe a oltre 
44 nel 1931, a oltre 50 milioni nel 1941, a 56 milioni nel 195 1 e a circa 63 milioni nel 1961. Stando 
alla seconda ipotesi che si basa sulla mortalità costante e sulla eventuale decrescenza della natalità, la 
popolazione totale italiana da circa 39 milioni nel 1921 passerebbe a circa 43 milioni nel 1931, a circa 
46 milioni nel 1941; a oltre 47 milioni nel 195 1 e a circa 5o milioni nel 1961. Seconda la terza 
ipotesi, basata sulla decrescenza della natalità e della mortalità la popolazione salirebbe dai 39 milioni 
del 192 1 a oltre 43 milioni nel 193 1; a 48 milioni circa nel 1941 ; a circa 52 milioni nel 195 1 e a 
oltre 55 milioni nel i96i. Insomma i tre metodi di calcolo portano tutti alla sicura previsione di un 
crescente sviluppo della popolazione italiana. Si avverta infine che nei primi mesi di quest'anno l'ecce- 
denza dei nati sui morti è considerevole : la natalità fra noi, che sembrava decrescere, ha ripreso il 
suo ritmo ascendente, sintomo della profonda sanità e vitalità della nostra razza. Intanto le ultime 
statistiche recano che al 31 dicembre 1929 la pcpolazione era salita a 42.363.311 abitanti. 



I nostri amici dovrebbero leggere le opere del nostro collaboratore e compagno cieco, Nino Sal- 
vaneschi : 

II Breviario della felicità - Pensieri - L. 6. 

Il fiore della notte - (3* edizione) - Il romanzo della cecità - L. 12. 

La Cattedrale senza Dio - Il romanzo che l'autore ha dedicato alle anime provate da inquietu- 
dini, sofferenze e tribolazioni - L. 12. 

Sirénide - Il romanzo dell' isola di Capri - L. 12. 

In tntte le librerie o presso l'Editore « Coibaccio > - Via Principe Umberto, io - Milano» 
nonché presso le nostre Sezioni Regionali. 



30 -— 



NOTIZIE MUSICALI 



A Milano nel marzo alla Scala prima rappresentazione dell'opera comica il Gobbo del Califfo del 
maestro Franco Casavola, libretto di Arturo Rossato: opera riuscita vincitrice in un concorso bandito 
dal Governatorato di Roma e rappresentata a Roma con lieto successo al Teatro- Reale. A Milano il 
pubblico ha accolto il Gobbo del Califfo con calda cordialità di applausi e con cinque chiamate al pro- 
scenio. La musica è rapida e semplice dal ritmo agile e colorito. Direttore d'orchestra, Ferruccio Ca- 
lusio. Ottima l'esecuzione e la messa in iscena. 

Alla Scala si è rappresentata altresì con magnifica preparazione ed esecuzione la grande Tetra- 
logia di Riccardo Wagner: L'Oro del Reno, La Walchiria, Sigfrido e il Crepuscolo degli Dei. Ha 
diretto l'orchestra Sigfrido Wagner. È stata altresì rappresentata la Dannazione di Faust, leggenda 
drammatica di Berlioz, diretta dal maestro Victor De Sabata. Il pubblico è rimasto soggiogato dalla 
potenza delle pagine orchestrali, di colorito affascinante. Applauditi gli interpreti, cioè la soprano Cor- 
belli, il tenore Merli, il baritono Galeffi e il basso Baccaloni; e vivi applausi al direttore d'orchestra. 

Sempre alla Scala il 24 aprile un altro avvenimento artistico: la celebrazione del quarantesimo 
anniversario della Cavalleria Rtisticana di Pietro Mascagni, presente e interprete l'autore acclamatissimo, 
chiamato più volte alla ribalta insieme ai cantanti, il tenore Merli, il baritono Viglione Borghese, la 
soprano Corbelli. 

A Roma il 29 aprile, al teatro Reale dell'Opera è stato rappresentato per la prima volta in 
Italia Lo Straniero di Ildebrando Pizzetti, opera in due atti su libretto che il Maestro Pizzetti ha 
composto da se stesso : argomento assolutamente originale. Il dramma é avvolto in un'atmosfera lirica 
che si riveste di solennità religiosa. La musica è improntata a grande nobiltà e a dignità di stile. 
L'opera ha avuto grande successo. L'autore e gì' interpreti sono stati chiamati più volte alla ribalta. 

Dobbiamo registrare i successi trionfali di Arturo Toscanini, il più grande direttore d'orchestra 
del nostro tempo. Proveniente da New York alla testa della Philarmonic Symphony Orchestra, costi- 
tuitasi per iniziativa, americana composta di 112 professori di diversa nazionalità, fra cui 24 italiani, 
ha eseguito il 3 e 4 maggio due meravigliosi concerti all' Opera di Parigi con musica di Beethoven, 
di Mendelssonn, di Debussy, di Wagner, di Ravel e del nostro Pizzetti. Immenso il delirio dello 
scelto pubblico e l'ammirazione unanime dei critici musicali. Il terzo concerto è stato eseguito a Zurigo 
fra acclamazioni continue. Il quarto e quinto concerto alla Scala di Milano hanno suscitato 1' 8 e il 
9 maggio una vera frenesia: il grande direttore d'orchestra ha dovuto presentarsi più volte al pubblico 
elettrizzato e soggiogato. Il sesto concerto a Torino, manco a dirlo, trionfale anch' esso ; il settimo a 
Roma all'Augusteo il 12 maggio con musica prevalentemente italiana; l'ottavo a Firenze al Politeama 
Fiorentino suscitando l'entusiasmo più intenso. Gli altri concerti della sua grande tournée in Europa 
Arturo Toscanini li ha effettuati a Monaco, a Vienna, a Budapest, - per non citare che i principali - 
a Praga, a Lipsia, a Dresda, a Bertino, a Bruxelles, a Londra con immenso successo trionfale. Si tratta 
in complesso di 23 concerti in 16 diverse città d'Europa effettuati in 35 giorni: qualche cosa di in- 
credibile e di meraviglioso nello stesso tempo. Ora trionfa a Beyruth. 

Al San Carlo di Napoli è stato dato per la prima volta in Italia L'Ultimo Lord, opera semi- 
seria di Franco Alfano, su libretto di Ugo Falena e di Arturo Rossato. L'eletto pubblico ha salutato 
con vivi applausi e con molte chiamate al proscenio gli esecutori e l'autore. L'opera è ricca di brani 
melodici squisitissimi. 

La stagione lirica italiana di quest'anno al Covent Garden di Londra ha ottenuto grande suc- 
cesso. Sono state rappresentate la Norma, V Andrea Chenier, l'Aida, Madame Butterfiy, la losca e 
V Otello. 

A Venezia, alla Fenice, un'opera nuova in tre atti del maestro napoletano Cesare Soderò Ombre 
russe su libretto di Silvio Picchianti, episodio drammatico di nihilismo. L'opera è piaciuta. L'ispira- 
zione lirica vi è abbondante e calda. 

— 31 



TOSCANINI 



Gabbriele D' Annunzio in una sua nota lirica definiva sé stesso signore della rima e il pittore 
Michetti signore del pennello. Arturo Toscanini è definito il signore dei suoni, anzi il principe degli 
interpreti del nostro tempo, il maestro di tutti i direttori d'orchestra, e come tale è acclamato di qua 
e di là dall' Oceano, in ogni città dove egli comparisce con l'orchestra che egli solo sa organizzare e 
dirigere. Tacciono i maligni, gli invidiosi e gli impotenti : ammutoliscono coloro che sono dotati di J 
qualità egregie come direttori d'orchestra, non possiedono le qualità portentose di lui e vorrebbero in- 
vano emularlo. 

Pallido, magro e snello, gli occhi ardenti sotto la gran fronte, egli agita la bacchetta davvero 
magica. Non ha bisogno di aver lo spartito dinanzi, e se lo ha, non ne volta neppure la pagina. Nel 
1929 elettrizzò il pubblico di più città europee con la famosa tournée della Scala all'estero col suo ciclo 
operistico. Quest'anno nei maggiori centri di Europa ha suscitato un vero delirio col suo ciclo sinfo- 
nico, coi suoi 23 concerti. Nei teatri dove si presenta, le prenotazioni degli spettatori risalgono a qualche 
mese prima: musica italiana e straniera egli eseguisce con la sua grande originale interpretazione. 

Domina dal podio quale sovrano che non teme rivali. Le acclamazioni che lo salutano al suo t 
apparire, tacciono allorché dà il regnale all'orchestra: si fa un silenzio che ha qualche cosa di reli- 
gioso: melodie, ritmi, sussurri, fremiti, gorgheggi, lievi carezze musicali, e fragori impetuosi o armonie 
divine, suscitano e modulano gli istrumenti il cui suono si fonde in un' unica perfezione al muoversi 
della bacchetta del Maestro. 

Arturo Toscanini possiede un intuito musicale meraviglioso, conosce tutti i più delicati segreti 
della tecnica, ha una memoria impareggiabile; esercita un fascino e una facoltà di comando a cui non 
si resiste. È un genio che sa interpretare potentemente la musica degli autori più insigni e delle scuole 
più diverse. I giornali dei vari gruppi politici, che fra loro si combattono accanitamente sono unanimi, 
concordi nelP inneggiare a lui, nel riconoscerne i meriti indiscutibili. La folla si protende in delirio 
verso di lui al chiudersi di ogni esecuzione musicale: a lui si inchinano, entusiasti, personalità politiche, 
i privilegiati della fortuna, i più modesti lavoratori del braccio e della mente che hanno la possibilità 
di assistere ai suoi concerti. Principi, sovrani, uomini di stato lo applaudono e lo ricevono con tutti 
gli onori. 

Egli dovrebbe scrivere le proprie memorie, le proprie impressioni, poiché appartiene alla storia 
dell'arte musicale; i suoi concerti, i suoi cicli di esecuzione costituiscono avvenimenti memorabili. So- ; 
crate aveva un genio che lo ispirava nei suoi più solenni momenti : quale genio Arturo Toscanini ha 
ascoltato per seguire la sua grande vocazione ? Come questa si è manifestata ? Come egli è giunto alla 
perfezione tecnica che lo rende degno di ammirazione? Quali ostacoli ha dovuto superare e come li ha 
superati ? Quali consigli, suggerimenti o istruzioni ha da impartire ai giovani che si sentono portati alla 
divina arte dei suoni ? 

Ecco quello che le sue memorie dovrebbero dirci, e il libro avrebbe una diffusione mondiale. 



Le cartelle del Bollettino Estero ci sono arrivate in ritardo, quando 
già avevamo già completato il materiale per il presente numero. Le 
pubblicheremo nel numero venturo. 



32 — 



IL I. 0. - ATTIVITÀ DELLA SEDE E DELLE SEZIONI 



Rinvio del IV Congresso dell' U. 



Sezione Emiliana 



Il Consiglio Nazionale dell' U. I. C, e i Con- 
sigli sezionali, a mezzo referendum, hanno all'una- 
nimità approvato di rinviare il IV Congresso del- 
l' U. I. C. che avrebbe dovuto aver luogo nel 
prossimo ottobre, all'autunno 1931. 

Questo rinvio è stato determinato da un dove- 
roso e necessario riguardo verso il benemerito Pre- 
sidente dell' U. I. C, e capo del movimento Italiano 
in prò della cecità, sulla cui persona da ben otto 
mesi imperversa l'ostilità della sorte. 

Un congresso che non avesse risposto ai propri 
alti tini, sarebbe stato un fattore di depressione 
morale ed uno spreco finanziario. 

Soprattutto devesi considerare che questo Con- 
gresso da tenersi a Trento, città natale del Comm. 
Cap. Aurelio Nicolodi, aveva il precipuo fine di 
una manifestazione di omaggio e di gratitudine 
verso di lui, manifestazione che sarebbe stata in 
contrasto con le circostanze sopra accennate. 

Comunque siamo ben certi che questo rinvio 
verrà a rendere più solenne ed efficace la nostra 
adunata nel 193 1 , sia nella esteriorità che nei re- 
sultati. 

Riunione della Giunta Esecutiva del» 

re. 1. e. 

Il 13 Luglio, presso la Sede Centrale Via Rob- 
bia, 38 A Firenze, ebbe luogo la riunione della 
Giunta Esecutiva del Sodalizio con l' intervento di 
tutti i suoi componenti, sotto la Presidenza del 
Comm. Cap. Aurelio Nicolodi. 

Iniziando i lavori, il Vice Presidente Ten. Daffra 
si rendeva interprete del pensiero dei colleghi ri- 
volgendo parole di solidarietà e di augurio all'in- 
dirizzo del benemerito Presidente per le tante 
traversie che hanno amareggiato da vari mesi la 
sua esistenza, ed interrotta la sua attività. 

La Giunta si associava con slancio alle parole 
del Vice Presidente ed il Presidente ringraziava 
commosso. 

In due laboriose sedute furono prese numerose 
deliberazioni di ordine interno: furono particolar- 
mente considerate molte situazioni di Enti, e so- 
prattutto l'attenzione della Giunta si concentrò 
sulle questioni di carattere assistenziale. 

Venne approvato il bilancio consuntivo 1929 da 
presentarsi al Consiglio Nazionale. 

ATTIVITÀ DELLE SEZIONI 
Sezione Campana 

In seguito alle dimissioni del Sig. Bazza Ro- 
mano da Commissario della sezione Campana del- 
l' U. I. C, dimissioni determinate da ragioni di 
salute, la Sede centrale ha provveduto alla di lui 
successione con la nomina dell'Avv. Rag, Costan- 
tino Anzovino. 



Nel pomeriggio del 4 Giugno S. E. il Cardi- 
nale Arcivescovo di Bologna, Conte Nasalli Rocca 
di Conigliano, visitava la Sede Sezionale. 

Il Commissario Bentivoglio porgeva all' illustre 
visitatore il benvenuto con opportune parole, alle 
quali S. E. rispondeva con affettuosa e profonda 
semplicità, confermando l'apologia del dolore con- 
sapevolmente accettato. Venne eseguito un interes- 
santissimo saggio musicale e letterario genialmente 
offerto dal Prof. Grimandi e dal Prof. Tugnoli. 

Continua intensa l'opera di propaganda e di 
assistenza profilattica e di collocamento educativo, 
ed è notevole l' iniziativa presa per 1' invio dei 
fanciulli ciechi alle cure marine e montane. 

Sezione della Lombardia Occidentale 

Lodevole l' iniziativa di questa sezione di par- 
tecipare con lavori in maglieria e in rete eseguiti 
da donne cieche, alla Mostra Nazionale di lavoro 
d'arte femminile che ebbe luogo in Milano nel 
mese di Marzo u. s„ organizzata con grande suc- 
cesso dalla Rassegna Femminile. 

I lavori ivi esposti vennero in gran parte ac- 
quistati dal pubblico. 

Così pure si esposero lavori consimili alla Fiera 
Campionaria di quest'anno, ottenendo la lode am- 
bita di S. M. il Re, nella visita fatta alla Mostra 
stessa. 

Segnaliamo la cospicua offerta di L. 10.000 fatta 
dal Comitato delle Donne Milanesi, sorto in occa- 
sione delle nozze del Principe Ereditario, nonché 
il dono di una macchina Picht per la scrittura 
braille offerta dalla Contessa Leopolda Casati In- 
cisa della Rocchetta, socia perpetua appartenente 
al Comitato d'appoggio della Sezione. Al predetto 
Comitato delle Donne Milanesi ed alla gentile sua 
Presidente, Donna Bianca Fabbri, nonché alla 
Contessa Casati, teniamo a ripetere qui le nostre 
vivissime grazie. 

La sera del 4 aprile nel Salone della Casa Par- 
rocchiale di S. Nazaro g. e, si tenne l'assemblea 
ordinaria annuale, presente anche una Rappresen- 
tanza del Comitato d'Appoggio. La discussione si 
svolse in ambiente di serenità e cordialità. Si ap- 
provarono la relazione morale e finanziaria per 
1' esercizio 1929, e il bilancio preventivo per il 1930. 

Sezione Lombardia Orientale 

Si segnala la costituzione del primo Comitato 
sorto in Mantova in favore della cecità, ottima- 
mente riuscito, come ne fanno fede i seguenti 
nomi: Presidente Gr. Uff. Costantino Canneti, Fi- 
duciario e Segretario M.° Ariberto Pellegrini, cieco, 
Sguazzi Lina, Negri Aldina, Calciolari Prof. Don 
Carlo, Vice Rettore Seminario Vescovile, Lugo 
Prof. Dante R. Ispettore Scolastico, Previdi Prof. 
Guido, primario Oculista. 



— 33 



L'U. I. C. ringrazia in particolar modo il Gr. 
Uff. Canneti e il M.° Pellegrini, che per i primi 
offrirono la loro spontanea collaborazione. 

Il 3 Maggio ebbe luogo la prima assemblea 
sezionale, la quale si svolse in un ambiente di fra- 
terna cordialità, riuscendo una simpatica manife- 
stazione verso l'U. I. C. e il Direttorio della se- 
zione. La sera dello stesso giorno il chiarissimo 
oratore Padre Marco Righi tenne nel Salone Pietro 
da Gemmo in Brescia, una brillantissima conferenza 
Cateriniana, con prolusione di propaganda molto 
appropriata per 1' U. I. C. Il M.° cieco Arcangeli 
Giuseppe completava la serata eseguendo al piano- 
forte due sue applaudite composizioni. 

Sezione Piemontese 

Segnaliamo con compiacimento la mostra dei 
lavori dei ciechi che ha avuto luogo nei giorni 7 
e 8 giugno nella sede sezionale Via Mazzini, 40 
Torino, mostra organizzata con la collaborazione 
del Comitato d'appoggio della sezione stessa. Fu- 
rono esposti lavori in vimini, sede uso Vienna, 
scope, spazzole, lavori in ferro come lanterne por- 
tafiori ed altro, nonché opere letterarie e musicali 
di autori ciechi. L'appello lanciato dall' U. I. C. 
venne accolto generosamente dai cittadini che ac- 
corsero in gran numero a visitare la Mostra. Quasi 
tutti i lavori esposti dagli industriosi artigiani ciechi 
furono venduti, come pure le opere letterarie e 
musicali. L'esposizione è rimasta aperta soltanto 
due giorni. Nell'occasione il noto pubblicista cieco 
Nino Salvaneschi ha pronunciato un commovente 
discorso, incoraggiando i ciechi a persistere nel 
lavoro ed esprimendo la riconoscenza dell'Unione 
verso i benefattori. 

Sezione Pugliese Galahra 

La Calabria, che col i° Gennaio e. a. venne 
aggregata alla Sezione delle Puglie, è stata nei 
primi giorni di maggio visitata dal Presidente se- 
zionale Cav. Piraueo Carlo, il quale ha voluto co- 
noscere da vicino le condizioni dei compagni Ca- 
labresi. 

Nei principali centri delia regione il Cav. Pi- 
raneo è stato accolto con vero entusiasmo, ed ha 
potuto costituire ottime rappresentanze che danno 
sicuro affidamento per una pronta ed efficace opera 
di propaganda e di organizzazione in quella terra ge- 
nerosa, 

A Cosenza, 'a rappresentanza è stata assunta 
dalla Signora Saveria Bianchi sorella di S. E. Mi- 
chele Bianchi, e delegata dei fasci Femminili. 

A Reggio venne nominata rappresentante la 
Sig.ra Maria Rizzo Albanese che, ha accettato con 
slancio il grave incarico malgrado le sue molte- 
plici occupazioni. Il Segretario politico di Reggio 
Cav. Scaglione, e 1' On. Podestà hanno accolto con 
vivo interessamento il Cav. Piraneo assicurando il 
loro autorevole appoggio alla benefica opera. 

A Catanzaro, l' incarico di costituire la Rappre- 
sentanza fu affidato al Colonnello Daffinà, amico 
del Cav. Piraneo. Il Colonnello, persona influen- 



tissima quanto gentile, saprà in breve tempo dimo 
strare le sue non comuni capacità organizzative. 

Il Cav. Piraneo ha pure costituito una nuova 
rappresentanza a Sammichele di Bari, ed ha com- 
piuto un assistenza individuale nobilissima, togliendo 
ad una madre rinchiusa nel carcere di Bari, una 
bimba di due anni, cieca, che veniva dalla stessa 
madre maltrattata. 

La bambina è attualmente ricoverata presso un 
istituto di ciechi e amorevolmente assistita dalla 
Direttrice. 



NECROLOGI 

Milajto, Giugno 

Un grave ed improvviso lutto ha colpito il 
nostro Comitato d'appoggio, privandolo della bene- 
merita sua vicepresidente, signora Elisa Majer 
RiZZÌOli, spentasi la sera del i° Giugno, in se- 
guito ad un attacco cardiaco. 

Infermiera volontaria della Croce Rossa durante 
la guerra di Libia, nel 1911-12, e poi nel lungo 
periodo della guerra; legionaria fiumana, promotrice 
dell'Associazione prò Dalmazia, fascista della prima 
ora e organizzatrice dei Fasci femminili, Elisa 
Majer RiZZÌOli consacrò la sua nobile esistenza 
ad un vero apostolato, nello spargere il bene in- 
torno a sé, nel compiere opera di educazione so- 
ciale che rimarrà esempio di abnegazione e di en- 
tusiasmo. 

Aveva fondato e dirigeva da più anni la « Ras- 
segna Femminile », promovendo con altezza d'in- 
tenti, l'affermazione della donna nelle manifestazioni 
superiori della vita dello spirito e sopra tutto 
nell'arte; e nel marzo scorso aveva organizzato con 
ottimo successo la Mostra d'arte femminile nel 
Castello Sforzesco. 

Raccolse i suoi ricordi di guerra in un volume, 
« Fratelli e sorelle », nel quale, scene fra le più 
tragiche sono ritratte con commovente semplicità, 
e nelle cui belle pagine vibrano i sentimenti più 
delicati e più alti. Oltre ad altre opere che pur 
meriterebbero di essere ricordate, la compianta 
scrittrice lascia in « Quasi un romanzo », un libro 
di preziosi ammaestramenti per le giovani infer- 
miere, frutto di amoroso studio e di lunga espe- 
rienza. Era decorata di medaglia di bronzo al va- 
lore, di medaglia d'argento della Croce Rossa e 
pure dì medaglia d'argento della Sanità Militare: 
1' immatura sua fine si deve principalmente alla 
malattia contratta nelle fatiche e nelle ansie del 
servizio di guerra. 

Il nostro Comitato d'appoggio era sorto da 
troppo breve tempo, perchè Elisa Majer RÌZ* 
Zioli potesse prodigarvi le sue inesauribili energie, 
dandone tutta la misura: nondimeno si devono a 
Lei la creazione di qualcuna delle nostre più attive 
rappresentanze in provincia; la preziosa collabora- 
zione di « Rassegna Femminile » alla nostra pro- 
paganda e la partecipazione delle nostre operaie 
alla Mostra del Castello Sforzesco testé ricordata. 



34 — 



Queste ed altre benemerenze potremmo rievo- 
care che ci rendono tanto più dolorosa la sua scom- 
parsa; ma non vogliamo tacere il fervore col quale 
Essa si era accostata al nostro movimento; lo spi- 
rito di comprensione con cui aveva accettato il 
nostro invito, senza badare alla propria salute mal 
ferma, ripetendo sovente che l'occuparsi con noi 
dei ciechi le era fonte di conforto morale e di 
serenità. 

Alle onoranze funebri, che riuscirono una so- 
lenne manifestazione di cordoglio, prese parte una 
larga rappresentanza della Sezione e del Comitato 
d'appoggio. 

A. N. 



Il giorno 5 Luglio 1030 cessava di vivere la 
Sig.ra Rachele Lucarelli Veci. Ragni rap- 
presentante della sezione Tosco Umbra nel paese 
di Montaione. La Sig.ra Ragno nominata rappre- 
sentante nel 1926 mostrò sempre per Ja nostra 
Istituzione molto zelo, fino ad occuparsi con buon 
profitto, della vendita di manufatti, prodotti dai 
nostri operai. 



FI0RI D'ARaiveio 



Il 24 Luglio dopo una penosa malattia durata 
14 mesi cessava di vivere in Bari a soli 34 anni 
di età, la Sig.ra Anna Maria Piraneo con- 
sorte del benemerito nostro collaboratore Cav. 
Carlo Piraneo, Presidente della Sezione Pugliese 
Calabra. 

La notizia dell' immatura fine della Sig.ra Anna 
Maria Piraneo, ha commosso profondamente tutti 
noi che con viva simpatia riguardavamo questa 
giovane ed esemplare coppia di sposi. La loro 
unione fa patte in certo modo della storia del no- 
stro movimento, poiché essi si conobbero nel tempo 
in cui il Piraneo trovavasi alla Casa di Rieduca- 
zione dei ciechi di guerra in Firenze. 

I congiunti della Sig.na Anna Maria, non ac- 
colsero dapprima con favore il proposito di un 
matrimonio con un cieco, ma la sincerità del re- 
ciproco affetto vinse amorevolmente ogni resistenza, 
ed il matrimonio ebbe tutta la simpatia dell'am- 
biente Fiorentino, che nel 1921 attorniava la casa 
dei ciechi di guerra. 

La gentile signora è stata l'angelo consolatore 
che ha davvero fatto dimenticare al suo amato 
consorte il bene della luce perduta, perchè ella è 
stata la sua luce nuova che lo ha sorretto ed in- 
coraggiato in una vigorosa ripiesa della sua gio- 
vane ed esuberante esistenza. 

Al Cav. Piraneo, alla Sig.ra Bianca Gaston, 
madre della scomparsa, Argo invia le più sentite 
condoglianze dei colleghi e degli amici. 



Giuseppina Guida Ved. Martini, se- 
gretaria della Rappresentanza dell' U. I. C. di Pog- 
gibonsi, cessava di vivere il 23 Marzo 1930. Donna 
di elette qualità di mente e di cuore portò tutto 
il fervore del suo animo gentile nell'adempimento 
dell' incarico affidatole dalla nostra associazione. 
Essa ha lasciato in quanti la conobbero il più caro 
ricordo ed il più profondo compianto. 



11 6 Luglio in Palermo il M.° Simone L,0 

Sciuto f Segretario della sezione Siciliana del- 
l' U. I. C. si univa in matrimonio con la gentile 

Sig.na Tita Traina. 

Il 12 Luglio il Prof. Angelo Buonvino 

cieco insegnante di economia al R. Istituto Tecnico 
di Genova, si univa in matrimonio con la gentile 
signorina Elisa Gatta. 

Ai novelli sposi i cui nomi sono simpatica- 
legati all'U. I. C- Argo invia i più fervidi auguri 
di felicità. 



L'attività della Biblioteca di Genova 

- Diamo le cifre semestrali della Biblioteca Na- 
zionale per i ciechi « Regina Margherita » che ne 
rispecchiano la mirabile attività, e rappresentano 
il movimento dal i° Gennaio ai 30 Giugno 1930. 



Nuove opere entrate : 



Operi 



Volumi 



Dalla Stamperia 
Dai Copisti 


80 
317 


268 

853 




397 


1 121 


Prestate 
Ritornate 


1520 
i34i 


2795 
2316 




2861 


5"i 



Il movimento del prestito si è andato via via 
aumentando ed è 1' indice delle necessità che. la 
Biblioteca fronteggia. 

Biblioteca Nazionale pei Ciechi « Regina Mar- 
gherita » Vìa Edmondo De Amicis, 6 - Genova. 



35 



LA CASSA DL RISPARMIO DI MILANO 

Si risale lontano nel tempo per trovare l'origine di questa Cassa. Essa nacque nel 1824 da una 
Commissione Centrale di Beneficenza sorta per lenire le profonde miserie seguite alle guerre napoleo- 
niche. 

Sua prima sede fu in Piazza dei Tribunali, l'attuale via Mercanti, di fronte al Palazzo della Ra- 
gione, ora occupato dalla Camera di Commercio. Passò poi in Contrada S. Paolo dov' è attualmente la 
Banca Popolare. Kd infine, cresciuta l'attività dell'Istituto, andò nel 1872 ad occupare un palazzo pro- 
prio, opera dell'Architetto Balzaretti, in via Monte di Pietà. 

In quell'area era un tempo il monastero d'Aurora la Longobarda, e più recentemente l'Austria vi 
aveva allogato il Genio Militare; e proprio lì, durante le Cinque Giornate, rifulse l'eroismo di Augusto 
Anfossi e di Pasquale Sottocorno. 

Il Palazzo, massiccio e quadrato, veramente risponde al nome dal popolo di « Cà de Sass » sia 
per significare la solidità della costruzione, sia la sicurezza dei risparmi affidati al grande Istituto. 

Prima e dopo la eostituzione dello Stato Italiano molte crisi agitarono il nostro Paese: crisi eco- 
nomiche e politiche. La Cassa di Risparmio seppe tutte superarle, non solo, ma uscirne maggiormente 
rafforzata, per il favore costantemente mantenutole sia dalle classi povere che da quelle agiate e ricche, 
come prova il movimento della messa dei suoi depositi che segue una linea ascensionale continua. 

L'ammontare dei depositi che alla fine del 1863, ossia al compimento del primo quarantennio di 
vita toccava i cento milioni di lire, nel 1893 i cinquecento, supera ora i tre miliardi e novecento mi- 
lioni dati da più di un milione e duecentomila risparmiatori. 

Il Fondo di riserva supera i trecento milioni di lire. 

Un altro indice dello sviluppo della Cassa di Risparmio sta nell'aumento continuo del numero 
delle proprie sedi. 

Essa infatti, oltre la grande sede centrale, conta ora in Milano ben sedidi succursali e centosettan- 
tacinque liliali nelle provincie lombarde e nelle provincie di Alessandria, di Novara e di Vercelli. 

I depositi che attraverso questa mii abile ramificazione la Cassa di Risparmio raccoglie sotto le 
varie forme dei depositi a risparmio ordinario ed ha piccolo risparmio, dei depositi a risparmio vinco- 
lati e dei conti correnti con assegni, vengono da essa impiegati in anticipazioni e conti correnti su de- 
posito di titoli, in riporti, nello sconto di cambiali e di cedole, in mutui a Comuni, a Provincie, a 
Consorzi per le opere di pubblica utilità. 

La Cassa di Risparmio esercita inoltre il servizio di custcdia ed amministrazione valori e quello 
di cassa per le pubbliche amministrazioni. 

Ha fin dal 1867 assunto l'esercizio del Credito Fondiario, e dal 1924, per volontà di S. E. De 
Capitani d'Arzago e sotto la sua guida preziosa, ha iniziato e rapidamente sviluppato il Credito Agrario 
concedendo prestiti di esercizio e di miglioramento, mutui a Consorzi di Bonifica e di irrigazione e 
sostenendo così col suo braccio potente le magnifiche forze agrarie gareggianti con le superbe forze 
industriali della laboriosissima regione lombarda. Nel 1927 ha inoltre assunto il servizio di esattoria 
pel Comune di Milano. 

Gli impieghi sono fatti non con mire di lucro, perchè la Cassa di Risparmio non deve distribuire 
dividendi, né pagare azionisti, bensì con lo scopo preciso della assoluta sicurezza. 

L'utile viene destinato parte al fondo di riserva e parte alla beneficenza. La sua forma di attività 
più nobile e più degna, infatti, fu sempre quella rivolta ad alleviare le miserie ed a mitigare sventure. 

La Cassa di Risparmio ha per ideale supremo la beneficenza e l'assistenza sociale e lo serve con 
tenace fervore soccorrendo infatti, adolescenti, poveri, infermi, invalidi; assistendo ospedali, scuole, isti- 
tuzioni culturali ed opere di pubblica utilità. 

Più di 270 milioni di lire sgorgarono sino ad oggi in effusione di bene ed ogni anno più di tre- 
mila istituzioni sono aiutate con mano amica. 

La crescente fortuna che ha accompagnato la Cassa di Risparmio nell'opera magnifica che da un 
secolo persegue, é dovuta alla guida illuminata delle sagge persone che via via ne presiedettero e di- 
ressero l'Amministrazione. Per lunghi anni, sino al i° luglio 1923, le dedicò le sue amorose ed assidue 
cure Giuseppe Marcora, antico patriota ed illustre parlamentare. Al nobile vegliardo succedette per breve 
tempo Cesare Sarfatti, vibrante ingegno, che immatura morte sottrasse all'opera volonterosa. Ora la Cassa 
di Risparmio è presieduta da S. E. De Capitani d'Arzago, nobilissima figura di lombardo, che al sen- 
timento ed allo studio unisce la bontà d'animo e l'entusiasmo di italiano. Semplicità di cobtume e 
dirittura di pensiero sono doti preziose del valentissimo uomo. 

Sotto la sua guida la Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, che fra le consorelle italiane 
può vantare a buon diritto un luminoso primato, ragione di giusto orgoglio per la gente milanese, cam- 
mina sicura nella via tracciata dalla secolare tradizione e dalla probità dei valorosi che lo precedettero 
alla presidenza. 

AURELIO NICOLODI — DIRETTORE RESPONSABILE 



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Anno IL - N. 4 OTTOBRE-DICEMBRE 1930 - IX C/C Postale 



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ARGO 



RIVISTA TRIMESTRALE 




PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (115) Via Robbia 38 A 



ARGO 

RIVISTA TRIMESTRALE EDITA PER CURA DELLA 

UNIONE ITALIANA CIECHI 

(ENTE MORALE - PRES. ONORARIO : CARLO DELCROIX) 

Sede Centrale: FIRENZE (115) - Via Robbia, 38 a 
Direttore: AURELIO NIOOLODI 

COLLABORATORI: Pietro Pestelli - Alfredo Poggiolini - Oreste Pog- 
giolini - Augusto Romagnoli - Nino Salvaneschi - Teobaldo Daffra 
Ernesto Soleri - Achille Norsa - Paolo Bentivoglio - Romano Bazza. 

ABBONAMENTO ANNUO L. 10. (Gli abbonamenti si ricevono esclusivamente 
presso la Sede Centrale dell' IL I. C.) 

La Rivista è inviata in omaggio ai Soci effettivi, perpetui, benemeriti 
dell' U. I. C. ed ai contribuenti che pagano una quota minima annua di L. 6 
a una qualunque delle Sezioni Regionali. 



SEZIONI DELL' U. I. C. : Campania: Galleria Principe di Napoli, 9 - Napoli — Emilia 

e Marche: Via Guerrazzi, 30 - Bologna — Lazio e Abruzzi: Via Quattro Fontane, 14T 

Roma — Liguria : Via Edmondo De Amicis, 6 - Genova — Lombardia Occidentale : 

Via Mozart, 4 - Milano — Lombardia Orientale: Via Gabriele Rosa, 27 - Brescia — 

— Piemonte : Via Mazzini, 40, - Torino — Pugliese-C alabra : Via Marohese di Montrone, 117 

— Bari — Sardegna : Via S. Lucifero - Cagliari — Siciliana : V. di Lampedusa, 23 - Palermo 

— Tosco Umbria: Borgo Pinti, 26 - Firenze — Venezia Giulia: Via Bartolini, 1 - Udine 

— Venezia Tridentina: S. Polo, 2179 -Venezia. 

SOMMARIO : 

La sveglia al popolo italiano - (ARGO) pag. 1 

Un concorso originale - (B. Bazza) » 2 

Giovanna Regina di Bulgaria » 5 

A Giovanna di Savoia Ode - (Francesco Venterò) ... . » 3 

Sulla morte della mamma Nicolodi - (J. C M.J » 6 

Giornalisti - (Oreste Poggiolini) » 7 

Il lieto evento in casa Delcroix » 10 

Il Congresso della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi » 11 

Relazione annuale della stessa » 14 

Richiamo alla campagna - (Giovanni Bitellij » 21 

Il decimo annuale della U. I. C. - (Paolo Bentivoglio) » 24 

Al babbo di « Gennariello » » 25 

Un atto di nobile interessamento del cav. Nicola Rossi » 26 

La motivazione della medaglia d'oro per il materiale geografico dei ciechi » 28 

Bollettino Estero - Il lavoro e 1' impiego dei ciechi coi vedenti - (E. S.) » 29 

UIC- Attività della Sede e delle Sezioni e Notizie varie » 34 



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ANNO 11. - N. 4 OTTOBRE-DICEMBRE 1930 - IX C/C POSTALE 






ARGO 

RIVISTA TRIMESTRALE 



PER CURA DELLA UNIONE ITALIANA CIECHI 
FIRENZE (115) VIA ROBBIA 38A 



V 



V 



LA SVEGLIA AL POPOLO ITALIANO. 



In quali condizioni trovò il popolo italiano lo scoppio della guerra mondiale? 
È noto : in condizioni di torpore e di disorientamento. Pochi credevano seria- 
mente a una grande guerra e tanto meno alla sua imminenza. Gli uomini 
dalla testa quadra pensavano che la stessa prevedibile enormità del cataclisma 
lo avrebbe reso praticamente impossibile, e che all' ultimo momento, con abili 
compromessi, l' accorta diplomazia avrebbe saputo evitarlo. Scrivevano con 
sincera convizione i dotti in economia politica che 1' intreccio sempre maggiore 
delle relazioni commerciali, industriali e bancarie e la silenziosa internaziona- 
lizzazione del capitale erano gli elementi migliori per uno stabile equilibrio. 
Gridavano i socialisti dalle bigoncie dei loro comizi che la internazionale pro- 
letaria avrebbe mozzato al momento opportuno gli unghioni al militarismo 
rapace. 

E gli storici ? Quelli che Mussolini doveva poi bollare col marchio di cor- 
ruttori e onanisti della storia, stampavano con pomposa sicumera che dal 
giorno della caduta di Napoleone I, che aveva tentato di ravvivare la guerra 
nella società moderna, ridandole la sua anima primitiva del brigantaggio, i 
popoli civili europei avevano rinunciato a esercitare il brigantaggio sistematico 
della guerra, 1' uno a danno degli altri, e che da quel momento la guerra era 
morta. Si ammetteva, vedete degnazione, che erano state combattute ancora 
alcune guerre, nate da questioni politiche che i pregiudizi ereditati dai tempi 
antichi non avevano consentito di risolvere altrimenti ; ma si ripeteva che la 
guerra vera e propria era morta. 

Una parte stessa dell' ambiente militare si era abituata alla comoda idea 
di far pacifica carriera con la sciabola al fianco; e non era parte trascurabile, 
se rese necessari, quando venne il cimento, tanti siluramenti negli alti gradi. 

In un giorno solo, in queir indimenticabile giorno dell'agosto del 1914, 
ebbero torto tutti. La guerra ci fu e quale guerra ! Tutte le precedenti ne 
furono eclissate. 

Il Capo del Governo Italiano non vuole che si ripeta il fenomeno di quella 
nefasta impreparazione. La macerazione nelle trincee dell' iniquo confine, 

— 1 



quando era ancora semplice soldato o caporale, gli fece amaramente riflettere 
alle utopie che la dura realtà aveva messe in fuga. Da allora egli pensa che 
se tutte le guerre si spiegano storicamente, il fatto guerra che segue le società 
umane da Caino ad oggi, non è stato ancora spiegato ; e forse appartiene, come 
altri fenomeni, all' imprescrutabile. 

Egli vede da tempo addensarsi le nubi sull'orizzonte della vecchia Europa, 
che parla ipocritamente di pace e si arma ; sa e conosce i preparativi che si 
fanno alle nostre frontiere, e vuole che l' Italia sia preparata agli eventi, mo- 
bilitata nello spirito, pronta alla difesa e all' assalto se dovrà ricorrere alle 
armi. Ed egli non ha tardato e non poteva tardare a suonar la sveglia al po- 
polo italiano. L'Italia fascista si arma, relativamente, perchè tutti armano. 

« L' Italia fascista - ha solennemente dichiarato nel suo discorso del 27 
ottobre - non prenderà mai V iniziativa della guerra. La nostra stessa politica 
di revisione dei trattati è diretta ad evitare la guerra, a fare 1' economia, 
T immensa economia di una guerra. La revisione dei trattati di pace non è 
un interesse prevalentemente italiano, ma europeo, ma mondiale. » 

Auree, lapidarie parole. La storia le ricorderà. 

ARGO. 



UN CONCORSO ORIGINALE 



L' Onorevole Giarratana, Direttore del « Popolo di Brescia » lancia dalle co- 
lonne del suo giornale un concorso, a premio, di nuovo genere : quello dell' osteria 
tipo. In tale iniziativa non vi è nulla di volgare e nessun incitamento all'alcoo- 
lismo, come potrebbe far supporre il tema dell' originale concorso ; anzi esso è un 
ritorno alle buone ed antiche tradizioni patriarcali che suggerivano, dopo il la- 
voro, un' ora di onesto ed allegro svago in un ambiente simpaticamente intimo, 
non artefatto dalle convenienze dell' etichetta stereotipata o da una ostentazione 
di eleganza fredda e senza significato, capace di inchiodare i cibi sullo stomaco. 

L'Onorevole Giarratana, dopo aver ricordato nel suo articolo le osterie celebri 
di Firenze, di Boma e di Napoli, convegno di pensatori e di artisti, tratteggia le 
principali caratteristiche della osteria tipo. Anzitutto nulla di ricercato, ma dal- 
l' insegna agli sgabelli, dai lampadari alle pareti, tutto deve essere opera di buoni 
artisti nostrani che traggano l'ispirazione dalle passate glorie dell'Artigianato 
Italiano. La cucina non deve essere ricca per numero di vivande, ma solo pochi 
piatti ottimamente scelti e preparati. Le finestre del locale dovranno essere ben 
chiuse d' inverno e coperte di fiori 1' estate ; le mani delle cameriere pulite ; la 
padrona possibilmente simpatica; il vino schiettamente italiano; niente mosche 
e niente politica. Insomma il cliente deve sentirsi in un' atmosfera di sana cor- 
dialità, ove l'Eccellenza non disdegni di sedere allo stesso tavolo del fabbro, ove 
il letterato possa far comunella per qualche istante col prosaico venditore di scarpe. 

Il concorso ideato dall'Onorevole Giarratana ha incontrato il più largo favore 
di tutte le classi sociali e su di esso hanno scritto simpatici commenti quasi tutti 
i giornali della penisola. Vedremo se l'osteria sorgerà. 

Eomano Bazza. 

2 — 



GIOVANNA REGINA DI BULGARIA. 



« Avviene così spesso nella vita dei popoli quello che si scorge nell'esistenza 
di alcune piante : ogni cento anni un fiore meraviglioso sboccia improvviso, e 
questo fiore riflette la bellezza e la poesia della stirpe. 

« Quale poeta saprà degnamente cantare e fissare, per la storia d' oggi e di 
domani il miracolo di grazia, di intelligenza, di volontà, che nel bel giardino 
d' Italia fiorì con Giovanna di Savoia ?... Mite e leggiadra, ella è veramente la prin- 
cipessa della fiaba fantasiosa, la viva immagine della fanciulla figlia del Re, che 
i cavalieri chiusi nell'armatura d'acciaio mirarono un giorno sulla muraglia del- 
l'ardua rocca, per cui era bello combattere e morire ». 

Con queste alate parole presenta Giovanna di Savoia Arnaldo Fortini, podestà 
di Assisi, della città santa dove il 25 dello scorso ottobre si celebrarono le nozze 
di Re Boris con la Principessa quartogenita di Vittorio Emanuele III. 

Al regale matrimonio, celebrato con semplicità francescana nella Patria di 
San Francesco, ha partecipato il cuore d'Italia e quello della nazione Bulgara, 
la quale ha poi accolto gli sposi con un entusiasmo che ha rasentato il delirio. 

« Xella casa della preghiera più bella che vanti la terra - commenta ancora 
il Fortini - sulla tomba del Santo che fu il più povero e il più grande, Giovanna 
di Savoia ha voluto scendere e inginocchiarsi per diventare regina. 

«Dante è lassù, nel cielo meraviglioso che s'apre sopra l'altare, dipinto da 
Giotto : tende Francesco le sue mani trafitte. 

« Così sul matrimonio regale della buona, della pia, della dolce figlia di Vit- 
torio Emanuele, vegliano benefici i sommi spiriti di nostra gente » (*). 



(*) Dal bellissimo scritto di Arnaldo Fortini sulla Lettura del Novembre 1930. 



A GIOVANNA DI SAVOIA 



ODE 

L' umbra pianura mai tanto fremito 
corse ! eotanto fulgor di Principi 
mai P umile Tomba non vide 
oscurarsi al tuo lume divino ! 

Chi vi sospinge quassù ? chi suscita 
oggi si viva onda di palpiti ? 
chi 1' umbra diffusa mestizia 
oggi muta di gioia in un canto ? 

Sei tu, gentile Figlia sabauda, 

reduce in veste di sposa al Tempio 

prescelto pe' 1 rito d' amore, 

tu che il mondo oggi avvinci al tuo fato. 



— 3 



Quali fantasmi, mentre le gotiche 
volte di sacri canti risuonano 
ti sfioran la fulgida fronte ? 
Forse 1' ombre de gli avi guerrieri - 

la bianca Croce sul petto ferreo — 
passarti accanto vedi e sorriderti ? 
o il popol che lunge ti attende 
e la Reggia novella tu pensi ? ... 

Diman, Giovanna, quando l' italica 
nave regale moverà rapida 
al bulgaro lido e la patria 
dileguare vedrai al tuo sguardo ; 

oh ! certo, a questo memore tacito 

colle il tuo cuore ritorna e al mistico 
sereno fulgore de 1' umbro 
cielo, pien di mistero ritorna 

qui, dove tutta di te s' irradia 
P inclita valle, d' onde salirono 
pur ieri di blande canzoni 
i sospiri : tu, muta, da 1' erme 

loggia ascoltavi, forse gì' italici 

maggi sognando, quando su i rosei 
veroni le belle madonne 
commovean madrigali d' amore. 

Ave, Regina ! Due baldi popoli 

al tuo passaggio fieri si inchinano : 
di Roma lo spirto possente 
veglia sui lor novi destini ! 

Ave, o tu, mite figlia d' eroici 

Padri, che rechi ai foschi e torbidi 
Balcani il sorriso de 1' alta, 
immortale, alma stirpe latina. 

Francesco Veniero. 

Quest' ode del Maestro cieco Francesco Veniero fu stampata e dedicata alla nuova Regina per cura 
dell' Istituto Serafico dei Ciechi e dei Sordomuti diretto dal P. Giovanni Principe. 



Per richiesta di accordatori e di massaggiatori ciechi, ot= 
timi professionisti diplomati alla R. Scuola di Firenze, si prega 
di rivolgersi alle nostre Sezioni. 

4 — 



SULLA MORTE DELLA MAMMA NICOLODI. 

Solo col sorriso sulle labbra, nella sua espressione perennemente serena, 
eravamo abituati a vedere Aurelio Nicolodi. I suoi meriti lo hanno fatto Grande 
Ufficiale, il grado è aumentato - è ormai Capitano - ma per tutti i suoi fedeli 
sinceri amici sarà, sempre « il Tenente di Villa Niccolini ». 

Soldati e ufficiali, ciechi della guerra, ragazzi e adulti ciechi dalla nascita, 
entravano nel suo studio tristi, affranti ; ne uscivano fiduciosi nella vita, ras- 
serenati. Pareva che solo sorrisi, solo allegria potesse infondere il forte Nicolodi; 
e si sperava che dopo V ombra, calata per sempre nella sua vita dalla guerra, 
ma vinta dalla luce della sua volontà, nessun altro dolore dovesse piombare 
sopra di lui. Questo 1' augurio che a lui facevamo, questa la speranza che in 
noi si alimentava Ma da due anni preoccupazioni, dolori, angosce piombano 
sulla sua casa,.. Egli s' attrista in sé ; ma sorride ancora, più malinconicamente 
d' un giorno, per gii altri. . . . 

Un lutto grave tremendo 1' ha colto in questi giorni, e 1' abbiamo visto 
piangere. Piangere Aurelio Nicolodi ! . . . pareva non avesse più la forza di 
reagire. Nel suo dolore non trovava altra sorgente di conforto che quella di 
sollevare le sorelle affrante e desolate. 

A Bolzano, in quella Val d' Adige, sopra Trento che T aveva visto fan- 
ciullo, che aveva accolto i suoi entusiasmi Trentini, si spengeva il 2 novem- 
bre, giorno dei morti, la sua cara mamma. Si spengeva sorridente, come sor- 
ridente aveva vissuto nonostante i suoi infiniti dolori, chiamando : Aurelio, 
Aveva ormai perso conoscenza, non percepiva più quale figlio avesse attorno, 
era una sola parola che mormoravano le sue labbra : « Aurelio, Aurelio ». 

Sorgente di vera luce, Aurelio era spessissimo a Milano dalla sua cara 
mamma, la sosteneva, V animava, e come dovunque apportava anche fra le 
pareti domestiche la gioia perenne. 

Su di un piccolo letto, in una clinica che vorrei dire privata perchè non 
v' era nessun altro, fra piante e fiori giace la mamma di Aurelio. Un Croci- 
fisso, fra bianche candele, è là a ricordare che la vita è dolore, che va vissuta 
con forza, portando la propria Croce come la portò Cristo sul Calvario, per 
vivere poi nel regno della luce eterna. I fiori, la fiamma dei ceri, il volto 
stesso della morta pareva volessero ricordare tutta la poesia consolante della 
Fede, in mezzo a tante lacrime. . . . Piangevano attorno le sorelle e facevano 
pena ; ma il volto contratto dal dolore, la spossatezza che non ha nome, che 
invadeva Aurelio era indicibile. Lo sosteneva nella sua squisita dolcezza la 
sua Maria, che trovava le parole per dargli forza. Tutta la notte aveva ve- 
gliato, aveva parlato con la sua mamma, come quando bimbo, orfano del padre 
a dieci anni a lei raccontava tutto ; e in quella notte infinita il suo cuore non 
si era sentito ancora tanto solo. La sua mamma era lì, pareva ascoltarlo, era 
un sogno che ella non fosse più .... 

— 5 



Ma la realtà tremenda giunge, quella che spezza ogni anima più forte. 
Giunge T atroce momento in cui il sogno pur doloroso finisce ... Si trasporta 
via di casa la salma. Momento senza nome, in cui solo il pensiero che i nostri 
cari non vivono nella pace di Dio e non soffrono più, può sollevare. E in quella 
mistica piazza di Bolzano, nella Cappella mortuaria fra piante verdi, fra le 
numerose corone che tutte le associazioni hanno inviato vien trasportata e 
sosta per brevi ore la salma diletta. 

In quel momento credo che tutti i ciechi d' Italia avrebbero voluto esser 
lì per dire : Aurelio tu piangi, ma anche noi abbiamo perso una mamma. La 
mamma tua, colei che per prima, e prima fra tutte le mamme d' Italia, aveva 
visto il figlio tornare dalla fronte con gli occhi spenti, era pur nostra mamma. 
Lei ti aveva messo al mondo, lei ti seguiva, e guidava e seguiva noi tutti. 

E di fronte al dolore del figlio affranto pareva spandersi una immensa luce 
in quella cappella funerea, la luce di tutto il bene da lui compiuto. Un' altra 
tomba aspettava fra i monti Trentini la sua compagna. Il babbo di Aurelio 
era là, nel cimitero di S. Michele all' Adige ; lo raggiungeva la compagna della 
sua vita, e pareva che in mezzo a quella natura severa, ritornata nostra per 
tanti sacrifici, non ci fosse che una parola, quella parola che Mcolodi nel 
momento estremo ripetè alle sorelle : « ricordatevi, la mamma ha detto di 
farsi coraggio ». 

Povero e caro amico ! trovava la forza di dirlo agli altri, mentre in lui 
non era che vuoto, che immensa tristezza. Intorno non e' erano che i parenti 
stretti, due amici spinti lassù dalla dolorosa gioia di essere vicini al loro grande 
amico in quel momento, e i vecchi della casa avita trentina. . . E il volto ba- 
gnato di lacrime del vecchio fattore, e quello scarno di un antico servitore > 
ebbero l'accorato bacio di quel biondo ragazzo, diventato ormai uomo, che 
tante pazze corse aveva fatto su quegli stessi sentieri che vedevano ora la sua 
angoscia. 

J. C. M. 



La Delegazione Provinciale dei Mutilati, la Federazione Nazionale delle 
Istituzioni prò ciechi, V Unione Italiana dei ciechi, V Istituto Nazionale dei 
ciechi adulti, e V Istituto Vittorio Emanuele II, inviarono condoglianze e co- 
rone di fiori e furono rappresentati al funerale da S. E. il Prefetto di Bol- 
zano Avv. Marziali, e dal Magg. Avv. Gian Emilio Canesi, Consigliere di 
Giunta delV U. I. C. e amico carissimo del Gap. Nicolodi, recando nella triste 
circostanza l'espressione dell'affettuosità e dell'amicizia. 

ARGO si unisce all'unanime manifestazione di cordoglio, inviando al Gr. 
Uff. Gap. Aurelio Nicolodi e alla di lui famiglia, le espressioni delle più 
profonde condoglianze. 



6 ^ 



GIOKNALISTI 



Eravamo ai tempi in cui si pubblicava il Don Chisciotte romano. Gandolin e Vamba vi profonde- 
vano il loro spirito e le loro argute facezie condite di gustosi pupazzetti, e, pur essendo fecondi di tro- 
vate, ogni tanto riposavano alternandosi nel lavoro; mentre ogni giorno, senza pause o interruzioni, 
appariva un ben proporzionato articolo, che era il pezzo forte e serio del giornale, con 1' immancabile 
firma: IL Saraceno. La serietà era nella sostanza, sempre equilibrata delle argomentazioni e dei giudizi; 
ma la forma non era affatto plumbea, togata od uggiosa. Erano scritti senza cipiglio, che non respin- 
gevano il lettore, come avveniva purtroppo ad altri scrittori del tempo, che andavano per la maggiore. 

Come poteva il Saraceno - al secolo Luigi Lodi - trovar sempre materia per dir la sua senza ri- 
petersi e senza annoiare? Era allora il mio segreto assillo di aspirante a giornalista. Di quegli articoli 
la fattura specialmente mi attraeva, e ne avevo pazientemente studiato e scoperto il segreto in un co- 
stante e ingegnoso accorgimento: l'evento politico, la discussione, o l'argomento che ne formavano 
1' oggetto e la spina dorsale, vi erano sempre nitidamente riassunti, con obiettività e abilità insieme, 
in modo cioè che la stessa esposizione predisponesse ad accettare le considerazioni ed i commenti come 
conseguenze logiche ed ineluttabili della premessa sostanziale. Qualche opportuno ricordo personale, 
qualche boutade, qualche spunto arguto e mai sgarbato, costituivano quel po' di salsa che appetisce il 
lettore senza stuccarlo. Nella polemica sapeva pungere, ma non arrivava mai a sprizzar fiele; l'avver- 
sario, se era d' ingegno e di spirito, poteva sempre incontrandolo stringergli cordialmente la mano. 

Lo stesso garbo e la medesima simpatica equanimità si ritrova nel volume che oggi Luigi Lodi 
ha dato alle stampe per rievocare le principali figure di giornalisti, che vanno nientemeno da Giosuè 
Carducci a Benito Mussolini. (*) 

Il Carducci e Yorik aprono la serie di questi profili: due figure in aperto contrasto, tant'era aspro 
austero e poco abbordabile il primo, quant' era giocondo, ridanciano e comunicativo il secondo. Sor- 
prendiamo il grande poeta sdegnoso nella sua abituale passeggiata fuori porta a Bologna, con la testa 
alta sopra il collo potente, la barba arruffata, una mazza affaticante di ferro in una mano, e l'altra 
occupata a trascinare, piuttosto che sorreggere, una figlia piccoletta. Allora il Carducci - eravamo nel 
1873 - dava qualche raro e forte articolo alla fioca e clandestina Voce di Francesco Pais, interprete del 
pensiero garibaldino, mentre 1' Alleanza rispecchiava il pensiero mazziniano, rinchiuso nella torre della 
intransigenza repubblicana. I giornali d' allora non si curavano del gran pubblico, ma stillavano a ripe- 
tizione articolesse sul loro credo politico, a uso e consumo di rarefatte pattuglie di lettori. 

Anche quei giornali che rispecchiavano più larghe zone di opinione pubblica, quali la Perseveranza 
di Milano, il Piccolo di Napoli, 1' Opinione e il Diritto di Roma, privi dei mezzi sufficienti per for- 
nirsi di una varietà rispondente ai desideri di una gran massa di lettori, si chiudevano nella limitata 
funzione - si diceva allora pomposamente missione - di difendere le idee e gli uomini del proprio 
partito. Il Carducci, considerato nelle sfere ufficiali un ribelle, era allora un isolato; né poteva avere 
da quei giornali ospitalità anche se l'avesse cercata: era perciò naturale che dovesse valersi di qualche 
organo minore, dove aveva estimatori ed amici. 

Collaborò in seguito al primo Don Chisciotte, che si stampò a Bologna e di cui dettò il lapidario 
programma che compendiavasi nella prima frase: « Della nazione affermare i diritti, gli interessi, la dignità ». 
Il memoriale scritto su Guglielmo Oberdan, che suonava implacabile maledizione all' Imperatore degli impic - 
cali, fu buttato giù in breve tempo, negli stessi locali di redazione di quel giornale. « Contrariamente 
a quanto può credersi, assicura il Lodi, egli non era punto lento nella composizione. Non aveva arresti 
né pentimenti; la sua robusta calligrafia si stendeva rapida, lucida, docile sopra i fogli bianchi. Quasi 
mai una cassatura : anche sulle bozze di stampa rarissimi mutamenti. Era bene dominatore della forma 
da dare al pensiero severamente meditato >. 

Sul Fanf ulla, che comparve a Firenze nel 1879 ed ebbe subito immediata fortuna perchè si stac- 
cava dai ponderosi modelli dei giornali del tempo, afosi ed asfissianti, si rivelò la penna agile, colorita, 
sbarazzina di Yorik, che era V avvocato garibaldino Pier Coccoluto Ferrigni, rubizzo é rotondo come 



(*) LUIGI LODI - (il SARACENO) - Giornalisti - Bari - Gius. Laterza e Figli - 1930- 

— 7 



un O, raccontatore allegro e lepido, riboccante di ingegno, di buon sangue e di cultura la più svariata. 
La sua prosa viva e scorrevole si ristampa anche ora, e il suo Sic e giù per Firenze ha avuto di recente 
una nuova edizione. Memorabile per la profonda impressione che suscitò resta il suo articolo IL Re e 
morto, apparso nel 1878, dopo la morte di Vittorio Emanuele II. Fu una eccezione quello scritto così 
commosso ed accorato, perchè questo tipo impareggiabile si compiacque di scherzare anche all' avvici- 
narsi della fine. Assalito da varie e gravi malattie scriveva dal letto di dolore a un amico e gli rac- 
contava d'esser diventato bianco, rosso e verde, e terminava: Viva l'Italia! - Due giorni dopo era morto. 

Gandolin, il cui ricordo è ancora vivo in molti, e che in quarant' anni di esercizio professionale, 
a Genova e a Roma, si prodigò con corrispondenze, articoli, pupazzetti, romanzi, conferenze, monologhi, 
consolando i suoi lettori di sorrisi senza amarezze, di ricordi di una mente geniale, di una bontà 
d'animo mai smentita, è fra i tipi meglio schizzati; e si comprende, perchè Luigi Lodi fu per anni e 
anni con lui in comunanza giornaliera di lavoro. Si ricordano di lui ancora oggi molte lepidezze e 
freddure, ma pochi rammentano il modo originale col quale egli liquidò quelP indigesto fungo della 
politica e del giornalismo che fu Checco Coccapieller, ai tempi grigi in cui governava, barcamenando, 
la barba trasformista di Agostino Depretis. Dobbiamo esser grati al Saraceno di averci ricordato l'episodio. 

Il Coccapieller era un volgarissimo, ignorantissimo smargiasso, che a Roma si era improvvisato 
difensore delle istituzioni monarchiche dalle supposte minaccie di un' opposizione democratica e radicale. 
Passeggiava per Roma spavaldamente cogli stivaloni da caccia e un frustino in mano, aveva i baffi e 
il pizzo soldateschi e provocanti. ColPaiuto del pavido governo d'allora pubblicava un giornalettaccio che 
riempiva di ingiurie, di attacchi volgari, di accuse e di sospetti. Si chiamava, se ben rammento, iì 
Carro di Checco. Diamo la parola allo scrittore : 

€ Il pover' uomo dava quel che poteva dare: la volgarità sgrammaticata e sragionata, ma assaliva 
ritenuti potenti, e la folla vi aveva piacere, la folla purtroppo non preparata a lotte degnamente civili. 
Checco divenne il tribuno, il demolitore; in un'elezione parziale a deputato riuscì a vincere chi por- 
tava onoratamente il nome glorioso di Colonna. 

e Ebbene, Luigi Arnaldo Vassallo mise termine a quella farsa grottesca e ripugnante, rappre- 
sentata per delegazione del Governo. Un giorno Checco pubblicò un sonetto insultante per il Capitan 
Fracassa. Lettolo, il Vassallo, senza interrogare nessuno, senza comunicare ad alcuno il suo proposito, 
mandò i padrini al tribuno. . . . Ma i presentatori non trovarono il Coccapieller : si era dileguato. 

« Allora Vassallo fece affiggere per tutte le città della penisola manifesti promettenti «congrua 
mancia a chi fornisse indicazioni sul nominato Checco, colpito da infortunio di duello minacciato >. 
Il manifesto suscitò una memorabile risata ; e la risata finì il Coccapiellerismo ». 

Strana e in certo modo tragica la fine di Gandolin, del fino umorista che aveva allietato del suo 
sorriso arguto due generazioni di lettori. La morte del figlio suo Naldino lo spinse negli oscuri labe- 
rinti dello spiritismo, per poter comunicare col suo amato scomparso. Morì in preda ad invincibile 
malinconia. 

*** 

Leone Fortis, critico ed autore drammatico, che finì alla Gazzetta Ufficiale; Luigi Cesana fine 
psicologo della moltitudine e fondatore del Messaggero ; Eugenio Torelli Viollier creatore del Cor- 
riere della Sera; Ernesto Teodoro Moneta che nel Secolo divulgava arciconvinto il suo ingenuo verbo 
pacifondaio ; Arturo Luzzatto, forza vivissima della Triotcna, che fu nella sua breve esistenza al- 
l' avanguardia del giornalismo moderno ; Edoardo Scarfoglio dal veemente ingegno demolitore ; Ga- 
briele D'Annunzio ricciutello e conquistatore; Matilde Serao scrittrice geniale e colorita dall'instan- 
cabile attività giornalistica; Vamba dalla sottile puntuta fiorentina arguzia, che doveva riserbare per i 
ragazzi il tesoro intatto del suo sentimento purissimo di uomo e di italiano ; Leonida Bissolati equili- 
brato, dritto e animoso; Ferruccio Macola che ferito in duello dal Bissolati volle rifarsi la Sua fama 
di moschettiere e provocò e uccise in duello il Cavallotti, più vecchio di lui di vent'anni e morì egli 
stesso poco dopo, per effetto di quella uccisione che gli turbò la mente né più gli dette pace ; Vincenzo 
Morello dal poderoso intelletto armato di cultura moderna e classica e dalle sfavillanti immagini ; e 
i pazienti e sagaci organizzatori di grandi quotidiani come il Bergamini, l' Albertini, il Frassati e Pier 
Luigi Breschi ; e gli inviati speciali col pioniere Gobbi Belcredi e col loro inarrivabile Luigi Barzinì 

8 — 



alla testa; che per un pezzo, colle valigie sempre pronte, fu il commesso viaggiatore dello avvenimento 
mondiale, eppoi ancora Maggiorino Ferraris e Luigi Luzzatti dall'immensa apostolica fattività, il sagace 
e studioso Missiroli e 1' Ojetti, artista finissimo della forma, nel campo dell'arte intelligente critico e 
animatore, e durante la guerra tutore efficace dei nostri tesori d'arte in perìcolo; tutti questi nomi e 
molti altri ancora ; tutti questi così diversi e gagliardi ingegni, sfilano davanti a noi nella prosa sem- 
plice e fluida dell' esperto e diligente giornalista, che nel ricordare rivive la propria gioventù, e cerca 
per ciascuno dei colleghi viventi e scomparsi la migliore delle luci per puntare il suo obbiettivo. 

Ed è così palese questo sforzo, che il pregio in qualche caso diventa difetto, perchè la voluta par- 
simonia delle ombre talvolta appiattisce le ligure e ce le dà senza il necessario rilievo. 

Un significante aneddoto ci riferisce nel presentarci Eugenio Checchi, Edoardo Boutet e altri va- 
lenti critici del teatro. Si eseguiva a Bologna il Lohengrin, sotto la direzione di Luigi Mancinelli, 
interprete insuperato dello spartito wagneriano ; ed era venuto da Milano il Filippi, critico musicale 
della Perseveranza, armato della partitura che teneva aperta sulle ginocchia durante 1' esecuzione per 
controllarla con illuminata coscienza. Al secondo atto l'autorevole critico si addormentò così profon- 
damente che neppure valse a svegliarlo il rumore provocato dalla caduta a terra del grosso volume. 
« Non questo gli impedì di scrivere un articolo irto di severe osservazioni tecniche >. 

A Benito Mussolini è dedicato uno speciale capitolo, sobrio, perchè evidentemente il Lodi non ha 
voluto addossarsi la coscienza del peso morto di piaggerie stucchevoli. A ragione egli afferma che Mus- 
solini riassume un fatto forse senza esempi oltre che da noi anche fra stranieri : il fatto cioè di aver 
conquistato il potere con la forza della stampa quotidiana. E la conquista avvenne giacché seppe inter- 
petrare tre diversi, successivi momenti della vita nazionale : prima nell' intuizione della guerra, nella 
sua necessità improrogabile; poi nei doveri che essa imponeva; quindi negli effetti che avevano a derivarne. 
«In sostanza materia unica la guerra, nell'idea la sicurezza, il rinnovamento del popolo nostro ». 
E constata come il direttore del Popolo d' Italia, attraverso uno stile gagliardamente personale, a volte 
scabro, ma sempre limpido, dai procedimenti diretti e rapidi come altrettante marcie di bersaglieri, 
seppe arrivare al cuore della moltitudine, persuaderla, insieme, e commuoverla. 

E di Giuseppe Bottai, che egli tratta con palese e meritata simpatia, il Lodi ricorda il singolare 
trionfo della sua prima elezione a deputato, a 25 anni, dovuta alla coraggiosa franchezza con la quale 
da buon ardito di guerra affrontò gli elettori, dicendo a ognuno il fatto suo, a cominciare dagli stessi 
compagni di lista, che ne apparvero meravigliati e sgomenti. Era un caso veramente nuovo quello di 
un candidato politico che non civettava né cogli amici né cogli elettori, e preferiva dire a tutti crude 
verità. Il pubblico ne fu conquistato, perchè indovinò in lui la rettitudine, 1' ingegno e la salda volontà. 
L' elezione, che fu poi annullata per la giovinezza del nuovo deputato, riuscì un trionfo. Così giudica 
il Lodi P attuale Ministro delle Corporazioni : « È un ardito ma non un avventato : dall' origine fami- 
gliare ha derivato un acuto senso della realtà e dai maturi studi delle dottrine economiche ha tratto 
la consuetudine di giudicare delle cose con un paziente esame delle loro pratiche possibilità ». 

Il libro interessantissimo del Saraceno, che ci fa rivivere di scorcio oltre mezzo secolo di giorna- 
lismo italiano, ha una spiegabile lacuna : manca di un capitolo che lo riguardi e ne ricordi la lunga 
e ben ferrata attività giornalistica di scrittore equilibrato e sereno. 

E si potrebbe volentieri esclamare, concludendo come egli si augura possa fare ogni lettore: « quante 
energie d'ingegno, quanta persistenza di lavoro hanno conferito all'opera feconda del giornalismo ita- 
liano ! » se non venisse spontanea questa riserva : feconda finché una libertà che sembrava fine a sé me- 
desima e procedeva incauta senza cervello né capo, non incoraggiò quella sfacciata e minacciosa diffusione 
di veleni morali, che rischiarono di minare alle basi la nostra compagine nazionale e di trascinarci 
nell'abisso dell'anarchia sociale. 

ORESTE POGGIOLINL 



Fatevi Soci dell'Unione Italiana Ciechi - Soci contribuenti an- 
nuali L. 6 - Soci perpetui: L. 100. 

— 9 



IL LIETO EVENTO IN CASA DELOKOIX 



Con viva gioia Argo si associa alle manifestazioni di affetto e di devozione 
unanimainente tributate alP On. Delcroix nella circostanza del lieto evento che 
ha dato all' insigne uomo Pambito conforto della nascita di una bambina a cui è 
stato imposto il nome di Francesca. 

Il Gr. Uff. Cap. Aurelio Nicolodi, in tale occasione ha voluto esprimere i 
sentimenti dei ciechi Italiani, verso il loro Presidente Onorario, inviando alla 
Sig.ra Rina Delcroix un presente accompagnato dalla seguente lettera. 

Firenze, 13 Ottobre 1930 - Vili. 
Gentile Signora Bina, 

L'arrivo della piccola Francesca nel cui nome glorioso pare squilli per la tradi- 
zione più eroica, tutta una festa di nobili promesse, viene celebrato dai ciechi italiani 
come una nostra intima e gioiosa solennità. Perchè nessuno più di noi sa quanta luce 
e quanta vita, le creature in cui la nostra esistenza si eterna arrechino alle nostre case 
epperò siamo tutti orgogliosi e felici che la benedizione celeste abbia toccato con tanta 
palese grazia, la casa del nostro amatissimo Capo, 

I ciechi Italiani, mentre in segno di devoto ed esultante omaggio si permettono di 
offrire alla madre gentile un loro modesto ricordo, formulano al suo indirizzo gli au- 
guri più fervidi e fanno voti che tutti i più desiderabili beni si dieno convegno intorno 
alla culla di Francesca, impegnandosi a fiorirne costantemente la vita. 

Lieto di rendermi interprete e messaggero di tali sentimenti, mi è grato , gentile 
Signora Rina, di aggiungervi l'espressione del mio omaggio devoto. 

Aurelio Nicolodi. 



Così rispondeva l'on. Delcroix: 
Caro Nicolodi, 



Firenze, 15 Ottobre 1930. 



Mia moglie ha avuto il dono affettuoso e prezioso che tu le hai inviato a nome dei 
ciechi di tutta Italia. 

Nella scelta noi abbiamo riconosciuto la fine gentilezza della tua Signora ed ab- 
biamo sentito il tuo cuore fraterno con quello di tutti quei compagni nostri con i quali 
ci sforziamo di attingere insieme il giorno. 

Tu li hai interpetrati con parole che sul tuo labbro e in questo momento non po- 
tevano non commoverci profondamente. Anche di questo ti siamo grati, per il sollievo 
che anche nelle più grandi gioie può essere dato solo dal pianto. 
Ti abbraccio. 

Carlo Delcroix. 



I nostri amici dovrebbero leggere le opere del nostro collaboratore e compagno cieco, Nino Sal- 
vaneschi : 

II Breviario della felicità - Pensieri - L. 6. 

i7 fiore della notte - (3* edizione) Il romanzo della cecità - L. 12. 

La Cattedrale sema Dio - Il romanzo che l'autore ha dedicato alle anime provate da inquietudini, 
sofferenze e tribolazioni - L. 12. 

Sircnidz - Il romanzo dell' isola di Capri - L. 12. 

In tutte le librerie o presso l'Editore « Corbaccio » - Via Principe Umberto, io - Milano, nonché 
presso le nostre sezioni regionali. 

10 — 



IL CONGRESSO DELLA FEDERAZIONE NAZIONALE 
DELLE ISTITUZIONI PRO-CIECHI. 

Il congresso annuale della Federazione Nazionale delle Istituzioni prò 
ciechi, ebbe luogo il 26 Ottobre a Napoli nella Villa Ricciardi al Vomero Vec- 
chio, sede dell' Istituto Principe di Napoli. 

I convenuti furono ricevuti dal R. Commissario di detto Istituto Comm. 
Pasquale D' Alessio che rappresentava pure il Ministero dell' Educazione Na- 
zionale. 

Notammo fra le personalità dei ciechi venute da ogni parte d' Italia il 
Prof. Comm. Augusto Romagnoli ; direttore della R. Scuola di Metodo per gli 
educatori dei ciechi, il Cap. Comm. Aurelio Nicolodi e il Ten. Cav. Teobaldo 
Daffra, direttori di due Istituti Fiorentini, la Sig.ra Anna Antonacci direttrice 
dell' Istituto di Lecce, il Cav. Pietro Pestelli segretario generale dell' Unione 
Italiana dei ciechi, il Prof. Giovanni Brossa dell' Istituto di Torino, il Prof. 
Alberto Costa direttore dell' Istituto di Reggio Emilia, il Prof. Ireneo Tesser 
in rappresentanza dell' Istituto di Trieste, e il Sig. Alfredo Monconi del Faro 
d' Italia di Roma. 

Fra gli intervenuti vedenti erano il Cav. Oreste Poggiolini Segretario della 
Federazione, il Prof. Bruno Ferrari commissario dell' Istituto di Bologna, il 
Gr. Ufi. Giuseppe Giani Commissario dell' Istituto di Torino, il Padre Principe 
direttore dell' Istituto di Assisi, la Sig.na Marcella De Negri, segretaria della 
Biblioteca nazionale Braille di Genova, l'Avv. Carlo Kambo dell' Istituto di S. 
Alessio di Roma, il Barone Garelli dell' Istituto Rodino di Napoli, e il Prof. 
Leone Cimatti dell' Istituto Fossati di Torino, intervenuto con speciale invito e 
il Comm. Sorge col Cav. Celesia per l' Istituto di Palermo. In assenza del 
Prof. Graziani, presidente, aprì la discussione la vice presidente sig na Antonacci, 
che salutati i convenuti, invitò ad assumere la presidenza il Comm. D'Alessio, 
che pure rappresentava il Ministero dell' E. N. e che si accinse a dirigere 
i lavori dell'assemblea, dopo un breve discorso di apertura. 

II Cav. Poggiolini dà quindi lettura della relazione morale dell'anno 1929-1930, 
intercalando la sua lettura con opportune chiose e recenti informazioni. Ri- 
produciamo più sotto l' interessante relazione, che espone in forma semplice ed 
in lucida sintesi, il proficuo lavoro svolto dalla Federazione. 

Il Congresso, pratico e non accademico, si chiuse nella stessa giornata, 
dopo avere espresso speciali voti su diversi argomenti ed eletto il nuovo con- 
siglio Federale, che venne così formato : 

Prof. Comm. Augusto Romagnoli, Cap. Comm. Aurelio Nicolodi, Prof.ssa 
Anna Antonacci, Cav. Prof, di G. C. Francesco Denti, Cav. Oreste Poggiolini; 
Cav. Pietro Pestelli in rappresentanza dell' Unione Italiana dei ciechi, re- 
stando a designarsi dal Ministero dell' Educazione Nazionale un rappresentante 
del Ministero stesso a norma dello Statuto Federale. 

Per un senso di doveroso riguardo alla salute del Comm. Prof. Alessandro 



l o ' 



— 11 



Graziani e in accoglimento del di lui desiderio, egli non veniva rieletto, ma 
V assemblea gli tributava un solenne voto di deferente omaggio e lo nominava 
Presidente Onorario, memore dell' opera sua sempre improntata a criteri di 
larghezza e di modernità, e del grande merito che lo distingue, per essere 
egli stato, non solo il promotore della Federazione, ma altresì il primo dei 
dirigenti delle vecchie istituzioni prò ciechi, che sia venuto incontro al nuovo 
indirizzo. Prima di sciogliersi l'assemblea deliberò a unanimità un telegramma 
al Duce, al Ministro dell' E. N., al Ministro delle Corporazioni, al Segretario 
del Partito, all' On. Delcroix, al Direttore Generale dell' Istruzione elementare, 
al Comm. Prof. Graziani Presidente Onorario della Federazione. 

Nello stesso giorno si riuniva il nuovo Consiglio della Federazione ed 
eleggeva ad unanimità a Presidente il Cav. Oreste Poggiolini, a Vice Presidente 
la Sig.na Anna Antonacci, a Tesoriere il Comm. Aurelio Nicolodi. Queste no- 
mine saranno sottoposte a ratifica non appena il Ministero dell' E. N. avrà 
comunicato il nome del suo rappresentante. 

Altra riunione aveva luogo la mattina del 27 ottobre all'istituto Principe 
di Napoli a Piazza Dante, con Y intervento dei direttori degli Istituti, col pre- 
ciso fine di prendere accordi col R.do Padre Giovanni Principe, circa la linea 
da seguirsi per iniziare l' Istituto dei ciechi tardivi che 1' egregio uomo si è 
proposto di fondare mercè una graduale trasformazione dell'attuale suo Istituto 
posto in Assisi. 

Sotto la Presidenza del Cav. Oreste Poggiolini, la seduta si svolse rapida 
e proficua, ed è con grande soddisfazione e con profonda riconoscenza verso 
il Padre Principe, che possiamo ormai riguardare come già avviato alla sua 
realizzazione un altro dei problemi insoluti che preoccupavano i dirigenti del 
nostro movimento. 






Il Congresso della Federazione ha dato luogo ad altre simpatiche mani- 
festazioni nell' ambiente Napoletano. 

La sera del 25, nella Sede della sezione Campana dell' U. I. C, ebbe luogo 
un familiare convegno dei ciechi Napoletani che desideravano esprimere i loro 
sentimenti di devozione al Presidente dell' U. L C. Gr. Uff. Dr. Aurelio Nicolodi. 

La riunione fu aperta con elette ed affettuose parole dal Commissario della 
Sezione Campana Avv. Rag. Costantino Anzovino, che da pochi mesi ha assunto 
la reggenza di quella sezione, alla quale dedica tutto il fervore della sua no- 
bilissima anima. 

Erano presenti i suoi collaboratori componenti il Direttorio, Contessa Mar-, 
gherita De Rossi e Gap. Dr. Eugenio Franceschi. 

Parlarono vari soci della sezione rilevando le speciali condizioni d'ambiente. 

Prese infine la parola il Presidente del Sodalizio Gr. Uff. Dr. Aurelio Ni- 
colodi, il quale con una esposizione limpida ed efficacissima constatò come 
grazie all' opera dell' U. I. C. i ciechi siano ormai usciti di minorità, tanto che 
possono per mezzo dei loro rappresentanti collaborare con i vedenti nelle am- 

12 — 



ministrazioni delle Istituzioni prò ciechi. Fece un caldo appello alla concordia 
in virtù della quale si può sperare soltanto di raggiungere quelle più alte mète 
che son le comuni aspirazioni dei ciechi. 

Parlò pure il Prof. Comm. Augusto Romagnoli. Il convegno si sciolse con 
una significativa ed affettuosa dimostrazione di solidarietà verso il Presidente 
ed i suoi collaboratori. 

Il giorno 27 ebbe luogo la visita all' Istituto Paolo Colosimo. 

I congressisti furono ricevuti dalla fondatrice Donna Tommasina Colosimo 
e dal Direttore Comm. Pericle Roseo, i quali con la più squisita amabilità 
accompagnarono gli ospiti attraverso le molte ed interessanti sale dello stabi- 
limento. 

I visitatori dettero tutta la loro attenzione alle Varie lavorazioni a cui i 
ciechi vengono addestrati in quella R. Scuola Professionale. Oltre la lavora- 
zione dei vimini, delle sedie, spazzole, stuoie, granate e la legatoria dei libri, 
un particolare interesse richiama la lavorazione dei tessuti e la falegnameria. 
Il rumore di varie diecine di telai, ciascuno dei quali è adoperato da un al- 
lievo cieco che con agilità e destrezza se ne dimostra padrone, dei torni elet- 
trici del reparto falegnami, suscita un sentimento di conforto in noi che ve- 
diamo oramai delinearsi per i ciechi l'epoca nuova in cui essi non sono più de- 
stinati ad essere i soliti suonatori di strumenti musicali. 

I visitatori complimentarono gli allievi, ed espressero le loro favorevoli 
impressioni a Donna Tommasina Colosimo, ed al Comm. Pericle Roseo. 

Lo stesso giorno il Commissario del Principe di Napoli, Comm. Pasquale 
D' Alessio disponeva che il Prof. Augusto Romagnoli parlasse agli allievi di 
detto Istituto, tanto a quelli della sezione residente al Vomero, quanto a quelli 
in Piazza Dante. Gli allievi ebbero cosi la buona fortuna di ascoltare questo 
valoroso compagno che è davvero per tutti il fratello maggiore, e che con parole 
buone ed affettuose sa infondere speranza, fiducia e ardimento nelF animo dei 
giovani, portando un fascino tutto particolare nella sua alta missione di educatore. 



Tirando le somme, la riunione a Napoli del Congresso della Federazione 
è stata di sommo profitto tanto per la situazione locale, quanto per le sue 
ripercussioni in generale. Egregi uomini, di recente entrati nel movimento in 
prò della cecità, hanno spontaneamente affermato di avere tratto da questa 
riunione incoraggiamenti salutari e nuovi impulsi per il nostro lavoro, ed è 
stata impressione comune dei congressisti che i risultati raggiunti vadano 
molto al di là di quanto non possa apparire dai resoconti scritti. 



(Segue la Relazione Annuale che fa approvata al- 
l'Assemblea di Napoli). 

— 13 



KELAZIONTE ANNUALE DELL' OPEKA COMPIUTA DALLA 
FEDERAZIONE NAZIONALE DELLE ISTITUZIONI 

PEO CIECHI. 

ANNATA 1929-1930. 



Con R. Decreto del 23 gennaio 1930, N. 119, pubblicato dalla Gazzetta Uf- 
ficiale del 17 marzo u. s., la nostra Federazione veniva eretta in Ente morale, ed 
era approvato il nuovo Statuto con alcuni ritocchi apportati dal Ministero del- 
l' Educazione Nazionale sul testo presentato per P approvazione. 

La sollecitudine con la quale tale erezione veniva accordata fu il riconosci- 
mento più esplicito e più gradito che potevamo ottenere per parte del E. Governo, 
che conosce ed apprezza P opera nostra. 

La nuova situazione, creatasi in seguito alla promulgazione del citato decreto, 
imponeva al Consiglio in carica P obbligo morale di rassegnare le proprie dimis- 
sioni, per dar modo di rinnovare le cariche con le norme delP art. 5 del nuovo 
Statuto, secondo le quali sui sette membri del Consiglio cinque debbono essere 
nominati dalP assemblea dei soci, uno dal Ministero delP E. N. e uno dalla ' 
Unione Italiana dei Ciechi. 

Ed infatti il Consiglio Federale, nella speciale riunione tenuta a Firenze il ] 
24 maggio u. s., deliberava all'unanimità di presentare alla assemblea annuale le 
dimissioni. Di questa deliberazione fu data doverosa comunicazione al Ministero 
dell 7 Educaz. Nazionale - il quale, prendendone atto con sua lettera del 25 lu- 
glio u. s., dichiarava che si riservava di provvedere alla nomina del proprio rap- 
presentante, non appena fossero stati comunicati i nomi degli altri componenti 
che risulteranno eletti a norma di Statuto nelP assemblea generale dei soci. 

Il lavoro compiuto nei passati anni dalla Federazione, e la linea costantemente 
seguita nello svolgersi della sua opera, furono ampiamente prospettati nella rela- 
zione a stampa presentata a Genova nell'assemblea del 29 ottobre 1928 (Vili) 
ed approvata con unanime plauso dall' assemblea stessa. Non è perciò il caso di 
ripetersi, e basterà accennare all'opera dell'ultima annata, la quale si è svolta in 
continuazione ed in piena armonia col precedente lavoro, senza arresti né de- 1 
viazioni. 

Congresso Geografico di Napoli. 

Una delle particolarità di quest'annata è data dalla partecipazione alla Mostra 
della Produzione geografica, tenutasi a Napoli nel Maschio Angioino nelP aprile 
di quest'anno, in occasione dell' XI Congresso geografico italiano. 

La Federazione, che nel X Congresso tenutosi a Milano aveva esposto i primi 
saggi del materiale geografico speciale per i ciechi preparato sotto la sua guida, 
in quest' ultima occasione potè presentare una completa collezione di plastici ri- 
guardanti l'Italia, fatti costruire dalla Ditta Cav. Nicola Rossi di Milano, e 
l'Atlante per i ciechi, completato col secondo volume. Il nostro materiale fìgu- j 
rava vicino agli importantissimi reparti del Touring Club Italiano e dell'Istituto 

14 — 



Geografico Militare, e i dirigenti di questi poderosi organismi, il Prof. Bognetti 
e il Generale Nicola Vacchelli, furono i primi ad interessarsi del materiale stesso, 
lodandolo senza riserve, e speciale attenzione vi fu data pure da 8. E. Di Marzo, 
Sottosegretario alla E. K, all'atto dell'inaugurazione della mostra. 

Il successo avuto dal nostro reparto fu ufficialmente constatato con la se- 
guente lettera del Presidente del Comitato organizzatore del Congresso : 

Napoli, 16 giugno 1930 (VITI). 

Spett. Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi 

FIRENZE (122) 
Piazza d'Azeglio, 13. 

Il Comitato or amatore della Mostra della Produzione Geografica, tenutasi in Na- 
poli in occasione dell' XI Congresso Geografico Italiano, è lieto di comunicare che il 
reparto di codesta Spett. Federazione fu uno dei più notevoli della Mostra e che esso 
lasciò in tutti ottima impressione, sia per V importanza del materiale prodotto, sia per 
il modo con cui se ne volle curare V esposizione. 

Pertanto il Comitato, riesaminando e rivalutando attentamente i meriti di ciascun 
espositore alla Mostra suddetta, ha ritenuto doveroso assegnare a codesta benemerita 
Istituzione il diploma medaglia d' oro. 

Il Presidente 
Prof. Carmelo Colamonico. 

Per accordi presi col R. Provveditore agli Studi la Mostra fu visitata da 
molte scolaresche ed istituti della città di Napoli, e per tale ragione, data l'ef- 
ficace propaganda fatta, si è ritenuto di dover rinunziare alla mostra dei libri e 
del materiale geografico in occasione dell' assemblea, anche per non affrontare 
una doppia spesa. 

L' utilizzazione industriale dei ciechi. 

Il corso per l'utilizzazione industriale dei minorati con particolare riguardo 
ai ciechi, inauguratosi in Torino il 26 ottobre del 1929 presso l' Istituto M. Fos- 
sati, sotto gli auspici della nostra Federazione e col patrocinio di S. E. Bottai e 
di S. E. Giuliano, si è svolto regolarmente nell'annata 1929-1930. 

Tale corso è stato assunto dall' egregio Prof. Leone Cimatti, valoroso colla- 
boratore del Prof. Mario Fossati, a cui si deve la utile iniziativa. Lo stesso 
Prof. Cimatti ha dato conto pubblicamente delle sue principali esperienze e con- 
clusioni in un pregevolissimo scritto, pubblicato nel numero di maggio della ri- 
vista l' Organizzazione scientifica del lavoro, e in altro apparso nel numero del 
luglio-settembre della rivista Argo. 

Lo studio non è stato soltanto teorico, e i ripetuti ed accurati accertamenti 
psichici e sensoriali ed i confronti fatti dall' egregio professore fra squadre di 
bambini vedenti e di bambini ciechi dell' Istituto di Torino, hanno portato alla 
constatazione che vi è fra questi ultimi qualche elemento veramente adatto ad 
affrontare la prova del lavoro in officine coi vedenti. 

— 15 



L'ambiente favorevole è stato creato per arrivare alla prova pratica, sia con 
l'assiduo appassionato lavoro preparatorio fatto dal Prof. Cimatti -■ che vi ha 
messo realmente tutto il suo cuore e la sua intelligenza - sia con la propaganda 
fatta dal Segretario della nostra Federazione al Dopolavoro della Fiat. 

L'Associazione Nazionale Fascista dei dirigenti di aziende industriali è stata 
opportunamente interessata e si è impegnata a dare il suo appoggio all' esperi- 
mento ; ed abbiamo al riguardo buoni affidamenti del Segretario Generale di 
Roma Cav. Barzetti e del Segretario di Torino avv. Lupo, che simpatizzano 
molto con questa iniziativa. 

È opportuno far notare che S. E. Bottai inviò una speciale e lusinghiera let- 
tera all'Istituto Fossati per prendere atto e compiacersi del corso effettuato e 
dello zelo posto in questa nobile causa- 
La Federazione ha il dovere di ringraziare a sua volta il titolare dell' Istituto 
Fossati e il suo valente collaboratore prof. Cimatti, ed è bene che il ringrazia- 
mento ed il plauso partano dall' assemblea, per dare una maggiore importanza 
all' atto doveroso di riconoscenza. 

Stamperia Nazionale Braille. 

La Stamperia Nazionale Braille, che è una delle realizzazioni della nostra 
Federazione, ha compiuto a tutto il 1929 il lavoro che è rispecchiato in queste 
cifre : 







Opere 


Esemplari 


Volumi 


1924 


N. 


14 


2762 


5134 


1925 


» 


13 


1606 


3596 


1926 


» 


53 


8680 


13515 


1927 


» 


74 


8133 


10250 


1928 


» 


46 


5360 


6575 


1929 


» 

N. 


43 
243 


3969 
30510 


7235 


Totale 


46305 



Col lavoro del 1930 si avvicinerà alle 300 opere e supererà i 50.000 volumi di- 
stribuiti per circa 9/10 gratuitamente ai vari Istituti, col contributo del Ministero 
dell' E. N. completato dagli interessi del capitale della Stamperia. 

Attualmente la Stamperia sta assiduamente lavorando per riprodurre i nuovi 
libri di Stato per le scuole elementari, che saranno quanto prima inviati ai di- 
versi Istituti. 

Com'è noto il programma e il lavoro della Stamperia sono oggetto partico- 
lare ed assidua cura per parte della Segreteria della nostra Federazione. 

" Gennariello ". 

È stata regolarmente continuata per cura del nostro Segretario, che ne fu 
il creatore e ne assunse in proprio la gestione, il « Gennariello », l' ormai no- 
tissimo giornalino destinato ai bambini ciechi d'Italia, della cui utilità sono 

10 ^ 



testimoni i dirigenti e gli insegnanti dei nostri istituti. Nonostante i tempi dif- 
ficili la pubblicazione è stata ed è facilitata da contributi di Enti e di privati, 
dati con grande simpatia. Vi è intenzione quest'anno di fare una domanda per 
concorrere ad uno dei premi della Reale Accademia d' Italia, e non sarà inoppor- 
tuno un voto speciale dell'assemblea, che appoggi la domanda d'imminente pre- 
sentazione. 

Il Bollettino Estero. 



Col 1° gennaio del 1930 il Bollettino Estero, affidato alle cure del prof. Er- 
nesto Soleri, ha cessato di pubblicarsi in edizione dattilografata ed è entrato a 
far parte come rubrica fìssa della rivista Argo, pubblicata dalP Unione Italiana 
Ciechi. 

Per continuare al prof. Soleri Pappoggio datogli, affinchè possa proseguire nel- 
V opera, si è preso impegno di versare alP U. I. 0. un contributo fìsso di L. 1800 
annue, comprendendo in tale contributo la rimunerazione per poter pubblicare in 
Argo le nostre relazioni annuali, e quelle notizie che si ritiene utile il divulgare. 
Vi è una maggiore spesa di L. 600 annue per parte della Federazione, ma in com- 
penso i singoli Enti che si erano abbonati risparmiano ogni spesa (l'abbonamento 
annuo era fissato in L. 132 annue). 

Biblioteca Nazionale dei Ciechi. 

Assidua cura e vigilanza vien data alP opera della Biblioteca Nazionale per 
i ciechi Regina Margherita, stabilitasi a Genova. 

Ora che la suddetta Biblioteca ha sistemato i nuovi locali di Via Edmondo 
De Amicis, n. 6 con adatte e moderne scaffalature e lavora in pieno, avendo su- 
perato il laborioso periodo iniziale, si comincia a profilare P utile lavoro che essa 
compie per tutta Italia, sotto P assidua ed energica guida della sig.na Marcella 
De Negri, che vi dedica generosamente con entusiasmo tutto il suo tempo e la 
sua intelligenza. 

Ecco infatti i dati del 1° settembre 1930, che sono stati pubblicati nella ri- 
vista Argo del luglio-settembre di quest 7 anno : 



Nuove opere entrate nella Biblioteca. 





Opere 


Volumi 


Dalla Stamperia .... 


80 


268 


Dai copisti 


317 


853 




397 


1121 


Prestate nel semestre . . 


. 1520 


2775 


Ritornate nel semestre . 


. 1341 


2336 


Totale movimento . 


. 2861 


5111 



— 17 



Le cifre a tutto lo scorso settembre danno 430 opere entrate con N. 1425 
volumi, e il seguente movimento del mese: 

Opere prestate 537 Voi. 980 
» ritornate 565 » 933 

Movimento veramente cospicuo, che certamente aumenterà coli' arricchirsi della 
Biblioteca e che bisogna incoraggiare. Ma perchè la Biblioteca possa arricchire 
le sue dotazioni di 2000 volumi ali 7 anno circa, come è nel programma, è neces- 
sario che le sieno forniti i mezzi necessari. Contribuiscono al finanziamento il 
Ministero dell 7 E. N., P Unione Italiana Ciechi, e in piccola misura anche la no- 
stra Federazione. 

Ma poiché il lavoro va a favore dei ciechi di tutto il Eegno, integrando Po- 
pera educativa degli Istituti, è utile che specialmente il contributo del Ministero 
che è stato in questi anni di L. 25.000, venga gradualmente ad aumentare fino a 
raddoppiarsi, a mano a mano che lo consentirà il fondo speciale pei ciechi as- 
segnato in bilancio ; ed a raggiungere tale sopo gioverà un esplicito voto 
dell 7 assemblea. 

Censimento dei Ciechi. 



Un notevole articolo del Prof. Francesco Coletti pubblicato sul Corriere della 
Sera alla fine dello scorso maggio ha dato occasione di prender contatti coli 7 egregio 
professore che insegna all'Università di Pavia, e con l'Istituto Centrale di Stati- 
stica, per insistere sulla necessità di censire i ciechi in occasione del censimento 3931. 

Mentre a una precedente richiesta l'Istituto Centrale di Statistica aveva risposto 
in senso negativo, citando esplicite norme date dal Capo del Governo, sembra 
ora che la cosa possa essere riesaminata ì e il prof Coletti, fa parte della Com- 
missione per il prossimo censimento, si è dimostrato lieto dell'appoggio avuto 
dalla nostra Federazione, che gli darà modo d'insistere affinchè la proposta che 
egli aveva caldeggiato sul Corriere della Sera sia fovorevolmente accolta. Con sua 
lettera dell' 11 giugno l'Istituto Centrale di Statistica ci partecipava che la pro- 
posta sarà sottoposta all'esame della suddetta Commissione. 



L 7 Istituto pei tardivi e deficienti. 

L'egregio Padre Giovanni Principe, in adempimento ali 7 impegno preso nella 
scorsa assemblea, si accinge a trasformare gradualmente P Istituto di Assisi in 
istituto specializzato per tardivi e deficienti educabili, ed a tale riguardo egli, 
fino dalla scorsa primavera, invitato a intervenire a una riunione della E. Com- 
missione Consultiva per P istruzione dei ciechi, prese con la Commissione stessa 
e coi funzionari del Ministero i necessari accordi di carattere preliminare, 

La Federazione ha compiuto per proprio conto una inchiesta per appurare 
il numero dei ciechi tardivi e deficienti esistenti nei vari istituti. 

Lo stesso Padre Principe potrà dare direttamente ampi ragguagli all'assemblea 
e prendere accordi coi dirigenti dei singoli Istituti, disposti a mandargli un primo 
scaglione di allievi, per iniziare al più presto il nuovo lavoro. 



18 ^ 



L'Istituto (li Cremona. 

La Federazione ha con successo seguito le trattative e fatto amichevoli pres- 
sioni perchè avvenisse 1' accordo fra V Istituto dei ciechi di Cremona e l'Ente di 
Lavoro della stessa città, in modo che fondendosi, 1' Istituzione si dedicasse 
soltanto al lavoro, rinunciando alle scuole, ridotte in condizioni lacrimevoli, e 
togliendo così in Lombardia un inutile doppione. 

Invito a una Conferenza in America. 

L'anno scorso, durante il Pre-Congresso della Cecità a Vienna, i rappresen- 
tanti degli Stati Uniti d'America fecero formale invito ai rappresentanti europei 
perchè si recassero a visitare le loro Istituzioni, mentre si prepara il grande con- 
gresso internazionale, e prendessero parte a una conferenza in New York per un 
generale scambio d'idee su alcuni dei principali problemi in discussione. 

L'utilità di tale visita è evidente e innegabile: e per renderla possibile gli 
americani promisero di venire incontro con proposte che facilitassero il viaggio. 
Essi offrono ora il contributo globale di Dollari 300 per ciascuno dei rappresen- 
tanti e guide che si iscriveranno, limitatamente a un complesso di 30 posti, di 
cui 3 sarebbero destinati all'Italia; ed annunciano che il ritrovo è fissato a New 
York per la prima quindicina dell' aprile 1931. 

L'assemblea è chiamata ad approvare in massima l'idea di partecipare alla 
visita, autorizzando la Presidenza a prendere in tempo utile gli opportuni contatti 
col Ministero dell'Educazione Nazionale e con l'Unione Italiana Ciechi, per com- 
pletare il finanziamento necessario alla visita, ed ottenere le massime possibili 
facilitazioni di viaggio da qualcuna delle nostre Compagnie di navigazione; 
poiché per fortuna il contributo americano non implica nessun vincolo circa 
il modo come si effettuerà il viaggio e lascia completa libertà di azione. 

Ribasso Ferroviario del 50 /°. 



Per il nostro primo convegno annuale dopo l'erezione in Ente morale il Mini- 
stero delle Comunicazioni (Direz. Generale delle Ferrovie di Stato) ha gentilmente 
e premurosamente aderito alla nostra richiesta di un ribasso ferroviario, accordan- 
doci quello del 50% sulla tariffa differenziale. La Presidenza propone che l'as- 
semblea si associ al doveroso ringraziamento per S. E. Ciano e per la Direzione 
Generale delle Ferrovie. 

Ministero dell' E. N. 



E un vivo ringraziamento devesi pur fare a S. E. il Ministro Balbino Giuliano 
e agli ottimi funzionari del Ministero che trattano le nostre questioni con solle- 
citudine e simpatia; ed in modo particolare al Comm. Camillo Quercia e al Cav. 
Gino Chiaromonte. 

Dopo aver dato conto dell'opera dell'annata la Presidenza rassegna, insieme 
con l'intero Consiglio, le proprie dimissioni. 

— 19 



Chi voglia prendersi la cura di rileggere le nostre relazioni annuali per dare 
un giudizio d'insieme sull'opera compiuta dovrà constatare e riconoscere che es- 
sa si è svolta costantemente in un'armonica fusione d'idealità e di praticità, 
perchè si è cercato di raggiungere o di avvicinarsi agli alti scopi che la Fede- 
razione si è prefìssa, tenendoci lontani da ogni accademica verbosità, a da ogni 
volo illusionista, fedeli ad una linea di condotta concreta e positiva, rivolta 
costantemente verso la feconda realizzazione dei vari punti del programma pre- 
stabilito. 

Molto è stato fatto, ma di più si sarebbe innegabilmente potuto fare. 1 frutti 
del duro e paziente lavoro di dissodamento e di ricostruzione avrebbero potuto 
essere maggiori e migliori se l'incomprensione, il misoneismo e l' inerzia diffidente 
che non conoscono entusiasmi ne risvegli, non tenessero inchiodate al passato 
alcune importanti istituzioni, taluna delle quali è anzi rispetto al passato in mani- 
festa decadenza. 

Tacere questa verità equivarrebbe a tradire gli scopi per cui la Federazione 
è sorta ed agisce. 

Chi sarà chiamato a succederci dovrà ancora lottare per fare entrare aria e 
luce dove c'è ancora odor di chiuso e di muffa, dovrà secondare con tenace 
energia l'azione del Ministero dell'educazione nazionale, che è perfettamente al 
corrente delle cose ed è animato dalle migliori intenzioni d'indirizzarle al bene. 

20 Ottobre, 1930 Vili. 

Il Segretario II Presidente 

ORESTE POGGIOLINI ALESSANDRO GRAZIACI 



POTETE FAR FELICE UN BAMBINO CIECO 

coli' abbonarlo a Gennariello; il giornalino quindicinale in 
Braille, il quale è per i ragazzi ciechi come una finestra 
aperta sul mondo e che è stato chiamato dal Prof. Augusto 
Romagnoli: " l'ala palpitante sul cielo delle nostre scuole „. 
Inviare L. 25 all'indirizzo sottosegnato, dove si tengono 
sempre aggiornati gli elenchi di tutti i bambini ciechi d'Italia 
abilitati alla lettura: ORESTE POGGIOLINI - Presidente della 
Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi - Piazza 
d'Azeglio, 13 - FIRENZE (122). 

20^ 



KIOHIAMO ALLA CAMPAGNA 



S. E. Benito Mussolini in una, lettera scritta il 4 Maggio 1927 e diretta al- 
l' onorevole Giuriati, diceva: « Si deve ruralizzare V Italia. Occorreranno miliardi 
e mezzo secolo, ma bisogna farlo ». 

L'affermazione è recisa, il programma chiaro, V invito a collaborare esplicito. 

Senoncbè questa collaborazione si presenta, a chi si affaccia ad esaminarla 
nella sua fattiva attuazione, di una complessività spaventosamente vasta. E i più, 
ritirando la testa fra le spalle, concludono : — Ci penserà il Governo. A lui il 
compito di spendere i miliardi in mezzo secolo. 

Ne consegue un'opera frammentaria, che ballonzola intorno alle direttive del 
Duce, più idilliaca che concreta, più di parole che di fatti. 

Il tono idilliaco ci viene dagli antichi poeti, georgici per eccellenza. E ne 
facciamo sfoggio tutti quanti, chi più e chi meno, per darci l'aria di aver colla- 
borato a « ruralizzare Y Italia ». E ci troviamo impegnati anche a citare i mo- 
derni : Cavour, Garibaldi, Verdi, Carducci.... 

Ma la vera ruralizzazione, come Y ha veduta profilarsi il Duce nel lontano 
orizzonte della Patria, tocca ben altri problemi che sono di natura sociale ed eco- 
nomica insieme. 

Ve lo dicono chiaramente gli uomini e le donne della campagna, che oramai 
sciamano verso la città, attratti irresistibilmente dalla speranza di trovare un 
diversivo alla solitudine del pensiero, alla sterilità delle emozioni, che umilia e 
uccide la loro personalità più assai della dura fatica. 

Questo astio, che in loro cova nella errata persuasione di essere come una 
razza inferiore o maledetta, preclusa ai gaudi della vita, viene irritato sempre più 
dalle chiassose ed eleganti compagnie di cittadini che ora, più che in altri tempi, 
vanno a scampagnare nei mesi estivi. E non sono le famiglie dei nobili, davanti 
alle quali il contadino s' inchina rispettosamente per tradizione : sono le mogli 
dei piccoli benestanti borghesi quelle che portano in campagna il lusso del beato 
ozio e dei vestiti alla moda, sono le sartine, le modiste, le operaie che sì godono 
i quindici giorni di ferie, svolazzando per i prati e per i campi, in pianura e in 
collina, come farfalle con l'ali dipinte a sgargianti colori. 

È tutto 1' umore del fittizio benessere cittadino che si riversa, causando bru- 
ciante rimpianto, sulP animo dei contadini e delle contadine estatici e ammuto- 
liti ; è il richiamo dei teatri, dei cinema, dei balli che essi sentono echeggiare e 
che piomba rovente sul loro cuore attraverso il racconto dei villeggianti.... Allora 
avvertono più forte il malessere della loro inferiorità intellettuale. Per un feno- 
meno psichico elementarissimo, la loro fatica, il cui peso sostenevano prima lie- 
tamente, diventa insopportabile. Il sudore - quel rettorico sudore della fronte che 
rallegra la coscienza — si fa vermiglio e gocciola e si dilegua dissanguando ogni 
entusiasmo d' amore per la terra. 

È intuitivo che, posti in questo stato d' animo, lo sguardo dei giovani rurali 
si fìssi lontano, dove gli occhi della mente profilano la sagoma d'una città, mentre 
dal petto esala il sospiro spasmodico : — Oh, finisse questa vita miserabile ! Oh, 
vivere gioiendo la vita delle giornate urbane ! 

Xon bastano, per legare alla terra i giovani contadini, le rimuneratrici con- 
dizioni del lavoro agricolo, che da vent'anni a questa parte si è fatto finanziaria- 

— 21 



mente appetitoso. Occorre colmare la profonda valle che separa la campagna dalla 
città ; voglio dire avvicinare, fino a renderli eguali, i valori morali e intellettuali 
del campagnuolo e del cittadino. 

La visione del Duce è questa. 

E a chi rifletta sul valore intrinseco di essa, apparirà immediatamente la pre- 
veggenza dell'opera iniziata; la quale, nel termine fissato di cinquantanni e con 
le provvidenze legislative e finanziarie messe in programma, raggiungerà i se- 
guenti risultati : 

a) maggiore produzione terriera ; 

b) cessazione del fenomeno urbanistico ; 

e) moralizzazione degli ambienti campagnuolo e cittadino ; 

d) rassodamento del vincolo famigliare; 

e) elevazione dell' indice demografico ; 

/) assestamento della Nazione nel binomio « ricca e forte ». 

Non intendo sviluppare questi a capo. Sono chiari abbastanza : e tedierei, 
senza risultato alcuno. 

Penso invece sia opportuno entrare per un istante nel campo particolaris- 
simo affidato dal Governo fascista alla intelligente iniziativa dei Podestà nei Co- 
muni rurali. 

Apro innanzi tutto una parentesi. 

Il Podestà d'oggigiorno può fare. Il Governo nazionale lo ha circondato di 
tali e tante cautelate prerogative, che i suoi passi, sul cammino del potere pode- 
starile, sono sicuri. Non e' è barba di azzeccagarbugli il quale possa, tuonando e 
criticando in nome di un partito avverso, promettendo mari e monti ai buoni 
creduli elettori che gli daranno il voto, scavalcare dal comando il Podestà. Le 
Gazzette del villaggio sono state soppresse per la indecenza del tedioso pettego- 
lezzo, e i gazzettieri da caffè si son dovuti scegliere un altro mestiere. 

Il Podestà è stato dunque messo nella condizione di poter fare. Dunque egli 
ha il sacrosanto dovere di assecondare le iniziative del Governo fascista, pun- 
tando verso la « ruralizzazione », che è fra i fattori più importanti del risorgi- 
mento economico-demografico-morale italiano. 

Una recentissima inchiesta promossa dalla Confederazione nazionale dei Sinda- 
cati fascisti dell'Agricoltura per conoscere le condizioni di vita dei contadini in 
Italia, è arrivata alle conclusioni da me prospettate ; cioè che molto è stato mi- 
gliorato nelle condizioni di vita economica del contadino, ma che mancano ancora 
al lavoratore della terra quelle provvidenze di indole igienico-educativo-morale 
per le quali si andrà formando intorno a lui quella atmosfera di soddisfazione 
fedele alle tradizioni agricole della famiglia nella quale è nato. 

Miglioramento dei centri abitati dai contadini, con corredo di tutti i possi- 
bili servizi pubblici; vigilanza attiva sulla igienicità delle abitazioni rurali; si- 
stemazione delle strade che conducono dai comuni di campagna alle loro frazioni; 
estensione delle scuole ai vari gradi di istruzione, arrivando almeno fino alle 
secondarie di avviamento al lavoro ; organizzazione di biblioteche circolanti con 
distribuzione di libri a domicilio, specialmente per le ragazze e per i bambini; 
preparazione domenicale disciplinata e sorvegliata di decorosi e gratuiti diverti- 
menti (concerti, cinematografo, teatro.... e via dicendo), sono le provvidenze per 
cui si può dare al contadino la sensazione che egli vive, anche restando fedele 
al lavoro dei campi, le soddisfazioni intellettuali e morali che spronano tanti 
illusi a precipitarsi verso la città. 

22 — 



Occorre — e V insistere su questo tono non credo sia esagerazione — che la 
solitudine dello spirito nella quale oggi vive il contadino sia decisamente fugata. 

Noi vediamo — e lo constata anche l'inchiesta di cui poc'anzi accennavo le 
conclusioni — che le giovanissime campagnuole non volendo essere da meno delle 
signorine che vivono in città, oggi vestono non soltanto decorosamente, ma con 
ricercatezza : curano (e direi quasi sorpassano le cittadine in questa cura) 1' ele- 
ganza dei vestiti, non dimenticando nessuno dei particolari che la moda consiglia, 
calzano scarpine civettuolmente modellate e infilano calze di lusso.... È lo spirito 
imitativo che accompagna la naturale frivolità della donna che si è fatto subito in- 
nanzi appena le migliorate condizioni economiche dei contadini lo hanno permesso. 

Questa constatazione dice assai allo studioso : costituisce anzi — presa isola- 
tamente — la spiegazione del fenomeno che sospinge vieppiù le masse rurali verso 
le infide porte del tumultuoso e del fittizio gaudio cittadino. 

L'anima di chi è nato e vive esclusivamente nel romitaggio dei campi o fra 
i boschi alpestri è avida di avvicinarsi e di eguagliarsi all'anima di chi è nato 
fra il rumore delle strade urbane. Il contadino riguarda il cittadino come un es- 
sere a lui superiore, anche se questo parallelo manca di ogni base di stima mo- 
rale, anche se cade, in moltissimi casi, in grossolano errore. 

È umano; ed è superlativamente consolante, che vi sia questa tendenza spic- 
cata alla livellazione delle due schiere. Ma poiché questo desiderio di imitazione, 
abbandonato a sé stesso, lasciato a covare fra la taciturnità dell' invidia e del- 
l' astio, del desiderio insoddisfatto e della inconsideratezza, è fatale alla « rura- 
lizzazione » che si vuole raggiungere, occorre che i Podestà si pongano risoluta- 
mente sul terreno di una valida collaborazione col Governo fascista, dando vita 
ad iniziative così pratiche, così importanti, così geniali (io ne ho accennate alcune, 
ma non ho la pretesa di averle indicate tutte o di avere scelte le migliori) per 
cui la vita intellettuale e morale del contadino si elevi gradatamente fino al livello 
di quella dei più evoluti cittadini. 

I centri rurali, legati alle loro frazioni da comode vie di comunicazione, de- 
vono esercitare sui lavoratori della terra, sparsi per i casolari, l'attrattiva che su 
essi esercita il vano e fatale miraggio della città. Debbono diventare mèta gra- 
dita alle comitive campagnuole che vivono settimane e settimane in un isolamento 
bestiale del corpo e dello spirito : devono offrire un sano ristoro all'anima agreste, 
che non è per nulla inferiore a quella di chi è nato in città ; e, dirozzata, ha 
anzi maggiore bellezza di ingenuità e più grande luce di sincerità. 

Le provvidenze podestarili saranno allora calamita al desiderio del contadino : 
il quale a poco a poco, abituandosi all'atmosfera del rinato suo paese, respirando 
a pieni polmoni l' aria ossigenata delle scuole, della letteratura, dei morali e bene 
scelti e organizzati divertimenti, eleverà la propria coltura, affinerà il proprio 
spirito ; e non sentendosi più inferiore al cittadino, e non avendo più nulla di 
nuovo da apprendere e da desiderare (fomite cotesto alla eccitata fantasia) vivrà 
tranquillo nella salubre campagna e porgerà lieto alla terra, per la vittoria della 
razza italiana, tutto il tesoro della sua forza e della sua intelligenza. 

Giovanni Bitelli. 

Questo interessantissimo articolo, che contiene interessanti considerazioni, è ricavato 
dalla pregevole Rivista La Terra, (Sett. 1930) che si pubblica per cura della Casa 
Editrice Zanichelli, rivista che apertamente consigliamo a quanti s' interessano ai pro- 
blemi delV agricoltura Cabb. annuo L. 40). 

— 23 



IL DECIMO ANNUALE DELL' UNIONE ITALIANA 

DEI CIECHI. 

Dieci anni or sono, un dinamico e generoso manipolo d' avanguardia, del 
quale facevano parte alcuni campioni della mirabile ripresa civile di coloro 
che alla Patria avevano offerto l' incomparabile sacrificio della luce, in prima 
fila Aurelio Nicolodi e Teobaldo Daffra, ed i precursori del paziente e tenace 
movimento d' ascesa di noi, minorati civili, primo e luminoso assertore Augusto 
Romagnoli, raccoglieva i ciechi Italiani. 

Suir ardente adunata campeggiava l' eroica e poderosa figura di Carlo 
Delcroix, che fu veramente il gran sacerdote di quel mistico rito d'ombra e 
di fuoco. 

Così sorse il nostro Sodalizio, fusione di tutte le esperienze del passato 
e di tutte le aspirazioni dell'avvenire, segnacolo di generale adunata e vigo- 
roso organismo di marcia. 

Oggi la proclamazione, il proposito, la promessa di quel giorno sono una 
fattiva realtà concreta, un molteplice e ben articolato strumento d' azione. 

Torna la data anniversaria, non giornata di parata formale, ma occasione 
di ricapitolazione e di sereno raccoglimento, quale si conviene a gente tenuta 
dalla necessità e dall' ardore dell' opera. 

Superata oramai felicemente la fase che per analogia psicologica vorremmo 
chiamare squadrista, il periodo della polemica e della critica, il nostro movi- 
mento ha oggi aspetti e responsabilità prevalentemente costruttive. 

L' affermazione ideale ed il rovello dell' esame dovevano concludersi e 
sbocciare in una fioritura di realizzazioni nuove, ed ora la traduzione posi- 
tiva del nostro pensiero, la lunga aspirazione del nostro travaglio, comincia 
ad apparire nella pienezza delle sue linee fondamentali. 

Avevano sostenuto la capitale necessità di adeguare il congegno della 
preparazione educativa e professionale alle reali e sempre crescenti necessità 
della vita, perchè anche i privi della vista potessero entrare nel rude suo 
giuoco con valide salvaguardie spirituali e pratiche, e da questa premessa è 
rampollata tutta la riforma scolastica, e quelle magnifiche integrazioni che 
sono la Stamperia nazionale e la Scuola di Metodo per gli insegnanti. 

Avevamo denunziato 1' atomismo anarchico delle opere e delle iniziative 
locali come la causa più grave dell' inanità e delle deviazioni dell' azione pas- 
sata, ed è ora in atto un sistema di specializzazione e di concentramento che 
assorbe ed elimina ogni dispersione di forze e consente ad ognuna delle nostre 
istituzioni di assumere il suo preciso posto nel complesso e d' attrezzarsi nel 
modo più rispondente alla sua particolare funzione. 

Sintesi di questo sforzo d'armonizzazione è il monumentale fatto ormai 
compiuto del grande Istituto Nazionale di Firenze. 

Avevamo sostenuto in linea di massima che la sistemazione dei privi di 
vista è una questione non già di beneficenza elemosiniera, ma un problema 
d' etica e di utilizzazione sociale, ed ecco i prodromi e primi notevoli passi 
di una legislazione di assistenza della quale non potranno tardare altre con- 
cretazioni. 

Possiamo dunque guardare al lavoro compiuto non senza un certo legit- 
timo orgoglio, e ben ci è dato ripensarlo come un virile auspicio per 1' avve- 
nire. Certo l' importanza e la soddisfazione dei risultati ottenuti non ci fa velo 
e sentiamo bene che 1' opera è tutt'altro che compiuta. La vita è tutta un 
divenire ; ogni mèta raggiunta apre nuovi orizzonti e sveglia nuove aspira- 

24 — 



zioni e più acute necessità. Oggi condotto ad un apprezzabile grado di com- 
pletezza r ingranaggio della preparazione educativa e tecnica, s' impone il 
problema del collocamento, le soluzioni sono allo studio ed al cimento della 
prova. Non si debbono promettere né attendere miracoli che non sono nella 
vita quotidiana di questo povero mondo, non bisogna chiedere a noi la pre- 
stigiosa virtù del taumaturgo, che non abbiamo, ma non e' è ragione di con- 
siderare con sfiducia la soluzione di questa, che è senza dubbio il punto con- 
clusivo e più difficile dell' azione nostra. Le impazienze sono pertanto compren- 
sibili, ma non giustificate, lo scoramento è un irragionevole peccato di disfattismo. 

Oggi come ieri, nel salutare questa giornata di ricordo e di promesse, la 
nostra parola d' ordine non muta : lavorare senza stanchezza ; fermamente, 
sentitamente. 

Alla falange dei nostri cooperatori vedenti, alle anime fraterne che hanno 
risposto al richiamo e si sono fatte compagne della nostra aspra ed ardente 
fatica, il nostro pensiero si volge con slancio di affettuosa gratitudine. Molto 
essi ci hanno donato di sentimento e di azione, e nei risultati che oggi pos- 
siamo registrare, i segni della loro partecipazione sono chiari ed incancellabili. 
Ma la marcia continua ; la vita è cammino e non mèta. Oggi più che mai il 
tributo della fraternità ci è necessario : « la vita chiama la vita ». 

Paolo Bentivoglio. 



AL BABBO DI « GENKAKIELLO » 

Nel riferire nel recente Congresso di Napoli e sulla nomina a Presidente della 
Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi dell' amico e collaboratore no- 
stro Oreste Poggiolini, ci siamo di proposito astenuti da ogni benevolo apprezza- 
mento a suo riguardo, per non incorrere nell'addebito di abusare dei taglierini 
fatti in casa. 

E siamo lieti di esserci fatti passare avanti dagli alunni dell' Istituto dei 
ciechi di Reggio Emilia, che hanno scritto al Poggiolini così : 

Caro Babbo di Gennariello, 

abbiamo saputo dal nostro sig. Direttore che a Napoli sei stato nominato Presi- 
dente della Federazione Nazionale dei ciechi. 

Ci fa molto piacere che il nostro Papà sia Presidente : è tanto il nostro entusiasmo 
che ci sembra di esser Presidenti anche noi. 

Per tale occasione Ti inviamo i nostri più vivi rallegramenti. 

I Tuoi bimbi delV Istituto dei Ciechi di Peggio Umilia. 
2)11120 IX. 

E Poggiolini ha risposto con la sua brevità incisiva : 

Cari piccoli Golleghi y 

vi chiamo così perchè vi sentite anche voi Presidenti. Bene, bene r cercheremo di 
far buona strada insieme. Però il vostro direttore e voi siete troppo buoni. Vi abbraccio 
tutti. 

Vostro 
Oreste Poggiolini. 

— 25 



UN ATTO DI NOBILE INTERESSAMENTO 
DEL OAV. NICOLA EOSSI 

Nella preparazione del materiale geografico per i ciechi la Federazione Na- 
zionale delle Istituzioni prò ciechi ha avuto la singolare fortuna di appoggiarsi 
per la parte dei plastici al Cav. Nicola Rossi di Milano, specializzato nella ma- 
teria; il cui nome fu segnalato dall'Istituto Geografico Militare, al quale egli è 
ben noto. Ed il Cav. Eossi ha messo nella preparazione dei plastici speciali per 
i ciechi tutto il suo entusiasmo e la sua rara e viva intelligenza, ed ha perfetta- 
mente compreso le caratteristiche che deve avere questo materiale geografico per 
essere realmente utile e non d' ingombro alla istruzione dei privi della vista. 

L'opera nelle sue mani ha proceduto 
in modo brillantemente rapido, nonostante 
il molto lavoro cui egli attende per P Ita- 
lia e per Pesterò. Non vi è infatti im- 
pianto di elettricità in grande stile o com- 
pagnia di acquedotto o di navigazione 
che non ordini al cav. Eossi il suo bravo 
plastico, da servire o per studi prepara- 
tori o anche per pubblicità. Mesi sono 
egli si cimentò in un concorso con fab- 
bricanti affini di altre cinque nazioni eu- 
ropee, ed ebbe la commissione per grande 
plastico del porto di Danzica, che egli si 
assunse ed eseguì puntualmente in due 
mesi, mentre ditte tedesche chiedevano 
come minimo cinque mesi ; riuscendo così 
ad affermare in questo campo la intelli- 
genza e la prontezza di lavoro italiano. 
Notisi che nei due mesi era compreso il 
tempo per fare i rilievi sul posto. 

Nei riguardi dei ciechi il cav. Eossi 

non solo ha fatto presto e bene, ma ha 

volontariamente rinunciato a buona parte 

del compenso del suo lavoro. Infatti egli, 

in data del 31 ottobre u. s. saldava senza 

riceverne il correspettivo diverse fatture 

per un ammontare cospicuo, che dovevano essergli pagate coi fondi del Ministero 

dell' E. N. dalla E. Scuola di Metodo per gli educatori dei ciechi, e scriveva 

al suo direttore prof. Augusto Eomagnoli una lettera, che ci piace qui riprodurre: 

Milano, 31 Ottobre 1930 - IX. 
Chiarissimo Signor 

Comm. Prof. ROMAGNOLE 

ROMA 

Le mando quitanzate otto fatture per un complessivo importo di L. 37.700,50. 
Come già Le avevo preannunciato a mezzo delV Egregio Cav. Poggiolini, io ri- 




26 — 



nuncio con vivo piacere al compenso di questa mia parte di lavoro per la viva soddi- 
sfazione morale che quest'opera a prò' dei Ciechi mi ha procurato e mi procura. 
Io La prego di volere disporre della somma stessa nel seguente modo: 
Per due terzi voglia tenerla presso la sua Scuola per fronteggiare acquisti di altro 
materiale utile per i Ciechi. 

L'altro terzo si compiaccia passarlo alla Federazione N'azionale delle Istituzioni 
prò Ciechi perchè lo destini a contribuire al finanziamento della Commissione che si 
recherà la prossima primavera a visitare le Istituzioni dei Ciechi degli Stati Uniti. 

10 desidero facilitare in ogni modo questo viaggio, da cui io stesso potrò trarre 
utilità in seguito alle informazioni che gli egregi rappresentanti italiani - tra cui Ella 
sarà compreso - mi porteranno sul materiale geografico colà adottato. 

Ma per mostrare quello che si fa in Italia sotto la guida del Governo Fascista, 
ho già pronto un plastico speciale degli Stati Uniti, ad ^(,so dei Ciechi, che i rappre- 
sentanti suddetti saranno incaricati di portare in dono alla Istituzione Americana che 
ha indetto il convegno. Altro materiale aggiungerò a quel plastico, desideroso come 
sono di mostrare all'estero l'operosità e la capacità italiana in questo campo, come feci 
nel concorso vinto in concorrenza di cinque Nazioni, che mi dette occasione di costruire 
il grande plastico del Porto di Lanzica, avente la superficie di ben 30 mq., mentre per 
la nostra Nazione e colla mia produzione pi asti grafica, ottenni in pochi anni l'appli- 
cazione geografica alle industrie in genere, con conseguente propaganda geografica specie 
delle nostre belle regioni. 

La prego, chiaro ed egregio Professore, di tenermi sempre presente desiderando 
continuare l'opera incominciata con quello zelo e fervore che mi hanno procurato nel- 
l'ambiente dei Ciechi illuminati , così care conoscenze ed amicizie. 

Coi migliori ossequi, mi creda sempre devotissimo 

Nicola Eossi 

Dobbiamo far commenti? Essi sono superflui. 

A mano a mano che la causa dei ciechi vien fatta conoscere e vien fatta ap- 
prezzare ìa fase di fervido rinnovamento in cui è entrata, nuove simpatie si ma- 
nifestano e nuove energie si avvicinano, intonandosi alP indirizzo moderno che non 
è di sterile pietà ma di aiuto illuminato e intelligente. 

11 cav. Nicola Eossi merita la gratitudine di tutti i ciechi per il suo atto e 
per le degne parole con cui l'accompagna e merita di essere segnalato con vivo 
plauso al Ministero dell 7 Educazione Nazionale. 



Fatevi soci contribuenti dell' Unione Italiana Ciechi, Mi- 
nimo L. 6 annuali, compreso l'omaggio della presente Rivista. 
Vedete nella seconda pagina della copertina gli indirizzi delle 
nostre Sezioni regionali, dove si effettuano i versamenti. 

— 27 



LA MOTIVAZIONE DELLA MEDAGLIA D'ORO 
PER IL MATERIALE GEOGRAFICO DEI CIECHI. 



Sono usciti in quattro nitidi e ponderosi volumi gli Atti delP XI Congresso 
Geografico Italiano, tenuto a Napoli dal 22 al 29 aprile 1930, e organizzato sa- 
pientemente sotto la guida del chiaro Prof. Carmelo Colamonico della R. Univer- 
sità di Napoli. 

A pag. 349 e seguenti del IY volume è riprodotta la relazione della Giuria 
incaricata di esaminare e giudicare il materiale cartografico e librario, presentato 
ed esposto alla Mostra geografica, che fu organizzata sotto la residenza intelli- 
gente ed attivissima del Prof. Francesco Porcellini nei locali del Maschio An- 









XI CONGRESSO GEOGRAFICO ITALIANO 

HOSTKfl della PRODUZIONE QEOQKflrKflJTALIflM 


\ 



gioino. La Giuria era composta dello stesso Prof. Porcellini quale presidente e 
relatore, del Prof. Eodolfo Viggiani e del Dott. Francesco Castaldi, segretario. 

La Commissione, dopo aver constatato che la Mostra offriva in complesso 
un 7 impressione assai lusinghiera e confortante e costituiva una prova cospicua 
del maggiore interessamento che P Italia va dedicando ormai ai problemi geogra- 
fici, e dei progressivi reali miglioramenti che essa ha saputo conseguire anche in 
questo ramo della sua attività, passa ad esaminare le singole mostre, sofferman- 
dosi dapprima in quelle degli Istituti Statali e parastatali, quali P Istituto Geo- 
grafico Militare, l'Istituto Idrodrafìco della Regia .Marina, il Ministero delle Co- 
lonie, P Istituto Centrale di Statistica. 

28 ^ 



Passa poi agli Enti di pubblica utilità, tra cui primeggia il Touring Club 
Italiano, che arricchisce la nazione di un ricco ed abbondantissimo materiale 
geografico e turistico. Dedica subito dopo alla mostra speciale dei ciechi queste 
parole : 

« Degno di particolare rilievo è anche il contributo apportato alla Mostra 
dalla Federazione Nazionale delle Istituzioni prò ciechi di Firenze; l'Ente beneme- 
rito che. sorto nel febbraio del 1921, ha saputo in pochi anni svilupparsi consi- 
derevolmente ed affrontare in pieno, con larghezza e serietà d' intenti, il difficile 
problema nazionale dell'educazione dei ciechi. 

« Oltre al grande Atlante per i ciechi, in 2 volumi, dei quali il primo solo 
presentato nel Congresso precedente, pubblicato dalla Stamperia Nazionale Braille 
di Firenze e preparato dal segretario Cav. O. Poggiolini, anima e mente della 
Federazione, questa espone una serie di plastici di grandezze varie, eseguiti dalla 
Ditta Cav. X. Rossi di Milano, la cui nota perizia meglio si rivela in quelli rap- 
presentanti il Vesuvio e il Golfo di Spezia. Tranne alcuni, che si riferiscono alla 
viabilità in città, in campagna e in montagna, tutti gli altri plastici riguardano 
l'Italia e le sue varie regioni e sono per la maggior parte scomponibili in pezzi. 
Per questo riescono di grande efficacia nell'apprendimento della geografìa, so- 
pratutto nello studio preliminare di essa, e quindi costituiscono anche una inte- 
ressante novità nel campo della didattica ». 



Nelle proposte di ricompensa la Giuria comprende la citata Federazione fra 
gli Enti degni di medaglia d' oro, insieme col Touring Club Italiano, e qualche 
altro Ente. Altre medaglie e onorificenze assegna a Case Editrici. 

La Presidenza della Federazione, in occasione del recente congresso di Napoli, 
ringraziava in modo particolare i proff. Colamonico e Forcellini e li invitava alla 
colazione che fu tenuta il 26 ottobre al Yomero. 



BOLLETTINO ESTEEO 

IL LAVOEO E L' IMPIEGO DEI CIECHI COI VEDENTI 



(Continuazione vedi N. 2 Aprile-Giugno) 

In Austria un piccolo numero di minorati è stato impiegato nelle officine 
ordinarie in facili lavori meccanici, ad esempio nella fabbricazione di pezzi per 
lampade ad incandescenza, o per l'alimentazione delle macchine ; alcuni vennero 
anche assunti come fattorini d' ufficio. 

Anche in Inghilterra è fervida l'opera di ricerche e di esperienze per il col- 
locamento dei minorati visivi nelle officine coi vedenti. 

L' Istituto Nazionale di Psicologia Industriale effettua delle ricerche di questo 
genere in collaborazione col National Institute for the Blind. 

Un' esperienza particolarmente interessante è stata tentata dalla fabbrica di 

— 29 



cioccolata Oadbury presso Birmingain. Per l' imballaggio del cioccolato le operaie 
vedenti lavorano di solito a gruppi di cinque o di sette, compiendo ciascuna un 
lavoro particolare per mettere in scatole e impaccare i dolciumi. Di queste squadre 
se n' è formata una di cinque operaie cieche e due vedenti, e grazie all' aiuto 
portatovi da queste ultime, per le mansioni in cui è necessario 1' occhio, la pro- 
duzione ha raggiunto quasi il 90 % di rendimento delle squadre normali. 

Per compensare la diminuzione del salario delle vedenti, dovuto alla leggera 
inferiorità di rendimento della squadra mista, la ditta ricompensa le prime ad una 
tariffa un po' più elevata. 

A noi risulta che questa è finora la sola esperienza per squadre miste tentata 
in Inghilterra, ma è da sperare che tale metodo venga seguito in altre occupazioni 
perchè sembra destinato ad un buon successo. 

Per P occupazione dei ciechi oltre alla cioccolateria Oasbury, notiamo pure 
tre fanciulle prive di vista incaricate di impaccare e imballare la cioccolata alla 
fabbrica Fey di Bristol. 

Presso la società Kodak a Weldstone, una fanciulla è occupata a piegare 
buste per fotografie e un 7 altra a piegare scatole di cartone presso il saponifìcio 
Pears a Isleworth. Un'occupazione caratteristica è quella di un cieco impiegato 
presso la Zecca con l' incarico del controllo delle monete per mezzo del suono. 

Anche in Inghilterra vi sono fanciulle impiegate nella maglieria a macchina, 
fra cui cinque nel maglifìcio Woolpack, parecchie lavorano pure a montare gio- 
cattoli nella fabbrica Wells. 

Numerosi sono poi gli accordatori occupati presso fabbriche di pianoforti e 
diversi i ciechi di guerra e civili impiegati in qualità di steno-dattilografì e te- 
lefonisti ai Ministeri e in altri uffici governativi. 

Sempre a titolo di esperimento si sono incaricati operai ciechi di montare gli 
apparecchi telefonici e di avvitare dei buloni su madreviti. 

In Scozia fino al 1° aprile 1929, risultava, da una statistica, che solamente 
nove minorati visivi di cui sei uomini e tre donne erano utilizzati nelle officine 
dei vedenti. 

Le occupazioni alle quali si dedicavano, erano : dipanare il cotone, riparare 
gli scardassi, impaccare caramelle, fabbricare nappe per tappezzeria ; alcuni erano 
anche impiegati nella manifattura dei tabacchi, in stabilimenti industriali alla 
filettatura dei buloni, in fabbriche di tessuti per l' imbiancatura e la tessitura di 
alcune stoffe speciali. Nella manifattura dei tabacchi e nella filettatura dei bu- 
loni lavoravano solo gli uomini, mentre nelle altre il lavoro era disimpegnato da 
donne. Alcuni minorati visivi venivano pure utilizzati come fattorini e manovali 
nelle officine. 

Vi è poi un gran numero di donne le quali fanno il mestiere di domestiche 
e anche direttrici di pensioni. Molti sono pure gii agricoltori e gli avicultori (una 
settantina) i quali hanno continuato, anche dopo la perdita della vista, le loro 
occupazioni di vedenti. Gli avicultori in genere sono ciechi di guerra rieducati 
nelle loro Istituzioni speciali e assistiti da esse nel loro lavoro. 

Non in tutti i Paesi l'utilizzazione dei ciechi insieme ai vedenti ha avuto un 
buon risultato e non solo per causa di questi ultimi, ma anche dei primi. In 
Belgio ad esempio, un tentativo fatto allo scopo di ottenere l'utilizzazione dei 
ciechi in una fabbrica di cioccolato, ha avuto questo bel risultato : un Comitato 
di Assistenza aveva organizzato per parecchie fanciulle cieche, d'accordo col pro- 

30 ^ 



prietario della fabbrica, un corso di preparazione per P imballaggio delle dift'e- 
renti specie di dolciumi e tutto era pronto per P assunzione di dodici fanciulle 
prive di vista che avrebbero lavorato sotto la direzione di una donna vedente ; 
ma nessuna di queste dodici si presentò al lavoro ! 

In contrapposto alP esito negativo dato dal Belgio, abbiamo i risultati che 
possiamo dire splendidi, della Russia dei Soviety. Oltre alle officine di Kharkoff 
che hanno utilizzato i ciechi in venti lavori differenti, vi sono sette ciechi che 
lavorano in un 7 officina elettrica come tornitori : i loro torni sono muniti di dispo- 
sitivi speciali destinati ad impedire degli accidenti. Si assicura che questi torni- 
tori compiono un lavoro molto sodisfacente e guadagnano più degli operai nor- 
mali (?). Altri ancora lavorano nelle manifatture dei tabacchi e nelle fabbriche 
di dolciumi, come pure nelle fabbriche di macchine da scrivere, dove sono utiliz- 
zati alla lavorazione dei pezzi in serie. 

In Lettonia risulta che i ciechi vengono utilizzati insieme ai vedenti nelle 
sole industrie di lavorazione dei vimini e delle spazzole. 

Nell'America del Nord il lavoro dei ciechi nelle industrie ha un più agile 
sviluppo. Nel Canada, ad esempio, questi vengono impiegati per mezzo di agenzie 
di collocamento, e particolarmente compiono questi lavori : raggruppare, imbal- 
lare e impaccare la produzione delle macchine, come pure lavorano alla foratura, 
trapanatura e imbulonatura di pezzi meccanici. 

Un esperimento è stato pure tentato con successo a Cleveland, dove i privi di 
vista sono stati utilizzati in una ditta per la verniciatura dei mobili e delle au- 
tomobili. Essi manipolano le vernici, danno la prima mano e vi passano la carta 
vetrata per la levigatura necessaria alla mano definitiva che viene data da ver- 
niciatori vedenti. 

Per i mobili, i ciechi si occupano anche, in parte, del lavoro di rifinitura e 
di lucidatura. 

Ma gli Stati Uniti sono forse il Paese dove il collocamento dei ciechi nelle 
industrie ha il maggior sviluppo, dopo la Germania. 

Un gran numero di commissioni statali ed associazioni benefiche hanno isti- 
tuito degli uffici di collocamento e bastano i resultati ottenuti dalla « Chicago 
Lighthouse » per dare un' idea di questi sforzi e del loro resultato. Cento ciechi 
vennero collocati con successo tra il 1920 e il 1927 da questa istituzione e i me- 
stieri sono i seguenti : Montatura di commutatori e valvole elettriche, di dispo- 
sitivi per deviazione dei fari da automobili, di apparecchi di chiusura delle auto- 
mobili, di pezzi staccati per ferri elettrici, di pezzi per apparecchi telefonici, di 
graticole elettriche, di pattini a rotelle ; piegatura di cartonaggi ; lavorazioni di 
articoli di merceria con macchine a mano, numerazione degli articoli, punzona- 
tura ; lavorazione a macchina di buloni, viti, pezzi per macchine da cucire; im- 
pacco di articoli di mercerie, matite, burro, dolciumi, lampade per automobili ; 
inoltre i ciechi lavorano nei magazzini di deposito delle merci, a disporre, clas- 
sificare e ordinare gli articoli, a mettere le etichette ed a imballare. 

Negli Stati Uniti per mezzo delP « American Foundation for the Blind » si è 
istituito anche uno speciale ufficio di ricerche per P utilizzazione delle attività 
del cieco, ufficio che compie un'energica opera di propaganda e di studio. 

Ma quello che maggiormente ha suscitato curiosità e interesse negli altri 
paesi, e particolarmente in Europa, è stata P opera svolta da Mr. Ford, che ha 
assunto spontaneamente i primi ciechi nelle sue officine. È interessante conoscere 

— 31 



quanto egli stesso scrive nella sua opera « My life and work ». In questa egli 
espone la maniera secondo la quale, vengono classificati i diversi impieghi nelle 
sue officine a seconda del tipo di macchine e del lavoro. Questa classificazione 
comprende 8000 lavori differenti, di cui 950 sono penosi e richiedono uomini vi- 
gorosi, da 3 a 4 mila non richiedono che una forza fìsica ordinaria e altri 3 o 
4 mila non richiedono alcuno sforzo speciale e possono essere compiuti anche da 
doune o da ragazzi. 

Mr. Ford ba constatato inoltre che 670 impieghi potevano essere assunti anche 
da uomini amputati dalle due gambe, 2637 da uomini amputati da una gamba, 
due da uomini amputati dalle due braccia e 715 da quelli amputati da un braccio 
solo, mentre dieci soli mestieri erano accessibili ai privi di vista. 

Un cieco impiegato con due vedenti negli stocks a contare buloni e madre- 
viti, adempiva la sua mansione con la medesima rapidità dei suoi compagni. 

Alle officine Ford vige il concetto che nessun operaio richiedente lavoro deve 
essere rifiutato a cagione delle sue condizioni fìsiche, perchè vi può essere man- 
sione adatta a qualsiasi infermità, come resulta dalla classificazione sopra accennata. 

In merito alla occupazione dei ciechi coi vedenti la Eelazione della Società 
delle dazioni, fa rilevare come V esito dell'opera di collocamento dipenda da 
questi quattro fattori principali : 

Innanzi tutto studio minuzioso delle capacità dei ciechi e determinazione 
scrupolosa delle operazioni che essi possono compiere nelle industrie ; 

Ricerche di ditte disposte ad assumere qualche operaio cieco a titolo di 
prova ; 

Rigida selezione d'operai capaci di compiere un determinato lavoro, tenuto 
conto della loro intelligenza, della loro sveltezza ed energia, delle attitudini fisiche 
e del temperamento ; 

Propaganda intensa per convincere il pubblico e sopratutto i datori di la- 
voro e i loro direttori tecnici della realizzazione di queste proposte. 

Come abbiamo già visto la produzione di un operaio cieco nelP industrie or- 
dinarie, è generalmente inferiore a quella di un buon operaio vedente. Ne con- 
segue che se anche occupato costantemente, un operaio privo di vista che lavori 
a cottimo alla tariffa comune, non può guadagnarsi una giornata uguale a quella 
di un lavoratore normale, ne il cieco può avere il suo lavoro rimunerato in mi- 
sura maggiore della sua effettiva produzione. 

Per ovviare a questo inconveniente che terrebbe sempre il minorato in con- 
dizioni di inferiorità economica di fronte al suo compagno di lavoro, si sono stu- 
diati dei sistemi di soprasalario che varie Nazioni hanno già applicato. Il prin- 
cipio di questi soprasalari è ispirato dal desiderio di mettere l'operaio cieco alla 
pari col vedente, accordandogli un compenso per la condizione di inferiorità in 
cui si trova, causa la mancanza della vista. 

Tale compenso è in genere, accordato dalle istituzioni Pro-ciechi che nell'as- 
segnazione di esso, seguono norme diverse. In alcune istituzioni d'Inghilterra, in 
Cecoslovacchia e in Danimarca, si è adattato il sistema del soprasalario invaria- 
bile, indipendentemente dalla produzione (in alcuni laboratori di Londra, ad 
esempio, qualunque sia la somma che guadagna il cieco, si aggiungono al suo 
salario, 15 scellini la settimana). Ma generalmente in Inghilterra si adotta il me- 
todo proporzionale, cioè un soprasalario decrescente a misura che aumenta il gua- 
dagno. Altrove — nella Nuova Zelanda ad esempio — il soprasalario è basato su 

32 — 



una percentuale invariabile della produzione giornaliera. Nel Massachusset invece, 
il soprasalario viene corrisposto con una percentuale fìssa fino al raggiungimento 
di una cifra determinata. 

Ma i soprasalari sono di preferenza, accordati nei laboratori speciali, ove la 
produzione e il guadagno di ciascuno vengono più facilmente controllati. 

Per ciò che riguarda i guadagni degli operai privi di vista nell'industrie 
normali, non si hanno molti ragguagli. In Germania i salari pagati ai ciechi dagli 
industriali, sono generalmente calcolati alla stregua dei compensi comuni. Tut- 
tavia poiché molti dei lavori attualmente eseguiti dai ciechi, venivano prima af- 
fidati alle donne, quelli percepiscono la paga di queste. In certi casi il lavoro è 
pagato a un tanto P ora, ma però sulla base della paga minima di un operaio 
normale, e ciò in vista del minore rendiconto. 

Ti è pure una casa che aggiunge il 30 % alla tariffa convenuta per assicurare 
al cieco un guadagno sufficiente ai suoi bisogni economici. Ma i ciechi ricevono 
i caroviveri normali relativamente al costo della vita. 

Non abbiamo tuttavia dati precisi sui salari dei ciechi comparati con quelli 
dei vedenti. Per il lavoro a cottimo, quando la produzione è quantitativamente 
inferiore, anche il guadagno del cieco è naturalmente minore. In Austria i ciechi 
che lavorano nelle officine, vengono rimunerati alla stregua della mano d' opera 
femminile. 

L' utilizzazione dei ciechi nelle industrie normali porta con se il problema 
dell 7 assicurazione degli operai privi di vista contro gli infortuni. Tale assicura- 
zione offrirà motivo alle compagnie assicuratrici, di richiedere un premio mag- 
giore del normale. Il rapporto della società delle Nazioni, propone in questo caso 
che le organizzazioni pro-ciechi, si assumano a loro carico il di più del premio 
richiesto e ciò tino a quando P esperienza avrà dimostrato che il pericolo d' in- 
fortunio per P operaio privo di vista non è maggiore per lui che per il suo com- 
pagno normale. Infatti in Germania alcune compagnie hanno convenuto che 
l'operaio cieco lavorante nelle industrie, ha diritto al medesimo trattamento del 
suo compagno vedente, a condizioni però che la compagnia assicuratrice, per 
mezzo dei suoi ispettori, riconosca che il lavoro compiuto dal privo di vista non 
presenta alcun pericolo speciale. 

E. S. 



Il giorno 25 Novembre si spengeva improvvisamente a Firenze il Senatore Pio 
Rajna, letterato veramente chiaro ed illustre. Aveva 82 anni, ed era nato a Sondrio. 
Era una figura tipica di grande studioso : il suo valore era pari alV austerità del ca- 
rattere ed alla contegnosa modestia. Lavorava per la soddisfazione di lavorare e non 
si curava di cariche e di oiiori. 

La vecchia Italia ufficiale si accorse che egli aveva le qualità e i titoli per coprire 
Mn posto in Senato soltanto al suo settantacinquesimo anno di età, quando aveva com- 
piuti 50 anni di coscienzioso insegnamento, e mentre già da un quarto di secolo aveva 
raccomandato il suo nome e la sua fama ad opere solidissime die lo avevano reso noto 
in tutto U mondo. 

Il Senatore Rajna seguiva con commovente interessamento il nostro lavoro a prò 
dei ciechi, ed ARGO rivolge alla sua memoria un grato ed affettuoso pensiero. 



~~ 33 



U. I. O. - ATTIVITÀ DELLA SEDE E DELLE SEZIONI 



La data del 26 Ottobre, X annuale della fon- 
dazione dell'Unione, è stata celebrata nella mas- 
sima parte delle sezioni con convegni di carattere 
familiare indetti fra i soci ciechi ed i loro amici. 

La sezione Sarda, con pensiero veramente squi- 
sito ha voluto far partecipi della festa anche i soci 
più bisognosi dispersi nei lontani villaggi facendo 
loro pervenire dei modesti doni. 

Le sezioni hanno inviato telegrammi di augurio 
al Presidente Gr. Uff. Cap. Aurelio Nicolodi, 

La manifestazione della sezione Piemontese ha 
un carattere di maggiore solennità. La festa si è 
svolta nella sede dell'Istituto M. Fossati, Ente già 
caro all' U. I. C. per il vivo impulso che esso porta 
al problema della utilizzazione dei ciechi nelP in- 
dustria con vedenti. 

Fra le autorità intervenute notammo: il Vice 
Segretario della Federazione Provinciale Fascista 
Marchese Pensa di S. Damiano, il Conte Gloria 
in rappresentanza della Prefettura, l' Avv. Lupo 
per il Municipio, il Marchese Del Carretto per 
l' Amministrazione Provinciale, il Prof. Riccardi 
in rappresentanza dell' On. Malusardi, il Prof. La- 
vermicocca, il Colonnello Campogrande per l'Isti- 
tuto dei ciechi di Via Nizza. Al banco della Pre- 
sidenza avevano preso posto il Presidente della 
sezione Piemontese Sig. Alcide Darù, il Vice Pre- 
sidente Cav. Grixoni, il Segretario Conte Boetti, 
il Consigliere Delegato Colonnello De Gennaro e 
1' alfiere con la bandiera Sig. Caproglio. 

Il Presidente Sig. Alcide Darù con belle parole 
presentava il pubblicista cieco Mauro Pizzirani, che 
parlò con calore ed eloquenza e profondità di pen- 
siero dei problemi che interessano la cecità e della 
profonda opera di redenzione svolta dal Sodalizio; 
illustrò in partieolar modo 1' attività della sezione 
Piemontese, invocando il più largo interessamento 
del pubblico alla causa della cecità. 

La stessa sezione Piemontese ebbe la felice ini- 
ziativa di partecipare con i lavori dei ciechi alla 
Fiera Campionaria di Torino, svoltasi nei mesi di 
settembre e ottobre. 

Il padiglione dell' U. I. C. presentava un assai 
abbondante, varia e ottima produzione di manufatti 
dei ciechi: i lavori in vimini, rilegatura di libri, 
maglierie ed altro. Questa mostra oltre ad un vero 
beneficio morale, fu anche proficua per l'utile reso 
ai soci espositori. 



Sezione Emilia Marche 

Il 13 ottobre ha avuto luogo a Ravenna una 
riuscitissima manifestazione, organizzata da quella 
benemerita rappresentanza, la quale si onora della 
partecipazione di Donna Bettina del Vecchio, mo- 
glie di S. E. il Prefetto e della Contessa Sacconi 
Presidente dei Fasci Femminili della Provincia. 
Alla presenza di un numeroso ed eletto pubblico 
e delle Autorità, il Commissario Sezionale Maestro 
Paolo Bentivoglio ha parlato della preparazione dei 
ciechi al cemento della vita, illustrando il suo dire 
con numerose proiezioni. Il pubblico mostrò di in- 
teressarsi vivamente e si raccolsero numerosissime 
adesioni di nuovi soci. 

Durante il mese si è proceduto a parecchi col- 
locamenti educativi di bimbi e di adulti. 



Sezione della Lombardia orientale 

Questa sezione ha pure svolto un ottima propa- 
ganda. Il Presidente Avv. Giuseppe Calabi, nei 
mesi di Giugno e Luglio, tenne due lezioni con 
proiezioni, una nello stabilimento Scolastico di Ve- 
rona Gamabara e 1' altra nel Maggiore Seminario 
di Brescia, nonché due conferenze dal titolo e Ca- 
perai della Notte ,, nei Comuni di Borgosatollo e 
Vestone, in Prov. Di Brescia. I resultati morali 
sono stati ottimi. 

SEZIONI VARIE. 

Dalla Sezione Siciliana si segnala un importante 
conferenza tenutasi a Palermo alla biblioteca filo- 
sofica, dal Prof, cieco Achille Norsa, sul tema « La 
psicologia dei ciechi ». 

L'argomento, nuovo affatto per l'ambiente Pa- 
lermitano, è stato trattato magistralmente dal va- 
lente compagno, che ha così celebrato il X annuale 
dell' U. I. C, producendo nel pubblico le più fa- 
vorevoli impressioni. 

Nella sezione Lazio e Abruzzo è notevole un 
concerto tenutosi a Francavilla al Mare, per ini- 
ziativa del segretario di quel Comune, Avv. Atti- 
lio Basile. Lo scelto programma vocale e strumen- 
tale fu egregiamente svolto da quattro valenti mae- 
stri ciechi coadiuvati da gentili amici vedenti. 



34 — 



Fusione della Società Margherita con 
la sede Centrale dell' Unione Italiana 
Ciechi. 

Con legge i° Maggio 1930 n. 566 è stata ap- 
provata la fusione della Sede centrale dell' U. C. I. 
Questo provvedimento, a cui giungiamo dopo quasi 
un decennio di vigile interessamento, ha ben poca 
importanza sotto i rapporti amministrativi, dato 
che il capitale della sede centrale della Soc. Mar- 
gherita si aggira sulle L. 25.000; ma. ha una por- 
tata morale di primissimo ordine in quanto esso 
rappresenta una realizzazione ed una affermazione 
di quel nuovo principio a cui si informa l'attuale 
movimento in prò della cecità, il quale tende ad 
unificare e coordinare l' azione multiforme delle 
varie istituzioni prò ciechi, che fino a poco tempo 
€a era letteralmente inorganica e caotica. 

Ogni parola sarebbe fuori luogo, giacché la Soc. 
Margherita non è scomparsa, ma si è trasformata 
■e fatta più potente attraverso le nostre nuove or- 
ganizzazioni. 

Difatti l' opera assistenziale viene oggi svolta 
dall' Unione con un' ampiezza ed una intensità di 
^ran lunga superiore a quanto la disciolta Opera 
Pia potè prodigare nei periodi della sua maggiore 
prosperità. 

L'aspirazione programmatica di influire sull'in- 
sieme delle Istituzioni prò ciechi, è divenuta una 
realtà in virtù delle sagge direttive della Federa- 
zione Nazionale, e del prestigio dell' Unione. La 
Biblioteca circolante Braille, trasformata nella bi- 
blioteca Nazionale per i ciechi Regina Margherita 
■con sede in Genova, si incammina ormai a divenire 
istituzione fiorente, atta a rispondere in modo ade- 
guato alle esigenze culturali della classe dei ciechi. 

Infine questo nuovo Ente insieme alle modeste 
•consistenze patrimoniali, ha ereditato il nome della 
cessata Istituzione, nome caro ad ogni Italiano e 
particolarmente ai ciechi. 

Né possiamo dimenticare che la Soc. Marghe- 
rita è stata per molti anni il Fato ove si proten- 
devano le migliori speranze dei giovani, la palestra 
ove si sono addestrati all'esercizio delle responsa- 
bilità associative molti collaboratori dell'Unione. 

Prendendo atto dell' attuale provvedimento le- 
gislativo, noi sentiamo più viva la nostra ricono- 
scenza verso tutti coloro che per i ciechi si pro- 
digarono nell'orbita della società Margherita e spon- 
taneamente il pensiero ricorre a Pietro Landriani 
che ne fu per ben venticinque anni il Direttore. 

L' avvenuta fusione è indice di concordia di 
.animi e di intelletti e nutriamo fiducia che essa 



sarà un incoraggiamento ed un monito a tutti gli 
amici della nostra causa. 

Un'altra cattedra Statale ad un Profes- 
sore cieco. 

Nel decorso settembre il Prof. Achille Norsa 
di Milano, veniva nominato straordinario alla cat- 
tedra di Filosofia e Pedagogia presso il R. Istituto 
Magistrale Regina Margherita di Palermo, in se- 
guito a concorso nel quale era riuscito secondo in 
graduatoria. 

Achille Norsa, nato nel 1899 perse la vista fra 
i dieci e gli undici anni e malgrado la sopprav- 
venuta cecità continuò brillantemente i suoi studi,, 
tanto che nel 192 1 si laureò in giurisprudenza e 
successivamente prese la laurea in lettere. 

Da allora il giovane professore ha svolto una. 
notevole carriera nell' insegnamento. Ebbe 1' inca- 
rico di una cattedra di economia e scienze finan- 
ziarie nel corso di perfezionamento nelle scuole 
serali Superiori del Comune di Milano, e nella 
stessa città tenne pure la cattedra di diritto ed 
economia nella civica scuola superiore Femminile 
A. Manzoni, non che quella di filosofia in un corso 
di liceo classico istituito presso la medesima scuola. 

Ottenne nel 1927 il premio di fondazione Bor- 
gomaneri con le due tesi di l&urea l' una su il 
concetto e le funzioni dello Stato nel pensiero di 
N. Macchiavelli, e 1' altra su M. Minghetti statista 
e scrittore, e nel 1928 il premio di Fondazione 
Pizzamiglio con un lavoro su " il pensiero filoso- 
fico di G D. Romagnosi ,, in seguito a concorso 
bandito su tale tema. La recente nomina del Prof. 
Norsa a straordinario presso la R. Scuola Magi- 
strale di Palermo, costituisce una fulgida vittoria 
che noi registriamo con grande soddisfazione e per 
la quale esprimiamo riconoscenza a questo giovane 
di 31 anno, che tanto onora se stesso e i ciechi. 

Egli ha sempre partecipato attivamente al no- 
stro movimento, ed ha tenuto con generale consenso 
la Presidenza della sezione della Lombardia Occi- 
dentale. 

ARGO invia al valoroso collaboratore gli auguri 
per il più prospero avvenire professionale, confi- 
dando che egli non dimenticherà in mezzo ai suoi . 
nuovi doveri le questioni della cecità, alle quali 
ha apportato già un così prezioso contributo di 
collaborazione. 



Due nuovi Direttori ciechi ai 
Istituti. 



nostri 



Il Prof. Ireneo Tesser, in seguito a concorso 
bandito dall'amministrazione dell' Asilo Rittmeyer 



35 



di Trieste, venne nominato Direttore di quell'Isti- 
tuto per i ciechi, e la stessa nomina fu conferita 
al Prof. Giovanni Brossa per V istituto dei ciechi 
di Torino dal Commissario del detto Istituto Gr. 
Uff. Giuseppe Giani. 

Ireneo Tesser ha perduta la vista in età adulta 
e con mirabile spirito di adattamento e sforzo di 
volontà, seppe ricostruirsi la propria esistenza, co- 
sicché da vari anni copriva il posto di insegnante 
nell'Istituto Paolo Colosimo di Napoli, dove ha dato 
ottima prova della sua intelligenza e del suo zelo. 

Giovanni Brossa, cieco dalla fanciullezza, venne 
educato nello stesso Istituto di Torino, dove poi 
gli fu affidato l' incarico di insegnante ; incarico 
che tiene da oltre un trentennio, dedicandosi ai 
giovani compagni di sorte, con amore fraterno. 

Tanto il Tesser che il Brossa sono uomini di 
proposito, di responsabilità, tali da dare i più si- 
curi affidamenti di buona riuscita nella missione 
grave ed onorifica a cui vennero chiamati. 

Noi esprimiamo all'indirizzo dei nuovi direttori 
le nostre migliori felicitazioni, nonché la nostra 
più viva lode all' Amministrazione del Rittmeyer 
e al Gr. Uff. Giuseppe Giani, Commissario dellTsti- 
tito di Torino, i quali sorpassando ogni vecchia 
concezione, hanno prescelto i due egregi uomini 
riconoscendo nella loro cecità non un ostacolo, ma 
una circostanza favorevole per il disimpegno della 
delicata mansione loro affidata. 

Questi bei risultati non sono peraltro un sem- 
plice dono della buona fortuna, ma il frutto dovuto, 
oltre che ai meriti personali del Tesser e del 
Brossa, al lavoro intelligente ed assiduo delle no- 
stre organizzazioni: l'Unione Ciechi e la Federa- 
zione delle Istituzioni prò ciechi 

Il presidente dei ciechi di guerra fran- 
cese alla Gasa Madre dei Mutilati. 

Il 3 i Ottobre u. s. 1' on. Giorgio Scapini, pre- 
sidente dell' Associazione francese dei ciechi di 
guerra, dopo aver reso omaggio al milite Ignoto 
si è recato a visitare la Casa Madre dei Mutilati 
accompagnato dal sig. D' Estailleur Chanteraine, 
presidente del Comitato dell' « Entente Francaise » 
Erano ad attenderli P on. Baccarini, segretario ge- 
nerale dell' associazione, l' On. Colbertaldo e i 
commendatori Mari e Presti, del Comitato esecutivo 

L' on. Scapini si è lungamente intrattenuto coi 



dirigenti della Associazione dei Mutilati italiani 
manifestando la sua più viva ammirazione per la 
solidità e 1' efficienza raggiunte dal Sodalizio mercè 
la vasta e illuminata opera di Carlo Delcroix 
e l'aiuto costante ed affettuoso del Governo fasci- 
sta, che ha dato ai Reduci una posizione di pri- 
vilegio che non trova confronto in alcuna altra 
Nazione. 

Si è rinunciato al censimento dei ciechi. 

Nella relazione annuale della Federazione pub- 
blicata in questo numero è cenno delle pratiche 
fatte dalla Federazione stessa, in appoggio alla 
proposta del prof. Francesco Coletti, per ottenere 
che nel censimento 193 1 fosse compreso l'accerta- 
mento dei ciechi. 

Purtroppo una comunicazione del Presidente 
dell' Istituto Centrale di Statistica, ricevuta il i° 
Novembre, informava che « ragioni d'ordine finan- 
ziario e il fatto che essendo d' ora innanzi i cen- 
simenti quinquennali si devono limitare le domande 
a quelle strettamente connesse ai fini di tali rile- 
vazioni, non consentono questa volta sia eseguita 
P indagine della quale tuttavia questo Istituto ri- 
conosce la grandissima importanza ». 

Prendiamo atto, osservando questo: che la mag- 
gior frequenza dei censimenti potrebbe esser invece 
utilizzata per fare con un turno stabilito, e non 
tutti insieme, degli speciali accertamenti. In tal 
modo si potrebbe coprire gradualmente molto ter- 
reno. L' ultimo accertamento ufficiale dei ciechi é 
del 191 1, e dopo 20 anni si sperava davvero che 
potesse esser rinnovato. 

Fiori d' arancio 

Durante le ferie estive tre nostri egregi colla- 
boratori hanno celebrato la loro festa nuziale : 

Il Sigp. Alberto Gobbi massaggiatore presso 
P Ospedale Militare di Trieste, con la Sig.na Lina 
D' Andrea. 

Il Maestro Paolo Bentivoglio Commissario della 
nostra sezione Emiliana, con la Sig.na Teresa 
Ancolla. 

Il Maestro Gigi Tedesco, Commissario della 
nostra sezione Siciliana con la Sig.na Teresa Comolli. 

Alle tre coppie di giovani sposi, Argo invia 
le più sentite felicitazioni, e ciò con vivo compia- 
cimento, riconoscendo come i ciechi trovino nella 
creazione di una famiglia propria il raggiungimento 
della migliore finalità della vita. 



AURELIO NICOLODI — DIRETTORE RESPONSABILE 



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